i
n 3 7^
\
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRIj AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC, EC. EC,
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVL
VOL. XVIII
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCXLIII.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
C
cos
(jOSTANTlNOPOLI {Constan-
tinopolis). Capitale dell'impero ot-
tomano, ai confine dell' Europa col-
l'Asia, e già antica capitale della
Tracia. Dai suoi primi fondatori
fu chiamala Bisanzio, o Bizanzio,
dai greci yénthiiza, o città Jlorida;
dai bulgari Zaregrad, o città rega-
le; dagli arabi Constantanìjc , e piìi
sovente Farnik, o luogo che sepa-
ra l'Asia dall'Europa, dappoiché
da Costantinopoli un battello può
fare il tragitto in Asia in meno di
un quarto d'ora , per uno stretto
canale che gli antichi chiamarono
Bosforo, perchè un bue poteva tra-
versarlo a nuoto. Questo stretto di
comunicazione tra le due parti del
mondo, scorre uno spazio di circa
diciotto miglia tra il mar Nero ,
ed il mare di INIarmora. Costanti-
nopoli dagli ottomani , con greco
vocabolo corrotto, viene chiamata
Stamhul, Istambol, o meglio Islani-
hol, cioè luogo fertile, o quasi api-
cos
ce dell' Islamismo, solendo i mede-
simi ottomani denominarla con en-
fatica espressione Ummed-dunia, cioè
Madre del mondo. S' innalza que-
sta ìiuova Roma, non sopra sette
colli, che emergono sul gran trian-
golo curvilineo, onde l'area ne vie-
ne descritta sull'estremo canto orien-
tale della Tracia, ma sopra diverse
colline. I romani, in memoria dei
colli, sui quali era fabbricata B.o-
ma, chiamarono anche Costantino-
poli la città dei sette colli, quasi
per associarla alla potenza della ca-
pitale dell'impero d'occidente. Pe-
rò questa denominazione è meno
propria, ed esatta, perchè se si ha
riguardo alle colline, che propria-
mente possano dirsi tali , il loro
numero è minore di sette ; se poi
si calcolano tutte, sono in numero
masL'iore. Sembra la città assidersi
in soglio nel limite fra l'oriente, e
r occidente, per dominare le due
plaghe. Le acque ne cingono i due
6 COS
lati, mentre il solo terzo si attiene
al vicino continente europeo. Que-
sta città, posta in un sito centrale,
sembra dalla natura destinata ad
essere la metropoli dell'universo. Di
fatto è una specie di deposito delle
merci dell'Europa, e dell'Asia, per
cui fa un commercio considerabile.
Fra i suoi diversi sobborghi , pri-
meggiano Pera, e Calata ; la pri-
ma è il quartiere de' negozianti, e
la seconda quello della diplomazia
europea.
Costantinopoli propriamente det-
ta, non compresi i sobborghi, oc-
cupa una superfìcie triangolare, so-
pra un promontorio composto dalle
mentovate colline, che si elevano a
forma di anfiteatro. La base di
questo triangolo, che sta all' ovest,
è determinata da una doppia mu-
raglia fiancheggiata di torri , e di-
fesa da una fossa di circa venticin-
que piedi di larghezza, che separa
Costantinopoli dal restante del con-
tinente. Le due altre parti sono
tracciate al sud dalle sponde del
mare di IVIarmora, ed al nord-ovest
da un braccio del canale di Costan-
tinopoli, che penetra molto avanti
nelle terre, separando Costantino-
poli dai suoi principali sobborghi,
e in fondo al quale si gettano il
Cydaris, e la Barbyssa. Contempla
inoltre Costantinopoli verso il sud
ovest il famoso varco dell'Ellespon-
to, chiamato ora de' Dardanelli dal-
le due fortezze, che verso la parte
piti angusta dello stretto edificò sul-
le due spiaggie asiatica ed euro-
pea il conquistatore Maometto II
nel secolo XV, dette attualmente i
vecchi Dardanelli, per distinguerli
dagli altri due propugnacoli, che nel
secolo XVII Maometto IV vi ag-
giunse. Nella mitologia è celebre
l'Ellesponto (che fra l'arcipelago
COS
Egeo, e la Propontide apre la ma-
ravigliosa comunicazione ), per avere
ricevuto il nome dalla giovine El-
le, e per lo tragitto da Abida a Se-
sto, del misero nuotatore Leandro
amante della bella Ero. La storia
poi ci rammenta il ponte di bar-
che per cui Serse fece passare i
suoi eserciti, e la non men cele-
bre irruzione in Asia di Alessandro
il Grande. Le mura, che difendo-
no la città all' ovest, sono in ge-
nerale assai alte, e costrutte in mat-
toni piatti, ed in pietre di una dop-
pia grossezza, che quelle dei mat-
toni. Fabbricate da Teodosio im-
peratore, sono tutt' ora assai bene
conservate. Vi si contavano sette
porte, ma sono state atterrate le
superflue. La più osservabile, quan-
tunque la più danneggiata, è quella
detta Top-ca-pusi, o porta sancii
Romani. L' ultimo imperatore gre-
co Costantino Paleologo fu colà
ucciso, e per essa i turchi entra-
rono nella capitale dell'oriente. Una
doppia muraglia pure fiancheggiata
di torri, si unisce alla precedente,
e circonda Costantinopoli dalla par-
te della Propontide, e del canale.
Porta essa l'impronto delle ripa-
razioni fattevi dai turchi, e presen-
ta anche qua e là gli avanzi di
edifizi greci, e romani. Olfre sette
ingressi dalla parte del mare , e
dieci da quella del canale. Questo
canale forma uno de' più belli , e
sicuri porti dell'Europa. L' ingresso
è illuminato da due fari, difeso da
forti e numerose batterie , sì di
mortari a bomba, che di cannoni a
grosso calibro, poste da una parte
alla punta dei serraglio, estremità
del promontorio su cui s' innalzai
Costantinopoli, e dall'altra all'arse-
nale di Top-hana sulla costa orien-
tale di Calata. Questo vasto baci-
cos
no, coperto da una mollitufline di
navigli di tutte le nazioni (potendo
le più grandi navi avvicinarsi quasi
sino alle abitazioni ), continuamen-
te percorso dai caichi, o battelli
turchi elegantemente addobbati, of-
fre un quadro animatissimo, incor-
niciato, per cos^ dire, da edifìzi di
forme belle, e variate.
Calata, Pera, e Cassim-pascià so-
no i sobborghi, che separano il por-
to dalla città. Quello di Ayoub od
Ejub, abitato da soli turchi, tocca
al nord le muraglie di Costantino-
poli. Si osserva in questo il mau-
soleo di Ejub ( porta stendardo e
discepolo del profeta Maometto ) ,
erettovi da Maometto II, come an-
cora una bella moschea dello stesso
nome, ove si custodiscono tutte le
reliquie del profeta, tranne lo sten-
dardo, o Sangfaki-cherif, che si con-
serva nel serraglio , e la sciabla
con cui si armano i sultani alla
loro assunzione al trono. Vi sono
pure in questo sobborgo molti pa-
lazzi delle principesse, appartenenti
alla famiglia imperiale. In una ricca
valle vicina si trova il Kiaat-Khauch,
bel palazzo fabbricato da Acmet
111, sopra un modello esibito da
un ambasciatore francese. Il sob-
borgo di Cassim-pascià contiene il
Tersanch o grand' arsenale della
marina, vasti cantieri da costruzio-
ne, il palazzo del capitano pascià,
o capudan pascià, caserme, alloggi
per gli schiavi ed artefici, ed una
moschea. Questo ampio sobborgo è
interamente sottomesso alla giuris-
dizione del detto capudan pascià o
ammiraglio, il quale non rende con-
to che al gran signore. All'est di
Cassim-pascià stanno Calata, e Pe-
ra. La prima era una piccola città
allorché i latini s'impadronirono di
Costantinopoli, e fu donata ai ge-
COS 7
novesi, ma poi venne ricuperata da
Maometto li, siccome meglio dire-
mo. Essa è cinta di antiche mura,
con dodici porte, le quali sono sem-
pre aperte, ed ha una cittadella altis-
sima, chiamata torre di Cristo, la
quale fu eretta da Anastasio. Alla
moschea degli arabi finisce la mu-
laglia di separazione, che può dirsi
dividere Calata in tre parti, e che
viene condotta dalla torre verso il
sud-ovest, e di là fino alla dogana.
Calata rinchiude molte moschee ,
una fontana riccamente ornata , e
numerose botteghe di mercanzie di
tutte le nazioni. Questi fondachi
sono tutti di pietra, per resistere
al fuoco , e piantati sono in distan-
za gli uni dagli altri, con le sole
finestre di prima necessità , e con
porte foderate di lamine di ferro.
Una catena tirata dalla punta di
Calata alla punta del serraglio ser-
viva altre volte a chiudere il porto
di Costantinopoli. Eravi quella ca-,
tena sino dal tempo dell'impera-
tore Severo, che assediò Bizanzio, e
Leone l' Isaurico tenne lontani con
essa i saraceni, che temettero es-
sere racchiusi nel golfo dopo il loro
passaggio. Lo stesso conquistatore
Maometto II antepose di far trasci-
nare per terra i vascelli armati, an-
ziché distruggere quel riparo. L'im-
peratore Michele Paleologo, dopo
aver tolto Costantinopoli agli im-
peratori francesi, cedette Calata qua-
si in feudo a' genovesi con varie
condizioni, ed i nuovi possessori la
fortificarono in guisa, che servi mi-
rabilmente a rintuzzare gli assalti
turchi, né uscì a' genovesi di ma-
no j che sotto Maometto II , nel
giorno stesso della presa di Costan-
tinopoli. Nella parte inferiore dell' in-
gresso del porto, sta il detto grande
arsenale di Top-hana ( cioè canno-
8 COS
ne e casa), in cui sono degni di
osservazione i magazzini di artiglie-
ria, le caserme dei cannonieri, e la
bella fonderia di cannoni, da cui il
luogo prese il nome; mentre appunto
Tophana altro non vuol dire che
cannone j e casa. Il quartiere di Pera
si estende bellamente su di una vi-
cina altura, ed ha quasi una lega
di lunghezza : è assai male lastri-
cato, e in generale molto irregolar-
mente costrutto. Gli ambasciatori
europei vi hanno la loro stallile
residenza, in unione ai loro inter-
preti, in edifizii assai belli , e flib-
bricati in pietra, possedendo ezian-
dio in altre situazioni deliziosi luo-
ghi campestri. Vi risiedono un ar-
civescovo in partibus, che ha il ti-
tolo, e le prerogative di vicario pa-
triarcale apostolico, ed altro metro-
polita pritnaziale pegli armeni, del
quale si parlerà a suo luogo, e che
porta il titolo di arcivescovo di Co-
stantinopoli. Sonovi, come meglio
poi si dirà, chiese cattoliche latine,
cattoliche armene, altra piccola pa-
rimenti armena cattolica nclTinterno
dell'ospedale, un'armena scismatica,
una greca scismatica, un monistero
di dervisi dell' ordine di MevlcK'ix,
ed un collegio di giovani destinati ad
essere ammessi nel serraglio. Que-
sto sobborgo, che può dirsi un quar-
tiere europeo, nel quale le botte-
ghe, ed i magazzini sono addobbati
e disposti come a Londra, e a Pa-
rigi, presenta il complesso di tutte
le nazioni, comprese sotto il nome
generico di Franchi. Ed è perciò,
che vi si vedono tutte le foggie di
vestimenti , e vi si odono parlare
quasi tutte le lingue. Non v' ha
niente di più grato , e dilette-
vole all' occhio , del scmicircolo
formato dalle case di Galata, Pe-
ra, e Tophana, il quale si esten-
cos
de dall'alto delle colline sino al
mare.
Anche Costantinopoli, propriamen-
te detta, veduta dalla parte del
mare, presenta un incantevole aspet-
to. E infatti le colline sulle quali la
città insensibilmente ed in forma
regolare s' innalza a guisa di anfi-
teatro, le superbe moschee che co-
ronano le sommità più elevate colle
loro immense cupole, e circondate
da alti minareti, i bagni magnifici,
le case dipinte a varii colori, e ver-
niciate, con ispecchi, su' quali il sole
riverbera i suoi raggi , e con giar-
dini deliziosi , ove s' innalzano ci-
pressi, mirti, ed altri alberi sempre
verdeggianti , la distribuzione sim-
metrica di tutti gli edifizii , la ve-
duta del porto sempre coperto da
legni d' ogni grandezza , e da mi-
gliaia di barche che lo percorrono
in tulle le direzioni , gli avanzi di
antichi monumenti, e finalmente il
lontano prospetto di pianure ricche
di superba vegetazione, tuttociò pre-
senta allo sguardo sorpreso lo spet-
tacolo più bello , e magnifico che
possa immaginarsi, ed una delle più
deliziose prospettive del mondo. L'in-
cantesimo prodotto dall'aspetto es-
terno di Costantinopoli, va sceman-
do insensibilmente avanzandosi nel-
r interno; e dopo avere ammirato il
seducente esteriore di questa capitale,
che pare dalla natura destinata ad
essere la regina delle città, non si
vedono nell' entrarvi che strade an-
guste, irregolari^, e lubriche, ed as-
sai incomode pei pedoni , e case
per la maggior parte costrutte in
legno, mattoni, ed argilla, ricoperte
di una intonacatura fittizia. In molti
luoghi s' incontrano vasti spazi de-
serti, coperti qua e là di rimasugli
di edifizi anneriti dalle fiamme, o
abitazioni abbandonate a cagione
cos
della peste, che non di rado iiifu-
ria nella città.
Però a fianco di edifìzi di pessi-
mo gusto, se ne vede un buon nu-
mero di quelli che meritano di es-
sere ricordati, e qualche magnifico
palazzo. Il principale di tutti è il
serraglio, o palazzo imperiale del
gran signoi'c, che occupa il luogo,
e l'area dell'antico Bizanzio al sud
est del porto, ed al nord ovest del
mare di Marmerà , sel)bene posto
nel circuito della città. Questo pa-
lazzo è cinto di alle mura merlate,
fornite di artiglierie, con otto porte,
dtlle quali la piìi rinomata è Ca-
bihumaioun ( la .sublime polita), ti-
tolo con che si distingue diploma-
ticamente il gabinetto ottomano.
E questo nome di Porta equivale a
quello di Corte, usato in occideute.
Essa è però di una costruzione gros-
solana, avente la forma di un ba-
stione. A destra ed a sinistra di
questa porta, si espongono le leste
de' condannati, e quelle di qualche
illustre nemico ucciso in guerra.
Dà essa l' ingresso ad un primo
cortile, in cui stanno la zecca, il pa-
lazzo del gran visir, e l'antica chie-
sa di s. Irene fondata da Costanti-
no Magno, che fu convertita dai
turchi in un deposito di armi an-
tiche. Si giunge poscia per la por-
ta Orlacapusi , al secondo cortile
quadrato, in cui sonovi la sala del
divano, o imperiai consiglio, le scu-
dei ie del sultano ec. Nel fondo sta
la porta di felicità (Babi-saadet )
presso la quale s' innalza la colon-
na assai bene conservata di Teodo-
sio il Grande. Questa ultima por-
ta conduce alla sala del trono, al-
la biblioteca del serraglio, agli ap-
partamenti del sultano, all' /m/-e/;i
o soggiorno delle donne, al tesoro,
ed a molli altii edilizi, ne' quali
COS 9
regna una magnificenza incredibile,
sebbene bizzarra ed irregolare. Il
restante del serraglio, che va sino
alla punta del promontorio, si com-
pone di giardini deliziosi, male di-
stribuiti, decorati però di kioschi ,
ossia casini elegantissimi, dai quali
si gode di una vista amenissima sul
mare, e sulle coste dell'Asia, Que-
sto immenso fiibbricato risenti i
danni del terremoto dell'anno 1754.
Da qualche tempo il sultano abita
di ordinario un bel palazzo situa-
to sulla punta del serraglio in fac-
cia a Scutari. 11 serraglio fu edi-
ficalo da Maometto II, ed abbelli-
to in seguito sempre dai suoi suc-
cessori : può dirai un recinto di più
palazzi, e di appartamenti uniti in-
sieme, secondo il capriccio dei vari
sultani, piuttosto che un solo pa-
lazzo. 11 suo letto, come quello de-
gli altri palazzi del gransignore , è
coperto di piombo; il serraglio so-
lo forma una piccola città , e può
contenere sei mila abitanti. Guar-
dato con gelosia, ad un fì-anco è
vietato di visitarlo interamente, al-
meno senza un particolar firmano
del ministro degli allari esteri, ma
solo in parte.
Nella direzione stessa sta l' At-
Majdani, ossia piazza di Cavallo ,
che i greci chiamarono Hippodro-
?nuSj piazza che ha duecento cin-
quanta piedi di lunghezza sopra
centocinquanta di larghezza, e la
cui bella moschea di Acmet III oc-
cupa uno dei lati. Su questa piaz-
za, come anticamente, si fanno le
corse de' cavalli , si addestrano i
turchi agli esercizi militari del d/'e-
rid, e verso di essa si dirige la
mossa del sultano nelle gran ceri-
monie, e pubbliche allegrezze. A
questa piazza At-Majdani i gianniz-
zeri solevano portare le loro pignat-
IO COS
te, e tenere le loro adunanze sedi-
ziose quando volevano precipitare
un ministro, o detronizzare un sul-
tano. Di tutti gli antichi monu-
menti che la decoravano, più non si
vedono che 1' obelisco egiziano qua-
drangolare di marmo tebano , con
iscrizioni geroglifiche, ed alto ses-
santa piedi ; la colonna serpentina
da moltissimo tempo mutilata ; ed
un' altra colonna di novantaquat-
tro piedi di altezza, rivestita di
bronzo da Costantino Porfirogeni-
to. Nel centro della parte più po-
polala di Costantinopoli, sta il vec-
chio palazzo (Eski-Seraj ), cinto da
un'alta muraglia di circa un terzo
di lega di circonferenza , eh' è oc-
cupato dalle donne del decesso sul-
tano, che quivi dopo la sua morte
sono trasportate dall' harem. L' Ai-
nalu-cawak-Serai, o palazzo degli
specchi costrutto da Acmet III, in
vicinanza al mare di Marmora un
poco all'ovest dell' Eski-Serai , on-
de porvi i begli specchi che gli re-
galavano i veneziani , è degno di
essere osservato specialmente per
la ratificazione colà entro fatta
della cessione della Crimea al-
l' impero russo. In poca distanza
stavano belle caserme pei gianniz-
zeri, ma ora sono distrutte , dopo
la dissoluzione di quel turbolento
corpo di milizie. All'angolo del sud
ovest della città, presso al mare
di Marmora, evvi il castello detto
le sette torri, antica fortezza eretta
dagli imperatori greci, e ristaurata
da Maometto li. È composta di
sette torri, fabbricata di pietre qua-
drate , alle quali se ne aggiunse
lui' ottava. La fortezza delle sette
torri acquistò trista fama, quando
per abuso del diritto delle genti, il
turco dispotismo usò di rinchiuder-
vi gU ambasciatori, e rappresentanti
COS
di quelle potenze, a cui la Porta
ottomana dichiarava la guerra. Con-
siderata come opera militare è di
poca difesa, e serve da qualche tem-
po di prigione di stato. Tre di
queste torri , rovinate dal terre-
moto del 1768, non furono più
rifabbricate. In questo castello si
scoperse un arco di trionfo eretto
in onore di Teodosio, e che chia-
mavasi la porta dorata. Sul punto
più elevato della catena delle colli-
ne, il sultano Mahmoud II fece co-
struire una torre alta, dove veglia
costantemente una guardia per da-
re il segnale degli incendi, che si
manifestano frequentemente, essen-
do di legno la maggior parte delle
case. Spaventevole fu quello del
1782. Anche il flagello terribile
della peste, portatavi dalle altre
parti dell'impero, ed alimentata
dalla non curanza , dal fanatismo ,
e dalle antiche costumanze, vi ca-
gionò spesso grandi strazi. Si sof-
frirono pure molte volte fatali ter-
remoti, come si è detto de' princi-
pali.
All' angolo nord di Costantinopo-
li si vede il Takir-Serai, detto al-
tresì palazzo di Costantino, il quale
non offre più che gli avanzi della
sua antica costruzione, e qualche
colonna di marmo. Si osserva an-
cora nelle altre parti della città
qualche antico monumento, ma in
generale assai degradato. Uno dei
meglio conservati si è la colonna
di porfido di novanta piedi di al-
tezza, un tempo sormontata da una
statua di Apollo, ma talmente ro-
vinata dal fuoco, che le fu dato il
nome di colonna abbruciata . Si
vede pure il serraglio degli animali,
ch'era un'antica chiesa greca de-
dicata a s. Foca . Costantinopoli
possiede quattordici moschee impe-
e OS
rlali, quasi duecento moschee ordi-
narie, e più di trecento cappelle
turche, o mesdjid. Le prime s' in-
nalzano quasi tutte isolatamente in
mezzo ad un vasto circondano, e
sono notabili per le loro cupo-
le e minareti, sui quali si recano i
turchi per dare avviso delle ore
destinate alla preghiera. S'innalzano
i minareti quanto i nostri campanili
ed hanno una cima appuntala in
torma di guglia, con sopra delle
mezze lune, e sei'vono di gran or-
namento alle moschee, e alla città
tutta. Queste moschee l'inchiudono
diverse cappelle sepolcrali, in cui
stanno le ceneri dei loro fondatori,
e sono circondate da diversi edilìzi
consagrati agli oggetti di pubblica
utilità, come spedali, collegi, scuole,
biblioteche , hans o alberghi gra-
tuiti. Nei collegi delle moschee im-
periali si allevano sollanto quei gio-
vani destinati ad entrare nel corpo
degli Ulema. Delle tredici bibliote-
che poi, che racchiude Costantino-
poli, la più importante è quella
del seiTaglio ; mentre le altre non
contengono ciascuna che circa due
mila manoscritti, la maggior parte
commenti dell'Alcorano.
Le moschee ordinarie furono e-
rette o dai visir, o dai pascià, o da
sultane-valide, e sono meno belle
delle prime. I turchi non lasciano
entrare cani nelle loro moschee, che
sono addobbate a mei'aviglia, ed
ivi si trattengono con riverenza e
silenzio. In generale le moschee
rassomigliano più o meno a quella
di s. Sofìa, la più magnifica delle
altre. Fu questa in origine un tem-
pio greco, costrutto sotto Giu'sti-
niano nel 537 da Antemio <li Tral-
les, assistito da Isidoro di Mileto;
la sua forma è a croce greca, lun-
ga duecento settanta piedi, e larga
COS II
duecento quaranta: due vestiboli le
stanno dinanzi, e vi si entra per
nove porte di bronzo. La sua cu-
pola principale è degna di osserva-
zione, per la sua forma assai piat-
ta, come la superba galleria che la
circonda composta di sessantasette
colonne, otto delle quali sono di por-
fido, provenienti dal tempio del sole
in Roma, e sei di diaspro verde, tolte
dal tempio di Diana in Efeso. Il
pavimento in mosaico di porfido e
verde antico, è tutto coperto di
ricchi tappeti. I quattro minareti
annessi a questa moschea, sono da
essa staccati, e notabili per la loro
leggerezza. Dopo s. Sofìa si nomina
la moschea di Acmed III, la sola
dell' impero che sia ornata di sei
minareti ; quindi la Solimania, quel-
le del sultano Selim ec. ]Molte di
queste moschee sono antiche chiese
greche, oppure decorate dalle spoglie
di antichissimi monumenti. In Costan-
tinopoli si contano pure ventitre
chiese greche scismatiche, ma poco
considerabili, sei cattoliche latine,
diverse armene scismatiche, cinque
conventi cattolici, e diverse sinago-
ghe.
Sonovi in Costantinopoli tante
fontane quante sono le strade, e
tutte, benché di una semplice co-
struzione, non mancano di eleganza,
e vengono provvedute di acqua da
bellissimi acquedotti costrutti dagli
imperatori romani, fra i quali si
distingue quello fatto da Valente,
che è un superbo monumento di
antichità. Tra tutte le vecchie cister-
ne meritano di essere ricordate quelle
di Costantino, e di Filossena, le cui
volte sono sostenute da belle co-
lonne, e la seconda ne ha duecento
dodici di bel marmo. I pubblici
bagni in numero di centotrenta
sono di architettura uniforme, e tutti
i2 cos
sormontali da piccole cupole dalle
quali pigliano la luce. La necessità
di somministrare a tutti i quartieri
la quantità di acqua di cui abbiso-
gnano i turchi pei loro bagni, e
per le frequenti loro abluzioni, gli
resero molto industri nella costru-
zione dei pozzi, e delle macchine
idrauliche. Sonovi molti hans, al-
berghi, bazari, e bezesteins, costrutti
in pietra e mattoni. Il gran bazar,
eretto da Maometto II nel 1462 è
il più importante di tutti. Si osser-
va che ciascun genere d' industria
occupa una strada, od un quartie-
re particolare, oltre gli spedali an-
nessi alle moschee imperiali, e che
sono la maggior parte destinali a
ricevere i pazzarelli. L'industria ma-
nifatturiera è poco importante, e non
vi è alcuna officina di belle arti.
Vi è però stabilita da qualche tem-
po una tipografia, che vi fa im-
portanti progressi.
La popolazione di una città co-
me Costantinopoli non può essere
determinata che approssimativamen-
te. Secondo i calcoli piìi esatti la po-
polazione della sola città può cal-
colarsi cinquecentomila anime. Se a
questo numero si aggiunge, come
si fa ordinàriamente, la popolazione
de' sobborghi di Pera, Calata, e
Scutari che, sebbene in Asia, è vi-
cina abbastanza per essere conside-
rata come una dipendenza dalla
città, si avrà un totale di circa set-
te a ottocento mila abitanti, sebbe-
ne altri non dubitano affermare po-
tersene in totale calcolare novecento
mila tra turchi, greci, armeni, ebrei,
franchi ec. I greci, i quaU antica-
mente non abitavano che il solo
quartiere del Fanar sul porto, si
sono quindi sparsi in tutti gli altri;
ma però il Fanar è sempre la resi-
denza dello scismatico patriarca gre-
cos
co, di undici vescovi sinodali, e del-
le piìi nobili famiglie di questa na-
zione. Prima della rivoluzione i
greci, secondo gli ultimi calcoli, for-
mavano la sesta parte della popo-
lazione: una parte di essa si dedica-
va al commercio, alcuni studiavano
la meditina, o le lingue sti-aniere,
per esercitare l' impiego di drago-
mani, ed un gran numero serviva
nella marina, non che aspirava al-
l'eminente grado di Ospodari dei
principati : questi greci sogliono
chiamarsi Fanarioti. Cli armeni,
stando ai più recenti ragguagli, in
numero di trentamila, sono tutti
commercianti ; gli ebi'ei presso a
poco in egual numero, hanno un
quartiere particolare, e si occupano
in oggi di traffico, ed anche di me-
stieri bassi, in somma sono tutti
commercianti ed artisti.
I contorni di Costantinopoli no-
tabili per la bellezza e varietà
dei loro siti pittoreschi, lo sono al-
tresì pel gran numero de' cimiteri
che vi si trovano, e che attesa la
quantità di alberi che rinchiudono,
rassomigliano piuttosto a dei parchi.
Di fatti, i cimiteri de' turchi sono
assai belli, per la loro estensione,
quanto per la magnificenza, e pel
lusso delle tombe. Sono magnifici
e degni di osservazione i tuWè, o
sepolcri de' sultani. I due campi
de' morti, o cimiteri, situati in vi-
cinanza di Pera, sono luoghi di
p.T sseggio, in cui si gode una ve-
duta incantatrice. 11 mechitarisla p.
Cherubino Aznavor tradusse l' o-
puscolo di Ingigi intitolato: La
villeggiatura dei Bizantini , Ve-
nezia i83t, tipografia di s. Laz-
zaro. Costantinopoli è patria de-
gl' imperatori Onorio, e Giuliano
l'apostata, ed altri imperatori, di uo-
mini grandi, di dotti, guerrieri, pa-
cos
triarchi, santi, ec. , ed anche degli
imperatori ottomani ec. Il perime-
tro di Costantinopoli è di sei leghe,
contandosene due per ciascuno dei
tre lati.
L'antica Bisanzio vuoisi edificata
e denominata dal capo di una colo-
nia di JMegaresi chiamato BÌ7as,
ammiraglio di essi, che dopo avere
fabbricato la città, oggi rovinata, di
Calcedonia nel lido asiatico, venne
a formare uno stabilimento sulla
parte occidentale del Bosforo Tracio.
Eravi però, secondo Plinio, in quel-
la remota epoca un piccolo paese, il
quale da alcuni chiamasi Lygos, che i
mileti, gli spartani, e gli ateniesi posse-
dettero a vicenda, secondo la varia
fortuna, ed abbiamo ancora che
Pausania di Sparta, dopo la sconfit-
ta di Serse, 1' aumentò e fortificò.
Dopo aver sofferto nella seconda
irruzione dei persiani, fu presa da-
gli ateniesi. Sotto il dominio ro-
mano, Vespasiano le tolse i suoi
privilegi, e l'um ad una provincia
con libero leggimento : egli fu il
primo che ira gl'imperatori ro-
mani si recò a Bisanzio. Nelle
guerre civili seguì il partito di C.
Pescenio Nero, e Severo perciò la
distrusse interamente disperdendone
gli abitanti.
Sul luogo adunque, la cui esten-
sione, come dicemmo, secondo alcuni,
è occupata dal serraglio, l'imperatore
Costantino Magno, dopo avere pub-
blicamente professato la religione
cristiana e resa questa col massimo
zelo dominante per tutto l' immen-
so impero romano > determinossi
dalla bella e deliziosa situazione di
Bisanzio d innalzare la città cui
diede il proprio nome, ed in oltre
stabilì che dovesse essere la sede
dell'impero. Costantino, volendo for-
mare la capitale di esso, in luogo
COS i3
da cui potesse accorrerne meglio alla
difesa, dopo di avere esaminato
molte situazioni, credette di dover
fissarla fra l'Europa e l'Asia, ap-
punto nel centro dell'impero ro-
mano, e dei climi temperati del
suo continente. Questa situazione
sopra uno stretto che comunica ai
due mari del Ponto Eussino e della
Propontide, gli sembrò, siccome
pure viene riputata oggidì, la più
piacevole, la più sana, e la più van-
taggiosa, che vi fosse nell^universo.
Da questa pianura dolcemente in-
clinata r occhio si estende molto
lungi nelle terre piìi ridenti, le più
fertili e variate di due parti del mon-
do. Da tre parti essa è circondata dal
mare, ossia dai golfi, da un accesso
quanto difficile al nemico, altrettan-
to favorevole al commercio: e cer-
tamente in nessun altro luogo si
potevano trovare meglio riuniti, i
vantaggi di una sicura e facile sus-
sistenza. La città di Bisanzio, come
abbiamo veduto, edificata su quel-
la costa da Bizas, che alcuni dico-
no re di Tracia, era stata in al-
tii tempi assai ragguardevole. Ma
quando Costantino pensò ad elevar-
la a più alti destini, non era che
un borgo, il cui vescovo riconosce-
va quello di Eraclea per metropo-
litano.
Costantino incominciò dal dare
tre quarti di lega di circuito alla
sua nuova città, che successivamen-
te accrebbe ed arricchì con tal
fervore, che per adornarla spogliò
le altre città di ciò che avevano di
più prezioso, profondendovi quanti
mai ornamenti sapesse a lui sug-
gerire l'imperiale magnificenza, e
l'idea di far sorgere una nuova Pio-
ma, che l'antica emulasse in grandez-
za e splendore. Ne intraprese la fab-
brica l'anno 32 6, e potè farne la
i4 cos
solenne dedicazione agli 1 1 maggio
del 33o. V'innalzò sette colli, e la
divise in quattordici rioni, accioc-
ché anche in questo somigliasse a
Roma. Gli edifìzi interni, sì pub-
blici, che privati, furono innalzati
quasi tutti insieme, mentre in pari
tempo travagliavasi per le mura del-
la città. Eranvi molte piazze cir-
condate da portici, e la principa-
le di esse portava il nome del fbn-
datox-e, sorgendo nel mezzo la di
lui statua, sopra un'enorme e ma-
gnifica colonna di porfido, a tale
effetto trasportala da Roma. Si
fabbricarono due palazzi degni del
padrone del mondo, un ippodromo,
o circo per le corse a piedi, un an-
fiteatro, diversi teatri, bagni, acque-
dotti, e fontane in gran numero.
Costantino contemporaneamente fe-
ce fabbricare vaia quantità di case
e palazzi, che ripartì fra i senatori,
patrizi, e i grandi signori di Roma,
e di tutto l'impero. Proibì con leg-
ge a tutti quelli, che possederanno
terre nelle provincie vicine, dispor-
ne con testamento, quando non a-
vessero una casa nella città di Co-
stantinopoli. A quelli poi, che face-
vano fabbricare nella città, venne
accordata una certa misura di pa-
ne per essi, e pei loro discendenti
in perpetuo ; a tal effetto si rac-
conta che ogni giorno distribuiva-
si un'immensa quantità di grano,
calcolandosi ottanta mila moggia
per giorno.
In olti'e Costantino vi costrussc
un campidoglio, un anfiteatro, mer-
cati ed altri pubblici edifìzi, ad esem-
pio di quelli dell' antica Roma. Vi
stabilì anche il senato, i magistra-
li, e gli ordini del popolo, e le
accordò i medesimi privilegi della
medesima Roma, per cui allora fu
nominata Costantinopoli la nuova Ro-
COS
ma. L' imperatore attirò poscia in
questa città uomini illustri da tutte
le parti del mondo, col mezzo di
grandi profusioni; aprì una biblioteca
che oinò di moltissimi volumi, e che
i suoi successori aumentarono in
seguito sino al numero di cento-
mila, tanti contandosene quando fu
abbruciata sotto il consolato di
Basilisco. Stabilì accademie, che po-
scia fiorirono in rinomanza. Abbat-
tuti gli altari dei falsi numi, non
fece servire le loro statue che a mag-
giore ornamento della città, la quale
quantunque fosse già superba, e son-
tuosa, pure i suoi successori si die-
dero ogni cura d'ingrandirla, ed ab-
bellirla maggiormente, e renderla
piti splendida e forte. Egual zelo
ed impegno ebbe Costantino per
tuttociò, che riguardava la religione
cattolica. Lo scopo principale ma-
nifestato dall' imperatore nel fon-
dare Costantinopoli, era di oppox're
a Roma idolatra, una Roma nuova
e tutta cristiana . Quindi furono
spianati tutti i templi di Bisanzio,
oppure trasformati in altrettante
chiese. GÌ' idoli, che non rimasero
distrutti, non furono piìi riguardati
che come monumenti curiosi e pro-
fani, i quali si esposero ai capi delle
strade e sulle piazze pubbliche, per
la decorazione della città, e per
trattenimento dei passeggieri. Perciò
vedevausi l'Apollo Pitio, i famosi
tripodi di Delfo, le muse di Elico-
na, e ben presto non si potè più
comprendei'e come mai quei muti
simulacri fossero stali per sì lungo
tempo l'oggetto della comune ve-
nerazione. Ma le religiose intenzio-
ni di Costantino si manifestarono
pili luminosamente nella costruzio-
ne delle nuove chiese, le quali per
la loro magnificenza infinitamente
superiore a quella degli antichi tem-
cos
pli, annunziavano la grandezza del
Dio supremo, che \i era adorato.
La più ragguardevole fu dedicata
all'eterna Sapienza, donde prese il
nome di s. Sofìa, poi, come dicem-
mo, rifabbricata dall' imperatore
Giustiniano. La chiesa, edificata pres-
so il palazzo imperiale in onore
dei dodici apostoli, non giungeva,
è vero, alla stessa grandezza, ma
non era meno mirabile per la ric-
chezza, e pel buon gusto della de-
corazione. Dessa era in forma di
ci'oce di un'altezza prodigiosa, in-
crostata di marmi di più colori
dal pavimento sino al soffitto, che
foi'mava una volta tutta dorata,
ed aveva pure il tetto dorato. La
cupola era cii'condata da una balau-
strata talmente sfolgorante d' oro,
che gli occhi abbagliati non po-
tevano fissarsi in quel ricco edifi-
zio, allorché veniva illuminato dal
sole. Il corpo del tempio sorgeva
in mezzo ad un vasto cortile, cir-
condato da quattro gallerie ove e-
rano sale pubbliche, ed appartamen-
ti distinti pei diversi membri del
clero, e per tutti i suoi ufficiali. Co-
stantino destinò questa chiesa alla
sua sepoltura, e vi fece preparare
la sua tomba in mezzo ad altre
dodici fatte in memoria degli apo-
stoli , sei per parte , al che si
determinò egli per una fede viva,
e nella ferma persuasione del van-
taggio, che dopo morte ne risulte-
rebbe all'anima sua, come si legge
in Eusebio, Vit. III. 49.
Oltre le chiese s'incontravano in
ogni luogo molti monumenti pii
sulle fontane, all'ingresso de'pub-
blici edifizi, in mezzo alle piazze.
Là vedevasi l'immagine del buon
pastore, qua Daniele in mezzo ai
boni, da ogni parte infine le figure
t gli emblemi più ragguardevoli
COS iì;
delle sante Scritture. Sul vestibolo
del gran palazzo, l'imperatore era
r.ippresentato con la sua famiglia,
colla croce sul capo, e con un enor-
me dragone sotto i piedi, simbolo
del paganesimo, il quale era trafit-
to da un dardo in mezzo al ventre,
e veniva precipitato nel mare. Nell'in-
terno era stata eretta nel muro di
facciata una gran croce di pietre
preziose, incastrate nell'oro con una
sontuosità ed arte mirabile. Tutto
infine respirava la vera religione,
tutto ispirava la fede e la pietà,
e non vi fu mai sovrano, il quale
mostrasse più ardore, né maggior
piacere per fare onorare la Chiesa :
principe incomparabile in questo
punto, e che sarebbe degno di en-
comio senza alcuna eccezione, ove
non si fosse altresì ingerito a rego-
larla.
Nel secolo ottavo le doppie mu-
ra di Costantinopoli, che cingevanla
dalla parte di terra, avevano quasi
due leghe di giro, quelle del mare
dalla parte della Proponfide ne a-
vevano di più, e quelle che rin-
chiudevano la città lungo il golfo
ed il porto, un poco meno ; il che
faceva circa sei leghe di giro, oltre
i sobborghi, che considerar si po-
tevano come altrettante città. Que-
sti sobborghi con tutte le case di
campagna a venti leghe da Costan-
tinopoli, furono rinchiusi dall'im-
peratore Anastasio, in un prodi-
gioso recinto circolare di mura di
venticinque piedi di grossezza, che
si estendeva dal Ponte-Eussino sino
alla Propontide , per impedire ,
quantunque debolmente, le scorre-
rie de' barbari. La fortezza che di-
fendeva r ingresso del porto, e che
i greci chiamavano Acropolis, stava
nel primo quartiere, nel luogo ap-
punto ove, secondo alcuni, si trova
i6 COS
oggidì il serraglio. Il tempio di santa
Sofia, il palazzo del senato, ed i
bagni di Zeusippo, ristabiliti da
Giustiniano, erano nel secondo quar-
tiere. L'ippodromo, o il gran cir-
co, la chiesa di s. Eufemia, ed il
palazzo di Pulcheria, slavano nel
terzo quartiere. II quarto compren-
deva la piazza imperiale, cinta da
un doppio giro di gallerie sostenute
da colonnati, non che il gran palazzo
di Costantino ec. Nel quinto e sesto
si trovava la piazza di Teodosio
col grande obelisco di Tebe di E-
gitto, e quella di Costantino, il
Grande^ in mezzo a cui ergevasi
la celebre colonna di porfido, sulla
quale stava la di lui statua tratta
da una colossale di Apollo, traspor-
tatavi da Alene. La chiesa di Ana-
stasio, e ia colonna di Teodosio ,
il Grande^ erano nel settimo quar-
tiere, ove sta presentemente la piaz-
za delta il Bezestan. L'ottavo con-
teneva la basilica Teodosiana, ed
il palazzo del campidoglio. Le ter-
me di Anastasio, ed il palazzo di
Arcadio erano nel nono. Si vede-
vano nel decimo i bagni di Co-
stantino , il palazzo di Eudossia, ed
una chiesa. Neil' undecime ergeva-
si il tempio degli apostoli (ove sta-
vano le tombe degl' imperatori ) ,
sulle rovine del quale Maometto
II fece erigere la bella moschea, che
porta il suo nome. La colonna, e
la statua di Arcadio, che stavano
sul monte detto XerolophuSj e che
furono rovesciate sotto il regno di
Leone, V Isaurico, si vedevano nel
dodicesimo quartiere. Il tredicesimo
mostrava al di là del golfo, ov' è
Calata, un tempo la città Giustinia-
nea. In fine il quattordicesimo quar-
tiere comprendeva i sobborghi. Que-
sti XIV quartieri erano i rioni nei
quali Costantino avea diviso la città.
COS
Costantinopoli fu spesso assedia-
ta dai saraceni, e da altri barba-
ri, presa da Costantino Copronimo
l'anno 744j e tlai francesi e vene-
ziani nel i2o3. Questi la conser-
varono sotto cinque imperatori .
Alessio detto il tiranno, avendo
detronizzato Isacco l' Angelo, nel-
l'anno I ig5 era salito su quel tro-
no. I francesi ed i veneziani, che
andavano in Terra Santa, ossia nel-
la Palestina, soccorrendo Alessio
figlio d'Isacco, pi'esero Costantino-
poli dopo otto giorni di assedio,
agli 8 luglio i2o3. L'aimo seguen-
te Alessio Murzolfo fece morire
r imperatore, che i crociati aveva-
no ristabilito sul trono. Ad una
tale notizia attaccarono essi di nuo-
vo la città, e la ripresero nel 1204.
Baldovino, conte di Fiandra, fu e-
letto imperatore di Costantinopoli,
ed ebbe per successori Enrico, Pie-
tro, Roberto, e Baldovino li. Miche-
le Paleologo, regnando questo ulti-
mo, sorprese Costantinopoli, e se ne
impadronì il 25 luglio 1261. Non
erano passati appena duecento anni,
che questa disgraziata città rientrò
sotto il dominio de' greci, e dive-
nuta la sede del loro impero, fu
assediata dal sultano de' turchi Mao-
metto II, sotto il regno di Costan-
tino Paleologo, e presa fu di assal-
to il giorno 29 maggio dell' anno
1453, dopo cinquantaqualtro giorni
di un memorabile assedio. Da que-
sto punto Costantinopoli divenne la
sede del governo ottomano, e quan-
tunque non abbia conservati tutti
i suoi antichi monumenti, anzi sia
dalla passata grandezza molto de-
caduta, pure anche al presente,
singolarmente per la vantaggiosa,
e bella situazione, può pretendei'e
il dominio di una parte dell'emis-
fero. V. Turchia e Turchi.
cos
Cenni storici di Costantinopoli sede
dell'impero romano, greco od o-
rientale ed ottomano, coi prin-
cipali avvenimenti risguardanti
tali imperì.
§ I. Impero orientale o greco da
Costantino, il Grande, sino alla,
sua distruzione.
Dopo aver parlato dello stalo
antico e odierno di Costantinopoli,
delle sue bellezze, della sua gran-
dezza, della magnificenza de' suoi
edifizii, della sua situazione quanto
gradevole altrettanto vantaggiosa
per comandare a tutto l' universo
ec., passeremo a dire compendiosa-
mente di quanto riguarda i suoi
alti destini, come capitale dell'im-
pero romano , greco od orientale,
ed ottomano. Poi si descriverà l'an-
tichità del suo vescovato, la pree-
minenza del suo patriarcato, le sue
prerogative, i cangiamenti che so-
pravvennero nel vasto suo governo
ecclesiastico, il suo lagrimevole scis-
ma colla Chiesa romana, e lo sta-
to in cui la religione cristiana vi
è presentemente ridotta, come an-
che parleremo della chiesa armena,
dei greci, e dei latini ivi dimoran-
ti. Per idtimo riporteremo breve-
mente la storia de' suoi concilii, e
di quelli generali, tanto importanti
nella storia ecclesiastica.
Prima di tessere la descrizione
dei sopraddetti imperi, è indispen-
sabile accennare le cose principali
della Tracia, a cui Costantinopoli
appartiene, siccome situata su di
ima punta di terra inoltrata verso
il Bosforo di Tracia, e ciò faremo
aftinché meglio si comprendano i
relativi avvenimenti, eh' ebbero le
più alte conseguenze, essendo il
VOI.. XVIII.
COS 17
paese di Tracia il centro dei no-
minati possenti imperi.
La Tracia ebbe in principio i
suoi re, ma nella discendenza di
uno di essi chiamato Terete, per
le discordie, soggiacque a lunghe
ed ostinate guerre^ finché Coti pa-
cificamente regnò . Tuttavolta la
repubblica di Atene invase molte
città del regno di Tracia, e Filip-
po di Blacedonia s' impadronì di
treiitadue di esse, imprigionando
il re Cersoblette. Alessandro, il
Grande, figlio di Filippo, sottomi-
se intei'amente la Tracia, ma alla
sua immatura morte Seute, nipote
di Cersoblette, ricuperò il reame.
IVon andò guari, che i galli , capi-
tanati da Brenno, si stabilirono in
Tracia, e vi fondarono un regno,
proclamando per primo loro re
Conientorio, ch'ebbe per ultimo
successore Clièo, sotto il quale i
traci indigeni si ribellarono, fecero
man bassa sui galli, e posero sul
trono un altro Seute discendente
dal primo. I re di Tracia regna-
rono sinché r imperatore Vespasia-
no ridusse il paese in provincia
Romana; i successivi imperatori
abbellirono la Tracia, con edificar-
vi ragguardevoli città.
Mentre l'impero di Roma eia
air apice della sua possanza e do-
minazione, Diocleziano, e Massimia-
no Erculeo, pei primi, diedero l'e-
sempio della fatale partizione fra
essi del medesimo impero, insieme
ai due cesari Galerio, e Costanzo
Cloro, al primo de' quali toccò in
sorte la Tracia, che si riserbò di-
venuto imperatore, dopo la rinun-
zia dei due anzidetti imperatori.
Morto Costanzo Cloro, il di lui fi-
glio Costantino dall'esercito fu pro-
clamato imperatore ; ma si conten-
tò del titolo di cesare. \ isitò le
2
i8
COS
Provincie, che gli erano soggette, e
respinse i barbari , che volevano
passare il Reno : poi si avanzò in
Itaha, ed in Roma, coU'ajuto del
cielo vinse Massimiano ossia Mas-
senzio, ed in Milano diede sua so-
rella in isposa a Licinio imperato-
re. Ambedue accordarono ai loro
sudditi la libertà di religione, per-
misero ai cristiani il libero eserci-
zio del culto loro; ma Licinio, ad
onta di tale accordo, ricominciò le
persecuzioni contro i seguaci del
vangelo. Fu allora che Costantino
avendogli dichiarato la guerra lo
disfece con tutto il suo esercito nel-
la Pannonia. Licinio riparò in Tra-
cia; ma, dopo essergli toccata altra
rotta presso Filippopoli, ebbe la pa-
ce colla condizione di deporre Va-
lente, che avea creato cesare. In
questo tempo i goti volevano in-
vadere l'impero, ma Costantino
subito li respinse. Poco dopo Li-
cinio si armò di nuovo, e presso
Adrianopoli fu vinto interamente
da Costantino, mentre il di lui fi-
glio Crispo Cesare ne disperdeva la
ilotta. Licinio, vedendosi al)bando-
nato da buona parte delle sue
truppe, non tenendosi sicuro dentro
le mura di Bisanzio, passò nell'Asia
minore, e riti rossi in Calcedonia.
Inseguito da Costantino, inutilmen-
te oppose resistenza : laonde de-
posta la porpora, implorò, colla
mediazione di Costanza sua moglie,
la rilegazione in Tessalonica, dove,
dando opera Licinio a nuove sedi-
zioni, Costantino fece strangolare
questo suo ultimo competitore, co-
sicché divenne solo imperatore del-
l'oriente, e dell' ocridente.
Pel trionfale ingresso fatto in
Bisanzio, venne ili potere di Co-
stantino tutto r impero romano
nell'anno S'ìS. Quindi passò a pian-
COS
tare le romane aquile nelle regioni
transdanubiane, e dopo aver doma-
lo que' barbari, concepì 1' ardimen-
toso disegno di costruir nel Bosfo-
ro, ampliando Bisanzio, una splen-
dida metropoli, che rivaleggiasse
con Roma, e dal suo nome prese
quello di Costantinopoli. Né con^
tento di aver cosi scossa dalle fon-
damenta l'unità dell'impero roma-
no, ne fece la divisione in cinque
parti, consegnandone ciascvma ai tre
figliuoli, Costantino, Costanzo, e
Costante, ed ai due nipoti ex frn-
tre Dalmazio, ed Annibaliano, d;i
lui pure creati cesari, ed onuiti
degli abiti imperiali, e del titolo
di nobilissimi. La morte però del-
l' imperatore, avvenuta presso Ni-
comedia a' 11 maggio dell'anno
337, eccitò una sedizione militare,
della quale non solo Dalmazio, cui
era toccata in sorte la Tracia, ed
Annibaliano, ma tutti i princi[)i
della famiglia imperiale, ed i prin-
cipali ministri furono vittima . A
stento soli si salvarono i giova-
netti Gallo, e Giuliano, figliuoli di
Giidio Costanzo. Peri altresì nella
prima fazione della guerra civile
Costantino juniore, e lasciando a
Costante il dominio di occidente,
r impero orientale, che si estendeva
nell'Asia, neir Africa, compresa la
Tracia, e le contigue regioni, si eb-
be da Costanzo.
Disgraziatamente Costanzo fu il
principal fautore degli errori di
Ario, e quando il Pontefice s. Giu-
lio I disapprovò il famoso concilio
di Sardica nell' llliria, ed assolvet-
te s. Atanasio dalle calunnie degli
ariani, i vescovi orientali, protetti
da Costanzo, si separarono, ed in
Filippopoli tennero un conciliabo-
lo, nel quale ardirono di emanar
le censure ecclesiastiche contro il
cos
Papa, e contro Osio , e Massimi-
no, quali sostenitori di sant'Ana-
stasio.
Il magnifico porto di Costanti-
nopoli, che s' incominciò a fabbri-
care da Costanzo, fu compito sotto
Giuliano l'apostata suo successore.
Dopo di lui si distinse nella pietà
J imperatore Gioviano, ed i mali
della chiesa, e le vicende dell' im-
pero, avrebbero avuto ripai'o senza
l'immatura sua morte. Valentinia-
no I, che gli successe nel 364, i"'n-
novò la malaugurata divisione, e
col trattato di Naissa cedette a
Valente suo fratello la Tracia col
resto dell' impero d' oriente, rite-
nendosi le parti occidentali. Ma
allorché Valente percorreva l'Asia,
Procopio di Cilicia assunse in Co-
stantinopoli la porpora imperiale,
facendosi padrone della Tracia , e
della Bitinia. Alcuni avvenimenti
Io portarono in Frigia avanti l'e-
sercito di Valente, ove per la de-
fezione del suo non potè far che
debole resistenza, anzi due suoi in-
timi uffiziali lo condussero prigione
a Valente, che fece decapitare tutti
e tre. Allora Valente scacciò al di
là del Danubio i goti.
Intanto i feroci unni, dopo aver
vinto gli alani, e gli ostrogoti, in-
vasero r impero per dare la caccia
ai visigoti. Questi spedirono a Va-
lente un'ambasceria, che aveva alla
testa il vescovo Ulfila per rifu-
giarsi nelle terre imperiali, promet-
tendo fedeltà e sudditanza. Cadde
r imperatore nell' agguato, e ben
presto duecento mila goti inonda-
rono la Tracia ed il Danubio, se-
guiti in appresso da turbe innu-
merabili, che si aprirono la strada
col ferro e col fuoco, e vinsero in
più incontri gli eserciti romani ,
saccheggiando liberamente la Fran-
COS 19
eia. Fu allora, che Valente da An-
tiochia accorse alla sua metropoli
di Costantinopoli^ e per la cattiva
accoglienza del popolo^ che a lui
attribuiva gì' infortunii sofferti, vol-
le ripararne l'onta, e senza aspetta-
re i soccorsi dell'imperatore di oc-
cidente Graziano, pose alla testa
dell' esercito il conte Sebastiano, col
quale marciò sulla pianura di A-
drianopoli a combattere. Sciagura-
tamente r esercito fa conquiso dal
numero maggiore di quello de' go-
ti, e Valente ferito si rifugiò con
piccolo seguito dentro rustico abi-
turo, a cui avendo il nemico dato
fuoco, rimasero tutti distrutti dalle
fiamme. Graziano restò imperatore
anco dell'oriente, ed il concesse
a Teodosio che associò all'impero,
e subito per la di lui prodezza e
virtù, la Tracia cangiò di aspetto .
Disfece i barbari, e indusse colla
sua magnanimità tutti a sommis-
sione. I vinti offrirono ostaggi, si
arruolarono nell'armata, e vollero
persino dedicarsi a coltivare le ter-
re. Costantinopoli accolse in trionfo
il suo liberatore, che con animo
clemente perdonò anche a quelli
che avevano attentato a' suoi gior-
ni, dimenticando per le preci di
s. Flaviano l' enormi ingiurie del
popolo d'Antiochia. Quindi eseguì
la penitenza impostagli da s. Am-
brogio per la severa punizione or-
dinata dei sediziosi cittadini di Tes-
salonica. L'assassinio dell' impera-
tore Valentiniano II in occidente
lo fece correre di nuovo alle armi,
onde punire l'usurpatore Eugenio
protetto dal traditore Arbogasto, e
dopo una piena disfatta Eugenio
ed Arbogasto perirono uccisi nei
monti di Gorizia.
Sotto il medesimo Teodosio, che
si meritò il nome di Grande, firn-
20 COS
pero tornò ad ubbidire ad un sol
capo, sebbene poi egli rinnovasse
la divisione tra due figli poco meri-
tevoli di regnare, dando l' orien-
te ad Arcadio, e ad Onorio l' oc-
cidente. II ministro Ruffino, gal-
lo di nazione, l' eunuco Eutropio,
e r ambiziosa Eudossia, fiera per-
secutrice del santo pastore Gio.
Crisostomo, governarono col nome
di Arcadio, il quale tuttavolta fu
fortunato nel reprimere la rivolta
di Gainas, uffiziale goto, che dap-
prima pei maneggi di Stilicone, mi-
nistro di Onorio, aveva ucciso Ruf-
fino, e che era giunto ad aspirare
al trono, ma ne pagò 1' ardimento
colla perdita della vita. Dopo la
morte di Eudossia, che fu pure
ardente fautrice dell' arianesimo ,
la Tracia venne esposta alla de-
vastazione degli unni. Morì Arca-
dio lasciando il suo figlio Teodo-
sio II , detto il giovane, perchè
fanciullo restò sotto la tutela d' Is-
dergerde re di Persia, che gli de-
putò Antioco in tutore. Il gio-
vane principe, d' ottima indole, si
perfezionò pei virtuosi consigli di
Antemio prefetto del pretorio, e
principalmente pei preclari esempii
della sua egregia sorella Pulcheria.
Questa eroina, superiore al suo ses-
so, diede in isposa al fratello la buo-
na Atenaide, figlia d' un filosofo di
Atene, cui si diede il nome di Eu-
dossia. I barbari furono allontanati,
o repressi, e la pace coronò i voti
universali. Però nell'anno 44' §''
unni ricomparvero piìi formidabili,
a segno che Teodosio 11 fu costretto
cedere in loro abitazione una parte
della Pannonia, e pagar adessi l'an-
nuo tributo di trecento cinquanta
libbre d' oro, che poi dovette rad-
doppiare. Ma divenuto Attila re
degli unni, provocato da Onoria
COS
sorella di Valentiniano III, che in
pena della sua vita licenziosa era
quasi cattiva nella corte di Costan-
tinopoli, sfidò Teodosio II a batta-
glia, lo vinse due volte, obbligando-
lo a segnare un vergognoso trattato,
che rese esausto 1' erario imperiale.
La cieca confidenza, cui il debole
principe accordava all' eunuco Cri-
safio, fu cagione dell' allontanamen-
to di Eudossia, e di Pulcheria^ la
quale non tornò a Costantinopoli,
che dopo la rilegazione dell' inde-
gno cortigiano, e potè così salvare da
ulteriori disastri l'impero. In fatti,
dopo la prematura morte di Teo-
dosio li, associò Pulcheria al talamo,
e al trono, salvo peiò per patto e-
spresso il virginal candore che illi-
bato manteneva da dieci lustri.
Mentre 1' occidente deplorava i tre-
mendi guasti d'Attila e di Gense-
rico, l'oriente sotto Marciano godè
sette anni di calma.
Leone l, trace di nazione, suc-
cesse a Marciano 1' anno 45>7 -, ac-
clamato dal popolo per opera del
patrizio Aspare, che professando l'a-
rianesimo non poteva ascendere al
trono. Il nuovo imperatore, fornito
di belle doti, volle combattere con
Genserico re de' vandali, affidando
la flotta al suo cognato Basilisco,
il quale ingratamente si fece incen-
diar dal nemico le greche navi.
Leone I diede Arianna sua primoge-
nita per moglie a Zenone d'Isauria
suo generale, lo che fece montare
in furore Aspare, per cui l' impe-
ratore lo fece uccidere, in un al
di lui primogenito-, dispergendone la
intera famiglia al popolo tanto af-
fezionata. Il rivale Zenone fu padre
di Leone II, che dall' avolo ereditò
il Irono, nel quale però il genitore
volle e.sseigli collega : anzi per la
morte di Leone II, Zenone regnò
cos
solo. ]\Ia Verina sua suocera lo
detronizzò, per innalzare il proprio
fratello Basilisco, vizioso, ed inetto
a segno, che le sue estorsioni fece-
ro bramare il ritorno di Zenone
dall' Isauria, ove erasi ritirato. Nel
risalire però sul trono deturpollo
co' più abbominevoli vizii. Quindi
l'imperatrice Verina fece proclama-
re imperatore Leonzio di Siria, che
fu sostenuto dal generale Ilio ; ma
gli ajuti invocati da Zenone di Teo-
dorico re degli ostrogoti , valsero
a rassicurare Zenone sul soglio, ciò
che sai'ebbe tornato a suo danno,
se Teodorico non fosse passato in
Italia a combattei-e Odoacre, il quale
nell'anno 47^> distrusse l'impero
di occidente, dopo avere spogliato
della porpora e dell' imperio ]Mo-
millo Augustolo, che rilegò nella
Campagna.
L' imperatrice Arianna, divenuta
vedova di Zenone, troncò le speran-
ze del cognato Longino di pessimi
costumi, sposandosi col sessagenario
Anastasio, uno dei silenziari di pa-
lazzo, nativo di Durazzo, che fu
perciò salutato imperatore dal se-
nato, e dall' esercito nel 497- ^^'^'
bito si occupò ad emanare savie
leggi, quando dovette frenar la ri-
bellione degl' isauri eccitata da Lon-
gino. Dovè pur difendersi Anastasio
dai bulgari, che nel cominciare del
sesto secolo irruppero nella Tracia,
e dagli avventurieri di Mondone,
cui Teodorico, occupata la Panno-
nia, aiutava, non che dagli eruli
di Germania. Con tutti si compose
accordando terre ai nuovi ospiti, e
procacciando delle truppe. Disgi azia-
tamente Anastasio favori Eutiche, e
fu sul punto di essere perciò depo-
sto, il perchè meritò le censure del
Pontefice s. Simmaco. L' imperato-
re promise emenda, ma non corri-
COS 21
spendendovi colle opere , il conte
Vitaliano marciò su Costantinopoli,
fece prigione Ignazio nipote del-
l' imperatore, che poco dopo morì,
restando esclusa la famiglia dal tro-
no, per l'odio che il popolo con-
tro di questa avea conceputo. Ana-
stasio II Papa, scrivendo all'impe-
ratoi'e Anastasio, lo chiamo Jigliuolo,
come prima di lui aveva fatto il
Pontefice s. Felice III coli' impera-
tore Zenone, intitolando la sua let-
tera colle parole: Gloriosissimo ac
serenissimo Jilio Zenoni Augusto,
Felix epìscopus in Domino salu-
tem.
Il senato, nel 5i8, innalzò all'im-
pero Giustino I, che per merito
erasi elevato dalla oscura sua ori-
gine alle primarie cariche. Sotto di
lui Costantinopoli vide per la se-
conda volta un sommo Pontefice
nella persona di s. Giovanni I, il
quale fu incontrato da tutto il po-
polo per ben dodici miglia fuori
della città con cerei accesi, e poi
dall'imperatore, che, prostratosi sino
a terra, gli rese quegli omaggi cui
avrebbe renduto allo stesso s. Pietro.
Nella cattediale s. Giovanni I ce-
lebrò la gran messa in lingua la-
tina, e col rito romano, essendo il
giorno di Pasqua, che cadde ai 3o
marzo 526 ; in cui pure lo coro-
nò imperatore. Giustino I fece la
professione di fede, e ricolmò il
Papa di doni. Dipoi Vitaliano fu
fatto generalissimo dell' impero, e
console, ma per uno degli ordinari
capricci della fortuna, un sospetto
lo balzò dalla sua grandezza, otte-
nendo le sue cariche Giustiniano
nipote dell' imperatore. Sotto di
Giustino I la religione cattolica pe-
netrò in vari paesi caucasei. Quei
paesi divennero alleati di Giustino,
e lo ajutarono nelle imprese contro
22 COS
la Persia, nella quale per la prima
volta comparve in armi il giovane
Belisario. Nel 627, salì sul trono
Giustiniano I, che fu contrassegnato
dal battesimo , ed alleanza degli
eruli, e degli unni, e dalla pubbli-
cazione del Codice, delle Pandette,
e delle Istituzioni , costituenti il
tanto celebrato corpo del gius-civi-
le, che ha dato norma a tutte le
nazioni civilizzate. Giustiniano I
terminò la guerra di Peisia con
onorata pace procurata da Belisa-
rio, ed a (juesto valoroso e potente
generale si affidò pei suoi progetti
di conquiste. Calmò Belisario la
sedizione eccitatasi in Costantinopoli
dalle due fazioni de' colori veneto,
e prassino, tendente a riporre sul
trono il nipote di Anastasio, e ral-
fermò cosi il vacillante potere di
Giustiniano I. Quindi veleggiò in
Africa, sterminò i vandali, ed entrò
trionfante in Costantinopoli, col re
Gelimero, coi principi della famiglia
reale, e coi più ragguardevoli uffi-
ziah, e magnati tutti fatti da lui
prigioni. Dipoi si volse alla conquista
d'Italia, discacciandone gli ostrogoti,
e portando seco cattivo il re Viti-
ge. Queste conquiste si terminaro-
no colla nuova spedizione del me-
desimo Belisario, compiute dall'eu-
nuco Narsete, dopo l' ingrato suo
richiamo. Tuttavolta il prode ca-
pitano, che, lungi di lagnarsi della
crudeltà e sconoscenza di Giusti-
niano I, non rammentava, che i
favori ricevuti, fece un' ultima pro-
va del suo valore contro i ribellati
unni, e per la debolezza dell' im-
peratore tornò ad essere vittima
della bassa invidia degl' indegni
emoli offuscati dalla sua gloria, e
terminò cieco ed oscuramente i suoi
preziosi giorni, poco prima che
Giustiniano I compisse la sua car-
cos
riera vitale. Fero fama nianetj for-
tuna perii.
Nell'anno 565 Giustino II Cu-
ropalata, o maestro di palazzo, fu
sollevato all' impero, essendo nipo-
te del precedente Augusto ex so-
rore. Consolidò egli la sua foi'tuna,
sposando Sofia sua cugina, figlia
della famosa imperatrice Teodora
vedova di Giustiniano I. Per sem-
phci sospetti, Giustino II fece ucci-
dere un suo cugino, e tolse il co-
mando d'Italia a Narsete, istituen-
do r esarcato di Ravenna che pel
primo venne dato a Longino, in
uno a que' ducati, che poi diven-
nero preda dei longobardi. Fu ver-
so l'anno 568, che incominciando
in Italia il regno de' longobardi ,
gl'imperatori d'oriente furono co-
stretti di govex'nare Pioma per mez-
zo di capitani, e Ravenna per esar-
chi, i quali durarono cento e ottan-
taquattro anni, Giustino II, avvili-
to dagli avversi successi di Persia,
soggiacque ad alienazioni mentali ,
per cui associò all' impero il trace
Tibei'io II Costantino, capitano del-
le sue guardie. Questi nel breve
suo impero domò i persiani col
braccio del generale Maurizio, che
dichiarò cesai-e, ed a cui diede la
propria figlia Costantina per isposa,
preparandogli così la successione al-
l'impero. Nel 582 segnalò Mauri-
zio l'avvenimento al trono con un
esemplar tratto di pietà filiale, fa-
cendo venire in corte i viventi ge-
nitori, che onorò con pubblici os-
sequi. Maurizio sostenne in Italia
co' longobardi , e in Asia co' per-
siani l'onore dell'impero; ma gli
unni, detti Avaria gli furono mo-
lesti, avendo preso di mira la Tra-
cia, e trucidato dodici mila prigio-
ni per aver ricusato l'imperatore
iMaurizio di pagarne il tenue ri-
cos
scatto. Ciò talmente indispose i po-
poli contio l'imperatore, che, a-
vendo ordinata uuova marcia con-
tro gli avari, i soldati si ammuti-
narono, e spedirono il centurione
Foca a deporlo. Questi per accla-
mazione vestì la porpora imperia-
le, raggiunse in Calcedonia il fug-
gitivo Maurizio, che dopo aver ve-
duto trucidai-e cinque suoi figli,
venne egli pure trucidato col pro-
prio fratello Pietro, in uno ai prin-
cipali grandi di sua corte.
l^all'anno 602 al 610 l'impera-
tore Foca governò da tiranno l'im-
pero. I longobardi e gli avari col-
legati assai lo molestarono, sicco-
me fecero i persiani. Il general Ger-
mano peri nella battaglia, ed aven-
done perduta un' altra, Leonzio fu
degradato, ed in catene venne li'atto
per !e vie di Costantinopoli. Quindi
Foca affidò gli eserciti al proprio
fratejlo Demenziolo Curopalata , il
quale trasse in inganno il general
WarsetCj che dalle file imperiali era
passato a comandare i persiani, ed
in onta de' giuramenti lo fece con-
durre a Costantinopoli, e perii'e nel
fuoco. Diede in moglie la sua figlia
Doinenzia al patrizio Prisco coman-
dante delle guardie; ma indispetti-
to dagli applausi, che gli sposi otten-
nero ne' pubblici spettacoli, fece de-
capitare i deputati, e per le gi'ida
del popolo a stento si astenne da
alili gravi eccessi. La vedova di
INI.iuiizio, e le tre figlie perirono
sotto vari pretesti, e niun cittadino
andava in salvo dall' ira sua , che
giunse all'eccesso, nel veder la ple-
be malcontenta nel circo, di ordi-
nr,re che fosse trucidata alla rin-
fusa. Fu questo il segno della ri-
bellione sostenuta dal generali; Era-
clio , che lo stesso Prisco genero
dell" imperatore avea chiamato dal-
COS 23
l'Africa. Adunque ai piedi di Era-
clio venne condotto in catene l'ini-
quo Foca da Foli no, che in tal mo-
do vendicò l'oltraggio fatto al suo
talamo, e tagliandogli mani, e piedi,
fu decapitato, e la testa venne su
d' una picca portata pei quattordici
rioni di Costantinopoli, e per ulti-
mo ne fu bruciato il cadavere sulla
piazza.
Eraclio fu salutato imperatore,
mentre la decadenza della monar-
chia ogni giorno aumenta vasi; ciò
non pertanto coll'oro, e colle umi-
liazioni tenne in dovere gli avari,
che sino alle mura di Costantinopoli
portavano le loro audaci scorrerie :
quindi si volse a reprimere i per-
siani, che minacciavano mali mag-
giori, il re Cosroe, benché diverse
volte disfatto, ricusò costantemente
la pace : laonde in questa guerra
per la prima volta si vide arruo-
lato tra gli eserciti imperiali un cor-
po ausiliario di cavalleria composto
di quarantamila turchi, che allora
dimoravano tra il monte Caucaso,
e il mar Caspio. La ribellione di
Siroe, che fece morire d' inedia il re
persiano, pose termine ai combatti-
menti, e prezzo della pace fu il
santo legno della vera croce resti-
tuito con solenne pompa religiosa
da Eraclio stesso a Gerusalemme
nel dì i4 settembre, in cui la Chie-
sa ne celebra ancora la rimembranza.
.Ma in seguito per le irruzioni dei
saraceni il santo legno venne trasfe-
rito a Costantinopoli. II regno di
Persia restò poscia distrutto dal-
le orde de' mussulmani, come l'im-
pero perde la Siria, la Mesopota-
mia^ e l'Egitto dai medesimi sa-
raceni occupato. Oltre a ciò l'ere-
sia de' monoleliti turbò la quiete
de' cattolici, e per somma sventoj-a
r imperatore ne seguì gli errori.
a4 COS
Alla morie di Eraclio, avvenuta nel
64' 5 regnarono Costantino, ed E-
racleona di lui figli, e fratelli con-
sanguinei. Morì Costantino, ed Era-
cleona fu obbligato dalle truppe
ad associarsi all' impero il giovane
Costante II, figlio del defouto. Non
andò guari, che Eracleona fu depo-
sto, e, in un all' imperatrice Blarti-
na sua madre, deformemente mu-
tilato e bandito.
Costante II fu vizioso, ed inetto.
I saraceni lo vinsero in battaglia
navale, e sotto il comando del ge-
neral Moavia assediarono Costanti-
nopoli. L' impero sarebbe allora
terminato, se non insorgeva la guer-
ra civile tra i saraceni per la suc-
cessione al calidato. Ucciso per ge-
losia il suo fratello Teodosio, fuggì
Costante l' odio popolai'e passando
in Italia. Assediò Benevento, ma sì
con vergogna, che con perdita do-
vette partirne. Sì avviò alla volta
di Roma, ove entrò a' 5 luglio del
GG3, incontrato dal s. Pontefice Vi-
taliano, dal clero, e dal popolo con
solenne pompa. Olfrì Costante li
alcuni doni alle basiliche, ma in
pari tempo spogliò Roma de'su-
perstili ornamenti per adornarne
Costantinopoli. Passò in Siracusa,
ed ivi nel G68 fu da Andrea sof-
focalo nel bagno in vendetta del-
l' ucciso genitore. Costantino suo fi-
gho gli successe, ed ebbe il sopran-
noine di Pogouato perchè imber-
be, e punì colla morte l' armeno
Mezizi, che avea usurpato il titolo
imperiale. Tornato a Costantinopoli,
per cinque mesi fu assediato dai
saraceni , ciocche rinnovarono nei
successivi anni, ma sempre con
maggiori danni sia per le perdite
falle, sia per le tempeste sofferte,
che per le tante navi incendiate
dal famigerato y»oco-greco, in quel-
COS
la occasione inventato. Finalmente
dopo sette anni d'incursioni, si con-
chiuse coi saraceni una tregua di
trenta. Anche i bulgari che dal Iato
boreale ponevano sossopra la Tra-
cia, si contentarono con certi patti.
Costantino conferì il titolo di augusti
ai fratelli Eraclio, e Tiberio, che
però ebbero mozzo il naso, e vennero
confinati in esilio, per averli il popolo
in una sedizione salutati imperato-
ri. Nel 685 ascese il soglio Giusti-
niano II figlio di Costantino, e
ruppe le convenzioni co' bulgari, e
co' saraceni : vinse i primi, e tras-
portò in Asia un corpo di schia-
voni ausiliari, eh' eransi sottomessi.
Quindi ebbe raflbrzata la sua armata
con trenta mila schiavoni, per com-
battere i saraceni, costrignendo alla
ritirata il loro generale Maommed.
Questi però corruppe coli' oro venti
mila schiavoni, che, abbandonando
le insegne imperiali, i saraceni ri-
presero la superiorità, e fugarono
il nemico. Giustiniano II pieno di
sdegno fece trucidare i dieci mila
schiavoni rimasti fedeli, insieme al-
le loro mogli e figli: indi raddop-
piò co' sudditi le estorsioni, avendo
per satelliti Stefano, e Teodoro.
Laonde i disgraziati orientali , o
erano vessati dal tiranno, o presi
prigioni dai saraceni, che per su-
perstizioni uccidevano nelle cam-
pagne tutti gli animali neri.
Imperversando Giustiniano li, il
patrizio Leonzio uscito di prigione
provocò la rivolta, fece mutilare, ed
esiliare l' imperatore in Crimea, e
condannare alle fiamme i due satel-
liti. Dipoi la guarnigione di Can-
dia acclamò imperatore Tiberio suo
Drongario, o colonnello detto yfpsi-
maro, si avviò a Costantinopoli cui
il tradimento aprì le porte, e fece
tagliare orecchie e naso a Leonzio,
cos
indi lo confinò in un monistero.
Ma V esule Giustiniano II, che per
la privazione dei naso era appellato
Rìnolmeto, maturava il disegno di
risalire il trono, e benché corresse
pericolo di essere ucciso prima da-
gli abitanti di Cherson, e poi dal
Cagano de' turchi Cazari, fra' quali
erasi rifugiato, sposandone la figlia;
tuttavia gli fu dato di raunare una
armata di bulgari, e schiavoni in
mezzo a' quali e per un acquedotto
entrò in Costantinopoli ove fece
decapitar Tiberio Apsimaro, e Leon-
zio suoi competitori. Allora con
ingratitudine volle far guerra ai
bulgari, ma dovette con vergogna
comprare la pace, Ravenna, che avea
parteggiato per Leonzio, fu da lui
condannata al saccheggio ed alla
strage, senza risparmiare l'arcivesco-
vo cui furono abbacinati gli occhi :
altrettanto voleva fare a Cherson,
mentre l'armeno Filippo Bardane
alla testa de' turchi Cazari fu ac-
clamato imperatore, e riconosciuto
per tale dal patrizio Mauro, che
comandava la flotta. Nel 7 1 1 entrò
Filippo in Costantinopoli, e Giusti-
niano II, col suo figlio Tiberio,
perì col supplizio . Il nuovo im-
peratore visse nell'inerzia, e nella
dissolutezza, lasciando che i bulgari
invadessero la Tracia, e i saraceni
la Pisidia. Seguace del monoteismo,
fu mal veduto dai cattolici, e non
mai riconosciuto da Roma : final-
mente il primo scudiere Rufo con
una mano di armati lo assalì nelle
sue stanze, strappandogli di fronte
gli occhi. Il primo segretario Ante-
mio l'egnò per breve ora col nome
di Anastasio II ; e sebbene si ado-
perasse per reprimere i baldanzosi
saraceni, e porre al coperto Co-
staulinopoli, fu dai soldati detroniz-
zato, e rilegato a Tessalonica.
COS a^r
Teodosio divenne imperatore nel
l'anno 7145 "la vedendosi incapa-
ce di governare rinunziò il potere,
che nel 7 1 6 occupò Leone, Isau-
ricOj ardito guerriero, atto ad af-
frontare i nemici. Subito incendiò
la flotta del califfo Solimano nel
porto di Costantinopoli, che voleva
bloccare, mentre il general Mazal-
ma per terra stringeva la città di
assedio. Indi nella successiva prima-
vera gli riuscì disperdere altra nu-
merosa flotta del califfo Omar II,
per cui la capitale dell' impero re-
stò libera. Dopo di ciò si disfece
di certo Basilio, che in Sicilia col
nome di Tiberio aveva affettato la
dignità imperiale, e del già impe-
ratoi'e Anastasio II, che ajutato
dai bulgari era uscito dal suo riti-
ro. Se Leone meritò encomii per
le militari imprese, la sua memo-
ria Tenne esecrata per la fatai
guerra, che mosse contro i vene-
ratori delle sagre immagini e il lo-
ro culto, ciocché gli sollevò contro
tutti i cattolici deli' impero. Il som-
mo Pontefice s. Gregorio II ado-
però ogni studio per convertirlo,
ma non potendo ottenere il di lui
ravvedimento, nell'anno 780 lo
scomunicò, ed assolvè l' Italia dal
giuramento fattogli, e dai tributi.
Il perchè ribellatasi l'Italia, molte
città si eressei'o in repubbliche o
signorie private, altre si diedero ai
longobardi, e il ducato di Roma,
con altre terre, spontaneamente si
sottopose al dominio di s. Grego-
l'io li: che però sotto di lui ebbe
principio ed origine il dominio
temporale de' sommi Pontefici. An-
che s. Gregorio III si adoprò per
la conversione dell' iconoclasta Leo-
ne, ma inutilmente, morendo que-
sti nell'ostinazione.
Costantino Copronimo gli succes-
36 COS
se nel 74 'j e come figlio suo ne
ereditò la fierezza, per cui la eresia
degli iconoclasti, e la persecuzione
delle sagre immagini, continuò con
iniquo ardore, mentre Pipino re
di Francia, chiamato in Italia nel
755 da Papa Stefano li detto III,
gli toglieva l'esarcato, e gli altri
italiani dominii. Il successore fìgliuol
suo Leone IV, detto Porfirogemlo ,
nudiì gli stessi perveisi sentimenti,
poco visse, e morì nel 780. L' im-
peratjice Irene sua moglie, e reg-
gente dell'impero educò il figlio
(^ostiuitino Por/ìrogenito a più sani
])iincipii. Questa donna intrapi'en-
«leute, dominata dall'ambizione, im-
])edi gli sponsali tra Costantino, e
liotruda primogenita di Carlo Ma-
gno, nel quale il Papa s. Leone
111 aveva rinnovato l' impero occi-
dentale neir 800, temendo che la
sua autorità diminuisse. Divenuto
Costantino maggiore, pervenne ad
< nianciparsi dalla madre, che per al-
tro richiamò per l'infelice riuscita
di una spedizione contro i bulgari,
«]uindi per gelosia di stato fece cavar
gli occhi a lutti i suoi zii, ed in mo-
do atroce punì l' insubordinazione
<li alcuni reggimenti di Armenia,
liijcchè il rese odioso al popolo.
Allora la disumana madre ne prò
lino per detronizzarlo, e privarlo
della vista, essendo morto dagli spa-
simi di quella tormentosa opera-
zione. Giunta Irene per così atroci
vie al colmo degli ambiziosi suoi
voti, a porsi al coperto dall'irrita-
to popolo, meditò coli' offrire la sua
mano all'imperatore Carlo Magno
la liunione dei due imperii. Men-
tre ciò trattavasi, cioè nell'So^, il
patrizio INiceforo Logoteta la balzò
dal trono, la rilegò a Lesbo in un
jiionistero, prendendo le redini del-
l' impero, quando inutilmente arri-
cos
vnrono in Costantinopoli gli am-
basciatori di Callo JMagno. L'ar-
mata d'oriente sdegnatasi dei mali
tiattamenti fatti da ]\iceforo ad Ire-
ne, si sollevò acclamando il buon
generale Bardane detto il Turco,
che sebbene felicemente giungesse
al Bosforo, non volle acconsentire
alla guerra eivile, e si ritirò in un
monistero, colla promessa che ivi
]Nicef(jro non lo avrebbe molestato :
non passò molto, che lo fece ac-
cecare, ne confiscò i beni , e punì
i di lui seguaci.
Niceforo volle battersi co^ sara-
ceni, ma dovette convenire a ver-
gognosi accordi. Provocò quindi i
bulgari, ed internatosi in luoghi
inaccessibili, trovò il passo chiuso
dal re Crunno, che inviluppò liu
e r esercito. Il principe Stauracio,
gravemente ferito, a stento potè ri-
condurre a Costantinopoli gli avan-
zi dell' esercito imperiale, ed appe-
na divenuto imperatore, volle orna-
re colle insegne imperiali la sua
moglie Teofania di Atene, ed uden-
do i voti del senato e dell' esercito
concorrere in favore di Michele I,
Curopalata, detto Rangabo, per
volontaria abdicazione andò a termi-
nare nel chiostro i brevi suoi gior-
ni. INIichele I buono quanto inetto,
nell'anno 811, prese per collega il
figlio Teofilatto, ed assalito dai sa-
raceni, e dai bulgari, scacciò i primi
a mezzo del generale Leone /' Ar-
meno, marciò personalmente contro
i secondi, e ricusò il cambio dei
prigionieri come pegno di pace.
Le sue truppe furono disperse, per
cui Leone ne arringò gli avanzi,
ed alienandoli dall'imperatore, ne
occupò il luogo, e piombando sui
bulgari riportò vittoiia, e la bra-
mata pace. Per gelosia Leone fece
evirare Teofilatto^ come a danno
cos
dell* unità cattolica protesse l'eresia
degli iconoclasti disprezzatoii dei
culto delle sagre immagini. Miche-
le II, detto ìL Balbo, comandante
delle sue guardie, congiurò a danno
di Leone, ma questi oidinò che si
mandasse alle fiamme. Era la yigi-
lia del Natale del Signore, quando
veniva ad esse condotto : laonde
per la solennità di tal giorno l'im-
peratrice Teodosia ne fece sospen-
dere l'esecuzione: ma benché l'im-
peratore custodisse le chiavi della
prigione ove venne rinchiuso, i con-
giurati atterriti dalle minacce di
denuncia, colle quali Michele II
istigavali a liberarlo, travestiti in
abito chiericale, piombarono su Leo-
ne in chiesa al canto del mattuti-
no, lo trafissero con piìi colpi, ed
evirarono i quattro suoi figli per
vendicare Teofilatto. Co' ferri stessi
co' quali era avvinto sa Ti Michele
II sul trono, e subito dovè com-
battere il competitore Tommaso,
che spacciavasi per Costantino Por-
firogenito , scampato dalle insidie
della barbara madre Irene. Con
formidabile esercito occupò le pro-
vincie di Asia, e si presentò con
una flotta innanzi Costantinopoli ;
ma i bulgari, accorsi in ajuto del-
l' imperatore, ne accelerarono la
disfatta, ed avendo riparato in
Adrianopoli, fu poi dalle stesse sue
guardie consegnato all' imperatore,
che gli fece tagliare mani e piedi
alla presenza dell'esercito, e fra le
angosce il fece perire.
Nell'anno 829, a Michele II suc-
cesse il figlio Teofilo anch'egli fa-
natico iconoclasta, che molte guer-
re sostenne co' saraceni, nelle quali
due volte avrebbe perduto la vita,
se non lo salvavano i due va-
lorosi generali Teofobo, e Manuel-
Io. Questi ebbe in premio di fug-
GOS 27
gire al campo saraceno per iiori
perdere gli occhi, e rappacificatosi
coll'imperatore, adoprò il .suo brac-
cio a nuovamente salvarlo; e Teo-
fobo acclamato imperatore dai per-
siani al servizio greco, e senza sua
colpa, benché .si desse a disposizione
di Teofilo per bandire qualunque
sospetto, venne per suo ordine ben-
ché moribondo, inumanamente de-
capitato; anzi Teoillo spirò tenendo
fra le mani la testa del suo rivale.
La impeiatrice Teodora governò nel-
la minorità di Michele III suo fi-
glio, coi tutori Teottisto eunuco,
Manuello, ed il patrizio Barda. Sot-
to di essa le sagre immagini po-
terono liberamente venerarsi, e ces-
sò la discordia, che tanto aveva a^i-
tati gli animi. I bulgari coiiCerma-
rono i trattati, ed allora furono ster-
minati i manichei-pauliciani di Ar-
menia. Barda, fratello dell'impera-
trice, aspirò all'impero, e talmente
corruppe il giovine Michele III, che
divenuto maggiore di età trovossi
inabile a regnare, e solo capace di
gozzoviglie, e dissolutezze. L'impe-
ratrice Teodora ì\\ chiusa in moni-
stero colle due figlie; quindi Barda
allontanòi contutori, bandì il patriar-
ca s. Ignazio, cui surrogò Fozio,
ed ebbe il titolo di cesare. Però
pei maneggi di Basilio il Macedo-
ne, colla testa pagò la sua ambizio-
ne. Basilio divenne collega nell'im-
pero di ]Michele III , e volendo
frenare le di lui brutalità, ne pro-
vocò lo sdegno, di cui sarebbe sta-
ta la vittima, se non avesse preve-
nuto il disegno, uccidendo di pro-
pria mano l'imperatore quando era
ubbriaco. Divenuto Basilio regnante
assoluto, ristabilito l'ordine nel go-
verno, richiamò in Costantinopoli
-s. Ignazio, raccolse in un sol cor-
po le leggi inq)eriali, trasportando-
28 COS
le nel greco idioma, per cui dal
suo nome questi libri si dissero Ba-
siliche. TullavoUa l'intruso Fozio,
come dicemmo, seppe ricuperare la
giiizia dell'imperatore, presentandogli
una effimera genealogia, che lo faceva
discendere da Tiridate re di Arme-
nia, e n'ebbe in premio la restituzio-
cos
glone, l'imperatore gli fece tagliare
una mano, e siccome non desistet-
te dalle sue prave mire, perì nelle
fiamme. Saraceni e bulgari mole-
starono r impero, quando nel 984
comparvero per la prima volta due
nazioni sconosciute ad infestare la
Tracia. I turchi forzarono le porte
ne della sede patriarcale dopo la caucasee, ove dal loro nido di Tar-
uiorle di s. lanazio. Avea associato
Ignazio.
all'impero il primogenito Costantino
che morì immaturo; e Leone altro
suo figlio per una calunnia di Fozio
fii sul punto di perdere la vita, ma
dopo lunga prigionia, nell'SSG, col
nome di Leone '\\ filosofo, successe al
padre.
Leone favorì le lettere da lui
coltivate, e i letterati, condannando
per sempie lo scandidoso Fozio in
un monistero. Di continuo fu alle
prese co'saraceni invasori de'dominii
d'Italia, e co'bulgari, che gli vende-
rono a caro prezzo la pace. Dalla
quarta moglie nacque Costantino
Por/iivgeiiilo, che in tenera età suc-
cesse al genitore, il perchè lo zio
Alessandro, dichiarato imperatore
dal fratello, fu reggente, e morì
da intemperante. Costantino dovet-
te combattere un possente rivale,
cioè Costantino Duca, comandante
dell'armata in Paflagonia, che osò
entrare in Costantinopoli, e perdet-
te la vita all'ingresso del palazzo im-
periale. Dipoi Leone Foca, e Ro-
mano Lecapene, generali dell'impe-
ratore, si disputarono il di lui favo-
re per impadronirsi della sovranità,
Leone morì, e Promano giunse a
dare la figlia in isposa a Costanti-
no, per cui venne associato all'im-
pero, e Zoe madre di Costantino
dovette ritirarsi in un monistero. Cer-
to Basilio di Macedonia si finse es-
sere Costantino Duca redivivo, e su-
scitò non pochi torbidi. Fatto pri-
taria erano discesi, e misero a fer-
ro e a fuoco i luoghi percorsi. Il
patrizio Teofane fu mandato contro
di loro, e riuscì a rispingerli oltre
il confine, e a riscattare i prigioni.
I russi condotti dal re Inger co-
prirono il mare di navigli, e mi-
nacciavano la stessa Costantinopoli.
Teofane ancor con essi si coprì di
gloria, mise in fiamme molti vascel-
li, disperse i soldati, e fece perire
chiunque mise piede a terra. I tur-
chi fecero un secondo tentativo, e ne
fu conseguenza una tregua di cin-
que anni.
L'imperatore Costantino, mal sof-
fercndo la preponderanza di Ro-
mano suo collega, fece entrare nel-
le sue viste l'ambizioso Stefano suo
cognato, e primogenito di Romano,
il quale con riprovevole audacia,
fece assalire il padre, e racchiuder-
lo in monistero, dividendo quindi il
trono con Costantino, e col minor
suo fratello di nome pur Costanti-
no. Questa lega poco durò, giacché
il Porfirogenito fece imprigionare
i due snaturati figli di Romano, e
tornò solo a governare, arte che
veramente non conosceva, ad on-
ta che non mancasse d'ingegno, né
di amore alle scienze. Quindi rinun-
ziò il comando all'imperatrice Ele-
na, ed all'eunuco Basilio gran ciam-
berlano, dichiarando collega nell'im-
pero il proprio figlio Romano: que-
sti ad istigazione di Teofanona sua
moglie avvelenò il padre più per
cos
darsi senza ritegno in preda ai \i-
zii, che per avidità di regnar solo.
I generali di Romano, Leone Foca,
e Kiceforo Foca nel breve suo im-
pero sostennero con vittoria le ar-
mij come il gran ciamberlano Giu-
seppe ne sostenne le cure, restando
alla di lui morte tutore de'figli an-
cor bambini, mentre ISiceforo dal-
l'armata fu elevato al trono impe-
riale. Sposò egli la vedova Teofa-
nona, la quale ciò fece per politica,
per cui dipoi entrò nella congiura
ordita dai generali Giovanni Zimi-
sce, e Burtza, cui faceva eco l'odio
popolare. Teofanona agevolò l' in-
gresso nella stanza di JXiceforo ai
congiurali , che l'uccisero allorché
dormiva. Zimisce si cinse il capo
dell'imperiai corona nel 969, asso-
ciandosi Basilio, e Costantino figli
di Romano il Giovine. JNell'anno se-
guente trecento mila russi si pre-
sentarono sulle frontiere della Tra-
cia, e vi penetrarono furiosi, sino al-
le porte di Adrianopoli. Bai-da Scle-
ro, cognato dell'imperatore, con po-
ca truppa fu spedito a difendere
la città: si mantenne sulle difese,
tollerò le beffe e le provocazioni ,
finché profittando della crapula cui
eransi abbandonati i russi, ne fece
tale strage, che pochi rividero la Sci-
zia, Ciò non pertanto i russi ricom-
parvero passati due anni con forze
formidabili: ma Zimisce li prevenne
in Bulgaria assediando Perstalba
metropoli, e facendo de' russi, che
incontrò per via, sanguinosa carni-
ficina. La città cadde in potere dei
greci, ed ottomila russi che difen-
devano il forte furono passati a fll
di spada. Barise re de'bulgari fatto
prigione fu liberato dall'imperatore,
e la capitale bulgara assunse il no-
me di Giovannopoli. I russi lasciaro-
no libera la Bulgaria^ e divennero
COS 29
alleali de'greci. Zimisce ebbe in Co-
stantinopoli gli onori del trionfo ;
ma mentre voleva reprimere le
ribellioni d' Asia, 1' eunuco Basi-
lio gran ciamberlano lo fece peri-
re di veleno, in vendetta d'un mot-
to dell' imperatore sulle sue stra-
bocchevoli ricchezze.
JN'el 975 continuarono a regnare
Basilio, e Costantino colla madre
Teofanona richiamata dall' esilio,
dove l'avea tenuta Zimisce, e l'eu-
nuco Basilio si mantenne nel moni-
stero. Barda Sclero, e Barda Foca
si ribellai'ono prendendo la porpora
imperiale, e dopo diversi azzuffa-
menti conchiusero dividersi le prò-
vincie . Foca tradì il competitore,
lo fece prigione , indi marciò in
Costantinopoli, però cadde morto
dal cavallo, o di veleno, presso Scu-
tari. Sclero accettò il perdono di
Basilio, che lo dichiarò Curopalata.
Arse di nuovo la guerra cogli ir-
requieti bulgari : il general Niceforo
Urano li vinse in riva allo Sperchio,
e l'imperatore Basilio li disfece inte-
ramente sull'Assio, proseguendo una
serie di tiionfì e conquiste, ed in-
viando alle loro case quindici mila
prigionieri dopo averli privati di
occhi: uno solo ne lasciò a cento,
perché servissero di guida a' com-
pagni. In tal modo la Bulgaria ri-
mase tutta sottomessa a Basilio, che,
volgendo l' animo a domar i sara-
ceni, fu colto dalla morte, seguendo-
lo nel sepolcro l'inetto imperatore
Costantino suo fratello, solo rino-
mato per laidezze. Egli designò
Romano Argiro grande dell' impe-
ro a succedergli nell'anno 1028 al
trono , pel quale sagrificò le pri-
vate e tenere affezioni, ripudiando
una degna moglie per isposarsi a
Zoe figlia di Costantino. Teodora
sorella dell'imperatrice cospirò con
3o COS
certo Piusiano contro Romano; ma
sì la sua congiura, che quella di
Costantino Diogene, furono puni-
te severamente. L' imperatore nella
campagna contro i saraceni d'Asia,
dovette la propria salvezza alle sue
guardie. L' impudica Zoe invaghi-
tasi d' un paflagone per nome Co-
stantino, che in Costantinopoli e-
sercitava il mestiere di cambista,
colla taccia di monetario falso,
concepì il nero disegno di perdere
il marito, e dividere coli' adultero
talamo e soglio. La perfida prima
col veleno poi col bagno fece mo-
rire Romano, salendo l'indegno Co-
.stanlino sul trono nell'anno io34.
Il paflagone dai rimorsi perde il
sennp, ma tutta volta ottenne da
Zoe r adozione per figlio di Miche-
le, nato da Stefano Calafato suo
fratello, ed in un chiostro si ritirò
a piangere i suoi detestabili falli.
Zoe fece coronare ÌNIichele V, Ca-
liifatOj, che avendo preso di mira i
favoriti dell' imperatrice madre, e
lei medesima, per gelosia confinò in
monistero ; però fu punito da una
commozione popolare, perde gli oc-
chi, e confinato venne in monistero.
Zoe, e Teodora furono imperatrici
sovrane per tre mesi, e la prima
sposò quindi l' antico suo drudo
Costantino Monomaco, che Michele
di Paflagonia per gelosia avea esi-
liato. Costantino Monomaco inco-
minciò a regnare nel io42, ma i
suoi talenti subito si oscurarono.
Egli privò del grado di generale
Giorgio Maniaco, e lo diede a R.o-
mano Sclero fratello di Sclerena
sua favorita, e Giorgio all' incontro
si fece acclamare dalle truppe ; ma,
mentre riportava vittoria, da una
ferita morì. Leone Tornicio parente
dell' imperatore attentando a succe-
derlo, fu acciecato. Costantino dopo
COS
la morte di Zoe, dichiarò Niccforn
Brienna per successore; ma Teodora
appena il seppe, benché sessagenaria,
si fece riconoscere, ed abilmente per
venti mesi impugnò lo scettro, sen-
za che i turchi seliucidi, i quali
guidati dal conquistatore Togrulbeg
sino dal io45 avevano invase le
Provincie di Asia, facessero ulterio-
ri progressi. Il vecchio generale Mi-
chele Slraziottico fu designato suc-
cessore della moriente Teodora, e
contento egli del titolo imperiale, e
del nome di Michele VI , lasciò il
governo in abbandono ad una mi-
nisteriale oligarchia. Teodosio , cu-
gino del Monomaco, invano affac-
ciò i suoi diritti per detronizzarlo;
ma i generali convocati in s. Sofia
convennero nella deposizione di Mi-
chele VI. Prima però vollero in
rimpiazzo eleggere il più degno, e
per rinunzia di Catacalone, che a-
veano prescelto, il quale si scusò
per la grave sua età, i voti si riu-
nirono in favore d'Isacco Comne-
no, il quale con una pronta vitto-
ria si aprì l'adito al palazzo impe-
riale.
Isacco fu imperatore nel loSy,
e subito si diede a ricomporre l'e-
difizio sociale, infinitamente guasto
dalla piìi scandalosa corruttela di
tanti mostri coronati : si occupò
persino del clero, si oppose con va-
lore agli ungheri, ed ai turchi patzi-
naci ; ma allorché tutti avevano con-
cepito sopra di lui le più liete spe-
ranze , un fulmine lo fece cadere
da cavallo , mentre recavasi alla
caccia. Isacco ricevette ciò come un
celeste avviso, che lo invitasse a pe-
nitenza, e si ritirò fra' monaci. Al-
la privata grandezza domestica dei
suoi parenti preferì il pubblico van-
taggio, e in vece di porre sul tro-
no i congiunti, vi elevò nel loSg
cos
Costantino Duca, alla qunle elezio-
ne sì il senato, che il popolo fe-
cero plauso. Costantino era caldo
amatore delle lettere , e de' scien-
ziati, e soleva dire, che al brillar
del diadema, avrebbe anteposto l'im-
mortalità acquistata coli' ingegno.
JVon deve però occultarsi, che 1' a-
varizia offuscò le sue egregie doti,
e per mancanza di truppe espose
r impero ad incursioni. Di fatti i
turchi neir Asia fecero non pochi
progressi, e seicentomila uzii, di ori-
gine turcomana, valicarono il Da-
nubio, inondarono la Tracia, e se
la spada dei bulgari ed il conta-
gio non li mieteva , l' impero sa-
rebbe slato in pericolo. Morì Co-
stantino, lasciando figli di tenera
età in cura di Eudossia loro ma-
dre, la quale siccome saggia presto
si avvide di essere incapace a go-
vernare, ed assalita in Asia dai
turchi seliucidi, inviò a combatterli
Romano Diogene , levandolo dal
carcere ove trovavasi per aver co-
spirato al supremo potere. Il titolo
d' imperatori rimase ai giovanetti
Michele Andronico, e Costantino;
ma Eudossia fé' che il patriarca
Sifilino l'assolvesse dal voto di non
passare a seconde nozze : promise
di sposar Barda suo nipote, ma
diede in vece la destra a Romano.
Molte forze questi appose ai tur-
chi baldanzosi, ma non ebbe cor-
rispondenti successi , massime nel
terzo sconlro per la defezione dei
turcomani, e pel falso allarme spar-
so fra le truppe del cesare Giovan-
ni Duca. R.omano restò prigioniero
del sultano Alp-Arslan, che lo trat-
tò onorevolmente, e lo rimandò a
Costantinopoli contento di un mo-
derato riscatto.
Frattanto Giovanni Duca suscitò
in Costantinopoli la rivoluzione, fe-
COS 3r
ce radere la chioma all' impei'atri-
ce Eudossia, che in monistero pas-
sò ad attendere utilmente agli slu-
di, e proclamò nel 107 1 impera-
tore Michele Duca, detto Parapi-
uace. Romano Diogene fu posto in
ceppi neir Armenia , e con tanta
crudeltà acciecato, che ne morì.
Debole di carattere , Michele ebbe
un regno periglioso, dappoiché pri-
mieramente ai turchi seliucidi del-
l' Asia si unì la ribellione di Rus-
sellio comandante un corpo di
fi'anchi, o latini, ausiliario degl'im-
periali guidati da Isacco Comneno:
le misere provincia d'Asia soggiac-
quero a gravi disastri , ed Isacco
dopo sanguinoso conflitto restò pri-
gioniere de' turchi. Riuscì a R^ussel-
lio di far prigione Giovanni Duca;
ma poi ambedue caddero in pote-
re del sultano, il quale in seguito
permise che si riscattassero. R^us-
sellio di nuovo si ribellò, per cui
Alessio Comneno lo condusse inca-
tenato a Costantinopoli. Devastan-
do le Provincie europee i turchi
patzinaci , gli schiavoni e i croati,
voleva IMichele Duca associare al-
l' impero il valoroso generale ÌNice-
foro Erienna ; ma cangiando con-
siglio, lo spedì a combattere in
Bulgaria, dove tra lo strepito dei
trionfi, r esercito lo acclamò impe-
ratore. Contemporaneamente in A-
sia egual titolo avea assunto Nice-
foro Botoniate: anzi avendo guada-
gnato il sultano Solimano fondato-
re della dinastia dei seliucidi d' I-
conio, si fece anche strada ad un
partito in Costantinopoli, al quale
r imperatore JMichele doveva cede-
re, chiudendosi in un chiostro. 11 Bo-
toniate col favore di Alessio Comne-
no vinse il competitore Brienna, e
l'altro JNiceforo Basilace, che in iMa-
cedonia avea presa la porpora ini-
32 COS
penale ; laonde ambedue perdettero
gli occhi, secondo l'infame politica
di qua' tempi. Il nuovo imperatore
provocò la collera del normanno
Roberto Guiscardo conte di Puglia,
rimandandogli la figlia Elena, desti-
nata sposa al deposto Michele. Cos\
perdette i possedimenti d' Italia ca-
duti in potere degl' invasori nor-
manni.
Germano, e Borilo, di slava ori-
gine, ministri favoriti del Botonia-
te, ne affrettarono la perdita, con-
giurando contro i prodi generali
Isacco, ed Alessio Conineno, che po-
co mancò non perdessero gli oc-
chi, nel loSi, se di concerto col
comandante Pacaziano non depo-
nevano r imperatore. Venne offerto
il trono ad Alessio, intanto che il
cognato Niceforo Melisscno in Asia
coir aiuto de' turchi seliucidi, dichia-
ravasi imperatole: il Betoniate ce-
dette alle circostanze, ed abdicò la
corona , contentando Alessio il co-
gnato col titolo di cesare: quindi
nominò suo fratello Isacco Sehasto-
cratore, dichiarando questa nuova
dignità superiore alle altre. Alessio
incominciò a regnare coli' imporre
ai turchi seliucidi d' Iconio giunti
sino al Bosforo, cacciandoli al di
là della Bitinia. Così guadagnò pace,
e potè rivolgersi contro Guiscardo,
che con Boemondo suo figlio aveva
messo piede in Corfìi , ed assedia-
va Durazzo. La repubblica veneta
sola accorse in sostenimento dell' im-
pero orientale, disperdendo la flot-
ta normanna; ma Alessio fu scon-
fitto in terra, e ferito, né potè
disputar Durazzo al Guiscardo. Tut-
tavolta la discesa dell" imperatore di
occidente Enrico IV nell' Italia me-
ridionale, fu un utile diversivo per
Alessio. Boemondo invocò il paterno
aiuto di Guiscardo, che coU'altro fi-
cos
glio Ruggiero si accostò all' TlHrio
colla flotta. Se due vittorie ripor-
tarono le flotte veneto-greca, in una
terza ottenuta dal Guiscardo, do-
dicimila prigioni furono mutilati ,
ma nella quarta i normanni ven-
nero compiutamente disfatti e al
doge di Venezia Vitale Fallerò, di-
chiarato Profosebaste, venne data,
nel io84j l'investitura della Dal-
mazia, e della Croazia. Quindi la
morte di Guiscardo, e le discordie
fra Ruggiero, e Boemondo per la
paterna successione, allontanarono
da Alessio ogni timore.
L' impero da tutti i lati fu al-
lora investilo furiosamente dai tur-
chi : il perchè l'imperatore si vide
costretto ad invocare l' aiuto dei
principi occidentali, onde ebbe ori-
gine la prima crociata. Però il dis-
ordine , con cui furono accompa-
gnate le prime spedizioni in massa
di Gualtieri detto Senz' avere ^ non-
ché quelle di Pietro 1' Eremita, di
Godcscalo, e di altre turbe senza
capi, nell'imperatore eccitò un se-
rio allarmo. Indi il principe fran-
cese Ugo, il Grande, nel discen-
dere all'improvviso su Durazzo col
duca di Normandia, col conte di
Blois, ed altri signori, fu scortato
a Costantinopoli, ed ivi ritenuto,
finché il pio e celebre Croffredo di
Buglione non obbligò colle minac-
ce a liberarlo. Queste ulteriori ar-
mate, benché regolari , per gelosia
furono male accolte da Alessio , il
quale costrinse Goffredo ad impu-
gnar due volte le armi contro i
greci, eh' erano destinate a domare
i nemici del nome cristiano, segua-
ci di Maometto , e del suo Alco-
rano. Tuttavolta venne promesso
ai crociati, che nell'impero sareb-
bero favoriti, purché ad esso ras-
segnassero i conquisti, che facesse-
cos
10 sui turchi. In fatti Nicea subi-
to fu restituita, ma non vedendosi
l ripromessi soccorsi, Antiochia ven-
ne eretta in principato a favor di
Boemondo, di che Alessio Comne-
uo mosse querela. Boemondo la-
sciò il nipote Tancredi in Antio-
chia , e comparve sotto Durazzo ,
terminando queste differenze con pa-
cifici accordi , come vennero conte-
nuti i seliucidi di Persia.
iSel 1118 fu assunto all'impero
Giovanni Comneno, che, per la rara
sua avvenenza, venne chiamato Ca-
logiantiìj ma Anna sua sorella ,
moglie di TSlceforo Brienna, per
ambizione corruppe le guardie per
farlo assassinare. Conquise Giovanni
i turchi patzinaci, ed i triballi, che
dal Danubio eransi sparsi a deva-
stare la Tracia. Anche contro i tur-
chi d' Iconio le sue armi sarebbo-
no state vittoriose; ma l'apostasia
lagrimevole di Giovanni, figlio del
suo terzogenito Isacco che, fattosi
maomettano, sposò la figlia del sul-
tano d'Iconio, fu causa dell' inter-
rompimenlo de' suoi trionfi , e dis-
])ose, che premorti il primogenito
Alessio, ed il secondo nato Andro-
nico, in luogo d' Isacco, l' ultimo
genito Mannello venisse elevato al-
l' impero. Pviuscì tuttavia a Gio-
vanni di obbligar alla pace i tur-
chi d' Iconio, e a dichiararsi suo
vassallo, Raimondo principe di An-
tiochia. In seguito si oppose gran-
demente ai successi della nuova
crociata, che Corrado li imperato-
re di Germania, e Lodovico ^l^
re di Francia spingevano in olien-
te : anzi volle porsi d' accordo coi
mussulmani per distruggerla, men-
tre conservava coi crociati appa-
rente amicizia. Frattanto Piuggiero
re di Sicilia occupò Corfìi, e le
coste di Etoliaj e dell' Acarnania,
VOI XVMI.
COS 33
riportandone considerabili ricchez-
ze : riuscì all' imperatore con po-
derosa flotta di far rispettare Ja
sua autorità, indi si pacificò con
Guglielmo successore di R.uggiero,
e frenò i dalmati , e gli ungheri ,
che avevano favoreggiato l'inimico.
Per ultimo sostenne lunga guerra,
con vari successi, contro il sultano
d'Iconio Kilidge, col quale con-
venne un trattato,
Alessio Comneno, figlio di Gio-
vanni, ebbe misero, e breve regno,
e prendendo le redini del governo la
imperatrice Maria d'Antiochia sua
madre, ne provocò l' odio pubblico
pel favore accordato al Protoseba-
sle Alessio Comneno. Subito i tur-
chi d' Iconio ne profittarono, e di-
chiararono la guerra; ma Androni-
co Comneno, altro figlio d' Isacco
posposto da Calogianni a Mannello,
dopo avverse vicende menando vi-
ta privala nella città di Oeneum,
si lusingò di poter aspirare al tro-
no. I suoi partigiani l' invitarono a
Costantinopoli, e il salutarono restau-
ratore dell' impero, ad onta che le
sue atrocità il deturpassero. In fatti
il Protosebaste perde gli occhi, i
latini furono tutti trucidati, perchè
esercitando il traftìco eransi straor-
dinariamente arricchiti, e l'impera-
trice Maria venne chiusa in moni-
stero, e poi strangolata. Con tali
sanguinosi auspicii Andronico fu
associato all' impei'O dall' indolente
Alessio, che per lui andò truci-
dato. Egual crudeltà egli esercitò
agli assedii di JNicea, e Prusa, che
non l'avevano riconosciuto; allor-
ché poi il re di Sicilia Guglielmo
II gli dichiarò guerra minacciando
Costantinopoli, ad ogni piìi piccolo
sospetto, faceva tagliar la testa dei
grandi, e voleva fue un inaudita
proscrizione, se l' ardito Isacco An-
3
34 cos
gelo, che coli' uccidere il minislio
Stefano si presentò per arrestarlo,
non avesse cagionato la generale
esplosione. Allora Isacco venne ac-
clamato imperatore correndo l'anno
I i85, e l'indegno Andronico ter-
minò fra i tormenti la vita. Isacco
obbligò i siciliani alla pace, ma non
andò guari, che i vallachi posero
in rotta gli eserciti di lui. Gli
storici attribuiscono a questo prin-
cipe l' infelice riuscita della cro-
ciala, colla quale l' imperatore di
occidente Federico I si recò nella
Palestina. Ad Isacco Angelo, e ver-
so il rigo, dai più critici viene
ascritta 1' istituzione del cavalle-
resco Ordine Costantiniano [Fedi),
che altri attribuirono a Costantino
il grande, da cui i Comneni si
vantavano discendere.
Sotto Isacco Angelo molti pre-
tesero all'impero, ed Alessio suo
fratello giunse a deporlo, ed a pri-
varlo della vita, chiudendolo in oscu-
ra prigione. Ad altro Alessio figlio
d' Isacco riuscì di fuggire in Roma,
per implorare il valido patrocinio
del sommo Pontefice Innocenzo III,
il quale lo accolse onorevolmen-
te. Quindi l'imperatore germanico
Fihppo di Svevia, che avea sposato
la di lui sorella Irene lo raccoman-
dò all'esercito de' crociati francesi,
e veneziani j eh' erano per riparare
in Palestina, fermandosi a Zara pei
quartieri d' inverno, e non aspettan-
do che la primavera per aprire la
campagna; l'esercito de' francesi era
di ventimila fanti, e di otto mila
cavalli, e quello de' veneti era com-
posto di settanta galere, settanta
bastimenti da trasporto, e da circa
cento venti vascelli armati da guer-
ra. Con tali aiuti Alessio si recò a
CoslantinopoH , che i crociali pre-
sero a' IO luglio deiraiuio i2o3
COS
per terra, e per mare: laonde po-
tè discacciarne lo zio, e liberare
il genitore Isacco. Questi allora as'-
socio all'impero il figlio Alessio; ma
per patto convenuto, oltre la riu-
nione della chiesa greca alla latina,
dovevasi ai crociati liberatori la
somma di duecento mai-che di ar-
gento, che per la rivalila delle due
nazioni non ebbe effetto, ed i
mezzi impiegati per incominciare
il pagamento del tributo esaspera-
rono gli animi. Vicino a morire
Isacco, Costantinopoli era in generai
commozione: ed il popolo adunatosi
nella vasta basilica di s. Sofìa, do-
mandava i' elezione di un nuovo
imperatore. Passati tre giorni in
esitazione, suo malgrado Nicolò Ca-
nabeo dovette accettar la corona.
Promotore principale della rivolta
fu Alessio Duca detto Marzujlo, che
diresse secondo la sua ambizione,
s' impossessò di Alessio Angelo, e
colle proprie mani 1' uccise ponendo
in catene il Canabeo. Fu allora,
che i crociati tornarono ad investi-
re Costantinopoli, e dopo replicati
assalti vi entrarono in mezzo al-
la strage. Marzuflo si salvò con
pronta fuga, ed il popolo elesse im-
peratore Teodoro Lascaris genero
di Alessio Angelo ; ma egli, invece
di accettare, invitò i cittadini a dis-
cacciare i nemici : tutti però vil-
mente restarono neghittosi, ed il
saccheggio durò molti giorni. I latini
entrarono nella città collo stendardo
reale, e coli' immagine della beata
Vergine, ohe gì' impei-atori avevano
1' uso di portar seco nei combatti-
menti. Indi i crociati nominarono
dodici commissari, metà francesi, e
metà veneziani, i quali elessero e
coronarono imperatore, Baldovino
conte di Fiandra, cioè a' i6 mag-
gio lio/j., uel poulificato d' iu-
cos
nocenzo III . Così ebbe principio
r impero dei latini in Costantinopo-
li, che durò cinquantasette anni.
Baldovino I, secondo i preceden-
ti accordi, cedette al suo competi-
tore Bonifazio marchese di Mon-
ferrato r isola di Candia, e gli stati
oltre il Bosforo, eh' egli cambiò pel
regno di Tessalonica, vendendo la
isola per mille marchi d' argento
alla repubblica di Venezia. Per o-
pera del pretendente e profugo
Alessio Comneno, Alessio Marzutlo
fu accecato, e poi precipitato dal-
l'alto, dai francesi, mentre Alessio
Comneno venne arrestato, e manda-
to in Germania. La Tracia fu sog-
gettata dal principe Enrico, fratello
dell'imperatore Filippo di Svevia;
ma resistendo Adrianopoli, Baldo-
vino I vi accorse, ed attaccò i bul-
gari capitanati dal loro re Gioan-
nicio, eh' erasi recato a soccori'ere
la piazza. Questi potè imprigionar
r imperatore latino, che dopo un
anno fu bax'baramente ucciso. Il
principe Enrico ne assunse la reg-
genza, dovette abbandonar Adria-
nopoli, e giunto in Costantinopoli
concordemente venne salutato impe-
ratore. I limiti deli' impero latino
erano brevi, dappoiché gli asiatica,
sino dal 1 2o4, avevano stabilito in
INicea la sede imperiale, prestando
omaggio a Teodoro Lascaris, che vi
si sostenne in onta di Alessio Com-
neno, e delle armi del sultano di
Iconio da cui era protetto; per lo
che il Comneno lasciò in una bat-
taglia la vita. Dall' altro lato non
mancarono gl'indomabili bulgari di
molestar la Tracia, e perì contro
di essi Bonifacio re di Tessalonica.
Intanto i veneti estesero su Corfù,
e sulle isole dell'Arcipelago il loro
dominio , - mentre gli avanzi dei
Comneni presero il titolo di despoti
COS 3d
dell'Epiro; e quando l'imperatore
Enrico divisava frenarne i successi,
morì. I baroni latini esitarono nella
scelta del successore, dopo la ri-
nunzia di Andrea re d' Ungheria:
laonde riunirono i voti su Pietro
di Courtenai, conte di Auxerre, ni-
pote di Ludovico VI re di Fran-
cia, e cognato degl'imperatori de-
fonti. Pietro si recò iu E.oma, e
colla sua sposa Violante, a' 9 apri-
le 12 17, ricevette le insegne impe-
riali dalle mani del Papa Onorio
III. Questo volle fare la funzione
nella patriarcale basilica di s. Lo-
renzo , cioè fuori delle mura di
Roma, non solo perchè l' imperu
orientale potesse perciò pretendere
diritti sull'occidente, ma anco per
un riguardo al patriarca di Costan-
tinopoli, cui era devoluta l'incoro-
nazione degl' imperatori greci.
Pietro passò nell' Epiro, non potè
ricuperare Durazzo, ma attraversan-
do gli stati di Teodoro per giugne-
re a Costantinopoli, fu stretto nelle
gole de' monti, per cui Teodoro gli
promise di farlo progredire, ed in-
vitatolo ad un banchetto, lo fece
caricare di ferri, ed uccidere dopo
due anni, restando le sue scelle
truppe disperse, od uccise. L'im-
peratrice Violante regnò in Costan-
tinopoli, ed i crociati erano per
vendicare il suo merito, quando il
despota Teodoro riuscì ad acco-
modarsi, reudendo al Papa il Car-
dinal legato Giovanni Colonna ar-
restato coir imperatore, e ricono-
scendone la primazia spirituale. I
francesi meditavano vendetta in uno
a Roberto di Courtenai, assunto
nel 12 19 all'impero per rinuncia
di Filippo suo maggior fratello,
pacificandosi a tal effetto con Teo-
doro Lascaris, imperatore di JNicea.
Questi però essendo morto, nel
36 COS
1722, gli successe il genero Gio-
vanni Duca Yatace, che tolse ai
francesi Adrianopoli ; indi il despo-
la Teodoro, occupalo il regno di
Tessalonica, e preso il titolo im-
periale, si avanzò nella Tracia ,
mentre Davide Comneno con egual
titolo imperava in Trehisonda. Per
le quali cose l'imperatore Roberto
si vide ridotto a mendicar la pa-
ce, e la mano della principessa Ku-
dossia Lascaris, la quale non [)o-
tendo ottenere, per sua sciagura
rivolse le sue mire alla figlia di
Baldovino di Neu ville, gentiluomo
dell'Artois, il quale violò la pro-
messa data ad un nobile borgo-
gnese, preferendo il trono. 11 bor-
gognone montò in furia, ed unito
a parecchi amici fece una notturna
incursione nel palazzo imperiale, e,
sorpresa la nuova imperatrice colla
sua madre, muldò barbaramente
la prima tagliandole il naso, e le
labbra, e gittò nel mare la seconda.
11 misero Roberto volò a Roma
per nascondere la propria vergo-
gna, ed implorare ajuto dal Pon-
tefice Gregorio IX, e mori nel ri-
tornar a Costantinopoli nell' anno
I 228.
Baldovino II suo fratello gli suc-
cesse i ma per la sua tenera età, la
reggenza fu data a Giovanni di
Brienna, già re di Gerusalemme:
laonde colla mediazione di Papa
Gregorio IX, s'ebbe il titolo impe-
l'iale sino alla maggiorità di Bal-
dovino li, ed alcuni feudi pe' suoi
discendenti. 11 valore di Giovanni
valse a contenere gli sforzi de'bul-
gari, e de' greci, che con poderose
forze si appressavano a Costantino-
poli. Tuttavolta invocò i soccorsi
dell' occidente , e poco dopo mo-
rì, e provvisoriamente Ansaldo Ca-
hieux fu fitto reggente. Intanto in
COS
Nicea ascese il soglio, sino dal ì 27.^,
Teodoro li Lascaris siccome figlio
di Yatace, e morendo lasciò la co-
rona al figliuolo Giovanni di anni
otto, e la reggenza a Giorgio Mu-
zalone da tutti odiato, e perciò
trucidato. Allora venne nominato in
Nicea reggente il gran contestabi-
le Michele Paleologo, sul cui capo
progressivamente si cumularono i
titoli di duca, di despota, e final-
mente d' imperatore colia promessa
giurata di conservare i giorni di
Giovanni Lascaris, e di restituirgli,
allorché fosse maggiore, la potestà
imperiale, da lui assunta nell'anno
1260 in Kicea stessa. L' imperatore
di Costantinopoli Baldovino 11, nel
1245, intervenne in Lione al con-
cilio generale XI 11^ celebrato da
Innocenzo lY, romano Pontefice. A
gara lo molestarono i bulgari, ed
i greci ; l'eclamò al Paleologo le
piazze tolte dai greci ai francesi in
Tracia, ma in vece il Paleologo e-
stese le conquiste sino sotto le mu-
ra di Costantinopoli, e, con un' ar-
mata condotta da Alessio Stratego-
pulo per condjattere il despota di
Epiro, gli riuscì di sorprendere Co-
stantinopoli ; e messa in fuga la
debole guarnigione, pose fine all'im-
pero latino e francese nel 1261,
coli' intelligenza, ed opera dei greci,
ch'erano nella città.
Baldovino II si rifugiò presso Man-
fredi, figlio naturale di Federico li,
di Svevia, e re di Sicilia, e Miche-
le Paleologo entrò trionfante in Co-
stantinopoli in mezzo allo Stiatego-
pulo, e al giovine principe Giovan-
ni Lascaris, al quale dopo pochi
giorni tolse la vista , rilegandolo
in perpetuo carcere. Per delitto s\
atroce, generale fu l'indegnazione, e
il patriarca Arsenio proibì all'usurpa-
tore l'ingresso nel tempio, né volle
cos
assolverlo malgrado le ripetute u-
iiiiliazioiii; ma il Paleologo. abusan-
do della forza, depose il patriarca,
ed alilo n'elesse a sé favorevole.
Intanto nell'occidente preparavasi
una formidabile crociata, ed il ze-
lante Papa Urbano IV eccitava a
seguirla Carlo I d'Angiò re di Sici-
lia, il quale esiln una sua figlia
in isposa a Filippo di Fiandra,
nato da Baldovino II, ultimo im-
peratore latino di Costantinopoli.
Vedendo il Paleologo il nembo, che
preparavasi a suo danno, ricorse
alla- frode, e lusingò tanto Urbano
IV, che il successore Clemente IV,
di riunir la chiesa greca alla lati-
na, inviando perciò i suoi conmiis-
sari al concilio II lionese adunato da
Gregorio X. I greci infatti si mo-
strarono seguaci ostinati dello scisma,
per cui conosciutosi l' artifizio del
Paleologo, si provocò le scomuniche
di Martino IV, e di ìNicolò IV. Nel
1283 gii successe il figlio Andro-
nico I Paleologo, che non potè im-
pedire al popolo di negar al padi'e
gli onori del sepolcro per la pro-
gettata unione delle due chiese.
Il nuovo imperatore greco si segna-
lò nella persecuzione contro i cat-
tolici latini, e nell' indifferenza alle
cure dell'impero ; e Michele Andro-
nico suo figlio, eh' erasi associato
morendo in Tessalonica, quando vo-
levasi fare una spedizione in Morea,
diede speranza al fratello Manuele
di succedergli. Morto ancor questo,
l'imperatore mise a parte nel go-
verno il nipote Andronico II Pa-
leologo , e turbolento fu il regno
d'ambedue, perchè l'avo Andronico
I, per l'ammirazione, che colle vir-
tù si procacciava il nipote, fu pre-
so dalla pili strana gelosia, a segno
che per timore solo di ribellione
popolare sospese l'apparato i^iudi-
COS 37
liario, che aveva intentato contro
di lui. Ciò non bastò: Andronico II
veime obbligato prima a fuggire poi
alla prova delle armi che usò con
moderazione, mentre l'avolo proce-
deva con artifizio; e per compiacerlo
s'indusse a sposare Anna di Savoja.
Finalmente fu costretto il nipote, per
l'esigenza dell'esercito, ad assumere
l'assoluta autorità, lasciando all'avo
le ricchezze, e gli onori.
Da queste domestiche divisioni
gli ottomani trassero vantaggio, né
potè Andronico il giovine preservar
la Bitinia dall'invasione, alla cui
difesa riportò una ferita, che costò
la piena rotta dell'armata, per lo
esagerato timore, che si sparse; pe-
rò mandò a vuoto una spedizione
ottomana sul Peloponneso, che avea
per principal mira di minacciar
Costantinopoli. Il vecchio Androni-
co mori in un monistero, ed il gio-
vine riunì poi all'impero l'Acarna-
nia posseduta in sovranità da Gio-
vanni Angelo, contentando il figlio
Niceforo nel nominarlo gran digni-
tario dell'impero mediante il nuo-
vo titolo d' Ipersebaste. Giovanni
Paleologa, nel i34i, alla morte di
Andronico II, come di lui primo-
genito, e d'Anna di Savoia, gli suc-
cesse im pubere, per cui ne fu reg-
gente Giovanni Cantacuzeno, ad on-
ta della contrarietà del patriarca di
Costantinopoli, e del suo emulo Apo-
cauco, che non risparmiò intrighi
per privamelo, fino a guadagnare al
suo partito l'imperatrice, che ari'ivòa
togliergli il maneggio degli affari, e
gli proibì d'uscir di Didimoteca ove si
trovava. Ma Cantacuzeno, pel consi-
glio dei primi dell'esercito, assunse le
divise imperiali, quasi collega del-
l' imperatrice madre, e del fi-
glio Giovanni Paleologo. Questo fu
il segnale della guerra civile, per-
38 COS
che Apocauco, fatto gran duca, e
incoraggilo dal patriarca, guidò una
armata contro Cantacuzeno, aiutato
dai serviani, e dai bulgari, mentre il
rivale lo era dagli ottomani. Avendo-
gli Amuratte figlio del sultano Orcano
condotto circa trenta mila armati,
Apocauco non resse in campo aperto,
sebbene sulle prime avesse taglia-
to i turchi dall'azione. Si racchiuse
pertanto prima in Eraclea abbando-
nando le truppe, poi corse a Costanti-
nopoli contando sui prigioni, che an-
dava facendo per intimorire, ma da
essi venne fatto a pezzi. Allora
Cantacuzeno si i-ecò nella capitale,
ed offri la pace al giovine impe-
ratore, ed a sua madre, che ap-
provò l'unione del figlio con Elena
figliuola di Cantacuzeno. Il supremo
dominio si dichiarò in comune fra
il genero e il suocero, sino alla
maggiorità del primo.
Won andò guari , che rinnova-
ronsi i civili dissidii. Il giovine im-
peratore rifugiossi neir isola Tene-
do , mentre Cantacuzeno vesfi di
porpora il figlio Matteo, che passò
a risiedere in Adrianopoli , reggi-
tore della provincia di Rodopo ,
quando Giovanni venuto a concor-
dia fece ritorno in Costantinopoli.
Allora Cantacuzeno si fece monaco,
prese il nome di Giosafat, ed ap-
plicossi a scrivere la storia de' suoi
tempi. Tuttavolta la guerra si ac-
cese tra il Paleologo , e Matteo ,
cui lo stesso genitore indusse a ri-
nunziare a' suoi titoli, meno alcu-
ni rilevanti privilegi. Gli ottomani,
che l'amicizia di Cantacuzeno avea
frenatij subito inondarono la Tes-
saglia, e la Tracia. In tal frangen-
te Giovanni Paleologo implorò i
soccorsi dell'occidente, si recò in
Roma, ove da Avignone erasi con-
dotto Papa Urbano V , e solenne-
COS
mente gli Pece la professione di fe-
de nella chiesa di s. Spirito in Sas-
sia ai 18 ottobre i36g, avendo
prima abiurato lo scisma, e gli er-
rori dei greci, e poi fu solenne-
mente ricevuto dal Pontefice nella
bsisilica vaticana col cerimoniale di
poco inferiore a quello, che dai Pa-
pi praticavasi cogl' imperatori ro-
mani. Ritornato l' imperatore in
Costantinopoli, fu obbligato a se-
gnar la pace con Amuratte, e dar-
gli Teodoro suo terzogenito in
ostaggio. In seguito Contuso, se-
condo figlio di Amuratte residente
in Didimoteca come governatore dei
dominii ottomani di Europa, cospi-
rò con Andronico primogenito del-
l' imperatore contro la vita di que-
sto e del sultano, promettendosi
scambievole alleanza dopo la stra-
ge de' loro genitori. Discoperta la
congiura, Amuratte fece cavare gli
occhi al proprio figlio, e volle che
altrettanto facesse Paleologo col suo,
il quale estese la punizione su Gio-
vanni di lui nipote. Andronico ,
sebbene chiuso in tetra prigione,
col soccorso de' genovesi ne usci ,
depose il padre, e lo confinò nella
stessa carcere. Anche Paleologo esc\
da essa, e ritirossi a Scutari, ed il
figlio si sottomise intimorito da
Bajazzette , successore d' Amuratte,
ed amico del genitore.
In questa lagrimevole epoca le
reliquie del grand'impero orientale
limitavansi ad un piccolo l'aggio
di dominazione intorno a Costan-
tinopoli, a segno che non fu per-
messo all' imperatore fortificar la
capitale per la minaccia di Bajazzet-
te di acceccar Manuele di lui fi-
glio, che teneva in ostaggio. Ma-
nuele, udita la morte del genitore
Giovanni Paleologo, nel iSgi do-
vette colla fuga farsi strada al Irò-
cos
no, e prese il nome di INIanuele
li Paleologo. Di fatti Bajazzette che
designava con lui di spegnere il
gioco impero, infierì talmente per
la perduta occasione, che devastò le
campagne bizantine, e tenne rac-
chiuso l'imperatore nella capitale,
debellando le armate del re d'Un-
gheria, e del duca di Borgogna, che
Ciano accorsi in ajuto di lui. Per
politica Manuele II associò all'im-
pero Giovanni Paleologo suo nipo-
te, sopravvissuto all'esule Androni-
co di lui fratello, e si risolse quin-
di a cercar aiuto dall'occidente , e
in pari tempo invocò il formidabi-
le braccio del conquistatore mogol-
Io Tamerlano. Questi ottenne una
strepitosa vittoria, che a Baiazzette
lecò r ultima rovina, ed a Manue-
le II restituì quiete e trono, del
quale non volle l'imperatore più a
parte il nipote Giovanni cui con-
finò a Lesbo, e poi in un moni-
stero di Tessalonica. Le dissensioni
di Solimano, Musa, e Maometto,
figliuolo di Bajazzette, fecero go-
rlere pacificamente a Manuele II
le ricuperate provincie, e venne di-
strutta la moschea, che i turchi
baldanzosi avevano innalzata in Co-
stfintinopoli. Correndo l'anno f4'9>
1 imj5eratore volle privarsi della co-
rona in favoi'e del principe Giovan-
ni Paleologo suo figlio, sposato a So-
fia di Monferrato, il quale fu minac-
ciato di guerra da Amuratte II, fi-
glio di Maometto I. Le vittorie di
Giovanni Unniade, e dell'intrepido
Scanderberg contro i turchi allonta-
narono il nembo, e l'imperatore si
valse dell' intervallo per riunire le
due chiese, recandosi al concilio ge-
nerale celebrato dal sommo Ponte-
fice Eugenio IV in Ferrara ed in
Firenze, col quale cessò allora lo
scisma, rimanendo nell' ostinazione
COS 39
il solo arcivescovo d Efeso cui riu-
scì di far insorgere tutto il clero
greco, morendone di rammarico l'im-
peratore.
Il di lui fratello masrciore Co-
^tantino Paleologo, XV imperatore
di questo nome, nel i44^ ereditò
il trono per mancanza di prole.
Non mancò di partecipare la sua
assunzione al trono ad Amuratte
II, affine di confermar secolui i pa-
cifici accordi. Indi nel i4t'I al det-
to sultano successe il figlio Mao-
metto II, che lungo tempo rima-
se in calma , quanto gliene bastò
per costruire i Dardanelli, co'quali
chiuse l'ingresso all'Ellesponto, e
munì di armati il passaggio nelle
Provincie di Asia. Quindi cinse
Costantinopoli per terra e per ma-
re con trecento mila soldati, e con
trecento navi. D'altronde l'impera-
tore Costantino con sei mila greci,
e tre mila veneziani e genovesi di
guarnigione, inutilmente fece prodi-
gi di valore. Tuttavolta il disor-
dine per un momento invase l'e-
sercito turco, e Maometto II pro-
pendeva alla ritirata , quando uno
de'suoi più arditi generali consigliò
un ulteriore vigoroso tentativo di
assalto. L'imperatore superò sé stes-
so in ribatterlo, ma sopraffatto dal
numero de' nemici, restò ucciso, e
con la sua perdita si spense ne'di-
fensori il coraggio. I tui'chi non
risparmiarono né età, né sesso, e
commisero stragi ed eccessi tali, che
rifugge l'animo in descriverli, sfo-
gando il loro odio contro i cristiani
col più orribile e lungo saccheggia-
mento. Così Costantinopoli, e l'im-
pero orientale de' greci vennero in
potere degU ottomani nel 14^3,
dopo aver esistito per 11 23 anni.
La città non fu ridotta in cenere ,
perchè il sultano avea destinato sta-
4o cos
bilirvi la sua residenza, e farla ca-
pitale dell'impero ottomano, sicco-
me lo è tuttora. Degli avvenimen-
ti, che accompagnarono la caduta
di Costantinopoli, del dolore che
ne provò il sommo Pontefice INi-
colò V, degli sforzi che fece per
salvarla, e di tiitt' altro ch'è rela-
tivo a s\ importante avvenimento,
oltre quanto si accennò superior-
mente, si tratta nel seguente pa-
ragrafo, ove pure si riporta quan-
to fecero i romani Pontefici in di-
fesa del cristianesimo, contro la for-
midabile potenza de'turchi. V. Do-
menico Bernini, Memorie storiche
di ciò, che luinno operato i sommi
Pontejìci nelle guerre contro i tur-
chi, Roma i685 per Gio. Battista
Bassotti.
§. II. Impero Ottomano, ossia no-
tizie compendiate di esso dall'o-
rigine sino a' nostri giorni
Nell'anno di Cristo 568, nacque
Maometto, che per la sua ambi-
zione fondò una nuova setta, tra-
visando i dogmi dell' antico e nuo-
vo testamento, valendosi della spa-
da per persuadere, onde giunse a
dichiararsi re de' Mussulmani ossia
T'aeri- Credenti, ritenendo per sé il
supremo sacerdozio, siccome ulti-
mo profeta di Dio. La nuova re-
ligione che Maometto istituì nell'A-
rabia è un miscuglio di giudaismo,
e cristianesimo: volle che Dio fos-
se una sola persona, e che Gesù
Cristo ne sia stato il profeta, che
sebbene non fosse morto, morirà
e risusciterà, e che io stesso Dio
predetermini gli uomini al bene e
al male; che i demoni si salveranno,
che la sola circoncisione è necessa-
ria. Permise ogni piacere sensuale,
la poligamia, ed il divorzio, leggi
COS
die contiene VJlcorano [P^edi), d.i
lui dato a' suoi seguaci come il
maggior de'profeli: il culto convi-
ste nella preghiera da farsi cinqui;
volte al giorno, nella limosina, ed
astinenza dal vino.
INIaometto, per la persecuzione
che sostenne dai grandi della Mec-
ca, diede principio, nel 610, ad unii
nuova era chiamata Egira , riti-
randosi a Medina. ìVell' undecimo
anno dell'Egira, cioè nel 63 1, morì
Maometto, ed il suo suocero, e pii-
mo discepolo Abou-Becher, o come
altri lo chiamano Abubekre, fu ac-
clamato col titolo di califfo, cioè vi-
cario, e successore, in pregiudizio
di Ab cugino germano di Maometto,
e suo genero siccome marito di Fa-
tima sua figliuola ed erede, ciocché
diede origine allo scisma che li
tiene ancora discordi, cioè ai turchi
proseliti di Abubekre, e a quelli di
Omar, suo figlio, ed a'Persiani se-
guaci di Ali, e della sua discenden-
za. Dopo Ottomano, successore di
Omar, pervenne Ali al califfato, e
quindi fu pugnalato. Il nipote Ye-
sid fu il primo, che all'imperio di
oriente facesse guerra co' mussul-
mani, detti ordinariamente /4gareni,
e quindi Saraceni {^Vedi). Egli fe-
ce man bassa nell'Armenia, e nella
Natòlia, e giunse a porre l'assedio
a Costantinopoli, sebbene dovesse
partirne per la dispersione della
flotta. Ma sul maomettismo, che di-
cesi anche islamismo, dalla parola
araba Islam, la quale significa som-
missione a Dio, va consultato l'ar-
ticolo Maomettismo [f^edi).
I persiani nel 6i4 presero Geru-
salemme, e, nel 636, da' saraceni fu
ripresa nel Pontificato di Onorio 1.
Il califfato divenne ereditario degli
Ommiadi nella Siria, un ramo dei
quali ebbe lungamente la sovia-
cos
nità nelle Spagne, indi succes-
sero gli Abassidi, il secondo deVjiia-
li Alinansor edificò Bagdad, e !a
coslituì sua metropoli. I califll pro-
seguirono ad estendere la loro po-
tenza, che giunse ad avere le Indie,
il bosforo Tracio, e la Mauriliana
Tingitana per confini del loro colcjs-
sale impero. Ma per la loro molIe77a
ed inerzia, per le macchinazioni de-
gli emiri, o grandi del regno, per
l'accortezza de'governatori delle Pro-
vincie, pei valore delle orde tarta-
re del Turkestan, tratte in Asia
ora schiave, ed ora come milizie
assoldate , i califfi poco a poco di-
minuirono in potere, rimanendo lo-
ro quello spirituale per 656 anni,
cioè sino al 12 58, nel quale anno
fu ucciso il XXXV II califfo degli
Abassidi dal conquislatoi-e Mogollo.
Da Ahmed, figlio di Tulun, sorse
neirSGS la dinastia egizia de Tu-
lunidi, distrutta poi nel 940, e rim-
piazzata dagli Ikschiditi, e supera-
la finalmente nel 969 dai calif-
fi Fatimiti, i quali da quelli di
Bagdad erano totalmente indipen-
denti.
Nelle Indie si stabifi la possente
dinastia de' Gaznevidi, e Mahmoud
fu il primo che al titolo di Re
anteponesse quello di Sultano, che
ai re dominasse. Caim, che fu il
XXVI dei califfi di Bagdad, essen-
do assalito dai nemici che l'aveva-
no circondato, chiamò in aiuto i
turchi seliucidi, cos'i detti da Sel-
giuk loro capo, ed in breve tutta
l'Asia occidentale ne fu inondata;
e sulle rovine de' primitivi sarace-
ni, le tre dinastie si elevarono, dei
seliucidi di Persia , di Aleppo, e
d'Iconio, mentre dall'altra parte i
turchi patzinaci moltiplicavano le
loro irruzioni intorno al Danubio,
e si aprivano le vie della Tracia.
COS 4i
Il feticismo era la religione in ori-
gine professata dai turchi, ma il
contatto de' saraceni, ben presto li
pose nel novero de' più fanatici ed
intolleranti mussulmani. All'appa-
rire nell'Asia Gengiskan, tutte le
dinastie si dispersero, e cessò sino
quella de' turchi seliucidi d' Iconio.
1 pili ricchi emiri si ritirarono nel-
le montagne, e solo discesero al
piano dopo la partenza del con-
quistatore. L' emiro Othman fu
quegli, che spinse il coraggio ad
attaccar le greche città, ed a sta-
bilire un regno nella Bilinia a dan-
no dell'impero orientale verso la
fine del XIII secolo: il suo figliuo-
lo Orcano espugnò Prusa, e fu que-
sta dichiarata metropoli del nuo-
vo stato, e residenza del sidfano
Othman, o Ottomano, soprannomi-
nato Gliasl, o Conquistcìtore , da
cui gli odierni turchi trassero il no-
me di Oltomani. I romani Ponte-
fici, con paterna sollecitudine ac-
corsero ad ajutare le nazioni cri-
stiane oppresse dalla crescente po-
tenza dei turchi, e dal caldo fo-
natismo della loro religione, che li
rendeva invincibili , invocando il
soccorso de' maggiori principi cat-
tolici per arrestarne i funesti pro-
gressi.
Eguale zelo, ed apostolico inte-
ressamento i Papi aveano spiega-
to contro i saraceni infedeli, nemi-
ci del nome cristiano, non solo per
impedire l'estensione delle loro con-
quiste, che spinsero fino nello stato
della Chiesa, e nella Sicilia, ma
eziandio per ricuperare Gerusalem-
me, dai saraceni occupata fino dal
636, e liberare i venerandi luoghi,
santificati da Gesù Cristo Redento-
re del genere umano. I saraceni,
dopo essersi impadroniti della Mec-
ca, di Medina, e della Persia, nel
4-2 cus
6^1-0 presero Alcssniiclna, ed incen Pia-
rono la celebre l)iblioteca per ordine
del suddetto caliiro Omar, ed indi
invasero 1' Africa, l'Armenia, Cipro,
llodi, la Cilicia, e la Licia, e spin-
sero le vittorio'^e loro armi nella
iSicilin, Puglia, e Calabria. Il so-
vrano Pontefice s. Gregorio W
romano, nell'anno 828, riedificò, e
cinse di nuove mura la città di
Ostia, per impedire che i saraceni
continuassero a fare le loro bar-
bare scorrerie, riducendola con e-
normi spese ad un forte antemu-
rale di Roma, e dello stato della
Chiesa. Papa s. Leone IV romano
nell' 849 5 ristabilì le mura di
Roma, ed aiutato dai napoletani, si
partì egli stesso con un esercito per
Ostia, dove l'armata de' saraceni
fu dispersa , e distrutta, restando
parte di questa in ischiavitù. Leo-
ne IV rese utile la sua vittoria,
facendo lavorare nelle fortificazioni
di Roma, e nella fabbrica della
nuova città Leonina presso il Va-
licano, colle mani stesse di quei
barbari, che avevano minacciato di
distruggerla.
Assalito il Pontefice Giovanni
Vili, romano, negli stati della Chie-
sa da'saraceni, abbandonato dal soc-
corso dei principi, nell'anno 878
fu costretto a domandar loro la
pace, coU'annual tributo di venti-
cinque mila mancuzii d'argento ,
moneta di quel tempo; indi nel-
r 882 Giovanni Vili donò a Do-
cibile, duca di Gaeta, l' inclito pa-
trimonio di Traetto, e la città di
Fondi, acciocché guerreggiasse con-
tro i saraceni , e nello stesso tem-
po spedì Marino, che gli successe
nel pontificato, ed Anastasio vesco-
vo di Napoli, affine di assolverlo
dalla scomunica, che gli avea ful-
minato, nel caso ch'egli rivocasse la
C O S
lega fatta co' saraceni, i quali nel-
r89() profittando delle fazioni, che
laceravano Roma, la saccheggiaro-
no barbaramente. Non ostante che
entrasse il secolo X con esempi di
inaudite barbarie, chiamato perciò
ferreo, e per la grande ignoranza
oscuro, benché i benefìzi della chie-
sa da ogni parte erano usurpati,
pure il Pontefice Giovanni X col
soccorso di Berengario imperatore
d' occidente, di Costantino Porfiro-
genito imperatore d'oriente, e di
altri principi, sconfisse nelqiy in-
teramente i sai'aceni, che da qua-
rant'anni s'erano annidati nel ca-
stello di Garigliano nella Terra di
Lavoro. Aggiungono alcuni scritto-
ri, ch'egli si mise nella fronte del-
l'armata, e vi si portò egualmente
da Papa, che da generale.
Più glorioso fu Papa Benedetto
Vili, Conti, romano, poiché, veden-
do che spesso i maomettani sarace-
ni assalivano i lidi dello stato, e
dominio della Chiesa romana, con
animo generoso si applicò a discac-
ciameli, e però, adunato numeroso
esercito, ncir anno 1016, li attaccò
nei mari di Toscana, e ne riportò
compita vittoria, onde rese a' suoi
sudditi la libertà, la quiete, e la
gloria, da gran tempo perdute. Di-
poi nel io63, avendo il conte Rog-
gero Normanno, che dal suo fratel-
lo Guiscardo duca di Calabria era
stato promosso al governo della Si-
cilia, distrutti con insigne vittoria i
saraceni, mandò per segno di questa
al Pontefice Alessandro II quattro
cammelli, ed il santo Padre in ri-
conoscenza di sì fausta notizia, non
solamente spedì al conte uno sten-
dardo, da sé benedetto, col quale
munito nell'avvenire colla protezio-
ne di s. Pietro, più sicuramente
potesse assalire i saraceni nemici
cos
acernml de' callolici, e dislrnggerli,
ma ancora conferì a Ini , ed a
quelli, che procurassero liberare dal-
le mani degl'infedeli porzione della
Sicilia, indulgenza plenaiia , e la
facoltà di farsi assolvere delle col-
pe, delle quali avessero intero pen-
timento. Il sommo Pontefice Vittore
III, de' conti di Marsi, apparecchiato
un grande esercito, da tutte le parti
d'Italia reclutato, e speditolo in
Africa contro i maomettani, nel
1086, riportò con esso una vittoria
insigne sui saraceni, che sovente
infestavano la stessa Italia, colle
rapide loro scorrerie, seco portando
molti cristiani in penosa, e dura
schiavitìi, assicurandosi per tal bril-
lante vittoria da nuovi pericoli, col-
la morte di centomila di questi in-
fedeli, e colla presa di Mahdia, città
all' oriente di Tunisi. V. Leone O-
stiense nel libro II della Cronaca
Cassìnese.
I turchi, investendo furiosamente
l'impero orientale, mentre sedeva sul
trono di Costantinopoli Alessio, que-
sti dovette invocar l'aiuto de'principi
d'occidente, ond'ebbe origine la
prima crociata, poiché alle energiche
rimostranze, e vive persuasioni di
Pietro eremita, della diocesi d' A-
miens, il Pontefice Urbano II di
Chatillon, illustre per fatiche apo-
stoliche, e per viaggi intrapresi pel
bene della santa Chiesa, nel conci-
lio che celebrò in Clermont nel
1095, determinò la prima crociata,
per ricuperare nell'oriente le terre
possedute dagl' infedeli saraceni, e
turchi. Fu dato a questa spedizione
il nome di crociata, perchè i soldati
di essa, che composero un esercito di
trecento mila uomini, per dimostrare
la efficacia del loro voto, si distinsero
con una croce rossa ricamata sulla
spalla dritta del vestilo, come rac-
COS 43
conta Mabillon negli Jwiali Bene'
deltini del secolo VI. In questa
spedizione furono prese molte cit-
tà, e Provincie, e venne occupata la
stessa città, che colla vita, e morte
di Gesù Cristo era stala consagrala,
ond' ebbe principio il nuovo regno
di Gerusalemme, del quale fu elet-
to re ai 11 luglio del 1099, Gof-
fredo di Buglione francese. Si e-
ressero altri principati cattolici vi-
cini a Gerusalemme, non ostante la
contrarietà gelosa dell' imperatore
Alessio, e gli impedimenti da lui
frapposti. Urbano II concesse indul-
genza plenaria a chi prese la croce,
rilassò il peso de' digiuni, ed ordinò
ai preti anche l'uffizio della ^Madon-
na. V. la Storia delle Crociate per
la liberazione di Terra Santa del
R. P. Luigi Maimboitrg della com-
pagnia di Gesù, trasportata dal
francese all' italiano, da d. Gabrie-
le sacerdote Parigino dottore teologo,
stampata nel 1684 in Piazzoli in
quattro tomi ; ed il Trattato in quat-
tro libri di Benedetto degli Accolli,
col titolo : De Bello a Christianis
contra Barbaro s gesto prò Cìiristi
sepulcro, et Judcca reciiperandis, la
migliore edizione del quale è quella
di Groninga del i53i. Inoltre si
può consultare la celebre storia del-
le crociate del sig. Michaud.
I possedimenti e le conquiste fat-
te da'crociati nell'Asia presto furo-
no attaccate da' turchi , e stante il
pericolo di perderle, il Pontefice Ca-
listo Il di Borgogna nel concilio ge-
nerale, che fece adunare in Roma
nel II23, lateranense I, generale
IX, il primo dell' occidente, coli'iu-
tervento di novecento, e più vescovi,
trattar fece della sagra spedizione
alla Palestina in aiuto de' cristiani,
ed alla Ispngna contro i turchi, ed
i inori, lutti maomettani nemici del
44 cos
nome crisliano. Intanto Papa Lucio
li, Cnccianemici, di Bologna, pianse
amaiaincnte nell'anno i i 44 ''^ P<^''-
dita di Edessa, o di Orfa, tolta a'cri-
stiani dagli sforzi costanti de' turchi.
Il suo successore Pontefice Eugenio
III, nell'anno seguente, approvò 1'
Ordine militare di s. Giovanni di
Gerusalemme, detto Gerosolimitano,
i cui cavalieri facevano voto di di-
fendere dalle insidie dei turchi i
pellegrini, che si recavano ai luo-
ghi santi di Gerusalemme. Il Pon-
tefice Urbano III, Cribrili, mi-
lanese, recandosi alla volta di Ve-
nezia per metter in ordine l'armata,
che dovea portar soccorsi ai cristia-
tii dell' Asia , ricevette in Ferrara
la nuova, che Saladino soldano di
Egitto aveva conquistata a' n otto-
bre I 187 al re Almerico II la città
di Gerusalemme, ottantotto anni do-
po ch'era stata tolta da' cristiani agli
infedeli. Egli per dolore s'ammalò, e
morì a' 29 ottobre. Così terminò il
regno di Gerusalemme, che dopo Bu-
glione avea avuto nove re, cioè Bai-
duino I, Balduino II, Folco, Baldiiino
III, Almerico I, Balduino IV, Baldui-
no V, Guido, ed Almerico II, riu)a-
nendo a Giovanni di Brienna sol-
tanto una parte del regno.
Non vacò la sede, ed a' 20 otto-
bre fu eletto in Ferrara, Gregorio
A^III di Mora Beneventano. Appli-
cato il nuovo Pontefice alla con-
quista di Gerusalemme, mandò ad
intimare il digiuno a' cristiani per cin-
que anni come nella quaresima, in
lutti i venerdì, ed astinenza dalla
carne ne' mercoledì, e sabbati, ciò
eh' egli, e i Cardinali colla loro
corte, facevano ancora il lunedì. In-
di passò a Pisa, per pacificare quel-
la repubblica con quella di Genova,
ed incoraggire l' ima e l' altra, al-
loia rispettabili per la loro grande
COS
potenza marittima, a formare una
armata contra Saladino re de' sa-
raceni, della Siria, e dell' Egitto ;
ma, dopo il governo d' un mese e
27 giorni, morì in Pisa a' 17 di-
cembre 1187. Fu Gregorio Vili
un Papa di zelo ardente, il quale
prima di morire aveva esortato i
principi cristiani ad una nuova
crociata contro gl'infedeli.
llitornando nel i ic)3 dalla sagra
guerra di Palestina, Riccardo re di
Inghilterra, e fatto prigione da Leo-
poldo duca d'Austria, Celestino 111
scomunicò quest'ultimo, che da ciò
indotto consegnò all' imperatore En-
rico VI il monarca inglese. L' im-
peratore Enrico VI non gli volle
però dare la libertà senza una vi-
stosa somma di danaro; onde il
Pontefice fulminò pure contro lui
la scomunica, e morendo l'impera-
tore in Messina, Celestino III non
acconsentì che fosse sepolto, se prima
non ne venisse data la permissione
del re d'Inghilterra, e dove prima non
gli fosse stato restituito il danaro,
che per violenza avea sborsato nel
ricuperare la libertà nel 1194-^1^
Enrico VI di ciò pentito, avea già
ordinato nel suo testamento al pro-
prio figliuolo Federico II, che re-
stituisse al re Riccardo il denaro
strappatogli ingiustamente. Quindi
nel 1193 Celestino III confermò
l'Ordine militare Teutonico istituito
in Acri della Soria, da una com-
pagnia d'uffiziali tedeschi, e forma-
to per soccorrere i feriti, e gì' in-
fermi dell'armata de'crociati, nell'
assedio di quella città.
INIentre il Pontefice Innocenzo
III, Conti, d'Anagni, si affaticava
nel ricuperare Terra Santa ( del-
la quale diligenza, e del quale ze-
lo nel promovere il soccorso mi-
litare tratta diffusamente il mento-
cos
vaio p. Mainibourg); i latini, che
avevano una buona armata nell'o-
riente, conquistarono, come si disse,
nel i2o3, Costantinopoli, capitale
dell' impero gieco, che passò a' la-
tini, essendone eletto per imperato-
re a'i6 maggio del i2o4, Baldo-
vino conte di Fiandra. Indi nel 12 i5,
Innocenzo III celebrò il concilio
generale XII, laleranense IV, in cui
si trattò de' mezzi per ricuperare
da' saraceni la Terra Santa di Pale-
stina, e v'intervennero 1289 padri.
Terminato il concilio a' 3o novem-
bre, poco dipoi Innocenzo III partì
da Pioma per pacificare i genovesi,
ed i pisani, ed esortarli a rivoltar
le loro forze in soccorso della Terra
Santa, che fu uno de' maggiori suoi
pensieri per tutto il suo governo di
diciotto anni ; ma pervenuto a
Perugia quivi si ammalò, e morì
a' 16 luglio del 12 16.
Vacò la santa Sede un giorno,
ed a' 18 luglio fu eletto il veneran-
do e dotto Onorio III, Sawlli ,
romano, che protestando subito di
seguitare lo zelo, e la fatica del suo
antecessore sulla spedizione militare
per la guerra di Terra Santa, scrisse
immediatamente a' vescovi ed ai
sovrani cattolici per promuovere sì
pia impresa. Le paterne sue lettere
.si leggono presso il Rinaldi all' an-
no 1216. Radunato un copioso
esercito cristiano, Onorio III ne
nominò a condottiero il Cardinal
Giovanni Colonna romano, in qua-
lità di legato de' crocesignati di
Soria. Ivi si trovò all' espugnazione
di Damiata nel 1220, da cui per
sua divozione passò a Gerusalemme,
e cadde nelle mani de' maomettani
saraceni, che lo straziarono con a-
troci tormenti, fino a volerlo segar
vivo ; ma atterriti dallo splendore,
che osservarono sul volto di lui,
COS 45
cambiato 1' odio in rispetto , gli
donarono la colonna di diaspro, in
cui Gesù Cristo fu flagellato, e che
egli poi donò alla chiesa di s. Pras-
sede suo titolo Cardinalizio. Molto
merito si fece pure nella presa fli
Damiata Oliverio di Westfaiia, ca-
nonico di Colonia, e celebre predi-
catoi'e per la crociata contro i sa-
raceni. Co' suoi discorsi infiammò di
religioso coraggio i militari, e men-
tre fu allora eletto vescovo di Pa-
derbona, Onorio III nell'anno me-
desimo 1220 creollo in premio
Cardinal vescovo di Sabina. Per
questa conquista il santo Padre a-
vea concepita vm' estrema allegrez-
za ; ma molto si scemò nel settem-
bre 1221, quando i cristiani furono
costretti a restituirla, benché con
onorevoli condizioni, a Saladino sul-
tano dell' Egitto. Per questo Onorio
III con lettere caldissime esortò
l'imperatore Federico II, che avea
unto e coronato colle insegne ini-
peiiali, ad intrapiendere con solle-
citudine il viaggio di Terra Santa,
ch'egli avea promesso con giura-
mento di fare. Intanto Cesare, per
placare il Pontefice inquieto di un
tal ritardo, e che vedeva contro sé
irato, restituì nelle mani del nunzio
apostolico le terre della contessa
Matilde, e le altre possessioni cui
nella romana Chiesa avea usurpate,
come racconta il citato annalista
Rinaldi all'anno 1221.
Frattanto il santo Padre speran-
do, che Federico II fosse risoluto
di promovere la spedizione di Terra
Santa, nel 1222 lo chiamò in A-
nagni, e con lui si trattenne per
quindici giorni in Veroli dopo la
solennità di Pasqua, che in quel-
r anno cadde a' 3 aprile, trattando
sempre di detta impresa, alla quale
Onorio III nell'anno seguente i223
46 cos
esortò con lettere, e co' suoi nun-
zii tutti i sovrani dell' Europa. Nel
I11-2 però il Papa convocò un al-
tro congresso con Cesare in Feren-
tino, al quale chiamò Giovanni di
Brienna re di Gerusalemme, che
erasi recato in Roma, per sollecita-
re nuovi soccorsi per la conquista
dei luoghi santi, ed in esso l' im-
peratore Federico II promise con
giuramento di condursi fra due
anni con un potente esercito; ma
tornato il Pontefice a Pioma, Ce-
sare fece tutto all' opposto, impie-
gando le forze, radunate per t|uesta
impresa, contro le città dell' Italia,
che non erano del suo partito. Quin-
di, nell'anno 1225, Onorio HI diede
le insegne imperiali a Jolante, figlia
di Giovanni re di Gerusalemme,
e la uni in matrimonio col detto
imperatore Federico II per confer-
marlo nella stabilita guerra co' sa-
raceni. Questo egregio Pontefice,
vedendo poscia Giovanni di Brienna
spogliato da Federico li suo genero
della porzione del suo regno di
Gerusalemme, non ancora occupala
da' saraceni, usando della consuetii
carità della Chiesa E.omana, nel
1227 , per sostentamento della real
corovia, gli diede in governo tutto
il patrimonio, che avea la Chiesa,
da Radicofani fino a Roma.
Gregorio IX, Conti , d' Anagni ,
nipote d'Innocenzo III, a' 19 mar-
zo 1227 fu eletto in successore di
Onorio 111. Appena venne coronato,
ordinò all' imperatore Federico li,
che partisse subito per la guerra
sagra della Soria , coni' egli avea
giurato, ciò che non essendosi da
lui eseguito, a' 29 settembre lo
scomunicò in Anagni, e tornato il
santo Padre in Roma, nell' anno
seguente 1228, rinnovò nel giove-
di sanie tale scomunica. Irritato
COS
l'Augusto, comperò gli animi dei
potenti Frangipani, ed altri roma-
ni, per muoverli a perseguitare il
Papa, il quale essendo da' sollevati
assalito in s. Pietro, si ritirò a Pe-
rugia, Partito frattanto 1' impera-
tore per la Soria, tradì gli alFari
cattolici con un infame patto, che
fece col sultano, e dopo aver evi-
tate le insidie del suocero, a' 18
marzo fattosi coronare re di Ge-
rusalemme, nel maggio 1229 fuggì
nascostamente dalla città, e torna-
to in Italia vi ricuperò tutte le
città, che nella sua lontananza gli
erano state prese, riempiendo l'I-
talia di guerre, odii , e fazioni in-
terne , da cui si crede aver avuto
origine le famose fazioni guelfa, e
ghibellina , la prima favorevole al
Papa, e la seconda seguace di Ce-
sare, ma ambedue, da Venezia iti
fuori, desolatrici di tutta l'Italia.
Innocenzo IV intimò nel 1 1^5
un concilio generale, che fu il XIII,
da essere celebrato in Lione, ed a
cui egli presiedette. Fra le altre
cose vi si trattò della crociata per
la Palestina, per la quale fu eletto
a generale s. Luigi IX re di Fran-
cia. Moli però di pestilenza quel
santo re in Tunisi a' 2 5 agosto del
1270. La seconda volta era quella
ch'ei si recava a tale spedizione,
e nella prima fu schiavo de' tur-
chi.
Alessandro IV, per ottenere l'u-
nione de' greci, da lui ardentemente
procurata, concesse loro, che nel
simbolo della fede non recitassero
la parola Filiogue, purché sentisse-
ro in ciò come i latini. Mandò a
Teodoro Lascaris imperatore di Ni-
cea il vescovo di Orvieto per la
slessa riunione della Chiesa greca
colla latina, e destinò di far nuo-
vamente la guerra contro gì' infe-
cos
deli. IMa questi suoi disegni non
ebbero alcun elTelto. Intanto avea
dichiarato legato dell' armata , che
si troverebbe in Terra Santa, il pa-
triarca di Gerusalemnoe Jacopo di
Troyes, che gli successe nel Pon-
tificato a' 29 agosto 1261 col no-
me di Urbano IV.
Mentre Teobaldo Visconti di
Piacenza, legato di Soria dell'eser-
cito cristiano, si trovava ad Acri
con Odoardo primogenito del re
d' Inghilterra, aspettando il tempo
opportuno di passare co' crocesi-
gnati in Gerusalemme per ricupe-
rarla dalle mani de' seguaci di Mao-
metto, fu eletto Pontefice in Vi-
terbo, il primo settembre 1271,
benché non decorato della porpora
Cardinalizia , e prese il nome di
Gregorio X. Siccome la ricupera-
zione di Terra Santa, ove era stato
legato apostolico, fu sempre mai la
maggior cura di questo Papa, cos'i
egli , per meglio provvederne al-
l' opportuno soccorso, intimò il con-
cilio generale XIV , di Lione II ,
nella qual città lo celebiò nel
1274. Oltre i soccorsi per la guer-
ra di Palestina contro i nemici del
cristianesimo , che furono in esso
stabiliti concordemente , si presero
molte utili provvidenze in vantag-
gio della religione. Anche il Pon-
tefice Giovanni XXI, di Lisbona ,
creato nel 1276, negli otto nìcsi
che regnò, procurò colla maggior
premura di mantenere quella parte
di Terra Santa, la quale era anco-
ra in potere de' cristiani.
Nicolò IV fra le cure, che eser-
citò in favore della religione catto-
lica, con istancabile zelo esortò tutti
i principi a formare una numero-
sa crociata, per arrestare i vitto-
riosi progressi del sultano di Ba-
bilonia, il quale nel 1290 prese ai
COS 47
cristiani della Soiia la città di Tri-
poli. E perchè questo soccorso non
t\\ spedito coir opportuna diligenza,
la città di Acri, 1' unica che posse-
devano in quelle parti i cristiani,
fu vinta nell'anno seguente dall'or-
goglioso sultano, e i cristiani furo-
no banditi da tutta la Soria , con
sommo cordoglio del zelante Pon-
tefice, che poco dopo terminò di
vivere ai 4 api'ilc 1292.
Nel i3o5 il Pontefice Clemente
V, Got, stabih la santa Sede in
Avignone, e nel 1807 si recò a
Poitiers, per quivi trattare col re
di Francia Filippo IV, il Bello
(che vi si recò co' suoi quattro fi-
gli, e due fratelli, di Navarra e di
Sicilia, unitamente al conte di Fian-
dra, ed a Carlo di Valois), di dai
riparo alle cose della cristianità
nella Soria, e togliere a' greci scis-
matici r imperio di Costantinopoli.
Quindi, nel 1 3 1 1 , Clemente V rese
assai celebre il suo Pontificato, pel
concilio generale XV di Vienna
in Francia, da lui cominciato agli
I I ottobre, coli' intervento di molli
Cardinali, di due patriarchi, di tre-
cento vescovi, del re Filippo IV di
Francia con tre suoi fighuoli (che
poi gli succedettero nel regno), di
Odoardo II re d' Inghilterra , di
Giacomo li re di Aragona, e di
altri personaggi. In questo concilio
si trattò pure del soccorso pei cri-
stiani di Terra Santa, e della causa
de' cavalieri templari!, dell' Ordine
istituito nel iii8 per difendere
contro i saraceni i pellegrini , che
andavano a visitare i santi luoghi
di Gerusalemme. Questi religiosi
furono utilissimi nel tempo delle
crociate, e però sommamente ar-
ricchiti da' cristiani, ma nel conci-
lio furono estinti. Il Papa levò la
scomunica a Guglielmo di Nogaret,
48 cos cos
])cr l'ingiurie fatte a Bonifacio vili, XXII, e destinate al sostenimento
imponendogli la penitenza del viag- de' portoghesi della crociata, i quali
gio di Terra Santa, dove avrebbe passassero oltremare, non si pagas-
dovuto restare per cinque anni vi- sero alla Sede apostolica, ma bensì
sitando i santi luoghi, secondo A- se le chiamò a sé col pretesto, che
malrico presso Baluzio. non fossero dissipate , e consunte
JVon essendovi quasi verun angolo senza la sua autorità. Per lo che
dell'Europa, il quale nell'anno i320 il Papa Benedetto XII, Fournier,
fosse libero da' funesti effetti di una di Tolosa , che grandemente bra-
\iva guerra, il Papa Giovanni XXII mava di convertire queste decime
non risparmiò fatica per rimettere in soccorso degli orientali ( molto
tutto in pace, esortando nello stesso più che avea ricevuto nel iSSy
tempo molti principi a convertire un'ambasceria del re di Armenia
le armi contro i saraceni, in aiuto in cui gli domandava aiuto), ed
de' cristiani della Soria , poiché il al quale dispiaceva , che le cose
conquistatore Ottomano, da cui tras- delle Chiesa fossero da' laici usur-
sero i turchi il nome di ottomani, paté, riprese con apostolico zelo
come dicemmo di sopra, sempre Alfonso IV, e gli mostrò la grande
più diveniva formidabile. Questo ingiustizia, che con ciò faceva alla
Pontefice soccorse il re di Ma- santa Sede. Indi nel i34i l'ice-
jorica contro i saraceni, ed in- vette il santo Padre gli ambascia-
■\iò missionari a predicar la fé- tori de' re Alfonso XI di Castiglia,
de agl'infedeli, che gran danno e del suddetto Alfonso IV di Por-
aveano recato alla repubblica cri- logallo, che gli portavano gli spo-
sliana, principalmente alla Chiesa gli, ed alcuni saraceni presi nell'in-
orientale. Egli avea inoltre comincia- signe vittoria, che di questi ripor-
to a trionfare de' turchi, contro dei tarono, le quali cose Benedetto XII
quali avea fatto lega coi re di Francia, assai gradì. Egli esortò inoltre a
di Sicilia, di Cipro, e di Armenia, proseguire così gloriosa impi'esa ,
e con Andronico imperatore d' o- per cui concesse al monarca por-
riente, insieme a' veneziani. Ma do- toghese le decime di due anni, col
pò azioni così illustri, cessò di vi- patto che facesse fabbricare, e do-
vere in Avignone a' 4 dicembre tare le chiese necessarie al culto
dell'anno i334, mentre era sul- divino nelle terre conquistale ai
tano de' turchi Orcano , figlio di nemici della nostra fede. ^. il Ma-
Ottomano, di cui parlammo in prin- riana al libro VJ.
cipio, il quale aggiunse ai paterni Clemente VI, nel i3^5 , non
possedimenti le città di Nicea , di risparmiò fatica, afiìne di muovere
3\icomedia, la Lidia , la Cappado- i principi cristiani a prendere le
eia, e spinse il primogenito Soli- armi contro de' turchi , che con
mano di là dell' Ellesponto ad oc- sommo danno della cristianità si
cupar Gallipoli aprendosi così la rendevano ogni giorno più potenti;
strada della Grecia. indi nel i35i volendo il santo
Vedendo Alfonso IV re di Por- Padre purgare le chiese dell' Ar-
togallo, che non si effettuava la menia da diversi errori , e ridurle
sagra guerra, ordinò che le deci- alla purità della fede cattolica ,
me imposte dal Pontefice Giovanni adottò il mezzo di obbligare quei
cos
popoli con benefizi, procurando clie
alcuni principi cattolici inviassero
loro soccorso contro i saraceni, che
grandemente li molestavano. In-
tanto, nei i355, ad Orcano suc-
cesse il suo figlio Amuratte I sul-
tano de' turchi, essendo morto So-
limano maggior fratello.
Mosso Papa Innocenzo VI pel
suo zelo a compassione dell' infelice
stato, in cui si trovava 1" impero
de' greci, diviso per sé stesso, e af-
flitto da' saraceni, e da' turchi, avea
fino dal i353 spediti legati a Can-
tacuzeno, che reggeva il rimanente
per la minorità di Giovanni Paleo-
logo. Furono questi ricevuti coH'o-
nore conveniente alla dignità loro,
e al sovrano Pontefice da cui ei'a-
no inviati. Trattossi dell' unione
delle due Chiese, ma Cantacuzeno,
che non era meno abile nella teo-
logia, e nella storia, che nella po-
litica, credette, che questa non po-
teva effettuarsi senza un concilio
generale, in cui assistessero i ve-
scovi di ambedue i partiti. Ora ,
nell'anno i355, Paleologo, già si-
gnore del governo libero di Costan-
tinopoli, obbligossi con giuramento
di ubbidire al Papa , nella slessa
maniera che gli altri imperatori,
e re cattolici, di fare gli onori do-
vuti a' legati apostolici , e di ado-
perarsi in guisa, che i greci si ri-
ducessero air ubbidienza della san-
ta Sede con altre simili promesse;
pregando nello stesso tempo Inno-
cenzo "VI a spedire un esercito, che
soggiogasse i turchi , e i greci ri-
belli. Tutto fu solennemente fir-
mato col vescovo di Smirne nun-
zio apostolico, e spedito al l^apa.
Giunsero nel i356 gli anibascia-
tori ad Innocenzo VI, il quale per
ridurre i greci alla Chiesa romana,
inviò due vescovi a Costantinopoli,
voL. xvni.
COS 49
ma vedendo che quest'impresa non
riusciva per la perfidia di alcuni
cristiani, che favorivano il turco,
ordinò a Pietro re di Cipro, a' ve-
neziani , a' genovesi , e a' cavalieri
gerosolimitani di Pvodi, che doves-
sero mantenere nel porto di Smir-
ne il numero delle galere, che avea
prescritto Clemente VI per servir-
sene contro gl'infedeli.
Intanto il sultano Amuratte I,
consolidando il suo dominio nell'A-
sia, portò le sue armi in Europa,
e nel 1 36o stabili in Adrianopoli
la sua sede. Egli fu l'istitutore del-
la milizia de' Giannizzeri ( dei quali
riporteremo un cenno istorico ) ; mi-
lizia , eh' era composta della quinta
parte degli schiavi cristiani rapi-
ti in tenera età nelle provincia
greche, ed educati all'armi, ed al-
l' islamismo, i quali composero per
lungo tempo il nerbo degli otto-
mani eserciti: ma abusando di lo-
ro possanza furono soppressi dal-
l' imperatore de' turchi ÌNIahmoud
II ne' primi del corrente secolo
XIX. Papa Urbano V, fra le altre
fatiche che tennero occupato il suo
zelo, nel i363, procurò colle sue
diligenze una crociata contro i tur-
chi, e saraceni, della quale fece ca-
po il re di Francia Giovanni lì,
a cui diede la croce, come pu-
re al Cardinal Talayrand vescovo
di Albano, che ne fece anche le-
gato. Ad esempio del re di Francia
Carlo V, di Valdemaro III le di Da-
nimarca, e di Pietro re di Cipro, si
recò l'imperatore d' occidente Car-
lo IV nel I 365, a visitare Urbano
V in Avignone. Quivi alla presen-
za di una numerosa assemblea ,
concorsavi per deliberare sulle ope-
razioni de'ciocesignati (fra le quali
era il piiucipal motore di questa cro-
ciala il re di Cipro Pietro di Lusi-
4
So CO S
gnano, che da cinque, o sei atini
girava a questo fine per tutte le cor-
ti di Europa), il Papa e l'itupera-
tore trattarono di restaurare nell'A-
sia la cattolica religione, facendo
energica guerra a' turchi.
Urbano V, nel i366, scrisse pre-
murose lettere a tutti i re dell'Eu-
ropa, acciocché porgessero soccorso
alle isole di Cipro, e di Rodi con-
tro le quali volevano partire i sa-
raceni dell'Egitto, Soria, e Babilo-
nia, collegati co' turchi. Dipoi nel
iSyS, il successore Gregorio XI,
per la difesa della cattolica religio-
ne, e per raffrenare l'orgoglio dei
turchi, fece pubblicare una crocia-
ta nella Germania, e per altri re-
gni, concedendo indulgenza a chiun-
que prendesse le armi contro i ne-
mici del nome cristiano : e nel 1377
ebbe la gloria di riportare la san-
ta Sede in Roma capitale del mon-
do cattolico, dopo che era stata
più di anni setlantuno in Avigno-
ne. Nell'anno seguente 1878 gli
successe Urbano VI, contro il qua-
le insorse l'antipapa Clemente VII,
dando con ciò principio al XXII
scisma della chiesa occidentale, il
più lungo, e il più pernicioso di
tutti, poiché essendo dm-ato per qua-
si cinquantun anni, non sapevano
i fedeli a qual capo della Chiesa
dovessero ubbidire, e qual ricono-
scere per legittimo pastore uni-
versale.
Questo orrendo scisma riuscì di
sommo pregiudizio alla Chiesa, an-
che per l'ingrandimento della po-
tenza turchesca, giacché divisi i po-
poli, ed i regni in ubbidire i Pontefi-
ci Roinimi, e gh antipapi Avignognesi,
i Papi non poterono applicarsi ad im-
pedirne l'incremento, ed accorrere in
aiuto de'minacciati da'maomettani.
Amuralte I trionfò de' vallatili , de-
cos
gli ungheri, e de' dalmati, e morì
nel i385 sul campo dal pugnale
di un serviano. Gli successe il pi i-
mogenito Bajazzette I, che co! pri-
mo assedio di Costantinopoli, otten-
ne dall'imperatore Manuele Paleo -
logo la pace, con che i turchi aves-
sero in quella capitale un quartie-
re, una moschea per gli atti della
loro falsa religione, ed un giudice
privato. Crescendo le sue conquiste,
e minacciata di nuovo Costantino-
poli, i principi cristiani invocarono
il braccio forte del famoso Tamerla-
no, gran can de'tartari, che nella bat-
taglia d'Ancira avendo fatto prii^io-
niero il sultano Bajazzette I, lo fece
racchiudere in una gabbia di ferro, e
poi si servì della sua schiena per isca-
bello in salire a cavallo. 11 turco
ne morì di dolore nel iSgg, e la
parte asiatica dell' impero ottoma-
no fu invasa dai tartari. Solimano
I, secondogenito di Bajazzette, ucci-
so il fratello Isa Belis, si fece pro-
clamar sultano in Adrianopoli; ma,
nel i4'o> ■venne ucciso da'soldati
del suo fratello Musa, dichiarato
sultano in Europa. Il minimo però
de'fratelli Maometto I, ricuperale le
asiatiche provincie, s' intitolò sulta-
no di Pi usa; i due fratelli vennero
alle mani, e Maometto I restò vin-
citore nel 1^1 3. Egli fece strangola-
re JMusa, e riunitisi nel suo capo i
diritti di lui, fu salutato restauiato-
re dell'impero ottomano.
Finalmente celebratosi il famoso
concilio di Costanza, che fu il
principale avvenimento del secolo
XV, agli II novembre i4'7> venne
eletto in sommo Pontefice Martino
V, Colonna^ romano, che, estinto il
funesto scisma, pacificata l'afflitta
Italia, e restaurata la desolata Ro-
ma, meritò i gloriosi titoli di padre
della patria, e di felicità de' suoi
cos
tempi. Frattanto, adoperandosi e-
gregiamente Uladislao re di Polonia
per 1' unione della chiesa greca col-
la romana, Martino V, nel i4i8,
con sue lettere gliene seppe grado,
e, ad esempio degli altri Pontefici,
che a lui avevano conceduti molti
privilegi, in riguardo all'aver non
poco dilatata la santa Sede, anche
nelle parti degl'infedeli, come dice
lo storico Mattia Micovia, nel libro
IV, gli confermò non solamente le
grazie ottenute, ma ancora lo di-
chiarò vicario della Chiesa Romana
ne' suoi stati, affinchè meglio fosse
propagala la luce evangelica tra i
barbari, e fossero ridotti i greci al-
l' obbedienza verso la santa Sede.
]Vel tempo stesso, non contento Gio-
vanni I re di Portogallo di aver
conquistata l' importante città e for-
tezza di Ceuta da'mori maomettani,
bramoso di promovere maggiormen-
te la cattolica religione, risolvette
di mover aspra guerra ai saraceni :
per lo che Martino V, volendolo
aiutare in cosi santa impresa, invitò
tutti i principi a prestargli soccorso,
e fece bandire nel modo solito la
crociata contro i barbari infedeli.
Al sultano Maometto I successe,
nel. 142 I, il figlio Amuratte II, che
nel raccogliere la paterna eredità
dovette combattere lo zio Mustafà,
che per altro fece prontamente stroz-
zare, il figlio di lui, il quale avea
lo stesso nome, fu poscia decapita-
to. Amuratte II restato senza emo-
li, potè far delle conquiste. Nel
i43i, mori il Pontefice Martino V,
e dopo undici giorni, a' 3 marzo
concordemente fu eletto Eugenio
IV. In quest' anno cominciarono le
avversità, fra le quali passò egli
tutto il suo pontificato. Tre Colon-
nesi nipoti del defunto Papa, ed
assai potenti, s' impadronirono del
COS 5i
tesoro, che lo zio aveva radunato
per somministrar le spese a' greci,
i quali dovevano condursi ai concilio
in cui si doveva conchiudere 1' u-
nione loro co' latini, e far la guer-
ra a' turchi. Servironsi i Colonnesi
di questo danaro per ammassar del-
la gente affine di opprimere il nuo-
vo Pontefice, e di recare in poter
loro la città di Roma. Il Papa sco-
municò i Colonnesi, respinse il loro
ardire co' soldati pontificii, ma aven-
do eglino dopo lo spargimento di
molto sangue, restituito alla chiesa
parte del tesoro, e le terre occupa-
te, furono ancor essi restituiti alla
comunione de' fedeli.
Essendo ricorso Odoardo, re di
Portogallo, ad Eugenio IV, perchè
con sua bolla gli concedesse di far
la sagra guerra ai maomettani del-
l'Africa, quel Pontefice pel desiderio
della concordia , e del vantaggio
della religione, gli rispose di conce-
derglielo volentieri, qualora ciò non
fosse in pregiudizio di verun altro
re cristiano. Nel 14^9 Eugenio IV
celebrò in Firenze il XVI concilio
generale, alla presenza dell' impera-
tore d'oriente Giovanni VII Paleo-
logo, di Demetrio suo fratello, e di
cinquanta e più arcivescovi, ed al-
tri prelati greci, oltre i padri lati-
ni. In esso si pubblicò il decreto
dell' unione delle due chiese greca,
e latina ; ma appena tornarono i
greci alla loro patria , mossi da
Marco vescovo di Efeso, ritornaro-
no nel i44^ all'antico scisma, nel
quale perseverano. Nel concilio pe-
rò si pubblicò il rinomato decreto,
con cui s'istruivano , e l'icevevano
nella Chiesa Romana gli armeni,
che per ambasciatori glielo avevano
richiesto, con gran consolazione del
zelante Eugenio IV. In seguito A-
mu ratte II , proseguendo le sue
5a COS
militali imprese, occupò la Macedo-
nia, e rese tributorii i re di Bul-
garia, e di Albania, invadendo a
tjuesl' ultimo la capitale Croia, e
ricevendo quattro figli in ostaggio,
de' quali il solo Giorgio Castriota,
dello Scanderberg, rimase in vita
per la tenera sua età. Questo fan-
ciullo, educalo fra le schiere otto-
mane, vi militò con distinzione, ed
abbandonali poi i mussulmani sten-
dardi, si dichiarò liberatore delia
patria, e dopo una serie di vittorie
ristabilì in Croja il suo trono.
Siccome nulla più stava a cuore
di Papa Eugenio IV, che l'abbat-
timento de' turchi, già dislutli in
più incontri dal famoso Scanderberg,
così il santo Padre, avendo nel
1443 spedite premurosissime lettere
a tutti i cristiani, per prender le
armi contro di essi, neil anno 1 444
.somministrò ad Lladislao IV re di
Ungheria, e di Polonia, con cui il
soidano Amuratle 11 guerreggiava,
gran quantità di moneta, colla <jua-
le si formò un possente esercito
nella Dalmazia, nel regno di Napoli,
e nella Fiandra. Diviso fu questo
esercito in due corpi , che fiuo-
no spediti uno per mare, 1' al-
tro per terra, del primo dei qua-
li fu creato legato il Cardinale
Francesco Condulmieri, nipote del
Pontefice, camerlengo di s. Chiesa,
e del secondo il celebre Cardinal
Guglielmo Cesarini romano, che
nella funesta battaglia di Varna,
data da Amuratle II, nella quale
si trovava quel Cardinale col detto
Ladislao, rimase ucciso col re a' io
novembre i4445 "^o'^P'^'il^o da tut-
ti. Il sultano con questa brillante
vittoria ingrandì la potenza dei
turchi, fugando in pari tempo il
valoroso capitano Giovanni IJnniade
vaivoda, ossia principe di Transil-
COS
Vania. P'. sopra tutto ciò Enea Sil-
vio Piccolotnini, Europa, capo W,
Monstrelet volume III, e Bonfinio
Decade 111, libro VI.
In oltre Eugenio IV, per difende-
re r isola di Rodi contro la violen-
za del turco, vi mandò alcune ga-
lere in soccorso, com' egli scrisse al
re di Castiglia Giovanni II f/^. il
citalo Rinaldi i434); e per soste-
nere la città di Costantinopoli contro
gli sferzi de' maomettani, che con
grand' impeto procuravano d' impa-
dronirsene, vi spedì in soccorso die-
einove mila scudi, e se più non
(iece, fu per non poterlo fare, essen-
do esausto il tesoro pontificio. In-
tanto nel 144? successe al virtuoso
Eugenio IV, Papa JN'icolò V, che
prese le redini de! pontificato, men-
tre la repubblica cristiana era in
sommo sconvolgimento, ed al rime-
dio di tutto, applicò subito tutto il
suo zelo, e valore ; onde nell' anno
seguente apparecchiandosi Giovanni
Unniade, amministratore del regno
di Ungheria, a formare più corpi
di truppe per liberare le provincie
confinanti dalla tirannia, e servitù
turchesca , JNicolò V bramò oltre
ogni credere di condurre al desiderato
fine i suoi pii consigli, e con pubbli-
che lettere degli 8, e 12 aprile,
sollecitò i cristiani ad intraprendere
la sacra milizia, preparando i pre-
mii spirituali dell' indulgenza plena-
ria a quelli, che vi combattessero.
Fu data la battaglia nel campo di
IMerula, prima che Giorgio Scan-
derberg, principe di Macedonia, u-
nisse le sue alle truppe cristiane,
ed Amuratle il ottenne la vittoria
che gli costò molto sangue dalla
parte sua , restando sul campo
trentaquattromila turchi, ed ottomi-
la cristiani, L'Unniade si salvò colla
fuga, e tornò a' suoi iiell.' Ungheria.
cos
Nella stessa maniera facendo in que-
st' anno il re di Castiglia Giovan-
ni 1 1 la guerra a' maomettani di
Granata, Nicolò V, con lettere dei
29 luglio, concesse la medesima in-
dulgenza a quelli, che in tale occa-
sione prendessero le armi contro i
saraceni , e intimò la scomunica a
quelli, che loro prestassero aiuto, o
soccorso alcuno, come avea fatto ai
30 maggio contro quei che comuni-
cassero, trattassero, o patteggiassero
co'pagani, e saraceni, locchè atferma il
citato Antonio Bonfìnio nella Decade
111 : indi nel 1449? ^i ^4 settembre,
Nicolò V decretò che ne' regni di Ca-
stiglia, e Lione tutti quelli, i quali
da qualunque setta abbracciassero
la fede cattolica, fossero idonei a
possedere qualunque dignità, bene-
licio, onore, ed olìlcio, come gode-
vano gli altri cristiani.
Per la guerra di Alfonso V re
d' Aragona e di Sicilia contro i tur-
chi avea il santo Padre concesse le
decime ed altri sussidii ecclesiastici;
ma sulla maniera di pagarli era
nata discordia negli stali di quel
monarca, fra il clero, ed i regi mi-
nistri, onde Nicolò V, per estinguer-
la ai i3 novembre i45o deputò
suo .legato a Intere, il Cardinal Gio-
vanni Morinese, ne' regni di Valen-
za, e delle isole Balearie, nel conta-
do di Rossiglione, e provincia Ce-
ri tiana, onde le differenze furono
sopite. Morto nel i45'i Amuratte
II sultano de' turchi , gli successe
Maometto II, che prese il titolo di
Gran signore de' turchi. Egli subi-
to fece guerra a Giovanni II re di
Cipro. Per soccorrerlo il Pontefice
Nicolò V, li 12 agosto, scrisse cal-
dissime lettere all'imperatore d'oc-
cidente Federico III, e ai re Enrico
^I d'Inghilterra, Casimiro di Polo-
nia, Carlo Vili di Svezia, Cristia-
COS 53
no I di Norvegia, Ladislao di Boe-
mia, Alfonso Y di Sicilia, e Jacopo
II di Scozia, esortandoli a prestargli
opportuno sussidio. Ammoni lo stes-
so re di Cipro a fortificar Nicosia, e
concesse l'indulgenza plenaria a lut-
ti i fedeli, che a questo re prestas-
sero aiuto contro i turchi.
Già dagli anni addietro aveva
Nicolò V rivolto le sue paterne
attenzioni dalla parte dell' oriente,
di cui r imperatore Mannello Paleo-
logo era morto, lasciando nel suo
figliuolo maggiore Costantino un
principe, che non era in istato di
sostenere un peso così grande. Nel
i45r gli scrisse il santo Padre lun-
gamente agli I I ottobre per impe-
gnarlo a far eseguii'e 1' unione colla
chiesa latina, solennemente giurata
nel concilio di Firenze; ma siccome
da lui non ricavava che parole
rispettose senza alcun effetto, gli
replicò le sue premure, con avvi-
sarlo di perdere fra Ire anni la ca-
pitale con tutto l'imperio, se egli
non estingueva intieramente lo sci-
sma, col ratificare la concordia giu-
rata co' latini ; la qual predizione
in tutte le sue circostanze fu piena-
mente avverata, come scrisse Gen-
nadio patriarca in questo tempo di
Costantinopoli, che registrò le tre-
mende parole di Nicolò V, e ne
dovette sentire, e piangere i dolorosi
elfetti. P~. Egidio Stanchio nella Dis-
sertatio Chronologica de computo
turcico Arahiis, et excidit Constanti-
napoli anno, Vittembergae i66t ;
Gaspare Henneschio ntW Jpospa-
sma Chronologicuni de tempore
capt.ae a turcìs urbis Constantinopo-
litanae, Schleuf i664; e Program-
ma in quo disquisilur, utruni Con-
slantinopolis oh negatani a Graeci.t
processionem Spiiitus Sancii a Fi-
iio, Penlecostcs fcsto expugnata fuc->
5.i ros
nt a tìircis? Wiltembergae T7^9-
Maometto II, il più grand' impe-
ratore che abbiano avuto i turchi,
si mosse con un formidabile eser-
cito contro di Costantinopoli, allor-
ché due giorni dopo era giunta a
Kegroponte l' armata, che il Papa
con molta sua fatica avea potuto
radunare, e della quale fece coman-
dante l'arcivescovo Ragusino, cioè di
dieci galere a sue spese, dieci altre
avute da' veneziani, ed altrettante da
Alfonso V re di Sicilia, e d'Arago-
na, le quali tutte vi perirono dopo
cinquantasette giorni di assedio, cioè
ai 2f) maggio i453. Costantinopoli
fu presa da Maometto restandovi
morto l'imperatore Costantino, a
cui nel fuggire, alla porta della
città fu troncata la testa, e messa
in un' asta, fu condotta pel campo
de'tiu'chi. In tal guisa terminò in
Costantino, figlio di Elena, l'imperio
de greci nell' oriente, cominciato
II23 anni prima ai 19 maggio del
33o in un altro Costantino, figlio
anch' egli di un'altra Elena : ma se
quest' imperio ebbe per primo, ed
ultimo imperatore due principi del-
lo stesso nome di Costantino, que-
sta è la sola somiglianza onde si
possa paragonare insieme il prin-
cipio, ed il fine di esso. Il santo
Padre restò di dolore trafitto per
tal perdita, molto più perchè gli aiu-
ti, che avea procurato contro i turchi,
non avevano potuto impedire la to-
tal rovina de'greci. F. Chnlcondila ,
Franzft, e la Turro-greciae di Crusio.
Tentò tuttavia il dolente Ponte-
fice di ricuperare la perdita fìjtta,
pubblicando una bolla ai 3o settem-
bre, nella quale eccitava col mag-
gior fervore tutti i fedeli ad unirsi
per fare la guerra al turco. A tut-
ti, che perciò prendessero le armi,
di qualunque condizione essi fosse-
ro, o secolari, o ecclesiastici, o vi
prestassero aiuto, concesse indulgen-
za plenaria, la più ampia che i
Pontefici sogliono concedere. A que-
st'opera assegnò tutti i proventi, che
da' benefici venivano all' erario
pontificio, e la decima di quelli, che
gli pervenivano dallo stato tempo-
rale del dominio della Chiesa; piìi
le decime di tutti i benefìci, ed of-
fìzi nella romana curia ; le decime
di tutti gli uffizi, ed impieghi nello
stato ecclesiastico; e le decime di
tutti i benefici ecclesiastici per tut-
to il mondo cattolico. Per collettori
di queste decime deputò Nicolò V
molti soggetti, che rammenta mon-
signor Giorgi nella di lui vita al-
l'anno i4^3, e finalmente coman-
dò che in tutta la cristianità dai
re e dai principi si osservasse la
pace, o almeno la tregua. Molle
altre cure impiegò a questo fine il
santo Padre, ma i principi distratti
in altri pensieri, e in dissenzioni,
niun soccorso prestarono ad opera
sì santa. Il solo Pontefice, ed Al-
fonso V re d'Aragona, e di Sicilia
grande somma di denai'o mandaro-
no a Giorgio Scanderberg, il quale
fece molta strage de' turchi nell'E-
piro. Ricevette Aicolò V favorevol-
mente gli uomini eruditi, che in
quest' occasione abbandonarono Co-
stantinopoli, e seco condussero mol-
te opere de' ss. Padri, e le lettere
greche in Italia, ove trovarono una
gentile accoglienza.
Avendo Alfonso V re di Porto-
gallo messa all'ordine ima grande
armata contro il turco, il santo Pa-
dre, con un breve de' 1 3 aprile
14^4 pieno di lodi, gli mandò la
rosa d' oro benedetta ; ma Maomet-
to II non conobbe più limiti, e
colla strepitosa conquista di Costan-
tinopoli fissò sulle rovine dell' im-
cos
perio orientale l' ottomana colossale
monarchia. Intanto afflitto Nicolò
V per tanto disastro, penetrato di
vivo cordoglio per la rovina dei
greci, e pe' gravi danni che ne pro-
venivano alla religione, cessò di
vivere in età di soli 5'j anni, ai
24 marzo i^^5, e lasciò la sua
memoria in eterna benedizione nel-
la Chiesa, siccome imo de' piti gran-
di Pontefici, che sieno saliti sulla
cattedra di s. Pietro.
Dopo quattordici giorni di sede
vacante, fu eletto Papa in età di
setfantasette anni, Calisto IH, Borgia,
di Valenza, che con meraviglia di
tutti, alcuni anni avanti, andava
dicendo di dover divenire senza
dubbio sommo Pontefice. Avea
Calisto ITI ancor Cardinale fatto
voto di portar la guerra a' turchi,
nella maniera che meglio potesse,
e di procurar di togliere dalle ma-
ni loro la conquistala Costantinopoli.
Si vede la formola del giuramento
negli annali di Lorenzo Bonincontri
all'anno 14^^ presso il Muratori
Scriptonim rerum Italicarum tomo
XXlj che in lingua volgare fu pub-
Micato da Gio. Lami Catalogo del-
la biblioteca Riccardi ana. E da
rotarsi col Borgia nell' Oratio Pii
li. P. M. de Bello tiircìs, etc, che
quantunque avesse fatto questo voto
da Cardinale, egli si sottoscrisse Cali-
sto III Papa, chiamandosi allora Al-
fonso ; tanto egli era sicuro della
profezia fatta da s. Vincenzo Ferre-
rio, che a tutti i suoi amici diceva
die sarebbe Papa, benché nessuno
l'ascoltasse, credendolo per la vec-
cliiaja indebolito non meno di cor-
po, che di mente.
Passati dunque appena due mesi
da che era salito al Pontificalo, in
adempimento della promessa fatta,
spedi Calisto III predicatori per
COS 55
tutta r Europa, e lettere sue pre-
murosissime a tutti i principi euro-
pei, ad Usumcassano re di Persia,
al principe di Armenia, e a'tartari,
sollecitando tutti a prender le armi
contro i turchi. Quindi sperando,
piucchè ne' principi, nell'aiuto di
Dio, e nella pia liberalità della
Chiesa Romana, la quale non radu-
na per sé tesori, se non per diffon-
derli a beneficio del popolo cristia-
no, non solamente vuotò tutto il
pontificio erario, ma vendette gem-
me, ed altri preziosi ornamenti
pontificali, ed alienò alcune terre
dello stato ecclesiastico, e col pro-
dotto di tali cose fece allestire una
armata di sedici galere, che spedì
nell'oriente contro i turchi, sotto il
comando del valoroso, e bravo Car-
dinal legato Luigi Scarampi Mez-
zarota. Fu egli il primo Pontefice,
che abbia avuta la gloria di mette-
re sul mare una sì forte armata,
colla quale fece alcune piccole con-
quiste sopra gli ottomani, e difese
le isole di Rodi, di Cipro, di Me-
tilene, e di Scio da essi attaccate
nel 14^7: onde il santo Padre li-
berata r isola detta Metilene, la re-
stituì al principe, che la possedeva
sotto il diretto dominio della santa
Sede.
Più gloriosa riuscì al santo Pa-
dre l'impresa di Belgrado, fortezza
antemurale del cristianesimo. Tro-
vavasi questa nel i ^56 assediata
da Maometto II alla testa di cen-
tocinquanta mila turchi. Conti-o di
questi s'avviò il famoso capitano
Giovanni Unniade vaivoda di Tran-
silvania, chiamato il terrore de' tur-
chi, ed il prode difensore de' cristia-
ni. Era esso assistito da'consigli del
benemerito legato PontiP- io Cardi-
nal Carvajal, e dallo zelo di s. Gio-
vanni da Capistrano de'miuori frao-
% cos
cescani, il quale, con un crocefisso
inalberato in mano, aveva arruola-
to mi esercito di quaranta mila uo-
mini. Alli 6 dunque di agosto si
scagliò rUnniade con tal impeto
sopra i turchi, che avendoli scon-
fitti, costrinse Maometto li a dar-
si ad una precipitosa fuga, e a ri-
trovarsi in istato così pericoloso,
che se i principi cristiani avessero
secondate le sante intenzioni del
buon Pontefice com'esso li esorta-
va, questo famigerato barbaro a-
vrebbe perduto l'imperio di Costan-
tinopoli, e non avrebbe potuto con-
quistar di più quello di Trebison-
da. Per cagione di questa vittoria
ottenuta nel giorno della trasfigu-
razione di Gesù Cristo, Calisto III
ne rese più celebre la festa.
AHine di avere maggiormente pro-
pizia la divina assistenza ncU'im-
pi'esa de'cristiani contro i turchi,
ordinò il Pontefice, che a mezzo
giorno fosse dato il segno tre vol-
te colla campana, acciocché i fede-
li recitassero tre volte il Pater ed
Ave, coH'indulgenza di tre anni, e
tre quarantene, per ajutare in tal
guisa con queste orazioni i fedeli
contro i nemici del nome cristiano.
Non cessò Calisto III per tutto il
tempo del suo pontificato di pro-
curare Tabbaltimento degli orgoglio-
si tiu'chi, e nel i4^7 raddoppiò
egli le sue calde premure con tut-
ti i sovi-ani, i quali per riguardi
umani mal corrisposero alle zelan-
ti intenzioni di lui. Egli spedì
missionari nella Prussia, nella Per-
sia, e nell'Etiopia, per richiama-
re alia nostra religione, quelli che
ne fossero contrari. Indusse anco-
ra i re di Castiglia , d'Arago-
na, e di «Portogallo, a cacciar inte-
ramente dalla Spagna i mori mao-
rneltaui accantonati nel regno di
COS
Granala ultimo loro asilo , come
dice il Mariana al libro XXII. Fra
tante cure della cristiana repubbli-
ca , consumato Calisto III dalla
vecchiaia, morì a' 6 agosto i458,
nel dì della trasfigurazione, lascian-
do centocinquanta mila scudi di
oro, come dice Nata! Alessandro nel
tomo VIII àeW Istoria ecclesiastica,
sebbene il Ciacconio nella vita di
Calisto III , dica cento quindici
mila scudi, stati radunali per la
guerra contro i turchi.
Vacò la santa chiesa dodici gior-
ni, e sah sul trono del vaticano Pio
II, Piccoloniìiii, sanese, che siccome
prima era premuroso di veder ab-
battuto l'ardire del comun nemico,
così fatto Papa rivolse tulle le
sue cure a questo fine. Per meglio
dunque promovere l'unione do'prin-
cipi cristiani, necessaria alla liilice
riuscita di quest'impresa, stabilì lui
pubblico congresso , da tenersi a
Alantova, ove trattar si doveva co-
gli ambasciatori de'principi, e coi
principi stessi di tutta l'Italia, dei
mezzi opportuni, e de'soccorsi biso-
gnevoli per questa guerra, mentre
che, com'egli diceva, e si legge nel
suo Commentario stampato nel 1 6 1 4
in Francfort, il vincere i turchi sem-
brava unintrapresa non di questo,
o di quell'altro regno, ma sì di
tutta la repubblica cristiana. Di
ciò tratta ampiamente Leodrisio
Crivelli autore contemporaneo nel-
l'opuscolo, De expeditione Pìi II in
Turcas, appresso il Muratori Scri-
plorunt rerum al tomo XXIII. Ni-
colò Reutnero pubblicò in quat-
tro volumi, una raccolta intitolata:
Orationes in Consultationes de Bel-
lo Turcico, Lipsiae 1 596.
Intanto perchè colla sospensione
della guerra e per cagione del con-
gresso uou fosse lutto l'oriente sog-
cos cos 57
giogato da' liirchi, eresse Pio II un insoita in Napoli fra il le Fcjnli-
miovo Ordine militare col titolo di nando d'A lagona, e Giovanni duca
s. Maria di Betlemme, del quale d'Angiò figlio del re Renato, e parte
fosse cura il difendere le isole di Le- per quella che facevano alla santa
mnos, colle altre del mare Egeo, ed Sede i INlalatesti, e i Manfredi,
alla guisa de'cavalieri gerosolimita- Avendo Maometto II conquista-
ni far dovesse delle scorrerie con- to co'suoi turchi, oltre le isole di
tro i turchi. Lemnos, e di Lesbo, già riprese dai
Disposte in tal modo le cose per cristiani in tempo di Calisto IH,
questa spedizione, il Papa non a- la penisola ancor della I\Iorea, il
vendo riguardo al freddo della sta- santo Padre con esemplarissima
gione, né agli incomodi continui benignità accolse Tommaso Paleo-
delia podagra, né agli infelici augu- logo, despota della Morea stessa^
ri che gli si predicavano, com'egli e fratello di Costantino, ultimo im-
stesso racconta ne'suoi commentari, peratore greco cacciato dal tui*co
a' 22 gennaio i/^Sg, si mise in col fratello Demetrio, e con molti
viaggio alla volta di Mantova. Giun- altri. Albergollo nelle case di s. Spi-
tovi a'27 maggio, ad altro Pio II rito, gli assegnò trecento scudi il
non pensò, che a cercare i mezzi mese, a' quali ne aggiunsero duecento
di condurre ad effetto i suoi pre- i Cardinali, e gli diede nella dome-
murosi disegni intorno alla guerra nica quarta di- quai'esima la rosa
contro il turco, che ogni giorno si d'oro benedetta, e nell'anno seguen-
rendeva piti formidabile per li mio- te 1462 il Papa ricevette in dono
vi acquisti che faceva neh' orien- da Tommaso Paleologo, la testa
te. /^, Enea Silvio nella sua Hi- dell'apostolo s. Andrea, fratello del
storia Asiae iMinoris al cap. 87. principe degli apostoli. Ma in mez-
A'9 dunque di settembre si diede zo alle pastorali cure di Pio II,
principio al general congresso di sempre più cresceva nel suo cuore
tutto il mondo cristiano, e dopo mol- l'ardente brama di soccorrere To-
te e diverse sentenze fu deliberato, riente dalla fierezza di Maometto
che di tutte le nazioni, per questa sa- II. Era questi molto più potente,
gra guerra collegate, pagassero per per la conquista che avea fatto
tre anni i chierici la decima, i laici nel 1^61 dell'imperio di Tiebi-
la trigesima, egli stessi ebrei la vi- sonda nell'Asia, dal quale avea cac-
eesima. A questi soccorsi promisero ciata la famiglia Comnena, che vi
di aggiungere degli altri maggiori i si era stabilita per 207 anni fino
fiorentini, i sanesi, i ragusei, i gè- dal i2o4, in cui (come dicemmo)
novesi, i j'odiani , e i bolognesi, i francesi, e veneziani saccheggia-
onde Pio II con ima bolla de'i5 rono, e presero la città di Coslan-
gennaio 1460 pubblicò a tutto il linopoli; come ancora per essersi
mondo, quanto in questo congres- impadronito dell'isola di ìMetilene,
so aveva conchiuso. Malgrado pe- già detta Lesbo, e di tutto il re-
lò le zelanti sollecitudini del buon gno di Bosnia, di cui fece scorticar
Pontefice, questi soccorsi non ebbe- vivo il quinto ed idtimo re chia-
ro allora alcun effetto parte per la mato Stefano.
guerra che v'era tra i francesi, e II santo Padre nel i46f sci isse
gli inglesi, parie per <|uclla ch'era una kllcra all'imperatore Maomct-
58 COS
to II, nella quale l'esortava a mo-
slraisi più mite co'cristiani, e Jo
eccitava ad abbracciare la nostra re-
ligione, pel qual mezzo diventereb-
1)6 legittimo imperatore d' oriente.
Divenuto però quel barbaro vieppiù
borioso, e avviandosi in oltre con-
tro de' ragusei, Pio li considerando
la misera sorte della cristiana re-
pubblica, procurò con tutto il suo
grand'animo di sollecitare contro il
turco la guerra stabilita nel con-
gresso di Mantova. Con una bolla
«innqne de' 23 ottobre i463 pub-
blicò solennemente questa sagra
guerra, ed espose la lega, che per-
ciò avca fatta col duca di liologna
Filippo, e con Cristoforo JMoro do-
ge di Venezia, e nominò il suo
pai-ente Caidinal jVicolò Fortiguer-
ra pistojese, adorno di rari pregi,
generale delle galere die aveva fat-
to lare nel ]iorto di Pisa, coll'ordi-
iie di condurle in Ancona ove, co-
me egli aveva detto nel concistoro
de'23 ottobre, sarebbe st;ito pron-
to a partire in persona per questa
spedizione, a' 1 5 di giugno, affine di
animar per tal guisa tutto il mon-
do, e togliere ogni pretesto a quel-
li, clie pretendessero di scusarsene.
Indi, vedendo che le forze dell'e-
jario Pontificio non erano bastanti
olle spese necessarie per questa
guerra , destinò per la medesima
tutta l'entrata, la quale, secondo il
Campani, era allora di cento mi-
la scudi, e si ricavava dalle minie-
re dell'allume, scoperto allora nei
monti di Tolfa, sperando molto
dopo maggior soccorso dal doge di
Venezia, dagli altri principi dell'I-
talia, e da'Cardinali stessi, tra'qua-
li il Cardinal Roderico Borgia ni-
pote di Calisto IH, poscia Alessandro
^ T, promise una galera tutta fab-
bricata a sue spese.
COS
Disposte pertanto le cose neces-
sarie sì al governo dello stato nella
sua assenza, che all'armata, Pio li,
a' 18 giugno i464> scese dal pa-
lazzo alla basilica vaticana; e qui-
vi, dopo aver caldamente pregato
il Signore, che prosperar volesse le
sue pie intenzioni, fece a' Cardinali
im' elegante orazione , e partì per
Ancona, avendo ricevuto da Tom-
maso Paleologo il braccio destro
di s. Gio. Battista. Quest'orazione,
che mancava sì nelle opere di Pio
Il pubblicate in Basilea nel i55i,
come nella Raccolta delle orazioni
dello stesso Pontefice, data alla lu-
ce in Lucca nel 175T, e 17^7 da
Giandomenico Mansi, fu per la pri-
ma volta resa pubblica dal citato
Cardinal Stefano Borgia, che vi ag-
giunse un'aurea prefazione, e bel-
lissime note, con questo titolo:
Pii II P. M. Oratì'o de bello tur-
cis inferendo eruta ex schedis au-
to^raphis, et anecdotis monumenti?!
illuxtrata, Romae apud Benedictum
Francesinm i774- Arrivato Pioli
in Ancona, a' 19 luglio, fu rice-
vuto con sommo applauso da quei
cittadini, e da nn popolo infinito
condottosi colà da tutta l'Europa
pei" vedere il singolare spettacolo
di im Pontefice in persona alla te-
sta della crociata Ma, essendo Pio
II già incomodato nella salute, il
male si aggravò, e morì a' i4 ago-
sto del 14^45 hi età di cinquan-
totto anni. Egli, dopo aver doman-
dati , e ricevuti i ss. sagramenti ,
esortò il sagro Collegio a prose-
guire costantemente la guerra, in-
trapresa contro i nemici del nome
cristiano , al qual fine lasciò cin-
quantamila scudi, che seco aveva,
i quali da' Cardinali, prima del
loro ritorno in Roma, fiu'ono de-
positati nelle mani del doge Mo-
cos
ro : come pure invitò i Cardinali
a mandare le sue pontificie ga-
lere , con quarantamila scudi a
questo fine radunati dalle deci-
me , a Mattia re. degli ungheri.
Fattesi le consuete esequie in An-
cona, il mentovato doge, assiso Ha
i due ultimi Cardinali diaconi, fe-
ce r orazione funebre a Pio II.
Passati quindici giorni, nel con-
clave valicano , restò eletto Ponte-
fice Paolo li, Barbo, veneziano,
nipote di Eugenio IV. Furono le
prime cure di Paolo II la guerra
contro i turchi, ed il Cardinal Am-
mannati di Pavia nell'epistola XCV
descrive la maniera, con cui il
santo Padre trattò quest'affare cogli
ambasciatori , che si trovavano in
Roma ; per la qual guerra, al dire
di altri, Pio II avea lasciato quaranta
o quarantotto mila ducati d'oro, ra-
dunati solamente per quest'impresa.
Quindi è, che avendo Paolo II som-
ministrato buona somma di denari al
famoso Scanderberg, chiamato nuo-
vo Alessandro, e Gedeone cristiano,
costrinse nel i465 l'empio Mao-
metto II ad abbandonar con gran
perdita di gente 1' Albania, che poi
riprese co' turchi nell'anno seguente.
Ma il prode Scanderberg avendo e-
vitato i tradimenti del nemico, e
dopo aver per ben vent'anni le-
presso a guisa di propugnacolo gli
sforzi degli eserciti turcheschi, morì
in età d'anni sessantatre.
JVell'anno i47o> crescendo viep-
più la tirannia de' turchi , che a
tutto il mondo cristiano mettevano
sommo spavento, Paolo II si ado-
però per tal guisa, che gli riuscì
di conchiudere in pubblico conci-
.*<toro cogli ambasciatori de' princi-
pi italiani la necessaria lega con-
tro de' tiu'chi medesimi. Per me-
glio provvedeie alle .spese di que-
COS 59
sia guerra, rifiutò il tributo della
chiiiea, e del falcone, che il re
Ferdinando gli mandava per feudo
del regno di Napoli, e domandò in
vece sessantamila scudi, al che ri-
])ngnavano i regi legati. Questi an-
zi minacciarono, che offeso il loro
re, si sarebbe imito a' turchi , al
che il Papa rispose con dignità :
Andate, e riferite al re quanto ab-
hiam detto, e se egli si risolverà
di unirsi al turco, noi già abbia-
mo provveduto, come cacciare dal
regno il re, e dagli stati cattolici il
turco. V. il Quirini, Vindiciae Pauli
IL Questo Pontefice, ad Andrea,
ad Emmanuelle, e alle sorelle, pa-
renti di Tommaso Paleologo despo-
ta di Morea, che a Pio li avea
portato la lesta di s. Andrea apo-
stolo, assegnò trecento scudi il me-
se, e un maestro per insegnar loro
le lettere Ialine; e ad Azanito, ni-
pote di Scandeiberg, esiliato dal-
l'Albania, diede venti scudi al me-
se , e cento a Caterina regina di
Boemia, cacciata da' turchi da' suoi
stati. Questa morì in Roma, e per
gratitudine lasciò in testamento al-
la santa Sede tutte le ragioni che
aveva su questo reame, per lo che
in concistoro i deputati presentaro-
no la spada, e gli speroni a Papa
Sisto IV.
Nel conclave , che si tenne per
la morte di Paolo II, poco mancò
che non restasse eletto in succes-
sore il Cardinale Bessarione di Tre-
bisonda, già compagno dell' impe-
ratore Paleologo al concilio fioren-
tino, uno de' più famosi personag-
gi del suo tempo in dottrina, vir-
ili, e grandezza d'animo. Ma que-
sti , col pretesto della sua età di
anni ottanta, se ne schermì effica-
cemente. Anche iifir elezione di Ca-
listo III poco mancò ch'egli avesse
6o COS
in mano le chiavi di s. Pietro, loc-
clìè però non avvenne per un for-
te discorso del Cardinal Gelivo ,
che impedì 1' esaltazione di sì illu-
stre greco, come neofito , e come
ingiuriosa alla chiesa latina. Eletto
}'ontefice, a' 9 agosto ì^Ji, Sisto
IV, della Rovere, i primi suoi pen-
sieri furono occupati nel ritrovare
i mezzi di reprimere gì' impeti del-
l' imperatore ottomano. Perciò spe-
di egli subito cinque legati a di-
versi principi dell' Europa per ec-
citarli alla guerra contro il turco
Rlaometlo II. Fra rpiesti legati vi
furono i Cardinali Bessarione in
Francia al re Lodovico XJ, Bor-
gia in ispagna al re Ferdinando
V, Bardo in Germania all'impe-
ratore Federico III, ed ai principi
tedeschi , e nel regno d' Ungheria a
Mattia Corvino; e il Cardinal Ca-
iri ifa, già celebre pel suo zelo militare,
fu scelto al comando della flotta con-
tro gl'infedeli. Sisto IV impose inol-
tre le decime agli ecclesiastici, con-
cesse indulgenze a' crociati ; e per
operare con più efllcacia, fece par-
lire nell'anno seguente in levante,
sotto il comando del Cardinal Ca-
raffa , centoquattro galere, fra le
quali diciolto erano della Chiesa,
trenta del re di Napoli Ferdinan-
do , e cinquantasei de' veneziani.
Con quest'armata si rese, e fu sac-
cheggiata la città di Smirne, ma
ciò non era bastante per rovinare
un impero così bene stabilito, qiial
era quello di IMaometto II , che
con rapidi progressi avea tolto ai
cristiani due imperii , quattro re-
gni , venti Provincie , e duecento
città, oltre l'isola di Negroponte in
onta de' veneziani, hi quale fu po-
sta a l'erro, e (uoco. Correndo l'an-
ni) 14?^' 3 l'imperatore IMaometto
il, dopo avere coucpiislata Teodo-
cos
sia, ossia Gaffa, ricchissima colonia
de' genovesi, si mise in pronto per
assalire gli altri luoghi de' cristia-
ni , a segno tale , eh' era già per
entrare ne' confini dell' Italia. Sisto
IV dunque stimando dovere del
suo Pontificato di reprimere gli
sforzi del barbaro imperatore, spe-
dì diversi legati a' principi cristia-
ni, affme di concitarli unitamente
contro di lui ; ma le sue premure,
ed i suoi pii desiderii non ebbero
alcun effetto. Neil' anno seguente
1477, rivolse Sisto IV le sue cure
a mantenere la pace in Italia, af-
finchè Maometto lì vedendo la guer-
ra civile, non vi entrasse come an-
dava macchinando, ed è perciò che
nel 1479 ^^ Pontefice spedì molte
legazioni a' re, e principi cristiani,
per indur questi ad intraprendere
la sagra guerra contro il comun
nemico, e muovere i popoli a pren-
dere la croce di questa spedizione.
Nel 14^0 approfittando Mao-
metto II delle discordie de' prin-
cipi cristiani, si sforzò di annien-
tare la nostra religione : mandò
contro r isola di Rodi un' armata,
che dopo una fiera battaglia di
due ore, data a' 26 luglio, fu co-
stretta di cedere alla bravura di
que' cavalieri gerosolimitani, onde
i turchi si misero in precipitosa
fuga colla perdita di gran numero
di soldati, stante il valore del gran
maestro d'Aubusson, da Innocenzo
YIII fatto dipoi Cardinale. Mentre
Bodi era fortemente assediata da
quest'armata, lo stesso imperatore
ottomano ne spedì un'altra nell'I-
talia , ove i turchi sorpresero O-
tranto nel regno delle due Sicilie,
coir aver messo a fil di spada un
gran numero di uomini, donne, e
lànciulli , gittate ai cani le reliquie
de' santi , rapito le vergini , alle
cos
quali fecero oltraggio sugli altari
stessi , mozzato la testa a tutti i
nobili, segato per mezzo con una
sega di legno l'arcivescovo, e com-
messo altre simili bestialità.
La presa di Otranto mise tut-
ta l' Italia in grandissimo spaven-
to, massimamente Sisto IV, il qua-
le, come dice E.afFaele da Volter-
ra al libro VII dell' Istoria Fio-
rentina, pensò di rifugiarsi in Avi-
gnone; ma preso miglior consiglio,
tutto si diede ad apprestar aiuto
in difesa della gregge di Dio alla
sua cura commessa; e per aiutar
il re di Napoli Ferdinando contro i
turchi che gli avevano occupato
Otranto, non dubitò di vendere
Frascati a Girolamo, e ad Agosti-
no d' Estouteville pel prezzo di ot-
tomila fiorini d'oro. Ordinò quindi
il santo Padre ai principi d'Italia,
che facessero tregua, e rivolgessero
le arigli contro gli stessi turchi ;
spedi suo legato nel regno di JNa-
poli il Cardinal Rangoni, perchè
segnasse di croce i fedeli: richiese
premurosamente d'aiuto i re oltra-
montani, e proponendo a tutti pie-
nissima indulgenza, li sollecitò alla
difesa del nome cristiano. Inoltre
promise di adunare un' armata di
venticinque galere, per unirle a quel-
le del re di Napoli che doveva essere
di quaranta; mandò legato a Genova
il Cardinal Savelli, perchè facesse fa-
re l'armamento navale, e mettesse
in concordia le differenze di quei
cittadini; e per non mancare al lo-
devole uso de'suoi predecessori nel
ricorrere in simili tribolazioni al-
l'intercessione de' santi affine di pla-
care colle loro preghiere il giu-
sto sdegno divino, istituì l'otta-
va d' Ognissanti da celebrarsi an-
nualmente. Da Otranto si dirizza-
rono i turchi coir armata a preda-
COS 6i
re la santa casa di Loreto, ma tosto
che da lungi la videro, fm'ono com-
presi da SI grande stupore e paura,
che si sentirono costretti a dar volta
improvvisamente, come si legge nel
Novaes, nella vita di Sisto IV. Degnos-
si pertanto la Provvidenza di Dio li-
berare il mondo cristiano da tante
afflizioni nel i48i, colla morte i-
stantanea di Maometto II, crudel
nemico de" cattolici , accaduta nel
trentesimo secondo anno del suo
regno, a' 3 di maggio, giorno dedi-
cato all'Invenzione della santissima
Croce, di cui egli era stato cosi fie-
ro nemico. Il santo Padre avvisato
di questa morte, che aveva già pre-
detto il santo religioso de' minori
Giacomo della Marca, ne rendette
solenni grazie a Dio con una divo-
ta processione, nella quale venne
accompagnato dal sagro Collegio dei
Cardinali. A' 2 3 di agosto poi giun-
se in Pioma pel Tevere un' arma-
ta di ventitre navi, spedita in soc-
corso dell'Italia da Alfonso V re
di Portogallo, a ricevere dal santo
Padre la benedizione per andarse-
ne contro de' turchi, ma succeden-
do la morte di quel sovrano^ l'ar-
mata tornò in Portogallo, per ri-
cevere gli ordini del nuovo re Gio-
vanni II.
Innocenzo VIII, Cibo, genovese,
appena eletto confermò i capitoli,
che tutti i Cardinali avevano giu-
rato di osservare, fra' quali, che il
futuro Pontefice fosse obbligato a
dare per soldo a' soldati contro il
turco le rendite delle miniere di
allume, e di non applicarle in altro
uso se non che nel difendere i cri-
stiani dai turchi, e in provvedere
i nobili esiliati, e cacciati dagli stes-
si infedeli, come narra l'Annalista
Piiiialdi a detto anno i4S4- Le
prime apostoliche cure d'Innocenzo
&ì cos
vili furono di conciliar la pnce
tra i principi cristiani, e per darne
egli stesso l'esempio, cominciò dal
terminar la guerra di Sisto IV coi
veneziani ; e confermò i diritti del-
la Guinea, ed in altre terre de' sa-
raceni al re di Portogallo, giacché
Alfonso V con un'armata di 3oo
legni, e trenta mila combattenti
preso aveva in ventitre giorni Ar-
zila e Tanger, due città nel regno
di Fez nell'Africa.
Nell'anno i /[S6 Innocenzo Vili
pregato di aiuto dal re Casimi-
ro IV di Polonia, contro i turchi,
e tartari, che infestavano i suoi
stati, bandì la crociata contro i
barbari. Quindi , nel i4^7, ve-
dendo il Pontefice , che la tiran-
nia de' turchi maggiormente si di-
latava per la Germania, e per l'I-
talia, dove il tiranno Bocolini, stret-
to in amicizia col turco, aveva già
occupato Osimo nello stato eccle-
siastico, che a preghiei'a di Lorenzo
de' Medici magistrato de' fiorentini
restituì per settemila scudi d'oro,
pubblicò la guerra, di cui fosse ca-
po l'imperatore Federico III, e
ordinò le decime agli ecclesiastici
per le spese da farsi nella medesi-
ma. Indi esortò i principi alla guer-
ra contro il turco, che minacciava
d' invadere la Sicilia, e l' Italia per
ridurre i fedeli ad una dura schia-
vitù. A questo santo fine Innocen-
zo Vili comandò al vescovo d'Or-
te suo legato in Germania, con di-
ploma del primo settembre, che
caldamente raccomandasse a tutti
i principi questa militare spedizio-
ne; ma le premure del zelante
Pontefice non ebbero il desiderato
effetto, perchè quasi tutti i sovra-
ni erano fra loro in guerra , e lo
stesso dominio della Chiesa era af-
flitto dalle fazioni: per lo che ii
COS
Papa, desideroso di mettervi rime-
dio , pregò r imperatore Federico
III, e gli altii principi di manda-
re presso di lui i loro ambascia-
tori per li 25 marzo 1488, coi
quali tratterebbe della guerra col
turco. Ciò avvenne, ed Innocenzo
Vili inoltre promise di sostenerla
con vigore, e di assistere personal-
mente all'esercito, quando questo
fosse comandato dal re di Spagna Fer-
dinando V, dal re di Francia Car-
lo Vili, o da Enrico VII re d'In-
ghii terra: ma il progetto del Papa
non si effettuò, il perchè nulla si
eseguì contro i turchi.
Morto, come dicemmo, in Nico-
media Maometto II, gran signore
degli ottomani, due figliuoli ch'egli
lasciò si disputarono la sovranità.
Ciascuno di questi aveva il suo par-
tito, ma ìjajazzetto II vinse il mi-
nor fratello Zizimo, il quale fug-
gito in Rodi, come racconta il Sa-
bellico. Elicaci, libro X, implorò
asilo dal gran maestro de' cavalieri
gerosolimitani Pietro di Aubusson,
che dopo onorevole ricevimento,
lo inviò a vivere tranquillo nel-
l'anno 1482 in una commenda del-
l'Ordine nel confine di Poitou, col
permesso del re di Francia, guar-
dato sempre da'cavalieri gerosolimi-
tani. Indi nel 1489 Zizimo fu con-
segnato ai deputati d'Innocenzo VI II,
che sperando gli sarebbe di gran
vantaggio al fine di reprimere i
turchi, l'aveva richiesto premurosa-
mente a Carlo Vili, e lo ricevette
a'3 marzo con solenne ponipa in
Roma (come raccontano il Vialardo,
ed il liosio nella vita del Pontefice),
mantenendolo sotto buona guardia
nel vaticano, e trattandolo con ma-
gnificenza mercè di quaranta mila
scudi d'oro, che Bajazzetto li per
tal motivo eli mandava o"ni atuio.
cos
Zizimo morì nel i49^ > fjLiando
Carlo Vili re di Franciii, avendo-
lo domaudato ad Alessandro VJ,
nel condursi che quel principe tur-
co si faceva a Napoli, cessò di vi-
vere per via nel mese di gennaio
lasciando del suo misero fine sinistri
sospetti, come gli fosse stato pro-
pinato il veleno.
Innocenzo Vili assegnò dodici
mila scudi d'oro annui al Cardinal
Giovanni Balve francese , siccome
pili militare che ecclesiastico, per
la custodia che gli commise del
principe Zizimo. Bajazzetto II ,
per timore del fratello, aveva spe-
dito nel i^Scf a Carlo VIII una
ambasceria in Francia, colla quale
r avea pregato a ritener Zizimo
nel suo regno, promettendogli di
mandargli tutte le reliquie trovale
da Maometto II suo padre in Co-
stantinopoli, e nelle altre città del-
l'Europa, e dell'Asia , di mettere
in opera tutto il suo potere per to-
gliere a' saraceni la Terra Santa, e
darla a lui, e di somministar an-
nualmente una somma considerabile
di denaro pel sostentamento del fra-
tello. Siccome poi all'arrivo dell' am-
basciatore ottomano era già stato
inviato Zizimo a Roma, Bajazzetto
II avendo saputo questo, tentò di far
avvelenare il fratello, ed il Ponte-
fice, servendosi d' un scellerato si-
cario chiamato Cristoforo Macrin,
il quale cacciato da un impiego che
aveva nella corte pontificia, si tro-
vava in Costantinopoli. Doveva que-
sti attossicai'e la fontana dove si
attingeva l'acqua per l'uso del Pa-
pa, e di Zizimo; ma appena Ma-
crin mise il piede in Roma, fu ar-
restato per delitti, che nulla riguar-
davano questo ond' egli sperava la
sua fortuna. JMesso alla tortura con-
fessò ancora il misfatto, di cui nou
COS 63
si parlava punto. Aveva egli alcuni
complici, che furono puniti col sup-
phcio ordinario, ed egli condotto
per la città, per cui di tratto iu trat-
to era attanagliato, fu alla fine
squartato, ed esposto per parti a
differenti porte di Roma.
Quindi Bajazzetto II, vedendo sva-
nito il suo progetto, prese la strada
della politica, rivoltò le sopraddette
sue promesse avanzate a Carlo VIU
re di Francia, nel 1490 al somnio
Pontefice, e nel 1492, per mezzo
d'un suo ambasciatore detto Charni-
sbuerch, dopo avergli fatto presen-
tare tutto quello che l'oriente pro-
duce di più prezioso, oltre a qua-
ranta mila scudi d'oro, destinali
a pagare la pensione del princi-
pe turco Zizimo, che pregava si
tenesse in luogo sicuro , gli fe-
ce consegnare a'3i maggio 1492
la sagra Lancia, con cui da Lon-
gino fu traforato il lato del R.eden-
tore, colla spunga insieme, e colla
canna, che nella medesima passione
furono consagrate. Nel primo dun-
que di maggio giunse l'ambascia-
tore turco Chamisbuerch in Anco-
na, ove i due legati mandati dal
Papa, cioè l'arcivescovo di Arles, e
il vescovo di Fuligno, fecero la ri-
cognizione del sagro dono, che por-
tarono per la città con solenne pro-
cessione, nella quale fu concessa in-
dulgenza a quelli che v'intervenne-
ro. Quindi la preziosa reliquia fu
ricevuta in Roma da Innocenzo
Vili colla maggiore venerazione,
e solennità. Intanto l'interessante
ostaggio di Zizimo nella capita-
le del cristianesimo tenne sospe-
se le armi, e i progressi de'turchi.
Nel tempo medesimo il santo Pa-
dre ebbe la consolante notizia del-
la conquista di Granata fatta dal
re Ferdinando V, col qual trionfo
64 cos
si cstinse il niaomeltanismo nella
Spnj^ii.i, incominciato nell'anno 7 1 2,
e (lurnto 780 anni. Al volume IK
p. 3o5 del Dizionario^ parlandosi
della creazione segreta de' Cardina-
li, si fa menzione della lettera scrit-
ta da Bajazzetto II al Papa, acciò
facesse perfetto Cardinale Psicolò
Cibo, con altre analoghe erudizieni.
Successe ad Innocenzo Vili Pa-
pa Alessandro VI, che nell'anno
1496 provò la contentezza di rice-
vere Nilo, monaco di s. Basilio, man-
dato ambasciatore da Costantino
re de'giorgiani, a prestargli ubbi-
dienza come a vicario di Gesìi Cri-
sto, e a pregarlo di sollecitare i
re d' occidente, ad intraprendere
la sagra guerra contro i saraceni,
e di mandargli il decreto del conci-
lio di Firenze, aOine di riunirsi alla
Chiesa Romana. Fu però infelice
Bajazzetto li nelle guerre contro gli
egiziani, e contro i russi, che si li-
beravano allora dal dominio dei
tartari, mediante il valore di Gio-
vanni Ba^ilo\vitz czai- di IMoscovia,
uno de'piìi grand' uomini der suo
tempo, a cui la Russia deve il suo
primo splendore, il quale avea spo-
sato una figliuola dell'ultimo im-
peratore de' greci, Costantino Pa-
leologo.
Avevano i veneziani fatto lega
col re di Francia Lodovico XII af-
ilne di spogliare Lodovico JMoro
del ducalo di :Miiano, e questi non
trovando strada più facile a schivar
la sua rovina, che ricorrendo ad
una esecranda fellonia, spedì due
della sua corte a Bajazzetto li, si-
gnillcandogli che il monarca fran-
cese, dopo la conquista che medi-
tava dell Italia, avrebbe co' venezia-
ni stessi rivoltato le armi contro
di lui per rimettere in levante il
culto di Gesù Cristo, come dicono
COS
il Sabcllico, Eiìcad. X, ed il Suritn
al libro 111 del tomo V- H Pon-
tefice Alessandro VI, per ispegnere
l'acceso fuoco, mandò a Venezia nel
1499 •''^'^ legato il Cardinal Gio-
vanni Borgia, ad ottenere la concor-
dia dei sopraddetti principi, i qua-
li imiti agli altri si collegassero
contro i nemici soltanto della santa
Sede. Ma vana tornò silfatta lega-
zione, poiché Alessandro VI, col-
la speranza d' ingrandire i suoi fi-
gliuoli si dichiarò dalla parte con-
traria al duca di Mdano, ed in
latti Lodovico XII fece duca di
Valentinoy nel delfinato. Cesare
Bolgia figlio del Papa.
Liberatosi Bajazzetto II colla
morte di Zizimo dalla paura, che
si prendeva di questo suo fratello,
mosse guerra a' veneziani; ma pren-
dendone Alessandro VI la protezio-
ne ( siccome quello che teneva nu-
merose truppe, e fu il primo Pon-
tefice il quale mise i suoi successo-
li in istato di figurar nel mondo
anche quali sovrani possenti), e mi-
nacciandolo che avrebbe mosso tut-
ti i principi cristiani contro di lui,
parve che il turco rimanesse in-
timorito. Il re de' romani Massi-
miliano I , e il re di Francia
Lodovico XII erano di contrario
animo a questa unione, e intanto i
turchi presero la ricchissima città
di Modone nella Morea, e Lepanto,
eh' era de' veneziani. Da questa per-
dita prese occasione il santo Padre
per sollecitare l'apparecchio della
sagra guerra, ed esortò Gio. Alber-
to re di Polonia, e Ladislao \ I l'e
d' Ungheria a dare dalle parti loro
un diversivo agli ottomani, senza
lasciar di confortare i cristiani, col
proporre il premio delle indulgenze
a ([uelli, che prendessero la croce.
Oltre a ciò Alessandro VI pubblicò,
cos
e lo alTermano il citato Sabellico, e
il Surita al tom. V, eh' egli sarebbe
andato in persona contro i nemici
tlella nostra religione, se il re di
Francia, o di Spagna, fosse stato il
condottiero dei crocesignati. Indi
mandò legati a Massimiliano I, ai
re di Polonia ed Ungheria, per im-
pegnarli ad intraprendere questa
guerra, e fece promulgare le indul-
genze per raccogliere il denaro, che
a tal fine abbisognava. Mutato però
di sentimento, Alessandro VI rivol-
se tutte le sue premure ad ingran-
dire il suo figliuolo Cesare.
Entrato poi l'anno i5oi, trattossi
fra il sommo Pontefice, e i principi
cristiani , di mettere argine alla
tirannia turchesca. Nella domenica
di Pentecoste pubblicò solennemente,
che il re d' Ungheria si era a questo
fine collegato col santo Padre, e coi
veneziani. In questo tempo si faceva
una grande ariiiata dal Papa , dai
re di Fi'ancia, e di Spagna, dai ve-
neziani, e dai cavalieri di Piodi, ed
Alessandro VI creò suo legato e
comandante dell' esercito cristiano, il
Cardinal Pietro d' Aubusson, gran
maestro de' suddetti cavalieri gero-
solimitani. Ciò non ostante, né le
preghiere, uè le meravigliose appa-
rizioni, né le disgrazie funeste del
levante, furono bastanti per indurre
ìMassimiliano I re de' romani, ad
intraprendere la guerra contro i
turchi. Indi Alessandro VI diede
gravissima sentenza contro de'roma-
ni Colonnesi, e Savelli collegati a
Federico re di Napoli, che chiama-
va i turchi all' esterminio dell' Ita-
lia ; onde il Pontefice privò Federi-
co del reame, che divise, dando la
Puglia, e la Calabria a Ferdinando
V re di Spagna, e di Sicilia, e il
rimanente, co' reali titoli di Napoli,
e di Gerusalemme, a Lodovico XH
VOT, %\\]ì.
COS G5
re di Francia, Oltre a ciò con-
dannò lo stesso Federico, come reo
di lesa maestà per aver fatto lega
con Bajazzetto li contra la repub-
blica cristiana. Nel i5o3 si conchiu-
se la pace fra i veneziani, e la su-
blime porta ottomana, per cui l'isola
di Cefalonia rimase a' veneziani, che
avevano conquistato alcune isole
Jonie.
Giulio II, della Rovere, che riem*
pi r Italia e l' Europa tutta del
terrore del suo nome, nel i5o4j per
ottenere di rivolgere le armi dei
cristiani contro i turchi, procurò
con ogni diligenza di mettere ia
pace il re di Francia con quello di
Spagna. Neil' anno seguente IMa-
nuello re di Portogallo mandò a
Roma Jacopo de'Sousa vescovo di
Silves, e Jacopo Paciceco per ren-
dere obbedienza a Giulio II, ed
insieme pregarlo di aiuto contro i
mori dell' Africa, per le quali ri-
chieste il Papa rinnovò l'indulgenza
già da Innocenzo Vili a quel mo-
narca conceduta, e confermò i pri-
vilegi dal re concessi all'Ordine di
Cristo, perchè fossero più animati i
cavalieri a scorrere le terre de' sa-
raceni, ed a dilatar il nome cri-
stiano. Intanto pacificando Giulio II
i re di Francia, e di Spagna, ot-
tenne da questi che rivolgesse le
sue armi contro de' saraceni dell'A-
frica, onde tolse loro Malzalquir,
ossia porto Grande, della qual vit-
toria il santo Padre si rallegrò con
Ferdinando V, e per meglio pro-
seguire la cominciata impresa, im-
pose una decima al clero di Spa=
gua.
Vedendo il santo Padre , che
Massimiliano I re de' romani, e Lo-
dovico XII, re di Francia, erano
malcontenti l'uno dell'altro, adoperò
ogni premura, nel 1Ò107. per paci-
66 C O S
ficarli fra loro, per ricuperare le
città, e terre della Chiesa tenute dai
veneziani, e per indurre i principi
ad intraprendere la sagra guerra.
Perciò il Cardinal Bernardo Carva-
jal lo sped'i legato a Massimiliano I,
e il Cardinal Antoniotto Pallavicini
lo spedì colla stessa qualifica al
re di Francia, il quale allora di-
morava in Genova. Per tal gui-
sa nell'anno seguente gli riuscì a
pacificarli, ma persistendo i ve-
nesiani nel ritener le terre occu-
pate, Giulio li si unì con i detti
sovrani nel trattato di alleanza di
Cambrai. I veneziani ricusarono
gli aiuti del gran signore Bajazzctto
li, ed ottennero il perdono implo-
rato dal Papa, che come padre co-
mune de' fedeli si ritirò dalla lega
con gran rammarico de' francesi, i
quali si rivoltarono contro lo stesso
Pontefice, e principiò fra loro la
guerra. Terminò il regno di IJajaz-
zetto II colle domestiche dissensio-
ni. Volendo questi rinunciare la
corona al primogenito Acmet, noi
consentì Selim I fratello minore, il
quale fatlolo strangolare in uno a
Corcuto altro di lui fratello, suc-
cesse al padre nel i5i2, riunendo
la Mesopotamia , ed il regno dei
Curdi alla Por ta^ Ottomana, titolo
diplomatico con cui , come dicem-
mo, si distingue il gahinetto del
gran-signore, che in oriente equi-
vale a quello di corte, nonché il
palazzo imperiale di Costantinopo-
li, o serraglio. I| suo ingresso, co-
me pur di sopra accennammo, ha
il nome di Sublime Porta, ed in
questo vestibolo si tiene circolo
nelle solenni occasioni, ed ai lati si
espongono le teste decapitate ai
possenti nemici, e de' condannati di-
stinti.
►Selim J vinse Camposone Gauro
COS
soldano d' Egitto, e s' impadronì del
Cairo. Così terminò, dopo quattro
secoli, r impero de' mamelucchi
circassi, divenendo l'Egitto provin-
cia turca. JVel i5?.o Selim I ce-
dette lo scettro al suo figlio Soli-
mano II. Intanto, essendosi raduna-
ti nel i5i8 per ordine di Massi-
miliano I in Augusta i principi del-
la Germania, afline di stabilire co-
gli altri principi cattolici una lega
contro il turco, Leone X, Medici,
fiorentino ( che allora sedeva sulla
veneran<la cattedra di s. Pietro, e
diede il nome di aureo ni suo se-
colo), mollo si alfaticò per metterla
ad elTctto. Perciò spedì egli quattr(ì
Cardinali legati a Intere, il Cardi-
nal Campeggio ad Enrico Vili re
d' Inghilierra , dove per duecento
anni addietro non v'era piii sialo
un legato a latore j il Cardinal Jv
gidio al re di Spagna Carlo V, a
Massimiliano I il Cardinal Farne«-e.
poi Paolo III, a cui per non essere
subitamente partito, lu surrogato il
Cardinal Gaetano, ed il Cardinal
Dovizi di BiJ^biena a Francesco I
re di Francia. Pochi giorni dopo la
creazione di questi legali il santo
Padre oidinò una soleime processio-
ne, in cui il medesimo Papa e i
Cardinali si fecero vedere a piedi nu-
di, per rendere a Dio le dovute grazie
della lega, e della tregua fatta per
cinque anni tra tutti i principi con-
tro il turco. Aggiunte pur furono
calde preghiere al Signore, perchè,
domati i turchi, volesse rendere
all'impero cristiano Costantinopoli,
e Gerusalemme. Per ordine del
medesimo Pontefice, consegnò il
Cardinal Gaetano a Massimiliano l
nella dieta di Augusta, il cappello,
lo stocco e r elmo da sua Santità
benedetti. I pensieri però della
suerra cominciarono a raffreddarsi
cos
sì per r improvvisa morte di Mas-
similiano I, accaduta a' 22 gennaio
i5ig , a cui successe Carlo V, e sì
per la sfrenatezza di Martin Lutero
agostiniano apostata, che coi suoi
perniciosissimi errori cominciava a
combattere la Chiesa Piomana.
Nel i522 venne eletto Adriano
VI, Florenzi, d' Utrecht, nel qual
anno si trovava assediata l' isola
di Rodi 5 residenza allora de' cava-
lieri gerosolimitani, da duecento
mila turchi, alla cui testa si vedeva
il loro imperatore Solimano II. Per
ovviare al pericolo, in cui erano i
cavalieri, Adriano VI mandò ad es-
si un soccorso di tre navi ben prov-
vedute, ma ritardate dai venti con-
trai'i. Vennero gli assediati ad estre-
ma necessità ; tuttavolta, avendo di-
mostrata la solita loro bravura, i
turchi erano apparecchiati a levare
l'assedio. Allora il cancelliere del-
l'Ordine Andrea d' Amarai porto-
ghese, irritato per essergli stato
preferito l' anno precedente nella
dignità di gran maestro Filippo
di Villiers 1' Ile-Adam francese,
per mezzo di un servitore, che
lanciava le lettere con una balestra
nel campo nemico, avvisò i tvuchi
del bisogno della piazza, per lo che
essendosi Solimano II ostinato in
batterla, in capo a sei mesi di at-
tacco, s' arrese, a condizioni onore-
voli, «d il sultano, che vi entrò
tiionfante il giorno di Natale \5i-i,
pieno di stima pel valore del gran
maestro, gli rendcli^e tutti gli onori
dovuti al suo merito. In questa guisa
i cavalieri, che 2 1 3 anni pi-ima aveano
tolto quest' isola a'saraceui, ed era la
loro quinta residenza, perchè dopo
la perdita di Gerusalemme, erano
passati a Marguat, ad Acri, ed all'
i'^ola di Cipro, la perdettero per
tiadimento, essendo costretti a pas-
COS 67
sar qua e là, fincliè l'imperatore
Carlo V, come re di Napoli, die-
de loro la isola di Malta.
Mentre Adriano VI si affaticava
nel trovar rimedio a' progressi fu-
nesti di Solimano lì, e di Lutero,
cadde malato, e morì a' i4 settem-
bre iSi'ò, succedendogli Clemente
VII, Medici, fiorentino, che nei
primo di maggio dell'anno santo
\^i5, dopo la messa pontificale in
s. Giovanni in Laterano, pubblicò
la lega fatta contro il turco, tra
Carlo V, Enrico VIII re d'Inghil-
terra, i fiorentini, ed i duchi di
Milano Sforza, e di Mantova Gon-
zaga, concedendo in questa funzione
agli astanti la plenaria indulgenza
del giubil(;o, e dando loro la papa-
le benedizione. Avendo Lodovico re
d'Ungheria oltraggiati gli ambascia-
tori di Solimano II, questi gli occu-
pò Sabal, e Belgrado, e dopo la
presa di Rodi, tornato nell' Unghe-
ria sconfisse il re nella battaglia di
Sofia. Ivi fuggendo Lodovico II per-
dette la vita, lasciando Buda e Pesth
sue capitali al furore ottomano. Indi
venne elètto alla corona d' Unghe-
lia Giovanni Zapolio vaivoda di
Transilvnnia ; ma Ferdinando I, re
de' romani, fratello dell'* imperatore
Carlo V, vi si oppose pei diritti
della consorte sorella del defonto
monarca, e nel iSay cacciò il suo
competitore. Questi implorò l'aiuto
di Solimano II, che ritornando nel
reame, arrivò a porre l'assedio a
Vienna , difesa però bravamente
dal palatino del Reno.
In mezzo a queste sciagure, che
mollo occupavano l'animo di Cle-
mente VII, già estremamente addo-
loralo pel funesto saccheggio di
Roma, operato dall'esercito di Carlo
V, non clic per lo scisma orrendo di
J '.urico Vili re d'Inghilterra, e per
G8 COS
r ingrandimento dell'eresia luterana,
correndo l'anno i J29, si seppe che
Solimano II con apparecchio mili-
tare per r addietro non mai veduto
si disponeva a partir in persona
contro il regno d' Ungheria. li re
Ferdinando 1 litorse ai santo Pa-
dre per averne soccorso, ma questi,
sebbene per la guerra del re Lodo-
vico li contro il turco medesimo,
gli avesse già mandati cinquanta
alila scudi, come racconta 1' annali-
sta Rinaldi all'anno i5i6, nell'e-
saurimento totale del suo erario a
cagione delle disgrazie accennate, gli
concesse le decime ecclesiastiche, e
gli altri sussidii già destinati dal re
Ferdinando I. Promulgò nel tem|)0
slesso una bolla per tutto il mondo
cattolico, nella quale concedeva pie-
nissima indulgenza a tutti queliij the
a dilesa del pericolante reame Ln-
garico, avessero dato danaro, o aiuto
militare in qualsiasi maniera. La Itl-
tera circolare di Ferdinando I sta
presso il Goldasti al tomo III.
Dipoi per diverse lettere venute
da Costantinopoli a Roma , seppe
Clemente VII nel i532, che Soli-
mano II imperatore de' turchi, fat-
ta tregua col re di Persia Thamas,
al cui danno le armi ottomane
avevano fatto gran progressi , era
per mettersi in viaggio con nume-
roso esercito contro i cristiani. 11
santo Padre dunque, chiamati a
se gli ambasciatori de' principi, che
risiedevano in Roma, li pregò ad
insinuare a' loro sovrani di unire
le rispettive forze, e le armi loro a
riparo della pubblica salvezza, ciò
eh' egli pur fece con lettere piene
di apostolico zelo; onde avvenne,
che Solimano II sospese le sue mi-
litari imprese.
Nell'anno i54r, avendo l'im-
pe.atore Carlo V destinato di par-
COS
tire con un esercito contro i mao
meltani d' Algeri, pregò il Pontefice
Paolo III, Farnese, romano, di
condursi a Lucca, per trattare in-
sieme su questa spedizione. Contro
il parere de' medici, di alcuni sena-
tori, e dell'ambasciatore di Francia,
ad onta della sua vecchiaja, vi si
recò il zelante Paolo III nella gran-
de estate, e ne' sei congressi avuti
in Lucca coU'imperatore, ove inoltre
stabilirono la celebrazione del conci-
lio di Trento, e malgrado le pressanti
esortazioni del Pontefice non potè
ridursi Cesare a ristabilire la pace
rotta col re di Francia Francesco I,
né a partire armato contro il tur-
co, che ogni giorno divenuto era piìi
baldanzoso per le vittorie che ripor-
tava in Ungheria, e per le sue ilotte
comandate dal celebre ammiraglio
Barbarossa, che molestavano le spiag-
gie d' Italia. Quindi nell' anno se-
guente Paolo 111, il quale nulla omet-
teva di ciò che potesse giovare mI
bene della Chiesa, e al mantenimen-
to della fede, con una bolla de'2 1
marzo i5^i, ottenuta dallo zelo <li
s. Ignazio fondatore della compagnia
di Gesù, accrebbe i privilegi! dei
neofiti, ossia ebrei, tuichi, ed altri
infedeli, che abbracciassero la lède
cattolica.
Governava la Chiesa universale
il sommo Pontefice Pio IV, ^le-
dici ^ milanese. Volendo Solimano II
approfittare delle rivoluzioni, cagio-
nate nell'Europa dall' eresiarca Lu-
tero, di cui il barbaro imperatore
s' era fatto panegirista per mezzo
di Mustafìi, il piìi valente, e speri-
mentato de' suoi Bassa, fece assedia-
re per quattro mesi l' isola di Mal-
ta, con duecento navi e quaranta
mila .soldati. Ma Pio IV, a cui sta-
va troppo a cuore il bene della re-
ligione, fece unire un potente soc-
li
cos
corso a quello del re di Spagna,
e di Sicilia Filippo II, e costrin-
se i turchi a levarne V assedio, e
dopo aver in esso perduti trenta
mila combattenti, ottomila marina-
li, e settantotto mila palle di grossa
artiglieria, gittate indarno sopra
quella fortezza; affine poi che il re
Filippo II potesse mantenere settan-
ta galere contro il turco medesimo,
il santo Padre gli concesse settecento
mila ducati sopra i benefìcii della
Spagna : siccome per soccorrere 1'
imperatore Massimiliano II re di
Ungheria contro lo stesso comun
nemico, con cui era sempre in
guerra, impose nell' anno medesimo
i565 sopra i suoi sudditi un tri-
buto di quattrocento mila scudi di
oro.
Successe nel i566 a Pio IV,
Papa s. Pio V, Ghislìerij di Tor-
tona, il quale con poco denaro
riscattò dalle mani dei corsari
maomettani Paolo Ghislieri suo
nipote , che mentre navigava fu pre-
so da' turchi, ed il fece però entrare
in Roma in arnese da schiavo. Nel-
la più deplorabile miseria era ri-
masta l'isola di IMalta per l'asse-
dio sofferto da Solimano II. A que-
sta r-ovina si aggiugneva il timore
dei cavalieri gerosolimitani, che so-
pra di loro venisse il grand' appa-
recchio di guerra di Solimano II.
Per lo che pensavano di abbando-
nare quell'isola, unico propugnacolo
deiritalia contro gl'infedeli, e tras-
ferirsi coir Ordine in Sicilia ; ma
s. Pio V apprestò tali e sì podei'osi
aiuti, che i cavalieri poterono dar
principio alla fabbrica della nuova
città, la quale dal cognome del
gran maestro, fu chiamata la Val-
letta; e che riuscì la fortezza meglio
fortificata dell' Europa, e forse del-
l' universo.
COS 69
In mezzo a tali applicazioni per
la conservazione di ^lalta, non la-
sciò s. Pio V d'invigilare alla custodia
dello stato ecclesiastico. Per tale ef-
fetto si trasferì in Ancona ad os-
servala da sé medesimo la strada,
che far poteva l'armata degli in-
fedeli, e munite le piazze esposte
di buona e numerosa soldatesca,
dichiarò il duca di Bracciano ge-
nerale delle armi dello stato pon-
tifìcio. Quindi si mosse di ritor-
no alla volta di Roma, ove po-
co dopo uJi, che i turchi s' erano
impadroniti a tradimento dell'isola
di Scio mentre i cristiani stavano
occupati nel celebrare divotamente
le feste di Pasqua. Fece s. Pio V
consapevoli dell'orribile tragedia i
Cardinali, con parole interrotte dai
pianto ; e non potendo riparare al-
l'accaduto disastro^ si rivolse a pro-
curare almeno la libertà de'princi-
pi Giustiniani, ventuno de'quali fi-
gliuoli di dieci in undici anni ,
essendo stati fatti schiavi, venne-
ro riserbati per servizio del ser-
raglio di Costantinopoli. Scrisse per-
ciò un efficacissimo breve a Car-
lo IX re di Francia perchè s'in-
terponesse colla porta ottomana •
in quest'affare. E tali furono le sue
istanze, che que'signori ottennero
la libertà, e si recarono a Roma,
per rendere le grazie al loro bene-
fattore. Desideroso pertanto il san-
to Padre di vedere abbattuti quei
barbari, che tentavano sempre con-
quiste, esortò con grande premura
i principi cristiani a dar soccorso
all'imperatore contro di quelli. Per
questo fine pubblicò un amplissimo
giubileo ed istituì l'orazione delle
quaiant'ore. Nel più caldo della
stagione, dopo aver detto messa iu
s. JMarco, nel giorno appunto de-
stinato al cominciamcnto delle qua-
fo e OS
rant'ore , con esemplarissima cli-
■vozione, si recò a piedi a san
Giovanni in Laterano : indi nel
giorno seguente andò a s. IMaria
Maggiore, e nel terzo nella chiesa
d' Araceli. Le sue preghiere furono
da Dio esaudite, poiché Solimano
li, trovandosi all'assedio di Sighet,
piazza ne'confini della Croazia, e
dell'Ungheria, dopo aver perduto
trenta e più mila uomini, vi morì
a'4 settembre i S'òQ, tre giorni pri-
ma che si rendesse la piazza. Gli
successe Selim H, che nel i S68 se-
gnò coU'Austria una tregua, e pre-
se a'veneziani JNicosia, e Famago-
sta nell'isola di Cipro.
Erasi da qualche tempo intro-
dotto l'abuso, che i cristiani libe-
rati dalla servitìi turchcsca, rimanes-
sero presso i loro liberatori, oppres-
si dalla medesima schiavitù, come
se ancora si trovassero in potere
degl'infedeli. Colla costituzione Di-
gnum del 1 566 aveva già s. Pio V
confermato, e rinnovato l'indul-
lo, e il privilegio di Paolo Ili ai
conservatori di Roma conceduto,
di mettere in libertà, e far cittadi-
ni romani gli schiavi turchi, con-
vcrtiti alla religione cristiana, ogni
qual volta si presentassero avanti
di loro per ottenerlo. Non potendo
il santo Padre soffrire il detto abu-
so tanto disdicevole alla dolcezza
della nostra religione, nell'anno i 57o
ordinò colla bolla Licet omnibus,
che quando i detti schiavi cristiani
ritornassero in podestà de'cattolici,
fossero con tutti i loro beni lascia-
ti andar liberi, sotto pena di sco-
munica a chi disobbidisse. Quel-
lo però, che riuscì di maggior glo-
ria air apostolico governo di s. Pio
V, fu la triplice alleanza, da lui
conchiusa a'20 maggio i ^7 1 fra sé
medesimo. Filippo li re di Spagna,
COS
e la repubblica di Venezia, contro
Selim 11 imperatore de'turchi, figlio
quintogenito di Solimano II, e di
Rosellana giovine vezzosissima di
Siena , che Solimano II da sna
schiava aveva esaltata a sua sposa.
F'. il Dizionario storico delle vile
di tutù i monarchi Ottomani tomo
II, stampato in Venezia nel 1 588,
dove lungamente si tratta di questa
sultana sanese. Della suddetta triplice
alleanza scrissero il Foglietta de. Sa-
cro focdere. in Sdinwn II, e mon-
signor Anton Maria Graziani de
bello Cy-prio. Per mezzo di questa
alleanza fu allestita un' armata
composta di duecento diciannove
galere, siei galeazze, e circa settanta
vascelli , tra grandi e piccoli. Su
quella flotta erano montati da ven-
timila uomini, non compresi i ma-
rinari i bombardieri, ed i forzati.
Così il p. Maffei nella vita di s.
Pio V. Il Vittorelli poi, nel tomo
III delle giunte al Ciacconio, dice
che l'armata tutta era di duecen-
tonove galere; cioè dodici del Pa-
pa , ottant'una del re di Spagna,
cento otto galere, e sei galeazze
de' veneziani, due del duca di Savoia
Emmanuello Filiberto, tre de' geno-
vesi, tre de'cavalieri gerosolimitani,
ventiquattro navi di trasporto, e
settanta vascelli. Di tutta la gran-
d'armala era supremo generale il
prode d. Giovanni d'Austria, gio-
vane di ventidue anni, fratello na-
turale di Filippo II. Il gran con-
testabile Marcantonio Colonna ro-
mano, duca di Palliano, e di Ta-
gliacozzo, era il comandante della
armata pontifìcia, composta di dodici
galere, con mille é cinquecento sol-
dati. Per le spese di questa trupua
il santo Padre impose le decime so-
pra gli ecclesiastici dell'Italia: colla
vendita d'alcuni ullizi della sua cor-
e 0 s
te racliuio centoventicinque mila scu-
di d'oro; oltre a'quali quarantami-
la scudi d'oro l'anno gli furono e-
sibili daHe dodici congi'cgazioni
monastiche d' Italia, sul fondo dei
quali fu eretto un luogo di monte
denominato prima della Fede, poi
della Pieligione, da cui venne cavato
un grosso contante. Andrea Doria,
famoso capitano genovese, coman-
dava l'armata di Spagna, ad alle-
stire la quale Pio s. V confermò al
re Filippo II l'indulto, conceduto-
gli da Pio IV pel mantenimento
delle galere destinate alla guardia
delle piazze marittime dell'Italia.
Sebastiano Venerio finalmente, uo-
mo di gran coraggio, e di non mi-
nore sperienza, era comandante del-
larmata veneziana, succeduto al
Barbarigo, morto nel combattimen-
to. Per la spesa di tale armata, il
Papa concesse a quella repubblica,
la facoltà di esigere per cinque an-
ni dal clero la somma di duecento
mila scudi.
Parti l'armata cristiana verso le-
vante ai 7 di ottobre i5ri. Quella
de'turchi era composta di duccen-
toquarantacinque galere, e ottanta-
sette navi di diversa grandezza, come
racconta l'Oldoino in Ciacconio t,
III. Fu essa sul mezzo giorno at-
taccata da'nostri nel golfo di Le-
panto, presso ad Azio, ed all'isole
Curzolari, luogo assai memorabile
per la battaglia, che aveva deciso
dell' impero del mondo fia Mar-
cantonio, ed Augusto. La mischia
fu cosi coraggiosa da ambedue le
parti, che dopo cinque ore di fiero
combattimento, cominciò la batta-
glia a piegare in favore dei cristia-
ni, i quali pei'dettero settemila cin-
quecentosessantasei combattenti, e lo
afferma il Gabuzzi nella vita di s. Pio
V, la maggior parte veneziani, ma
C O S 71
però colla totale sconfìtta de' turchi,
eh l'bbero la perdita del loro ge-
nerale Ali Bassa, del famoso cor-
saro Caracossa, di Assan Bassa, fi-
glio del rinomato ammiraglio Bar-
ba rossa , di -Assan Bey di Rodi,
di trenta nove rais ossia gover-
natori di galere, di trentuno mila
mussulmani morti , di diecimila
prigionieri, di quindici mila schia-
vi cristiani, che ottennero il riscat-
to, di centosedici cannoni grossi, e
centocinquantasei mediocri, e final-
mente di duecento dieci galere,
delle quali settanta furono mandate
a fondo da'nostri.
Benché lutti gli scrittori conven-
gano essere stata questa vitto-
ria la più compiuta, e la più se-
gnalata, che sia stata giammai ri-
portata dai cristiani contro i turchi,
non si accordano tuttavia nel cal-
colo della perdita di tutte e due
le armate, come riporta l'annalista
Spondano all'anno 1570. Non la-
scieremo tuttavia di notare, che nel-
le iscrizioni poste nel deposito di s.
Pio V a s. Maria Maggiore, si leg-
ge aver perduto i turchi trenta mi-
la uomini morti, diecimila prigio-
nieri, quindici mila cristiani riscat-
tati, centottanta galere, oltre a no-
vanta affondate.
Il Pontefice s. Pio V avea affi-
dato r esito di questa spedizione al
patrocinio della gran Madre di Dio
con si fervorose preghiere, che me-
ritò avere la rivelazione della vit-
toria, nel momento stesso, in cui fu
ottenuta. Mentr'egli si tratteneva
nelle sue camere del Vaticano con
monsignor Bartolommeo Bussotti da
Bibbiena, tesoriere generale, per af-
fari d' importanza, apri improvvisa-
mente la finestra, e rinserrandola,
come se avesse la mente piena di
gran cose, si rivoltò a lui, e j^li
7^ COS
disse : questo non e il tempo di
trattare di questi affari, andate a
ringraziare Dio, perche la nostra
armata ha combattuto colla Turchia,
e in questo momento ha vinto. Giun-
ta a Roma la felice nuova della
vittoria, nel giorno seguente 2 1 ot-
tobre, il santo Padre nella basilica
vaticana tenne solenne cappella in
ringraziamento all' Altissimo per la
grazia ricevuta. In quella funzione
recitò un'elegantissima orazione il
celebre Silvio Antoniano, che poi
fu Cardinale. Vedesi questa nel ci-
tato Rlaffei, ove si legge 1' altra non
meno eloquente, del famoso Mar-
cantonio Murcto, detta in occasione
che il contestabile Colonna fece per
ordine di s. Pio V l'ingresso trion-
fale in Roma, all'uso antico del
senato romana, come descrive mi-
nutamente il Cancellieri nella Storia
de' Possessi.
Per riconoscere questo singoiar
favore dalla protezione di Maria
santissima, comandò s. Pio V, che
nello litanie si aggiungesse: Auxi-
lium Chnstianorum, ora prò nohis,
ed instituì ai 7 ottobre la festa di
s. Maria della Vittoria. Ma Gre-
gorio XIII, ammirando la modera-
zione di s. Pio V, volle che con
nuovo nome si dicesse la festa del
Rosario. Gregorio XIII, Boncompa-
gno, sublimato al triregno nel iSya,
subito istituì la festa del ss. Rosa-
rio per celebrar la vittoria di Le-
panto. Proseguì la guerra contro
i turchi^ i quali lusingati che colla
morte di s. Pio V avessero perduti
tutti quanti i loro nemici, l'aveva-
no celebrata con fuochi artifiziali.
Senza perdere però tempo spedì
Gregorio XIII i suoi legati a'prin-
cipi della sagra lega, per esortarli
a continuare V alleanza del suo
predecessore, e dopo molte fatiche
COS
ottenne di mettere alla vela una
armata di centoquaranta galere, ven
titre navi, sei galeazze, e ti'enta al
tri legni minori, sotto il* comandi'
del medesimo generale d. Giovanni
d' Austria figlio naturale di Carl<
V, e degli stessi comandanti. In-
sorta però fra questi la discordia,
per cagione di gelosia, l'evento riu-
scì infelice. Imperocché incontratasi
a Navarino, porto della Morea, la
nostra armata con quella de'turchi.
composta di duecento sessanta ga-
lere, galeotte, e fuste con cinque
galeazze, dopo lo sparo di pochi
cannoni, si ritirò con poco onore
de' cristiani, e meno ancora della
repubblica di Venezia, la quale sen-
za far consapevole Gregorio XIII,
né Filippo II suoi collegati, ai 7
aprile dell'anno seguente iSjZ fect:
la pace col gran signore Selim li,
promettendo di pagargli per tre
anni centomila scudi d'oro ogni
anno, dopo tanti milioni spesi nella
passata guerra. Ottennero così i ve-
neti lo scioglimento dell'assedio di
Cattaro, ma dovettero ceder Cipro,
e rendere le piazze turche occupa-
te. D. Giovanni d'Austria riuscì ad
impadronirsi del regno di Tunisi ;
ma poco durò la conquista, come
dice il Muratori negli Annali di
Italia.
Avvenne il ritiro de' veneziani ,
nel tempo appunto, in cui il zelante
Pontefice aveva ottenuta la promes-
sa, di mettere in questo anno sul
mare un'armata di trecento galere,
oltre a grandissimo numero di navi
da carico con sessanta mila com-
battenti, nella quale spedizione gli
toccavano venticinque galere. Per
r armamento di queste erasi recato
in persona a Civitavecchia, afline di
assicurarsi meglio dell' opera, e del-
la diligenza de' suoi ministri ; come
cos
pure andò a riconoscere la loilczza,
e il porto di Ostia. Avendo dunque
saputo il sauto Padre in Frascati,
ove al solito si era condotto [«er
pochi giorni, la nuova di questa
pace, né potendo ritenere la collera,
cacciò dinanzi a se l' ambasciatore
de' veneziani, che gliela portò, gri-
dandoli scomunicati, e mancatori di
fede. Così turbato partì subito per
Roma, ove giunto sulle due ore di
notte, fece intimare pel giorno se-
guente la congregazione della lega,
coir intervento del contestabile Mar-
cantonio Colonna, ma con questa
non si potè rimediare a ciò, che
già era fatto.
Frattanto avendo il conte Gio-
vanni Aldobrandini, principal gen-
tiluomo di Ravenna, tramato oc-
cultamente di dare in mano ai tur-
chi, prima la sua patria, e poi la
città di Ancona, Gregorio XI JI in-
formato di questo scelleratissimo
tradimento, e accertatosene per mez-
zo d' un singoiar artifizio di Lodo-
vico Taverna governatore di Roma,
nel iSyS fece pubblicamente deca-
pitare r Aldobrandini, e dare il do-
vuto castigo a quanti de' complici
si poterono -aver nelle mani; indi
con gi:an quantità d'oro paterna-
mente riscattò molti cipriotti schia-
vi del turco, ed oltre a un pronto
soccorso, diede una pingue pensione
nel regno di Napoli all'arcivescovo
di Malvasia, esiliato dalla sua pa-
tria, per aver animato, nel tempo
della lega contro i turchi, i popoli
della Morea a seguire i cristiani
stendardi. Indi nel iSj^ Gregorio
XIII venne supplicato da Filippo li
re di Spagna, per la facoltà di alie*
nare sino a quaranta mila scudi di
cullala, alcune terre, e beni ecclesia-
stici del suo regno. Per giustificar
la sua domanda, il re adduccva
COS 73
gli spaventosi apparecchi del turco
adirato, l'ei-ario suo esausto, i beni
della corona impegnali, l'interesse
corrente di sei milioni d'oro per
la sosteulazloiie di tanli presidii ter-
restri, e marittimi, la spesa di cin-
quecento mila scudi il mese per la
sola armata della lega contro il turco,
e l'altra di seicento mila ogni mese
per la guerra di Fiandra contio
gli eretici. Considerate dunque più
volte queste suppliche, il santo Pa-
dre, benché non di buona voglia,
s' indusse a mandare un breve a
Filippo II, colla grazia dell' aliena-
zione, purché da tale vendila si
escludessero i luoghi insigni, e le
giurisdizioni delle sedi vacanti, e di
altri benefizi regolari, e secolari,
che si trovassero senza rettore, e
purché neir alienazione delle terre
vendibili avessero ad intervenire, in-
sieme co' regi deputati, i pontificii
delegati.
Selim II, dopo aver invaso la
Moldavia , e \alachia , morì nel
i574, ed Amuratte III nell' eredi-
tare il trono paterno, fece, secondo
la politica turca, strangolare cinque
suoi fratelli. Non aveva Gregorio
XIII deposto il santo desiderio, che
fin dal principio del suo pontifica-
to costantemente conservò, di ab-
battere per quanto potesse la tur-
chesca tirannide, ma nel i58i ac-
cadde un incontro, che per riguar-
do a queste sue mire gli fu grave-
mente penoso. Sin dal primo di gen-
naio avea il re Filippo li di Spagna
prorogato per tre anni avvenire la
sospensione delle armi con Amuralle
III, come Stefano Eattori re di Po-
lonia si era pacificato co' turchi.
Trafisse questa nuova il cuore del
Pontefice, non solo perchè simili
accordi gli erano stati nascosti per
la seconda volta da' ministri spa-
74 cos
gnuoli, ed anzi era stalo dclu'-o con
finte promesse, ma anche per 1' u-
ni versai danno, che ne proveniva
a' cristiani, vedendo per questo ar-
mistizio legate le armi appunto
nella miglior congiuntura in cui spe-
rava sicura vittoria del comuu ne-
mico. Per tal modo allora era trava-
gliato ed afflitto più che mai dalle
forze persiane di Scha-Abbas il gran-
de, riparando questi le anteriori per-
dite solierle dalla Persia. Se ne que-
relò gravemente Gregorio XIII, e
st'bbene i ministri della corte di
Spagna procurassero di negar prima
il fatto, e poi di dargli ad inten-
dere, che seguito non fosse con
partecipazione del re, tuttavia il
santo Padre stimolato dalla coscien-
za non tardò di rivocar pubblica-
mente le grazie, che Filippo 11 a
lilolo della guerra contro il turco,
godeva sopra i frutti del clero di
SjTiagna. 11 suo successore Sisto V,
Pcretlì, di Montalto, affine di pur-
gare da' corsari turchi le spiaggie
ecclesiasticlie, fece fabbricare dieci
galere ben corredale, e per dotar-
le stabilì colla costituzione In quar-
ta emanata a' 23 gennaio i 588,
un annuo assegnamento di scudi
cento due mila e cinquecento ri-
partiti alle Provincie, e ai luoghi
soggetti della santa Sede.
Nel 1592 si riaccese la guerra
coU'imperatore Rodolfo II d'Austria,
e r Ungheria fu il teatro di sangui-
nosi fatti colla peggio de' turchi a-
vendo preso i cristiani Silistria nel-
la Bulgaria di assalto, né INIaomet-
to Ili successo al padre nel i5g5
potè ripararne le conseguenze. La
sua ascensione al trono costò la
vita a diciannove fratelli, ed a dieci
concubine lasciate incinte dal padre
Amuralte III. Nel i6o4, a Maomet-
to 111 successe il giovane figlio Ac-
COS
mei I, che, rientrando in cam[Kii;na
nell'Ungheria, fu costretto da Piidol-
Ib II, grandemente aiutato da Paolo
V, Borghesi^ romano, a convenir ad
una tregua di venti anni. Punì però
il pascià di A leppo, e domò la Per-
sia, e morendo nel 1G17, Mustafà
1 suo fratello, che contro l'uso era
rimasto in vita, ascese al soglio.
A i sedette però per breve tempo,
poiché il gran visii', come primo mi-
iustro, comandante degli eserciti,
rappresentante il sovrano, conoscen-
done l'incapacità, uè provocò la
deposizione, e racchiusolo nell'antico
suo carcere, ebbero i grandi dell'im-
pero la reggenza, durante la minorità
di Osmano primogenito di Acmet I,
che venne riconosciuto nel 1617.
Già Filippo III re di Spagna, deside-
lando il favore del Pontefice Pao-
lo V, fin dal i6og scacciò il resto
de' mori maomettani, che ancor di-
moravano ne' regni di Granata, e
di Valenza , onde uscirono dalla
Spagna pii^i di cento trentaquallro
mila mori. Per consiglio di Paolo
V, il duca di Savoja Carlo Emma-
nuello, per le ragioni che avea sul
regno di Cipro, volle tentarne la
ricupera, quando i cristiani che vi
abitavano in numero di trentacin-
quemila gli promisero aiuto, e di
rivoltarsi eglino stessi contro il tur-
co, al momento in cui il duca vi
comparisse colle sue truppe. Ma
quando il trattato era già avanza-
to, il pascià del regno per una
lettera intercettata s'insospettì del-
l'attentato, e da questo venne la
rovina di quegl' infelici cristiani,
per cui il duca restò deluso nelle
sue speranze, e il zelante Paolo V
afflitto per la perdita di tanti fé-
deli.
Salito nel 1621 al trono del
Vaticano Gregorio XV, bolognese,
I
cos
dopo aver pubblicato un giubileo,
per implorare da Dio un felice go-
verno della Chiesa, volse le prime
sue sollecitudini a promuovere la
lega de' principi cristiani contro i
turchi, ed a procurar la conversio-
ne de' protestanti, inviando copioso
soccorso al re di Polonia, e di Sve-
zia Sigismondo nella guerra, che sos-
teneva contro i turchi, per cui Osma-
no dovette pacificarsi. Ciò produs-
se un ammutinamento nei potenti
giannizzeri , che lo strangolarono ,
e ripristinarono Mustafà I , e quin-
di avendolo deposto per l' imbe-
cillità, acclamarono nei 1623 A-
muratte IV, secondogenito di Acmet
I, che ritolse a' persiani 1' Armenia,
e Babilonia. Nel 1640 moi"ì per
uno stravizzo Amuratte IV, ed Ibrai-
mo, terzo figlio di Acmet I, diven-
ne imperatore de* turchi , ma im-
merso ne' piaceri lo fu sol di no-
me. Sotto di lui avvenne la guerra
di Candia co' veneziani.
Regnando il Pontefice Innocenzo
X, Pamjìlj j romano, cominciò nel
1645 la guerra di Candia, che con
gran vigore venne continuata per
venticinque anni. Il Papa prestò
subito soccorso a' veneziani, che la
sostenevano condro i turchi, i quali
volevano usurparne il possésso, e
mandò alcune galere Pontificie, di
Napoli , di Toscana , e di Malta ,
che ascesero a ventitie, delle quali
lo stesso Papa nominò generale il
principe Nicolò Ludovisi , nipote
di Gregorio XV, a cui poco pri-
ma avea dato in isposa d. Costan-
za Pamfilj sua nipote. Indi Inno-
cenzo X co' potenti soccorsi di trup-
pe, e di denaro, scampò dall' in-
vasione de' turchi l'isola di Malta
a' cavalieri gerosolimitani , la Dal-
mazia a' veneziani, e la Polonia al
re Uladislao, al quale diede l'aiuto
COS 75
di trenta mila scudi. Alessandro
VII, Chigi, sanese, gli successe nel
Pontificato nel i655, e pubblicò
due giubilei per aver propizio l'aiu-
to celeste contro i turchi, il primo
a' 2 marzo 1661 mediante la co-
stituzione. Ex quo, che si leg"e
nel tomo VI, del Bollano, e l'al-
tro a' 7 dello stesso mese dell'an-
no 1664 col disposto della costi-
tuzione, Quod jam. Agitala la l^o-
lonia dal ribelle Giovanni Ragiescki,
Alessandro VII appena creato nel
i655 si rivolse a Lodovico XIV re
di Francia, ed a Filippo IV re di
Spagna per pacificarh, facendo ad
essi considerare, che le guerre dei
cattolici davano vigore a'turchi per
l'espugnazione dell'Europa, rappie-
sentando il pericolo della cristianità,
e ancora de' loro principati, se il
turco si avvicinava , ed invigoriva
colla conquista dell' isola di Can-
dia, e di altre isole de' veneziani,
onde li scongiurò a sagrificare alla
concordia gli scambievoli rancori.
Nell'anno i656, i veneziani ai
■j.o di giugno riportarono ne' Dar-
danelli una compita vittoria sul-
r armata ottomana di Maometto
IV, che neir anno precedente era
successo al libertino suo padre I-
braimo stato deposto. Veniva Mao-
metto in loro danno nel regno di
Candia; ma valendosi i veneti delle
prosperità della guerra, occuparo-
no r isola di Tenedo, e Stilimone
nell'Arcipelago, onde i turchi co-
minciarono a prepararsi per un'or-
ribile vendetta. La repubblica, che
si trovava esausta di denaro, e di
gente, ricorse al Pontefice Alessan-
dro VII, di cui avea provato la
munificenza ne' beni a lei conceduti
delle due soppresse religioni de' cro-
ciferi, e de' canonici di s. Spirito
fli Venezia, pel valore di sopra sei-
76 COS
centomila scudi. Laonde per mez-
zo del Cardinal Bragadino ne fece
al sauto Padre, a' 24 ottobre, le
più vive istanze. Offerse il Papa
tutto quell'aiuto, a cui estendere
si potevano le sue forze ; ma cono-
scendo, che queste nelle presenti
calamità erano tenui, diresse le sue
premure al re Luigi XIV, a Fi-
lippo IV, all' imperatore Ferdinan-
do III, alla regina di Francia , e
a' favoriti di queste corti, con bre-
vi pressantissimi diretti ad otte-
nere il soccorso contro il comune
nemico. Quindi soccorse gli stessi
veneziani contro IMaometto IV, con
galere comandate dal priore di Mal-
ta Giovanni Bichi suo nipote, con
soldati e denaro, ed invitò i prin-
cipi romani, non che il sagro Col-
legio a far altrettanto. Il medesi-
mo opportuno aiuto ebbero poi dal
zelante Pontefice l' imperatore Leo-
poldo I, che nella Transilvania, e
ucir Ungheria si difendeva penosa-
mente dall' impeto degli ottomani,
il duca Carlo Emmanuello di Sa-
voja, che difendevasi dagli eretici,
i quali abitavano le valli delle Al-
pi, ed i polacchi quasi oppressi dal-
le armi di Carlo Gustavo re di
Svezia.
Clemente IX, Rospigliosi, di Pi-
stoja, creato nel 1667, per giustis-
sime cause soppresse ed abolì i tre
Ordini de' canonici di s. Giorgio
d'Alga, de' gesuati, e degli eremiti
di s. Girolamo di Fiesole. Le ren-
dite di questi tre Ordini, esistenti
nello stato veneziano , furono dal
santo Padre applicate alla repub-
blica di Venezia per sussidio della
guerra di Candia. In questa di-
mostrò Clemente IX quale fosse il
suo zelo pel bene della cattolica
religione. Avendo i turchi messo
l'assedio a quest' isola del dominio
COS
veneto, il Papa non trascurò mezzo
alcuno, che potesse giovare a li-
berarla. In vigore delle sue repli-
cate istanze, molti principi, che no-
mina rOldoino nel tomo IV delle
Vile de Pontefici, concorsero ge-
nerosamente a soccorrerla con de-
naro, con armi, e con truppe ; ma
sebbene l'isola si fosse difesa con
valore nell' assedio di tre anni, nel
quale morirono sette pascià de' ne-
mici, ottanta uflfjziali, diecimila gian-
nizzeri, senza mentovar l'altre trup-
pe; pure non potendo più resiste-
re alla forza di quarantamila tur-
chi, si arrese a' 16 settembre 1669,
restando a' veneziani la sola gloria
di essersi sostenuti con coraggio
per venticinque anni quanti ne du-
rò questa guerra. V. il Muratori
negli Annali d Italia, aWanno 1669.
Giunta in Iloma la nuova del-
la perdita di Candia, Clemente IX,
che già trovavasi debole da una
infermità sofferta , ne concepì sì
grande pena, che in breve tempo
perdette la vita nella notte del 9
dicembre 1G69, con sessantanove an-
ni d'età, meritando le lagrime di tutti
i suoi sudditi. Per cordoglio ancora
morì Urbano III per la peidita di
Gerusalemme. Con simile dolore
pianse JNicolò V quella di Costan-
tinopoli , come deplorò Lucio II
la perdita di Edessa, e così final-
mente compianse Adriano VI la
perdita di Rodi, conquiste tutte fat-
te dagli ottomani.
Successe a Clemente IX il Pon-
tefice Clemente X, Altieri, romano,
il quale applicandosi con sommo
zelo a procurare che i principi cat-
tolici facessero la pace fra loro, e
si unissero concordemente a muo-
vere la guerra al turco, nemico del
nome cristiano, a'5 novembre 1672,
colla costituzione, Inter gravissi-
cos
mas , pul)blicò un giubileo , per
implorare da Dio ropportuno soccor-
so contro de' turchi medesimi , i
quali particolarmente vessavano la
Polonia. Ivi il santo Padre spedì
un largo sussidio di denaro, e nel
1673 venne inviato in Pvoma uno
ambasciatore del gran duca di Mo-
scovia Giovanni Basilowitz per ot-
tenere dal sovrano Pontefice il ti-
tolo di czar, equivalente a quello
di cesare, ch'egli già si usurpava,
e per aver dal medesimo soccorso
conti'o i turchi nella lega, in cui
era entrato il re di Polonia Mi-
chele I. Piicevette Clemente X anche
due religiosi domenicani , i quali
portavano la risposta del re di Per-
sia Solimano, in cui lo avvisava
della guerra, che avea dichiarato
al gran signore Maometto IV, per
le vive istanze fattegli da Clemen-
te IX suo antecessore. Intanto i
continui trionfi del re di Fi'ancia
Luigi XIV produssero la gelosia
nellimperatore Leopoldo I, che nel
giugno 1673 strinse alleanza col
turco, e con Carlo II re d'Inghil-
terra, onde Clemente X tutto si
adoprò per pacificarli, e spedì ap-
positi nunzi air imperatore, al re
di Francia, e a Carlo II di Spagna,
per esorlarli a conchiuderla, giac-
ché vieppiù insolenti si temevano
le macchinazioni de'turchi. ]Ma men-
tre si cominciava a trattare la pa-
ce a JN'imega, il Pontefice passò a-
gli eterni riposi, e dopo sessanta
giorni fu eletto il successore Inno-
cenzo XI, Odescalclù, di Como, cioè
ai 24 settembre 1676, nel qual
giorno i polacchi ottennero un'in-
signe vittoria sopra gli ottomani.
Subito Innocenzo XI si applicò
con ogni industria e premura a
procurare la pace generale della
guerra che v'era fra i principi cri-
COS 77
stiani. E però, dopo averla veduta
conclusa fra la Spagna, la Francia, e
l'impero, sapendo che l'esercito Ot-
tomano marciava alla volta di Vien-
na d'x\ustria per quivi risarcire i
danni delle passate sconfitte, ai 3 1
marzo i683 si collegò coli' impe-
ratore Leopoldo I, e con Giovanni
III Sobieski re di Polonia, per met-
tere riparo alle stragi che minac-
ciava l'imperatore de'turchi Maomet-
to IV. Quindi, a fine di meglio ot-
tenere la protezione del cielo, or-
dinò pubbliche preci in Roma, e
pubblicò agli 1 1 agosto un pienis-
simo giubileo per tutta la Chie-
sa, in vigore della costituzione, In
suprema , presso il Bollarlo roma-
no tomo Vili. Impose altresì In-
nocenzo XI nella Germania, e nel-
la Polonia la decima parte de'be-
ni ecclesiastici, e tre decime sopra
il clero d'Italia, ed isole adiacenti.
Spedì parimenti del suo tesoro cen-
to mila scudi all'imperatore, e cento
altri mila al re di Polonia, nella qua-
le generosità fu seguito da Li-
vio Odescalchi suo nipote, che vi
concorse con diecimila scudi ; dal
sagro Collegio con trenta mila; dal
re di Spagna , e da Pietro di
Portogallo; e finalmente da altri
principi, e signori, i quali sommi-
nistrarono gran quantità di de-
naro pel mantenimento dell'eserci-
to cattolico, composto di ottanta-
quattro mila uomini. La camera
apostolica, da Paolo III del i534,
fino ad Alessandro VII morto nel
1667, avea coulribuito alla Fran-
cia, alla Germania, alla Polonia,
e ad altri principi cristiani per le
guerre contro gli eretici ugonotti,
turchi, ed altri infedeli, nove mi-
lioni e mezzo di scudi romani ,
de'quali pagava annualmente i frut-
ti, cioè qualtrocentomila scudi.
78 cos
Sotto il comando dunque del re
di Polonia Giovanni III, e del du-
ca di Lorena Carlo IV le truppe
cattoliche ai 12 settembre attacca-
rono duecentocinquantamila turchi ,
i quali fin dai i4 luglio assediava-
no la città suddetta di Vienna, e
ne fece sì gran macello, che appena
si poterono salvare trenta mila di
essi, laddove i cattolici non perdette-
ro che tremila tedeschi, e ottocento
polacchi. Delle spoglie rimaste a' vin-
citori, il Sobieski inviò lo stendar-
do dello stesso Maometto al giubi-
lante Pontefice, il quale lo ricevet-
te nella cappella papale che tenne
ai 29 settembre, in ringraziamento
al Dio degli eserciti per questa
•vittoria. Sospese il Pontefice quel
trofeo nel vaticano, e ricompensò
le prodezze del re polacco, collo
stocco e berrettone da lui benedetti;
le quali insegne si sogliono man-
dare soltanto a'generali, e principi
benemeriti della repubblica cri-
stiana.
Innocenzo XI, che alla protezio-
ne di Maria Vergine attribuì sì in-
signe \iLtoria, ordinò, che si cele-
brasse per tutta la Chiesa la festa
del nome di Maria nella domenica
fra l'ottava della sua natività, che
fu appunto il giorno nel quale, ai
12 settembre i683, coU'accennata
sconfitta, fu abbattuto l'orgoglio ot-
tomano. Su questa materia si può
consultare il già citato Domenico
Bernini nelle Memorie isloviclie di
ciò che hanno operato i sommi Pon-
tefici nelle guerre contro i turchi
dal primo passaggio di questi in
Europa fino al 16845 stampate
in Roma nel i685. Il Papa fece
pure battere una moneta del valo-
re di uno scudo coll'epigrafe, dex-
TERA TUA, DOMINE, PERCUSSIT INIMI-
cus 5 e non contento di ciò spedì il
COS
santo Padre nuovi aiuti di cento-
mila scudi all'imperatore, ed altret-
tanti al re di Polonia, esortandoli
a seguitar una guerra così glorio-
sa al nome cristiano, e a non desi-
stere dalla lega contratta, nella qua-
le per le sue premurose industrie
ottenne che vi enti'asse ancora la
repubblica di Venezia ai 5 marzo
1 684. I capitoli di questa alleanza
giunti in Roma, furono giurati nel-
le mani del santo Padre dai Cardi-
nali Barberini, Pio, ed Ottoboni, che
rappresentavano le tre potenze di
questa lega, alla quale Innocenzo XI
spedì nuovamente nel i685 buona
quantità di denaro. Nell'anno 1686
il 2 settembre fu giorno memoran-
do per la presa fatta ai turchi di
Buda.
Imitatore dello zelo d'Innocen-
zo XI , fu Papa Alessandro Vili ,
Ottoboni j veneziano , poiché con
cinque sue galere, con due altre,
che prese a nolo dalla repub-
bhca di Genova , e con due mila
fanti prestò soccorso a' veneziani
suoi nella guerra contro il turco.
E di fatti pei vantaggi riportati ,
tal commozione si produsse in Co-
stantinopoli, che fino dal 1687
Maometto IV si vide costretto a
cedere la sovranità a Solimano III
suo minor fratello, che per soli tre
anni la ritenne, succedendogli Acmet
II, terzogenito d' Ibraimo. Così ai
IO agosto 1690 riuscì agli stessi
veneziani di prendere la città di
Napoli di Malvasia, e la Vallona,
ragguardevole fortezza dell'Albania,
onde Alessandro Vili inviò lo stoc-
co ed il berrettone benedetti al
doge di Venezia Moi'osini , e con-
cesse alla repubblica il diritto di
nominare gli arcivescovi, ed i ve-
scovi delle città da essa conquistate,
e prese a' turchi.
cos
Correndo l'anno 1694, il Pon-
tefice Innocenzo XII, Pignattelli ,
napolitano, soroministrò copiosi sus-
sidii all'imperatore Leopoldo I, ed
ai veneziani, ch'erano in guerra
col turco, aggiugnendo ad essi l'aiu-
to delle sue galere, e di quelle dei
cavalieri di INIalta. Ali" arrivo di
queste, parti la flotta veneta alla
volta di Scio, dove fece lo sbarco
agli 8 di settembre, ed accampati
i cristiani intorno alla capitale del-
l'isola, dopo l'assedio di otto gior-
ni se ne impadronirono, come fe-
cero poscia di alcune altre isole
dell'Arcipelago. Il Papa, consolato
da questa nuova , rese pubbliche
grazie al Dio degli eserciti. Indi
nel 1695 morì Acmet II, e gli
successe il nipote JMustafà II, pri-
mogenito di Maometto IV, che ri-
portò alcuni vantaggi nella Tran-
silvania.
Innocenzo XII andava soccor-
rendo con paterna generosità , a
misura del suo zelo, e delle sue
forze, Y imperatore ed i veneziani
impegnati nella guerra cogli otto-
mani. Questi ultimi nel 1697 eb-
bero una totale sconfitta dalle armi
imperiali, maggiore di quella già
sofferta. nel 1692 a Petervaradino.
Il principe Eugenio di Savoja ,
conte di Soissons, uno de' più ri-
nomati generali cesarei , con un
corpo di ijuarantacinque mila uo-
mini ben agguerriti, marciò contro
il sultano Musfafà II, che forte-
mente si era trincicrato, sulla riva
del fiume Tihisco. Riconosciuta dal
principe Eugenio la situazione del
nemico, alle ore 20 degli i f set-
tembre, l'attaccò con tal coraggio,
n destrezza, die superata la prinui,
indi la seconda trincieia, enivò nel
campo de' lurclii , cui inleranienle
lovcsciò, ed incalzò con tanto fu
COS 79
rorc, che non trovando essi scam-
po alcuno, tentarono di passare a
nuoto il fiume, dove la maggior
parte trovò la morte, cui cer-
cava piuttosto che scansare con
una fuga vergognosa. Piestarono
trentamila fra uccisi ed annegati ,
ne' quali si contarono il primo gran
visir, 1' Agà de' giannizzeri , e di-
ciassette pascià, mentre il sultano
Mustafà II, che nella notte prece-
dente, per timore avea ripassato il
fiume, accompagnato da poca ca-
valleria, si ritirò precipitosamente
a Belgrado ; settanladue cannoni
restarono in potere degli austriaci,
con sei mila carri di munizioni da
bocca, e da gueiTa, ed ottantasei
fra bandiere, e cornette. Questa
segnalatissima vittoria fu per tutti
i cristiani cagione di somma al-
legrezza, massime perchè soli mille
fedeli perirono, ed altrettanti fu-
rono i feriti. Innocenzo XII ne fu
estremamente sensibile, ond'egli in
ringraziamento a Dio, ordinò pub-
bliche preci nel mondo cattolico ,
si consolò teneramente coli' impe-
ratore Leopoldo I, a cui scrisse
lettera di proprio pugno, e lo esor-
lò a guerreggiare con animo co-
stante per la gloria del Signore.
Più che mai procurò il zelante
Pontefice di esortare alla pace i
gabinetti cristiani, ed ebbe la con-
solazione di vederla per le sue pre-
Ciure concili usa, celebrandosi nel
1697 i trattati di pace di Riswick
ncll" Olanda, tra l'imperatore, il re
di Francia Luigi W\ , Carlo II di
Spagna, e le altre potenze interes-
sale, e in Carlowitz nell'Ungheria
a' 26 gennaio 1699 fra i cristiani,
ed i turchi. Per questa nuova il
santo Padre rese pubbliche grazie
al Dio delie misoicordie, e coman-
dò che per Ire sere si facessero se-
8o COS
gni di gioia in Pioma, e nelle pvl-
iTiarie città dello stato. A INIauro-
cordato riuscì di stabilire quattro
trattati fra le potenze, e la Subli-
me Porta ; si firmò da questa la
tregua colla Russia, coli' impero
germanico , e col re di Polonia ,
lasciando al primo la Transilvania,
meno Temeswar, e rettificando i
confini della Schiavonia, restituen-
do al secondo la Podolia, e 1' U-
krania. I veneziani ebbero la peni-
sola di INIorea, ritornando alla Porta
i luoghi di terraferma; ma per lo
smembramento di tante provincie
turche, scoppiò vma rivoluzione a
Costantinopoli , che privò del so-
glio Mustafà II, ed in vece vi fu
esaltato Acinet III suo fratello nel-
l'anno 1703. Da quest'epoca co-
mincia la decadenza della colossale
monarchia ottomana, alla quale
cooperò Acmet III colle sue inau-
dite crudeltà.
Se mai i sagri elettori poterono
gloriarsi di aver scelto \ui Ponte-
fice a piacere di tutto il mondo ,
fu certamente nell' elezione di Cle-
mente XI, Albani, d' Urbino , su-
blimato al trix-egno a' 28 novem-
bre 1700, nel tempo il più bur-
rascoso per l'Europa stante la suc-
cessione al trono di Spagna. Sen-
za pailare del cristianesimo, alla
cattedra di s. Pietro unito , il pa-
scià del Cairo, e quello dell'Egit-
to, ed il governatore della Bifinia
tutti turchi di nascita, ■ e di reli-
gione, non poterono dissimulare l'in-
vidia, di non essere sotto il domi-
nio di sì compito e dotto sovrano.
Colle sue preghiere, primieramen-
te Clemente XI ottenne dall' im-
peratore Leopoldo I , che la re-
pubblica di Ragusa lasciasse di pa-
gargli l'annuo tributo di cinque-
cento ungheri, a cui si era obbli-
COS
gota, per avere da lui la protezio-
ne contro le continue molestie, che
ricevevano da' maomettani, senza
che però lo stesso imperatore ces-
sasse di continuare il suo patroci-
nio. Quindi nel 170G, a Giuseppe
I, figlio e successore di Leopoldo
I, al re di Francia Luigi XIV, e
al marchese di Ferrici di lui am-
basciatore in Costantinopoli, racco-
mandò Clemente XI con particolar
zelo , la loro protezione verso i
missionari di Propaganda, verso i
cristiani vessati nella Turchia , e
verso i reliciosi che in Gerusalem-
o
me avevano la custodia del santo
sepolcro.
Temendosi, nel 1708, che l'ap-
parecchio militare dell' imperatore
de' turchi Acmet III, potesse essere
indirizzato contra l' isola di Malta,
il santo Padre spedi subito al gran
maestro Perellos quattro galere ben
corredate, con quattrocento soldati,
comandati dal cavalier BVancesco
Ferretti priore d' Inghilterra, oltre
alle galere che gli avea procurato
dalla repubblica di Genova, e dal
gran duca di Toscana ; ma avvisò
il gran maestro, che a tutto questo
soccorso dovrebbe esso aggiungere
tutte le forze dell' ordine suo, per
andare unite alla difesa di qualun-
que altro principe cattolico, il qua-
le invece dell' isola di Malta, venisse
attaccato dall' ottomano comune ne-
mico. In gratitudine verso la repub-
blica di Venezia, per la mediazione
avuta nella pace fra la santa Sede,
e r imperator Giuseppe I, Clemente
XI nel I 709 le prorogò il sussidio
delle decime ecclesiastiche, già con-
cesso da Innocenzo XII, aflinchè si
impiegasse contro il turco, ove da
questo qualche stato cattolico fosse
assalito colle armi.
Sempre più insolenti si rendevano
cos
i turchi per le vittorie riportate
con Carlo II re di Svezia sui russi,
onde il czar Pietro I, il Grande^ cor-
ruppe il gran visir a segnar la pace,
ed avevano preso i turchi di mira gli
stati austriaci, la distruzione della re-
pubblica veneta, e quella di Roma,
capitale del cristianesimo. A questo
fine erasi anzi esibito il perfido
marchese di Langallerie, rinnegato
francese, al sultano Acmet III. II
santo Padre, affine di scansare tanto
danno alla religione cattolica, avea
pubblicato a'3i maggio 17 15, me-
diante la costituzione, Ubi primusj
riportata nel tomo XI del loollario,
un giubileo universale straordinario,
ed un altro agli 8 ottobre, come
dalla costituzione, Ciim nos^ con
indulgenza plenaria a tutti quelli,
che intervenissero alle processioni,
che dai vescovi si ordinerebbero per
due giorni nelle loro diocesi, o fa-
cessero altre opere di pietà da lui
prescritte. Per ottenere ancora gli
aiuti umani, non trascurò ogni di-
ligenza, e nel 17 16, in cui i turchi
assediavano Corfìi, isola nel mare
Jonio appartenente a' veneziani, il
detto Pontefice ottenne da' principi
cristiani la sagra lega iu soccorso
de' vetreziani stessi, ai quali gli ot-
tomani aveano ritolto nella Morea
in un mese, quanto in parecchi anni
avevano conquistato a forza di e-
sorbitanti spese, e di non minori
militari fatiche.
Per parte sua spedi il Papa due
galere, e due navi, oltre a cinque
altre che prese a nolo, e consegnò
al comando de' cavalieri di JMalta,
Per quel nolo prese egli in prestito
trecentomila scudi da pagarsi dalla
fabbrica di s. Pietro. Il re di Spa-
gna Filippo V inviò quattro galere,
e sei navi di linea, sotto il comando
del marchese Mari, al quale il santo
VOI.. x\in.
COS 81
Padre si raccomandò con molta
premura. Giovanni V re di Porto-
gallo spedì sei navi di linea, e sei
altre minori, pel qual soccorso il
Pontefice gli prorogò il sussidio nel
1 7 1 2 concesso al Portogallo, ed un
altro ne accordò a quel monarca
di un milione di crociati, coli' au-
torità della bolla, Cum carissimns,
data agli 8 agosto 1716, sopra i
frutti de' beni ecclesiastici del suo
regno. Lo stesso aiuto mandò di
nuovo neir anno seguente sotto il
comando di Lobo Furlado de Men-
doza, col quale rallegrossi il santo
Padre con gentili espressioni, per
la vittoria ottenuta nel mare Egeo,
mercè il valore principalmente dei
portoghesi. Cosimo III gi'an duca
di Toscana inviò quattro galere,
per cui Clemente XI con breve lo
ringraziò, e due ne diede la repub-
blica di Genova. Tutti questi navi-
gli si unirono all' armata veneziana
in Malta. Per questa spedizione im-
pose il Papa sul clero d'Italia una
imposizione di cinque anni del sei
per cento sopia i benefizi ecclesia-
stici : domandò ancora sussidio dai
vescovi di Portogallo, e di Spagna,
oltre a quello, che in mezzo alle
sue angustie potè somministrare la
camera apostolicaj ed il sagro Col-
legio. Anzi, per poter maggiormente
facilitare a' veneziani il comodo del-
le reclute, avea dichiarato e pro-
messo con editto de' 12 ottobre
17 15, che i banditi dallo stato
ecclesiastico per delitti, i quali non
fossero di lesa maestà, parricidio, e
pubblica Grassazione, potessero ar-
ruolarsi co' veneziani in questa guer-
ra, al qual fine diede il nome lo-
ro al nunzio di V^enezia, con patto
che, terminata la campagna, restas-
sero interamente liberi, e potessero
ritornare alle proprie case.
6
82 COS
Era però necessario che l' impe-
ratore Carlo VI, dall'altra parte
si unisse ancora alla sagra lega, per
assalire i turchi per terra, come
fin dall'anno 171 3 lo esortava
Clemente XI con replicate lettere,
uguali a quelle che a molti prin-
cipi aveva dirette ; indi per non
lasciar intentate le maggiori dili-
genze, chiamò dall' arcivescovato di
Benevento, ai 16 gennaio 17 16, il
Cardinal Orsini, poi Papa Benedet-
to XIII, per mandarlo a Vienna
col titolo di legato a Intere. Ma
Cesare non si risolveva a dichiarar
la guei'ra al turco, per timore che
il re di Spagna si approfittasse di
questa occasione affine d'investire
gli slati eh' egli possedeva in Italia.
Riuscì tuttavia al Pontefice colle
sue caldissime preghiere, di otteneie
dal re Filippo V una decisa, e
chiara promessa, che non avrebbe
molestato alcune delle sopraddette
possessioni, mentre l'imperatore fos-
se occupato nella guerra cogli ot-
tomani: onde il Papa sicuro di tal
dichiarazione, potè restar con Cesa-
re mallevadore sul suo timore. Con
questo annunzio entrò 1' Augusto
nella lega co' veneziani, e tosto di-
chiarò la guerra ai turchi, per
l'aiuto della quale il santo Padre gli
concesse le decime ecclesiastiche per
tre anni negli stati austriaci, come
altresì nel ducato di Milano, e nel
regno di Napoli come dominii im-
periali, quelle stesse, eh' egli avea
imposto in tutta l' Italia, per cinque
anni, a ragione del sei per cento.
Sotto il comando del principe
Eugenio, il quale solo valeva quan-
to un altro esercitOj mercè la pe-
rizia rbilitare, ed il valore di cui
era fornito, partì l'esercito impe-
riale di ottantamila uomini. Presso
a Petervaradiuo nell' Ungheria, il
COS
prode generale attaccò duecento
mila turchi, e a' 5 agusto 1716,
cioè nel giorno stesso in cui l'otti-
mo Clemente XI faceva in Roma
una processione di penitenza pel
buon successo delle armi cristiane,
li sconfisse colla perdita di trenta-
ciuquemila di essi, fra'quali il visir,
e quindici pascià, restando in potere
de' vincitori, centottanta cannoni di
bronzo, altrettante insegne, la cassa
militare, e tutte le tende, mentre
dall'altra parte tutto l'esercito im-
periale perdette 384© fanti, e 2264
cavalli , come scrisse il gesuita
Guido Ferrari, De rebus geslis Ea-
genii principis a Sahaudia Bello
Pannonico libri Ires, Romae ex typog.
Mainardi i747- S' gran terrore
cagionò questa vittoria agl'infedeli,
che precipitosamente fuggendo, le-
varono tosto l'assedio all'isola di
Corfù. Il sauto Padre, che in que-
sta impresa aveva avuta la prima
parte, restò penetrato di gioia. In
compenso poi di quattro bandiere
turchesche, cioè due code di cavallo,
una bandiera, ed un principale sten-
dardo, inviategli dall'imperatore Car-
lo VI, ne mandò due alla santa
casa di Loreto, e due alia basilica
di s. Maria Maggiore, per essere
stata ottenuta la vittoria nel gior-
no medesimo, che in essa si cele-
brava la memoria della prodigiosa
neve, la quale diede origine a quel
sagro tempio ; e per rimeritare il
principe Eugenio, eh' egli con som-
me lodi esaltò, gli spedì lo stoc-
co, e il berrettone da sé benedetti.
Col solito suo zelo, ed efficacia,
seguitò Clemente XI nell'anno 17 17
a procurar nuovi rinforzi alla ar-
mata cristiana, per la quale con-
cesse a' veneziani il nuovo sussidio
di centomila scudi di beni ecclesia-
stici. Dall' altra parte il principe
cos
Eugenio mise l'assedio all' impor-
tante fortezza di Belgrado, di cui
s' impadrom a' 17 agosto, dopo aver
ottenuta nel giorno precedente una
compita vittoria sul campo dei
turchi, per la qual nuova il santo
Padre colmo d' allegrezza, interven-
ne sul momento ad un solenne Te
Deum ordinato uel Vaticano, che
fu seguito per tre giorni con fuochi
di gioia. Frattanto facendosi dal re
di Spagna Filippo V T apparecchio
militare, che ognuno credeva desti-
nato all' oppressione del gran si-
gnore Acmet HI, come il Papa
istantemente ne lo avea pregato,
contro la data promessa, fece assa-
lire in vece gli stati di Carlo VI,
il quale sdegnato si rivolse contro
l' innocente Pontefice, che risentitosi
col re di Spagna, gli sospese gli
emolumenti della bolla della cro-
ciata, concessi per far la gueria agli
ottomani; ma stante il grave dan-
no, che perciò ne veniva al re spa-
gnuolo, Clemente XI nel 1720 ri-
vocò la sospensione per istimolare
quel monarca a rivoltar contro i
saraceni il prodotto, che ne' suoi
regni sene ricavava a benefizio della
religione. Filippo V di fatti liberò
Ceuta, -Pamosa fortezza nella punta
dell' Africa, dal continuo assedio di
ventlsei anni, e in diverse battaglie
sconfisse i nemici della nostra fede,
coir acquisto di molti spogli, dei
quali inviò al Pontefice alcune ban-
diere, con lettera di regio pugno.
Al Cardinal Alberoni piacentino,
primo ministro di Spagna, di som-
ma autorità, gran politico, intra-
prendente, ed ambizioso, pel sospet-
to di aver cagionata la rottura
della corte di Spagna con quella
di Pioma, di aver trattato co'turchi
e cogli eretici perchè muovessero la
gueira a' cattolici, e di avei indot-
COS 83
to il re Filippo V a farla ancora
all' imperatore Carlo VI, non ostan-
te la promessa da quello fatta al
Papa di non assalirlo colie armi,
finché fosse in guerra col tuno,
venne istituito il processo da una
congregazione di sedici Cardinali.
Intanto fu esiliato dalla Spagna ,
e fuggito tra mille pericoli di vita
in Genova, ed arrestato in Sestri,
per la morte di Clemente XI fu
invitato nel 1721 al conclave, in cui
venne eletto Innocenzo XIII, Con-
ti, romano, il quale benignamente
gli perdonò.
Più d'una volta Clemente XI
tentò di riunir la chiesa greca col-
la latina, ma il maggior ostacolo ,
che si troverà sempre a questa
unione, consiste in ciò, che i greci
>»cismatici dell' Asia quasi tutti si
trovano sotto il dominio del graa
signore de' turchi, il quale introniz-
zandoli nelle loro sedie, ne ricava
una grossa entrata , per la tas-
sa delle borse di piastie turche ,
che a ciascuno di essi impone, per
metterli in possesso delle loro chie-
se. Clemente XI accarezzò molto i
greci, accrebbe le rendite del col-
legio, che hanno in Roma, ed ag-
giunse al collegio di Propaganda
la dote di due giovani greci del-
l'Epiro, che vi potessero fare i lo-
ro studi, per essere poi utili a' cri-
stiani nelle parti degl' infedeli.
^Nell'anno 1722 l'imperatore dei
turchi Acmet III faceva grandi pre-
parativi di guerra, e già nel mese
di giugno SI vedeano sulla costa di
Malta due squadre, che il gran
maestro Vigliena temeva dove&sero
andare a scaiicarsi sopra quell'iso-
la. Con questo timore ricorse egli
al padre comune del cristianesimo
Innocenzo XIII, il quale pronta-
nieutc si applicò ad implorare l aiu-
84 COS
to celeste per mezzo di un giubi-
leo, cui a' 2 1 luglio pubblicò io
Roma per tre giorni, e nello stesso
tempo procurò, che i principi catto-
lici si collegassero in soccorso dei
cavalieri gerosolimitani. Nel conci-
storo de' i6 settembre esortò con
efficacia i Cardinali ad aiutarli an-
ch'essi con denaro, ed egli fu il
primo a darne l'esempio, colla ri-
messa che fece a quei cavalieri di
diecimila scudi della camera , ed
altri diecimila della sua borsa pri-
vata, quantunque sieno limitatissi-
me le rendite de' Papi. Questo pie-
toso uffizio fu imitato da gran par-
te del sagro Collegio, onde per ta-
le generosità giunsero da Roma
nelle mani del gran maestro piìi
di cento mila scudi, che non fu
duopo impiegare contro il turco,
peichè non mosse la guerra ai cat-
tolici. Dipoi Acmet HI rivolse le
sue armi contro la Persia, ma il
valore di Tliamas Koulikan seppe
respingere i turchi, che sollevati in
Coslanlinopoli, obbligarono Acmet
III y cedine il comando a IMah-
moud I, il quale in mezzo alle ri-
voluzioni de'suoi, che volevano il
governo oligarchico, o democratico,
per difendersi dalla Persia e dalla
Russia dovette suscitare le forze del
Mogol, imponendogli anco i russi.
Ad un eunuco negro Rislar Agà,
si dovette la salvezza dell'impero,
essendo decretato dagl' imperatori
Carlo VI germanico, e da quello di
Russia il suo rovesciamento. Qnel-
l'ahiU: Kislar riportando vantaggi
Bella Bosnia, riprendendo nel I73q
Belgrado, e difendendosi dai russi,
e dai persiani, divenuti formidabi-
li, riparò all'estremo disastro.
Intanto aiutando Papa Clemente
Xn, llorenlino, il re di Spagna
Filippo Y, questi il primo luglio
COS
ij3i ricuperò la piazza di Orano
nella costa d'Africa difesa da venti
mila turchi, per cui Clemente XII
per .sì lieto avvenimento, assistè
nella chiesa nazionale degli spagnuo-
li io Roma al Te Dcuin, che ven-
ne cantato in rendimento di grazie
al Dio degli eserciti, e poi ordinò
i fuochi di allegrezza per tre gior-
ni nella città. Gran contentezza pro-
vò questo Pontefice nel veder pre-
sentato a' suoi piedi nel lySS Mul-
ci Abdar-Rahman, nipote del re
di Marocco, venuto a Roma per
abiurare il maomettanismo, ed ab-
bracciare la cattolica religione. Do-
po essere bene istruito in questa,
a' 1 6 marzo venne solennemente
battezzato in s. Pietro dal Cardi-
nal Guadagni vicario di Roma^ ed
ebbe il nome di d. Lorenzo Bar-
tolommeo. Fu tenuto al .sagro fonte
dal duca d. Bartolommeo Corsini, a
nome del Papa suo zio, il quale
assegnò al principe africano una
pensione di cento scudi al mese,
cui egli con esemplarissima condot-
ta godette sino agli i i febbraio
1789, nel qual anno piamente mo-
rì. Fu sepolto nella chiesa di s.
Andrea delle Fratte, ove oggi se ne
vede il deposito con gloriosa iscri-
zione.
Benedetto XIV, a' 16 .settembre
1743, colla costituzione Quoniani,
per le istanze del gran maestro di
IMalta, concesse parecchie indul-
genze, e molti privilegi ancora nel-
la foima della bolla della crociala,
tanto a' religiosi cavalieri dell Or-
dine, quanto a'sudditi abitanti nel-
le isole di Malta, e Gozzo, al me-
desimo gran maestro .soggette , af-
finchè somministrassero qualche som-
ma di denaro, o altro sussidio al-
l'Ordine per la guerra perpetua
contro gl'infedeli. Indi nel i744>
cos
in virlìx della costituzione Quod
Proi'inciale, presso il tomo XIX del
^o//t/no. Benedetto XIV ordinò che
ì nomi maomettani non si mettes-
sero a' bambini cristiani, come già
avea prescritto nel lyoS il concilio
provinciale dell'Albania, approvato
da Clemente XI. Con un breve poi
diretto a monsignor Lercari, segre-
tario della Propaganda Urbem An-
libarurn, spedito a' 9 mai^o lySo,,
che si legge nel tomo XVII I del
Bollano, il Papa rispose a' dubbi
proposti dall'arcivescovo di Anliba-
ri, circa i beni ecclesiastici ritenu-
ti in quelle parti, o dagli infedeli,
o da' cristiani: ma siccome non si
potevano evitare grandi mali quan-
do i possessori fossero costretti a
restituirli, egli con altro simile bre-
ve Cuni Encyclicas, spedito a' 2
marzo 1754, permise, che i vesco-
vi transigessero co' possessori de'det-
ti beni ecclesiastici, per evitare la
persecuzione de' turchi, o l'apostasia
de' fedeli, dove si vedessero privati
de' beni, che avevano avuto per di-
ritto ereditario, o per compera con
grandi somme.
Mahmoud f, commendevole per
lealtà d'animo, morì nel 1704, ed
il suo. fratello Osmano III governò
pacificamente tre anni. Nel 1757
ricadde finalmente lo scettro a Mu-
stafà III, figlio di Acmet III. Il
nuovo sultano, in difesa de' polac*
chi, intraprese contro i russi la
guerra per cui gli occuparono mol-
te piazze, ed incendiarono la flotta
ottomana nel porto di Cismè. Mu-
stafà III morì nel 1778, e gli
successe il fratello Acmet IV, che
si pacificò nel 1774 co' tartari, e
co' russi, a cui lasciò il libero com-
mercio del mar Nero. Potè allora
rivolgersi il sultano contro il pa-
scià d'Egitto, e ricuperar la Scria.
COS %%
Però nell'anno 1783 la Crimea
si dovette cedere a' russi, e conti-
nuando essi con vantaggio la guer-
ra insieme all'Austria, Acmet IV
fu avvelenato perchè propendeva
alla pace. Selim IH, figlio di I\Iu-
stafà III, e nipote di Acmet IV
salì al trono, e si alleò colla Prus-
sia, l'Inghilterra, e l'Olanda, ge-
losi degli austro-russi, e nel 1791
venne celebrata la pace.
Scoppiala la rivoluzione fiance-
se, anche Selim III la vide fermen-
tare ne' turchi. Bona parte si recò
nell'Egitto, ma nel 1802 si rista-
bilì l'armonia fra la Francia, e la
Turchia, e Selim III si diede a
rifonnar l'amministrazione, ed or-
dinò un corpo di truppe all' eu-
ropea. Lacerato l'impero ottomano
da' ribelli, Selim III fu deposto, e
venne proclamato Mustaftì IV, fi-
glio di Abdul-Hamid, ossia Acmet
IV nel 1807. Riuscì però a Bai-
ractar pascià di Piutchuk , dopo
aver inutilmente tentato di lista-
bilir Selim III, d'imprigionare il
sultano Mustafà IV, ed a' 28 lu-
glio 1808 pose in trono Mahmoud
II fratello del deposto, nipote di
Selim III, e figlio di Acmet IV, e
Bairactar fu esaltato a gran visir,
ma ben presto perì nel voler abo-
lire i giannizzeri , facendo prima
strangolare Mustafà IV colla ma-
dre. Pieno di belle intenzioni, e di
genio per la civilizzazione, Mah-
moud II nel 1826 potè sopprime-
re le pretoriane milizie de' gianniz-
zeri, indi formò l'esercito all'eu-
ropea, e nella micidial guerra colla
Piussia convenne che cedesse alcuni
paesi, lasciasse libera la navigazione
del mar Nero alle potenze cristia-
ne, convenisse all' esercizio libero
del culto latino, e greco, non che
a quello degli armeni , moslrandosi
86 C 0 S
ne' prosperi ed avversi iiicontii de-
gno del trono. Sotto di lui si smem-
brò la Grecia, che si eresse in regno,
col sagriGzio di sanguinose guerre.
La celebrità de' giannizzeri, la
loro distruzione e le utili conseguen-
ze che questa portò all' impero del-
la sublime Porta , sono cose che
rendono indispensabile un breve cen-
no sul clamoroso fatto, che segna
un' epoca assai importante nella
storia ottomana. Questi militari,
sebbene fossero stati istituiti, come
si disse di sopra, per la più valida
difesa dei sovrani ottomani, e della
loro monarchia, avendo poscia ab-
bandonata la primiera disciplina, e
subordinazione, non formavano che
una potente fazione militare, in-
tenta solo a far nascere il di.sordi-
ne, e le rivolte nell' istesso impero.
I visir, i primari ministri, ed an-
che i sultani, come si è detto,
sj)esso erano sagrifjcati alle ingiu-
ste pretensioni arroganti, ed ai ca-
pricci di questa sfrenata truppa.
Avendo dunque il sultano Mah-
lìioud II organizzata la milizia sul
sistema europeo, seguendo l'esem-
pio del suddetto suo predecessore
Selim III di lui zio, e non volendo
tuttavolta disgustare i giannizzeri,
aveva permesso anche a questi di
entrare ne' nuovi corpi di milizie,
rilasciando e conservando loro gli
emolumenti, e vantaggi che gode-
vano. I giannizzeri sulle prime si
mostrarono contenti di queste dis-
posizioni del loro sovrano, ma non
andò guari, che ridestatasi in loro
r antica insubordinazione, mostra-
ronsi disgustati, e quindi si mosse-
ro a congiura. Per segnale del loro
malcontento, a seconda del costu-
me, posero le marmitte (venerate
da loro) rovesciate alla porta del
serraglio, e dando mano alla ribel-
cos
bone, principiaronla con commcllere
tali e tanti disordini, che la città
di Costantinopoli in quei giorni
presentò un desolante spettacolo di
omicidii, rapine le piìi nefande, e
di altre sciagure. Piccaronsi poscia
i giannizzeri dal loro Agà per alar-
gli la molte, come aderente a' ,^/-
zami Gedid (cioè nuove milizie).
L' Agà gettandosi dalla finestra po-
tè salvarsi, ma il suo luogotenente,
il figlio, e le donne vennero truci-
date barbaramente.
Avvisato il sultano Mahmoud lì
di tuttociò , e mentre era alla
villeggiatura^ tosto si recò in città
accompagnato da un pascià coman-
dante il canale del Bosforo colle
sue truppe numerose, e fedeli. Inol-
tre volle intorno a sé i ministri, i
muffi, e gli ulema; fece all'istante
esporre lo stendardo di Maometto,
e mandò gli araldi per tutte le
contrade di Costantinopoli , per
chiamare sotto di esso i fedeli se-
guaci di Maometto alla difesa del
minacciato trono. Anche dai ribelli
giannizzeri furono spediti araldi ban-
ditori, per radunare i loro congiu-
rati in luogo destinato. Numerose
soldatesche, un gran numero di sud-
diti, e tutti i cannonieri corsero
subito presso il sultano, che in bre-
ve tempo raccolse neW Ippodromo
una forza formidabile ed imponen-
te, come ]jen disposta a secondar-
lo, ed egli stava sotto il padiglio-
ne collo stendardo in mano. Fece
allora Mahmoud II intimare ai
livoltosi di deporre prontamente
le armi; ma i giannizzeri invece
ardirono chiedere le teste di set-
te de' principali dell' iniptMo ot-
tomano. Non essendo possibile di
pacificare siffatta milizia senza usa-
re la forza, il loro Agà si finse del
medesimo partito ed opinione, e
e OS
simnlatamente gli riuscì a persua-
derli di rinchiudersi nelle loro glan-
di caserme poste nello stesso Ippo-
dromo. Appena i ribelli vi si rin-
chiusero, il sultano comandò, che
le stesse caserme fossero investite
dalle artiglierie; laonde subito la
mitraglia scoppiò da piìi bocche
di cannone. Ordinò ancora il sul-
tano che si desse fuoco alle me-
desime caserme, e si uccidesse chi
voleva salvarsi. Tutto fu esattamen-
te ed energicamente eseguito per
opera di detto Agà, non meno che
di altri ministri. In tal modo pe-
rirono nelle fiamme, e furono ta-
gliati a pezzi anche i più valorosi,
che inutilmente opposero la più
coraggiosa resistenza. La carnificina
cessò colla morte di tutti i facinoi'o-
si, calcolandosi a venti mila le vit-
time di questa ribeUione, in un sol
giorno, che per gli abitanti di Co-
stantinopoli fu giorno di orrore, e
spavento indiscrivibile, e sarà ram-
mentato per molti secoli, non sen-
za raccapriccio.
Altri sessanta mila giannizzeri
fui'ono espulsi in Asia, dei quali
circa quarantamila furono messi a
morte in quella regione in termi-
ne di -pochi giorni. I cadaveri di
quelli periti in Costantinopoli, ga-
leggiavano sul Bosforo, facendo un
triste quadro di quel delizioso luo-
go, ed impedivano pel loro nume-
ro , il passaggio alle barchette.
Quindi con decreto di Mahmoud
li dichiarò per sempre sciolta e
abolita la milizia dei giannizzeri .
Il loro nome fu maledetto; si de-
molirono i mausolei, ed altri mar-
morei monumenti esistenti ad ono-
re di alcun giannizzero nei campi
sepolcrali , sui quali fosse stato
scolpito qualunque nome e stemma
di delta milizia. Questo sorpren-
COS 87
dente e crudele avvenimento, die-
de tutta la libertà alla sublime
Porta, ed al sultano, d'intrapren-
dere molte riforme.
Progredendo nella civilizzazione
Mahmoud II, per avvicinarsi sem-
pre più nelle amichevoli relazioni
co'sovrani d'Europa, a'principali di
essi inviò i suoi ambasciatori, uno
de' quali Ahmed Fethi pascià, che
poi sposò una figlia del sultano ,
ambasciatore straordinario della su-
blime porta presso Luigi Filippo
re de' francesi, passando nel i838
per Roma capitale del mondo cat-
tolico, tratto dal nome che tanto
venerato risuona nell'oriente del
regnante Pontefice Gregorio XVI,
domandò, ed ottenne di umiliargli
i suoi omaggi a' \i giugno nel pa-
lazzo vaticano, ed oltre a benigna
accoglienza, il Papa lo regalò d'una
scattola di lapislazzuli con mosaico
rappresentante il sontuoso edilizio
del Panteon, e d'una medaglia di
argento del museo Etrusco Grego-
riano, raccomandando alla sua pro-
tezione presso il gran signore , la
continuazione del patrocinio che ac-
corda a' cattolici nel suo impero.
Fethi pascià si fece ammirare in
Roma come altrove, per la sua col-
tura, e per la sua sagacità, ed a-
more alle arti.
A' 26 settembre del medesimo
anno i838 Reschid pascià, mi-
nistro degli affari stranieri della
Sublime Porta, arrivò a Civitavec-
chia sopra un battello a vapore
ottomano, per andare ambascia-
tore straordinario presso la corte
della regina della Gran Brettagna
Vittoria, e si recò appositamente
a Roma , per ossequiare il lodato
somtno Pontefice Gregorio XVI, e
nel dì 28 settembre ebbe l'onore,
co' suoi tre figli, e seguito di esse-
88 COS
re ricevuto in parlicolar udienza
da sua Santità, nel palazzo quiri-
nale, pronunziando in francese il
seguente tradotto discorso.
>} Sua altezza il sultano Mah-
>i nioud II ha appreso con grande
>' soddisfazione la benevola acco-
t> glienza, che vostra Santità ha
» fatto al suo ambasciatore presso
i> la corte di Francia. Io sono fe-
» lice di avere occasione di espri-
>'. merle questi sentimenti del mio
*> augusto signore,
» Spero che questi primi rap-
» porti, creati dalla somma corte-
« sia, e dallo spirilo di amabile
>■■ compiacenza delia Santità vostra,
>■' saranno seguiti da altre relazio-
'•- ni quanto utili, altrettanto ag-
>■■ gradevoli alla santa Stde, e al-
« r impero ottomano.
Il santo Padre rispose a questo
tliscorso ne' termini i più graziosi,
e nulla omise per dimostrare al
pascià quanto valutasse , e quanto
contasse sulla giustizia imparziale,
onde il sultano INIahmoud II gua-
rentisce i cattolici dimoranti nel
suo vasto impero, e sulla precisio-
ne, onde i voleri dell' Altezza sua
vengono anche in questa parte se-
condati dal Reis Elfendi Reschild
pascià. La Santità sua non lasciò
d' impegnare sempre più Reschid
pascià, ad assistere i cattolici pres-
so il suo signore, al quale lo pregò
di raccomandarli nuovamente, e cal-
damente in suo nome. Il pascià
si mostrò penetrato della graziosa
accoglienza di cui sua Santità l'ono-
rò, e promise di volerne eseguire con
elìJcacia, e soddisfazione, le rispet-
tabili brame. Quindi il santo Pa-
dre donò al pascià una scattola di
malaghita, con mosaico rappresen-
lante egualmente il Pantheon, e due
medaglie di argento colla sua effi-
cos
gie, che celebrano il traforo del mon-
te Catillo, ed il museo Etrusco, am-
bedue opere dello stesso Pontefi-
ce, e regalò ai tre figli del Reis Ef-
fendi, ed agli individui del suo
seguito altrettanti mosaici ; ed al
segretario, di nazione francese, Giu-
seppe Cor, di religione cattolica, da
parte donò un crocefisso, ed una
corona muniti dell'apostolica bene-
dizione del Pontefice, che con com-
mozione intese da questo il libero
esercizio de' suoi religiosi doveri ,
pei quali mai fu molestato dagli ot-
tomani. Il Cardinal Mezzofanti , bo-
lognese , celebre poliglotta, si trovò
in porpora presente a questa udienza
chiamatovi dal santo Padre, e vi fu
interprete dei sentimenti, che vi si
cambiarono dall'una, e dall'altra
parte , come lo era stato neh' u-
dienza accordata ad Ahmed Felhi
pascià.
La conferenza che posteriormen-
te il pascià ebbe col Cardinal Lam-
bruschini segretario di stato, si ag-
girò presso a poco sugli stessi og-
getti, e riuscì egualmente di vicen-
devole loro soddisfazione. Giunto
R.eschild Pascià alla propria abita-
zione, esortò i suoi tre figli a te-
ner ben conservati i ,tre mosaici
donati dal Papa, affinchè un gior-
no ricordassero che li avevano ri-
cevuti per singoiar bontà del roma-
no Pontefice. Reschild Pascià si fe-
ce in Roma ammirare da tutti per
la disinvoltura de'suoi modi sem-
pre egualmente gentili , e scevri
di affettazione, non che per l'accor-
gimento, e coltura di spirito che
dispiegò nel suo conversare, e nel-
le sue osservazioni. 11 prefato Car-
dinal INIezzofanti ebbe l'occasione
di valutarne più che altri l'erudizio-
ne, allorché ne fu visitato: la let-
teratura orientale fornì in fatti ma-
cos
leria di erudita conversazione, nella
quale il dotto porporato fu ben con-
tento di essersi intrattenuto col di-
stinto ottomano. I detti tre figli del
Pascià ispirano il più vivo interesse
per la educazione raffinata , e per
la vivacità contenuta ne'iL;iusti limi-
li, di cui danno saggio. Durante la
breve dimora in Roma, il Reis
Effendi, come prima di lui Fethi
Pascià, fu assistito dal rev. p. Ar-
senio-Angiaralijan procuratore del-
l'abate generale de'monaci Antonia-
ni di s. Gregorio Illuminatore, al
quale sì l'uno che l'altro mostra-
rono di accordare la piìi estesa, e
meritata fiducia.
La divina Provvidenza ne'suoi im-
perscrutabili decreti sembra vada a-
prendo a'turchi nuove vie per faci-
litare r eterna loro salute, per-
mettendo che al già zelante pre-
fètto della congregazione di propa-
ganda, il quale tanto si adoprò per
la propagazione del vangelo nelle
parti infedeli, e pel ben essere del-
l'emancipata nazione armena catto-
lica, divenuto ora supremo gerarca
col nome di Gregorio XVI, fosse
riserbata la gloria pel primo fra i
romani Pontefici di ricevere due
ambasciatori ottomani della più alta
portata , degni della fiducia del
sultano Mahmoud II, che gli con-
testarono la stima , e considera-
zione del loro illuminato sovrano,
ed i desideri che nutre di stringere
relazioni amichevoli colla veneranda
Cattedra di s. Pietro. Questo stu-
pendo, e meraviglioso avvenimento
ha riempito d'inesprimibile gioja, e
consolazione il cristianesimo, e nel-
la storia ecclesiastica segna un'era
celebre, ed immortale, e rende in
eterna benedizione il nome di Gre-
gorio XVI. Delie amichevoli rela-
zioni contralte dui mede.'^imo l^on-
COS 89
tefice, e Mehemet Ali viceré di
Egitto, per la ^Sublime Porta, si par-
lerà all'articolo Egitto (^Vedi).
Al presente regna in Costanti-
nopoli il sultano Abdul - Medjd-
Ran nato nell'anno 1823, che suc-
cesse nell'impero a suo padre INIah-
mud II il primo luglio )83t), prin-
cipe amabile e d'un carattere com-
passionevole verso i suoi sudditi.
La promessa dal suo padre fatta
ad Ahmed Fethi pascià, di cui si
fece di sopi'a menzione con lode, si
adempì da lui dando la sorella Athiè,
o Hattisce sultana per moglie al me-
desimo. Animato sempi-e più dai
sentimenti di suo padre , costante-
mente procura dinoltiare la sua
nazione nella civilizzazione, e rendere
felici e sicuri i suoi sudditi cristiani.
A questo importante oggetto li 3
novembre 1839 adunato nel luo-
go detto Giul-Hane tutta la sua
corte, i pascià, tutti i grandi del
regno unitamente al corpo diplo-
matico delle potenze europee, e gran
numero di popolazione di tutte
le nazioni ; questo giovine sovrano
sapientemente pubblicò un Hatti-
Scerilf, che fece leggere nella sua
presenza. Con questa disposizione
egli emanò un atto che ridonda in
benefizio, utilità, e sicurezza della
vita, e delle sostanze de'suoi sud-
diti cristiani, che prima erano sog-
getti a continue, e gravissime peri-
pezie.
Notizie ecclesiastiche di Costantino-
poli, e del suo patriarcato.
Bisanzio, Costantinopoli, o Stam-
boul, città della provincia ecclesia-
stica chiamata Europa nell' esarcato
di Tracia, secondo Commajjville, eb-
be vescovi sino dal primo .secolo
(jo COS
della Chiesa, giacché al dire di Teo-
tloieto, l'apostolo s. Paolo vi predicò
il vangelo, ovvero vel predicò l'altro
apostolo s. Andrea, secondo il Com-
mentario greco sugli atti di quel-
]' apostolo composto dal p. Conibefìs,e
citato dal p. Le-Quien, come si legge
ììeW Oriens Chrisl. t. I, pag. logS.
1 greci pretesero come tatto certo
che l'apostolo s. Andrea fosse stato
il primo vescovo, e gli diedero a
piiicer loro de' successori, per far
credere, che la propria chiesa fosse
più antica di quella di Roma. Pro-
«lussero in appoggio uno scritto di
Doroteo vescovo di Tiro, il quale
jiomina dopo il menzionato apostolo
ventitre vescovi, che successivamente
occuparono la sede di Bisanzio fino
al suo tempo. È noto che tale scritto
ili r opera d' uno che credette col
.suo ardire imporre al pubblico, e
dare cosi qualche consistenza alle
pretensioni della chiesa greca. Fila-
tU'.Ko fu il primo vescovo di Bisan-
zio ordinato nell' impero di Severo,
e di suo figlio Antonino Caracalla,
cioè verso l'anno 210, e morì nel
2i4; aveva egli governato la chiesa
di Bisanzio in qualità di semplice
jirete pel corso di venti anni sotto
il metropolitano di Eraclea. A Fi-
ladelfo successe Eugenio per venti-
cinque anni, dal terzo anno dell'im-
jiero di Gordiano fino al 240 ; ed
ebbe per successori Rufino dal 282
al 291, e Metrofane, che alcuni sup-
posero fosse il vero primo vescovo
di Bisanzio.
Altri dicono che Bisanzio inco-
ninciò ad avere vescovi nel secondo
secolo. Certo è, ch'essi erano sog-
j^clti al metropolitano di Eraclea e-
sarca di tutta la Tracia, il qual esten-
deva la sua autorità in tutte le
diocesi di essa. Prescelta Bisanzio
dall'imperatore Costantino, il Gran-
COS
d(^, per sua residenza, e della corte
imperiale come situata in mezzo
air universo, e nel centro del ro-
mano impero, ed abbellita e nobi-
litata nel modo suddescritto, nel
quarto secolo, e sotto il medesimo
Costantino, dopo aver preso la città
il di Ini nome chiamandosi Costan-
tinopoli, il vescovo di lui s'ebbe il
titolo di metropolitano. Giunta però
questa città allo splendore cui la
ridusse Costantino, ed al punto di
essere pareggiata con Roma, l'antica
ed illustre capitale dell' impero ro-
mano, il suo arcivescovo pretese di
non riconoscere piìi superiore eccle-
siastico. Nel medesimo IV secolo
fiorì l'arcivescovo s. Paolo, già dia-
cono di questa chiesa, allorché nel
340 Alessandro suo predecessoi-e
morendo dopo ventitré anni di
vescovato, lo nominò a succedergli.
Ebbe a competitori gì' indegni am-
biziosi Macedonio, ed Eusebio aria-
no, che siffattamente il calunniarono,
da riuscire al secondo di occupargli
la sede, mediante la protezione, che
Costanzo imperatore prodigava al-
l' arianesimo. Il romano Pontefice
s. Giulio I, in un concilio decretò
il ristabilimento di Paolo nella sede,
cui per altro non potè occupare che
dopo la morte dell' intruso Eusebio,
cioè nel 342. Allora gli ariani
mossero sedizione, fecero esiliare il
santo vescovo, che morì martirizza-
to, rimanendo essi padroni delia
chiesa di Costantinopoli, e la riten-
nero sino all'anno SyQ, quando s.
Gregorio Nazianzeno fu eletto arci-
vescovo di questa città.
Nel secondo concilio generale
quivi celebrato nel 38 1, ad istanza
dell'imperatore Teodosio, con l' as-
senso del Papa s. Damaso F, fu de-
posto dalla sede Massimo Cinico,
che l'avea usurpata, e reintegrato
e OS
dal suo maestro s. Gregorio Nazinti-
zeno, che poi per amor della pace
rinunziò, e vi fu sostituito JVettario
dell' ordine senatorio, nientie gli
ariani vi nominarono Marino, e
Doroteo. In uno dei canoni del
suddetto concilio si diede all'arci-
vescovo di Costantinopoli il primato
dopo il romano Pontefice, ciò che
s. Damaso I, e i suoi successori
sino ad Innocenzo III costantemen-
te disapprovarono. Dalla presidenza,
che sopra l vescovi e patriarchi di
oriente ebbe nel concilio l'arcive-
scovo di Costantinopoli, si ripete la
origine della giurisdizione supei-iore,
che i pastori Costantinopolitani e-
sercitarono sopra la Tracia, I' Asia
minore, ed il Ponto. A' tempi di
s. Gio. Grisostomo, giusta Teodo-
reto, Histor. lib. V, e. 28, gover-
nava questi tre distretti composti
di ventolto provincie. Alcuni altri
trovano nel decreto del concilio la
origine del patriarcato di Costanti-
nopoli, ed altri, come direnif», la
riferiscono al XX\I1I canone del
concilio di Calcedonia. V. il To-
rnassi no. Disciplina della Chiesa,
lib. I, e. 6, pag. 11. Questo ca-
none, che al vescovo di Costantino-
poli accorda il primo posto dopo
quello di Roma, e immediatamente
prima dei vescovi di Alessandria,
ed Antiochia, non diminuiva però
i diritti del metropolitano di JEra-
clea, al quale apparteneva sempre
l'ordinare il vescovo Costantinopo-
litano, come per 1' altro canto non
ne conferiva alcuno a questo secon-
do sulle altre diocesi. Tuttavolta si
ciedette in diritto nel secolo seguen-
te di estendere la sua giurisdizione
sulle diocesi di Tracia, del Ponto,
i' dell' Asia, alle quali il patriarca
Attico aggiunse I' llliria orientale,
facendosela attribuire per mia legge
COS f),
di Teodosio II nel ^i\. Finalmente
il p. Le-Quien dice, che il canone
del secondo concilio generale, fu
formato dal clero di Costantinopoli,
e dai vescovi, che la posizione delle
loro diocesi sembi'ava naturalmen-
te sottomettei'e a questa chiesa. li
Papa s. Leone I non volle rice-
verlo, e indusse i vescovi ed i pa-
triarchi di oriente a serbare l'anti-
ca disciplina. S. Petronio d'Ales-
sandria, e tutti i vescovi dell'Ei-itto
s opposero energicamente all' inno-
vazione, ed il numero degli oppo-
sitori fu sì grande, che l'arcivescovo
di Costantinopoli si vide costretto
a lasciar le sue pretensioni. Di poi
le chiese poco a poco si accostu-
marono di riconoscere per patriarca
l'arcivescovo di Costantinopoli, e
analmente gliene venne accordato
il titolo. F: il p. Le-Quien, Oricns
Clirist. ad palnarc. Constantin. e.
9, tom. I, p. 46 ; it('ni de palliar.
Alexand. t. 2, p. 33().
Il s. Pontefice Innocenzo I dichia-
rò innocente, e restituì alla sede di
Costantinopoli s. Gio. Gi'isostomo
depostone da due conciliaboli adu-
nati ad istanza dell' imperatrice
Teodora, adirata contro il .santo,
perchè in una sua predica decla-
mò contro il lusso, e la vanità del-
le femmine. Egli sino dal febbraio
398 n'era stato ordinato vescovo
da Teofilo di Alessandria. Dopo la
morte dell'arcivescovo Attico fu giu-
dicato degno di questa sede s. Pro-
clo di Costantinopoli; tutta volta
fu data la preferenza a Sisinnio, cui
poi doveva succedere nel 4-7- ^I'*
tro,vandosi s. Proclo arcivescovo di
Cizico, si elesse l'eloquente JNestor io,
che nascondeva la sua ipocrisia, la
qnale dipoi conosciutasi, nel III
concilio generale tenuto nell'anno
43 1 in Efeso, fu deposto, e furo-
9>. COS
no condannati i suoi perniciosi er-
rori. Massimiano , e poi s. Pro-
clo occuparono la sede, accadendo
solto questo ultimo il terremoto
spaventevole, che diede origine al
Trisiìi^ìo aiiireliro (Fedi). Fu pure
vescovo di Costantinopoli Flaviano,
che venne deposto dal l'also concilio
di Efeso nel 44q> ^ rilegato nella
Lidia ove mori. Nell'anno 4^* eb-
be luogo il quarto concilio gene-
rale di Calcedonia, coli' assistenza
<lcH imperatore IMarciano, e della
santa imperatrice Pulcheria : vi fu
condannato l'eresiarca Eutiche archi-
mandrita di un celebre monistero di
Costantinop(jli, e condannati ne ven-
nero del pari gli eii ori. L'arcivescovo
i\ uà tolio, successore di Flaviano sino
dal 449) fat^endosi forte colla mag-
giorità dell'imperiai città, non cu-
rando i sagri canoni de precedenti
coiicilii, in (juesto calcedonese ne
l»:;ce introdurre tre in favore della
preeminenza di sua sede, e ad onta
delle rimostranze dei legati ponli-
licii di 5. Leone I, nel seguente an-
no la eresse in patriarcato.
Fu precisamente il XXVllI ca-
none , sul quale gli arcivescovi di
Costantinopoli lòndarono, come si
disse, le loro ambiziose preten-
sioni : ed ecco come andò la co-
sa. Gli atlàri riguardanti la fede
essendo nel concilio terminati, e la
principal parte de' vescovi avendo
preso congedo, i chierici di Costan-
tinopoli sollecitarono quelli che vi
erano rimasti, ed in particolare i
legati di s. Leone I, a fare alcuni
decreti in favore della città impe-
riale. In queir assemblea, in cui
veramente i legati non si trovaro-
no presenti, venne compilato il ca-
none XXV 111, che oltre al secon-
do posto accordato al vescovo Co-
stantinopolitano dopo il romano
COS
Pontefice, permette a lui di ordi-
nare tutti i metropolitani tanto
delle diocesi del Ponto, che del-
l'Asia, e della Tracia, non che del-
le nazioni barbare e lontane. Forte-
mente si opposero i legati al ca-
none, in uno a parecchi vescovi del-
l' llliria, né il Papa volle mai ap-
provarlo per quante istanze poi
gliene facessero i vescovi autori di
esso, e il medesimo imperatore
Marciano. Per cagione di questo
canone, i nemici della fede e del-
l'imita cattolica, presero motivo di
rigettare il venerando concilio, e
disprezzarne gli altri utili decreti.
/^. il Sarnelli, Lettere eeelesiasti-
ehe, toin. IX, pag. 87, perchè il
patriarca di Costantinopoli pretese
il titolo di Ecumenico (f^edi). In
(|ucsto tempo fiori nella chiesa Co-
stantinopolitana s. Marciano, gran-
de economo di essa.
Il [)atriarca Acacio, verso l'anno
472, volle far rivivere il canone
calcedonese , col sottomettere alla
sua sede quelle di Aleesaiidria , e
di Antiochia: ma indarno, perchè i
Pontefici vi si opposero , massime
s. Simplicio, ad esempio degl'in-
trepidi predecessori s. Leone I, e
s. llaro. (Quindi il Papa s. Felice
in, nell'anno 4*^45 condannò, e
recise dalla comunione cattolica A-
cacio , autore del primo scisma,
che divise la chiesa greca dal-
la latina , il quale durò trenta-
cinque anni sino al pontificato di
s. Ormisda. Acacio fu acerrimo fau-
tore degli eulichiani. Abbiamo dal
Cardinal Lorenzo Cozza la bella
Historia polemica de graecoruni
scliisinate . ex e.cclesiasticis mona-
mentis concinnata , PcOinae 1719.
Inoltre s. Felice III coauauuò
V Enotico {P^edi)j, editto dell' impe-
lalore Zenone, cluauiato editto di
cos
■pncìfìcazìone , con cui pretendeva
conciliare i cattolici cof^li eulichia-
ni, il qual editto fu fatto ad isti-
gazione d' Acacio. Papa s. Gelasio
I ricusò di accordare ad Eufemio,
vescovo di Costantinopoli , la co-
munione, e le pacifiche lettere, tin-
che non avesse cancellato il nome
di Acacio dai sagri dittici ; però il
Pontefice s. Anastasio II dichiarò
valido il battesimo e gli ordini con-
feriti da lui. Divenuto Pontefice s.
Ormisda, nel 5 19, ottenne dall'im-
peratore Giustino per mezzo dei
suoi legati la riunione della chiesa
greca alla latina, ed ebbe la gloria
di estinguere il primo scisma nato
tra di esse. JVel 536 Teodato re
de' goti costrinse il Papa s. Agapito
I a recarsi in Costantinopoli per
pregare l'imperatore Giustiniano I,
a richiamare dalla Sicilia l'esercito
spedito sotto Belisario. Quivi il ze-
lante Pontefice scomunicò, e depose
da questa sede Antimo, che col fa-
vore dell' imperatrice Teodora n'era
divenuto vescovo, sebbene eretico
eutichiano, sostituendogli INIenna, uo-
mo illustre, che consagrò nella ba-
silica di s. IMaria. Adirato l'impera-
tore tutto ligio alla moglie, volle
obbligare Agapito I a comunicar
con Antimo, minacciandogli l'esilio ;
ma egli rispose che credeva di aver
trovalo un imperalore cattolico, ma
a quel che vedeva , si trovava a
fronte di un Domiziano : però non
temere le sue minacce. Giustiniano
1, conosciuta la frode dell' eretico,
adorò il Pontefice, e convenne nel-
la fatta deposizione; quindi, mentre
s. Agapito I si disponeva alla par-
tenza, mon in Costantinopoli , do-
ve il suo corpo venne poi tiasferito
in Pioma nella basilica di s. Pietro.
Mentre Vigilio era nunzio pon-
tificio in Costantinopoli , promise
COS 93
all' imperatrice leodora che, se lo
faceva innalzare al pontificato , gli
avrebbe concesso quanto bramava,
restituendo alla sede Antimo, di
cui l'imperatrice seguiva gli errori.
In fatti , coir opera di Belisario ,
Teodoia fece in Pioma nel 5^o de-
porre il Papa s. Silverio, e sosti-
tuirvi Vigilio, quando il prode ca-
pitano tolse quella metropoli ai go-
ti. Ma Vigilio, badando più a' suoi
doveri, che alle promesse, confer-
mò la condanna di Antimo , seb-
l)ene la possente augusta , chiama-
tolo a Costantinopoli, esigesse l'e-
secuzione di sue promesse. Morta
Teodora , e trovandosi Vigilio in
Costantinopoli , nel 547 Giustinia-
no 1 lo costrinse a condannare i
famosi Tre capitoli {Tedi), per cui
il Papa in un'assemblea di settanta
vescovi, senza pregiudizio del con-
cilio di Calcedonia li condannò, ma
poi preso da' rimorsi rivocò la con-
danna , ad onta dell' ira dell' im-
peratore , che minacciò di carce-
rarlo. Tultavolta Vigilio dal pa-
lazzo Placidiano trasferitosi nella
chiesa di s. Pietro, ricevette dall' au-
gusto il giuramento, che non lo
avrebbe insultato. Ma tornato al
detto palazzo, dopo avervi scomu-
nicato Teodoro vescovo di Cesarea,
e lo stesso Menna, venendo oltrag-
giato, e sapendo che gli si tende-
vano insidie, fuggì in Calcedonia ,
ove indarno Giustiniano I il ri-
chiamò. Vinto questo principe dal-
l'eroica di lui costanza, rivocò le-
ditto contro i Tre capitoli, per cui
allora Vigilio fece litorno in Co-
stantinopoli. Fu stabilito di aduna-
le un concilio generale, e dopo va-
rie vicende il Pontefice partì dalla
città, e cessò di vivere in Siracusa
ove si era recalo.
Gli ambiziosi patriarchi di Co-
94 <^os
slantinopoli nel sesto secolo agoi^na-
rono di assiimeie il titolo di Ecu-
menici, o Universali. I Pa[)i Pela-
gio 11, e s. Gregorio I, ne riprese-
ro però l'ardire. Questo secondo,
per rintuzzare la tracotanza del pa-
triarca Giovanni Digiiinatore , che
i greci dipinsero per prelato forni-
to di cos[>icue viltà, il quale s'in-
titolava Vescovo universale, in tutte
le sue lettere cominciò ad usare il
titolo opposto , di Servo de' servi
di Dio. Successe al Digiunatore il
patriarca Ciriaco che usurpò an-
eli'egli al romano Pontefice il ti-
tolo di vescovo universale. Ma Bo-
nifacio III ottenne nel 607 dall'im-
peratore Foca, che con sovrana ed
autorevole dichiarazione fosse sta-
bilito appartenere questo titolo al
solo romano Pontefice, come ot-
tantanni prima avea riconosciuto
Giustiniano I, sotto il Papa Gio-
vanni II. Ma allorché sotto l'impe-
ro di Eraclio, successore di Foca ,
i vescovi di Costantinopoli ebbero
abbracciato il monotclismo, essi spin-
sero la loro ambizione sino a non
voler piìi riconoscere superiori, an-
zi giunsero a pretendere di elevarsi
sui Papi di Roma, e disputar loro
il primato, pretendendo scioccamen-
te, che Roma avesse cessato di es-
sere la capitale del mondo , e che
gì' imperatori avendo stabilito la
loro residenza in Costantinopoli, i
vescovi di questa sede per conse-
guenza dovessero superare gli altri
vescovi, poiché la città superava le
altre in dignità. Devonsi però eccet-
tuar dal numero di questi orgo-
gliosi patriarchi i ss. Germano, Ta-
rasio, Kicef'oro, Metodio li, Ignazio,
e pochi altri, espulsi, e tormentati
pei loro sani principii.
Onorio l, Papa dell' anno (ìi^,
fu ingannato dalle lellere del pa-
cos
triarca Sergio, occulto eretico mo-
notelita, i cui errori favorivano il
famoso editto di Eraclio chiama-
lo Eclesi [Fedi). Questo era sta-
to condannato dai romani Pon-
tefici, ciò che pur fece nell'anno
640 Giovanni IV, il quale di-
mostrò, che Onorio I fu conforme
alla retta fede nella sua credenza.
A ciò egli fu indotto, perchè gli
eretici abusavano d'interpretare a
loro modo le lettere di lui. Inoltre
lo stesso Papa Giovanni IV otten-
ne dall' imperatore Costantino , fi-
glio e successore di Eraclio, l'ab-
bruciamento dell'empio editto. Di-
poi, nel 64'2, Teodoro I scrisse let-
tere sinodali al patriarca Paolo I
contro Piiro predecessore di lui ,
ch'era monotelita ; quindi nel con-
cilio del 648 condannò Pirro , e
Paolo, alle cui suggestioni l'impe-
ratore Costante avea pubblicato l'i-
niquo editto Tipo {Vedi), il quale
astutamente imponeva silenzio tan-
to a quelli, che affermavano una
volontà ed operazione in Cristo ,
che ai sostenitori delle due volon-
tà. Papa s. Martino I eziandio con-
dannò Pirro, eh' era ritornato alla
sede Costantinopolitana nel 634 >
dopo la morte di Paolo I, non che
il successore di lui Paolo II, in
uno all' Ectesi, ed al Tipo. Fatto
poi imprigionare da Costante, e
tradurre in Costantinopoli, ivi mol-
to patì, e cessò di vivere in Cri-
mea dove era stato rilegato. A Pir-
ro successe nel patriarcato Pietro,
che essendo fautore de' monoteliti ,
cercò di sorpiendere Papa s. Eu-
genio 1, e gli spedì secondo il co-
stume la epistola sinodica piena di
astuzie, e di sentimenti dolosi sulle
due volontà di Gesù Cristo. Il cle-
ro , e popolo romano restarono
talmente indignati contro il tenore
cos
della lettera, che a forza di pre-
gliiere non permisero al Pontelice
di celebrar la messa nella basilica
di s. Maria Maggiore, s'egli prima
non prometteva di rigettaila, e di
disapprovarla. In fatto la dichiarò
dubbiosa, ed occultamente eretica;
ed in vece, secondo la consuetudi-
ne de' suoi predecessori, spedì al-
l'imperatore la propria lettera si-
nodica dandogli notizia della sua
esaltazione al Pontificato ; ma i suoi
apocrisari, o nunzi in Costantino-
poli, ingannati da Pietro, approva-
rono l'errore della sua dottrina^
per cui il Papa li condannò per
avere apostatato dalla retta fede.
Intorno all'intrusione degl'impera-
tori gieci siiir £7e::;/o«e de sommi
Pontefici i^T'cdi), si parla a questo,
e ad altri relativi articoli.
Nel 6.57, appena salito sulla cat-
tedra apostolica s. Vitaliano, spedì
a Costantinopoli i suoi legati colla
epistola sinodica all'imperatore Co-
stante, per partecipargli la sua ele-
zione, e pregarlo insieme di abban-
donare i monoteliti. Sebbene l'im-
peratore fosse eretico , i legali eb-
bero graziosa accoglienza. Nel 708
Papa Costantino invitato da Giu-
stiniano II si recò a Costantinopoli,
ed ivi approvò i canoni del Trul-
lano, che non erano contrari alla
Chiesa romana. Filippico Bardane,
dopo aver ucciso Giustiniano li,
ed occupato il trono di lui, voleva
ripristinar l'eresia de' monoteliti,
che per più di quarant' anni avea
travagliato la Chiesa orientale ; ma
il Pontefice Costantino vi si oppose
con apostolica costanza. Deposto
Filippico, e succedutogli Anastasio
II, siccome cattolico, mandò la sua
professione di fede al Papa, che lo
fece registrare nel ruolo o catalo-
go degl' imperatori ortodossi, accioc-
cos 95
che per lui dovesse pregare la Chie-
sa universale; e mandò la sua ri-
sposta a mezzo del legato Michele,
che autorizzò a riconciliar colla
Chiesa que' vescovi, i quali aveva-
no acconsentito alla condanna del
VI concilio generale, fatta nel con-
ciliabolo adunato dall'empio Filip-
pico. Nell'anno j \5 divenne pa-
triarca s. Germano, che si distinse
contro i monoteliti, e gì' iconocla-
sti, e non volle ubbidire l'impera-
tore Leone 1' Isaurico, quando nel
723 pubblicò r esecrabile editto
contro il culto delle sagre imma-
gini, indi nel 780 fu obbligato ad
abbandonare la sede, e morì nel
733.
Il zelante Papa s. Gregorio li,
nel 730, scomunicò Leone, ed il
successore s. Gregorio III energica-
mente combattè contro i persecu-
tori della sante immagini. Sotto
r empio Leone, i vescovi di Costan-
tinopoli, i quali pretendevano che
le chiese de' paesi barbari fossero
loro soggette in virtù del canone
XXVI 11 di Calcedonia, osarono di
togliere al sommo Pontefice , e di
attribuire a sé la Calabria, la Si-
cilia, e tutte le provincie dell' Illi-
ria orientale. Nel 741 divenne Pa-
pa s. Zaccaria, e fu l'ultimo greco
esaltato alla romana Sede, meno A-
lessandi-o V, creato nel 1409, che
alcuni credono di nazione greca ,
come lo furono i Pontefici Giovan-
ni V, Conone, s. Sergio I, Giovan-
ni VI, Giovanni VII, Sisinnio, Co-
stantino , e s. Gregorio III. Altri
opinano che i Papi greci sieno stati
quattordici, cioè Anacleto, Evari-
sto, Telesforo, Igino, Eleuterio, An-
tero , Sisto II , Dionisio , Eusebio ,
Zosimo, Teodoro I, Giovanni VI,
e Giovanni VII, e Zaccaria. Si os-
serva, che negli ultimi tempi fieli-
96 COS
mente i greci venivano innabati al
Pontificato pel favore ed influenza
degli esaicLi di Ravenna, mediante
i (jiiali i greci astutamente procu-
ravano assoggettare la Chiesa ro-
mana, perchè, avendo dovuto gl'ini-
peratoii d' oriente rinunziare alla
tirannia ed enorme abuso di con-
fermare la pontificia elezione, ten-
tarono per aitila via dominare sulla
Chiesa romana, cercando di far an-
noverare al Collegio de' Cardinali
degli orientali, che quindi coll'au-
toritèi degli esarchi venissero eletti
Pontefici. Ma questi, veri eredi del-
lo spirito apostolico, mai acconsen-
tirono alle prave trame degl' impe-
ratori, e dei vescovi orientali, ne-
gando ad essi ciò che coli' inganno,
e colle minacce pretendevano con-
trario alla costante illibatezza della
Sede apostolica.
Stefano HI, nel 7 56, condannò
il conciliabolo di Costantinopoli, te-
nuto per ordine dell'iniquo Costan-
tino Copronimo contro le sagre im-
magini, ed ogni mezzo adoperò per
ridurre al retto sentiero questo
principe, cui Pipino, re di Francia
ricusò di dare in isposa sua figlia
Gisella, perché non comunicava nel-
la medesima chiesa. Anche s. Paolo
I si adoperò perchè il Copronimo
lasciasse l'eresia, ma questi invece
maltrattò i pontificii legati. Tut-
tavolta riuscì al Papa Adriano I,
nel 786, di ottenere pace colla chie-
sa orientale per mezzo di Costan-
tino VI, ed Irene sua madre ; e s.
Pasquale I, neirSsj, diede in Ro-
ma ricovero ai profughi greci ve-
neratori delle sante immagini. In-
tanto, neir8o6, successe a s. Tara-
sio, nella sede Costantinopolitana,
s. INiceforo, che pel suo zelo mollo
ebbe a sollrire dagli iconoclasti , e
morì neir esilio l'anno 828, Nel-
cos
r84'2, l'imperatrice Teodora ma-
dre di Michele III, dopo aver cac-
ciato il patriarca Giovanni icono-
clasta, collocò sulla sedia patriarca-
le s. Metodio II, già discepolo di
s. Niceforo, e suo apocrisario in
Roma. Questo santo vescovo, pel
ristabilimento della fede, istituì in
Costantinopoli una festa chiamata
Ortodossìa, e morì nell'843. La
detta imperatrice Teodora è vene-
rata per santa nel menologio del-
l' imperatore Basilio, nei menci, ed
altri calendari greci. Quindi tutti i
voti si unirono in favore di s. Igna-
zio, che vivendo in solitudine fu
obbligato ad accettare la dignità
patriarcale. Michele III, abbando-
nandosi a tutte le passioni, esiliò s.
Ignazio nell'isola di Terebinto, e il
lavori to e Cesare Barda dichiarò
patriaica 1' eunuco Fozio , senza
usare alcuna delle formalità pro-
prie nell'elezione de' vescovi, e ad
onta che fossero trascorsi undici an-
ni dacché s. Ignazio governava la
Chiesa. Fozio uomo di pessime
qualità, d'imperatore scrissero al
Pontefice s. Nicolò I dicendo , che
Ignazio avea rinunziato, ed era reo
di lesa maestà. Ma il Papa pru-
dentemente mandò due legati a
Costantinopoli per informarsi del
vero stato delle cose, lagnandosi,
che si fosse deposto Ignazio senza
consultarne la santa Sede, e che
gli si fosse sostituito un laico con-
tro le disposizioni de'canoni.
I legati furono guadagnati, e pre-
varicarono ; confermarono l'elezione
di Fozio, e la deposizione d'Igna-
zio, che soggiacque a molti pati-
menti. A questo riuscì di far co-
noscere tutti i maneggi al Ponte-
fice, e prese la fuga per sottiaisi
dalla morte. Un orrendo terremoto
pose in costernazione Costanlinopo-
GOS
ii, e fu dichiarato che Ignazio po-
teva ritornarvi. Nicolò I, istruito di
quanto era accaduto, biasimò alta-
mente la condotta de' legati, li punì
colle censure ecclesiastiche, riguar-
dò Ignazio come legittimo pastore,
e ritenne Fozio come intruso, ed
irregolare. Costui per vendicarsi,
indusse l'imperatore a prometter-
gli di riunire in Costantinopoli un
sinodo, ove nell' 866 ardì pronun-
ziare la deposizione, e la scomuni-
ca contro il sommo Pontefice, dal
che ebbe origine il nuovo scisma
dei greci. Fozio con violenza si sca-
gliò contro la chiesa latina, ma fu
dal Papa scomunicato. Frattanto
salito sul trono Basilio il macedo-
ne esiliò Fozio, e nell' 867 ripose
nella sua sede s. Ignazio, che im-
plorò dal Papa Adriano II, e dal-
l' imperatore la convocazione di un
concilio generale neir869, nel quale
fu dai vescovi sottoscritta la con-
danna di Fozio colla penna intinta
nel sangue di Gesù Cristo. S. Igna-
zio mori neir 878, e Fozio, solle-
ticando la vanità di Basilio col tes-
sergli la sua genealogia, rientrò in
grazia, e venne richiamato in Co-
stantinopoli, ad onta che Adriano lì
10 avesse scomunicato tre volte. Il
Papa Giovanni Vili, nell' 878, ri-
cevette gli ambasciatori di Basilio,
il quale avendo rimesso Fozio nella
sede Costantinopolitana, lo pregava
a confermarlo ; ed a tal effetto con
aperto dolo lo assicurava che non
solo i partigiani di Fozio, ma quel-
li ancora d' Ignazio, e di Metodio
11 avevano acconsentito alla redin-
tegrazione dello stesso Fozio.
Giovanni Vili si lasciò sedurre,
e per mezzo del suo legato, Car-
dinale Pietro di s. Grisogono, fece
scrivere all' imperatore, ai patriar-
chi d'oriente, e a tutti quelli, i quali
VOT , XVTir.
COS 97
ricusavano comunicare coli' indegno
Fozio, che comunicassero liberamen-
te con lui. Quindi Io restituì nel
grado, credendo ciò necessario alla
pace della chiesa, a condizione pe-
rò che Fozio alla presenza de' suoi
legati domandasse perdono dell'ini-
qua sua condotta contro la Chiesa
romana. Questa debolezza d'animo
del Pontefice fece dire ad alcuni, che
la Chiesa in quel tempo fosse go-
vernata da una donna, e da ciò
probabilmente ebbe origine la nau-
seante, e screditata favola della pa-
pessa Giovanna. Tuttavia, avendo
dipoi Giovanni Vili conosciuto il
passo falso che avea fatto in favo-
re del deposto Fozio, e rientrato
in sé stesso, non solo proscrisse gli
atti del conciliabolo presieduto da
Fozio, co' vescovi, e legati apostoli-
ci corrotti od ingannati dalle sue
frodi, ma solennemente lo condan-
nò di nuovo, e nell' 881 inviò a
Costantinopoli IMarino Cardinal dia-
cono per annullarne gli atti. Questo
IMarino già legato in Costantinopo-
li di Nicolò I, di Adriano II, e di
Giovanni Vili , contro 1' intruso
Fozio, lo scomunicò nell' 882 quan-
do divenne Papa col nome di Mar-
tino II.
Il Papa Adriano III non s'indus-
se mai a compiacere l' imperatore
Basilio, che vivamente lo supplicò
perchè annullasse quanto erasi fatto
contro Fozio, riammettendolo alla
cattolica comunione. Questo pessimo
pastore avea attribuita alla sua giu-
risdizione la Bulgaria, eh' era una
porzione dell'I lliria. Stefano V nel-
l'886 estinse lo scisma Foziano col-
l'opera dell' imperatore Leone VI,
il filosofo, il quale cacciò Fozio in
vin monistero, ove morì in disprez-
zo di tutti i fedeli ; e per tal gui-
sa fu estinto lo scisma della chiesa
7
98 eos
di oriente. Indi Papa Formolo ac-
consentì alle suppliche de' vescovi
orientali, e dell' imperatore Leone
VI, di ricevere nella cattolica co-
munione gli ordinati da Fozio, pur-
ché in iscritto confessassero la loro
reità, e domandassero perdono. Il
Pontefice Sergio IH procurò di di-
struggere gli errori di Fozio, il qua-
le fra le altre cose aveva soste-
nuto, che lo Spirito Santo non pro-
cede del Figlinolo ma solo dal Pa-
dre. Ma il Papa Giovanni XI, elet-
to in giovanile età, e figlio della
famosa iMarozzia, ad interposizione
del potente suo fratello Alberico,
che governava l'Italia e Roma, ac-
cordò ai patriarchi di Costantino-
poli l'uso <\c\ pallio senza ricor-
rere pili al Romano Pontefice. Que-
sta eccessiva concessione fu fatta al
patiiarca Teofilatto, figlio di Ro-
mano, il quale era collega nell'im-
pero con Costantino Vili, ni quale
ofTefto Alberico ottenne preziosi do-
nativi. Da tal privilegio provenne,
che il pallio si usa da tutti i ve-
scovi greci, i quali però lo depon-
gono quando si legge il vangelo. La
Chiesa romana tollerò quest' abuso
per otto secoli, per cui nel concilio
generale lateranense lo concesse ai
patriarchi d'oriente, i quali dopo
averlo ricevuto dalle mani del Pa-
pa, lo potessero concedere ai loro
vescovi sulfraganei, previo giura-
mento di fedeltà ed ubbidienza alla
santa Sede.
Giovanni XIX , romano Pon-
tefice , rinnovò colla Chiesa di
Costantinopoli, la concordia colla
Romana nuovamente disunite per
le ambiziose pretensioni del patriar-
ca INIichele Cerulario, sollevato a
quella sede pel favore di Costanti-
no Monomaco. Il Cerulario agogna-
va di fare uso del tiJolo di f esco-
COS
vo ecumenico ed immersale, cioc-
ché al solo sommo Pontefice ap-
partiene; laonde avendoglielo il Pa-
pa vietato, il patriarca rigettò i pon-
tificii legati, e promosse lo scisma,
che tornò a separare la chiesa orien-
tale dalla romana. In seguito riu-
scì al Papa di riunirle , ed il suo
nome fu registrato dal patriarca
Sergio ne' dittici, e nelle tavole del-
la chiesa di Costantinopoli , verso
l'anno 1009. Però Giovanni XX
non si piegò né alle suppliche, ne
ai donativi de' costantinopolitani, che
bramavano che la loro chiesa aves-
se per l'oriente solo il titolo di U-
nii'ersale, come l' avea la Romana
per tutto il mondo ; quindi rinac-
que l'antica discordia tra la chiesa
greca, e la latina nel i024- S. Leo-
ne IX eruditamente e con forza
confutò il patriarca INIichele Ceru-
lario, che con abbominevole orgo-
glio aveva scritto contro il prima-
to romano. Per conciliare la con-
cordia inviò a Costantinopoli i suoi
legati , che trovando il patriarca
ostinato neir errore, lo scomunica-
rono co' suoi fautori. Per un acces-
so di rabbia il Cerulario scomuni-
cò anch' egli i legati romani, e dai
sagri dittici tolse il nome del Papa,
rinnovando nel io54. Io scisma di
Fozio. Cerulario aveva manifestato
al Papa nelle prime qualche desi-
derio di riunirsi, ma s. Leone IX
gli fece intendere che bisognava pri-
mieramente cessai'e di opprimere i
patriarchi d'Alessandria e di Antio-
chia, e dal pretendere sopra di essi
un' autorità che non aveva col dirsi
il solo ed universale vescovo di tut-
to r oriente. Stando sommamente
però a cuore ad Urbano II l'unione
della chiesa greca colla latina, nel-
l'anno 1089 assolvette l'impera-
tore Alessio Comneno dalla scomu-
cos
nica, da cui era allacciato da molto
tempo.
Trovandosi nel ri 68 Alessandro
in Benevento, ricevette gli ambascia-
tori dell'imperatore Manuello Comnc-
no, il qualegli fece promettere di riu-
nire la chiesa greca alla latina, e di
liberarlo dalle molestie dell' impera-
tore Federico I, che il perseguitava,
purché gli desse l' impeio d'occiden-
te. Il saggio Pontefice ringraziò
l'augusto della parte che prendeva
a' suoi avvenimenti ; ma gli dichia-
rò che per la qualità del sagro, e
paterno suo carattere doveva mo-
strarsi promotore di pace, non di
discordie, indi inviò a Costantino-
poli due Cardinali.
Nel 1203 Costantinopoli fu pre-
sa dai francesi, e dai veneziani, che
neir anno seguente vi fondarono
r impero latino. Allora ebbe origi-
ne il patriarca latino cui Innocen-
zo III accordò il secondo posto
dopo di lui. I patriarchi aumenta-
rono la loro giurisdizione con altra
diocesi di Bulgaria. In seguito at-
tirarono a se i russi, ed altri po-
poli, ai quali ispirarono i loro sen-
timenti sulla fede e sulla discipli-
na. Facevano anco di più : ordina-
vano "tutti i metropolitani della
loro giurisdizione, e li obbligava-
no ad una tassa. Di loro aulo-
torità convocavano concilii per trat-
tarvi affari di tutte le diocesi. Si
facevano riferire i giudizi pronun-
ziali dai patriarchi di Alessandria, ed
Antiochia per rivederli, e giudicarli
di nuovo. Godevano del diritto di
Stauropegia^ vale a dire di pian-
tare una croce nel luogo dove si
doveva costruire un altare, anche
nelle diocesi degli altri patriarchi ;
e così pure ammettevano chierici
stranieri, senza far difficoltà in con-
ferir loro ordini, e li degradavano
COS
yy
quando loro piaceva, e ne li riman-
davano. Tanta era la dignità che
esercitavano, arrogandosi poteri che
non avevano, per cui l'ambizione dei
patriarchi tenne sempre divisa que-
sta chiesa dalla santa Sede aposto-
lica. Non vi erano che que'patriar-
chi, i quali s'ingerissero nel consa-
grare il santo crisma in tutta la loro
dipendenza, e giurisdizione. Raccon-
ta il Sarnelli tomo X. p. 148,
Lett. eccl. , che il Papa come ca-
po di tutta la Chiesa prima dello
.scisma de'greci era solito mandare
ogni anno il crisma a Costantino-
poli, e se era sede vacante, la Chie-
sa Romana aveva questo incarico;
lo che diede occasione ai greci scis-
matici di scagliare calunnie con-
tro i latini. Il crisma però do-
po lo scisma si consagrò dal solo
patriarca di Costantinopoli, perchè
gli altri vescovi non usavano di
farlo, ed oltre all'olio, e al balsamo,
vi mettevano tre sorte di aro-
mi, e lo mandavano per tutte le
chiese dell'oriente di rito greco, ben-
ché ciò non si facesse ogni anno.
Cosi i greci facevano quello che im-
putavano a' latini, ed alcuni greci
nella Russia vendettero una picco-
la ampolla di crisma per duecento
scudi uugheri. J^. Pietro Arcudio
nella sua Concordia 1. 2, e. 9,
il quale soggiunge, che i ruteni per
la distanza de' luoghi, talvolta ado-
peravano l'olio degl'infermi.
Ritornando all'impero de' latini
in Costantinopoli, quando i france-
si, e i veneti se ne impadronirono,
era patriarca Giovanni X Comate-
ro, il quale si ritirò in una città
della Tracia, ed in Nicea ove Teo-
doro Lascaiis avea stabilita la sede
dell* impero greco, per cui venne
eletto un patriarca latino. Il Pon-
tefice Innocenzo III sollecitò il Co-
loo COS
inalerò inulilmente perchè rientras-
se nella comunione della Chiesa
Romana ; ma egli ostinatamente si
ricusò, e mori nel i 206 dopo ave-
re rinunziata la sua dignità. Mi-
chele VI Antoniano, o Santoriano
in Nicea fu sostituito al defunto,
ove a'20 marzo di detto anno co-
ronò Teodoro, e moiù nel i2i.>..
Per la successione dei patriarchi di
Nicea può leggersi il p. Le Qui^-n
nel suo Oriens Chris t. t. i, p. 20).
J3i venuto Baldovino I primo im-
peratore latino di Costantinopoli,
neir istesso anno 1204, fu eletlo
per primo patriarca latino il veneto
Tommaso Morosini, che da Inno-
cenzo III venne confermato solo in
considerazione dell' imperatore. Il
Morosiui era suddiacono della chiesa
Romana, e trovavasi in Roma, per
cui il Papa ncir approvarne l' ele-
zione intese di supplire colla pienez-
za della sua potestà perchè ne trovava
irregolare la forma, anzi più seco-
lare che ecclesiastica. Quindi gli
conferì egli stesso 1' ordinazione , e
gli diede il pallio coU'obbligo a'suoi
successori di mandar sempre a chie-
derlo in R^oma. Inoltre gli accordò
diversi privilegi, come di consecrare
i re neir impero di Costantinopoli,
e di assolvere quelli che avessero
percosso i chierici, eh' è caso riser-
vato alla santa Sede. La preroga-
tiva s\ lungamente contrastata dai
Papi ai patriarchi di Costantinopo-
li, cioè la preminenza dopo Roma,
su tutte le altre chiese, non si ebbe
da Innocenzo III difficoltà di attii-
buirla al patriarca latino Morosiui;
e ciò che evvi di piìi sorprendente,
si è che il Papa nella sua epistola
ig, disse in termini espressi » che
•5 codesta grazia deriva dalla santa
" Sede, la quale colia pienezza del-
" l'apostolica potestà, ha tratta co-
cos
•> me dalla polvere la chiesa Bi-
« zantina, e l'ha innalzata sopra
" le chiese d'Alessandria, di Antio-
» chia, e di Gerusalemme ". Ma
quando il Papa seppe che il patriar-
ca aveva convenuto co' suoi vene-
ziani di non conferire i benefizi da
lui dipendenti che a quelli della
propria nazione, con autorità apo-
stolica a' 2 1 giugno 1206 annullò
l'accordo. Progressivamente succes-
sero al patriarca latino Morosini,
Gervaso od Evrardo che mori nel
121 1; Mattia nel 1221; Giovanni
nel 1233 o i235, e Nicola, sotto
del quale incominciarono i latini a
soffrire gravi perdite contro i greci.
Pantaleone Giustiniani , che fu suc-
cessore a Mattia, dovette abbando-
nare la sua sede nell' anno 1261,
avendo i greci riconquistata la città
di Costantinopoli , e dandosi fine
così al latino impero, e a' suoi pa-
triarchi di giurisdizione.
Tuttavolta i latini, sebbene non
più padroni di Costantinopoli, con-
tinuarono a nominare un patriarca
per le altre provincia, e per le
chiese d'oriente, che avevano vesco-
vi di rito latino. Quindi, dopo la
morte del patriarca Giustiniani, eles-
sero Pietro, che morì nel i3or.
Tra i successori di lui particolar-
mente si distinsero Pietro III, detto
Tommasi, nominato patriarca di
Costantinopoli da Papa Urbano V
nel 1 364. Dei patriarchi di Costan-
tinopoli titolari, e in partibus , si
tratterà dappoi.
Facendo seguito alle notizie ec-
clesiastiche del secolo decimoterzo,
abbiamo che Papa Alessandro IV
nel 1257, per ottenere l'unione
de' greci, concesse loro che nel sim-
bolo della fede non recitassero la
parola Filioque, ciò che avea loro
permesso Innocenzo IV , purché
cos
sentissero in ciò come i latini. A
lai etti^llo inviò in iS'icea a Teodo-
ro Lascaris il vescovo d' Orvieto
per farlo convenire alla biamata
imione. IVIichele Paleologo, per evi-
tare gli sforzi clt'ir occidente , che
voleva ricuperare Costantinopoli, fe-
ce lusinghiere esibizioni ai Ponte-
fici sulla riunione delle Chiese. Cer-
to è che nel concilio generale, ce-
lebrato nel 1274 in Lione da Gre-
gorio X, i greci vi confessarono la
processione dello Spirito Santo dal
Padre, e dal Figliuolo, e furono
così riconciliati per la decimaquar-
ta volta colla Chiesa romana. Per
la confessione di questo cattolico
domma ebbero gran parte il Car-
dinal di Tarantasia domenicano,
che fu poi Innocenzo V, e il Car-
dinal JMascio, che Gregorio X spe-
dì legato a Coslanlinopoli , e che
meritò in seguito il pontificato col
nome di Nicolò IV. Nel 1726
Giovanni XXI mandò legati al Pa-
leologo perchè ratificasse la pace
della chiesa greca colla Ialina, giu-
l'ata dai suoi ambasciatori al det-
to concilio, ove tre volte si cantò
dai padri greci, e latini il simbolo
Costantinopolitano colla giunta del-
la parola Filioque. Indi JNicolò III
scrisse al medesimo imperatore I\Ii-
chele Paleologo, ed al suo figlio
Andronico I, non che ai patriarchi
di oriente, e ad altri prelati greci,
acciocché confermassero la concor-
dia suddetta. Ricevè ancora lettere
dall' imperatore , nelle quali rico-
nobbe l'autorità del sommo Pon-
tefice sopra tutte le chiese , gli
protestò la sua venerazione, ed af-
fermò non solo di aver condannato
lo scisma nella forma prescrittagli
dalla Sede apostolica, ma di ado-
perarsi altresì per vincere i greci
ostinati. Tutte queste promesse re-
COS loi
stando fallite, Martino IV solenne-
mente in Orvieto scomunicò il Pa-
leologo, censure che rinnovò nel
1 282 a' 7 maggio.
Appena Bonifacio Vili si vide
sulla cattedra apostolica , procurò
ricondurre i giteci scismatici all' u-
riione di essa ; ma per la loro osti-
nazione, nel i3o7, Clemente V si
recò a Poitiers per trattare coi re di
Francia, e di Navarra, aftine di to-
gliere Costantinopoli agli scismatici.
Innocenzo VI nel i3 53 da Avi-
gnone spedì ambasciatori al Can-
tacuzeno per trattar l'unione delle
due Chiese; ma il Canlacuzeno, che
non era meno abile nella teologia,
nella storia, che in politica, risj)0-
se che ciò non poteva effettuarsi
senza la convocazione di un con-
cilio generale, cui assistessero i ve-
scovi di ambedue i partiti. Dipoi
nel i356 l'imperatore Giovanni
Paleologo si obbligò di ubbidire al
sommo Pontefice nell' istesso modo
degli altri imperatori e re cattoli-
ci, e di adoperarsi per ridurre alla
stessa ubbidienza i greci, pregando
Innnocenzo VI a mandargli un e-
sercito per soggiogare i turchi, e i
sudditi ribelli. Allora Innocenzo VI
mandò due vescovi a Costantinopo-
li per conchiudere gli accordi, ma
vedendo poi, che per la perfidia di
alcuni, che favorivano il turco, l'im-
presa non avrebbe avuto propizio
riuscimento, ordinò al re di Cipro,
ai veneziani, ai genovesi, ed ai ca-
valieri gerosolimitani di Rodi, che
dovessero mantenere nel porto di
Smirne il numero delle galere pre-
scritte dal suo predecessore Clemen-
te VI. Anche Urbano V ebbe gran-
demente a cuore la conversione dei
greci, laonde nel i 365 spedì a Gio-
vanni Paleologo i suoi legati invi-
tandolo ad unirsi alla Chiesa catto-
102 COS
lica, ed inviandogli in dono tre
Agnus Dei di cera benedetti. Per-
suaso r imperatore dell' animo be-
nevolo del Papa nel iSGg si re-
cò in Roma, abiurò lo scisma, e
gli errori, confessando che 1' Euca-
ristia si può egualmente fare sì col
pane azzimo, che col fermentato, e
che il romano Pontefice ha il pri-
mato su tutte le chiese del mondo.
Gregorio XI vedendo che tultavol-
ta i greci perseveravano negli an-
tichi errori, nel iSyS, spedi due
nunzi a Costantinopoli , uno fran-
cescano, l'altro domenicano, ed e-
sortò con efficaci lettere il clero, ed
il popolo a condannare interamen-
te lo scisma e l' errore, ad onta che
r imperatore avesse ciò fatto solen-
nemente.
Martino V si adoperò molto per
ridurre i greci all' ubbidienza della
Chiesa romana. Però alia sua mor-
te i nipoti s' impadronirono del te-
soro da lui preparato per sommi-
nistrar r occorrente a' greci, i quali
dovevano condursi al concilio gene-
l'ale, che poi celebròEugenio IV, co-
me dicemmo superiormente, coli' as-
sistenza de' vescovi greci, di Gio.
VII, Paleologo e del suo fratello
Demetrio. Ivi si pubblicò il famoso
decreto dell' unione della chiesa gre-
ca alla latina, sottoscritto dal Papa,
e da Paleologo coli' inchiostro )-os-
so secondo l' uso degl' imperatori
greci. Ma ritornati i greci alla pa-
tria, a suggestione di Marco d'Efeso
nel 1.445 tornarono all'antico scis-
ma, nel quale perseverano, dopo la
XII volta, ovvero la XV , che si
erano riconciliati colla Chiesa latina.
Di sopra pur dicemmo quanto o-
però Nicolò V perla chiesa, ed im-
pero greco, eh' ebbe ' termine nel
1453 per essersi presa Costantino-
poli da Maometto II imperatore dei
COS
turchi. Sembra che Dio abbia vo-
luto punire questa chiesa per l'or-
goglio de' suoi patriarchi. I sarace-
ni, ed altri popoli barbari, come
abbiamo detto, la desolarono mas-
sime nei secoli IX, e X, devastan-
do le più belle provincia del greco
impero. Allora essi tentarono diver-
se riunioni colla Chiesa latina per
ottenerne soccorso ; ma perchè non
erano guidati, in questo ap[);uente
ritorno, che da finzione politica, ed
umano interesse, così non potè riu-
scire. Finalmente i turchi ridussero
la Chiesa, e l' impero d'oriente sotto
ad un medesimo servaggio.
Dopo che i greci incominciarono
a disprezzare i romani Pontefici, ed
Q scuoterne 1' ubbidienza, comincia-
rono i medesimi Pontefici a profe-
tizzare r eccidio del loro impero. Il
primo fu s. Leone I il grande nel
V secolo; il secondo s. Gregorio I
Magno nel VI, poi altri, e final-
mente Nicolò V con tremende pa-
role. La medesima rovina aveva vati-
cinata s. Brigida, dicendo che se i gre-
ci con vera e sincera umiltà non si
sottomettevano alla Chiesa, ed alla
fede romana, conformandosi intera-
mente alle costituzioni, ed ai riti
della medesima, riconoscendo uni-
camente il primato nel sommo Pon-
tefice, avrebbero provato lo sdegno
divino.
I patriarchi di Costantinopoli nei
primi secoli erano eletti dal clero
della loro chiesa, e dai metropoli-
tani, e dai vescovi, che si trovava-
no in Costantinopoli nel tempo del-
la loro elezione. Ma gl'imperatori
presto abusarono del loro potere
per nominarli eglino stessi, e per de-
porli dove fossero stati disgustati,
surrogandone altri. Si servivano ris-
petto a loro d'una specie d' inve-
stitura, dappoiché li mettevano in
cos
possesso della dignilù palriurcalc, e
davano loro il bastone o bacolo
pastorale pronunciando queste pa-
role: Dio clic mi ha fatto impera-
(ore, vi fa patriarca, in nome del
PadrCj del Figliuolo, e dello Spi-
rito santo, ec.
Dopo che Maometto II espugnò
Costantinopoli, la città essendo qiia-
M deserta, quel principe pensò a ri-
popolarla, e per quanto potè rac-
colse dalle città vicine abitanti, che
erano scampati dal furore de' tur-
chi, e v'invitò eziandio i cristiani,
dicendo loro che volendo dar con-
trassegni di benevolenza, desiderava
che eleggesseio un patriarca tra di
loro, per presiedere come prima agli
affari della loro religione. Essi eles-
sero Gennadio , ossia Giorgio lo
Scolaro, e lo presentarono a Mao-
metto II, che lo ricolmò di onori-
ficenze. Essendosi informato di ciò,
che gl'imperatori greci praticavano
col patriarca cui avevano eletto, gli
diede il pastorale, e lo fece accom-
pagnare montato sopra un cavallo
ben coperto di gualdrappa , dai
principali signori della sua corte
sino alla di lui chiesa. Giuseppe, e
Marco quindi furono successori nel
patriarcato. Ma le cose presto cam-
biarono di aspetto. I trebisontini,
che abitavano una parte di Costan-
tinopoli, bramosi di avere un pa-
triarca di loro nazione, cercarono
di supplantar il patriarca Marco, e
surrogargli certo Simone loro con-
cittadino. A tale effetto offiùrono al
figlio del sultano mille scudi d'oro,
dal che venne il tributo chiamato
possessum, che si accrebbe a mi-
sura che trovaronsi uomini, i quali
ne ambissero il posto, end' è che lo
conseguirono quelli, che offì'ivano di
pivi. Dal canto loro siffatti patriar-
chi tutto vendettero pei" reggersi
COS loj
ntlla dignità, e indennizzarsi delle
spese fatte. Questa sorte ai patriar-
chi non dubitai'ono d' intitolarsi
con isfacciata impudenza. N. N. per
la misericordia di Dio arcivescovo
di Costantinopoli, la nuova Roma,
e patriarca ecumenico, od univer-
sale.
La loro cattedrale era s. Sofia,
che fu amministrata sotto gl'impe-
ratori d'oriente da più di cinque-
cento ecclesiastici, con un milione di
rendite, ed ora è la principale mo-
schea de'turchi. Al presente la cat-
tedrale del patriarca greco , de-
dicata alla beata Vergine, è molto
ricca, ed ha dappresso il palazzo
patriarcale. In Roma il patriarchio
pel patriarca costantinopolitano era
dappresso la basilica vaticana.
La Tracia , regnando Costanti-
no, fu divisa in sei provincie chia-
mate: i,° Europa, 2." Rodope, 3."
Tracia , 4-° Emimonte, 5." Mesia
inferiore o seconda, 6." Scizia.
Commanville registra le pro-
vincie ecclesiastiche del patriarcato
di Costantinopoli in quattro pro-
vincie: ì° di Europa, a." di Piodo-
pe, 3.° di Tracia, 4-° di Eminonte.
La provincia d'Europa aveva per me-
tropoli Eraclea, con ventisette sedi
arcivescovili, e vescovili per suffra-
ganee. La provincia di Rodope ave-
va per metropoli Trajanopoli con
tredici sedi arcivescovili, e vescovili
per suffiaganee. La provincia di
Tracia aveva Filippopoli per metro-
poli , con quindici sedi arcivescovi-
li e vescovili per sufFraganee, e la
provincia di Emimonte aveva Adria-
nopoli per metropoli, con quindici
sedi arcivescovili , e vescovili per
sufFraganee.
Altre principali notizie ecclesia-
stiche su Costantinopoli , e la
chiesa greca sono le seguenti.
io4 cos
11 czar di Moscovia Giovanni
Basiloivitz, che pel primo prese tal
titolo, equivalente a quello d'im-
peratore, mandò i suoi ambascia-
tori al Papa Sisto IV, per assicu-
rarlo, che avendo rifiutato ricono-
scere il patriarca scismatico di
Costantinopoli, si confermava nel-
l'unione colla santa Sede. Nel i6?.f)
il Pontefice Urbano Vili ricevet-
te i deputati di Partemio, patriarca
di Costantinopoli, inviati per ren-
dergli ubbidienza come a capo della
Chiesa universale , e per trattare
dei mezzi atti a riunire i greci alla
Chiesa Romana. 11 Papa parlò fran-
camente in lingua greca cogli am-
basciatori, siccome fosse uno di lo-
ro. L'unione però non ebbe mai
efletto. Nel lungo pontificato di
Clemente XI, che regnò dal 1700
al 1721, più d'una volta egli ten-
tò riunir le due chiese, ma dovet-
te conoscere, che il principale osta-
colo, come dicemmo, si è perchè i
vescovi gi-eci scismatici dell'Asia
sotto il dominio ottomano, sono in-
tronizzati dal sultano mediante una
tassa, che ad essi impone per met-
terli al possesso della giurisdizione.
\erso la metà del secolo decor-
so, il patriarca greco scismatico fu
in Costantinopoli deposto, ed ecco
come lo racconta il Bercastel, Storia
del cristianesimo, t. XXXII, pagina
75. » Una porzione di cristiani, che
*' un fatale scisma ha disgiunti dal-
» la Chiesa romana dopo dieci se-
" coli, e che, riguardo alla digni-
>» tà e maestà della nostra religio-
» ne, trascina miseramente i suoi
*» giorni, come la sinagoga un tem-
" pò sulle sponde deirEufrate, in
« una specie di schiavitù, presentò
*> appunto in questi momenti, nel-
" la capitale dell'impero ottomano
" uno spettacolo non prima vedu-
ros
" to, cioè di sollecitare essa sfessa
" presso il discendente e il succes-
» re di Maometto, la deposi/ione
" del suo patriarca. Un calogen).
« impostole ingegnoso , sotto il
» manto della più fina ipocrisia ,
» ne diede il motivo.
» Era costui monaco della con-
» gregazionc del monte Alhos, a
cui più che i sette suoi celebri
monisteri, l'esemplarità de'cenobi-
ti fece dare il nome di monte san-
to. Allevato dunque nel centro
di tutte le più rare virtù del
chiostro, e con l'opinione di es-
serne un perfetto seguace, uscì
dal sagro suo ritiro, corse varie
Provincie dell'impero ottomano,
abbagliando i suoi nazionali con
l'apparenza di una pietà straor-
dinaria. Già la fama del suo me-
rito lo precedeva in tutti i luo-
ghi dove passava, e giunto a
Costantinopoli, gli fu facile ap-
profittare di questa prevenzione
in suo favore. Si guadagnò in
un momento tutta l'attenzione, e
tutta la fiducia di sua nazione
credula ed amante delle novità,
come appunto era stata in tem-
po della sua grandezza sotto Pe-
ricle, o Demetrio Falereo.
» Il monaco fece dei prodigi
M che furono presi per miracoli, e
» incoraggito dall'ascendente che
» aveva acquistato, non si curò nem-
» meno di colorire le sue frodi. 11
» patriarca greco, temendo la ge-
» losia de' turchi, e sapendo la loro
» attenzione in mendicar pretesti,
w onde possano per ogni più leg-
» giero motivo vessar quella de-
" gradata nazione, mando il mo-
« naco in un paese lontano. L' e-
M siliato eccitò una compassione
•> quasi generale. Si riguardò il suo
» esilio come un oltraggio sangui-
cos
noso fatto all' innocenza, o come
il trionfo della malignila pre{)0-
tente. Le donne animarono i^li
uomini contro la pretesa crudeltà
del patnarca, e gli uomini sem-
pre sommessi al capriccio delle
donne, accusarono il capo della
loro religione al supremo tribu-
nale della sublime porta otto-
mana, chiedendo la deposizione
del medesimo.
» Benché queste deposizioni sie-
no colà cosi frequenti, che non
facciano impressione alcuna, i
maneggi però ne sono sempre
segreti, e la porta, non curando
di far conoscere quali sieno le
mani che abbianla spinta, fa
sempre la prima figura. Questa
fu forse la prima volta, che i
greci stessi abbiano tradotto il
capo della loro chiesa a compa-
rire solennemente dinanzi a un
tribunale profano. Il patriarca fu
deposto, e mancò poco che non
fosse strangolato come Cirillo
Lucar nel secolo precedente. Fu
subitamente surrogato da quello
che gli accusatori avevano pre-
sentato.
» Un' altra porzione de' greci,
persuasa dell' innocenza del de-
posto patriarca, si ammutinò, e
portatasi tumultuariamente al
serraglio, domandò che fosse ri-
stabilito. La porta dissimulò ,
fìnse di acconsentire a tale sedi-
ziosa domanda, per acquetare più
prontamente il tumulto j ma il
gran signore vivamente offeso
dalle espressioni poco rispettose,
delle quali eransi serviti alcuni
sediziosi nel fargli la domanda,
diede ordine che fossero cattura-
' ti, e lo stesso giorno furono pu-
' niti col supplizio della gabbia".
Per conto dello stato della cat-
COS io5
tolica religione nella Grecia, ed
impero Ottomano, se ne tratta nei
rispettivi articoli delle sedi vescovili,
ed arcivescovili, come all'articolo
Greci ( f^eclì) si riportano altre
analoghe notizie. Piima però di
descrivere lo stato delle missioni
cattoliche dei latini, e degli armeni
di Costantinopoli e sua giurisdizione,
diremo del patriarca latino titolare,
o in parlibus, residente in Roma, di
cui pure si parla all' articolo Pa-
triarca [Vedi), e sue prerogative.
I sommi Pontefici conferiscono il
titolo di patriarca di Costantinopoli
a qualche primario personaggio, ed
egli precede tutti gli altri patriar-
chi. Le chiese in parlibus soggette
al patriarcato in parlibus, e che
nei concistori si danno dal Papa,
sono : Camack, Eritra o Coltre,
Gercjpoli, Rosalia, Selinibria, Ser-
ra, e Spigar. Fra quelli, che anti-
camente portarono questo titolo, so-
no a rammentarsi :
angelo Corraro veneziano, Car-
dinale di s. Chiesa, nel 1^06 eletto
Papa col nome di Gregorio XII.
Bessarione, monaco basijiano, gre-
co di nazione, fatto Cardinale da
Eugenio IV, e patriarca da Pio li.
Ebbe egli per successore Pietro IV
de' minori francescani, che mori nel
i474) giacché ai tempi del Corra-
ro, di Bessarione, e di Pietro IV,
non che di alcuno de' seguenti, co-
me avvertimmo di sopra, i Ialini
s'ebbero un patriarca di giurisdi-
zione per le provincie e chiese di
oriente, che avevano de' vescovi di
rito latino.
Giovanni /Micheli veneziano, ni-
pote di Paolo II che nel 1468 lo
creò diacono Cardinale di s. Lucia
in Selci, donde passò al vescovato
di Porto, e poi venne fatto patriar-
ca di Costantinopoli. Morì nel i5o3.
»o6 COS
Giovanni Borgia il seniore di Va-
lenza, dallo zio Alessandro VI nel
1492 creato Cardinale prete del ti-
tolo di s. Susanna, poi patriarca di
Costantinopoli.
Francesco de Loris di Valenza,
nipote di Alessandro VI, che da
tesoriere lo fece Cardinale diacono
di s. Mai'ia Nuova, col titolo di pa-
triarca di Costantinopoli.
Marino Griniani veneziano, patri-
arca di Aquileja, col titolo di pa-
triarca Costantinopolitano, nel i527
da Clemente VII annoverato al
sagro Collegio.
Scipione Rebiba di Messina, go-
vernatore di Roma, creato Cardi-
nale nel i555 da Paolo IV, col
titolo di s. Pudenziana, donde, a-
vendo nel i56o avuto il titolo di
patriarca di Costantinopoli , nel
1 074 passò al vescovato suburbica-
rio di Sabina.
Meritano inoltre special menzione
gli ultimi tre patriarchi seguenti :
Giuseppe della Porta Rodiani,
romano, traslato dall' arcivescovato
di Damasco in pardbus, e fatto
patriarca di Costantinopoli da Leo-
ne XII nel concistoro de' 1 6 mag-
gio 1823. Il regnante Pontefice lo
creò Cardinale prete di s. Susanna,
e poi vicario di Roma.
Giovanni Soglia di Casola Val-
senio diocesi d'Imola, fatto arcive-
scovo di Efeso, e dal Papa regnan-
te traslato al patriarcato di Costan-
tinopoli nel concistoro de' 6 aprile
i83i; quindi nel i838 creato da
lui Cardinale del titolo de'ss. Quat-
tro Coronati, e vescovo d' Osimo e
Cingoli.
Antonio Maria Traversi, nato in
\ euezia a' 2 1 febbraio 1765, dal
regnante Gregorio XVI, suo antico,
e tenero amico, fu successivamente
dichiai'ato nel 18 34 ablegato apo-
COS
btolico, per presentare la berrclla
cardinalizia all' attuai venerando pa-
store della chiesa veneta Jacopo Me-
nico , nella quale occasione recitò
un analogo forbito discorso latino,
che in originale presso di me ge-
losamente conservo, insieme ad al-
tre memorie della speciale beni-
gnità, con cui sempre si compiacque
riguardarmi . Quindi il Pontefice
lo preconizzò , e nella patriarcale
basilica Liberiana, della quale lo
aveva fatto canonico, solennemente
il consagrò in arcivescovo in parti-
bus di Nazianzo : lo fece ascrivere
alle principali congregazioni cardi-
nalizie, in qualità di consultore ; lo
nominò uno de' prefetti deputati
alla commissione de' sussidii, e di-
stinguendolo con beneficenze e fa-
vori, finalmente nel concistoro dei
21 febbraio 1839 lo promosse al
patriarcato di Costantinopoli. Questo
distinto prelato ebbe riputazione di
profondo teologo, e canonista, co-
me era eziandio molto versato nel-
la filosofia, e nelle scienze fìsiche,
delle quali colle stampe ci diede i
più utili, e chiari insegnamenti.
Fi-a essi sono principalmente a i-am-
mentarsi gli Elementi di fìsica ge-
nerale, che in sette tomi pubblicò
nel 1822 co' tipi del Curti di Ve-
nezia. Questa illustre città lungamen-
te lo ammirò prima di Roma noa
solo per la dottrina, ma per 1' esi-
mie virtù ecclesiastiche di cui era
doviziosamente adorno, e nell'eser-
cizio di provveditore dell'imperiai
regio liceo convitto ove fece fiori-
tissimi allievi, e nella dignità di
canonico onorario della basilica pa-
Uiarcale di s. Marco, e nella col-
tura d' ogni scienza sagra e profana,
per cui meritò di essere fatto pre-
sidente della cospicua nostra acca-
demia di religione Cattolica. L'au-
cos
gusto monarca Fiancesco I di glo-
riosa memoria, decorollo della gran
medaglia d'oro del merito civile,
che con solenne pompa gli fu confe-
rita nell'aula del sopraddetto liceo di
Venezia. Amantissimo degl'indigenti,
vescovo zelante , benigno ed amo-
revole con tutti , massime co' suoi
domestici, dopo lunga malattia spi-
rò in Roma nel bacio del Signore
a' 2 1 settembre 1842, assai com-
pianto ed encomialo. Il complesso
di sì preclare doti gli guadagnò
sino dalla sua gioventù, ed ancor
diacono, l' affezione, ed intima con-
fidenza del sommo Pontefice Gre-
gorio XVI, il che basta per formare
il più magnifico elogio all' egregio
prelato, che per ben tre volte videsi
onorato nella sua residenza, dalle
sovrane visite del capo della Chiesa.
Nell'ultima sua volontà, oltre i
parenti e i domestici cui era affe-
zionatissimo, giustamente furono di-
stinti col dono della biblioteca, e
gabinetti di fisica, e storia naturale
i religiosi della compagnia di Gesù,
e i Passionisti con diversi arredi e
paramenti sagri, insigni reliquie ec.
Kella suddetta basilica gli furono
celebrale decorose esequie, ed ivi il
suo cadavere restò tumulato. 11
valente, e eh. scultore cav. Giuseppe
Fabris, molto stimato dal defonto,
per fare una dolce sorpresa al lodato
Pontefice, con nobile, e lodevole
divisamento, ne ricavò dal volto la
maschera, e con essa potè formarne
il busto di gesso, che vivo ce lo
ricorda. Quindi dopo otto giorni
ne fece omaggio al medesimo Papa,
che, in segno di singoiar gradimen-
to, gli commise di trasportarlo in
marmo. Questo busto va a collo-
carsi convenientemente, e con iscri-
zione di lode scolpita in marmo,
nella patriarcale basilica Liberiana,
COS 107
cioè presso la cappella Sforza, ossia
presso il coro d'inverno de' canonici.
Tra gli altri onori funebri resi a que-
sto prelato, rammenteremo l'esequie
celebrategli in Venezia dall' Imp.
Regio liceo nella chiesa di s. Ca-
terina. V intervennero il Cardinal
Monico patriarca , i professori del
liceo, ed il clero curato della città.
Il eh. professore emerito del me-
desimo liceo abbate Bellomo lesse
un affettuoso elogio funebre, il qua-
le dal sacerdote d. Lorenzo Gallo,
censore emerito dell'I. R, liceo stes-
so , in testimonianza di affelluosa
venerazione pel defonto, fu pubbli-
cato nel 1843 nella tipografia Pas-
seri Bragadin.
Stato presente, ossia statistica delle
missioni in Costantinopoli , sog-
gette alla giurisdizione del vicario
apostolico^ insignito del carattere
vescovile con titolo arcivescovile
in partibus.
La residenza del vicario aposto-
licOj dipendente dalla santa Sede
per r organo della Sagra Congre-
gazione di Propaganda Fide (Fedi),
e in Pera presso la chiesa catte-
drale pei latini della ss. Trinità,
tiene anche a sua disposizione la
chiesa, e la casa di s. Giorgio ia
Calata con un cappellano incaricato
ad assistervi. Il clero secolare è
composto di ventuno sacerdoti dio-
cesani, e il regolare di otto lazza-
risti della provincia di Francia, di
sette riformati, di cinque domenica-
ni, di otto conventuali, di tre cap-
puccini, e di due minori osservanti,
i quali però abitano in un medesimo
convento coi riformati, e sotto un
comune superiore, ossia prefetto
io8 COS
apostolico. Il numero de' cattolici di
Costantinopoli, compreso Pera e
Calata, ascende a novemila, secondo
la recente relazione dell' attuale vi-
cario apostolico monsignor Giuliano
Hillerau arcivescovo di Petra.
La città di Costantinopoli, coi
detti due sobborghi di Pera e di
Calata, si divide in tre parrocchie;
il villaggio di Buyukdere con i
dintorni ne forma una quarta, e
queste sono stale affida le fino dal
momento della loro erezione a di-
verse corporazioni religiose, cioè la
parrocchia di s. Pietro di Calala ai
domenicani ; quella di s. Maria di
Pera ai francescani riformati ; quella
di s. Antonio di Pera, e l'altra di
s. Maria in lluyukdere ai minori
conventuali. Oltre queste quattro
parrocchie, vi sono le nominale
chiese, cioè la cattedrale della Ss.
Trinità, e quella di s. Ciorgio, e
la chiesa di s. Benedetto in Calata
dei lazzaristi. Oltre le sei comunità
religiose sunnominate, un' altra di
donne se n' è stabilita da poco tem-
po nel sobborgo di Calala. L'isti-
tuto delle monache sotto il nome
di Figlie della Carità fu intera-
mente fondato nel iGSg. Le mona-
che per ora sono quattro, e fanno
la scuola a centocinquanta ragaz-
ze povere. Cli stabilimenti di edu-
cazione per la gioventù, sono per i
maschi il pensionato, e l' esternalo
dei lazzaristi a s. Benedetto in Ca-
lata, e la scuola gratuita che tiene
ognuna delle tre parrocchie. Per le
femmine, oltre il suddetto istituto
delie Figlie della Carità, evvi una
scuola, ove si paga una pensione,
sotto la parrocchia di s. Antonio,
ed un'altra sotto la parrocchia di
s. Maria. Vi sono ancora molti
maestri di lingua francese, e due
ospizi, e due ospedali per gli appe-
COS
stali, oltre i tre nazionali, francese»
austriaco, e sardo. Finalmente vi è
una casa di rifugio per i poveri, e
due casse pel sollievo dei medesimi.
Le risorse delle chiese parrocchiali,
sono gì' incerti, e le limosine.
Salonicchi o Tessalonica, pro-
vicariato , lontano dalla capitale
quindici giorni. Un sacerdote laz-
zarisla n' è superiore; vi è inoltre
un parroco, e cappellano fi'ancese :
il numero de' cattolici ascende a cen-
tocinquanta. Eravi una chiesa par-
rocchiale dedicata a s. Luigi, eretta
anticamente dai gesuiti , ma fu
distrutta dal fuoco del i83c): for-
tunatamente però gli oggetti neces-
sari al cullo furono salvali. Vi sono
due scuole, una per i maschi di-
retta dagli slessi missionari, ed una
per le ragazze, eh' essi sostengono
col pagarne le maestre. Le risorse
pel sostenimento della chiesa, e dei
missionari consistono nelle questue,
ed oblazioni de' fedeli, e negli af-
fìtti di alcune botteghe e case, che
rendono circa ottomila piastre tur-
che, equivalenti a quattrocento scudi
romani in circa.
Angora o Andra nella Galazia,
pro-vicarialo lungi da Costantinopoli
quattordici giorni di viaggio. Non
vi è alcun sacerdote di rito latino,
ma soli sacerdoti arn)eni. Vi è un
piccolissimo numero di cattolici la-
tini, e questi nelle necessità ricor-
rono agli armeni cattolici: così an-
cora non avvi chiesa di rito latino.
Ei^enwi, pro-vicarialo nell' Ar-
menia maggiore. Non vi è alcun sa-
cerdote, né vi sono chiese di rito lati-
no, ma soli sacerdoti armeni: visone
quindici cattolici Ialini, che nelle
necessità ricorrono agli armeni cat-
tolici.
Acalziche , pro-vicariato nella
Armenia maggiore. Havvi un mis-
cos
sionario cappuccino speditovi dal
prefetto delle missioni di Gioigia.
Vi è un piccolo numero di cattolici
latini, ed una chiesa con ospizio
dei cappuccini.
Bursa, pro-vicariato. Non vi so-
no cattolici di rito latino, né sa-
cerdote, ne chiesa di tal rito : i
pochi latini che vi sono, ricorrono
nelle loro iiecessità spirituali ai sacer-
doti armeni cattolici di commissione,
Adrìanopoli , pro-vicariato. Vi
sono due soli sacerdoti, cioè un mi-
nore conventuale, ed un pinete seco-
lare, che amministrano le missioni.
I cattolici latini ascendono a cen-
tosettanta : vi è la chiesa di s.
Maria de' minori conventuali. Le
risoi'se pel sostenimento della chie-
sa, e dei sacerdoti consistono nelle
questue, che si fauno ogni giorno
alla messa.
RoLÌoslo^svWdi Propontide, dislau-
te cento miglia da Costantinopoli.
Questa missione fu amministrata
sul principio dai gesuiti, ma in se-
guilo i vicari apostolici incomincia-
rono a mandarvi missionari. I fedeli
di Rodosto, desiderando ardentemen-
te di avere un sacerdote fìsso,
hanno fatto grandi sforzi per assi-
curargli un piccolo mantenimento
con donare alcuni piccoli stabili alla
chiesa. I cattolici latini ascendono
a quarantadue. La chiesa di Rodo-
sto riconosce per suo fondatore un
nobile di Ungheria per nome Ra-
goski, che si rifugiò in Costantino-
poli nel tempo della guerra degli
ungheri coi tedeschi. Le risorse del
missionario, che deve pensare a
mantenere la cappella, ed a conser-
vare in buono stato i piccoli stabi-
limenti ad essa appartenenti, consi-
stono in una pensione di cinquan-
ta scudi che gli passa la sagra con-
gregazione cardinalizia di Propa-
COS 109
ganda Jìde, nell' affitto degli stabili
suddetti, nelle questue, ed in pochi
incerti.
Dardom'a, di là dal canale del-
l'Ellesponto. In mancanza del cap-
pellano del console francese, suppli-
sce il parroco di Rodosto all' assi-
stenza spirituale de' fedeli. Vi si
contavano per lo addietro sette-
cento cattolici latini : evvi una
sola cappella del console francese.
Buyukdere, villaggio lungi da
Costantinopoli circa otto miglia ,
presso le foci dell'Ellesponto. Vi
sono due religiosi conventuali, e:
con essi un prete secolare addetto
al servigio della chiesa : i cattolici
latini ascendono a quattrocento die-
cinove. Vi è una cappella colla casa
parrocchiale annessa, ed una unica
scuola gratuita diretta da un mino-
re conventuale pei maschi, ed una
per le femmine diretta da una
monaca del terz' Ordine. Questa
parrocchia fu eretta a tempo di
monsignor Fonton vicario apostolico,
e da lui affidata ai conventuali, che
vengono rimossi dal loro prefetto
apostolico. Le risorse della parroc-
chia si riducono a due questue an-
nue, che si fanno da persone seco-
lari nelle case, oltre le oblazioni
de' fedeli.
Metelino, già Mitilene, l'antica
Lesbos. Non vi è missionario sla-
bile. Vi dimorano pochi cattolici
stabilmente, ma diversi avventizi ve
ne concorrono : non evvi chiesa.
Butta, già Pruta in Bitinia, Bil-
legich vicino a Burla, e le seguenti
sono tutte città dell' Anatolia di-
pendenti da questa missione; cioè
Amaiea , Calcedonia , Marrevan,
Servas, Cirino, Ambcher, Eziurgan,
Bibrich, Eghin. In dette città non
vi suno sacerdoti, né si conosce il
numero de' fedeli.
no COS
Cutaja. Non vi è sacerdote fìsso,
ma di frequente ivi si reca uno
da Costantinopoli. Nelle necessità
spirituali, il piccolissimo numero
de' cattolici latini, che trovansi in
questo luogo, ricorre agli armeni
cattolici.
Smirne, cioè missione de' dome-
nicani di Costantinopoli fuori del
patriarcato. Negli anni scorsi vi era
un solo religioso. 1 domenicani vi
hanno un ospizio, senza chiesa, con
im solo oratorio interno per loro
uso, è si occupano soltanto in pre-
dicare in lingTia turca, confessate,
far la scuola ec. Questo ospizio ha
una rendita di vari censi, ed altra
ne ritrae dall'affitto dell'ospizio me-
desimo.
Va qui notato che dei prefetti
delle diverse missioni già nominate
e residenti in Costantinopoli (ad ec-
cezione de'minori conventuali) oltre
le parrocchie ed ospizi di sopra in-
dicati, hanno ancora fuori del vi-
cariato apostolico patriarcale di
Costantinopoli, ed in altre diocesi,
parrocchie ed ospizi ai quali i pre-
fetti destinano rispettivamente i mis-
sionari, che da essi dipendono e
ricevono la facoltà, e sono i se-
guenti.
Scio nell'Arcipelago. Attualmente
non vi è sacerdote : vi è l'ospizio
con cappella diruta. Alctmi fondi
detti della pia opera Calomati di
Scio sono rinvestiti in Roma, e ren-
dono annui scudi cinquantotto, che
si pagano dalla congregazione di
Propaganda. Questa missione è dei
domenicani di Costantinopoli, fuo-
ri del patriarcato.
Sininie, cioè missione de'riforma-
li di Costantinopoli, fuori del vi-
cariato patriarcale. Vi sono un vice-
prefetto, un guardiano, vari religio-
si, e qualche laico : i cattolici sono
COS
circa quattromila. Hanno la chiesa
parrocchiale della Concezione, ed
un buon ospizio, ove tengono scuo-
la pubblica gratuitamente. Vi è
pure un grande ospedale sotto il
titolo di s. Antonio tanto pei na-
zionali che pegli esteri. Il coiìvento
e l' ospizio possiede cinque vasti
magazzini per mercanzie, e diver-
se case. Paga esso scudi duecento
annui all'arcivescovo di Smirne in
vigore d'un decreto della congrega-
zione di Propaganda.
Burnahat, o missione de'minori
riformati in Costantinopoli, fuori
del vicariato apostolico. Vi è il pre-
sidente, ed il parroco con l'aiuto
di un altro missionario. I cattolici
ascendono a circa cinquecento, han-
no la chiesa parrocchiale sotto il
titolo di s. Maria, che nel i83i fu
costruita di materiale, e fu benedet-
ta: prima era di legno.
Scio, missione de'minori rifor-
mati di Costantinopoli, fuori del
vicariato apostolico. Vi è un solo
religioso presidente. Hanno la chie-
sa di s. Antonio con l' ospizio, di
cui si servono anche i domenicani,
quando vi sono. Dopo la distruzio-
ne della cattedrale è stata finora
officiata dal clero secolare. La scuo-
la si fa da un sacerdote secolare.
Tine, missione de'minori riforma-
ti di Costantinopoli, fuori del vica-
riato apostolico. Vi è un solo reli-
gioso nell'ospizio di s. Antonio, co-
me un solo laico abita quello di
s. Francesco: presso ambedue evvi
la chiesa. Inoltre vi sono diverse
terziarie francescane che istruiscono
le fanciulle; vivono esse in perpe-
tua comunità per soli dieci giorni
dell'anno, passandone il rimanente
ognuna nella propria casa: prima
di compir quarant'anni di età non
sono ammesse ai voti. Per decreto
cos
della congregazione di Propaganda
rimane sospesa la vestizione di tali
terziarie.
Rodi, missione de'minori rifor-
mati di Costantinopoli , fuori del
vicariato apostolico. Vi è un solo
religioso nell'ospizio. Il numero dei
fedeli ascende circa a cinquanta. Han-
no la chiesa parrocchiale sotto il ti-
tolo della Madonna della Vittoria
annessa all' ospizio. II religioso ha
l'obbligo di far la scuola gratis.
La chiesa è sotto la protezione au-
striaca.
Smirne , missione de'cappuccini
di Costantinopoli, fuori del vicaria-
to apostolico. Vi sono alcuni reli-
giosi, uno de' quali ha il titolo di
superiore, o vice prefetto, un altro
ha l'obbligo di fare la scuola. I
cattolici ascendono a circa tre mi-
la: hanno la chiesa parrocchiale de-
dicata a s. Policarpo, annessa all'os-
pizio , e sta sotto la protezione
francese. I cappuccini vivono coi
proventi parrocchiali , e con una
rendita annua di circa mille e die-
ci piastre, che ricavano dall'affitto
di una casa, d'un magazzino, di
sette botteghe, e di vm mercato.
Naxin, missione de'cappuccini di
Costantinopoli fuori del vicariato
apostolico. Vi è un solo religioso:
hanno la chiesa con comodo ospizio.
Sira, missione de' cappuccini di
Costantinopoli, fuori del vicariato
apostolico. La loro chiesa è annessa
all'ospizio, sufficiente per l'abitazio-
ne di tre religiosi : negli anni pas-
sati vi erano alcune terziarie cap-
puccine. Di recente furono spediti
■vari missionari per rimpiazzare le
missioni vacanti.
Scio, missione de'cappuccini di
Costantinopoli, fuori del vicarialo
apostolico. Hanno la chiesa sotto il
palazzo del console francese È a
COS in
notarsi, che oltre i luoghi anzidet-
ti, i cappuccini avevano ospizi in
Andi'os, Patmos, Argentiera, Sus-
sante. Salalia, Paros, Parchias, A-
gousta, Atene, Canea, Milo, ec. Que-
sti ospizi al presente o sono distrut-
ti, o derelitti per mancanza di mis-
sionari, a riserva di Canea, ove ri-
trovasi un religioso. Va pure av-
vertito , che i cattolici in questi
luoghi o più non esistono, o vi so-
no in picciolissimo numero, ed in
pericolo di abbandonare la religio-
ne cattolica per mancanza di spiri-
tuale assistenza.
Blissioni dei signori Lazzaristi di
Costantinopoli, fuori del vicaria-
to apostolico.
Smirne. Vi è il superiore della
missione con un compagno. La lo-
ro chiesa fu incendiata, esercitano
però l'uffizio di missionari in altre
chiese, e alla marina in più lingue.
Le rendite sarebbero sufficienti per
tre missionari. Tengono scuola pub-
blica, e si occupano in modo spe-
ciale di fare il catechismo, e dispor-
re ai sagramenti della confessione,
e comunione i marinari. Naxia.
Vi è il superiore dell'ospizio, con
im compagno, ed un laico. Han-
no una chiesa assai bella, annessa
all'ospizio, sotto la protezione fran-
cese. I fondi delia chiesa sono con-
siderabili, ma amministrati, e col-
tivati dai greci. Santorino. Vi è un
sol missionario: hanno una bella
chiesa colla casa annessa ove ten-
gono pubblica scuola insegnando
la dottrina cristiana, la lingua fran-
cese, e qualche scienza relativa ai
bisogni del paese. Insufficienti sono
i fmdi; ma amministrati e coltiva-
ti dai cattolici: la Francia però vi
supplisce con un'annua pensione.
112 cos
Aleppo. Vi è il superiore con un
missionario, i quali esercitano l'apo-
stolico ministero nella sola lingua
araba. Non hanno in questo luo-
go chiesa propriamente detta, ma
un edifìzio di pietra è interamente
dedicato al servigio divino. L'anti-
ca casa fu distrutta dai terremuoti,
ed è stato costruito un altro picco-
lo edifizio colla pensione regia. Que-
sto stabilimento, come tutti gli al-
tri, ha una tenuissima rendita. Da-
jnasco. Vi sono due missionari, i
quali predicano e confessano in lin-
gua araba: hanno una chiesa, o
cappella, colla casa annessa. An-
che questa missione di Costantino-
poli ha mancanza di rendite. Àn-
tiira. Vi sono due missionari, che
esercitano il ministero apostolico nel-
la sola lingua araba; essi hanno
ancora il monistero delle salesia-
ne. Hanno una cappella con ca-
sa , e scuola annessa. Questo sta-
jjilimento è situato verso le ra-
dici del monte Libano. La cassa
comune supplisce alla pochezza
delle rendite. Tripoli. Hanno una
piccola fabbrica di recente restau-
rata e compita, s' ignorano le rendi-
te, e solo si conosce, che sono molto
ristrette. E poi da avvertirsi, che i
signori lazzaristi si trovano sostituì-
li ai p. gesuiti nelle sopraddette
missioni di oriente, con decreto dei
2r novembre 1782. Molte delle
antiche missioni gesuitiche restano
tuttora abbandonate, e sono quel-
le di Sira, Scio, Antilibano, ov'era
prima il seminario, s. Elia, Cairo,
Saida, ov' erano chiese, e collegi
diretti dai detti benemeriti religio-
si. Nondimeno in alcune parti so-
nosi di già introdotti nuovamen-
te, come in Tine, nella Grecia e
IVlorea, nella Siria ed in altri luo-
ghi , e non si dubita che a poco
COS
a poco saranno tutte riattivate con
immensi vantair^i dei cristiani.
DD
Notizie sul patriarcato armeno di
Costantinopoli j e sulla sede me-
tropolitana primaziale.
La differenza tra gli armeni sci-
smatici consiste, che i primi rico-
noscono due nature in Cristo, e gli
ultimi non ne riconoscono in lui
che una. Questa divisione rimonta fi-
no al concilio di Calcedonia nel 4'ì> i.
Una parte degli armeni si dichiai'ò
per quel concilio generale, l'altra
lo rigettò, e ne risultò una divi-
sione, che dura ai di nostri. Il mag-
gior piede lo prese quando i calilli
saraceni invalsero l'Armenia, giac-
ché innanzi questo tempo, e per
l'influenza de'patriarchi di Costan-
tinopoli, e per opera di qualche
patriarca o vescovo armeno, che
anche in mezzo allo scisma non
mancarono di fiorirvi per dottrina e
per zelo di religione illustri, a quan-
do a quando facevano ritorno all'uni-
tà cattolica. Dopo l'invasione de'sa-
raceni, furono gli armeni cattolici
quasi obbligati per due secoli ad
esercitare il loro culto segretamen-
te, e solo nel tempo delle crociate
poterono ritirarsi in Cilicia , dove
formarono un regno. Questo paese
vide una serie di re e di patriarchi
cattolici fino dal secolo XIV. I pro-
gressi de'turchij e la caduta di Co-
stantinopoli in loro potere, posero
fine al regno di Cilicia, e l'ultimo
patriarca armeno cattolico si rifugiò
al monte Libano, ove i suoi suc-
cessori hanno continuato sino ai
nostri giorni a godere il titolo, ri-
conosciuto dalla santa Sede, di pa-
triarca della nazione armena di Ci-
licia.
Avendo dunque INIaometto II im-
cos
peratore de'turchi, nel i45^3, espu-
gnata Costantinopoli, comandò che
Gioacchino, ai'civescovo armeno del-
la città di Bursa, o Prusa, già ca-
pitale di Bitinia, venisse presso di
lui con buon numero di fami-
glie armene , ed essendo il det-
to sultano loro favorevole, asse-
gnò ad essi un luogo determinato,
affinchè abitassero unitamente par-
te in Galata, e parte in Costantino-
poli stessa. Quindi, con suo firma-
no, ordinò che Gioacchino fosse ri-
guardato dai suoi nazionali , non
solo qual capo gerarchico per le
cose della loro religione; come
già lo riguardavano indipendente-
mente dal suo sovrano comando;
ma eziandio qual suo luogotenente
politico per tutlociò, che riguarda-
va la loro quiete e la suddita loro
fedeltà, e diedegii il titolo di Pa-
trik, ossia patriarca, siccome lo a-
veva dato anche prima, o, per me-
glio dire, aveva confermato anche
a Gennadio, virtuoso patriarca dei
vinti greci.
Inoltre Maometto II accordò a
Gioacchino autorità sopra tutti gli
armeni domiciliati nella Grecia, e
nell'Anatolia, o Asia minore, talché
a piacer suo potesse comandare ai
vescovi, ed ai prelati nazionali su-
bordinati alla sua giurisdizione, mu-
tandoli, confermandoli, deponen-
doli, secondo che avrebbe giudica-
to più conveniente, ed intimò alla
nazione che tutti gli ubbidissero, e
lo rispettassero qual suo incaricato
di adfari loro, senza eccezione al-
cuna o distinzione, come che fosse
di rito, o credenza diversa. Dopo
tal sovrana dichiarazione pubblica-
ta nel i46r, mentre il Pontefice
Pio II era intento a reprimere le
conquiste de'turchi , permise agli
armeni suoi sudditi l' uso libero
VOL. xviu.
COS ii3
delle proprie chiese, e l'esercizio
della religione cristiana.
Tale si fu l'origine del pastore
armeno di Costantinopoli, ed in
proporzione che crebbero gli abi-
tanti della città, gli armeni giun-
sero ad un numero assai copioso,
si in essa che ne' dintorni. Dalla
presa adunque di Costantinopoli
può dirsi che cominci la sua epo-
ca, la posizione odierna della na-
zione armeno -cattolica, e quella de-
gli armeni scismatici. Da quel tem-
po gli armeni cattolici di tutto il
dominio ottomano erano assistiti in-
distintamente da ogni sorte di sa-
cerdoti cattolici; ma nell'anno 1740»
in cui si stabili da Benedetto XIV
la sede patriarcale di Cìlicia [P^e-
di), residente in monte Libano, gli
armeni cattolici sono stati sempre
divisi in due parti, una soggetta
al patriarca di Monte Libano, che
estende la sua giurisdizione sopra
gli armeni della Cilicia, ed Arme-
nia minore; l'altra riunita in sette
missioni, tre delle quali nella Bi-
tinia, cioè Bursa, Bilezik, Reoteja;
una nella Galazia, cioè Ancira, cit-
tà grande di tal provincia, ove sol-
tanto esistono armeni cattolici nel
numero circa di quindicimila ; in
Trebisonda capitale del Ponto di
Cappadocia; in Erzerum, città ca-
pitale dell'Armenia maggioi*e; in A-
calziche, detta comunemente Gior-
gia citeriore, pro-vicariato che si
estende fino al Ponto Eussino, e si
suddivide in ventiquattro provincie,
regolate da un prò -vicario. Queste
sette missioni comprendono, secon-
do le più recenti relazioni, un lìu-
mero lii circa centocinquantamila
armeni cattolici, i quali fino alla
metà del decorso secolo sono stati
immediatamente soggetti al vicario
patriarcale latino di Costantinopoli.
8
ii4 cos cos
Ma il numero degli armeni cattolici connazionali, ed anche di reclamare
di Costantinopoli, che in principio il potere esecutivo (qualora ciò fos-
ascendeva a poche centinaia, si se necessario), il quale quasi sempre
iTioltiplicò a dismisura così, che al- si fidò ciecamente dei rapporti dei
l'epoca dell'elezione di Pio Vili patriarchi. Qui rammenteremo le
ascendevano nel 1829 a quaranta- persecuzioni del 1707, quella del
cinque mila. Perciò si vide la ne- ^770, che diu"ò sette anni, del
cessità di costituire ad essi un capo, 1809, del 18 12, e del 1816. II
che sotto la dipendenza del vicario principio della porta ottomana di
patriarcale latino, e rappresentando riconoscere il solo patriarca scisma-
la persona del vicario medesimo, tico per capo spirituale della na-
presiedesse non solo ai costantinopo- zione armena, non solo sottomette'
li'atii, ma ancora agli altri dispersi va gli armeni cattolici al detto
nelle altre missioni. Questo vicaiio patriarca scismatico, ma li rende-
venne insignito del carattere epi- va dipendenti da lui nell' ammini-
scopale, e prese il titolo di vicario strazione di alcuni sagramenti, e
apostolico, ed il terzo fu monsignor nella sepoltura. Perchè in forza
Papas, che fiorì nella detta epoca, dello stesso principio, non avendo
Dopo queste nozioni generali, pri- mai il governo turco permesso agli
ma di descrivere l' istituzione della armeni cattolici di aprir chiese, e
sede metropolitana primaziale, fatta dovendo nel tempo stesso far con-
in Costantinopoli dal medesimo Pio stare al governo i loro neonati, i
Vili, diremo dei principali avve- matrimoni, e i defonti; erano stali
nimenti, che precedettero quest' e- obbligati a ricorrere alle chiese
poca sì memorabile. scismatiche, pel battesimo, per la
Nel i6o5 in circa gli armeni benedizione nuziale, per la sepoltura,
scismatici cominciarono ad avere Essi però ricevevano nelle case
un ecclesiastico in Costantinopoli col private dai missionarii cattolici gli
titolo di patriarca, quantunque sia altri sagramenti, e in caso di ne-
piuttosto un vicario di quello di cessità si rivolgevano alle chiese la-
Ezcmiazin, e talvolta non sia nep- tine. Gli armeni cattolici, in mezzo
pure insignito del carattere vescovi- alle persecuzioni, altro appoggio non
le. Per tal motivo egli è uno de' pa- avevano se non quello delle lega-
triarchi minori, poiché dipende da zioni cristiane a Costantinopoli. I mi-
quello di Ezcmiazin , come suo nistri delle potenze cristiane, scuo-
Ticario. L' altro poi è quello di prendo gl'intrighi de' patriarchi, ed i
Gerusalemme, che ripete la sua mezzi che impiegavano per eccitare la
origine dai califfi di Egitto, ed è persecuzione contro gli armeni calto-
potente. Nella lunga serie delle per- liei, i quali abbisognavano soltanto
secuzioni sofferte dagli armeni cat- di un organo per difendere la loro
lolici, non ve n'ha alcuna, che non causa innanzi al governo turco, con-
provenga dai patriarchi scismatici, siderarono da quel momento qual
i quali prima essendo soli ricono- dovere di umanità l' interessarsi per
scinti dal governo per capi spiri- la sorte di questi infelici,
tuali della nazione armena, avevano Avanti il secolo XVIII, i patriar-
ai loro occhi non .solo il diritto, ma chi scismatici armeni di Costantino-
r obbligo di sorvegliare sui proprii poli, e tutti gli altri prelati armeni
e OS
costituiti, come dicemmo, dal go-
verno ispettori immediati civili dei
loro sudditi spirituali, riunivano,
come i cadi turchi , nella loi'o
persona i due poteri, ed esigevano,
ed ottenevano una subordinazione
perfetta tanto riguardo al culto,
quanto riguardo alla polizia, senza
che si fosse mai manifestata nei
sudditi mentovati alcuna resistenza
ai loro superiori, e senza che in
questi nascesse il menomo sospetto
di aver tra i loro dipendenti alcun
refrattario, o ribelle. Tutto era con-
cordia e pace, né discussioni, o con-
troversie religiose, che tendessero
alla sedizione, eransi introdotte nel
popolo armeno soggetto al gran
signore. Ma in un momento, come
racconta il Bercastel nella Storia
del Cristianesimo, tutto cambiò di
aspetto, e il mal inteso zelo, e la
poca prudenza d'alcuni fu causa di
molti mali, spargendosi che non era
lecito ad un armeno cattolico di
intervenire ad alcuna funzione nelle
chiese degli armeni scismatici. Laon-
de, senza il menomo riguardo, pre-
sero a frequentar le chiese de'fran-
chi, o latini, a fronte dei terribili
divieti del sovrano, che per motivi
politici ne pi'oibiva 1' accesso, e al-
lora fu che la moltitudine si divise
pubblicamente in due fazioni con-
trarie e nemiche. Non si creda però,
che la sublime porta volesse vio-
lentare le coscienze, ed astringere
alcun armeno ad uniformarsi alla
credenza del patriarca pro-tempore,
che anzi essa lasciava ognuno in
propria libertà, senza punto inge-
rirsi intorno alla fede e la religione;
e ciò avveniva, perchè era persuasa
che fossero infedeli coloro che non era-
no mussulmani, motivo per cui non
prendeva altro interesse di religione,
che quello spettante alla propria.
COS ii5
In questo fatai momento tutto
fu confusione e turbamento nella
chiesa armena di Costantinopoli. La
serie de' patriai'chi, che si succedet-
tero dal principio del secolo XVIII
sino al 1780, ci presenta quasi una
serie non interrotta di calamità e
di pericoli per conto della i-eligione.
Il partito aderente ai patriarchi, ve-
dendo che ogni giorno accrescevasi
l'animosità de' cattolici, li ricambiò
con maggior dispetto, trovandosi
spalleggiato dal governo. Per quan-
to alcuni patriarchi cercassero di
conciliare la concordia, e le coscien-
ze alla pace, o non vi riuscirono, o
furono eglino stessi la vittima della
propria lenità, e dell' altrui perfi-
dia. Soltanto r indole del patriarca
Giovanni Golot, che governò la sede
armena di Costantinopoli per più.
di vent'anni, valse a dissipare lutti
i nembi procellosi, che per parte
de' turchi erano pronti a cadere
sulle teste dei cattolici nella capitale
dell' impero.
In Ancira nell'Anatolia, già ca-
pitale della Galazia, il patriarca
suddetto aveva sette chiese possedute
dai prelati, e sacerdoti della sua
ubbidienza. Dopo aver Mosè Scirin,
vescovo di Ancira, governato il suo
gregge per otto anni continui con
somma prudenza, si recò nella chie-
sa di s, Gregorio Illuminatore, che
è la principale di Ancira, ed alla
presenza di numerosa moltitudine,
dichiarò solennemente, eh' egli era
stato sempre cattolico, e che da
buon cattolico voleva pur morire
nella comunione della s. Chiesa Ro-
mana, e col massimo fervore esortò
gli armeni dissenzienti a deporre i
pregiudizii, e le gare nazionali, e
ricovei'arsi con sincerità di cuore
nel seno della Romana Chiesa, ma-
dre, e maestra di tutte le chiese,
ii6 COS
fuori della quale non havvi luogo
a sperare salute. Dal patriarca Go-
lot fu dato a Mosè in successore Gia-
como NaI, che dipoi gli successe
nel patriarcato, e quindi si accrebbe
rapidamente il numero de' cattolici,
e tutto quel popolo di armeni a-
vrebbe deposte le sue sinistre pre-
venzioni, ed abbracciato di buona
fede il cattolicismo, se il padre delle
discoitlie non avesse turbata la pa-
ce, e la scambievole carità, che vi
regnava.
Anche in Ancira gli armeni cat-
tolici incominciarono ad astenersi
dal frequentare le chiese de' loro
nazionali eterodossi, e a dividersi
in due partiti ; mancò la concordia,
insorsero dispute di religione, ed il
livore si manifestò da per tutto.
Quattro chiese si occuparono dai
cattolici, e tre dagli eterodossi, con-
servandosi neutrale la sede vescovile.
Allorché Giacomo Nal divenne pa-
triarca, conferì la sua chiesa di An-
cira a Sergio Seraf, cattolico occul-
to; quindi un firmano del sultano
severamente comandò ai cattolici di
restituire le quattro chiese agli ete-
rodossi. Sergio allora rinunziò, e
gli venne surrogato Tommaso Tara-
sarali, che la governò con sufficien-
te tranquillità. Intanto agli ancirani
cattoUci di Costantinopoli riuscì di
fare rimovere Tommaso dalla sede
di Ancira, e sostituirvi Pietro Bahdiar
notoriamente cattolico, siccome circo-
spetto, e non avverso al patriarca, on-
de venne pure autorizzato con im-
periai firmano. Malgrado però la
sua prudente condotta, i cattolici
spinti dal loro zelo nuovamente si
impadronirono delle quattro chiese
mentovate, per lo che il patriarca con
ordine superiore tornò a spogliar-
li '■, e rilegò Pietro in una fortezza.
'i ullavolta riuscì agli ancirani nel
COS
1780 di riavere le loro chiese, seb-
bene neir anno seguente un capigi
Basci gliele ritolse per la terza vol-
ta, senza speranza di più possederle.
Mentre erano patriarchi armeni
di Costantinopoli Giacomo Nal, e
Gregorio Diodati , la sorte degli
armeni riguardo alla religione non
soggiacque a spiacevoli avvenimenti.
Per la rinunzia di Gregorio, fu
eletto patriarca Zaccaria, il quale
venne eccitato dagli stessi ministri
ottomani a reprimere i cattolici, che
non cessavano di mostrare avver-
sione alle chiese armene degli sci-
smatici, a deriderne i riti, ed al-
l'opposto frequentavano quelle latine
de' franchi, non ostante i divieti del
governo ottomano, ed ivi facevano
le loro limosine. Inutili furono le
avvertenze del patriarca Zaccaria,
ed il governo rinnovò il divieto.
Vedendosi i cattolici nell'angustiosa
alternativa, di non poter frequen-
tare le chiese de' franchi, né di
accostarsi alle chiese nazionali per-
chè i missionari noi permettevano,
vennero in determinazione di otte-
nere dal sovrano la facoltà di eleg-
gersi un patriarca, ed aver chiese
proprie per la loro nazione, in cui
potessero adunarsi separatamente
dagli altri nazionali pegli esercizii
consueti di religione; ma le loro
suppliche dal governo furono inte-
ramente rigettate. Il maneggio ven-
ne a cognizione del patriarca, che
si determinò di punire i cattolici,
anche a cagione delle sommosse di
Ancira; gli scismatici allora per
vendetta si abbandonarono ad ec-
cessi, che il governo dovette repri-
mere, allontanando Zaccaria da Co-
stantinopoli, coir inviarlo a Bursa,
previa la rinunzia del patriarcato,
che venne concesso a Giovanni di
Ramadan.
cos
IiTitatissimo il nuovo patriarca
contro i cattolici per le pratiche da
essi fatte affine di separarsi dal re-
sto della nazione, si abbandonò ad
ogni risentimento, riguardandoli co-
me gente congiurata a smembrare
r autorità nazionale, e quella dei
patriarchi ; e rappresentando alla su-
blime porta i cattolici, come tanti fa-
ziosi. Indi li ridusse alle più terribili
estremità; per cui il governo lo de-
pose dalla sede, e lo rilegò in Carthan.
Venne in seguito richiamato Zacca-
ria, cui fu affidata la cura spirituale,
e politica degli armeni. Giunto a
Costantinopoli, con tutta amorevo-
lezza chiamò a conferenza circa
venti de' più qualificati secolari cat-
tolici, pregandoli di prestarsi alle
cose di cui li ricercava, assicuran-
doli, che poi si sarebbe prestato a
ristabilire la tanto bramata calma.
Queste cose erano : I. Che i seco-
lari si astenessero di disputare in-
torno a materie di religione. II.
Che nei giorni di digiuno non
mangiassero pubblicamente pesce ,
mentre la nazione in tali giorni fa
uso di sole erbe e legumi. III. Che
incontrando sacerdoti armeni , li
trattassero civilmente. IV. Che non
andassero con tanta pubblicità nelle
chiese de' franchi. V. Che unita-
mente alla nazione celebrassero al-
cune feste, poiché celebrandole in
altri tempi, potevano essere accusa-
ti alla porta, come in cospirazione
coi franchi. VI. Che finalmente si
recassero ne' dì festivi per alcun
tempo nelle chiese nazionali, e vi
lasciassero qualche limosina, per di-
struggere l'opinione invalsa nella
plebe, che i cattolici tengono in con-
to di combriccole di satana le chie-
se eterodosse della nazione ; nelle
quali chiese però accostavansi senza
difficoltà, o scrupolo quotidianamente
COS 117
per ricevervi i sagramenti del bat-
tesimo, della confermazione, e del
matrimonio, e per celebrarvi i fu-
nerali de' loro defonli ; cose tutte
che portano annesso il peso di
qualche limosina. Lasciavali in li-
bertà di confessarsi, di ricevere la
Eucaristia, di ascoltar la messa ove
loro aggradisse. I cattolici, ch'era-
no raccolti in quell' assemblea, scor-
gendo nel patriarca sentimenti cou-
ciUativi , promisero adattarsi alle
giuste dimando di lui : tale pure
fu r opinione de' più probi, e dotti
missionarii, che dissero essere discre-
te le proposizioni del patriarca, e
potersi dai cattolici in buona fede
e coscienza secondare, per motivi e
considerazioni politiche. V. il citato
Bercastel nel tomo XXXV, p. 23,
e seg. 11 vicario apostolico residen-
te in Costantinopoli non vi volle
convenire ; il patriarca ne fu alta-
mente indignato, e permise, che gli
armeni ricorressero direttamente nel
1783 al sommo Pontefice Pio VI.
Il supremo Gerarca, fino dal
1781, era afflitto per la persecu-
zione mossa in Costantinopoli, e in
altre città dell' impero ottomano
dal patriarca degli armeni scisma-
tici Hamadan, e pegli orrori pure
commessi in Ancira. Perciò mosso
a compassione di tanti infelici, si era
adoperato in guisa colle corti di
Francia, e di Spagna, che ottenne
di far cessare la persecuzione. Quin-
di Pio VI oi'dinò ad una congre-
gazione di Cardinali, e di teologi,
che si esaminasse il tenore del-
la supplica, cui aveva ricevuto da-
gli armeni cattolici, sudditi della
porta ottomana, e la domanda di
poter in mancanza delle proprie ac-
costarsi alle loro chiese nazionali,
benché sottoposte al patriarca ete-
rodosso, farvi qualche Uraosina ed
ii8 COS
orazione, e celebrarvi alcune feste,
a norma dell'antichissimo calenda-
rio romano: dimostrando nello stes-
so tempo, che, se negata ad essi
venisse questa richiesta, i cattolici
armeni andavano incontro ad infi-
niti pericoli, ed alle più crudeli
vessazioni. Questa supplica fu ac-
compagnata da una dotta analoga
dissertazione del marchese Giovan-
ni de Serpos, L' affare incontrò
molti ostacoli, e controversie, giac-
ché il Papa volle da sé stesso co-
noscere la causa. Di tutto fanno
lunga descrizione il Tavanti, Fasti
di Pio VI, p. 91, e il Beccati ni
Stona di Pio VI, t. II, p. 6. Par-
lando il Tavantij a p. 187, della
Dissertazione Poleniico-critica del
Serpos j dice che l'autore, dopo a-
verla data alle stampe, bramò di
intendere intorno a questa il giu-
dizio imparziale di molti vescovi,
teologi, ed università cattoliche, fra
le quali consultò quella di Siena.
V. Giuseppe Marinovich gesuita,
Dissertazione polemìco-critica sopra
gli armeni, ed il suo Compendio
storico della nazione armena. In
queste due opere difende la chiesa
armena, che alcuni teologi taccia-
vano di eresia.
Dopo che il Pontefice Pio VI
diede un' istruzione, per organo del-
la congregazione di Propaganda, ai
missionari di Costantinopoli, zelan-
do questi l'onore di Dio, stante i
mezzi pacifici e conciliativi del pa-
triarca Zaccaria, si giunse nell'ar-
mena nazione a tranquillar quel
mare tempestoso, che la teneva agi-
tata. Però nel 1819 diversi sacer-
doti, che il patriarca Paolo aveva
minacciati colla morte^ sottoscrisse-
ro dietro sua intimazione una spe-
cie di atto di sommissione religio-
sa; ma la gran massa del popolo
armeno cattolico protestò contro
questo atto, e si procacciò in tal
guisa delle persecuzioni, che dura-
rono più di un anno. In questa
circostanza la porta prese per la
prima volta una cognizione più e-
satta della cosa, e fece impiccare
parecchi dei promotori della per-
secuzione. Ma r effetto di questa
misura non durò per lungo tem-
po, e si conosce a qual punto di
rigore seppe indurre il patriarca il
governo nel 1827, e 1828 contro
gli armeni cattolici. Il giorno, in
cui apparve il decreto fulminante,
il patriarca chiamò a sé più di
quattrocento di questi infelici, co-
municò loro gli ordini della porta,
che tutti gli armeni cattolici do-
vessero suir istante abbandonare
Pera, e Calata, e dichiarò loro,
che se ogni cattolico non rinunzia-
va con solenne giuramento a' suoi
errori, e non ne somministrava due
cauzioni presso gli armeni scisma-
tici, non otterrebbe il necessario
passaporto per rendersi ai luoghi
destinati dalla porta. Il patriarca,
per ottenere il suo intento, avea
rappresentato che gli armeni ave-
vano delle affezioni segrete coi
franchi, ed erano partitanti dei gian-
nizzeri soppressi dall' imperatore
Mahmoud 11; laonde furono col-
piti tanto gli armeni costantinopo-
litani, che quelli di Ancira ivi di-
moranti, e trattati con più rigore,
giacché molti erano saliti a qualche
fortuna ed onore , ciocché aveva
prodotto gelosia, invidia, ed emu-
lazione, che fomentavano lo spirito
di discordia.
Ma, per conoscere le cause del-
l'ultima persecuzione sostenuta da-
gli armeni cattolici nell' impero ot-
tomano dai primordi del 1828 si-
no verso la fine del 1829, cioè
cos
sino dopo la pace fatta tra i tur-
chi e i russi in Adrianopoli, e se-
gnata ivi a' i4 settembre di detto
anno, va letta la relazione anoni-
ma stampata a Parigi con questo
titolo: Persecuiions exercics enorient
cantre les catholiques Armeniéns,
Paris i83o, e principalmente il eh.
can. Mariano Bedelti, Lettere due
sulla emancipazione religiosa dei
cattolici armeni nell' impero ottO'
mano, Modena i83o. La suddetta
pace di Adnanopoli, conchiusa fra
Mahmoud II imperatore ottomano,
e padre dell' odierno sovrano, e ?si-
colao I regnante imperatore di Rus-
sia, fece subentrare negli alti con-
sigli del primo , la calma in van-
taggio degli armeni. Finalmente
allora comparve chiara più della
luce la innocenza de' cattolici arme-
ni, calunniati dal patriarca scisma-
tico per astio di eresia, e per in-
teresse; ed il gran signore nel ri-
donare la sua grazia agli armeni,
comandò che fossero ad essi resti-
tuiti i beni confiscati ; e fatto
persuaso, che l'unione, e la som-
missione de' cattolici al Papa non
impediva la piìi fedele ubbidienza
al proprio sovrano, dopo di una con-
ferenza avuta dall' ambasciatore di
Francia col Reis-Etfendi, condiscese
ad accordare ad essi la libertà re-
ligiosa, di maniera che formassero
un corpo separato, il cui capo spi-
rituale fosse mallevadore della loro
condotta, come i patriarchi greco
ed armeno di Costantinopoli scis-
matici lo erano rispettivamente per
quelli della propria religione.
Adunatisi quindi con superiore
annuenza in Costantinopoli, quanti
allora vi erano capi di famiglie cat-
toliche, reduci dal disgraziato esilio,
tutte persone di qualità in numero
di novanta con sei ecclesiastici alla
COS 119
testa, trattarono fi'a loro sui sogget-
ti migliori da proporsi al sommo
Pontefice Pio Vili, fra'quali dove-
va egli medesimo scegliere a pia-
cimento chi meglio credesse per
l'alto grado di capo ecclesiastico
dell' armeno cattolicismo di lutto
r impero ottomano. Quattro furono
i soggetti, eh' essi trascelsero, e
presentarono al Papa, cioè mon-
signor Antonio Nurigian di Er-
zerum nato in Costantinopoli già
alunno del collegio Urbano di
Propaganda ; monsignor Giovanni
Salviani pure di Erzerum ; monsign.
Giorgio Papas allora vicario apostoli-
co in Costantinopoli, e monsign. Pao-
lo I^Iarusci, che trovavasi allora in
Roma come il >urigian,ed ancor es-
so stato alunno del nominato ce-
lebre collegio, ^ella congregazione
generale tenuta dai Cardinali com-
ponenti quella di Propaganda, ai
17 maggio i83o, presieduta dal
zelante prefetto generale della me-
desima il Cardinal d. Mauro Cap-
pellari, ora regnante Pontefice (a
cui si dovette il merito principale
del felice successo di quanto rac-
contiamo); venne prescelto il Xuri-
gian primo degli armeni nominati
dai notabili della nazione ai-meno-
cattolica. Il Papa Pio Vili ne con-
fermò la scelta^ e coll'autorità del
breve pontificio, apostolatus offlcium
dato sub anulo piscatorio die VI
julii i83o, legalmente lo deputò
primo arcivescovo della sede me-
tropolitana primaziale , che, eoa
pienezza di autorità apostolica, 1-
stituì in Costantinopoli, indipen-
dente dal patriarca di Cilicia .
Quindi, nel concistoro de' 5 luglio,
Pio Vili annunziò 1' erezione
della nuova sede, e ne preconiz-
zò a pastore il Nurigian, al qua-
le poi impose il sagro pallio, in
120 CO S
segno del metropolitico suo grado,
e della sua comunione col cen-
tro della cattolica unità. La so-
lenne consagrazione poi del nuovo
arcivescovo si elTettuò nella chiesa
del collegio Urbano agli 1 1 lu-
glio dello stesso anno i83o. Per
ciò il Diario di Roma dei 17
luglio ci diede la seguente descri-
zione di si importante avveni-
mento.
» Quella porzione numerosa, e
M rispettabile di nazione armeno-
» cattolica, ch'è sparsa nell'impero
>» ottomano nelle varie missioni
" soggette al vicario apostolico pa-
w triarcale latino di Costantinopoli,
»• dall'altra distinta che ubbidisce
» al patriarca di Cilicia i-esiden-
'» te nel monte Libano, Ciliciae ar-
»» menorum, di cui fino dal 18 16
« è patriarca Gregorio col nome
»» di Pietro VI, per elFetto de' fe-
» liei risultati della mediazione, e
" del vivo interesse preso a di lei
>» favore dai bcnemeiiti rappresen-
» tanti delle prime corti cattoliche
»» presso la sublime porla , vede
>» ora colla sua emancipazione ter-
" minata l'epoca funesta del lungo
>» servaggio ed avvilimento, e dar-
» si principio ad altra era di pa-
'» ce, e di splendore. Un concorso
» di vicende politiche e religiose,
» di cui essa era stala vittima in-
« felice per lungo corso di anni,
w l'aveva così degradata, che pri-
« va di magistrato civile, e sagro,
» errava senza capo e pastore, co-
" stretta a chinare ossequiosa la
» fronte agli ordini del patriarca
••» scismatico, e ad occultare fra le
" pareti domestiche l'esercizio del
'• suo culto cattolico. Disposizioni
» benefiche, emanate testé dal su-
« premo imperatore ottomano sot-
» tracndola totalmente alla dipcu-
cos
» denza del capo scismatico, la e-
u rigono in nazione separata , le
»» accordano uno stato civile, e ri-
» conoscono un capo spirituale cat-
M lolico, sotto la cui direzione essa
M potrà liberamente esercitare il
H cattolico culto. Disposizioni cos\
» uniformi ai voti ardenti, con cui
« la santa Sede ha sempre brama-
»# ta, e sollecitata l' emancipazione
>» de'cattolici armeni, non potevano
M non essere accolte e secondate
» da essa con uso generoso della
sua apostolica autorità. Egli è
perciò, che a corrispondere alle
» medesime, presi eziandio in con-
» siderazione gli illustri argomenti
> d'invitta costanza e fedeltà nella
» religione somministrati dai catto-
« liei armeni, e la nobiltà propria
> di una illustre ed antica capita-
le, la Santità di nostro Signijre
è venuta nella deliberazione di
erigere, ed ha eretta in Costanti-
nopoli una cattedra arcivescovile
armena decorata del titolo e del-
le prerogative 'di metropolitano
primaziale, e di tutti quei dirit-
ti e privilegi, che alle chiese metro-
politane primaziali i sagri canoni
attribuiscono, come si legge nella
costituzione Quod j'amdiu a Patve
viisericordianim, data sub anulo
piscatorio, die VI jidii i83o.
Questo solenne atto del sommo
Pontefice mentre esalta, e nobi-
lita la nazione cattolica armena,
restituisce in gran parte a quella
dominante il rango distintissimo,
che ne' fasti ecclesiastici teneva per
l'ampiezza del suo patriarcato cat-
tolico, e che venne a mancarle
colla caduta dell'impero orientale.
Il sacerdote pertanto d. Anto-
nio Nurigian , già alimno del
collegio Urbano di Propaganda
distinto tra'suoi connazionali ar-
cos
meni per copia di qualità pre-
giate che lo fregiano, essendo sta-
to prescelto dalla Santità sua in
primo arcivescovo di questa no-
vella cattedrale metropolitana
primaziale , ricevè I' episcopale
consagrazione nella domenica te-
ste decorsa, 1 1 corrente, dal Car-
dinal Zurla vicario generale di
sua Santità, che lo consagrò col-
la occorrente relati va dispensa, u-
nitamente a monsignor fioretti -
ni vescovo di Teramo, assistito
dai monsignori Soglia arcivesco-
vo d'Efeso, e Aristace Azaria ar-
civescovo armeno di Cesarea in
Cappadocia, e superiore della con-
gregazione mechitaristica di Vien-
na. Questa funzione, nella qua-
le gli alunni di Propaganda
disimpeguavano con somma esat-
tezza il sagro servigio , fu ono-
rata dalla presenza del preloda-
to Cardinal d. Mauro Cappel-
lari, da vari ambasciatori e mem-
bri del corpo diplomatico , da
monsignor Castracane segretario
della suddetta sagra congrega-
zione, ed in copioso numero da
molti ecclesiastici armeni in coro,
ed altri orientali di diversi riti,
tra' quali si distinguevano mon-
signor Maziutn arcivescovo di
Mira, monsignor Bachinauti ar-
civescovo di Teodosiopoli di ri-
to armeno, per gli ordinandi in
Roma, e monsignor Tomaggiani
arcivescovo di Durazzo di rito
greco, tutti e tre in abito orien-
tale proprio del loro rito e di-
gnità. D. Pietro Gedidian, sacer-
dote armeno alunno , chiuse la
sagra funzione con un Euchari-
sti'con latino , ossia orazione di
ringraziamento , tutta analoga a
cijs'i (àusto avvenimento ". f^.
Oratio habìla in Lem pio coliteli
COS 121
Urbani a R. P. D. Petro Gedidiatu
Romae i83o in Collegio Urbano de
Propaganda.
Il Cardinal Cappellari, come pre-
fettizi^ generale della congregazione
di Propaganda, per comando, ed in
nome di Pio Vili, a* io agosto
i83o, inviò al clero ed al popolo
della nazione armeno-cattolica, la
lettera che incomincia colle parole
Benedictus Deus Pater misericor-
diaruni j la quale fu tradotta , e
stampata in armeno dai monaci
mechitaristi di s. Lazzaro in Ve-
nezia, affine di congratularsi con
tutta r armena cattolica nazione del
suo felice, ed ammirabile passaggio
da uno stato di schiavitìi e di de-
pressione a quello di libertà , e di
gloria, per misericordia ottenuta da
Dio, per impegno delle potenze cri-
stiane, e per la indulgenza gene-
rosa del magnanimo imperatore
Mahmoud II loro sovrano , e co-
me in premio della ferma loro co-
stanza nella cattolica fede fra le
prove di così diuturne, e dure per-
secuzioni. Si eccitavano quindi tutti
ad unirsi in istrette file sotto il
comando di quell' esperto duce, che
con piena potestà loro si manda, e
a guerreggiare ciascuno nel proprio
grado le guerre di Dio, ed a ban-
dire gli scismi, le divisioni, i par-
titi, che pur troppo con danno del-
la religione regnavano fra di loro,
e che erano stati dalle persecuzio-
ni sopiti, e a non dirsi seguaci al-
tri di Paolo, altri di Apollo, altri
di Cefa ; essendoché tutti dobbia-
mo avere per supremo duce Gesù
Cristo neir unità della fede, e nella
dipendenza da'pastori nella comu-
nione uniti de' successori di s. Pie-
tro ; e rendendo bene per male, a
ritrarre colla loro face della carità
dalle tenebrose vie dell' errore i dia-»
123 CO S
sidenti, ossia scismatici, perseculoii
f];iìi, ma sempre fratelli, ed oggetto
icmpre di cristiana dilezione. Que-
ste di ini eloquenti congratulazioni
resero noto a tutto il mondo il ri-
portato trionfo, il quale al presen-
te ancor più splendido apparisce ,
quando si consideri che gli enco-
mii provenivano dalle labbra di chi,
sei mesi dopo innalzato al soglio
di s. Pietro col nome di Gngorio
XVI, è quel desso che governa og-
gidì con zelo apostolico la Chiesa
universale.
Tuttavolta il sultano Mahmoud
11, per le brighe degli scismatici ,
non riconoscendo per capo civile
della nazione armeno-cattolica mon-
signor Nurigian, obbligò gli arme-
ni cattolici di eleggere un altro
soggetto. Quindi si elesse nel me-
desimo anno i83o d. Giacomo Val-
le alunno di Propaganda per capo
civile, e confermato con imperiai
diploma, spedito a' 5 gennaio i83i,
come capo garante, capo politico,
o prefetto della nazione, e rappre-
sentante di tutti i raya cattolici
dell'impero. Venne pure stabilito
che la nazione per giuste cause
potesse deporlo, dovendosi eleggere
un individuo, che non sia in dis-
grazia del governo ottomano. Del
tribunale, e di altro che riguarda
questo capo civile , si parlerà in
appresso. Fu divisa in questo modo la
facoltà politica dall' ecclesiastica , e
COSI continuò sempre ne successori di
detto capo civile. L'attuale successore
è il p. Carlo Esajane, uno de' monaci
mechitaristi di Venezia. In seguito do-
po lunga^ e penosa malattia, pas-
sato agli eterni riposi il prelato Nu-
rigian in Costantinopoh , il Ponte-
fice Gregorio XVI, nel concistoro
del 9 aprile i838, nominò a suc-
cedergli monsignor Paolo Marusci
cos
sullodato (dal medesimo Papa fat-
to prima vescovo di Calcide in
partibus, risiedendo in Roma pei
pontificali, e per le ordinazioni in
rito armeno) colla stessa qualifica
di arcivescovo metropolitano pii-
maziale di Costantinopoli (Conslaii-
tinopolkan. Arinenoruin), e colà in-
viollo con piena soddisfazione della
nazione, per lo splendido corredo
delle virtù, di cui va eminentemente
adorno, che gli meritarono la pa-
terna affezione, e la stima del me-
desimo regnante Pontefice prima
ancora di essere sublimato al tri-
regno. Da ultimo, per cedere alle
replicate, e vive istanze del degno
arcivescovo, il Papa gli ha final-
mente concesso un coadiutore con
futura successione, nella persona di
monsignor Antonio flassun armeno,
già alunno del collegio Urbano, di-
chiarandolo arcivescovo di Anazar-
bo ili partibus. La sua consagra-
zione si effettuò in Roma nel col-
legio medesimo a' 19 giugno i842-
Colle narrate disposizioni restarono
sottratti dalla giurisdizione del vi-
cario apostolico patriarcale, che la
santa Sede tiene a Costantinopoli ,
gli armeni sudditi ottomani, i quali
abitano quelle provincie, che sono
soggette al dominio della sublime
porta, e che per essere mancanti
dei rispettivi vescovi da lui dipen-
devano. Va notato, che, siccome nel
diploma rilasciato al capo civile dal-
la porta, si principia dalla esposi-
zione dello stato de' cattolici sud-
diti dell' impero, eh' erano sotto la
ispezione de' patriarchi greco , ed
armeno, e si conferisce al medesi-
mo capo civile il vescovato di tutti
quelli che professano la religione
cattolica, così il capo garante, o
civile, della nazione armena si cre-
de autorizzato a rilasciare i firma-
cos
ni anche a favoi-e di quelli , che
non sono sotto la giuiisdizione del-
l' arcivescovo armeno di Costanti-
nopoli ; anzi anche a qualunque
cattolico suddito dell' impero otto-
mano, benché professi riti diversi
dall'armeno. Inoltre sono costituiti
varii vicari foranei per le varie
Provincie della diocesi arcivescovile
primaziale, foj'niti della duplice au-
torità ecclesiastica, e civile, eletti
perciò dall' unanime suffragio del-
l'arcivescovo, e della nazione, e da
essi dipendenti, sebbene anche que-
sti sieno muniti di diploma impe-
riale. V. Armema.
Premesso tuttociò, attualmente
lo stato del nuovo arcivescovato
armeno di Costantinopoli, e dei
tribunali civile ed ecclesiastico, è
come appresso.
Costantinopoli, e suoi sobborghi,
cioè Calata, Pera, Orta-Keoj, vil-
laggio sopra Pera ben popolato,
tutto il canale del Bosforo con vil-
laggi contigui ; Scutari dirimpetto
a Galata sulle coste d'Asia; Cal-
cedonia dirimpetto alla capitale, ed
Adrianopoli, due giorni distante da
Costantinopoli.
Monsignor Paolo IMarusci, arci-
vescovo primate metropolita, ha la
sua residenza in Galata presso la
cattedrale.
Monsignor Antonio Hassun suo
coadiutore, con futura successione,
è arcivescovo di Anazarbo in par-
tibus.
Il clero è composto di sacerdo-
ti diocesani parte alunni di Propa-
ganda fide, e parte ordinati dal
primate, che sono in numero di
venticinque, oltre altri sette conver-
titi dallo scisma.
11 clero regolare col titolo di mis-
sionari tutti nativi di questa dio-
cesij si compone di trentadue sacer-
COS 17.3
doti, tra monaci antoniani, libane-
si, mechitaristi di Venezia^ e me-
chitaristi di Vienna.
Vi sono anche molte monache
con voti semplici, che abitano nel-
le proprie case, o stanno nelle ca-
se de' signoii per educazione, e sor-
veglianza delle famiglie, principal-
mente delle zitelle. Vi hanno an-
che diverse confraternite.
Oltre il tribunale ai'civescovile
per gli affari ecclesiastici, avvi an-
cora il tribunale del capo civile, il
quale, come si disse, è uno del clero
sia secolare, sia regolare, che viene
eletto con suffragio del clero, e po-
polo, presiedendovi il primate, e
quindi viene riconosciuto, ed auto-
rizzato dalla sublime porta . In
questo tribunale si decidono le cau-
se, e liti di ogni genere, eccettuati
i delitti capitali, o di lesa maestà.
Inoltre il capo civile ha la facoltà
ampia di castigare secondo le leg-
gi civili del paese non solo, ma
ancora nazionali: a tal uopo ha la
forza, e il braccio del governo, cui
perciò paga una congrua pensione.
Questa forza sta come custode alle
porte del palazzo del capo civile,
il quale ha carceri da lui dipen-
denti. II primate, per materie di
morale, ed altro, si serve del brac-
cio del capo civile per correggere
i discoli, ed altri.
Il numero de' cattolici armeni
di Costantinopoli, compresi i luoghi
sopraindicati, ascende a circa sedi-
cunila. Gii armeni scismatici sono
circa ottantacinquemild, e i greci
scismatici ascendono a circa cen-
toventimila.
Galata. Vi risiedono l'arcive-
scovo primate, il capo civile della
nazione. La cattedrale esistente pure
in Galata, da ultimo fabbricata nel
1834, è dedicata al ss. Salvatore.
124 cos
Presso di essa esiste una scuola
gratuita per i fanciulli, assistita dai
sacerdoti secolari. I maestri sono
pagati dalla nazione: que' fanciulli
faano da Chierichetti [F'edi), nelle
sagre funzioni, vestiti di cotta.
Pera. Vi è un oratorio dedicato
a s. Giovanni Grisostomo con un
annesso ospizio di abitazione per
i poveri, ed impotenti, ed una scuo-
la di fanciulli assistita da sacerdoti
secolari. Essendo questa la sola
chiesa pubblica del sobborgo, gran-
de è il concorso degli armeni cat-
tolici nella medesima, essendo bene
assistita. Evvi altra chiesa piccola,
od oratorio con una cappella dedica-
ta a s. Giacomo Nisibeno, nell' in-
terno dell' ospedale degli appestati,
dove si trova il quartiere pei pazzi,
il quale in mancanza del flagello del-
la peste, che ora meno vessa il paese
a cagione delie provvide cure del
governo, si dà per abitazione alle
povere famiglie, che non possono
trovare case, per non aver mezzi
di pagare la pigione. Evvi un piccolo
seminario primaziale con pochissi-
mi giovani, i quali però mangiano,
e dormono nelle case paterne per
l'angustia del luogo, e mancanza
di rendite. Qui ancora si tiene una
scuola per li fanciulli, assistita da
sacerdoti secolari. Tra Pera, e Ga-
lata vi sono altre tre scuole una di
monaci di s. Antonio, o antoniani,
una de' monaci mechitaristi di
Venezia , e l' altra de' mechitaristi
di Vienna.
Ortakeoj 3 villaggio sopra Pera
di Costantinopoli. In esso avvi una
bella chiesa di s. Gregorio Illumi-
natore, ed esiste una scuola di fan-
ciulli amministrata dai piìi rag-
guardevoli signori del paese.
Satnatin, rione dentro la città
di Costantinopoli, ha una piccola
cos
casa, ridotta a chiesa pubblica, me-
diante un altare eretto in un sa-
lone. Tulle queste chiese in uno
alla cattedrale , come dicemmo ,
sono assistite indistintamente da a-
lunni di Propaganda, dai sacerdoti
secolari ordinati dal primate, e
dai suddetti monaci mechitaristi ,
e di s, Antonio libanesi.
Andra, o Angora^ città della
Galazia, lontana da Costantinopoli
pel viaggio di quattordici giorni.
Vi risiede un vicario foraneo rico-
nosciuto, ed autorizzato ancora dal-
la porta ottomana con diploma
imperiale, il quale, oltre l'autorità
ecclesiastica datagli dal primate, ha
ancora quella civile dipendente per-
ciò dal capo civile. Vi sono undi-
ci sacerdoti, due de' quali monaci
antoniani. I cattolici armeni di An-
cira ascendono a settemila quattro-
cento circa. Gli armeni scismatici,
unitamente ai greci scismatici, for-
se non arrivano a formare la metà
de' cattolici. Evvi una chiesa pub-
blica eretta ultimamente in onore
di Maria Vergine madre di Dio,
e tre oratorii pubblici. Vi è pure
una scuola pei fanciulli , la quale
serve anche a quelli, che aspirano
allo stato clericale; come vi sono
moltissime monache con voti sem-
plici, dimoranti nelle proprie case.
Erzerunij nell'Armenia maggio-
re, ha quattro provincie, che sono:
Tortum, Passen, Bajasyd, e Mu-
sei. Queste contengono molte città,
e villaggi, in sedici dei quali si tro-
vano cattolici. Vi risiede un vica-
rio foraneo colle medesime facoltà,
come quello di Ancira; e tutto il
paese ha quattordici sacerdoti. Il
numero degli armeni cattolici a-
scende a circa tremila duecento. In
tutto il territorio di Erzerum gli
armeni scismatici si computano sei-
cos
centomila, oltre novantadue villag-
gi abitati dai medesimi. I greci
scismatici sono più dei cattolici,
ma molto meno degli armeni scis-
matici. Vi sono in tutto il territo-
rio cinque chiese ed oratorii, ed
avvi qualche scuola di fanciulli.
Arluin, nell'Armenia maggiore,
forma due provincie, cioè quella di
Artuin propriamente detta, e quel-
la di Hodurciur: hanno diciassette
villaggi, ne' quali trovansi cattolici.
Vi risiede un vicario foraneo, come
quelli sunnominati, con trentadue
sacerdoti. Il numero de'cattolici ar-
meni si fa ascendere a quattro
mila novecento. Gli armeni scisma-
tici sono molti, ma s' ignora il loro
numero preciso. Le chiese, ed o-
ratorii pubblici sono ventinove. Vi
hanno tre scuole pei fanciulli.
Trabisonda. Vi risiedono un vi-
cario foraneo come sopra, con tre
sacerdoti. Il numero dei cattolici
armeni ascende a seicento. Gli ar-
meni scismatici sono mille e cinque-
cento, e i greci scismatici sono tre
mila. Evvi una chiesa pubblica _,
fabbricata da più di cinquecento
anni, ed ora restaurata, non che
una piccola scuola pei fanciulli.
Bursa, antica capitale dell'impe-
ro ottomano. Vi risiede un vicario
foraneo, e tre sacerdoti, uno dei
quali è monaco antoniano. Il nu-
mero de'cattolici armeni ascende a
più di trecento cinquanta. Evvi una
chiesa fabbricata nuovamente, con
annessa scuola pei fanciulli.
Ciitaja, città dell'Asia. Vi sono
due sacerdoti, con seicento cattoli-
ci, ed una chiesa nuovamente fab-
bricata, con iscuola contigua pei
fanciulli.
Bilegik, e contorni. Vi sono tre
sacerdoti, con trecento fedeli. La
chiesa è nuovamente fabbricata,
COS 125
con annessa scuola. In molte altre
città, e villaggi di Piomelia, Ana-
tolia, Ponto di Cappadocia soggette
alla chiesa primaziale di Costanti-
nopoli, a motivo di commercio, si
trovano de'cattolici dispersi, de' quali
non si sa preciso il numero. Questi
nei loro spirituali bisogni vengono
assistiti dai missionari, che si spe-
discono di tanto in tanto o da Co-
stantinopoli, o da Trabisonda.
Concila di Costantinopoli.
Il primo fu un conciliabolo de-
gli ariani, adunato nell'anno 336,
dagli eusebiani, ch'erano un ramo
di detti eretici, i quali voleano far
ricevere Ario con gran pompa in
Costantinopoli. S. Alessandro, vesco-
vo di Costantinopoli, procurò se-
parare gli eusebiani , che domina-
vano nel concilio; ma non vi l'iu-
sci. Vi si trattò l'affare di Marcel-
lo d'Ancira , vescovo di Galazia,
gran nemico degli ariani, siccome
costante amico di s. Atanasio, per-
ciò deposto, e scomunicato. Gli
eusebiani vi formarono una pro-
fessione di fede, approvando a mo-
do loro la parola Consostanziale.
Vedendo s. Alessandro gli sforzi de-
gli eusebiani affinchè Ario ritor-
nasse nella città, si chiuse nella sua
chiesa, colla faccia per terra si
prostrò a pie dell'altare, e supplicò
fervorosamente Dio di soccorso con
qualche segno luminoso. Fu esau-
dito, dappoiché mentre Ario veni-
va portato alla chiesa in trionfo,
venne colpito da subitanea morte.
Regia, e Labbé tom. II.
Il secondo fu parimenti un con-
ciliabolo contro s. Paolo, vescovo
di Costantinopoli, verso l'anno 34o.
Fabricio in Synod.
Il terzo si tenne nell'anno 35i,
Ì26 GOS
ed egualmente fu un conciliabolo
contro s. Atanasio.
Il quarto, pure conciliabolo, nel
35g, o nel 36o, venne adunato da-
gli acaciani, e dagli ariani, contro
i semi-ariani, per rovesciare quan-
to erasi fatto nel concilio di Se-
leucia. V'intervennero circa cinquan-
ta vescovi, con Acacio di Cesarea,
ed Eudossia di Antiochia alla testa.
Vi si confermò la formola di Ri-
mini, che si fece sottoscrivere con
frode. Aezio fu deposto dal diaco-
nato, e cacciato di chiesa per ob-
bedire all'imperatore Costanzo, co-
me furono condannati i dieci ve-
scovi, i quali si erano opposti. Ma-
cedonio di Costantinopoli, come reo
di omicidi , venne deposto anche
egli, ed esiliato. Molti de' vescovi
furono condannati ingiustamente,
e gli acaciani si divisero le loro chie-
se, e inviarono per tutto l'impero
la formola di Ri mini, con un de-
creto imperiale, che puniva quelli,
i quali ricusassero di sottoscriverla.
Inutilmente s. Ilario di Poitiers
illuminò Costanzo. Regia tomo III,
Arduino tom. I, Labbé tom. II,
Diz. de' Concili.
Il quinto si celebrò nell' anno
362, coU'assistenza di settantadue
vescovi. Venne deposto Macedonio
vescovo di Costantinopoli, pe'suoi
errori contro lo Spirito Santo, di
cui negava la divinità. Arduino
tomo I.
Il sesto si tenne nel 38 r, e fu il
secondo concilio generale , costanti-
nopolitano I. Venne adunato per vo-
lere del Pontefice s. Damaso I, e ad
istanza dell'imperatore Teodosio 1,
per confermare il primo concilio di
Nicea, dare un vescovo a Costanti-
nopoli, procurare la riunione delle
chiese mediante saggi regolamenti,
e riconoscere la divinità dello Spi-
cos
rito Santo assalita da Macedonio,
da Aezio, e da Eunomio ariani.
V intervennero centocinquanta, o
centottanta vescovi d'oriente, fuor-
ché d' Egitto, fra i quali eranvi
molti illustri confessori, che aveva-
no sofferto gravi persecuzioni dagli
imperatori ariani. S. Melezio, ve-
scovo di Antiochia, presiedette sul
principio al concilio, al quale pei
suoi incomodi spesso tralasciava di
assistere, laonde in sua morte sub-
entrò a presiederlo s. Gregorio di
Nazianzo, quanto modesto, altret-
tanto dotto e santo. Al dire di
Tillemont, non vi fu concilio nella
Chiesa, nel quale si trovino in mag-
gior numero de' santi, e confessori;
però ve n' erano anco di qualità
molto diverse. Massimo filosofo ci-
nico, arcivescovo di Costantinopoli
venne deposto, ed invece fu eletto
s. Gregorio di Nazianzo, suo mal-
grado; indi si rinnovò il canone
niceno, il quale prescrisse, che la
ordinazione de' vescovi d'ogni pro-
vincia si facesse da quelli della pro-
vincia stessa, o dai prelati vicini,
che si volessero chiamare. Diedero
al patriarca di Costantinopoli il
primo posto d'onore dopo quello
di Roma , perchè Costantinopoli
doveva essere considerata come la
nuova Roma. Questo canone presso
molti vescovi, e presso la santa Se-
de incontrò fortissimi ostacoli, ed eb-
be serie conseguenze, dappoiché in
vece d'una semplice dignità per la
sede di Costantinopoli, ben presto
diventò una giurisdizione molto e-
stesa.
Per confutare quelli, che nega-
vano la divinità dello Spirito Santo,
i padri aggiunsero al simbolo ni-
ceno, le parole Credo m Spiriluni
Sanctani Dominum, alle quali la vo-
ce Filioque fu aggiunta la prima
e OS
Tolta nel VI secolo dalla chiesa di
Spagna. Furono adunque aggiunte
al simbolo le parole : Doniinum vi-
vijìcantem , qui ex Patre Filìoque
procedit: qui cum Patre et Filio
simul adoratur et conglorifica-
tur, qui locutus est per prophetas.
Inoltre si formarono sette canoni,
che per lungo tempo furono riget-
tati dai vescovi occidentali, e da di-
versi santi Pontefici, come da Leo-
ne I, e Gregorio I; ma che poi fu-
rono dalla Chiesa ricevuti, e riguar-
dano le materie di cui si è parla-
to. Il quinto per altro approvò la
formola, o scritto detto il tomo de-
gli occidentali, cioè la lettera sino-
dica di Papa s. Damaso I, al con-
cilio antiocheno del 878 , ossia la
confessione di Damaso I a Paoli-
no, cioè la professione di fede sta-
bilita nel concilio romano dell' an-
no precedente, e la definizione del
concilio di Nicea , confermata in
Sardica dagli occidentali. Il sesto
regola la forma de'giudizi ecclesia-
stici j e il settimo ordina, che gli
ariani, i macedoniani, i sabatiani, i
novaziani, i tessaradecatiti, i tetra-
titi, e gli apollinaristi, che si pre-
sentano alla Chiesa, sieno ricevuti
coir unzione dello Spirito Santo, e
del crisma , di cui si ungeranno la
fronte, gU occhi , le mani ec , di-
cendo: Questo e il sigillo dello Spi-
rito Santo. In quanto agli eunomei,
ai sabelliani ec, il concilio dispo-
se, che si battezzassero come i pa-
gani, dopo le preparazioni consue-
te di catechismo, esercizi ec. Regia
t. Ili, Labbé t. II, Arduino t. I, e
Diz. de' Concili.
Il settimo venne adunato nell'an-
no 382 per sedar le divisioni di
Antiochia, di cui Flaviano era sta-
to eletto vescovo nel concilio pie-
cedenle, mentre viveva ancora il ve-
COS 127
scovo Paolino. La maggior parte
de'vescovi, che avevano composto
r ultimo concilio, si trovarono pre-
senti anche a questo, e scrissero una
lettera ai vescovi d' occidente per
iscusarsi d' andare a Roma dove
nel tempo stesso tenevasi un con-
cilio. Baluzio in Collect., Diz. dei
Concili.
L'ottavo ebbe luogo l'anno 383
per rendere la pace a questa chie-
sa. Teodosio I vi radunò da osni
parte i vescovi di tutte le sette per
riunirle,quindi tutte dall'imperatore
fui'ono condannate, meno la religio-
ne cattolica. E da ci'edersi, che quel
principe consultasse i vescovi cattolici,
i quali erano in quel concilio. Dice
Socrate, che avendo letto le loro
varie professioni di fede, rigettò tut-
te quelle che dividevano la Trinità,
e non approvò che quella del Con-
sostanziale. Baluzio in Coli., e Diz.
de' Concili.
Il nono, r anno 394, si adunò
ai 29 settembre, per la dedicazio-
ne della basilica de' ss. apostoli ,
fabbricata da Ruffino prefetto del
pretorio allora potentissimo, e che
aveva fatto adunare i vescovi per
questa cerimonia. In principio vi si
trattò della controversia tra Baga-
dio, ed Agapio, che contendevano la
sede metropolitana di Bostra nell'A-
rabia. Nettano di Costantinopoli vi
presiedette in presenza di Teofìlo
d'Alessandria, e di Flaviano di An-
tiochia. Vi si decise, che il numero
di tre vescovi, eh' è sufficiente per
r ordinazione, non bastasse per la
deposizione. Regia,, t. III, Labbe t.
II, Arduino t. I, Diz. de' Concili.
Il decimo si tenne l' anno 4°^
sui misfatti di Antonino, vescovo di
Efeso. ii>i.
L' undecimo, l'anno 40^? '" ^^'
vore di s. Gio. Grisostomo. Ma nel-
\iS cos
l'anno 4<^4 •'''' celebrò un conciliabolo
contro lo stesso s. Gio. Grisostonio,
il quale, essendo ricliiamato nella
città dall' imperatore Arcadie, dopo
la sua deposizione dal conciliabolo
di Gliene, o Chesna, fu deposto una
seconda volta. Mansi, Suppleincnt.
Cono. \.om. I. T^. il voi. XV pag.
57, col. I, di questo Dizionario. Il
concilio del 4o3 si componeva di
quaranta vescovi, e tutti a favore
di s. Gio. Grisostomo ; questi era
stato deposto ingiustamente dal con-
ciliabolo di Cbcnc per avere ricu-
sato di comparirvi, motivo per cui
r imperatore lo fece uscire dalla
città; ma dopo l'esilio di un gior-
no vi ritornò trionfante. Il falso
concilio poi pretese di far valere il
quarto canone del concilio d'Antio-
chia, che escludeva i deposti dal ri-
tornare al governo di loro chiese.
La cabala, e il risentimento del-
rirapcralrice Eudossia valsero ad in-
durre Arcadio, anche per consiglio
di Acacio di Berca, e d' Antioco di
Tolemaide, a far confinare 1* inno-
cente s. Giovanni in Cocuzo di Ar-
menia. Tutti gli aderenti di questo
santo molto soffrirono, ed Arsacc
fu eletto in sua vece. Dizionario
de Concili.
Il duodecimo si adunò nel 4'?-^
sotto l'imperatore Teodosio II, per
ordinare Sisinnio in arcivescovo di
Costantinopoli in luogo di Attico.
Vi si condannarono i messaliani. Ba-
luzio, iVbi'. Collect, Diz. de' Concili.
Il tredicesimo fu tenuto l' anno
4^8, per l'elezione di Nestorio , in
luogo di Sisinnio. zi'/.
Il quattordicesimo venne celebra-
to nel .\3i, e Massimiano prete so-
litario di gran virtù fu fatto arci-
vescovo della città, in luogo dell'i-
niquo Nestorio, deposto dal conci-
lio generale efesino. Massimiano, nel
COS
43c>,, tenne un sinodo per pon-e in
concordia le chiese di Alessandria,
e di Antiochia. Socrate lib. 7. e.
24, e Mansi t. I.
Il quindicesimo adunossi V anno
438, per la fede cattolica. Fabri-
cius.
Il sedicesimo, nel 4^9, sulla pri-
mazia pretesa dalla chiesa di An-
tiochia. S. Cirillo nelle sue lettere
fa menzione d' un concilio tenuto
in Costantinopoli relativamente ad
Atanasio vescovo di Perte, che il
Mansi nel t. I, p. 3^1 , dice cele-
brato tra r anno 44^» ^ 444*
Il diciassettesimo 1* anno 447- S.
Flaviano vi condannò Eutiche ab-
bate generale d' un celebre moni-
stero di Costantinopoli. Arduino t.
I, Diz. de' Concili.
11 diciottesimo, del 449? ^^^ ^•'^
conciliabolo in favore dell' empio
eretico Eutiche.
Il decimonono ebbe luogo nel
4^0, ed in esso il patriarca di Co-
stantinopoli Anatolio, con altri ve-
scovi, sottoscrisse una formola di fede
con Nestorio, ed Eutiche, alla pre-
senza dc'pontidcii legati di s. Leo-
ne 1, cui la mandò. Regia t. IX.
Labbé t. ITI, Arduino t. I, Diz.
de' Concili.
Il ventesimo del 4t'9 fu contro i
simoniaci, ed i seguaci di Eutiche,
e vi presiedette il patriarca Genna-
dio. iV/.
Il vigesimo primo del 478 ven-
ne convocato dal patriarca Acacio.
Pietro Fullone, Giovanni di Apa-
mea, e Paolo di Efeso vi furono
condannati.
Il vigesimo secondo è quello del
47^, che non è riconosciuto, celebrato
in grazia della riputazione di Timoteo
Eluro vescovo di Alessandria, e con-
tro il concilio di Calcedonia. Gli
eretici condannali, tra i quali il
e OS
Fnllone, si riposero nelle loro sedi.
Ptegia. t. IX, Arduino t. II.
11 vigesimo terzo si tenne l'an-
no 49^5 o 49^j ed in esso si con-
fermò il concilio di Calcedonia sot-
to il patriarca di Costantinopoli
Eufeniio, che l' avea fatto ricevere
dall' imperatore Anastasio prima di
coronarlo. Baluzió.
Il vigesimo quarto venne tenuto
nel 49^3 o 497 > ^^^ f"^' "i^ conci-
liabolo radunalo per volere del-
l' imperatore Anastasio. Si confermò
r edillo Enolìco dell' imperatore Ze-
none, ed i vescovi ebbero la viltà
di deporre, e scomunicare il pa-
triarca Eufemio, eleggendo IMacc-
donio per una vile condiscendenza
al sovrano, nemico del concilio cal-
cedouesc. Baluzio, e Dìz. de' Con-
cili.
Il vigesimo quinto ebbe luogo
nel 497» '" e*-'' Macedonio condan-
nò i difensori del concilio di Cal-
cedonia, ed è perciò che fu ritenu-
to per un conciliabolo. Baluzio.
11 vigesimo sesto, tenuto Tanno
499, è un conciliabolo, nel quale
Anastasio imperatore fece anatema-
tizzare il venerando concilio di Cal-
cedonia, e quelli che riconosceva-
no due nature in Gesìi Cristo. Ba-
luzio.
Il vigesimo settimo del 5 18,
ebbe cominciamcnto a' 9.0 ciu"uo
sotto r imperatore Giustiniano. Il
patriarca Giovanni radunò quaran-
taquattro vescovi, e gli abbati della
città in numero di cinquantaquattro,
che presentarono una supplica per-
chè fossero registrati ne'sagri ditti-
ci Eufemio, ftlacedonio, ed Acacio.
Tutti quelli, che erano stati esiliati
per questi patriarchi, furono richia-
mati, e ristabiliti ne' loro posti. I
quattro concili generali, ed il nome
di s. Leone 1, furono altresì messi
VOI. XVllI.
COS i2f)
nc'dittici. Severo antiocheno fu a-
natematizzafo coi severiani e gli
eutichiani, il che venne approvato
dal Pontefice s. Ormisda, il quale
però fece cassare dai dittici i nomi
di Eufemio, Macedonio, ed Acacio.
Regia t. X. Labbé t. IV, Arduino
t. II, Diz. de' Concili. L'ordine pon-
tifìcio fu eseguito in un'assemblea,
dove si cassarono dai dittici i nomi
di Zenone, ed Anastasio imperatori.
Il vigesimo ottavo si tenne l'an-
no 520, ed in esso ai 2 5 febbraio
fu eletto in patriarca Epifanio, in
luogo del defonto Giovanni. Il con-
cilio ne scrisse lettera al Papa s.
Ormisda. Kegia t. X. Labbé t. IV.
Il vigesimonono del 53 1 trattò
sui diritti del patriarca di Costan-
tinopoli, intorno all'ordinazione di
Stefano, vescovo di Larissa in Tes-
saglia, di cui il patriarca di Costan-
tinopoli si attribuiva la ordinazione,
come pure quella degli altri vesco-
vi di oriente. Baluzio. Nel 532 eb-
be luogo in Costantinopoli una con-
ferenza tra i cattohci, e i severiani.
Questi furono confusi a segno, che
molti rientrarono nella chiesa.
Il trigesimo, l'anno 536, fu tenu-
to dal Pontefice s. Agapito I. Vi
depose Antimo, ch'era stato fatto
patriarca di Costantinopoli, in gia-
zia de'buoni uffìzi dell'imperatrice
Teodora, per avere ricusato di da-
re una confessione di fede cattolica,
giacche Antimo era fiero nemico
del concilio calcedonese, e di ritor-
nare alla sua sede. Menna venne
consagrato dal Papa in sua vece.
Quindi; per ordine dell" imperatore
Giustiniano 1, a' 2 maggio, Menna
convocò altro concilio, cui interven-
nero sessanta vescovi, e cinquanta-
quatlro abbati de'monisteri di Co-
stantinopoli. Antimo fu citato a
comparirvi entro tre giorni, e non
9
i3o COS
essendovi comparso, si pronunziò
altresì 1' anatema contro Severo
(rAutiochia, e Pietro d'Apamea, già
condannati. Lo stesso anatema si
fulminò contro Zoaro fanatico ace-
lalo. Mansi t. I, p. 4'^> •'^'^- '''^''
Concili.
Il trigesimo primo del 538 fu
contro gli origenisti. Garnicr, De
quinta synodo. Il Dizionario dei
Concili nel 543 registra un conci-
lio presieduto da Menna, nel quale
si approvò l'editto di Giustiniano
I contro gli errori degli origenisti.
La condanna di Origene fornì oc-
casione a Teodoro di Cappadocia di
domandar la condanna de' famosi
tre capitoli.
II trigesimosecondo tenuto nel-
r anno 54B, o 546, ebbe a presi-
dente il Papa Vigilio, coli' interven-
to di circa settanta vescovi. Vi fu-
rono condannati i tre capitoli, va-
le a dire tre famosi scritti notifica-
ti alla chiesa, come ripieni delle
bestemmie di Nestorio. Questo con-
cilio però fu sciolto per le contese,
clic seguirono, dappoiché l' impera-
tore avendo condannato i tre ca-
pitoli, Teodoro di Cappadocia osò
asserire, che Pelagio legato del Pa-
pa, il quale aveva fatto condanna-
re Origene, e il medesimo che ave-
va fatto condannare i tre capitoli,
meritavano di essere bruciati. La
presenza di Vigilio in Costantino-
poli non potè rimediare al male
per cui il Judicaluni, che diede a-
gli 1 1 aprile 548 ( col quale ap-
punto condannò i tre capitoli, sen-
za pregiudizio del concilio calcedo-
nese ) , non contentò ne i seguaci,
né i contrari di tali scritti, e la
divisione continuò. Regia t. XI,
Labbé tomo V, Arduino tomo II,
Dizionario de' Concili. In questo
Dizionario si registra un altro
COS
concilio tenuto nell' anno 55 1 ,
da Papa Vigilio con tredici vesco-
vi latini. Il Papa vi depose Teodo-
ro di Cesarea, sospese dalla sua co-
munione Menna, e gli altri compli-
ci di Teodoro; e perciò sostenne
una crudele persecuzione, unitamen-
te ai suoi.
Il trigcsimoterzo fu il quinto con-
cilio generale, detto Quinto sinodo,
e costantinopolitano II, celebrato
nel 553. Il Pontefice Vigilio lo
convocò di concerto coli' imperatore
Giustiniano I , e venne presieduto
da Kutichio patriarca di Coslanti-
nopoli. I patriarchi di Alessandria
Apollinario, e Domno di Antio-
chia, ed altri vescovi di oriente vi
si trovarono nel numero di cento
cinquantacinque. Il Papa però non
v'intervenne, tanto peichè il concilio
era composto solamente di vescovi
orientali, come anche per non esa-
cerbare di piìi i vescovi occidentali,
già scandalezzati perchè egli avea
condannati i tre capitoli nel conci-
lio suddetto. Veramente il numero
de'vescovi greci doveva essere egua-
le a quello dc'latini; ma non atten-
dendo l'imperatore la promessa, e
sollevandosi i greci, il Papa si vide
costretto a pubblicarlo senza aspet-
tare i latini, a' 4 "i^gg'o nella sa-
la segreta della cattedrale. 11 conci-
lio generale pertanto condannò i tre
capitoli, gli errori attribuiti ad Ori-
gene, e quelli che li sostenevano.
Aveva Vigilio pubblicato un Cosn-
tuto, che mentre si celebiava il
concilio non si potessero condanna-
re i tre capitoli, e siccome egli
non volle acconsentire alla condan-
na fattane, venne esn'iato, finché
colla sua autorità non confermò il
concilio, con un decreto, che indi-
rizzò ad Eutichio patriarca. Da quel
tempo in poi la chiesa greca, e la-
cos
tina Io hanno considerato come e-
curaenico. Questa controversia non
riguardava la fede, ma le sole per-
sone, per cui si riconobbe eftetto
di prudenza il variar di sentimen-
to nel Pontefice, che nel Costituto
avea condannato gli errori, e ri-
spettato le persone. Questo concilio
venne confermato successivamente da
Pelagio I nel 556, da Giovanni III
nel 56o, e da s. Benedetto I nel
574. Dipoi, ricusando il patriarca
di Aquileia Elia di riconoscere que-
sto concilio, Pelagio II, dopo averlo
eccitato a mutar consiglio, lo co-
strinse colla forza per mezzo del-
l'esarca di Ravenna. S. Gregorio I,
il quale nel 590 confermò i primi
quattro concili generali, e volle che
si tenessero come evangeli, ordinò
a tutti di riconoscere, e ricevere an-
che il quinto condannando gli osti-
nati ; laonde tanto in oriente quan-
to in occidente si ebbe come con-
cilio ecumenico. Regia toni. XII.
Labbé t. V. Arduino t. III. Ba-
luzio , e Diz. de' Concili.
II trjgesimoquarto, del 56o fu
un conciliabolo di eutichiani , se-
guaci di Giuliano di Alicarnasso.
Fabricio Biblioth. graec. t. XI.
li trigesimoquinto si tenne nel
578, o 588, ed in esso Gregorio
vescovo di Antiochia fu giustifica-
to dai falsi delitti , che gli s' im-
putavano. Regia t. XIII. Labbé t.
V. Arduino t. III.
Il trigesimosesto fu tenuto nel
633, ma è considerato conciliabolo
de'monotehti. Nel 626 fuvvi cele-
brato un concilio non riconosciuto
sotto il patriarca Sergio, dove gli
acefali decisero, che in Gesù Cri-
sto vi era una sola volontà, ed o-
perazione. Diz. de' Concili.
Il trigesimosettimo ed ottavo nel
G3f) sono due conciliaboli dei nio-
COS i3i
notali ti. Ve ne furono due altri
degli stessi eretici nel 655, e nel
656 contro s. Massimo. Regia t.
Xin, Labbè t. V, Arduino t. Ili,
e Diz. de' Concili, nonché Mansi
tom. I.
Il trigesimonono venne celebralo
nel 680, ed è il sesto concilio gene-
rale, costantinopolitano terzo. Sic-
come ebbe luogo nel segretario del-
la basilica di s. Sofia, fu detto Trul-
lo o Tndlano dalla forma roton-
da della volta della sala. Altri di-
cono, che Trullus significa Duomo.
Fu convocato dal Pontefice s. A-
gatone, che vi mandò i pontificii
legati, ad istanza dell' imperatore
Costantino Pogonato. Se ne fece
l'apertura a'7 novembre, ed ebbe
compimento a' 16 settembre del 681.
L'imperatore vi si trovò in peiso-
na, e il patriarca Giorgio lo pre-
siedette: l'imperatore prese il pri-
mo posto accompagnato da tredici
ulìiziali. Alla sinistra di lui erano
i legati del Papa , e quello del
patriarca di Gerusalemme ; alla sua
destra i due patriarchi di Costanti-
nopoli, e di Antiochia: i santi evan-
geli erano nel mezzo dell'assemblea.
I padri, che v'intervennero, arriva-
rono al numero di duecentottanta-
cinque, fra' quali centosessanta ve-
scovi : i legati del Papa parlarono
i primi. Furono condannati gli e-
ditti Ectesi di Eraclio, il Tipo di
Costante, e gli eretici monoteliti, e
venne dichiarato esservi in Gesù
Cristo due volontà^ la divina e l'u-
mana, senza che perciò vi fosse
nella sua persona nulla di oppo-
sto, e di contrario, giacché la vo-
lontà umana era sempre perfetta-
mente sottomessa agli ordini del-
la divina. Sergio, occulto eretico
monotelita e patriarca di Costan-
tinopoli neir anno 625, aveva in-
i32 COS
gannato Papa Onorio I, che per-
ciò proibì si disputasse sulla que-
stione delle due volontà, ed o-
perazioni in Cristo, nel quale fatto
sebbene il Pontefice adottasse im-
provvida disposizione, non errò cer-
to in materia di fede, per cui si
vuole che questo concilio, detto / /
sinodo, non lo abbia condannalo
finché fu ecumenico, e generale,
cioè sino alla XI sessione, ma do|)0
quando già era disciolto. Sulla bil-
la difesa di Onorio I, è a consul-
tarsi quanto nella sua vita raccoKe
il IVovaes. Finahnente, al conipinicu-
to del concilio, i padri confermai (j-
no la definizione di fede con mili-
te acclamazioni. S. Leone II, che
nel 682 successe nel pontificato a
s. Agatone, confermò questo conci-
lio, e ne inviò una copia ai vesco-
vi di Spagna. Nel G84 approvò il
concilio anche s. 15enedello II. Hc-
gia t. XVI. Labbé t. VI. Arduino
t, HI, e Diz. de' Concili.
Il quarantesimo fu adunato nel
C)G2, detto comunemente Trullo per
la ragione detta in quello prece-
dente, cioè perchè si tenne in un;»
cappella del palazzo imperiale, clic
chiamavasi Trullo^ cioè volto ele-
vato in forma di cupola. Fu pure
detto Qnini-scxlii/Hj Quiid-scxtae,
come chi dicesse quinto sesto, e ciò
perchè era come un supplimento
del quinto, e del sesto concilio ge-
nerale, i quali nou avevano forma-
to canoni per la disciplina eccle-
siastica. In questo poi se ne for-
marono cento cinque, che riusciro-
no in parte famosi, e che poscia
servirono di regola universale in
molte cose a" greci, e ai cristiani
di oriente. Callinico, patriarca di
Costantinopoli, che si credeva fau-
tore dei monoteliti, persuase l'im-
peratore Giustiniano 11 a farlo ra-
COS
dunare, senza prima consultarne hi
santa Sede, giudicando gli orientali
opportuna cosa lo stabilire in que-
sto concilio un curpo di disciplina,
che servisse a tutta la Chiesa. Lo
imperatore sottoscrisse pel primo a
questi canoni, e col cinabro, privi-
legio ch'era della sua dignità; si
lasciò vacante il posto del Papa,
che allora era s. Sergio I. Di poi
sottoscrissero i quattro patriarchi, •■
tutti gli altri vescovi al numero di
duccentoundici. Ma il Pontelice, cm
l'imperatore inviò un esen)[)lare di
questo concilio, ricusò assolutamen-
te di apporvi la sua sottoscrizione,
essendo persuaso che fosse nullo, né
si curò delle minacce dell' augusto.
Giovanni Vili nel 70 j ricusò di
accettare, ed esaminare i medesimi
canoni, che gli spedi lo stesso Giu-
stiniano II, temendo recargli dispia-
cere col condaimaili. Tullavolla
Papa Costantino , trovandosi nel
710 in Costantinopoli, confermo
quei canoni del Trullano, che non
erano contrarli alla Chiesa Romana,
giacché in fatti tra essi ve ne sono
di ottimi, che i padri approvarono,
come ve ne sono di cattivi, che al-
tri condannarono. Giustamente tii
rimproverato a' greci, che in (piesio
concilio ebbero I ardire di voler so-
li regolare la disciplina tli tutta la
Chiesa , e prescrivere alla Chiesa
Pi-omana di cambiar costumanze.
r«.egia tom. XML Labbé toni. YJ.
Arduino t. Ili, e Diz. de Concili.
Eruditissima è la dissertazione De
Synodi Trullanae caussa, tc/njwrc^
loco, episcopisy aucloritatCj, scritta
dal p. Cristiano Lupo, nel t. Ili
delle sue opere.
Il quaranlesimoprimo, de II' anno
712 , è un conciliabolo di mono-
teliti. Regia tom. XVII. Labbé t.
VI.
cos
Il qnainntesimosecondo del 714
non è riconosciuto. Si celebrò dai
monoteliti contio il IV concilio ge-
nerale, sotto l'imperatore Filippico.
Diz. de Concili. Nello stesso anno
ne fu tenuto un altro da s. Ger-
mano, patriarca di Costantinopoli,
contro Sergio, Ciro, Pirro, Pietro,
Paolo, Giovanni, ed altii monoteli-
ti, ed a favore del \1 concilio
generale, sotto l' imperatore Ana-
stasio II, successore di Filippico.
llegia t. XYII, Labbc t. IV, Ar-
duino t. III.
Il quarantesimoterzo del 7^4,
in cui si trovarono trecentotrenta-
otto vescovi, si adunò per ordine
di Costantino Copronimo. Empia-
mente vi fu condannato il culto
delle sagre immagini, siccome una
idolatria. Questo è quel famoso
i:onciliabolo, che i partigiani di Co-
stantino osarono chiaojare il VII
concilio generale. Nel 73o, ai 7 gen-
naio, l'iniquo imperatore Leone l'I-
sawico avea tenuto quel concilia-
bolo, in cui fece un decreto contro
le sante immagini. Voleva ancora
indurre s. Germano di Costantino-
poli a sottoscriverlo, ma avendo il
santo ricusato di ciò eseguire, con
vituperio venne cacciato dalla sua
sede. Regia tom. XVII, Labbè tom.
VI, Arduino tom. Ili, e Diz. dei
Concili. Al conciliabolo del 754,
che veramente si tenne nel palazzo
di Hieria sulla costa dell'Asia rim-
petto a Costantinopoli, presiedeva
Gregorio di IVeocesarea, senza però
verun patriarca, né suo deputato;
ed in esso i buoni vescovi furono
anatematizzati. Vi si fecero anche
alcuni decreti sulla Trinità, ed In-
carnazione, che sono cattolici. Nel
789 venne adunato lui altro concilio,
che si dovette sciogliere per le vio-
lenze degl' iconoclasti, persecutori
COS
i33
delle sagre Immagini, assistiti dai
soldati. I cattolici finono obbligati
a ritirarsi, quantunque fossero pro-
tetti dall'imperatore Costantino, e
dall'imperatrice Irene.
Il quarantesimoquarto, l'anno
806, fu convocato per ordine del-
l' imperatore IViceforo. 11 patriarca
Nicefbro, in compagnia di quindici
vescovi, ristabilì per condiscenden-
za il prete Giuseppe economo della
chiesa di Costantinopoli, che il pa-
triarca Tarasio avea degradato nel
797, perchè avea colonato Teodo-
ra concubina dell'imperatore Co-
stantino VII, il quale aveva lipu-
diato la sua legittima moglie Ma-
ria. S. Teodoro Studita si oppose
al decreto di questo concilio, e si
separò in conseguenza dalla comu-
nione del patriarca. Regia t. XX,
Labbè tom. VII, Arduino tom. IV,
e Diz. de' Concili.
Il quarantesimoquinto ebbe luo-
go neir 808, o 8oq. Vi fu confer-
mato il matrimonio di Costantino
V II con Teodora, per lo che Pla-
tone, ed altri personaggi di gran
virtù, i quali altamente lo disap-
provarono, furono mandati in esi-
lio. Questo è un conciliabolo, e i
monaci studiti del celebre moniste-
ro di Costantinopoli, per tal ma-
trimonio soffrirono una forte per-
secuzione. Ivi.
Il quarantesimosesto , dell' anno
8 1 4? fu tenuto da s. IN iceforo pa-
triarca di Costantinopoli, con cen-
tosettanta vescovi. In esso venne
scomunicato l'iconoclasta Antonio,
vescovo di Silea nella Pamfilia. Il
p. Mansi pone tre concili di Co-
stantinopoli in quell'anno, ed ag-
giunge, che in uno s. Niceforo fe-
ce diversi canoni sulla disciplina
ecclesiastica. Dal Diz. de' Concili
si apprende, che neir8i5 fu in
i34 cos
C.ostanliuopoli un gran concilio de-
gl' iconoclasti, regnando l'imperato-
re Leone. Gli abbati di Costanti-
nopoli si scusarono d'intervenirvi,
perchè i sagri canoni vietavano lo-
ro di fare alcun atto ecclesiastico
intorno alle questioni di fede senza
il consenso del vescovo, ch'era al-
lora il patriarca JNiceforo, giacché
sapevano, che questa convocazione
tendeva a rovesciare il secondo con-
cilio niceno. I monaci, i quali si
presentarono al concilio per esporre
queste ragioni, furono cacciati, ed
inoltre si maltrattarono i vescovi
cattolici, che non vollero cambiar
sentimento. In conseguenza di que-
sto concilio tutte le pillare delle
chiese furono cancellale da per tut-
to con calce, vennero spezzati i vasi
sagri, lacerati gli ornamenti, in
somma grande fu la persecuzione
contro i cattolici. Diz. dt Concìli.
Il (juaranlesimosettimo, dell'anno
8 1 5, fu un falso concilio degl' ico-
noclasti, in cui s. INiceforo venne
deposto, e condannato . Quindi i
medesimi eretici ne convocarono
un altro, in cui confermai-ono i lo-
ro errori. Mansi, tom. I.
Il quarantottesimo dell'anno 821
trattò se i vescovi cattolici poteva-
no trovarsi nel concilio cogli ere-
tici, come proponeva l' imperatore
Michele II, il Bello, ma fu risolu-
to che no. Mansi, t. I.
Il quarantanovesimo fu adunato
neir 832, contro le sagre immagi-
ni. Fabricio.
Il cinquantesimo dell' 842, sotto
l'imperatore Michele III, e l'im-
peratrice Teodora sua madre, fu
numerosissimo , perchè in esso si
confermò il secondo niceno , e si
anatematizzarono i nemici delle sa-
gre immagini. Fu deposto Giovan-
ni l'economante di Costantinopoli,
ros
e venne sostituito in luogo di lui
Mcli)dio, che molto avea sofferto
pel culto delle sagre immagini. Sic-
come il rislabili mento di queste se-
guì nella seconda domenica di qua-
resima, in appunto i greci in tal
giorno ne celebrarono per memoria
una festa chiamata Ortodossia. Re-
gia t. XX, Labbé t. VII, Arduino
t. IV.
Il cinquantesimoprimo adunossi
l'anno 854- Gregorio, vescovo di
Siracusa, vi fu deposto da s. Igna-
zio patriarca di Costantinopoli , il
quale perciò soffrì anch' egli questo
sfregio per opera di Gregorio. Da
ciò ebbero origine sinistre conse-
guenze. Labbé tom, Vili, Arduino
tom. V.
Il cinquantesimosecondo venne te-
nuto mentre era assente s. Ignazio,
per condannarvi i fautori di Gre-
gorio di Siracusa.
Il cinquantesimoterzo fu celebra-
to neir858, ed è tenuto per falso
concilio, giacche a Gregorio di Si-
racusa già deposto riuscì di far de-
porre s. Ignazio, e di sostituirgli
Fozio, dotto, ma scaltix), ambizioso,
ed ipocrita. Regia t. XXII, Labbé
t. V, e Dizionario de^ Concili.
Il cinquantesimoquarto ed il cin-
quantesimoquinto si tennero il pri-
mo nell'86i, e il secondo neir867
dallo scismatico Fozio, ch'.ebbe l'ar-
dimento di scomunicare il Pontefi-
ce s. Nicolò I. Nel primo si tro-
varono trecentodiciotto vescovi, com-
presi i legati del Papa, tutti timo-
rosi per le violenze , che avevano
sofferto, laonde si arresero alla vo-
lontà di Fozio, per conto della de-
posizione di s. Ignazio. L' impera-
tore Michele III assistette a questo
concilio, con tutti i magistrali , e
con numeroso popolo. Questo prin-
cipe aveva sorpreso il Papa Nicolò
cos
I per la convocazione di questo
concilio, con lettere artifiziose, e con
doni. S. Ignazio vi comparve vesti-
to da monaco, e caricato di ingiu-
rie dall'augusto, che lo fece deporre
collo spoglio del sagro pallio, e de-
gli abiti sagri, dicendogli eh' era
indegno sacerdote. Regia t. XXII,
Labbó t. Vili, Arduino t. V, e Di-
zionario de' Concili.
Il cinquantesimosesto fu deir867.
Fozio vi venne deposto, e mandato
in esilio, e s. Ignazio ristabilito.
Pagi ad an. 867.
Il cinquantesimosettimo fu l' ot-
tavo concilio generale , costantino-
politano quarto, celebrato nell'BGg
per comando del Pontefice Adria-
no II, e dell' imperatore Basilio, il
Macedone. S'incominciò a' 28 ot-
tobre, e terminò a' 28 febbraio
dell' 870. Il Papa all'invito di Ba-
silio di rimediare ai gravi mali fatti
dall'empio Fozio, e di restituire la
calma all' oriente, scrisse due let-
tere, e inviò al concilio tre legati.
L'apertura ebbe luogo nella chiesa
di s. Sofia a' 5 ottobre. Nel primo
posto furono collocati i legati , ai
quali l'imperatore avea fatto gran-
di onori nel loro ingresso in Co-
stantinopoli, dappoiché questo prin-
cipe pi-ese dalle loro mani le let-
tele di Adriano II, le baciò, e
dopo aver abbracciato i legati , li
pregò ad interessarsi a ristabilire la
pace della Chiesa. Dietro a loro vi
erano Donato, e Stefano vescovi, e
il diacono Marino , poi s. Ignazio
patriarca di Costantinopoli , indi i
legati dei patriarchi di Antiochia,
e di Gerusalemme. V intervennero
inoltre l'imperatore Basilio con Co-
stantino suo figlio, e venti patrizi,
i tre ambasciatori di Lodovico, il
Balbo, imperatore d'occidente, non
che gli ambasciatori di Francia, e
COS
;?5
(li Michele re di Bulgaria. I vesco-
^i erano piìx di cento. Fozio alle
accuse non rispose che con passi
scritturali male applicati; e quan-
do gli fu letto il monitorio invi-
tando luij e i suoi partigiani a sot-
tomettersi al giudizio del concilio
sotto pena di anatema , soggiunse
con isfacciata ipocrisia, che non avea
niente da rispondere a quelle ca-
lunnie. I libri di lui, massime con-
tro il Papa s. Nicolò I, e contro
s. Ignazio , vennero bruciati nel
mezzo dell' assemblea. Si discoper-
sero tutte le furberie di Fozio , e
i maneggi da lui fatti per separa-
re la Chiesa di oriente da quella
di occidente ; si ricevettero le abiu-
re di molti iconoclasti ; si ristabi-
lirono i vescovi , i preti , e i dia-
coni, ch'erano caduti nella perse-
cuzione di Fozio, dopo aver loro
imposto una soddisfazione; molti
vescovi del partito di Fozio si sot-
tomisero al concilio, e ottennero il
perdono, e si terminò ripetendo gli
anatemi pronunziati contro Fozio.
Vi si approvarono i sette conci Hi
generali precedenti, a'quali si aggiun-
se quest' ottavo ; si approvò ancora
la condanna pronunziata già contro
Fozio dai Papi Nicolò I, e Adria-
no II; si lessero ventisette canoni
fatti dal concilio, e si pubblicò la
sua definizione di fede. Questa de-
finizione contiene un' ampia confes-
sione di fede con anatema contro
gli eretici, particolarmente monote-
liti, e iconoclasti; ed i padri del
concilio manifestarono il loro una-
nime consenso con replicate accla-
mazioni. Coir ultimo canone si or-»^
dinò ai monaci, e frati fatti vescovi,
che portino visibilmente l'abito del
loro Ordine. La condanna di Fo-
zio fu sottoscritta con penna in-
tinta nel sangue di Gesù Cristo ,
i36 COS
come dice il Baronio all'anno 8(19,
11. 39. Nella vita di Teodoro , a
pag. 26, si rammentano esempi di
altre simili sottoscrizioni. Sottoscris-
sero prima i legati del Papa , poi
il patriarca s. Ignazio reintegrato
nella sede costantinopolitana , indi
Giuseppe legato di Alessandria, Tom-
maso arcivescovo di Tiro, rappre-
sentante la vacante sede di Antio-
chia, ed Elia legato di Gerusalem-
me. In appresso sottoscrissero 1 im-
peratore, e Costantino e Leone suoi
lìgli, finalmente i vescovi nel nu-
mero suddetto, pochi riguardo alla
quantità dei dipendenti dall'impe-
ro , per la maggior parte deposti
da Fozio. Regia t. XXII, Labbé
t. YIII, Arduino t. V, Dizionario
de' concila, e Leone Allazio, De
octai'a synodo photiana , Romae
16G2.
Il cincjuantesimottavo si tenne
l' anno ^79. Questo falso concilio,
0 conciliabolo , impropriamente è
chiamato l'VIlI concilio generale
da quei grecij che con enorme em-
pietà rigettano il precedente, quan-
tunque il solo vero concilio gene-
rale ottavo. Fu radunato dagl' in-
trighi di Fozio, che con artifizi
avea guadagnato l' animo di Basi-
lio, come si disse di sopra, e dal-
l' esilio era stato riporto nella sede
di Costantinopoli ; e con minacce,
arti, e doni guadagnò la maggior
parte de' vescovi. Fozio, per coprire
le sue imposture, convocò questo
conciliabolo, e lo rese numerosissi-
mo, facendo entrare nei suoi inte-
ressi i legati dei patriarchi di orien-
te, e quelli di Papa Giovanni Vili.
1 vescovi intervenuti ascesero a 38o,
o 385. Fozio vi presiedette. 11 Car-
dinal Pietro legato apostolico, che
fece i complimenti al concilio in
nome del sommo Pontefice, e disse
COS
che voleva tener Fozio per fratello,
poi gli rimise i pontificii donativi.
Zaccaria, vescovo di Calcedonia,
pronunziò un elogio pieno di adu-
lazione in favore di Fozio, ed i
vescovi applaudirono a tali stoma-
chevoli lodi, e nelle acclamazioni si
nominò Fozio prima del Papa.
Quindi fu letta al concilio la lette-
ra di Giovanni Vili interamente
alterata in tutto quello ch'eia a
pregiudizio dell' indegno patriarca,
senza che i suoi legali trovassero al-
cuna cosa degna di essere contrad-
detta. Venne giustificato il reingresso
di Fozio come fosse succeduto con
quiete e tranquillità, ed egli stesso
nel fare la propria apologia ebbe
r impudenza di dire, che contro sua
voglia era ritornato alla sede, e che
r imperatore ve lo avea obbligato.
Ninno si oppose, perchè tutti erano
ingannati, sedotti, o guadagnati. Si
condannarono i concilii contro Fo.
zio, e si propose di eleggere per pro-
fessione di fede quella del concilio
di Nicea. L'imperatore fu presente
al concilio; ma l'iniquità non trion-
fò lungamente. Conosciutosi 1' erro-
re, Giovanni Vili proscrisse gli
atti di questo falso concilio, e con-
dannò r iniquo Fozio. Quintli, dopo
la morte dell' imperatore Basilio ncl-
r 88G, il successore Leone lY iljìlo-
sojb, siccome perfettamente di tutto
istruito, fece scacciar Fozio dalla
sede di Costantinopoli, e lo esiliò
nel monistero degli armeni, ove
morì. Regia t. XXIV, Labbé tom.
IX, Arduino t. VI, Mansi t. I,
Diz. de Concili , de Marca lib. 3,
de Concord. Sac. et Iniper. cap.
i4, § 4) 6 il p. Nardi, Vita dei
Pontejici, t, II, p. i5.
Il cinquantesimonono fii adunato
l'anno 901, ed è un pseudo con-
cilio, perchè Nicola il Mistico^ pa-
cos
trinici di Cosfaiìlinopoli, (^fnidiinnò
le «jiiartc nozze, in oa.asioiiL' clie
1' inipcraloic Leone /'/ filosofo a\ea
sposato la qiiai (a moglie. Labhe t.
IX.
11 sessantesimo dell' anno 944 f"^'
il conciliabolo, in cui si depo>e
Trifone monaco, che l' impeialdre
Costantino YIII a"vea fatto eleggere
patriarca di Costantinopoli, per ri-
tener cpiesta dignità finché il pro-
prio figlio Teofìlatto, allora assai
giovane, fosse in età di possederla.
Regia t. XXV, Labbé t, IX, Ar-
duino t. VI.
Il sessantesimoprimo si convocò
nel 963, nel quale l' imperatore
INiceforo Foca fu assoluto dalla
scomunica, che il patriarca Poliuto
avea fulminato contro di lui, per-
chè aveva due mogli, e perchè a-
veva tenuto al battesimo un figlio
della seconda. L'imperatore, avendo
giurato di essere innocente dei due
falli che gli s' imputavano, venne
assoluto dai padri del concilio. Nel-
l'anno 969 ebbe luogo una celebre
disputa in Costantinopoli , tra i
cattolici, e i giaeobiti, per ordine
dell'imperatore Kiceforo. Renaudot,
Liturgie orientali t. II, p. 4*^9 5
Assemani, Biblioteca orientale tom.
II, p. i33; e Mansi, Supplim, t.
I, p. 1 1 59.
Il sessantesimosecondo si celebrò
l'anno 975, etl in esso il patriarca
Basilio convinto di delitto, fu de-
posto, e Antonio Studita venne
surrogato invece di lui. Baronio a
dello anno.
Il sessantesimoterzo del 1026
si celebrò dal patriarca Alessio, per
iscomunicare i sediziosi. Mansi in
ap pelici, t. I.
Il sessantesimoquarto fu aduna-
lo nel 1027, in cui il patriarca
Alessio condauuò l'abuso di vendc-
COS 137
re, o trasmettere il dominio dei
monisleii. Ivi.
Il se>santesimo<|uinto fu del
1028, nel quale il sopraddetto pa-
triarca fece alcuni regolamenti pei
vescovati. Ivi.
Il sessantesimosesto del io J2, ia
cui il famoso patriarca Ccrulario
proibì le nozze tra parenti, sino al
settimo grado. Ivi.
Il scssantesimosettimo fu aduna-
to l'anno io')4 contro la Chiesa Ilo-
inana da Michele Cerulario. Ivi.
Il sessantottesimo del 1066, sot-
to il patriarca Silìlino decise che
non eravi diderenza tra il matri-
monio, e lo sposalizio Icgiltinio,
quanto agl'impedimenti del matri-
monio, coi parenti della persona,
che si sarebbe sposata, o colla f(ua-
le si fosse fidanzato. Mansi. Ivi.
Il sessantanovcsirao dell'anno 1067
versò sulla stessa materia. Ivi,
Il settantesimo adunossi nel 1081,
versò su due cugini, l' uno dei qua-
li avea sposata la madre, e l'altro
la figlia : il secondo matrimonio fu
dichiarato nullo. Ivi.
Il settantesimoprimodel 1086, sot-
to il patriarca Nicola, riguardò gli or-
dinandi, e quelli che ordinavano. Ivi.
Il settantesimosecondo fu del
medesimo anno. In esso venne rap-
presentato all' imperatore Alessio
Comneno, non essere permesso dai
sagri canoni lo smembrare i ve-
scovati dalle metropoli. Ivi.
Il settantesimoterzo l'anno 11 10
fu tenuto contro i bogomili, pei
quali ebbero luogo altri concili nel-
lo stesso anno. Colet, in Collect.
i'eneto-Lahbeana. Nel 11 4© in al-
tro concilio furono condannati gli
scritti di (Costantino Crisomalo, pie-
ni di novità, e stravaganze, come
dell'eresie degli entusiasti, e dei bo=
gemili, Diz. de" Concili.
i38 COS
Il scllMiilesimoquarlo di\l ii4^
venne incominciiito a' 20 agosto dal
palriaica Michele Oscita nel palaz-
zo Tomaito, contro due pretesi ve-
scovi ordinati contro i canoni, e
perciò deposti, le cui ordinazioni fat-
te dal solo metropolitano, furono
dichiarate nulle. Furono pure con-
dannati perchè della setta de'bo-
gomili • Arduino t. VII, Leone
Allazio, Const. 1. i i, e. 12, p.
671.
II settantesimoqninto del i i47
contro i bogomili. Nel Diz. de'Con-
cilii si legge che, nel ii43, in
Costantinopoli venne celebrato il
primo ottobre altro concilio, in cui
si condannò il monaco Nifone ad
essere chiuso in monistero; e che
nel I 144 a' 21 '2 febbraio s'incomin-
ciò altro concilio, nel quale Nifone
fu condannato, per aver detto, tra
l(! altre cose, anatema al Dio degli
ebrei ; indi rimase nel detto ritiro
in tutto il patriarcato di Michele
Oscila. In oltre si legge, che nel
I f47, ad istanza dell'imperatore
IManuello, il patriarca Cosimo fu
deposto, per aver messo in libertà
Nifone, di cui sosteneva le opinioni.
Il settantesimosesto si celebrò
l'anno 1146 contro Sotero, elotto
vescovo d' Antiochia in Siria, ed
alcuni altri, i quali dicevano che
otfrivasi il sagrifizio al Padre, ed
allo Spirito Santo, ma non al Ver-
bo, perchè egli stesso era l'offerente,
per timore che non si ammettesse-
ro con Nestorio due persone in
Gesù Cristo. Ai'duino t. VI.
Il settantesimosettimo fu adu-
nato nel II 66 d'ordine dell' impe-
ratore Mannello, e composto di
cinquantasei vescovi. Demetrio di
Lampeno, borgo d'Asia, che accusa-
va i tedeschi di pensar male sulla
natura divina, e declamava contro
COS
quelli, i quali dicevano che il Fi-
gliuolo di Dio è insieme uguale al
Padre, e minore del Padre, fu e-
siliato co' seguaci dell* errore. Il
concilio fece nove canoni, il primo
de' quali dice anatema a coloro,
che non prendono nel vero senso
le parole de' santi dottori della
Chiesa, e che falsamente interpre-
tano ciò, ch'essi hanno con chia-
rezza spiegato colla grazia dello
Spirito Santo. Vi si proibirono al-
tresì i matrimoni fino al settimo
grado di pai'entela inclusivamente.
Arduino t. VI, Mansi t. Il, Leone
Allazio Const 1. II, e. 12, n. 4-
Nel Diz. de Concili si dice, che
il concilio sui matrimoni fu diver-
so; ma celebrato nello stesso anno
da Luca patriarca di Costantinopo-
li, con trenta mi-tropolitani.
Il settantottesimo si celebrò l'an-
no ri 68, in cui i greci si separa-
rono interamente dalla Chiesa P1.0-
mana. Arduino t. XI.
Il settantesimonono fu adunato
nel 1261, in cui ingiustamente
venne deposto il patriarca Arsenio.
Pachimer lib. 3.
L'ottantesimo, e 1' ottantesimopri-
mo si tennero nell'anno 1277, ed
in essi il patriarca Vecco o Bec-
co professò la fede romana , e
scomunicò tutti gli scismatici. Pa-
chimer mette pure nel medesi-
mo anno un conciliabolo di scis-
matici in Costantinopoli. Arduino
t. VI. //. Diz. de' Concili ripor-
ta, che a'26 maggio 1274 si cele-
brò un concilio, in cui Giovanni
Vecco, autore della riunione coi la-
tini, di concerto coli' imperatore
Michele Paleologo fu eletto patriar-
ca di Costantinopoli , e ordinato il
dì della pentecoste. Di più si legge
nel detto Dizionario, che nel 1277,
come rilevasi dalla lettera del Vec-
cos
co al Papa Giovanni XXI, tal pa-
triarca fece una cattolicissima pro-
fessione di fede, riconoscendo i sette
sagramenti, e il resto di ciò, che
crede la Chiesa romana.
L'oltantesimosecondo del 1280
incominciò ai 3 maggio. Lo presie-
dette il patriarca Yecco, con otto
metropolitani, ed altrettanti arcive-
scovi. In esso venne dichiarato, che
il referendario delia chiesa di Co-
stantinopoli, avea tolta la particella
ex dall'omelia di s. Giegorio Kis-
seno sul Pater, che comincia con
(jueste parole : Cimi adduceret ma-
gniis Moyses. etc. Spiritus vero
Sanctus, et ex Patre dicitur, et ex
Filìo esse affirmatiir, poiché quella
particella provava evidentemente,
che lo Spirito Santo procede dal
Figlio. Lo zelo del Vecco per la
riunione, e la giustificazione della
dottrina dei latini iiritava sempre
più gli scismatici contro di lui, e
l'imperatore Michele Paleologo li
metteva alla disperazione coi sospet-
ti, e colle crudeltà. Labbé t. XI
Arduino t. VII. D'iz. de Concili.
Del conciliabolo, ottantesimoter-
zo de' Concili, del 1283, si tratta
al volume XV, p. iSy, in fine del-
la colonna 2. da del Dizionario.
L'ottantesimoquarto, nel 1284,
venne convocato dagli scismatici, e
perciò fu conciliabolo. Mansi t. Ili,
e r annalista Rinaldi a detto anno.
L' ottantesimoquinto , nell' anno
1280, versò sopra un passo del
decimoquinto capitolo del primo
libro della fede ortodossa di s. Gio.
Damasceno. Arduino t. VII.
L'ottantesimosesto, nel 1297, ven-
ne convocato pegli anatemi scaglia-
ti dal patriarca Anastasio nel lasciar
la sua sede, contro 1' imperatore
Michele Andronico. Mansi, t. 3.
L' ottantesimosettimo del i2()9
COS 189
servì a giudicare valido \\ matrimo-
nio del principe Alessio, sebbene lo
avesse contratto contro la volontà
dell' imperatore, eh' era insieme suo
zio, e tutore, ivi.
L'ottantottesimo dell'anno 1840,
e l'ottantanovesimo del i34i, furo-
no due pseudo-concili a favore di
Giorgio di Palama, vescovo di Tes-
salonica, e de'seguaci de'suoi erroii.
Ivi, e r annalista Rinaldi all' anno
i34i.
Il novantesimo del i345 versò'
sullo stesso soggetto. Boivain in no-
tis ad JSìcejììiontm Gregor. Manca
nelle collezioni.
Il novantesimoprimo, dell'anno
i347, fu falso concilio, nel quale
si depose il patriarca Calaca, e si
approvarono gli errori di Gregorio
di Palama. Lambecio, in Bihlio-
theca Caesaraea, t. VI. Ve ne fu
ancora un altro nel medesimo an-
no, e sullo stesso soggetto. Canta-
cuzeno 1. 3. Storia, e Leone Alla-
zio. De consensione.
Il novantesimosecondo, si celebrò
l'anno i35o, in favore di Grego-
rio di Palama. Combefis, in Jctu-
ar., Arduino VII, e XI,
Il novantesimoterzo nel i3>i ,
contro Gregorio di Palama, seppu-
re non è il precedente perchè fu
a suo favore, e perciò non ricono-
sciuto. Questo capo de' quietisti del
monte Athos diceva , che cogli oc-
chi del corpo vedeva l' essenza di-
vina ; eh' ella era apparsa a molti
santi come ai martiri nelle perse-
cuzioni; che gli apostoli la videro
sul monte Tabor nella trasfigura-
zione ; che quello splendore era lo
stesso Dio, e che i santi potevano
vederla cogli occhi del corpo. La
dottrina di Gregorio fu approvata
dal concilio, che componevasi di so-
li vescovi di Tracia radunati dal-
ilo e OS
r impoialorc Giovanni Canlacuzcno,
per <]niclarc i luihitli della (ireeia,
quindi fu imposto silenzio a'catlo-
lici, tra'quali i due vescovi di Efe-
so, e di Ceno luiono deposti, e spo-
gliali delle divise della loro dignità;
M fecero quattro sessioni. Arduino
t. VII. Niccph. Greg. 1. i8. e. 3,
Cantacuz. 1. 4- c- i^-
Il novantaquattresirao, dell'anno
i4P, servì a deporre il patriar-
ca IMelrofanio, siccome zelantissimo
dell' unione della chiesa greca alla
santa Sede. Allazio, de couscnsio-
nc j. 3.
Il novantaeinquosirao si tenne
l'anno ì/\5o eontio la delta unione,
ad onta t;lie l'imi uro l'osse minaccia-
lo dalia l'orniiilabile potenza ottoma-
na, che, nel i4^3, ne compì il con-
quisto. Labbé t. XIII, e Arduino
t. 1\.
Il novantesimose>to, del i4j*> ^^^
circa, non è riconosciuto. Fu tenuto
contro la riunione de'greci coi la-
tini, elìèttuala nel concilio genera-
le di Firenze celebrato da Euge-
nio IV. A i fu deposto Gregorio pa-
triarca di Costantinopoli, e in sua
vece venne sostituito Atanasio in
presenza dc'palriarehi d'Alessandria,
d" Antiochia, e di Gerusalemme. Diz.
de' Concili.
]Nel novantesimoscllimo del )5G"),
fu deposto il patriarca Giosa fat-
to, per colpa di simonia. Il Len-
glet chiama (juel patriarca col no-
me di Giuseppe, Labbé t. XV. Ar-
duino t. X.
Il novantesimoltavo fu celebra-
to nel iG38, ed in esso Cirillo di
Berea, patriarca , condannò il suo
predei;essore Cirillo Lucario, e la
sua confessione di fede. Arduino.
t. X.
11 novantesimonono, del i04i,
fu convocalo dal patriarca di Co-
COS
stanlinopoli Partenio, per condan-
nare i sentimenti, e gli errori cal-
vinisti di Cirillo Lucario.
INcI centesimo del 1642, Parte-
nio condannò gli errori come nel
precedente concilio.
COSTANZA, Conslnndcn. Sede
vescovile in partibux, nella Celesiria,
sulìraganea della metropolitana di
Lostra nella provincia di Arabia,
patriarcato di Antiochia. I concili
fanno menzione di due vescovi di
Costanza, Constantia. Per morte
di monsignor Vincenzo Paccaironi,
vescovo in partilms di Costanza, il
Papa regnante, nel concistoro dei
9.7 gennaio 1842, ne ha conferito
il til<jlo a monsignor Giuseppe
Ilurlado de INIendoza prete ameii-
cano di Cordova nel Tucaman.
COSTANZA, Constantia. Città
vescovile di Mesopolanna , nella
diocesi d'Antiochia sotto la metr(j-
poli di Amida, i'abbricala dall' im-
peratore Costanzo, lo stesso anno
che rifabbricò, e fortificò Amida.
COSTANZA , Constantia , seti
Costantina. Città vescovile del |)a-
triarcato d'Antiochia, delia provin-
cia di Osroena, sotto la metropoli
di Edessa. La sua erezione rimonta
al sesto secolo, e nel XIV secolo
si trovano due vescovi latini. Evvi
ancora una sede vescovile della
provincia di Tracia, chiamata Co-
stanza, il cui vescovato fu fondalo
nel IX secolo, ed assoggettato al
metropolitano di Filippopoli.
COSTANZA (Constantien.). Città
vescovile di Germania nel gran
ducalo di Baden, antica capitale
del vescovato di tal nome, ora ca-
po luogo del circondario di Lago,
e Danubio, e di baliaggio, posta
sulla riva meridionale del lago
detto di Costanza, nel punto ove
il Reno esce per entrare nel la-
cos
go inferiore, separando la città dal
borgo di Petershausen. 11 detto la-
go è chiamato pure Bonensee, Bri-
gantinusj Bodamicus lacus, Acro-
nius lacus, ed un tempo fu appella-
to marediSvevia. In faccia alla cit-
tà di Costanza questo lago si divi-
de in due rami, l'Unter-see, lago
inferioi*e, che rinchiude l' isola di
Reichenau, e 1' Lberlingen-see, det-
to lago di Uberliiigen, nella quale
sta quella di Meinau. Il lago di
Costanza è assai abbondante di
pesce, e quindi assai attiva n' è
la pesca, e la sua navigazione. Le
sue rive, generalmente poco elevate,
e seminate di città, ville, castelli,
jiraterie, e boschi, offrono la pro-
spettiva più dilettevole, ed i punti
di vista più belli e variati.
Costanza, compiendendo il sob-
boigo di Petershausen, situato sulla
riva destra del P>.eno, e col quale
comunica per mezzo di un ponte
di legno, ed i suoi due altri sob-
borglii di Rreuzliugen, che com-
prendeva l'abbazia del suo nome,
ed il Paradiso, occupa uno spazio
considerabile; è fortificata ed assai
l)ene costrutta. Sono degni di men-
zione il castello ducale, l'episcopio,
nel quale vi sono bei quadri, e la
cattedrale ; tutti edificii gotici. Dal-
l' alto del campanile della cattedra-
le si gode una veduta magnifica
della città, dei due laghi, e delle
montagne di Voralberg, e dell' Ap-
penzel. Una piastra, posta all'in-
gresso di detta chiesa, indica il
luogo in cui Giovanni IIuss ascoltò
la sua sentenza di morte e fu de-
gradato ; più lungi si vede la sua
statua colossale che monta una cat-
tedraj facendovi ridicole contorsioni.
Il convento dei domenicani, quivi
ammessi nel i235, ed in cui si
tenne il famoso concilio, fu trasfcn-
COS i|i
mato in una fabbiica di tele: vi si
vede ancora la prigione dell'empio
Huss, i ramponi di ferro ai quali
fu attaccato, e la pietra che gli
servì di sedile, prima di essere
condotto sulla piazza pubblica, ove
fu abbruciato vivo il G luglio
i^\5; e Girolamo di Praga suo
discepolo il 3o maggio i4i6.
Questa antichissima città, credu-
ta da alcuni il J itodorum de"li
antichi, da altri Ganaudunuin, V
Harudunum di Tolomeo, ricevette
il nome ed ebbe origine, secondo
il parere dei più, da Costanzo Clo-
ro, padre di Costantino il grande,
o da Costanzo figlio di quest' ulti-
mo. Sembra però, che sia stata fon-
data in questo luogo, affine di avere
una piazza forte, che mettesse quella
frontiera al sicuro, e tenesse in
soggezione i popoli dell' Alemagna.
Questi per altro la saccheggiarono,
e lo stesso fece Aitila nel 4i4-
Divenne quindi un semplice villag-
gio sotto i re di Francia della
prima stirpe. Dagobcrto vi aveva
una casa di campagna, per cui ne-
gli antichi atti è nominala, T illa
regia Dagoherti regis. Piipi-ese Co-
stanza il titolo di città quando vi
fu eretta la sede vescovile: tutta-
volta neir anno 854 era poco con-
siderabile. Successivamente fu accre-
sciuta, e fortificata in modo, che nel
q38 potè resistere agli assalti degli
ungheri. In questa città si tennero
le diete dell' impero negli anni
io43, 114^3 ii53, 1 183 e i5o7.
iSel i3i4 corse pericolo di essere
interamente incendiata. Per un tem-
po la città si governò in forma di
repubblica, e, per meglio conservare
la sua libertà, si confederò colle al-
tre città di Zurigo, Lindau, ed U-
berlisgen. In progresso divenne cit-
tà imperiale del circondario di
i42 cos cos
Svevia, sino all'anno i548, in cui il 490, <J'^ "" s. Berto. Nel secolo
fu messa al bando dall' imperatore decimo fiorì s. Corrado vescovo di
Carlo V, per avere nel loaS ab- Costanza dell' illustre casa Guelfi
bandonata la reliirione cattolica, e di Germania. Nel XVI il vescovo,
favorita la riforma ; bando di prò- eh era pure principe sovrano, fu
scrizione, che si meritò per avere obbligato di abbandonare Costanza,
rifiutato di ricevere il famoso //i- e fissò la sua residenza a Meisburg.
tenia. Ferdinando I, nel i549, '^ *"''^ *''*^ dèstra del lago, quan-
pose una guarnigione, sotto il titolo tuiujue sia rimasto il capitolo nella
di protezione; ma veramente con città. Talvolta risiedeva il capitolo
questo passo la sottomise di fatto nel sobborgo di Petershausen. Il
alla casa d' Austria, alla quale ne vescovo di Costanza era principe
fu confermato il possesso nel iS^g, dell'impero, ed avea la sua can-
alla dieta di Augusta, possesso che celleria, i suoi ufllziali ereditarli,
conservò in seguito, sino a che nel ma non aveva nessuna giurisdizio-
trattato di Presburgo del i8o5 fu ne temporale nella città,
ceduta dall'Austria al gran duca Apparteneva Costanza al circolo di
di Baden. Nel i633 Costanza fu Svevia, ed il vescovo aveva voto nel
indarno assediata dagli svedesi sotto consiglio dc'principi. Godeva i reddi-
il comando del maresciallo Horn. ti dell' abbazia di Reichenaw sul la-
Rese sopra tutto celebre il nome go, di (piella di VValdsassen, e della
di Costanza il gran concilio tenuto- prevostura di Oeningen. Dicesi che
vi dall'anno 1414? sino al i4'8, i suoi redditi montassero ad annui ;
che per ultimo descriveremo, e che scudi ventimila. Inoltre era il ve-
mise fine al piìi lungo ed orrendo scovo cancelliere dell' università di
scisma. In esso fu scomunicato un Friburgo in Brisgovia, la quale era
antipapa, fu deposto Giovanni XXII 1, stata trasferita in Costanza nel 1667
rinunziò Gregorio XII, e fu eletto dopo che Friburgo era stato preso
Martino V, Colonna, romano, con dai francesi. Il vescovo di Costanza
giubilo universale. Della tanto ri- era parimenti direttore del circolo
nomata pace di Costanza ivi con- di Svevia, in uno al duca di Wir-
chiusa nel 1189, si tratta al voi. temberg. Nel 1567 il vescovo pub-
IV, p. 28 del Dizionario. blicò delle ordinanze sinodali.
La sede vescovile di Costanza è La diocesi di Costanza in pro-
antichissima, e vuoisi da alcuni gresso di tempo divenne la più
farne risalire la fondazione al tem- considerabile della Germania , e
pò degli apostoli. Prima il vescovo comprendeva una gran porzione
e la sede erano presso Baden a della Svizzera, ove possedeva in
Windish o Findimissa, cittadella proprietà delle terre. Nel 1802 il
Svizzera rovinata poi da Childerico vescovato fu secolarizzato, e dato,
II; ma verso l'anno 570, ovvero, come si disse, qual principato alla
come dice Commanville, nell' anno casa di Baden. L' ultinio suo prin-
597, il vescovo trasferì la sede cipe vescovo fu Carlo di Dalberg,
in Costanza, restando però sufFra- morto nel 1 8 1 7 ; il perchè Papa
ganea della città di Magonza. Fin- Pio VII colla bolla: Provida so-
diniissa, o Findonissa era stata lersq ne roma norum Ponti/icum, data
eretta nel quarto secolo o verso XMII kalcndas septembris 18?. i,
cos
F ne soppresse la sede. La vastità e
grandezza di questa diocesi consi-
steva in questo, che, oltre alla cat-
tedrale, conteneva ventidue collegia-
te, circa trecento cinquanta moni-
steri, de' quali quarantanove aveva-
no il titolo di abbazia, e da circa
mille ottocento parrcftchie, divise
in sessaiitasei decanati, i quali com-
prendevano insieme, nel i^io, sino
a mille e settecento preti. Le ab-
bazie della diocesi erano delle più
considerabili di Germania. Se ne
contavano venticinque dell'Ordine
di s. Benedetto, sei dei premostra-
tensi, tredici dei cistcrciensi, e cin-
que de' canonici regolari di s. Ago-
stino. Ancora esiste l'abbazia nullius
del monistero della b. ^ ergine
Maria de ^laristella, vulgo Wettin-
gen dell'Ordine cistcrciense già di
questa diocesi, ed ora di quella di
Basilea. Il Papa regnante, nel con-
cistoro de' 1 7 decembre 1 84o, con-
fei'ì il monistero di Maristella al p.
(abbate Leopoldo Hocle. Vi sono in
esso al presente venti monaci, e sei
conversi. La chiesa abbaziale è de-
dicata all'Assunzione di Maria in
cielo, e r abbate ha la giurisdizio-
ne sopra sei monisteri , e paga
duecento fiorini di tasse alla can-
celleria apostolica, allorché viene
preconizzato in concistoro. Il capi-
tolo della cattedrale era composto
di ventiquattro canonici, che aveva-
no diritto di assistere al coro, e
voce in capitolo, e di quattro can-
didati, che aspettavano il primo
posto vacante. Le sue dignità erano
quattro, cioè il prevosto , il decano,
il cantore, ed il tesoriere. Il vesco-
vo conferiva le prebende mentovate
congiuntamente al Pontefice, cia-
|| senno però ne' suoi mesi : ma gli
' investiti di fiesco dovevano aspetta-
re cinque amii prima di godere i
COS 143
frutti delle medesime prebende, e
niuno n' era escluso, purché fosse
nobile, o dottore, o licenziato, e
che fosse nato nella diocesi di Ma-
gonza, o nelle diocesi suifiaganee
di quella metropoli. La chics.a cat-
tedrale dedicata a s. Stefano è ma-
gnifica, ed ha un'alta torre.
Concili di Costanza.
Il primo fu celebrato nel io44)
per lo stabilimento della pace. En-
rico IV, re di Germania, che fu
poi imperatore coi nome di Enrico
111, il Nero, vi diede la pace a tut-
ti i suoi stati. Labbé tom. IX, Ar-
duino tom. VI.
Il secondo concilio venne adunato
per la disciplina ecclesiastica, nella
settimana santa del ioq4jda Gebear-
do, o Ebardo di Zaringen terzo di
quel nome, vescovo di Costanza, e
legato di Alemagna del Pontefice
Urbano II. In questo tempo le cose
della chiesa erano s\ malconcie in
Germania , che appena i vescovi
di W isburgo, Passavia, AA orniazia.
e Costanza erano nella cattolic;i
comunione. Vi si fecero leggi rigo-
lose contro l' incontinenza de' chie-
rici, e la violenza de' simoniaci, rin-
novandosi la proibizione di ascolta-
re r uffizio da loro celebrato. Vi si
fissarono le quattro tempora de!
mese di marzo alla prima settima-
na di quaresima, e quelli della
pentecoste alla settimana dell'otta-
va della stessa festa. Regia tomo
XXVI, Labbé tom. IX, Arduino
tom. VI.
Il terzo l'anno i4i4> c''^' durò
sino al i4i8. Da alcuni ebbe no-
me di generale XVII, e da altri di
generale solo in alcune sessioni, su
di che va consultato il § V del-
l'articolo Concilio [P^edi). Questo
i44 cos
celebre concilio, che fu il principale
avvenimento del secolo XY, fu ra-
dunato da Giovanni XXIII, in u-
nione all' impeiatore Sit^ismondo ,
per terminare il iagrimevole scisma
the dal iSjB afiliggeva grandemen-
te la Chiesa universale, e teneva
divisi i fedeli nel riconoscere il vero
.Pontefice, perchè ad un tempo re-
li^iiavano ancora Gregorio XII, e
l'antipapa Benedetto XIII. Sulle
prime Giovaimi XXIII Io convocò
in Roma, ma dipoi pel poco nu-
mero di prelati, che vi concorsero,
convenne con Sigismondo di ccle-
bi-arlo in Costanza. 11 Papa, nella
bolla di convocazione del concilio,
al quale invitò tutta la cristianità,
.scrisse lettere particolari in tutti i
regni, e in tutti gli stati di sua
ubbidienza. Vi rappresentò, che A-
lessandro V suo predecessore (elet-
to nel concilio di Pisa viventi
Gregoiio XII, e l'antipapa Benedet-
to XIII), non avendo potuto termi-
nare la rilòrma della Chiesa nel
concilio di Pisa, lo avca rimesso
alla prossima piimavera; e che lo
imperatore Sigismondo, insieme con
lui avea convenuto per la città di
Costanza come luogo del concilio.
Denunziato pertanto nel i4i3 que-
sto concilio per la festa d' Ognis-
santi del seguente anno, fu scritto
anche a Gregorio XII, che se ve-
ramente bramava la unione e la
concordia delle chiese e di tutto
il cristianesimo, si recasse con quel-
li del suo partito al concilio. L'ef-
lt"tlo mosti-ò, ch'egli sinceramente
desiderava questa concordia; ma
temendo, che fossero per prevalere
contro di lui in Costanza i suoi
nemici, nel i4i4j procurò di sva-
nirloj come congregato senza legit-
tima autorità, poiché era egli vero
pastore della Chiesa canonicamente
COS
eletto. Lnsrnossi il Pontefice di Si-
gismondo, peii;1iè si era dichiarato
seguace di Baldassare Coscia, che
avea preso il nome di Giovanni
XXIII, e gl'invio il Cardinal di
Ragusa, e il patriarca di Costanti-
nopoli, per dimostrargli la giustizia
della sua calisa, la quale volle pa-
rimenti, che dal detto Cardinal di
Ragusa venisse difesa nel concilio.
Giunse il Cardinale a Costanza, e
fece subito alzare nel suo palazzo
r arme di Gregorio XII, che nella
prima notte gli fu gettata a terra.
Fu messa questa causa in giudizio,
e ne uscì sentenza, che non dove-
vasi alzare l'arma di Gregorio XII,
in un luogo che a Giovanni XXIII,
e non a lui prestava ubbidienza, e
questo bastò per fargli conoscere,
che cpie' prelati erano poco disposti
a favorire Gregorio XII, e non
rimanergli per conseguenza spe-
ranza alcuna di ridurli alla sua di-
vozione, come egli lo avea iucom-
benzato di fare. Lo stesso animo
trovò il Cardinale in Sigismondo,
il quale in una lettera, che scrisse
a Gregorio XII, lo riprendeva di
ricusare con iscandalo di condursi in
Costanza, per dar fine allo scisma
della Chiesa . Il Papa rispose ,
eh' egli non ricusava il concilio, ma
sì il congresso convocato da Gio-
vanni XXIII, dappoiché non con-
veniva, che il vicario di Cristo, e
successore di s. Pietro fosse sogget-
to all' usurpatore del pontificato.
Dipoi Gregorio XII, con lettera
de' 1 3 marzo i^i^, come quello
che sinceramente bramava la pace
della Chiesa, diede piena autorità
al Cardinal di R.agusa, e agli altri
della sua ubbidienza, che potessero
ridurre a forma di concilio generale
il congresso di Costanza, non come
convocato da Baldassare Coscia, niu
e OS
da Sigismondo re de'roraani, e di
Ungheria, col patto però, che Bal-
dassare né lo presiedesse, ne vi fus-
se presente.
Morto intanto Ladislao re di
Napoli agli 8 agosto i^t^, Oiovan-
ni XXÌIl, che assai temeva di anda-
re al concilio di Costanza, peichè
s'immaginava , che ne uscirebbe
non come Papa ma come privato,
stimolato tuttavia dai Cardinali, e
dalla promessa fatta a Sigismondo,
nel primo di ottobre, mosse alla
volta di Costanza. Egli vi entrò ai
28 ottobre a cavallo accompagnato
dalla sua corte, che oltre a nove
Cardinali , e molti prelati, consi-
steva in più di seicento persone,
e vi entrò come una vittima or-
nata pel sagrifizio. Costanza era al-
lora piena di popolo in guisa, che vi
si contarono sino a trenta mila ca-
valli. Al concilio intervennero qua-
si mille padri, fra' quali ventinove
Cardinali della ubbidienza di Gre-
goi'io XII , di Giovanni XXIII ,
e dell' antipapa Pietro di Luna ,
ossia Benedetto XI li, non che tre-
cento vescovi, l'imperatore Sigis-
mondo, gli ambasciatori di tutti
i principi europei, e più di tren-
tadue mila persone. Sigismondo
giunse a questa numerosa ed au-
gusta assemblea nella vigilia di Na-
tale sulla mezza notte , accompa-
gnato dall'imperatrice Barbara di
Cilley sua sposa, da Isabella regi-
na di Bosnia, da Rodolfo elettore
di Sassonia, da Federico burgravio
di Norimberga, poscia elettore di
Brandemburgo, da Ludovico conte
palatino del Reno, e duca di Ba-
viera, seguito da quattrocento ca-
valieri, dall'arcivescovo di Magonza
con seicento, e da altri gran perso-
naggi. Nella messa, che nel giorno
di Natale celebrò Giovanni XXIU
VOL. xviu.
COS l'p
con tutte le cerimonie pontificali,
Sigismondo vestito degli abiti da
diacono , colla spada nuda alla
mano, cantò l'evangelo: Exiil ecli-
ctuni a Caesai e Augusto, ed il con-
te di Cilley, suocero dell'imperato-
re, teneva in mano il pomo d'oro,
ossia il globo imperiale. Giovanni
Huss si recò al concilio Costanzien-
ze, munito di un salvacondotto di
Sigismondo.
L'apertura del concilio si fece
ai 5 novembre, e la prima sessio-
ne si tenne ai 16. Il Papa vi
presiedette , e recitò un discorso,
indi si lesse la bolla di convocazio-
ne, e furono eletti gli ufllziali del
concilio, cioè dieci notari, un cu-
stode, e gli uditori di rota, quat-
Iro avvocati, due promotori, o sia
procuratori , e quattro maestri di
cerimonie. Vi fu letto un canone
dell'Xl concilio di Toledo, tenuto
nell'anno 675 nel pontificato di A-
deodato, che spiega e dichiara la
gravità, colla quale si deve ognuno
contenere in siffatte adunanze. Nel-
l'intervallo dalla prima alla secon-
da sessione fu carcerato Giovanni
Huss per comando del Papa, ad on-
ta del suo salvacondotto, e si diede
principio al suo processo. I suoi ac-
cusatori stesero una memoria de-
gli errori di lui, che presentarono
al Pontefice ed al concilio, e tra gli
altri errori v'ebbero quelli di aver
insegnalo pubblicamente , che do-
vevasi comunicare il popolo sotto
le due specie: che nel sagramento
dell'aliare il pane resta pane dopo
la consagrazione : che i preti in
peccato mortale non possono am-
ministrare i sagra menti: che pel
contrario può farlo ognuno, essendo
in istato di grazia: che pel nome di
Chiesa non bisogna intendere il Papa,
né il clero: che la Chiesa non può
IO
f46 cos
possedere beni temporali, e che i
signori secolari possono spogliar-
nela. Furono eletti commissari per
costituire il suo processo. Nello stes-
so intervallo della prima sessione,
molti signori tanto ecclesiastici, che
secolari arrivarono a Costanza, tra i
quali il celebre Cardinal Pietro di
Ailly. Nel mese di febbraio vi arri-
varono i deputati dell'antipapa Be-
nedetto XIII, e di Gregorio XII,
che vi mandò quali suoi nunzi e
procuratori il Cardinal Gio. de Do-
menici del titolo di s. Sisto, arci-
vescovo di Ragusa, Vernerò arci-
vescovo di Tieveri, Ludovico conte
palatino del Reno, non che Carlo
Malatesta signore di Rimini, nella
quale città il Papa erasi ritirato.
Ambedue però i vescovi nel conci-
lio, o conciliabolo di Pisa, erano
stati spogliati della dignità, e di-
chiarati scismatici, e nemici della
Chiesa.
Intanto si tennero molte congre-
gazioni, e furono prese misure per
obbligare Giovanni XXII I a di-
mettere il pontificato a cagione
de'suoi vizi personali. Fu risoluto
di opinare per nazioni, e si divi-
se il concilio in quattro nazioni,
cioè d'Italia, di Francia, di Alema-
gna, e d'Inghilterra. Altri vi ag-
giungono una quinta nazione, la spa-
gnuolaj e da ogni nazione si eles-
se un numero di deputati. Questi
deputati avevano alla testa un presi-
dente, che si cambiava ogni mese, e
ogni deputazione aveva i suoi procu-
ratori e notari. Ogni nazione raduna-
vasi per deliberare le cose, che dove-
vano essere portate al concilio. Quan-
do erano convenuti sopra qualche
articolo, producevasi ad un'assem-
blea delle diverse nazioni, e se l'ar-
ticolo era di unanime consenso ac-
cordalo, veniva sottoscritto e sigillato
COS
per portarlo nella sessione seguen-
te, perchè fosse autorizzato da tut-
to il concilio. In una di queste
congregazioni si presentò una nota
di accuse molto gravi contro Gio-
vanni XXIII, e furono a lui man-
dati deputati per indurlo a rinun-
ziare da sé il pontificato: egli ri-
spose che lo avrebbe fatto, se gli
altri due contendenti facessero
altrettanto, ma differì di giorno in
giorno ad esibire una formola chia-
ra e precisa di sua cessione. In
tal tempo arrivarono a Costanza
i deputali dell'università di Pari-
gi, di cui era capo il celebre Gerso-
ne, cancelliere della medesima, in-
sieme agli ambasciatori di Carlo VI
re di Francia.
Nella II sessione Giovanni XXIII
recitò una formola precisa, colla qua-
le giurava di rinunziare il pon-
tificalo, se la sua dimissione poteva
estinguere Io scisma, la qual formo-
la era stata compilata da tre na-
zioni di quelle intervenute al con-
cilio. In questa sessione, ch'ebbe luo-
go a' 2 marzo ì/\i5 , Giovanni
XXIII, dopo aver celebrato nella
cattedrale la messa dello Spirito
santo, in mezzo a quella augusta
assemblea pronunziò la formola del
giuramento, e scendendo dal tro-
no , s' inginocchiò avanti l'altai-e,
ed accostando la mano al petto,
mentre proferiva le parole, spondeo,
voveo , et j'uro Deo, Sigismondo
s'intenerì in modo, che disceso an-
ch'egli dal soglio, e deposta l'impe-
riai corona, si prostrò a' piedi del
Papa per sapergliene quel grado,
che meritava una risoluzione cotan-
to generosa, e per parte sua, e per
parte del concilio. Ma poco durò
questa buona volontà di Giovaruìi
XXIII, imperocché non molto do-
po negò egli di dare la prò-
cos
cura per rassegnarsi , testificando
fli voler fare da se questa rinunzia.
Quindi udendo che sarebbe for-
zato a farla, e che dopo una con-
gregazione si era proposto il violen-
to partito di arrestarlo, e di creare
un Papa, se ne fuggì da Costanza
vestito da mercatante, da palafre-
niere, o da postiglione, coll'appog-
gio di Federico duca di Austria,
che, per trovare il modo di trafu-
garlo, celebrò in Costanza un torneo,
nel quale impegnati tutti gli abi-
tanti a vederne lo spettacolo (in cui
il duca stesso giuoco di lancia col
conte di Cilley, cognato, o suocero
dell' imperatore) , ebbe Giovanni
XXIII tutto l'agio di fuggire, e
ritirarsi a ScialFusa, e poi a Lauf-
femburgo, e finalmente a Fribur-
go, donde passò a Brissac. Teodo-
rico di Niemo scrittore delle let-
tere apostoliche, nella qual qua-
lità l'avea accompagnato in Co-
stanza al concilio, scrisse la storia
di questa fuga. L'imperatore ve-
dendo il torbido, che la fuga del
Papa aveva prodotto, dichiarò che
il ritiro di Giovanni XXIII non
impediva al concilio di attendere
alla riunione della Chiesa, e Ger-
sone, di concerto con altri, fece
un discorso per ristabilire la supe-
riorità del concilio sopra il Papa,
ciocché diede origine alla questio-
ne, che fu allora vivamente agita-
ta, e riprodotta di poi da parecchi
dottori oltremontani, se il concilio
sia o no superiore al Papa. Ma
su questo delicato ed importante
argomento, è a vedersi quanto si dis-
se in questo Dizionario al volume
IV pag. i56, e al volume XV p.
16') e seg. Certo è, che il concilio
emanò una costituzione, in cui si
pubblicò essersi unita ad un sol
capo di Cristo la moltitudine dei
COS t47
fedeli, i quali prima avevano ob-
bedito parte a Gregorio XII, e par-
te a Giovanni XXIII, e si ordinò
nel tempo medesimo, che nelle
scritture pubbliche, lasciandosi di
far menzione alcuna del Romano
Pontefice, o della Sede apostolica,
si mettesse in esse l'anno del re
de'romani. Dopo avere Giovanni
XXIII assistito alle due prime ses-
sioni, per la sua fuga presiedette
alla terza il Cardinal d'Ailly, ed
alla quarta e quinta il Cardinal
Giordano Orsini vescovo di Albano,
mentre alle altre sino all'elezione di
Martino V assistette il Cardinal ve-
scovo di Ostia Giovanni Broignac ,
ed alle quattro ultime Martino V,
creato, come diremo, nella XLI ses-
sione.
Nella III sessione il Cardinal di
Firenze lesse una dichiarazione fat-
ta a nome del concilio, nella qua-
le si dice : i .° Che il presente con-
cilio era legittimamente radunato :
2." Che il ritiro del Papa non lo
ha disciolto, e che non si scioglierà
fintantoché non sia estinto lo scis-
maj e la Chiesa non sia riformata
quanto alla fede, e quanto ai co-
stumi: 3.° Che il Papa Giovanni
XXIII non trasferì fuori della città
di Costanza la corte di Roma, né
i suoi ufFiziali, e non gli obblighe-
rà a seguirlo, se non che per qual-
che causa ragionevole, e approvata
dal concilio: 4'" Che tutte le tras-
lazioni de' prelati, privazioni de' be-
nefizi ec. , fatte da questo Papa, do-
po il suo ritiro, saranno di niun
valore.
iVella IV sessione assistette l' im-
peratore, e il Cardinal di Firenze
vi lesse gli articoli, sopra i quali
i padri del concilio erano rimasti
d'accordo : il decreto più degno di
osservazione contiene, che il detto
i48 cos
concilio di Costanza, legittimamen-
te adunato in nome dello Spirito
Santo, formando un concilio gene-
rale, che rappresenta la Chiesa cat-
tolica militante, ha ricevuto imme-
diatamente da Gesù Cristo un po-
tere, al quale ogni persona, di qua-
lunque stato e dignità , anche Pa-
pale, è obbligata a ubbidire in ciò
che riguarda la fede, la eslirpazio-
de dello scisma, e la riforma della
Chiesa.
La V sessione fu tenuta il pri-
mo aprile del i4i5. Vi si lessero
gli articoli già letti nella quai ta
sessione, e furono approvati unani-
mamente nella stessa forma come i
decreti dell'altro. Fu conchiuso in
questa sessione , che l' imperatore
potrebbe fare arrestare chiunque
volesse partire da Costanza in abito
mentito.
Nella VI sessione, che seguì il
17 aprile, coli' assistenza dell'im-
peratore, fu fatto intimare a Gio-
vanni XXIII, che si recasse al con-
cilio, ovvero pul)blicasse una bolla,
colla quale dichiarasse di non esse-
re più Papa : ma dalla risposta
cui egli diede ai deputati si raccol-
se, che nonavea altro disegno, che
di tenere a bada il concilio. Allora
i padri risolvettero di procedere
contro di lui, come contro uno scis-
matico, ed un eretico notorio. Nel-
r intervallo tra la sesta e la setti-
ma sessione vi furono delle dispu-
te tra' teologi sul come doveva con-
cepirsi il decreto di condanna degli
articoli di WiclelTo. Molti volevano,
che quegli articoli fossero condan-
nati in nome del Papa, coH'appro-
vazione del concilio; altri pretende-
vano, che bastasse nominare il con-
cilio, senza far menzione del Papa.
La VII sessione ebbe luogo ai
2 maggio, in cui fu citato Gio-
COS
vanni XXIII a comparire in perso-
na co' suoi aderenti nel termine di
nove giorni, per giustificarsi delle
accuse di scisma, di simonia, e di
più altri enormi delitti, altrimenti
si procederebbe contro di lui. Si
trattò anche in questa sessione del-
l'affare di Girolamo di Praga.
L' Vili sessione si celebrò a' 4
maggio , ed in essa si procedette
alla condanna degli errori di Wi-
cleffo, contenuti in quarantacinque
articoli o proposizioni, eh' erano già
state censurate dalle università di
Parigi, e di Praga. Una gran parte
furono «juellc stesse di Huss , rife-
rite nella prima sessione. Si con-
dannarono anche tutti i libri di
W'icletfo in generale, e la partico-
lare, come gli articoli. Nell'inter-
vallo Ira l'ottava e la nona sessio-
ne, Giovanni XXI II fu carcerato in
Friburgo, per le misure prese dallo
stesso suo protettore Fed^M'ico duca
d'Austria, che pensava a' soli suoi
interessi, di concerto coli' impera-
tore, col quale erasi pacificato.
La IX sessione fu tenuta a' 1 3
maggio. Si rigettò la proposizione
di Giovanni XXIII, colla quale egli
eleggeva tre Cardinali, perchè com-
parissero al concilio, e rispondesse-
ro alle accuse proposte contro di
lui. Furono eletti due Cardinali,
e cinque prelati , affinchè chiamas-
sero il Papa per tre volte alla volta
della Chiesa, e siccome quello non
comparve, si rogò l'alto di questa
citazione. Dopo tale sessione si riu-
nirono i padri per udire le depo-
sizioni dei testimoni contro di lui.
Dieci ne comparvero, tra' quali vi
furono dei vescovi, degli abbati, e
de' dottori.
La X sessione fu a' i4 maggio.
I commissari diedero ragguaglio del-
la deposizione de' testimoni. Dopo
e OS
nuove citazioni a Giovanni XXIII,
fatte le tre proclamazioni, e non
vedendolo conriparire, il concilio lo
dichiarò reo convinto di avere scan-
dalezzato la Chiesa co' suoi pravi
costumi, di aver esercitato pubbli-
camente la simonia, vendendo i be-
nefizi, di celebrar la messa di ra-
do, in fretta, e senza divozione; e
come tale lo sospese da tutte le
funzioni del Papato, e da qualun-
que amministrazione tanto spiritua-
le che temporale , con proibizione
a lutti i chierici di qualsivoglia con-
dizione e grado , di prestargli in
avvenire ubbidienza direttamente,
o indirettamente, sotto pena di es-
sere puniti come fautori dello scis-
ma. Le accuse contenevano settanta
capi, altri dicono cinquanfacinque,
come il Gobelino, che li riferisce
In Cosmodrom. aetat. 6, cap. 4-
Tutti questi capi furono provati le-
galmente, ma in pieno concilio ne
furono letti soltanto cinquanta, cioè
quelli che riguardavano la simonia
delPapa, la sua vita mondana, le sue
vessazioni, i suoi falsi giuramenti,
essendo stati soppressi quelli che l'o-
nestà non permetteva di riferire.
Si fece partecipare a Giovanni XXIII
quanto erasi fatto nel concilio ; ed
egli rispose, che non aveva nulla da
opporre a quanto gli si rimprove-
rava, eh' egli riconosceva il concilio
come santo e infallibile, e consegnò
nel tempo stesso il sigillo, l'anello
piscatorio , e il libro delle suppli-
che , che gli fu domandato , indi
fece pregare il concilio di avere ri-
guardo alla sua sussistenza, e al suo
onore. Dopo questa sessione Gio-
vanni XXIII, divenuto Baldassare
Coscia, fu condotto a Rotolulf, città
della Svevig due leghe distante da
Costanza.
La XI sessione vide comparire
COS i49
avanti di se Girolamo da Praga ,
che fu poi arrestato , e messo in
prigione.
Nella XII sessione, a' 29 maggio,
sì lesse con tutte le debite forma-
lità la sentenza di deposizione di
Giovanni XXIII, che avea solenne-
mente pronunziata il concilio , il
quale in questa sessione concorde-
mente r approvò. In questa circo-
stanza si vide per la prima volta,
dopo lo stabilimento del cristianesi-
mo , un Papa deposto da coloro
stessi, che lo riconoscevano per Papa.
Nella XIII sessione si fece un
decreto sopra la comunione sotto
le due specie, comunione che venne
proibita.
Nella XIV sessione si lessero
molti decreti, il primo dei quali
proibiva a tutti di procedere all'e-
lezione di un nuovo Papa, senza la
deliberazione del concilio. Si rice-
vette la solenne rinunzia del Pon-
tificato, che, per mezzo di Carlo
Malalesta, fece Gregorio XII in ri-
guardo alla pace universale , cui
sempre con zelo ed impegno aveva
desiderato, tornando così ad essere
Angelo Cardinal Corraro. Avendo
egli saputo in Rimini ciò^ che ave-
va eseguito in Costanza il suo ple-
nipotenziario, adunò il concistoro,
in cui comparì per 1' ultima volta
cogli abiti pontificali, approvò for-
malmente quanto il suo procura-
tore Malatesta avea fatto in suo
nome, depose il triregno con tutte
le altre insegne pontificie, e prote-
stò, che non le avrebbe riprese mai
pili in sua vita. Il Malatesta nel
concilio fece l' abdicazione in un
trono preparato come pel Papa
medesimo. Fatto il discorso, discese
dal trono, e non rappresentando più
Gregorio XII, si pose a sedere in
una sedia ordinaria. Il concilio pie-
i5:o cos
im eli ammirazione verso il cessato
Papa Gregorio XII, per un'azione
cotanto edificante e generosa, lo di-
chiarò vescovo suhiirbicario di Por-
to , legato perpetuo della Marca ,
e decano del sagro Collegio, con al-
tri onori. Furono altresì confermati
tutti i suoi atti, venne dichiarato,
che la costituzione, con cui nel con-
cilio erasi stabilito di non eleggere
di nuovo il Cardinal Corraro, non
eia in dispregio di lui , ma alfine
soltanto di rendere la pace alla
Chiesa per sempre; che mai si sa-
rebbero contrariate le cose fatte nel
di lui pontificato, né sarebbe mai
stato obbligato a rispondere in giu-
dizio. Finalmente in questa sessione,
ch'ebbe luogo a' 4? o '4 luglio
i4i5, fu eccitato Pietro di Luna,
ossia l'antipapa Benedetto XIII, al-
la rinunzia , locchè egli non volle
fare, persistendo nel rifiuto sino alla
n)orte avvenuta nel i^i^.
La XV sessione terminò l'affare
di Giovanni Huss , condannandosi
come eretici gli articoli da lui in-
segnati, ed alle fiamme i libri di
lui. Giovanni non volle confessarsi
reo, laonde fu dal concilio condan-
nato alla degradazione, e dato in
braccio al giudizio secolare, che lo
fece bruciare. Inoltre il concilio di-
chiarò eretica , scandalosa ec. , la
proposizione di Giovanni Piccinino,
cioè che un tiranno può essere uc-
ciso lecitamente, e con merito da
chiunque de'suoi vassalli e sudditi,
anche clandestinamente per via d'in-
sidie segrete , con adulazione , con
carezze, non ostante qualunque pro-
messa, giuramento, confederazio-
ne ec, e senza aspettar il comando
di chicchessia.
Nella XVI sessione si elessero
deputati per accompagnare l'impe-
ratore, che volle andare in Proven-
COS
za a conferire col re d' Aragona
fautore dell' antipapa , ed obbligarlo
a rinunziare il falso pontificato.
Quindi di nuovo si esaminò l'affa-
re di Girolamo da Praga.
Nella XVII sessione l'imperatore
Sigismondo si congedò dal concilio,
e si ordinarono preghiere pel buon
esito del suo viaggio.
Nella XVIII sessione si fecero
molti decreti, e tra le altre cose fu
ordinato di aver per vere le bolle
del concilio e prestar ad esse la me-
desima fede e sommissione , come
per le bolle della Sede apostolica.
Nella XIX sessione si fece fare a
Girolamo da Praga una ritrattazio-
ne degli articoli di Wicleffb, e di
Huss.
Nella XX sessione si trattò del-
la controversia tra il vescovo di
Trento, e il duca Federico d'Au-
stria, il quale avealo spogliato del
vescovato , e de' suoi beni. Dopo
questa sessione si tenne un' assem-
blea per la riforma della Chiesa ,
e per reprimere la simonia. In que-
sto tempo Pietro di Luna , detto
Benedetto XIII, che non voleva ri-
conoscere il concilio di Costanza ,
si ritirò nel castello di Paniscola in
riva al mare , conservandosi nella
pseudo dignità. Per la terza volta
fu avvisato, che se non cedeva , si
procederebbe in modo da terminal-
definiti vamente quello scisma, il qua-
le lacerava la Chiesa di Dio. Tutti
quelli, che sino allora l'avevano ub-
bidito, per la sua caparbietà ed osti-
nazione, l'abbandonarono in uno a
Ferdinando re d' Aragona. Indi si
tennero varie congregazioni su altre
proposizioni del Piccinino, di cui
Carlo VI re di Francia sollecitava la
condanna . Giovanni Huss fu da
Girolamo da Praga dichiarato san-
to, ritirandosi così da lui la pre-
cos
cedente ritrattazione, ed aderendo
di nuovo alle dottrine di lui , non
che a quelle di Wicleffo.
Nella XXI sessione, ch'ebbe luo-
go ai3o maggio i4'6, fu con sen-
tenza dichiarato eretico Girolamo
da Praga, ed anatematizzato , poscia
fu consegnato al braccio secolare ,
che il condannò alle fiamme.
La XXII sessione a' 25 ottobre
fu tenuta per unire gli aragonesi
al concilio ; ma siccome non vole-
vano riconoscerlo prima di avei-lo
convocato essi medesimi, non si fe-
cero le cerimonie ordinarie, se non
dopo r unione, e la convocazione.
Si ordinò l' esecuzione del trattato
di Narbona del dicembre i4i^>
latta tra i re, i signori dell'ubbidien-
za di Benedetto XIII, e l'impera-
tore Sigismondo a nome del conci-
lio , le cui condizioni vennero ri-
portate dal p. Fantoni nell' Istoria
di j4i'igfione pag. 3o8.
Nella XXIII sessione a' 5 no-
vembre si nominarono dei commis-
sari per informare contro Benedet-
to XIII intorno alle cose, che fo-
mentavano lo scisma.
La XXIV sessione servì a citare
Benedetto XIII a comparire nel con-
cilio, dentro lo spazio di due me-
si e dieci giorni.
Nella XXV sessione si ricevettero
gl'inviati del conte di Foix.
Nella XXVI sessione si l'icevettero
gli ambasciatori del re di Navarra,
colle stesse formalità degli altri.
La XXVII sessione fu tenuta a' 20
febbraio coU'assistenza dell' impera-
tore, ch'era ritornato in Costanti-
nopoli. Vi si dichiarò contumace
Federico duca d'Austria, per le ves-
sazioni contro il vescovo di Tren-
to, che avea imprigionato , dopo
essersi impadronito de' suoi beni.
Nella XXVIII sessione, non essen-
COS i5i
do comparso il duca, fu dichiarato
spergiuro, e come tale privato di
ogni onore e dignità, ed inabilita-
to, insieme a' suoi discendenti, a
riceverne sino alla seconda genera-
zione, e dato venne in mano al-
l' imperatore.
La XXIX sessione fu agli 8 mar-
zo. Alle porte della chiesa per tre
volte venne citato Benedetto XIII;
si rogò l'atto, e si lesse il proces-
so contro di lui.
^ella XXX sessione si udirono i
rapporti dei deputati spediti a Be-
nedetto XIII, e la sua risposta, ia
cui appariva l'invincibile sua osti-
nazione.
Nella XXXI sessione adunata ai
3o marzo furono letti i quattro
decreti, che proibiscono i libelli in-
famatori.
Nella XXXII sessione del primo
aprile per la seconda volta fu ci-
tato alle porte della chiesa Bene-
detto XIII, e poi dichiarato contu-
mace sotto il nome di Pietro di
Luna.
Nella XXXIII sessione de' 1 2 mag-
gio si ascoltò il rapporto de'commis-
sai'i contro Benedetto XIII.
Nella XXXIV sessione de' 5 giu-
gno si continuò il processo contro
l'antipapa, e furono prodotte le
accuse, e le prove a suo danno.
Nella XXXV sessione de' 18
giugno intervenne l' imperatore, e
gli ambasciatori di Giovanni re di
Gastiglia e di Leone esposero le
ragioni, che gli avea indotti a re-
carsi a Costanza. Valleoeti dome-
nicano vi pronunziò un discorso
sulla riforma della Chiesa, nel qua-
le espose con una libertà sorpren-
dente i disordini del clero, princi-
palmente la simonia.
La XXXVI sessione fu a'22 lu-
glio. Di nuovo venne citato Pie-
i5a COS
tro di Luna perchè udisse ruìtiina-
zione della sentenza definitiva con-
tro di lui.
La XXXVII sessione fu falUi ai
26 luglio i4'7- Vi si pronunziò la
sentenza di deposizione contro Be-
nedetto. Xin. Essa dichiara, che
Pietro di Luna, detto iBenedetto
XllI, è stato, ed è uno spergiuro;
ch'egli ha scandalizzata la Chiesa
universale; eh' è fautore dello Scis-
nia e della divisione, che regnano
da tanto tempo ; ch'è un uomo in-
degno di ogni titolo, ed escluso per
sempre da ogni diiitto al papato,
e come tale viene dal concilio de-
gradato, deposto, e privato di tut-
te le sue dignità e ufiìzii ; gli vie-
ta di tenersi in avvenire per Pa-
pa; proibisce a tutti i cristiani, di
qualunque ordine sieno, di ubbi-
dirgli sotto pena di essere tratta-
ti come fautori dello scisma, e del-
l'eresia ec. Questa sentenza fu ap-
provata da tutto il concilio, e af-
iissa nella città di Costanza.
Nella XXX Vili sessione, de 18
luglio, si lesse il decreto del conci-
lio, che annullava tutte le sen-
tenze, e le censure di Benedetto
XIII, contro gli ambasciatori, pa-
renti, e alleati del re di Castiglia.
Nella XXXIX sessione, dei 9 ot-
tobre, s'introdusse l'opera della ri-
forma, alla quale non si volle porre
profondamente la mano, se non dopo
la elezione del nuovo Papa. Si fece-
ro molti decreti, il primo de' quali
fu intorno alla necessità di tenere
frequentemente concilii per preve-
nire lo scisma e l'eresia. Il conci-
lio anzi ordinò, che si terrebbe do-
po cinque anni un altro concilio
generale, un altro dopo sette anni,
r poi uno per ogni decennio, nei
luoghi che fossero stabiliti dal Pa-
pa, nel termine di ogni concilio.
cos
col consenso ed approvazione del
concilio medesimo, e che in caso
di guerra, o di contagio, il Pon-
tefice, di consenso coi Cardinnli,
potrebbe sostituire un altro luogo,
anticipare il termine della tenuta
del concilio, ma non prolungarlo.
Il secondo decreto riguarda i tem-
pi dello scisma, e ordina, che nel
caso, in cui fossero due contenden-
ti al pontificato, il concilio si te-
nesse l'anno seguente, e che i due
contendenti sarebbero sospesi da
ogni amministrazione, comincialo
che fosse il concilio. Il terzo con-
cerne la professione di fede, che
dee farsi dal novello Pontefice, in
presenza degli elettori. In questa
professione sono compresi gli otto
principali concilii generali. Il quar-
to decreto proibisce la traslocazio-
ne de' vescovi senza una grande ne-
cessità, e ordina die il Papa non
ne elegga mai alcuno, se non col
consiglio deCardinali, e colla plu-
ralità de' voti. Con che quantuncjue
non decidessero espressamente i pa-
dri del concilio la controversia dei
suddetti tre competitori al pontifi-
cato, nondimeno abbastanza indi-
carono, che il legittimo possesso del
Papato era slato in Urbano VI, e
nei suoi successori, l'ultimo de'quali
fu Gregorio XII; che molto retta-
mente avevano il medesimo Urba-
no VI e i suoi successori propo-
sta a'Cardinali, ed ai popoli la ce-
lebrazione del concilio; che perver-
samente operavano i Cardinali, co-
sì protestandosi troppo tardi , co-
me procedendo all'elezione del se-
condo Pontefice. Va poi osservato
vm bel tratto della divina Provvi-
denza, la quale permise che il pon-
tificato di Gregorio Xli, successore
di Urbano VI, non fosse nel con-
cilio abrogato, che dalla sola sua
cos
cessione, laddove Giovanni XXIII, e
Benedetto XIII furono dal concilio
deposti.
Nella XL sessione de'3o ottobre,
si propose un decreto contenen-
te diciollo articoli di riforma, ch'e-
rano stati matuiamente esaminati.
\ì è detto, che il futuro Papa, al-
la cui elezione si deve procedere, ri-
formerà la Chiesa nel suo capo, e
nelle sue membra, come altresì la
corte di Roma, d'accordo col con-
cilio, ovvero co'deputati delle na-
zioni. I principali di questi articoli
sono le annate, le riserve della Sede
apostolica, la collazione dei benefizi,
le grazie espettative, le cause che si
devono o no portare alla corte di
Roma, le commende, i casi ne'qua-
li il Papa si può deporre, 1' estir-
pazione della simonia, la dispensa,
e le indulgenze.
JNella XLI sessione il concilio or-
dinò, per questa volta solamente,
che fossero eletti sei prelati di cia-
scuna delle cinque nazioni che for-
mavano l'assemblea, e ciò nello
.spazio di dieci giorni, per procede-
re coi Cardinali all'elezione del som-
mo Pontefice, elezione, che si ef-
fettuò agli i r novembre 1417 nella
persona del Cardinal diacono Ot-
tone Colonna, che prese il nome
di Martino V, e al modo che si
dice al volume XV, p. iSy., del
Dizionario , dopo essersi i Cardi-
nali, e prelati delegati chiusi in con-
clave nel palazzo della comunità
di Costanza. Gli elettori sono tutti
nominati dal p. Becchetti nella sua
Storia degli ultimi IV secoli della
Chiesa, tom. Ili p. 147. Se Dio
non avesse prima chiamato a sé,
a'26 settembre, il celebre Cardinal
Francesco Ziil)arella, i Cardinali in
questa occasione sarebbero stati de-
terunnati ad eleggerlo i'apa. Mar-
COS 1^3
lino \ a' I 4 fu consagralo vesco-
vo, ed una settimana dopo, in giorno
di domenica, fu solennemente co-
ronato, cioè a'21 novembre ; dopo
di che si recò con maestosa pom-
pa e cavalcala per la città di Co-
stanza, dalla cattedrale sino alla
chiesa di s. Agostino, tenendo in
mano dalla parte dritta la briglia
del destriere che cavalcava il Papa
r imperatore Sigismondo, e dalla
sinistra Federico marchese di Bran-
demburgo, ed elettore dell'impero.
In questa funzione nacque conte-
sa tra i famigliari del nuovo Pon-
tefice, ed il borgomastro di Costan-
za, pretendendo ciascuno di essi
di appropriarsi il cavallo montato
dal Papa, che alla fine fu giudica-
to al borgomastro. Dopo la coro-
nazione di Martino V, le nazioni
sollecitarono presso di lui la bra-
mata riforma.
Alla XLII sessione presiedette il
nuovo Papa e fu presente an-
che r imperatore, cioè a' 28 di-
cembre. Le nazioni presentarono a
Martino V un memoriale per la
riforma, ed egli, per cedere a tan-
te insistenze, diede un progetto di
riforma sopra diciotto articoli, pro-
posti nella sessione XL. Tra le ses-
sioni XLII e XLI II il Papa emanò
una bolla per confermare il con-
cilio Costanziénse. Neil' edizione di
Hagnenau , nel 1 5oo , la bolla è
riguardata come dello stesso con-
cilio per queste parole, sacro ap-
prohante concilio ; laddove nelle
altre edizioni, pare che il Papa sia
quello che approvi il concilio, per-
chè si legge nel frontispizio. Lette-
ra di Martino V , che approva
la condanna degli errori di Wiclef-
fo, e di Giovanni Huss, pronunzia-
ta dal concilio di Costanza. Notabi-
le è poi il primo articolo della bob
i54 cos
la , giacché vuole che se alcuno
fosse sospetto nella fede, giuri di
ricevere tutti i concili generali, e
particolarmente questo rappi'esen-
tante la Chiesa universale; e che
tutte le cose da questo ultimo conci-
lio approvate o condannate, sieno
approvate e condannate dai fedeli.
L'imperatore, e il duca di Baviei'a
furono sciolti dal carico della custo-
dia di Baldassare Coscia, e conse-
gnato venne egli ai ministri della
santa Sede, e peiciò passò nelle ma-
ni del vescovo di Lubecca. Ma
nel i4'9 Baldassare fuggì , e si
i"ecò in Firenze a piedi di Mar-
tino V, che amorevolmente lo ac-
colse, creandolo Caidinal vescovo di
Frascati, decano del sagro Collegio,
e concedendogli una sedia più al-
ta degli altri Cardinali. De'quali
.onori Baldassare godette poco tem-
po, perchè morì in quell'anno a'22
dicembre.
Nella XLIII sessione, a' 2 3 mar-
zo i4i8 si pubblicarono alcuni de-
creti coi quali si restrinseio le esen-
zioni, e le dispense, si condannò la
^imonia , si rinnovarono i canoni
intorno alla modestia degli ecclesia-
.stici negli abiti loro, ma non si
toccarono gli altri punti della ri-
l'orma, meno sei articoli, non cal-
colando Martino V la riforma dei
Cardinali, e della C(Jrte di Roma
ordinata dal concilio. Inoltre Mar-
tino V l'ivocò tutte le giazie con-
cesse dai Pontefici, da Gregorio XI,
morto nel 1878, (ino a quel tem-
po, ordinando che i benefìzi i, e le
chiese ritornassero al medesimo
slato in cui erano prima di Urba-
no VI.
Nella XLIV sessione il Papa fece
leggere una bolla, colla quale, per
soddisfare al decreto della sessione
XXXIXj nominò col consenso dei
COS
padri, la città di Pavia per la te-
nuta del prossimo concilio.
Nella XLV sessione, de' 22 aprile
1 4 ' 8, Martino V lesse un discorso,
dopo la messa solenne, e un Cardina-
le d'ordine del Papa, e del concilio,
disse agli astanti: Signori, andate in
pace. Così terminò il gran concilio
di Costanza dopo tre anni e mezzo
circa, dacché era incominciato, per
l'unione della santa Chiesa. Mar-
tino V lo approvò in quello che
riguardava i decreti in materia di
fede: Decreta in materia fìdei per
praesens concilium conciliariler tene-
ri, et im'iolahiler ohservari, come
si legge appresso il Labbé, Conci-
lioruni, t, XII, p. 258; colle quali
parole volle Martino V significare,
come avverte lo Spondano all'anno
i4i8, n. 5, ch'egli non approvava
ciò che nella sessione 4 si era sta-
bilito dell' autorità del concilio so-
pra il Papa. Tutlavolta è vero per
altro, e lo insegnano lo stesso Spon-
dano, e il Bellarmino, De Concil.
lib. 2, cap. 19, che il concilio di
Costanza non definì assolutamente,
che i concilii generali abbiano da
Cristo la podestà sopra i Pontefici,
ma solamente in tempo dello sci-
sma, quando non si sa chi sia il
vero Papa, e perciò abbiano sopra
quello la potestà, non sopra il Pa-
pa. Col Bellarmino, lib. 2 De Con-
cil. aiict. e. 19, sentono Turre-
cramala, che intervenne al concilio,
nella Siimm. de Eccl. 1. 2, e. 49 ',
Sandero, non che Campeggio De
potest. Rom. Pont, citati dal Rinal-
di all'anno i^i5, n. 7, e 8.
Quando Martino V fu pregato
in questa ultima sessione di con-
fermare tutti gli atti del concilio
con autorità apostolica, ecco come
egli rispose, secondo i medesimi
atti: » Sanctissimus Dominus noster
cos
» Papa dixit, respondendo ad prae-
»5 dieta DÌmirum postulata, quod
» omnia et singula deteiminata,
» conclusa, et decreta in mateiiis
» fidei per pi'aesens concilium con-
» ciliariter, tenere, et inviolabiliter
» observare volebat, et numquam
» contraire quoquo modo ; ipsaque
« sic conciliariter facta approbat ,
« et ralificat, et non aliter, nec
" alio modo; et illud idem itera-
" to fecit dici per organum do-
«« mini Augustini de Pisis fiscalis,
» et sacri concistorii advocati prae^
» diati, qui nomine Papae a pro-
« toiiotai'iis, et notariis ad scriben-
" dum acta concilii ordinatis, et
« deputatis peliit instrumenta pu-
" blica fieri". Tali furono le ope-
razioni del concilio di Costanza. E-
stinto così lo scisma, la Cliiesa re^
spirò pace, e Maitino V fu chiama-
to la felicità de' suoi tempi.
Terminato il concilio Costanziense,
il sommo Pontefice Martino V par-
tì dalla città di Costanza, avvian-
dosi per l'Italia con dodici Cardi-
nali. Il Becchetti nel tom. Ili, lib.
VI, an i4i8, ci racconta, che il
Papa a' i6 maggio i4'8, giorno
seguente alla festa di Pentecoste,
partì da Costanza con grande pom-
pa, tenendo la briglia del suo ca-
vallo l'imperatore, e l'elettore di
Erandemburgo, i quali alla porta
della città montarono anch' essi a
cavallo, con un seguito di ben qua-
rantamila cavalieri, che accompa-
gnarono Martino V fino a Gote-
blen, dove s' imbarcò pel E.eno. F.
Regia tom. XXIX, Labbé t. XII,
Arduino t VII; Bergier al voca-
bolo Costanza; Herman Vander-
Ilart, Acta Concilii Constantiensis ,
J^xjB; e Bourgeois du Chastenet,
Storia del Concilio di Costanza ,
Parigi 1719.
COS loj
COSTANZIANO (s.) nacque in
Alvergna, e fatto adulto si ritirò
nel monistero di Micy, presso Or-
leans. Di là per desiderio di mag-
gior solitudine si condusse, unita-
mente a s. Fraimbaldo, nella foresta
di Javron nel paese del Maine. Ob-
bligato, per obbedienza, dai ss.
vescovi Innocenzio e Donnole, ri-
cevette gli ordini sacri, esercitò il
ministero della predicazione, e con-
vertì molte anime a Gesù Cristo.
La sua fama si estese per tutta la
Francia, ed era in benedizione ap-
presso ciascuno, per le sue rare
virtìi, e per l'infaticabile suo zelo.
Clotario I, passando pel Maine nel
56o, lo visitò, regalandolo di mol-
te cose, che impiegò nella fondazio-
ne d' un monistero. Egli morì poco
dopo il 562, ebbe sepoltura nella
chiesa di Javi'on, ed è onorato nel
Maine il dì primo dicembre, e nel-
la diocesi di Beauvais a' dì 2 dello
stesso mese.
COSTANZO (b.) di Fabriano.
Trasse i natali in questa città della
Mai'ca di Ancona, e sino da gio-
vanetto si ascrisse all' Ordine di s.
Domenico. Ebbe a maestri nella
sapienza, e nelle virtù s. Antonino,
poscia arcivescovo di Firenze, e il
b. Corradino di Brescia, ed alla
scuola di quei fervorosi si rese in
breve un modello di santità. Fu
singolare in lui 1' astinenza dai cibi,
e distinto lo spirito di orazione.
Non contento dalle asprezze e pre-
ghiere comuni, ne aveva eletto di
particolari per modo, che la vita
di lui potea dirsi un accordo non
interrotto di penitenze e di orazioni.
Il Signore lo volle di molte grazie
privilegiato, fra le quali primeg-
giano, l'esaudimento quasi istantaneo
d'ogni sua domanda, lo spirito di
piolezia, la molliplicazione de'vivcri
i56 COS
in soccorso dei poverelli, e le fre-
quenti visioni. Non è a dire come
fossero ajjbondanti di frutto le pre-
diche eh' egli teneva di spesso, e
quali consolazioni ei provasse nel-
l'esercizio della parola. Nella città
di Ascoli per opera sua fu ristorato
l'antico convento di s. Domenico^ e
venne rislaurata la chiesa, e quei
religiosi furono per lui condotti
alia osservanza delle regole pri-
mitive. Ricolmo di tanti meriti,
volò al cielo nella stessa città li 2 5
febbraio dell'anno i48i. La sua
tomba fu gloriosa per molti mira-
coli, ond' è che gli abitanti d'Ascoli
r onorarono con devozione parti-
colare, e quelli di Fabriano , sua
patria, ottennero di conservarne il
capo, e lo scelsero a patrono della
loro città. Il culto di lui fu appro-
vato nel 1821 dal sommo Ponte-
fice Pio VII, che permise ancora
di firne 1' ulìicio.
COSTANZO Cardinale, da mol-
li è detto anche Sanzio e Stanzio
forse per V abbreviatura del nome
adoperata in alcune bolle. Perciò
si crede quel desso, che col nome
di Stanzio si è sottoscritto in una
bolla del Pontefice Innocenzo II
dell'anno ii4i col titolo di santa
Susanna. Erroneo era però quel
titolo forse a cagione degli ama-
nuensi, dappoiché Innocenzo II a-
vea creato Costanzo prete Cardina-
le di s. Sabina in una promozio-
ne da lui fatta nel dicembre del
li 35.
COSTITUZIONI Apostoliche ,
Constitntiones Aposiolicae. Questa è
la raccolta delle regole attribuite
agli apostoli, che si crede essere
state fatte dal Papa s. Clemente I ;
e che perciò portano il nome di
lui. Sono divise in otto libri, i
quali contengono moltissimi precet-
COS
ti circa i cristiani, e particolarmente
circa le cerimonie, e la disciplina
della Chiesa. Dice il Lenglet, che
gli eruditi, e i critici non ammet-
tono le costituzioni apostoliche come
dettate o composte dagli apostoli.
Convengono per altro fra di loro,
che sieno uscite alla luce fino dal
tempo degli apostoli, e lo stesso
dicono de' Canoni Apostolici (P'edì).
V. il Beveragio sopra i padri apo-
stolici del Cotelerio. Anche il Ber-
gier afferma, essere .opinione di
quasi tutti gli eruditi, che le costi-
tuzioni attribuite a s. Clemente I
sieno supposte, mentre sono mol-
to po.^teriori ai tempi apostolici, co-
me quelle, che si videro soltanto nel
quarto, o nel quinto secolo. Scris-
sero su questo argomento il Ce/7-
lier, des Auteurs Eccles. t. Ili,
cap. Zi, 33; il Beveragio Corffx Ca-
nonum Ecclesiae piiinitivae vindi'
catuSj ac illustratus, Amstelodami
1697; il p. Ant. Costantino di
Castrovillare, De Canon. Apost. Ro-
mae 1697.
La raccolta delle costituzioni a-
postoliche non fu stampala la jn-i-
ma volta, come l' abbiamo oggidì.
Nel 1546 Carlo Cappella in Ingol-
stadt ne diede il compendio latino,
che il Grabbc fece entrare nella
seconda edizione de' suoi concilii,
pubblicata nel i55i in Colonia.
Turrien avendola poi ricuperata per
intero in tre mss. , la fece stam-
pare in greco, ed in latino colle sue
osservazioni in Venezia nel i563.
Nel medesimo anno il vescovo Bovio
ce ne diede una nuova versione
latina in Venezia, che, nel i564,
vide di nuovo la luce a Parigi, e
poi altrove. La collezione di Tur-
rien si ristampò nel 1578, colle
note^ in Anversa, e poi in altri
luoghi. Le Due unì in Parigi , nel
cos
1618, gli otto libri delle coiilitu-
zioni in greco ed in latino del-
la versione di Turrien, ai com-
menti di Zonara sui canoni aposto-
lici ; e il p. Labbé lo fece nella
edizione de'concilii in Parigi nel
1672. ìVello stesso anno il Colele-
rio ne diede una ve»sione, e li fece
stampare in greco ed in latino in
Parigi, con nuove note fra gli
Scritti de' padri, che si chiamano
apostolici. Questa edizione fu l'i-
prodotta con alcune note da Le
Clerc.
COSTITUZIOìNI Ecclesiastiche.
I canonisti distinguono tre soile di
costituzioni ecclesiastiche. La prima
comprende gli ordinamenti de' con-
cilii ; la seconda i decreti de' som^
mi Pontefici e dei vescovi, emanati
fuori dei concilii ; e la terza le sen-
tenze de' padri. Distinguono altresì
i canonisti tre specie di costituzio-
ni dei romani Pontefici, cioè i de-
creti, le decretali, ed i rescritti ; i
decreti sono regolamenti, che il Pa-
pa talvolta fa anche senza essere
stato consultato da persona veruna;
le decretali sono costituzioni, che
fanno i Pontefici dietro le suppli-
che, o a seconda delle relazioni dei
vescovi, o di altri, che siensi rivolti
alla santa Sede per la decisione di
un affare ecclesiastico; finalmente
i Rescritii sono denominati anche
Lettere apostoliche [P^edi], sopra
domande ec. Ma tutte queste de-
nominazioni meglio potranno vedei*-
si ai rispettivi articoli K. Decre-
TAir, e Rescritti.
COSTITUZIONI Pontificie. De-
cisioni , decreti , e leggi de' sommi
Pontefici , sopra ciò che concerne
la fede, i costumi , e la disciplina
ecclesiastica ec. Gregorio Xilf, per
comodità della Sede apostolica, e
delle chiese cattoliche, fece fare una
COS
fiy
diligente raccolta di tutte le Bulle
[fedi), e delle coslituzioni Pontifi-
cie, dal Papa s. Gregorio VII sino
a' suoi giorni , quindi la fece pub-
blicare nel 1579. f. BoLLARio, Cke-
VI, e Bolle. Il dotto Cardinal Petra
ci ha dato : Commenlaria de Coti'
Hit. Jpost. Venetiis 174I) to"^- V.
COTANA, o COTENA. Sede ve-
scovile della prima Panfilia, nell'e-
sarcato d' Asia, sotto la metropoli
di Side. Si conoscono cinque vesco-
vi, che vi ebbero sede, Commau-
ville dice , che nel quinto secolo
Cotana divenne sede episcopale.
COTELIER GiovA?j>i Battista.
Scrittore del secolo decimosettinio,
nato nel 1627 a Nimes in Lingua-
doca. Dicesi, che nella età di soli
dodici anni spiegasse la Bilibia e-
braica all'aprire del libro, renden-
do ragione di alcune difficoltà pio-
postegli sulla costruzione della lin-
gua, e sopra quanto spettava agli
usi degli ebrei. In pari modo si
narra, che voltasse nella propria
lingua il testamento greco, e scio-
gliesse alcune difficili operazioni di
matematica. Se tutto ciò non è suf-
ficientemente provato, è vero però
che fino da' primi anni fece cono-
scere in lui un talento de' più ele-
vati. Si applicò dapprima allo stu-
dio della teologia in Parigi, vi pre-
se il grado di bacelliere , ma non
volle di più, alfine di non obbligarsi
a ricevere gli ordini ecclesiastici. Si
diede poscia allo studio della lingua
greca,, e delle antichità ecclesiasti-
che , nel qual genere di cose riuscì
molto bene. Il grande Colbert, di
lui estimatore, lo trascelse, unita-
mente al Du- Gange, per lavorare
nella versione, catalogo, e sommarli
dei manoscritti greci esistenti nella
biblioteca reale. Questo lavoro gli
procurò, nel 1676, la cattedra di
138 . CUS
lingua greca nel collegio del re.
Visse in una semplicità e modestia
degna dei bei tempi dell' innocenza :
praticò assai poco le società : sem-
brava melanconico e riservato, ma
era del più dolce carattere e ma-
nieroso. Dobbiamo alle sue fatiche:
I .° PaLrcs aevL apostolici, sive ss.
Patriini, qui temporilms apostolicis
floruerunt opera edita et non edita,
Parisiis 1672; T." Una raccolta di
parecchi monumenti della chiesa
greca, con una traduzione latina
ed annotazionij 3.° Und traduzione
latina delle quattro omelie di s.
Gioi'anni Crisostomo sopra i salmi,
e dei commentarii di questo padre
sopra Daniele.
COTRONEoCOTRONA (Cotro-
nen.). Città con residenza vescovile,
nel regno delle due Sicilie, nella
provincia di Calabria ulteriore se-
conda, capo luogo, di distretto, e di
cantone. Si innalza questa città sulla
falda settentrionale del monte Corva-
ro, airimboccntura del fiume Esaro
nel mare Ionio, sul quale ha un pon-
te, che per i lavori del 17 52, e
pei restauri fatti dopo il terremo-
to del 1783, avendo più ampio il
bacino, può ricevere ogni sorte di
bastimento mercantile. Sebbene da
buìgo tempo sia in istato di deca-
denza, pure per le sue mura, gli edi-
fizi, e le fortificazioni eseguite nella
cittadella dall'imperatore Carlo Y,
le davano un aspetto imponente.
Se non che il terremoto recò or-
ribili guasti a questa città. Vi ri-
siede un giudice d' istruzione, ed
è piazza forte di quarta classe a
cagione delle buone ditése della
cittadella. Gli stabilimenti di bene-
ficenza di v;irio genere apprestano
all'umanità i necessari soccorsi ed
aiuti. Il vanto di una salubrità d'a-
ria, che reggeva ad ogni altro pnra-
COS
gone , e contribuiva alle atletiche
forme, ed alla singolare for7a dei
crotoniati, non conviene più alla
sua attuale situazione, e al palu-
do.so terreno.
Questa città, detta nella prima
antichità Croio, Crotone, o Crotona,
era una delle principali, anzi la più
magnifica della Magna Grecia. De-
ve la sua origine, secondo vari au-
tori, a Diomede, o, a parere d'al-
tri, ad una colonia di achei con-
dottavi da INliscello l'anno 710 avan-
ti la nascita di Gesù Cristo, col-
l'aiuto di Archita fondatore di Si-
racusa. Non solo Crotone in poco
tempo rivaleggiò colle vicine re-
pubbliche, ma mediante l'alleanza
con Sibari,e Metaponto, potè misu-
rarsi co'tarentini, ed obbligarli a
riconoscere i limiti della regione
degl'italioti, e la rispettiva indipen-
denza. L'attacco, che poi eseguiro-
no contro i Jonii della repubblica
di Siri, pose la città in loro pote-
re senza rispettare il delubro, e
la statua di Minerva Poliade, a pie
della quale ne uccisero il sacerdo-
te. Il contagio, e le guerre civili
cui soggiacquero i vincitori, si cre-
dettero punizione del cielo. In-
di i crotoniati, con un esercito di
centoventimila combattenti, piomba-
rono sui locresi, che si difesero
da bravi con soli quindici mila
uomini. I crotoniati si diedero a
poltrire : se non che fuggendo
Pitagora da Samo la tirannia di
Policrate , col ritirarsi in questa
città, ne cangiò la sorte. Egli col-
la sua filosofia attrasse a se la mol-
titudine, ne riformò il costume,
fondò la società pitagorica, tenden-
te a dare allo stato cittadini vir-
tuosi e sapienti. Fatti in seguito
i crotoniati amanti del giusto Pi-
tagora, questi gl'indusse ad accorrere
cos
in difesa dei trezeni soprafTatli dagli
achei entro le mura di Sibari, e
n'ebbe vittoria. Dopo trenta anni
però l'ambizione, e la vendetta di
Cilene infrenabile demagogo, armò
la plebe contro i pitagorici , che sos-
tennero pubblica strage, per cui Pi-
tagora , e pochi altri dovettero la
salvezza ad una pronta fuga. Allo-
ra Crotone subì la tirannide di
Clinia, e l'anarchia desolò le con-
trade della Magna Grecia, finché
per mediazione degli achei i pita-
gorici furono richiamati, ma piìi
non vissero in comunione, non pre-
sero più parte al governo, e in pro-
gresso degenerarono in pratiche sor-
dide e supeistiziose.
I giuochi ginnastici furono in
sommo onore a Crotona, e lo stes-
so Pitagora ne promosse l'ardore.
Gli atleti crotoniati erano nella Gre-
cia saliti alla più alta rinomanza,
e di rado i premi uscivano loro di
mano. Sono celebri i fasti, e le
maravigliose prove di Milone Cro-
toniate. Fra i tanti, che celebra-
rono questo atleta ( il quale vuoisi
avere con un pugno ucciso un toio,
da lui divorato in un giorno), nin-
no certamente sarà giunto all'alto,
sublime , ed ardito concepimento
dello scultore cav. Giuseppe Fabris,
il quale in Roma, senza badare a
fatica, e a spese, volle dimostrare
tutta la scienza dell'arte scuUorica,
nel rappresentarlo di colossali forme,
ed alto ventotto palmi. Dopo aver-
ci egli dato in INhlano nel Sansone
che sbrana il leone un'allegoria del-
l'ispirazione divina avuta da quel
forte, seppe nel Milone figurare lo
sprezzatore delle cose sagre, che
viene dal leone ucciso. Imperocché
volendo l'atleta atterrare la quer-
cia sagra ad una Driade, le mani
nel separarne il tronco gli rimasero
COS i59
dentro alla fenditura, ed un leo-
ne corse a divorarlo, senza che egli
potesse difendersi. Tale é l'argo-
mento, che il eh. artista effettuò con
settanta carrette di argilla, con qua-
rantunamila libbre di gesso, quan-
do trasportò in gesso il portento-
so colosso. Fu tale la sorpresa e
r applauso, cui presso tutti destò
opera sì meravigliosa, che gli arti-
sti e gl'intendenti l'ammirarono
con istupore, e sovrani, e ragguarde-
voli personaggi grandemente la lo-
darono. Fu disegnato dal valentis-
simo Tommaso Minardi, ed inciso
dal bravo Pietro Bettelini. I gior-
nali ne parlarono con entusiasmo,
e colle rime poetiche venne ancor
celebrato dal Missirini, dal p. Ce-
sari, e dal cav. Angelo ÌNIaria Piic-
ci, tutti nomi equivalenti a splen-
dido elogio, senza mentovare gli
autori di quelle, che non furono
ancora pubblicate colle stampe.
L'atleta Faillo armò del proprio,
e condusse a Salamina una nave in
aiuto de'greci, contro la spedizione
di Serse ; e sette atleti di Crotone,
riportarono nel giorno stesso il pri-
mo premio ne' giuochi olimpici.
Dopo la caduta di R.eggio, Dioni-
gi il vecchio coir arte s imposses-
sò di tutta quasi la Magna Gre-
cia, occupò con inganno la validis-
sima fortezza di Crotone, e sac-
cheggiò il riero tempio di Giunone
Lacinia, posto sul promontorio, che
oggi dicesi Capo delle Colonne,
una colonna d' ordine dorico ap-
punto indicandone 1' area : tolse dal
tesoro persino il prezioso peplo,
che avea donato alla dea Alcistene
di Sibari, cedendolo a' cartaginesi
per cento venti talenti. Allorquan-
do i bruzi emancipatisi dai lucani,
e dai greci, eressero la loro indi-
pendente repubblica, di cui fu ca-
i6o COS
pitale Cosenya, Crotone tornato era
in fiore, e tentai'ono i nuovi con-
quistatori di unirlo ai loro domi-
nii : però i croloniati ebbero soccor-
so da Sosistralo, capo della siracusa-
na oligarchia; ma lacerati poi dalle
intestine fazioni conferirono a Me-
nedemo loro concittadino l'assoluto
potere, e subì varii destini. Croto-
ne fu poscia saccheggiata da Aga-
tocle, che con simulata amicizia
avea introdotta nel porto la sua
flotta nelTanno 299, mentre fu pre-
sa dai romani nel 277 avanti l'era
volgare. Indi, nell'anno 55^ di
Roma, sotto il consolato di P. Cor-
nelio Scipione, e di Tito Sempro-
nio Longo, vi venne dedotta una
colonia romana. Questa città ebbe
un duplice titolo alla celebrità, e
pe' suoi giuochi atletici, e per le
sue scuole di filosofia: fra gli atle-
ti, oltre i nominati, si distinsero
Iscomaco, Tisicrate, Astole ed altri.
L' italica filosofia derivò dal prelo-
dato Pitagora. In olire Democede,
medico di Policrate re di Samo, e
di Dario re de' persiani ; Alcmeone
altro medico discepolo di Pitagora ;
Orfeo poeta, ed un gran numero
di altri uomini illustri, resero assai
celebre il nome di questa città.
Il vangelo fu predicato in Cro-
tone, secondo alcuni, dal principe
degli apostoli s. Pietro, o, secondo
altri, da s. Dionisio, discepolo di s.
Paolo, detto l' Areopagita, che ivi
si trattenne nel recarsi a Roma, e
che una tradizione vuole primo
suo vescovo. L' Ughelli, Italia Sa-
rra, t. IX, p. 383, dice, che nel-
l'anno 547, sotto il Pontefice \ i-
gilio n' era vescovo Flaviano, cui
successe Giovanni. Nel 649 il vescovo
Teodosio intervenne al concilio late-
ranense tenuto da s. IMartino I, co-
me Pietro fu presente sotto Papa s.
COS
Agatone al concilio di Costantino-
poli del 680. Dipoi Alessandro VI
nel 14965 f*^ce vescovo di Crotone
Andrea della Valle romano, che
Leone X, nel i5i7, creò Cardina-
le. Gli successe Antonio Lucifero,
nobile crotoniate , che ampliò, ed
abbellì la cattedrale, ove fabbricò
una cappella per la sua famiglia,
ed inoltre riedificò 1' episcopio. La
sede vescovile sempre è rimasta
sulfraganea della metropoli di Reg-
gio; però a Crotone Pio VII unì
ia sede episcopale d' Isola nel 1818,
coll'autoiità della lettera apostolica,
De utiliori doininicae.
La cattedrale è dedicata alla b.
V. Maria Assunta in cielo, ed è un
antico edifizio. Il capitolo si compo-
ne di .sei dignità, cioè dell' arcidia-
cono, del diacono, del cantore, del-
l' arciprete eh' è pure penitenziere,
del tesoriere, e del primicerio. Vi
sono inoltre diciolto canonici, fra i
quali il teologo, e diversi preti, e
chierici pel servigio della chiesa.
Nella città vi hanno cinque parroc-
chie, in una sola delle quali evvi
il sagro fonte battesimale, alcune
confraternite, un monistero di mo-
nache, l'ospedale ec. La mensa ad
ogni nuovo vescovo è tassata nei li-
bri della camera apostolica in fio-
rini cinquanta.
COTTA, Siiperpellìceum. Veste
sagra, ed ornamento ecclesiastico. Il
Macri la chiama suppellizza, così
delta dalla voce greca, che significa
tonaca. Alcuni credono, che questo
nome sia derivato dalla voce araba
Xittan, che significa lino, perchè di
tal materia dev' essei'C la cotta,
anzi gli arabi chiamano Kettuna il
Camice [P^edi). Il Cardinale Stefa-
neschi nell' Ordine Romano scrive :
Cardinale!; omnes tani saeculares,
qiiam leligiosi , habehunt cottas^
COT
cìiin siiccis sive camisiis alhis etc. In
un codice vaticano presso il Gatti-
co, Ada Caerem. tom. I, p. 28,
leggesi : hahent cottas, sive super-
pelli cea Clini succis sive rochetis al-
his. In alcuni mss. antichi della
chiesa di Siena la cotta viene chia-
mata Cocca, e con altro nome
Camisia Superanea. Il Davantria
però nel suo cerimoniale mss. chia-
ma Siiperpelliceum il Rocchetto [l'ae-
di), perchè si porta sotto la pellic-
cia della cappa, e la cotta dal me-
desimo autore viene detta Cotta. V.
Almuzia, ove parlasi delle pelli ,
simbolo de' peccati, mentre la cotta
è il simbolo dell'innocenza. Altri
dicono la cotta chiamarsi superpel-
liceuni, perchè un tempo si mette-
va sopra una veste foderata di pel-
liccia ; e siccome questa veste im-
pellicciata aveva maniche larghe, fu
necessario (are maniche larghe, o
pendenti alla cotta, o toglieile del
tutto. 11 Cardinal Bona, nel capo
24 del lib. 1 Rerum litiirgicanwi
dice, che Superpelliceum è parola
barbara, e non usata avanti seicen-
to anni, ed aggiunge, essere cosa
incerta se dagli antichi fosse la
cotta detta superpelliceum, o signi-
ficata con altri nomi. Quelli, che
stimano essere tal abito proceduto
dagli apostoli, lo denominano con
vocaboli antichi. In fatti alcuni lo
dicono Ephod, altri coi greci lo
chiamano Felonio, altri Aviphiho-
lum, nome usato da s. R.emigio nel
suo testamento con queste parole :
Futuro episcopo successori meo am-
phibolum album paschalem relinquo.
Però è incerto, se si debba inten-
dere la cotta, mentre il vescovo a-
veva abiti più proprii alla sua di-
gnità, li Durando lib. 3, cap. I,
spiega il vocabolo cotta, con dire:
superpelliceum dicitur^ eo quod an-
voL. xvm.
COT i6i
ticpdtus super tunìcas pelliceas in-
duebatur, il che ancora si osserva
in alcune chiese, per significare che
Adamo fu vestito di pelle dopo la
colpa. Il Sarnelli dichiara, che la
cotta è r abito proprio dei chierici,
non già il rocchetto, ch'egli dice
veste non sagra ma comune, osser-
vando che i canonici secolari ed
altri, i quali nell' estate non porta-
no la Cappa [Fedi), usano sopra
il rocchetto la colta. Fu detta la
cotta anche Superindumentum, per-
chè si sovrappone alle altre vesti
clericali.
Il Bonanni, la Gerarchia eccle-
siastica considerata nelle vesti, al
cap. XXXXVII tratta dell'abito
usato da tutto il clei'o, comunemen-
te detto cotta, come abito proprio
de' chierici principalmente, e ad essi
prescritto dai sagri canoni, massime
dal concilio di Basilea sess. 22, con
questo decreto: Horas canonicas
dicturi, tunica talari induti, ac su-
perpelliceis mundis ultra medias
tibias longis, juxta temporum, ac
regionum diversitatem, ecclesias in-
grcdiantur. Abbiamo dalle varie
istruzioni date a' chierici da s. Carlo
Borromeo, l'ordine che sieno pu-
niti quelli, i quali assistono agli
uffizii divini, o ad altra ecclesiasti-
ca funzione, senza cotta, e insieme
quelli, i quali l' usano in azioni
profane: che perciò quando il ve-
scovo ammette alcuno alla prima
tonsura, e In ascrive all'ordme dei
chierici, lo veste con la cotta sic-
come abito proprio de' ministri del
culto divino. Nota però il Marlene,
nel lib. I,art. 7, num. 9, De ritibus
antiquis, ove parla del rito di con-
ferire la prima tonsura, che tutto
si riduceva al taglio de' capelli, poi-
ché ne'rituali scritti addietjo cinque-
cento anni non si parlava della
I I
iGo. COT
cotta. jVel solo pontificale tnss. del-
la chiesa di Sens avanti cinquecen-
to anni, si legge che, prima del ta-
glio de' capelli, il vescovo indnal
eum cappa, e nel rituale di Sens
di circa trecento cinquanta anni, e
in quello di Angrcs di anni tre-
cento, si legge : Hic incluatur sii-
perpellicco, elicente episcopo, sicché
rimane dubbio se debbasi intende-
re r uso della colta in quel tempo,
particolarmente se riflettasi, che con
vari nomi sono espressi gli abili
clericali antichi.
Certo è, che ai tempi di s. Gi-
rolamo, il quale fiori nel quarto
secolo, com'egli dice nel lib. I
contro i pelagiani, omnem clernm
in sacrifìcii coiisummatione candidis
veslihus ministrasse; e che questa
candida veste fi-i comune non solo
ai sacerdoti e diaconi, ma a tutto
il clero. Pure ciò si conferma dal
concilio Karbonese del 589, in cui
venne determinato, che ncc diaco-
luis, suhdiaconus , aut leclor ante-
cjuam Missa consumetiir. alba se
praesuìnat exitcre. Ma che cosa si
intenda per la parola Allm, rimane
ancora in dubbio, essendo nome as-
sai generico, per cui vengono signi-
ficati tutti gli abiti bianchi. Vero
è però, che in molti rituali quando
si adopera la parola Alba, vuoisi
significare quella veste talare, che
diciamo camice, tessuto di lino
l)ianco: laonde alcuni furono di
parere, che tal veste fosse comune
a tulli i gradi del clero, e che poi
fosse variata poco a poco, per cui
dalle varie forme si mutassero i
nomi di camice, di colta, e di roc-
chetto. JXon senza fondamento al-
cuni stimano, che tutto il clero
servisse nelle sacre finizioni vesti-
lo di tonaca bianca talare, e sen-
za maniche, la quale copriva tutta
COT
la persona; che poi, mutata la ma-
teria in più preziosa, sia divenuta
propria de' sacerdoti , e sia stala
chiamata Pianeta [Vedi). 11 Ferra-
ri, a pag. 187 de re vcsliaria, dice
che di tal forma V osservò in Pa-
dova in una pittura antichissima,
stimando che la parola cotta pro-
ceda dal vocabolo Crocota, che
presso gli antichi significava veste
sottile e delicata.
Il citato Bonanni, nel Catalogo
degli Ordini religiosi, parla di al-
cune congregazioni de' canonici re-
golari, i quali sono vestiti di tal
colta, cioè sotto il numero XXXVII
dei canonici di Usetz fondati nel
quinto secolo ; sotto il numero VI
dei canonici di s. Croce in Coim-
bra fondati verso 1' anno 1 1 3 1 , e
dei canonici regolari in Austria,
sotto il numero IV, istituiti circa il
ii4o. Quella colta antica fu poi
mutata nella forma, aggiungendo-
visi le maniche larghe, ritenuta
però la lunghezza prescritta dai
concilii, come apaiisce nella figura
del numero VII d'un canonico di
s. Dionisio di Reims , congregazione
fondata nel nono secolo ; e come
più chiaramente si rappresenta nel-
la immagine di s. Pier Damiani,
dal Bonanni riportata al numero
28 della sua Gerarchia; immagine,
eh' egli prese da un antichissimo
codice del secolo XI, il quale si
conservava nel monistero di monte
Cassino. La lunghezza di simili
cotte non si mantenne nel clero,
che usolla alquanto più corta, co-
me la vediamo in parte da diversi,
ed a seconda della forma, che il
medesimo Bonanni produce alla fi-
gura 119, di un canonico regolare
di Polonia, la cui congregHzione
venne istituita nel secolo decimo.
Onorio Angusluduneiise, nel lib.
COT
I, rap. 23 1, ecco come descrisse le
colle : vcstes albae laocae ialares.
In appresso furono proibite di tal
forma nel i585 dal concilio di
Aix con queste parole: superpcllicca
eliam manicas hahcant. Illa autein,
qiiac nianicis carciit, et quae non
sìiperpelliceorum, scd mantiliuni pò-
thi.s nomine dignae sunt, proliihe-
ìnus.
Non senza ragione, e mistero fu
istituita di tal forma la cotta, pre-
scritta dal mentovato concilio Basi-
Icese nella sess, 21. P^. il Gemi-
iiiano nel lib. I, cap. iZi. De antiq.
vita Alissae: Haec vestìs est laxa,
quia clericalis vita dehet esse in ho-
nis operibus larga, est etiam talaris
qida docci usque ad finem perse-
verare in bonis. Nel lib. 5, cap, 18
dell' Ordine di s. Vittore di Parigi,
si prescrive, che superpclliceum et
tunica lanca quantum fieri potest
unius loìigitudinis esse debeant, ad
minus pieno palmo a terra distan-
tia, et ut manicae supctpelliceorum
non plus duobus palniis ultra di-
gitos promineant. Tale misura ta-
lare fu pure accennata da Stefano
Tornacense, il quale viveva nel i 180,
nell' £'^^t. 12 3, ove pai-lando dei
canonici regolari, dice : Regulareni
liabitum sic pracfertìs exterius ut
interius conservatis. Hujus habitus
indicium principale vobis mitlo su-
perpellicium novum candidum et
talare, quod repraesentet K'obis w-
tac novitatem, munditiae candorem,
perseverantiani in finem. Oggid'i però
si usa in alcune chiese talmente
corta, che non apparisce la forma
antica, come si vede nella figura
3o del Bonanni. Sulle cotte trop-
j)o corte inveisce il Macri nella
Notizia de' i'ocaboli ecclesiastici, alla
voce Superpclliceum.
Sono le colte tessute di lino, o
cor i63
materia simile, acciocché si possano
imbiancare, forse in vigore del pre-
cetto divino, del capo 28 dell'Eso-
do : Filiis Aaron tunicas lincas pa-
rahis in gloriam, et decorcm, che
però si legge nel e. 2 del lib. dei Re,
che Samuele ancor fanciullo ministra-
bat Domino puer accinc.tus ephod li-
neo ^ e David accompagnando l'ar-
ca, dice il cap. VI del lib. 2: Erat
amictus epliod lineo. Da ciò vo-
gliono alcuni dottori, che proce-
desse r uso delle cotte, e dei roc-
chetti, e l'Amalario ne spiega i mi-
steri, neir opera : De Di\>in. Offìc.
lib. 3, cap. 4? massime sul bianco,
non lodandosi le aggricciature, che
fanno le cotte troppo corte. Gem,.
de antiq. rit. Miss, lib. I, cap. i32,
racconta che anticamente nel tem-
po quaresimale le colle erano di
lana in segno di mestizia, ed umil-
tà. Perciò il Papa nei giorni di
quaresima, e negli altri giorni di
digiuno, porta la sottana di la-
na, come nelle processioni, e fun-
zioni di penitenza, nella visita delle
sette chiese, e delle quattro patriar-
cali nell' aimo santo, secondo che
osserva il Macri. Aggiungiamo col
Durando^ che avendo questa veste
la forma di croce, vuoisi per essa
denotare come gli ecclesiastici devono
imitare Gesù Crocifìsso. Anticamen»
te eia lunga almeno sino a mezza
gamba, anzi ordinariamente era lun-
ga sino ai piedi, come il camice,
per significare la perseveranza finale
nelle opere buone, ed in alcuni
luoghi le cotte erano anche senza
maniche, e serrate da per tutto a
similitudine delle pianete antiche,
cavandosi le braccia dai lati. Da
ciò viene la differenza, che trovasi
nelle chiese sulle cotte, dappoiché
gli uni le portano a maniche ro-
tonde, e larghe, gli altri a maniche
.64 COT
pendenti: in somma sembra, che
la cotta sia il camice accorciato.
V. il Boequillot, Liturgia sacra.
COTTO (s.) martire. Questo san-
to visse ai tempi delia persecuzione
di Aureliano, e fu discepolo di s.
Prisco, che fu decapitato a Toussi
sulla Yonne nella diocesi di Au-
xerre verso l'anno 273. Cotto, in
venerazione al santo suo precettore,
raccolse il capo di lui, e si rifugiò
nelle selve, ma inseguito da quei
pagani, poco dopo incontrò anche
egli egual corona del suo maestro.
11 suo corpo si conserva nella chie-
sa di s. Prisco, fatta fabbricare da
s. Germano d' Auxerre, e rifabbri-
cata da un signor del paese, chia-
mato Porcario. Nel 1480 il vescovo
di quella città Giovanni Baillet, le-
vò il corpo di s. Cotto dal sepol-
cro ove giaceva, per riporlo in una
arca. I Bollandisti assegnano la sua
festa ai 26 maggio.
COTURNO Bartolommeo, Car-
dinale. Bartolommeo Coturno da
Chiavari nel genovesato, minor con-
ventuale, celebre nelle scienze sa-
cre e profane, arcivescovo di Ge-
nova, poi a' 18 settembre del 1878
da Urbano VI fu creato Cardinal pre-
te di s. Lorenzo in Damaso, ed eser-
citò lodevolmente parecchie legazio-
ni. Ebbe facoltà dal Pontefice di
assolvere Genova, Milano e Piacen-
za dalle censure incorse per aver
recato merci vietate al soldano di
Egitto; e viceversa di permettere
ad altri, che portassero tali merci
al soldano di Babilonia, purché non
eccedessero il prezzo di ottomila fio-
rini. Nulladimeno, venuto in sospetto
di mala fede ad Urbano VI, dovette
fuggire dallo sdegnato Pontefice, del
quale tornò in grazia a mezzo del re
Carlo III Durazzo: ma avendo dato
occasione di sospettare ch'egli aves-
COU
se congiurato con quel re alla vita
di Urbano VI, dopo un anno di te-
tro carcere, e gran tormenti, fu
condannato all'ultimo supplizio in
Genova nel i385, sette anni da
che era Cardinale.
COTYACUM. Città vescovile del-
l' Asia minore , oggi Kutaich ,
nella Frigia , e , secondo le no-
tizie ecclesiasticlie, metropoli della
terza provincia della Frigia saluta-
re esarcato d' Asia. Fu eretta in
sede episcopale nel quarto, o nt'i
sesto secolo , ed in metropoli x\v\
nono , con tre vescovati per suffia-
ganei, cioè Spara, Conis, e Gaico-
me, come si legge in Co m man ville,
che li dice fondati nel medesimo
nono secolo.
COULAINE, o CouLAi?rES. Paese
di Francia vicino alla città di Mans,
in Villa Colonia, dipartimento del-
la Sarthe, cantone di Love, presv)
la riva sinistra del Geaz, che pri-
ma aveva il titolo di baronia. In
Coulaine, o Coulans, neh' anno 843,
Carlo il Calvo , fece un capito-
lare di sei articoli, che furono poi
richiamati al concilio di Meaux l'an-
no 845. Il Leuglet lo registra qual
concilio Coloniense.
COURT (de) Guglielmo, Cardi-
nale. V. CURTI.
COUSTANT Pietro. Scrittore
del secolo decimottavo, benedettino,
nato a Compiègne nel 1654. Nel-
l'età di diciassette anni entrò nella
congregazione di s Ma u 10, e, quan-
tunque giovane, divenne ben presto
il modello del fervore e della pe-
nitenza. Si narra di lui , che mai
s'avvicinava al fuoco nei geli d'in-
verno, e che, sebbene fosse occu-
patissimo negli studi , era sempre
uno de'primi ad intervenire alle uf-
fiziature di giorno e di notte, alle
quali mai si permette\a di manca-
cou
re. Fu uno di quelli, che si sono
occupati nella impresa di dare la
bella edizione delle opere di s. A-
gostino. Avea molla intelligenza, ed
industria in quel genere di cose,
per cui fàcilmente riconosceva il
vero testo dalle intarsiature, e dalle
glosse male a proposito inserite nel
testo. Imprese anche una nuova
edizione delle opere di s. Ilario, e
delle lettere dei Papi. Il p. Cou-
stant incontrò avversario ne' suoi
lavori il p, Germon, gesuita, il qua-
le accusava di falsificazione i ma-
noscritti, ond' erasi servito per le
edizioni di s. Agostino, e s. Ilario,
Ma egli, nel 1706, vi rispose con
un libro intitolato : J^indicìae mss.
a E. P. Barthol. Germon impu-
gtiat. Rispose nello stesso tempo ad
un altro scritto, nel quale la edi-
zione di s. Ilario era assalita. Il p.
Germon rispose di bel nuovo alle
difese del Coustant ; ma questi ri-
tornò al campo, scrivendo una'altra
opei-etta : Findiciae veterum codi'
rum conflrmatae. Dopo tali contro-
versie intraprese liberamente la sua
grande opera sulle lettere dei Pa-
pi ; ma fu colto dalla morte nel
1721. La di lui critica è savia e
giudiziosa, e sempre è accompagna-
ta da singolare modestia.
COUTANCES, o Costance (Con-
stanti en. provincìae Rotliomagen. ) .
Città con residenza Tescovile di
Francia nel dipartimento della Ma-
nica, antica capitale del Cotentino
nella bassa Normandia . ora capo
luogo di circondario, e di cantone,
situata fia il colle e il piano , e
cinta da belle praterie al confluente
della Sonile, e del Bulsard. E vi-
cina all'Oceano, è senza mura, e
senza fossato. Ha un tribunale di
prima istanza, e di commercio, una
conservazione delle ipoteche , un
COU 16?
collegio comunale , una biblioteca ,
un bel teatio, bagni, ec. Alcuni
confondono questa città con l'anti-
ca Angusta Romanduorum , ed altri
con Briovera, perchè s. Lo si sot-
toscrisse vescovo di Briovera , al
concilio d' Orleans nel quinto se-
colo. Fa d' uopo osservare che, a
seconda dello stile di quel tempo,
egli forse volle esprimere così il
luogo di sua nascita, che allora so-
levasi unire al proprio nome. Inol-
tre vi sono alcuni, i quali asseri-
scono, che abbia avuto il nome di
Costantino, o Costanzo, imperatori ,
e perciò sia stata detta Constantia,
o Cosediac. Ammiano Marcellino
la chiamò Castra Constantia. Nel
secolo XV Lodovico XI fece di-
struggere le sue fortificazioni per
essersi dichiarata a favore del prin-
cipe Carlo suo fratello. Molto sof-
frì questa città durante le guerre
degl' inglesi , e spesso andò esposta
alle scorrerie de' bretoni , sotto il
regno del medesimo Lodovico XI.
Indi, nel \56i, fu presa dai cal-
vinisti, dopo essere stata valorosa-
mente difesa dal proprio vescovo
Filippo di Cosse. Coutances fu pa-
tria d' illustri personaggi, fra' qua-
li nomineremo l'abbate di Saint
Pierre.
La sede vescovile di Coutances,
al dire di Commanville, ebbe ori-
gine avanti l' anno 4oo. Altri la
fanno fondata nel quinto secolo, e
sino dalla sua erezione, è suffraga-
nea della metropoli di Rouen. Do-
po s. Erptiole, riguardato come il
primo vescovo di questa diocesi, si
contano più di ottantacinque suc-
cessori , undici de' quali sono ve-
nerati per santi. Fra di essi quat-
tro andarono decorati della dignità
Cardinalizia, e Giuliano della Ro-
veie, Cardinale e nipote di Si^to
ì(\a €OY
IV, fu dallo zio , nel i ^jG , fallo
vescovo di Coutances, e poscia nel
I ToS divenne Papa col nome di
Giulio II. Nel 1801, il Pontclìcc
Pio VII unì a Coutances il vesco-
vato di Avranches (Vedi), ch'ebbe
cinquantanove vescovi, sei de' quali
sono venerati come santi.
La cattedrale di gotica architet-
tura, ed in forma di croce, è ma-
gnifica : ha un corridoio , ed una
galleria, che gira il coro , e la na-
vata è sostenuta da quindici pilastri
per parte. La porta maggiore vie-
ne fiancheggiata da due torri sor-
montati: da alte piramidi di pietra,
e la gran torre, che domina il cen-
tro della croce , è opera mirabile
di figura ottagona, aperta di den-
tro a modo di lanterna con mol-
tissima luce. Questa cattedrale è
dedicata alla B. V. Maria , ed il ca-
pitolo di essa si compone di otto ca-
nonici onorarli, con diversi preti,
e chierici addetti al servigio della
chiesa. Nella città sonvi due par-
rocchie con fonte battesimale , un
monistero di monache, due semi-
nari, e r ospedale. Ogui nuovo ve-
scovo paga alla cancelleria aposto-
lica la tassa di trecento settanta
fiorini.
CO VESCOVO , Co ■ Ephcopus.
Vescovo con un altro. Valfridio
Strabene, De rebus eccl. e. ult. ,
narra, che vi sono stati de' vescovi,
i quali avevano covescovi^ o coepi-
scopi , a cui aflklavano ministeri
propri, e convenienti al loro stato.
Alcuni dicono, che i vescovi, i quali
fungono le funzioni episcopali, mas-
sime di Alemagna, appellati suftra-
ganei sono coevescovi, o covescovi.
V. CoREPiscopo, Vescovo, e Sutfra-
GANEO.
COYAC, o CoYAco {Coyacuni).
Città, o castello della Spagna nelle
COZ
Astane, diocesi d'Oviedo. Nell'an-
no io5o, ad istanza di Ferdinan-
do I, detto il Grande^ re di Ca-
stiglia e di Leone , il vescovo di
Oviedo, insieme ad altri otto ve-
scovi, ed alcuni prelati spagnuoli
celebrò un concilio in Coyac col-
r intervento del re, e di sua mo-
glie Sanzia regina di Leone. Vi si
lecero tredici canoni , tra i quali
vi sono alcuni regolamenti pel tem-
porale, dappoiché l'assemblea era
mista. Vi si prescrisse la residenza
a' vescovi, ed ai chierici ; si proibì
loro di portar armi, ed abiti inde-
centi, e di abitare con donne. Si
laccomandò agli arcidiaconi , e ai
preti d' invitare alla penitenza gli
adulteri , e gli omicidi. Si trattò
della osservanza della domenica ,
con assistere alla messa , e a tutto
r uffizio di quel giorno, anzi di re-
carsi in chiesa la sera del prece-
dente sabbato. Si provvide ancora
al decoro della casa di Dio, degli
arredi e paramenti sagri, e si pre-
scrisse, che gli ordinandi debbano
sapere il salterio, gl'inni, i cantici,
le epistole, i vangeli, e le orazioni.
Venne prescritto il digiuno del ve-
nerdì, ed emanaronsi leggi per l'ec-
clesiastica immunità. Diz. de' coii-
cil. Ptegia t. XXV, Labbc t. IX,
Arduino t. VI.
COZZA Lorenzo, Cardinale. Lo-
renzo Cozza nacque alle grotte di
s. Lorenzo, presso il lago di Boi-
sena, diocesi di Montefiascone nel
1654, e restò privo dei genitori,
essendo ancor giovane. Sorti tutta-
via ottima educazione, e nel iG6r)
indossò l'abito de' minori conven-
tuali nel convento della ss. Tri-
nità di Orvieto. Fu mandato in
Araceli a compire gli studi, dipoi
passò a Napoli per legger filo-
sofia nel convento di s. Diego ;
coz
quindi, divenuto sacerdote, andò li l-
tor di teologia a \iteibo, e pro-
segui a leggerla in Araceli. lu ap-
presso fu mandato guardiano a
Viterbo, ove il vescovo Cardinal
Sacchetti lo elesse a suo teolo-
go, e confessore; poscia nel capi-
tolo dell Ordine a E.oma fu dichia-
rato definitore della provincia, e
dal suo generale venne inviato a
visitare e riformare i conventi del-
la Bosnia, Dalmazia, e Lombardia.
Nel 1 6q6 fu eletto guardiano nel
convento di Araceli, ove pubblicò
il libro intitolato : Vindiciae Areo-
pagilicae, cui volle dedicare a Cle-
mente XI, il quale lo fece consul-
tor dell'indice, e qualificatore del s.
ofiìzio. Nel 1704 divenne superiore
della provincia romana, poi guardia-
no del convento al s. sepolcro in Ge-
rusalemme, ove promosse la buo-
na disciplina. Compose a pace i
cattolici del Montelibano; come vi-
cario apostolico restituì alla sua
sede il patriarca di Antiochia, cac-
ciato dai maroniti; prevenne la mi-
na, che sovrastava ai maroniti me-
desimi, ed il funesto scisma; nel-
l'anno 1713 conchiuse l'unione con
la Chiesa romana di Michele Oapo-
sulischio, greco patriarca di Ales-
sandria, il quale mandò Giangiu-
seppe Mozet dell'Oidiue serafico a
riconoscere il Papa come supremo
pastore della Chiesa , e pregarlo,
che lo confermasse nella sua digni-
tà, locchè si etfettuò. Quindi, dopo
tanti servigi prestati alla Chiesa,
nel 17 15 Clemente XI lo chiamò
a Roma, e lo elesse vicecommissario
generale del suo Ordine. Nel pun-
to estremo , assistette a ben mori-
re Innocenzo XIII, già suo amicis-
simo sino dal 1694 quando governa-
va da guardiano il convento di Yiter-
CliA
107
ho; poi nel j 72,5 a piuui voti da' suoi
frati venne eletto maestro generale
dell' Ordine. In vista a meriti cosi
segnalati Benedetto XIII, ai 9 di-
cembre del 17^6, lo creò Cardi-
nale prete di s. Maria in Araceli,
lo ascrisse alle congregazioni del s.
offizio, dei vescovi e regolari, dei
riti, di propaganda, ed altre; ma
dopo ventiquattro mesi di continue
malattie mori nel 1729, di settan-
tacinque anni, e fu sepolto nella
basilica di s. Bartolommeo all'Isola
con prolissa ed onorevole iscrizio-
ne. Aveasi formata una scelta bi-
blioteca, ricca di preziose ed anti-
che medaglie raccolte nell'oriente;
e pubblicati alcuni trattati di ma-
terie ecclesiastiche, e morali, che il
Guarnacci riporta fedelmente sul fi-
ne della vita di lui.
CRACOVIA {Crncoi'ìcn.). Città
con residenza vescovile, antica ca-
pitale della Polonia, ed ora della
repubblica del suo nome, della qua-
le è necessario, che qui diamo un
cenno. Questa repubblica europea,
la quale prende nome dalla sua
capitale, confina colla Galizia, col-
la Slesia, ec. La sua popolazione
supera il numero di centomila abi-
tanti, che per la maggior parte so-
no cattolici, benché ivi sia libero
l'esercizio d'ogni culto. Però la pub-
blica istruzione è affidata alla ce-
lebre università di Cracovia. La e-
sistenza della repubblica di Craco-
via incominciò nel 18 r5. La Rus-
sia, l'Austria, la Prussia, non po-
tendo convenirsi sul possesso del
territorio di Cracovia, risolvettero
di farne uno stato libero, sotto la
loro immediata protezione, assicu-
randogli una continua neutralità,
sotto condizione di non dover ri-
cevere alcun disertore, o colpevole
i68 CRA
di queste tre potenze. Questo stato
si eresse in repubblica, ed il potere
legislativo risiede in uu corpo com-
posto di deputati eletti da ciascu-
na comunità , di tre membri del
senato, uno de' quali presiede alla
assemblea, di tre canonici del ca-
pitolo della catted;-ale, di tre dot-
tori della facoltà, nominati dalla
università, e di sei giudici dei tri-
bunali.
Questa assemblea, la quale tie-
ne ogni anno una sessione , che
appena dura un mese, fa le leggi,
sopraintende all' amministrazione ,
ordina il preventivo delle spese ,
nomina i due terzi de' senatori, ed
i giudici, e destituisce i trasgresso-
ri. Il potere esecutivo è esercitato
da un senato, composto di un pre-
sidente, e di dodici membri. Il pre-
sidente, ed otto di questi membri,
sono nominati dall' assemblea na-
zionale, due dal capitolo della cat-
tedrale, e gli altri due dalla uni-
versità. Otto di questi senatori so-
no a vita, gli altri quattro si rin-
novano ogni anno, ed il presidente
ogni tre anni. Questo corpo nomi-
na' agi' impieghi civili, ed ecclesia-
stici, ad eccezione di quelli, che di-
pendono dall'assemblea rappresen-
tativa, come pure di quattro posti
del capitolo, che sono riservati ai
dottori della università. V ha an-
che un tribunale di appello, e dei
tribunali di prima istanza. Gli e-
lettori dei senatori sono i membri
del capitoloj e della università, non
che tutti i proprietari, mercatanti,
artisti, o dotti, che pagano cin-
quanta fiorini d'imposizione. Tutti
i funzionari pubblici sono respon-
sabili, e un tribunale supremo giu-
dica i l'appresentanti, come pure
gli altri membri della magistrata-
cr.A
ra. La repubblica ha la sua mili-
zia, che vigila alla sicurezza dell;t
capitale, ed un corpo di gendar-
meria, che fa egual servizio nelhi
campagna : la repubblica si divide
in diciassette comunità.
La città di Cracovia, in polacca'
KrakoWj è posta in una contrada
fertile sulla riva sinistra della Vi-
stola, al confluente di questo fiu-
me, e della Rudawa. Ha sei sob-
borghi, ed è cinta da una vecchia
muraglia, fiancheggiata da torri, e
da fosse quasi ricolme. Dalla parte
del sud verso la Vistola si vede il
famoso castello reale, che ora cade
in rovina, e eh' è situato su di una
collina, le cui mura, torri, e bastio-
ni gli danno la forma di una pic-
cola cittadella. Conteneva superbe
gallerie, sostenute da colonnati, e
da appartamenti ricchi di pitture,
e di statue. E degna di osserva-
zione la sua magnifica cattedrale,
dedicala a s. Stanislao vescovo, che
vi fu ucciso all'altare da Boleslao
II, e del quale si venera il corpo.
Questa chiesa è cinta da cappelle,
dove stanno diverse tombe dei re
di Polonia, che quivi appunto so-
lennemente si coronavano, e perciò
si conservavano in essa la corona, lo
scettro, e le altre insegne reali. La
cattedrale non è men celebre pel
suo rinomato, e l'icco capitolo. Qui-
vi si vede pure il sepolcro del fa-
maso Rosciuzko. Sono assai belle,
e racchiudono cose importanti an-
che le altre chiese. Va ricordato
il conveniente palazzo episcopale,
come belli sono gli edilizi pel se-
nato, per l'assemblea nazionale, pei
tribunali, e per 1' università. Oltre
a ciò in Cracovia vi sono due gin-
nasi, quattro biblioteche pubbliche,
ed una dotta società.
CRA
Decaduta Cracovia dal suo an-
tico splendore, sino dall' epoca in
cui cessò di essere il soggiorno dei
re di Polonia, i suoi abitanti ascen-
dono circa a trenta mila, de'quaii
più di cinquemila sono ebrei. Sta-
biliti sono essi nei sobborghi Casi-
miro, ec, di là della Vistola, che si
passa sopra un ponte, e dove han-
no la sinagoga. Deliziosi sono i din-
torni di Cracovia, specialmente quel-
li presso il fiume. Nell'amena pas-
seggiata fu innalzato un monumen-
to al generale Kosciuzko, che vo-
lendo ridonare nel 1794 ^11^ sua
patria l' indipendenza, nella notte
de' 24 marzo si dichiarò capo di
tutte le forze polacche. I suoi
tre sobborghi sono di Casimiro,
S tra dora, e Rlepars.
Cracovia, secondo Tolomeo ed
altri, si vuole che occupi l'area di
Carrodimum, antica capitale del
territorio abitato dai Lygii. Alcuni
la vogliono fondata nell' anno 700
da Craco principe polacco, o boe-
mo, che le diede il proprio nome,
ed altri al contrario pretendono,
che debbasi fissare la sua fondazio-
ne nel secolo decimoterzo. Certo è,
che verso tal' epoca Cracovia diven-
ne capitale del regno , e che i re
polacchi incominciarono a farvisi
consagrare l'anno i320. Divenuta
progressivamente florida, e popola-
tissima, fu danneggiata da' vari in-
cendi sino a quello del 1702; dalla
peste, che v'infierì negli anni 1707,
e 1708, non che dalle guerre ci-
vili ed esterne. Gli svedesi la pre-
sero nel i655, dopo un assedio di
circa cinque settimane, ed allora
una porzione della città restò assai
maltrattata. Passati due anni, ritor-
nò Cracovia sotto il dominio po-
lacco ; ma nel 1 702 ricadde sotto
il potere degli svedesi. Essendosi
CRA 169
in Cracovia stabilita nel 1758 una
confederazione, i confederati furono
cinti di assedio dai russi, che pre-
sero la città, e li fecero prigionieri.
Dopo lo smembramento del regno
di Polonia, appartenne all' Austria,
sotto il cui dominio era già passata
sino al 1773 la parte del palati-
nato di Cracovia , che stava alla
destra della Vistola. I polacchi, sotto
gli ordini di Napoleone, nel 1809
presero Cracovia, che colla pace
di Vienna dell' anno stesso , venne
dall' Austria ceduta alla Francia ,
la quale la unì al granducato di
Varsavia. In seguito poi del nomi-
nato congresso di Vienna del 18 i5,
divenne, come dicemmo, la capita-
le della nuova repubblica, che por-
ta il suo nome.
L'università di Cracovia, tanto
celebre anche per essere sempre
stata una de' più fermi sostegni
della cattolica religione in Polonia,
coir autorità apostolica del Ponte*
fìce Urbano V, fu fondata da Ca-
simiro III re di Polonia nel 1 364,
il quale ottenne dall' università del-
la Sorbona professori abilissimi , e
famosi, massime in teologia , per
cui l'università venne considerata
siccome figlia di quella di Parigi.
La morte di detto re avendo im-
pedito di dare l'ultimo compimen-
to a sì grande opera, vi supplì nel
i4oi il re Ladislao Jagellone, il
quale perciò viene considerato per
secondo fondatore. Ha quella uni-
versità un osservatorio, una biblio-
teca, ed altri stabilimenti d' inse-
gnamento. Il vescovo di Cracovia
è cancelliere dell'università : gli stu-
denti vi godevano grandi privilegi,
e gì' impiegVii de! regno di Polonia,
sì ecclesiastici , che secolari. Però
questa università, nello scisma di
Basilea, seguì le parti dell'antipapa
1 7 u eli. A
Felice V, soltracudosi duiruljh'ulieu-
7.0. del l'ontefice Eugenio iV. E
([uando sotto il successore di lui
Nicolò V la Polonia tornò all' ub-
bidienza della santa Sede, l'univer-
sità si mantenne nell'errore, e vi
continuò anche <|iiando Nicolò V
spedi per legato il vescovo di Ca-
merino, dappoiché tal prelato ven-
ne onorevolmente ricevuto dal re
Casimiro IV, da Sbigneo vescovo
di Cracovia, dal clero, e dai citta-
dini, fuorché dalla università , che
però nell'anno seguente alla rinun-
zia del pseudo pontificato di Feli-
ce V, ritornò al grembo della Chie-
sa romana. Nel medesimo secolo
fiori in questa università Giovanni
Canzio, nato in Renlz diocesi di
Cracovia, accademico e professore
di teologia della medesima. Essen-
do egli morto santamente nel i^"]^,
fino d'allora la sua stessa veste pur-
purea, che viene chiamata rwereii-
dn, s'incominciò ad indossare da
ciascun decano di filosofia nell'atto
di prestare il giuramento. E sicco-
me il Canzio ogni giorno teneva a
desinare qualche poverello, i pro-
fessori successori ne imitarono l'e-
sempio. Clemente X riconobbe il
culto di Giovanni, e Clemente XIII
solennemente lo canonizzò. V. A-
damo Ottavio Vita di Giovanni
Canzio, Cracovia 1628.
La sede vescovile di Cracovia
fu eretta nel secolo decimo , anzi
nell'anno 961» era arcivescovile; ma
siccome l'arcivescovo Lamberto, che
viveva verso l'anno io5o, trascurò
di dimandare alla santa Sede il
pallio, ne perdette il diritto , per
cui rimase primo vescovo del regno,
e proto-tiono della provincia di
Gnesna. Era inoltre duca di Seve-
ric, e godeva una rendita di cento
e più mila scudi, Nel 1789, nel
CRA
pontificato di Pio VI , ad onta
delle sue rimostranze alla dieta
polacca, la rendita del vescovo di
Cracovia da ottocento mila fiorini
polacchi di paoli due l'uno, venne
ridotta a cento mila. La diocesi era
assai ampia, con mille e ottocento
parrocchie, tredici delle quali era-
no collegiate, ed aveva delle gran-
di abbazie. L' incoronazione dei re,
e delle regine si faceva dal vescovo
di Cracovia, ad onta delle proteste
dell'arcivescovo di Gnesna, del (pia-
le era allora sulFraganeo. Pio VIL
ncU'erigere nel 18 17 Varsavia in
metropoli, le assegnò per sulTraga-
nea la chiesa di Cracovia, sebbene
nel 1807 coU'autorità dell' aposto-
lico breve, Qiionìani charissinius in
Cliristo FiliuSj il medesimo Ponte-
fice avesse assoggettato alla metro-
politana di Leopoli la sede di Cra-
covia. Fra i suoi vescovi meritano
special menzione s. Stanislao mar-
tirizzato mentre celebrava la messa
agli 8 maggio 1079, *^ canonizzato
solennemente nel 12^3 da Inno-
cenzo IV. Al volume VII, p. 3 r 3
e 3i4 del Dizionario si disse, che
da questa canonizzazione ebbero ori-
gine gli stendardi, per quello, che
allora apparve miracolosamente. Eu-
genio IV creò Cardinale Sbigneo
Olynitz , vescovo di Cracovia , il
quale avendo poi seguito le parti
dell'antipapa Felice V, sotto il Pon-
lefice Nicolò V si ritirò, ed in vece
fu confermato nella dignità Cardi-
nalizia , ed episcopale , da cui era
decaduto. Alessandro VI, nel i493,
fece Cardinale Federico Casimiro
Jagellone, figlio di Casimiro IV re
di Polonia, che nell'età di dician-
nove anni era stato vescovo di Cra-
covia. Clemente XII nel 1737 an-
noverò tra i Cardinali Giannales-
sandro Lipski polacco, LXIII ve-
CRA
scovo di Cracovia, e XXXIII duca
di Severic o Severia. Non si deve
passare sotto silenzio, che Pio IV
nel i56i creò Cardinale Stanislao
Osio, nato in Cracovia, glorioso
per la sua virtù e dottrina.
La cattedrale è dedicata a s.
Wenceslao martire. In essa si ve-
nera il corpo del suddetto vescovo
di Cracovia s. Stanislao, insieme ad
altre venerabili reliquie. In questa
chiesa si cantava l'uffizio di giorno,
e di notte senza interruzione, ed i
re di Polonia si recavano dal ca-
stello processionalniente a piedi, nel-
la vigilia della loro incoronazione,
nella sontuosa cappella di s. Sta-
nislao, affine di fare onorevole am-
menda dinanzi all' altare del santo,
dell'assassinio, che il re Boleslao II
commise nella persona di s. Stani-
slao. Il capitolo ha quattro dignità;
la prima è il decano, e ci sono quat-
tro canonici, due dei quali godono
le prebende di teologo, e di peni-
tenziere. Vi hanno inoltre diversi
preti, e chierici per l' uffiziatura.
Nella cattedrale avvi il fonte bat-
tesimale, e la cura d' anime della
parrocchia viene affidata a sei pre-
ti chiamati vicari. L' episcopio è
alquanto distante dalla cattedrale.
Nella città, e ne' luoghi suburbani
sonovi altre dieci parrocchie, ognuna
delle quali ha il sagro fonte. Vi sono
inoltre due collegiate, undici con-
venti e monisteri pei l'eligiosi, die-
ci monisteri di monache, diverse
confraternite, tre ospedali, il semi-
nario, ed il monte di pietà. La
mensa paga alla cancelleria aposto-
lica, ad ogni nuovo vescovo, la tas-
sa di tremila, e quaranta fiorini.
Nel 1189 venne tenuto in Cra-
covia un concilio, intorno alle im-
[)osizioni sopra il clero per la guer-
ra santa. U Cardinal Giovanni Ma-
CRA 171
Libranca, diacono di s. Teoduro, le-
gato di Papa Clemente HI, adunò
(piesto concilio per la riforma del
clero, e nello stesso tempo impose
le decime per la ricupera dei santi
luoghi di Palestina. Regia tom.
XXVIII, Labbc tom. X, Arduino
tom. VI.
CRACOW Matteo (da). Cardi-
naie. V. Matteo Cardinale.
CRAMAUD SiMo?JE, Cardinale.
Simone Cramaud così chiamato dal
luogo ove nacque a Poitiers, o a
Limoges, secondo altri, era fornito
di bello ingegno, e di molta scien-
za. Carlo VI, re di Francia, \o eles-
se a maestro delle suppliche, ed
ambasciatore in Avignone all' anti-
papa Benedetto XIII. Dipoi, nel
1 384, lo nominò alla chiesa di A-
gen; e, nel i388, a quella di Poi-
tiers, ove stabilì un maestro, che
istruisse sei fanciulli addetti al coro
di quella cattedrale. Nel 1 890 il
Cramaud ebbe il vescovato di Beziers',
e quello di Carcassona nel iBgi.
Dicesi, che amministrasse gli arcive-
scovati di Bardos, Narbona, ed A-
v'ignone; che fosse monaco di s.
Luciano, cancelliere del duca di
Berry, e conte di Poitiers. Presie-
dette all'assemblea di Parigi, tenuta
nel 1895 per lo scisma; nel i^o(^
andò all'arcivescovato di R.eitns ,
e nel concilio di Pisa, ove perorò
pel suo sovrano; gli fu dato il titolo
di patriarca di Alessandria, cui vi-
sitò e migliorò d' assai ; ma nel
i4i3 lo rinunziò al vescovo di Poi-
tiers, ripigliando egli il governo di quel
vescovato, affine di sostenere la sua
famiglia. Quindi, pregato dalla uni-
versità di Sorbona, andò con altri
vescovi a Perpignano, ov' era Carlo
VI, per istabilire il modo piìi accon-
cio a terminar lo scisma di Pier Luna.
Fu già capo al concilio tenuto iu
lya CRA
Parigi nel 1898 per lo slesso mo-
tivo, al quale intervennero sette
arcivescovi, quarantasei vescovi, ed
undici abbati. In questo si pubbli-
cò il suo trattato circa lo scisma.
In appresso, ad insinuazione del re
cristianissimo, e di tutta la cliiesa
Gallicana, andò a Marsilia per in-
durre Benedetto XIII a cedere il
papato, come avea piìi fiate pro-
messo. In premio di tante fatiche
sostenute per la Chiesa, Giovanni
XXIII, a' i3 aprile i4'3, lo pro-
mosse al cardinalato, col titolo pres-
biterale di s. Lucina. Da ultimo,
dopo essere intervenuto al concilio,
e al conclave per la elezione di
Martino V, morì in Francia nel
14^9, dopo sedici anni di Cardi-
nalato.
CRANGANOR, Crangmiora. Cit-
tà arcivescovile dell' Indostan ingle-
se, presidenza di INIadras, antica pro-
vincia di Malabar, sulla riva set-
tentrionale di una piccola baia for-
mata dall'imboccatura d'un fiume
al nord di Cochin. Il suo porto è
piccolo, ma pure vi si fa un qualche
commercio. La popolazione si com-
pone di cristiani, ebrei, ed indosta-
iii. Gli ebrei pretendono essere stali
padroni di questa città sino dal
490. I portoghesi la presero nel
i5o5 nel regno di Emmanuele, e la
conservarono sino al i663, epoca
in cui cadde in potere degli olan-
desi, che la fortificarono. Sulla fine
del secolo decorso gli olandesi ven-
dettero Cranganor al radjad di
Tranvacore. Quindi agli 8 maggio
1790 fu presa dalle truppe del
sultano Tippou ; ma gl'inglesi poco
dopo vi posero l' assedio , e se
ne impadronirono a' i5 dicembre.
Questa città fu capitale di un regno
dello stesso nome, posto di qua dal
Gange, sulla costa del Malabar, e
CR\
fertile di piante medicinali. Fu que-
sto regno prima posseduto dai por-
toghesi e poscia dagli olandesi, 1
quali nel i663 presero di assalto
il forte di tal nome, ed un vescovo
portoghese portava il titolo di ve-
scovo di Cranganore. Sonovi alcu-
ne chiese cattoliche, e nestoriane.
L'arcivescovo latino d'Angmale,
la cui sede, chiamata Angamala del-
la Serra, venne fondata nel decimo
sesto secolo, ma senza sulhag;inei,
ed è conosciuto sotto il nome di ar-
civescovo de' cristiani di s. Tomma-
so , trasferì la sua residenza in
Cranganor. Ma dopo che gli olan-
desi conquistarono il paese, la sede
rimase soltanto titolare, e perciò i
re di Portogallo solevano nominare
un arcivescovo titolare. Abbiamo dal
p. Chardon, Storia de' Sagramenti ,
t. I, p. 64, che i cristiani indiani
di Cranganor battezzavano i loro
nati nel quadragesimoprimo gi<^ir-
no, come i moscoviti. Il Pontefice
Gregorio XIII, nel 1578, ricevette
lettere obbedienziali dall'arcivescovo
di Angmale o Angumale, e di Cran-
ganor, metropoli del Malabar, dei cri-
stiani appunto di s. Tommaso. Questi
ridotto per opera dei gesuiti dalla e-
resia nestoriana alle cattoliche ve-
rità, dopo aver abiurato i suoi erroi'i
nel concilio di Goa, ne diede parte
al Papa, il quale, per maggiormente
unirlo alla santa Sede, gli rispose
con paterna amorevolezza , aggiu-
gnendo il donativo di molte leli-
quie riccamente adornate.
I romani Pontefici, prima e dopo
di Gregorio XIII, di frequente in-
viarono zelanti missionari, dopo che
i portoghesi si stabilirono nelle In-
die. In fatti Gio. Albuquerque fran-
cescano, primo arcivescovo di Goa,
per parte di Paolo III stabilì nel
1546 un collegio in Cranganor,
CRA
aflfìue d'istruire i fcinciulli nelle sa-
gre cerimouie de' latini. Nel pon-
tiflrato di Sisto V, e nell'anno iSSy,
1 gesuiti ne fondarono un altro
una lega distante da questa città ,
ma con poca riuscita. Ma quegli,
che principalmente si è adoperato
per riunire i cristiani di s. Tom-
maso, i quali seguono gli errori di
Nestorio, e perciò sono soggetti al
patriarca nestoriano , fu l' agosti-
niano Alessio Meneses arcivescovo
di Goa, come si legge nella sua
storia. Egli, nel iSgg, nel ponti-
ficato di Clemente Vili, a' 25 giu-
gno, radunò un sinodo, ove aven-
do guadagnato diversi preti nesto-
riani, ebbe la consolazione di far
ad essi rinunziare il nestorianismo,
proibendo loro di prender moglie;
quindi regolò la disciplina eccle-
siastica, i riti, ed introdusse le san-
te pratiche della Chiesa romana.
CPiASSO Francesco, Cardinale.
Francesco Crasso, nato da illustre
famiglia nel i5oo in Milano, studiò
la giurisprudenza in modo di esser
eletto senator della patria, presiden-
te al fisco, consiglier ducale, e go-
vernatore di Siena , e poi di Cre-
mona. A nome del senato milane-
se andò ambasciatore in Genova a
Carlo V , a cui lesse una eloquen-
tissima orazione. Però venendo dal-
la morte privato della moglie, da
cui ottenne parecchi figliuoli , re-
cossi a Roma , ove Pio IV , che
avevalo carissimo, lo volle dichia-
rare protonotario apostolico, gover-
natore di Bologna, ed ai 1 2 marzo
del i565 lo creò Cardinal diacono
di s. Lucia in Selci, dopo la qua-
le diaconia gli conferì il titolo pres-
biterale di s. Cecilia. Intervenne al
conclave di s. Pio V, morì a Ro-
ma nel 1 56Q, di sessantasei anni,
e diciotto mesi di cardinalato , e
CHE .73
poscia fu trasportato, e sepolto nella
cappella di s. Francesco che aveva
fondata nella chiesa della Pace dei
minori osservanti a Milano.
GRAZIA, o FLAVIA, seu Fla-
vìopolu. Sede episcopale della pro-
vincia Onoriade, nell'esarcato di
Ponto diversa da Flaviopoli della
seconda Cilicia, sotto la metropoli
di Claudiopoli.Commanville la regi-
stra siccome eretta nel quarto seco-
lo, col nome di Grada. Si vuole, che
prendesse il nome di Flaviopoli
dall'imperatore Flavio Vespasiano,
o da uno de'suoi figli.
CREDEJN TE , Crtdens , fidem
adhibens. Quegli, che crede le ve-
lità necessarie alla propria salvezza
spirituale. Gli ebrei chiamavano
credenti coloro , che professavano
la loro religione, per opposizione
agl'idolatri. In tal senso Abramo,
progenitore dei medesimi ebi-ei, fu-
chiamalo nella Scrittura, il padre
dei credenti . Alcuni eretici albi-
gesi ebbero l'impudenza di assume-
re il titolo di credenti.
CREDENZA di Chiesa. È una
mensa semplice, che si pone in corna
epistolae, senza gradini, e senza croce,
o immagini, coperta con un lino fi-
no a terra. Però nel giovedì santo, e
in tutto il seguente venerdì santo
la credenza è senza la detta coper-
ta , o tovaglia. Sulla credenza si
pongono il calice apparecchiato per
la messa solenne, il bacile, le am-
polle, il pannolino o mantile, il
campanello, il messale, il turibolo
colla navicella , lo strumento col
quale si dà la pace, i candellieri,
che si portano dai ceroferari, e tut-
ti que'paramenti, arredi sagri, ed
altre cose occorrenti alle fiinzioni
ecclesiastiche. Il Burlo nei suo O/io-
masdcon etimologicum , alla voce
Credailìa j dice « ad sacri ficium
174 GRE
» posila dicilur ex co quod vasn
« sacra niissae in al)aco isto coUo-
j' cala, ibi credantiir, id est in luto
« ponantur ; liiijus custos, cujus
« fidei concredila sunt " .
CREDO. Crechim. Appellasi co-
sì il simbolo dej^li apostoli, ch'ó
un compendio delle verità della
fede cristiana, e che comincia colla
parola. Credo, io Credo. Ogni cri-
stiano, clìC lo recita, fa un atto di
fede. Per Credo s'intende ancora un
simbolo più diffu.so di quello degli
apostoli, cb'è stato composto dal
concilio INiceno Tanno 325, e di
Coslanlinopoli l'anno 38 1. Questo
simbolo si canta, e si recita nella
messa, almeno sino dal principio del
sesto secolo. Si dice immediatamen-
te dopo il vangelo, per attcstare
che si crede, e si riceve per parola
di Dio ciò che è stato letto. Recita-
si inoltre al mattutino, a prima, ed
a compieta. Il p. Le Brun ci diede
una diffusa spiegazione del credo,
nella quale ci dimostra la varietà
de' riti osservali in tal proposilo
nelle diverse chiese. V. Simbolo.
CREMA {Cremen.). Regia cillà
con residenza vescovile nel regno
lombardo veneto , provincia di
Lodi e Crema, già capitale della
provincia della il Cremasco. Fece
parie del dipai'timenlo dell'alio Pò
sotto il cessato regno italico. Essa
è situata nel centro di amena e
fertile pianura, ed ora è capo luo-
go di due distretti. Posta sulla ri-
va destra del Serio, che ivi si pas-
sa sopra un ponte di legno lungo
seicentosessantacpiatlro piedi , è at-
traversata dal Rino, e dal Fontana,
che scorrono nel medesimo Serio.
Crema è piccola città, ma un tem-
j)() fu fortissima. E ben popola-
la, cinta di mura di mattoni , ed
ebbe sino a questi ultimi lem-
CRE
pi un vecchio castello, che però
venne recentemente demolilo insie-
me alle esteriori fortificazioni, sic-
ché la città perdette ogni menomo
aspetto di fortezza. É adorna di
im ridenlissimo corso suburbano, e
nell'interno è assai bene fabbricata
e fornita di spaziose contrade. Rin-
chiude alcuni bellissimi palazzi, una
vaga torre, una maestosa cattedra-
le, molle chiese ec. Il suo territo-
rio, che contiene tutta lantica i-
sola F'ulcheria, si estende verso il
Bresciano intersecalo da una quan-
tità di canaletti, e produie il li-
no più stimalo di Europa dopo
quello delle Fiandre, e del quale
unitamente al refle si fa un com-
meicio assai esteso. Era Crema di
tutte le cillà della Loml^ardia ap-
partenenti allo stato veneto, la più
prossima ai confini dello stalo di
Milano, da cui restava quasi inte-
ramente contornata.
Vi .sono fondati indizi, che nelle
vicinanze di questa città sorges.se
l'antico Forum Diuguntorum, no-
minato da Tolomeo, e da altri geo-
grafi, e perciò talvolta scrivesi in
latino un tal nome in vece di Cre-
ma. La città però, propriamente chia-
mata Crema, trasse 1' origine da un
gran numero di fuggiaschi, che la
crudeltà di Alboino re de'longobar-
di fece passare a questa parte, e che
fissarono la loro dimora in mezzo
alle paludi, .sperando trovarvi un
asilo di sicurezza. Nel 570 essi si
radunarono quivi piantando le fon-
damenta di cjuesta città, che cosi
nominarono da un nobile, detto
Cremete, riconosciuto per loro capo.
Egli la riempi coi popoli dei din-
torni, obbligati per timore di quei
bai'bari ad abbandonare la propria
cillà, per non essere esposti al loro fu-
rore. Dopo Creuie te soggiacque la cil-
GRE
tà al dominio delongobardi, dai fjuali
passò a quello di Carlomai^no. L'al-
tro imperatore Federico 1 Barba-
rossa l'assediò in persona, e la
prese nel 1160. quindi nel i f64
fece succedere all' antipapa Vittore
IV, il falso Pontefice Guido da
Crema Cardinale di s. Calisto, con-
ti-o il legittimo Papa Alessandro
III. Quelli di Lodi, e di Cremona,
rovinarono la città ; ma Federico I
nel X i85 la rifabbricò e fortificò, re-
candovisi un'altra volta in persona,
il giorno elle le si diede principio
col riedificarla. Si governò quindi
Crema da sé, e dopo aver provato
per alquanto tempo la domina-
zione di parecchi tiranni, e le fa-
zioni de' guelfi, e ghibellini, non
che dei cremonesi, e dei Benzoni di
Crema col titolo di conti, i vene-
ziani incominciarono a dominarla
nel i449 sotto il doge Francesco
Foscarini, finche, nel i5o9, se ne
rese signore Lodovico XII re di
Francia, per conseguenza della lega
di Cambrai. Massimiliano Sforza,
duca di Milano, se ne impadronì
in appresso ; ritornò poscia al do-
minio della repubblica veneta ; ma
i francesi essendovi entrati senza
resistenza nell'anno 1797, il gior-
no dopo la presa di Lodi , se ne
impadronirono. Dipoi questa cit-
tii fece parte del regno d'Italia, ed
al presente è soggetta al regime
austriaco. Crema ha dato molli uo-
mini illustri, fra' quali i seguenti
Cardinali: Giovanni da Crema,
clie per ordine del Pontefice Cali-
sto II, alla testa di un corpo di
truppe romane arrestò 1' antipapa
Oiogoiio Vili : Guido ria Crema
•■uddetto, poi pseudo-Pontefice; e d.
t '/arido Zurla nato in Lrgnago,
diocesi di Crema, corno si logge
nelle Notizie annuali dì lioma. Per
GRE 17)
altro dovrà dirsi piuttosto, che il
Zurla di nobile famiglia di Crema,
sia nato a Legnago diocesi di Ve-
rona. Della città di Ci-ema, de'suoi
uomini illustri, e della famiglia
Zurla, parlò il Cancellieri nelle note
alla dedica delle sue Notizie sul-
r anello Pescalorio ec., dedicate al-
lo stesso Cardinal Zurla, che di-
venne vicario di Roma.
La sede vescovile di Crema, se-
condo Commanville ed altri, fu e-
retta a' io aprile 1579, da ^'"cgo-
rio XIII colla rendita annua di
scudi tre mila, ciò che il MafFei,
Annali di Gregorio XIII, lib. IX,
pag. i5o, ed altri riportano al
i58o, come si conferma dalla mar-
morea iscrizione posta nella catte-
drale, che si legge presso l'Oldoino
in Ciacconio t. IV, col. 26. Quindi
elevando Gregorio XIII, coU'autori-
tà della bolla Universi nel iSSa
a' IO dicembre, Eologna sua patria
a metropolitana, fra le chiese suf-
fraganee le assegnò Crema, cui è
ancora soggetta. Il primo vescovo
fu il patrizio veneto Girolamo Dio-
do, nominato agli i i novembre
i58o, cbe poi abdicò nel i584;o
gli successe il nipote Giovanni Gia-
como Diedo, il quale pubblicò in se-
guito nel 1609 alcune ordinanze sino-
tlali. Fu pure vescovo di Crema 1' al-
tro nobile veneto Marco Antonio Bja-
gadino, che da Urbano Vili venne
creato Cardinale. F^. il p. Francesco
Antonio Zaccaria nella sua Serie
episcoporum Cremensiiim, Brixiae
1763. In Crema non si tenne al-
tro sinodo fino al 1737, nel quale
monsignor Lodovico Caliiii, che fu
r ottavo vescovo di questa diocesi,
pubblicò un sinodo, che tuttora si
manUene in vigore. Benedetto XIV
a' I I novembre 1 742, col breve
Reverendissimo, diretto ai vescovi^
176 GRE
tolse la controversia nata in Crema,
e propagata per l'Italia, dell'obbli-
go, che si pretendeva avessero i
sacerdoti di amministrare nella loro
messa privata l'Eucaristia ai fedeli,
che la domandassero. Va pure
rammentato 1' altro vescovo di Cre-
ma d. Antonio Maria Cardini, già
monaco, e lettore camaldolese nel
monistero di s. Michele di INIurano in
Venezia, di veneta famiglia, creato
•vescovo da Pio VI. Questo era uo-
mo di gran pietà, zelo, e dottrina,
e di esso hannosi varie opere fi-
losofiche e dointnaticlie, segnata-
mente quella intitolata Veritales
Cntholicae, che incontrò molto cre-
dito presso i dotti.
La bella cattedrale è dedicata
alla b. Vergine Maria Assunta in
cielo. Il capitolo si compone del-
l'unica dignità dell'arciprete, di
dieci canonici, compresi il teologo,
e il penitenziere, e di alcuni man-
-sionari, preti e chierici addetti al
servigio divino. Nella cattedrale si
■venera il corpo di s. Giacinto; evvi
il fonte battesimale, ed è esercitata
la cura delle anime dal mentovato
arciprete, e da un prete vice-cura-
to. L' episcopio è vicino a questa
chiesa. Oltre ad essa, vi sono quat-
tro parrocchie col sagro fonte, due
conservatorii, tre ospedali, ed il
monte di pietà, la cui origine ri-
Dionla al 1496, non che il semi-
nario. 1 due conservatorii, il primo
sotto la denominazione di s. Carlo
fu eretto nel i6i4; l'altro detto
delle Ritirate ebbe principio nel
1700; ed in essi vengono ricovra-
tc le povere fonciulle pericolanti, o
ravvedute della città, ed antica sua
provincia. Vi sono inoltre in Crema
un ginnasio , una scuola elementa-
re, una casa di ricovero fondata
nel 1809. Due de' suddetti ospe-
CRE
dali, uno venne eretto nel 1 34 1 >
e l'altro nel i479 P^§'' esposti e
mendicanti. Inoltre si contano in
questa città altre pie, e benemerite
istituzioni. Ad ogni nuovo vescovo
la mensa è tassata ne' registri della k
cancelleria apostolica a trecento fio- "
ri ni.
CREMA Giovanni , Cardinale.
Giovanni Crema di Lombardia, fu
Cardinal prete di s, Grisogono, sot-
to Pasquale li. Rinnovò la basilica
del suo titolo, e l' arricchì di pos-
sessioni , arredi sacri, e libri. Ven-
ne onorato da s. Bernardo di una
lettera affettuosissima ; da Onorio II
ebbe la legazione a Intere nell'In-
ghilterra al re Errico I, con giurisdi-
zione sovra tutti i prelati di quel
regno, e dichiarò nullo il matrimo-
nio di Villelmo figlio di Roberto
conte di Normandia, con la figlia
di Fulcone conte di Angiò. Errico
però noi volle ne' suoi dominii se
non nel iiaS. Intanto tenne due
sinodi, r uno a Londra nel settem-
bre del detto anno, nel quale proi-
bì severamente agli pcclesiastici di
coabitar con donne, tranne le più
congiunte di sangue; l'altro poi a
Westminister , a cui furono pre-
senti l'arcivescovo di Cantorbery,
Tristiuo di Yorck, venti vescovi, e
quaranta abbati. In esso pubblicò
diciassette canoni circa la discipli-
na ecclesiastica. Poscia tenne un
altro concilio a Roxoburgo di Sco-
zia. Raccomandato caldamente dal
Pontefice a Davidde I re di Scozia, e
al nominato Errico I re d'Inghilterra,
potè riformare il clero secolare, e re-
golare, che ne abbisognava di assai.
Ritornato in Italia nel 11 28 fu
legato in Lombardia, e tenne a Pa-
via un sinodo, nel quale condannò
Anselmo V arcivescovo di Milano,
perchè uvea coronato della corona
GRE
ferrea Corrado nemico alla s. Sede,
sospetto di scisma, in vece del le-
gittimo re Lottarlo. A Sutri impri-
gionò l'antipapa Maurizio Burdino,
poi lo consegnò a Calisto li , che
lo fece guardare fino a che morì
a Fumone, vecchio assai, sotto Ono-
rio II. Per alcun tempo il Crema
aderì all'antipapa suddetto, che fa-
cevasi chiamare Gregorio Vili, ma
dipoi ritornò ad Innocenzo 11. Da ul-
timo, dopo essere intervenuto all'ele-
zione di Gelasio II, Onorio II, ed
Innocenzo 11, morì molto beneme-
rito della Chiesa nel i 1 38 , e fu
sepolto nella sua titolare.
CREMIEU , o Cremieux, Cre-
miacum. Piccola città di Francia ,
nel dipartimento dell' Isere, capo-
luogo di cantone, situata a piedi
di una catena di roccie calcaree. In
poca distanza da questa città è la
grotta delle Calme , divisa in due
gallerie, che contengono stallattiti
assai curiose, ed un canale sotter-
raneo. Questa grotta è una delle
sette maraviglie del Delfinato. Nel-
l'BSo, o neir835 vi si tenne un
concilio, detto Straminiacense , so-
pra le differenze insoite tra le chie-
se di Lione, e quella di Vienna.
Regia t. XXI, Labbé t. VII, Ar-
duino t. IV.
CREMNA. Città vescovile nella
seconda Pamfilia, dell'esarcato d'A-
sia, sotto la metropoli di Piigi ,
eretta nel nono secolo. Teodoro,
vescovo di Cremna, intervenne al-
l' ottavo concilio generale, celebra-
to in Costantinopoli l'anno Si 5.
CREMONA {Crtmonen). Città
con residenza vescovile nel regno
lombardo-veneto, capoluogo di pro-
vincia, e di distretto, posta in una
bella, e fertile pianura, in poca di-
stanza dalla riva sinistra del Pò.
Vedesi chiusa da un circuito a ba-
VOL. xviii.
GRE 177
stioni di forma ovale. La Cremo-
iiella, ch'entra pel nord, passa sot-
to le abitazioni, e si getta nel Po.
Cremona ha belle piazze, strade
larghe, case di bella apparenza,
vasti palazzi. Di gusto gotico sono
quelli della civica magistratura, del-
l'archivio pubblico, e delle scuole
femminili. Sulla piazza del duomo
avvi un' alta torre, chiamata il
Torrazzo, degna di molta conside-
razione per essere una delle più
alte d'Italia. Sull'epoca però della
costruzione di essa variano le opi-
nioni ; la più probabile però si è,
che la parte quadrata sia stata co-
strutta nell'anno 7^4 , e che solo
nel 1284 fosse compiuta la parte
superiore. Riflette pi'udentemente
il Campi nella sua Storia di Cre-
mona, che nulla si può fissare con
sicurezza sull'epoca della costiuzio-
ne di questa celebre torre, che fu
cominciata, e terminata in diversi
tempi. Per giungere sino alle cam-
pane, si devono salire quattrocento
novantotto scalini, quindi bisogna
ascendere in vm altro piano per ar-
rivare al luogo, ov' è collocata la
grande campana, che batte le ore.
Il Cancellieri, nelle sue Campane.
a pag. i44 dice, che si vuole es-
sere stata la torre incominciata
dall' imperatore Federico I, Bar-
ba rossa , e terminata nell' an-
no 1284- Negli Annali di Ce-
sena^ pubblicati dal Muratori , nel
tom. XIX Rer. Ital. p. 11 12, si
legge, che la torre credesi incomin-
ciata nel 1284, o al più tardi nel
1295. Ma secondo il Campi, Sto-
ria di Cremona, p. 81, non vi
sono sicure notizie intorno a ciò.
Inoltre aggiunge il Cancellieri, che
sopra questa torre si trovarono in-
sieme il Pontefice Giovanni XXIII,
e r imperatore Sigismondo con Ga-
,78 GRE
brino Fondalo signore della ciilìi,
il quale poi ebbe a dire, che si
pentiva di non averli ambedue preci-
pitati dalla torre, e cos'i di non aver
fatto una cosa di eterna memoria,
coU'iraitare in tal modo la vanità
di Erostrato, che per faisi un no-
me, bruciò il famoso tempio di Dia-
na in Efeso. Cremona ha uu ca-
stello in rovina chiamato Santa cro-
ce, ed eretto sul luogo della chie-
sa di tal nome, un ginnasio, caser-
me, due moderni teatri, ed altri
cospicui cdiflzi. Vi sono pure una
pubblica biblioteca, ed istituti scien-
tifici, come rinomate erano le sue
manifatture d' istrumenti musicali.
Risiedono in Cremona, come capo
luogo della provincia del suo no-
me, una regia delegazione, la con-
gregazione provinciale, un tribuna-
le di prima istanza civile, crimina-
le, e di commercio, la intendenza
di finanza, un regio commissario,
ed altri ufilzi superiori. Ila inoltre
una congregazione municipale con
un consiglio, ed essendo insignita
del titolo di città regia, manda uu
deputalo alla congregazione centra-
le di Milano,
Questa antichissima città, costrut-
ta dai gauli, apparteneva alla Gal-
lia Transpadana. Deve la sua ori-
gine all'epoca, in cui i galli ceno-
mani emigrarono in Italia, ed oc-
cuparono le sedi circumpadane dei
ligustici, regnando in Roma il re
Tarquinio Prisco, cioè verso l'anno
596 avanti la nascita di Gesù Cri-
sto. Quando passò sotto i romani,
vi mandarono essi una colonia ,
l'anno di Roma 535, ed un'altra
nel 562, per Io che Cremona di-
venne sempre piti considerabile. Fu
una delle prime città, che i roma-
ni fortificarono, e, come colonia
romana, fu sempre fedele verso la
GRE
madre patria anche ne' più dilljcili
tempi, il perchè molto soffrì alior-
«juaudo il cartaginese Annibale
passò in Italia, e molto più al tem-
po di Augusto, il quale nell'anno
4i dell'era cristiana la diede col
suo territorio in balia de' suoi ve-
terani, che la saccheggiarono , in
punizione di essere stata troppo at-
taccata al partito di Marc' Antonio.
Nel secolo susseguente, avendo sos-
tenuta la parte di Vitellio, tanto
nella guerra contro Ottone, come
ucll'allra contro Vespasiano, incon-
trò la sua totale rovina, perchè fu
saccheggiata per quattro giorni con-
tinui l'anno 69, e ridotta in cene-
re da Antonio generale, che teneva
le parti di Vespasiano per abbat-
tere i fautori di Vitellio imperato-
re. Dipoi, a cura di Vespasiano,
la città venne rifabbricata e ripo-
polata, mantenendosi sotto il do-
minio dell'impero sino all'anno
Go-?., in cui da Agilulfo re de' lon-
gobardi fu assediata con barbara
vendetta, e quasi adatto distrutta.
In seguito Cremona venne eretta in
comitato o contea con giurisdizio-
ne forse estesa i\i\ dove giungeva-
no gli antichi limiti della diocesi,
sebbene poi sotto i re d'Italia il
comitato soffrisse delle restrizioni.
Nell'anno 590, Maurizio imperato-
re greco ricuperò all' impero orien-
tale varie città d' Italia, fra le qua-
li Cremona, che stette così sotto la
dominazione degli esarchi di Ra-
venna sino all'anno 61 5, in cui
Agilulfo, marito di Teodolinda re-
gina de' longobardi, l'assediò , e
quindi per la sua resistenza, presa
che l' ebbe, la diede in preda alle
fiamme. Rimase così deserta sino
al 63o circa, quando a persuasione
della pia Teodolinda, divenuta ve-
dova di Agiiullu, gli ubitauLi dis-
GRE
persi per le campagne, si restitui-
rono di nuovo alla antica sede, e
rifabbricarono la città.
Cremona sotto i re franchi for-
mò parte del nuovo regno d'Italia,
e venne governata dal proprio con-
te, i cui diritti nel 916 furono con-
cessi parzialmente al vescovo. Per-
venuta a Papa Benedetto IX la no-
tizia che, nel loSy, l'imperatore
Corrado era venuto in Itaha, gli
andò incontro, per cui venne rice-
vuto in questa città dall'augusto con
ogni onorificenza. Nel declinare del
secolo decimo Cremona dovette sos-
tenere guerra coi milanesi, che
già meditavano di dilatare il loro
dominio sulle circonvicine città. Di-
vota ad Enrico IV imperatore, que-
sti, nel iii4) con diploma, confer-
mò ed accrebbe i diritti, e privilegi
del comune. Fra le altre cose si leg-
ge nell'imperiale diploma : concessi-
mus edam eis, ut extra muros ci-
l'itatis cor uni, deinceps palatami, et
hoMpitiuni nostrum habeamus : pa-
role significanti, colle quali Enrico I V
promise di non entrare nella città
coU'esercito, ma che avrebbe ricevu-
to l'albergo solamente nel palazzo a
lui preparato ne'borghi. Dall'anno
1073 al i335 governossi Cremona
colle proprie leggi : ma questa mu-
tazione di stato le cagionò contese
e guerre tali, che quasi furono cau-
sa della totale sua rovina. Difatti
nello spazio di circa 2i5 anni, i
cremonesi ebbero guerra talvolta
soli, ed ora confederati, contro i bie-
sciani, i lodigiani, i milanesi, i ere-
maschi , i parmigiani, i piacentini,
i bergamaschi, i pavesi, i manto-
vani, i bolognesi, come anche ta-
lorti pugnarono contro, e talora in
favore dell'imperatore. Le gare e
le contese civili vennero ancor piìi
l'umentatc dalle tremende luziuui
CHE 1 7 g
guelfa, e ghibellina, le quali si ac-
cesero in Cremona sino dal 1242;
ed a quelle fazioni devono i Pal-
lavicini, i Dovara, i Cavalcabò, ed
i Ponzoni il loro innalzamento alla
suprema signoria, e dominazione di
Cremona. Ribellatasi la città con-
tilo l'imperatore Enrico VII, questi
vi fece quasi interamente sman-
tellare le mura, spianare le fos-
se, ed abbattere le torri nell'anno
i3ii: quindi l'anno i335 Azze
Visconti ne consegui solo il domi-
nio. Nuovamente venne signoreg-
giata dai Cavalcabò nel i4o3, e
nel i4o6 da Cabrino, o Cabrino
Fondalo o Fondulo, già capitano
di Ugolino Cavalcabò marchese di
Viadana. Cabrino Fondalo si unì ai
Cavalcabò, che si fecero nuovamen-
te padroni di Cremona, dopo la
morte di Giovanni duca di Milano,
avvenuta nel i^ii. Avendo poi in-
vitato Carlo, ch'era il capo di quella
famiglia, con nove, o dieci de'suoi
parenti, ad una sua casa di cam-
pagna, li trucidò tutti in un con-
vito. Tosto s'impadronì della città,
ove esercitò ogni sorta di azio-
ni crudeli, ma venendo poi ar-
restato, e condotto a Milano, dove
Filippo Maria Visconti succeduto a
Giovanni suo fratello, gli fece ta-
gliare la testa, ciecamente guardando
il suo confessore, che indarno l'e-
sortava a pentirsi de'suoi atroci mis-
fatti, avanti di morire gli disse ,
quul fosse l'unico suo pentimento.
Nel 1420 i Visconti ricuperarono
interamente Cremona, e il detto
duca Filippo Maria, ai 2 5 ottobre
i44i> concedette in dote questa cit-
tà col suo contado, tranne Piz-
zighettone, e Castel-Leone, a Bianca
moglie del conte Francesco Sforza,
cui servì di pretesto per impadro-
nirsi dell'intero milanese.
i8o GRE
Nel i449 • veneziani mossero
guerra a Francesco Sforza, e po-
scia nel i5o9 i francesi ottennero
Cremona, che in seguito fu tolta
ad essi dall'imperatore Carlo V, per
1 iniettere gli Sforza in possesso del
ducato di Milano. Però col testa-
mento del duca Francesco, ultimo
degli Sforza, Carlo V nel i535 di-
venne erede de' suoi stati. Quindi
avendo Carlo V divisi i propri sta-
ti tra il suo fratello Ferdinando I,
e l'unico figlio Filippo II, assegnò
a questo secondo colla monarchia
spagnuola, e col reame di Sicilia,
il ducato di Milano, per cui Cre-
mona, insieme alla signoria mila-
nese, passò nella dominazione del
re di Spagna. I francesi, e i mode-
nesi invano assediarono la città
nel 1648.
Al principio del 1 70'2, Cremona
servì di quartiere d'inverno al ma-
resciallo Villeroy, che vi fu sorpre-
so di notte, e fatto prigioniero dal
principe Eugenio di Savoja coman-
dante degli imperiali, il quale però
dopo la più ostinata resistenza del-
la prode guarnigione, fu costretto
a ritirarsi, ma la prese poscia per
capitolazione nel 1707. Cremona,
nell'ultimo secolo, era molto più
popolosa, e commerciante, avendo
vasti sobborghi, dei quali più non
rimane vestigio. In seguito della
battaglia di Lodi, il i4 maggio
1796, Cremona aprì le sue porte
ai francesi, e d'allora in poi seguì
la sorte , e i destini di Milano.
La battaglia di Magnano la re-
stituì agli austriaci a' 16 aprile del
1799: nel giugno però 1800, i
francesi se ne impadronirono di
nuovo neir occasione dello stabili-
mento della repubblica italiana, e
quindi del regno d'Italia, di cui
fece parte sino al 18 14, come capo
GRE
luogo del dipartimento dell'alto Pò,
mentre ora appartiene al regno
lombardo-veneto.
Moltissimi furono gli uomini il-
lustri, che Cremona diede alle scien-
ze, alle lettere, ed alle arti. Ba-
sta ricordare Olofredo celebie le-
gista, Quintilio Varo, Marco Fu-
rio Bibaculo , Faerno , Girolamo
V^ida, ec. Cremona poi ha il van-
to di possedere una celebre scuo-
la pittorica, nella quale si distin-
sero il Marasca, l'Altobello, il Boc-
caccino, Giulio , Antonio, e Vin-
cenzo Campi, Bernardino, e Ger-
vasio Gatti, il Mainardi, e il cav.
Trotti detto il Malosso. Cremonese
altresì, come avverte il Lanzi nella
sua celebre storia pittorica, è quel
niaeslro Simone (appellato dal Sur-
gente Simon di Siena, e da Domi-
nici Simone Napolitano), che sino
dall'anno i335 acquistò gran fa-
ma in JVapoli, e che effigiò madon-
na Laura con tanta verità da me-
ritare di essere dal Petrarca lo-
dato a cielo con due notissimi sonet-
ti. Vanno pure rammentati l'Arisi,
autore dell' Is tona letteraria di Cre-
mona, e soprattutto il dottissimo p.
abbate Enrico Sanclemente camal-
dolese, che da Pio VI fu destinato
a padrino del suo pronipote, e che
fu autore di molte opere, e spe-
cialmente del libro, de emendaiio-
ne aera e vulgaris, Romae 1792.
In questa opera chiarisce, e dimo-
stra doversi fissare la nascita di
Gesù Cristo all'anno Varroniano
di Roma 747» invece del 753.
Onorarono eziandio assai Cremona
Bartolomraeo Platina, l'astronomo
TorrianOjl Anguissola, il matematico
p. Grandi camaldolese; il p. ab. Cle-
mente Biagi camaldolese, celebre teo-
logo e letterato, di cui esistono varie
opere molto stimate; il pad. Isido-
CRE
ro Bianchi camaldolese, che si di-
stinse colla sua profonda dottrina; i
due celebri medici Aselli, e Colom-
bi, scopritore il primo de'vasi lattei,
ed il secondo delle circolazioni mi-
nori del sangue prima del Cisal-
pini, e dell' Harvey. Meritano pure
di essere ricordati Gio. Francesco
Bonomi, i teologi Gio. Antonio Del-
fino, e Gio. Stefano Facini.
Nella pietà, e santità di costumi
si distinsero in Cremona la beata
Elisabetta Picenardi, servita ; il ven.
Antonio Maria Zaccaria, uno dei
primi fondatori della congregazione
de' barnabiti ; la beata Stefana de
Quinzanis domenicana, fondatrice
del monistero di s. Paolo di Son-
cino ; la beata Modesta da Sonci-
no; ma principalmente va ram-
mentato r altro cremonese s. Omo-
bono della famiglia Tuccenghi, che
fiorì nel XIII secolo, e eh' è com-
protettore di Cremona. V. il p.
Merula nella Raccolta de' Cremonesi
in santità insigni, Brescia 1624.
Finalmente fiorirono nelle digni-
tà ecclesiastiche di Cremona, i se-
guenti Cardinali : Benizio o Bonizio
de^ Nardi, o de' Narni , secondo il
Ciacconio creato Cardinale da Ni-
colò IV; Francesco Sfondrati, Car-
dinale di Paolo III ; Nicolò Sfon-
drati figlio del - precedente, fatto
Cardinale da Gregorio XIII, e poi
nel iSgo creato Pontefice col no-
me di Gregorio XIV. V. Desidebio
Scaglia, domenicano , creato da
Paolo V; Girolamo Vidoni^ crealo
Cardinale da Urbano Vili; Pietro
Vidoni, Cardinale di Alessandro
VII; Pietro Fidoni, annoverato al
sagro Collegio da Pio VII ; Am-
brogio Bianchi, camaldolese, fatto
Cardinale dal regnante Gregorio
XVI.
11 Tangelo fu predicato in Cre-
CRE 181
mona nel pinmo secolo, e verso
l'anno 86j o dall'apostolo s. Bar-
naba, o da alcuno de'suoi discepoli .
Quindi vengono riconosciuti per pri-
mari fondatori, o conservatori della
fede Sabino, Felice, Gregorio ec.
Altri credono invece, che per opera
de' soldati cristiani ascritti alle le-
gioni romane, e provenienti dall'o-
riente, o de'cristiani perseguitati in
Roma, ovvero in altre parti della
Italia meridionale, rifugiati in Cre-
mona, o finalmente dai fondatori
della chiesa di Milano, derivino alla
città i primi lumi del vangelo.
Questo si dilatò per modo, che, ver-
so l'anno 35o, si potè erigere la
sede vescovile. Egli è poi certo, che
neir anno Sio, le parrocchie erano
stabilite. Commauville pone l'ere-
zione della sede episcopale avanti
l'anno 35o; e l'Ughelli all'anno
55, riportando per primo vescovo
Sabino, cui diede otto successori
fino a Stefano romano del 820, che
altri celebrano pel primo ordinato
dal Papa s. Silvestro I. Meritano
menzione i seguenti successori di
lui. Nel 391 fiorì Corrado cremone-
se , Eustasio o Eustachio greco, nel
491, intervenne nel concilio romano
tenuto dal Papa s. Simmaco. Anselmo
fu vescovo cremonese del 610. S. Sil-
vino pur di Cremona governò dal
733 al 776, cui successe Stefano,
il quale con Pipino re d' Italia,
trasferì a Verona il corpo di s.
Zenone. Il vescovo Paccardo del-
l'841, dall' imperatore Lotario I
ottenne i beni e i privilegi concessi
da Carlo Magno alla chiesa cremo-
nese, di cui era stata spogliata da
Roteschildo, già ministro del re Pi-
pino. Luitprando, fatto vescovo nel
963, fu uno de' più dotti uomini del
suo tempo. Offiedo degli Offiedi,
nobile cremonese, nel 1 168, successe'
i82 GRE
a s. Emmanuele cistcrciense, e si
distinse per la venerazione, ed at-
taccamento alla Sede apostolica. Si-
cardo, cittadino cremonese, venne
fatto vescovo nel i 1 84, e fu enco-
miato per santità di vita, per sa-
pere, e pel suo Chronìcon, nel qua-
le dà brevemente la storia dalla
creazione del mondo sino a' suoi
tempi. Col suo zelo, nel 1 199 a' 12
gennaio, ottenne la bolla : Qui pie-
tas da Innocenzo III, coli' autorità
della quale s. Omobono di Crema
fu canonizzato solennemente da quel
Papa. A Sicardo successe il vescovo
Omobono nel 12 17 consagrato dal
Pontefice Onorio III. Kainiero di
Casalis divenne vescovo nel 1296,
e vuoisi che pel primo adunasse in
Cremona un sinodo diocesano nel-
r anno seguente. Costanzo Fondulo
cremonese, cugino di Cabrino Fon-
dulo, signore allora di Cremona ,
governò dal i4i2 al 14^3, dopo
che Giovanni XXIII depose il pre-
decessore Bartolommeo Capra, per
sospetto che seguisse le parti di
Gregorio XII. Costanzo era vescovo
quando Cremona venne onorata
dalla presenza di Giovanni XXIII,
accompagnato da tredici Cardinali,
e dall' imperatox'c Sigismondo, se-
guito da molti principi, e magnati
di Germania, e d'Italia. In appresso
Ascanio Maria Sforza fu fatto vesco-
vo, e Cardinale da Sisto IV. Galeotto
Franciotti, creato Cardinale dallo zio
Giulio II, fu preposto alla ammini-
strazione di questa chiesa. Il Cardi-
nal Francesco Sfondrato, nel i549>
ottenne questa sede da Paolo III, ed
il figlio di lui Nicolò, che, come si
disse, divenne Papa col nome di
Gregorio XIV, l'ebbe nel i56o da
Pio IV. Concesse egli ai canonici
della cattedrale le vesti, che usano
in Roma quelli della basilica vati-
CRE
cana. Prima di lui n' era slato ve-
scovo il Cardinal Federico Cesi, ro-
mano, fatto da Giulio III. Indi nel
iSgi, Gregorio XIV ne fece ve-
scovo il celebre Cesare Speciano,
cremonese, fondatore del seminario
e del collegio de' gesuiti, ed assai
benemerito per altri titoli. Ebbe a
succedergli il Cardinal Paolo Sfon-
drato, nipote di Gregorio XIV, per
disposizione di Paolo V; quindi
Gregorio XV, nel 1 62 1 , ne fece
vescovo il Cardinal Pietro Campo-
ra. Per la serie di tutti i vescovi
di Cremona va letto il citato Ughel-
li, Italia sacra, che ne fa il novero
sino ad Alessandro Lilta del 1718,
nel tomo IV, a pag. 6)2. J^. le
Notizie annuali di Roma.
La sede vescovile di Cremona,
dalla sua erezione sempre è rimasta
sulFraganea della metropoli di Mila-
no. Fra le molte chiese, che ador-
nano questa città, è degna di par-
ticolare osservazione la sua bella
cattedrale, la cui facciata esterna,
in marmo bianco e rosso, s'innalza
sopra molte colonne, ed il cui in-
terno è decorato di pitture eccel-
lenti, fra le quali primeggiano la
Crocefissione del Pordenone, ed altri
superbi dipinti del Boccaccino, di
Bernardo Gatti, e dei Campi. Dopo la
cattedrale meritano di essere ricor-
date le chiese di s. Pietro, di s.
Domenico, di s. Sigismondo, e quel-
la che apparteneva agli agostiniani,
i quali vi avevano pure un bel con-
vento. Tutte le dette chiese sono
inoltre doviziose di pitture.
La cattedrale è dedicata all'As-
sunzione in ciclo della b. Vergine
Maria, ed il capitolo si componeva
di sette dignità, cioè dell' arciprete,
dell' arcidiacono, del cantore, del
decano, del preposito, del primice-
rio, del sagrestano maggiore, del
CHE GRE 183
tesoriere, e del priore, oltre i ca- delle limoline nel 1786; la casa di
nonici ; ma al presente il capitolo ricovero, e la casa d'industria nel
Ila sette dignità, la principale delle i 809: tre asili di carità per l' in-
quali è r arcipretato con undici ca- fanzia, sono di recente fondazione,
nonici, comprese le prebende di Finalmente tra i pii stabilimenti
teologo e penitenziere , ha dieci nomineremo il monte di pietà. La
mansionari, detti corali, oltre altri mensa ad ogni nuovo vescovo è tas-
preti, e chierici addetti al servigio sata nella cancelleria apostolica in
ecclesiastico. Il fonte battesimale è fiorini cinquecento. Dei monumenti
nella prossima chiesa chiamata per- cremonesi esistenti in R.oma , ab-
ciò battisterio. La cura d'anime è biamo da Tommaso Agostino Vai-
affidata al detto arciprete, coadiu- r^m : Crenionensiuni monumenta Ro-
vato da due canonici, e da tre sa- mae exlantia illustrata, Iloraae
cerdoli. Vi sono inoltre altre sette 1778: Appendìx ad monumenta
chiese parrocchiali, e prima, s\ Cremonensium, quae Romae extant,
nella città che nella diocesi, vi era sine anno in folio,
un gran numeio di monisteri e Sulla storia ecclesiastica di Cre-
conventi regolari, per le monache, mona il chiariss. monsignor Dragoni,
e per i religiosi di diversi Ordini, primicerio della cattedrale, pubbli-
Ora però vi sono i benefratelli. È co da ultimo La storia ecclesia-
osservabile il magnifico episcopio stica della chiesa cremonese dei
cretto non ha guari sino dai fon- primi tre secoli di questa chiesa.
damenti dal vescovo Omobono conte
Offiedi a tutte sue spese, monumen- Concili di Cremona.
to che onora la patria di sì illustre
prelato. Nell'anno 1226, e nel vescovato
Vi sono in Cremona vari stabi- di Omobono, l' imperatore Federico
limenti pubblici e privati per la II fece radunare nella festa di
istituzione dei giovani, e delle fan- Pentecoste un concilio. Vi si trattò
ciuUe, come un liceo, un ginnasio, delia estirpazione delle eresie in I-
due scuole elementari maggiori pei talia , della guerra per la libera-
maschi, e per le femmine, il semi- zione di terra santa, e della riu-
nario vescovile, il collegio di edu- nione delle città italiche, e di Lom-
cazione per le fanciulle, detto delle bardia, la maggior parte in lega
Signore della Beata P^ergine. Nella contro il medesimo imperatore. Lab-
provincia havvi il collegio delle sa- bé tomo X, Arduino t. VII. Ab-
lesiane, cioè in Soresina. Ci sono biamo dal Novaes nella vita di Si-
ancora diversi stabilimenti di pub- sto IV, che nel 1482 fu tenuto in
blica beneficenza, che soccorrono gli Cremona un concilio, per trovare i
indigenti sì della città, che della mezzi di pacificare l' Italia, e vi fu
provincia. L' ospedale civico venne stabilito, che si scomunicassero i
fondato nel il\.5o, ed aumentato veneziani, qualora non si ritirasse-
successivamente. L'istituto di s. Cro- ro dalla lega contro di essa. Que-
ce somministra gratis \ medicinali sto decreto venne approvato in
agi' infermi ; 1' orfanotrofio per le concistoro da Sisto IV, che lo man-
femmine venne eretto nel 1498; dò a tutti i sovrani perchè lo pub-
quello pei maschi nel i558; quello blicassero. I veneziani si appellaro-
i84 GRE
no al futuro concilio ; ma il Papa
dimostrò con una bolla, essere la
autorità della Sede apostolica, e di
chi in essa risiede, superiore a tutti
i concilii.
CREMONA (di) Carlo. Cappuc-
cino della provincia di Milano, e
missionario apostolico in Africa, vis-
suto nel secolo decimosettimo. Ab-
biamo di lui un' opera divisa in
due tomi, il primo de' quali con-
tiene un trattato Delle azioni uma-
ne; l'altro, alcune quisiioni sul sa-
gramento della penitenza, ed altri
soggetti.
CREPEDULA. Sede vescovile
dell' Africa occidentale , della pro-
vincia Bizacena, chiamata anco Se-
crepedula, ep. syn. Bisac. Questa
sede era sottoposta alla metropoli
di Adramito.
CREQUI Antonio, Cardinale.
Antonio de' signori di Crequì e di
Canaple, nacque nel 1 53 1 da no-
bile prosapia nelle Gallie. Benché
fosse mediocremente dotto, era pe-
rò saggio, ed accorto , per cui venne
provveduto ben presto di parec-
chie nobili abbazie, come di quel-
la di s. Giuliano di Tours , colla
prepositura di s. Pietro di Selin-
court, Errico II lo nominò alla
chiesa di Terovanne ; poi nel i55i
sotto Giulio III a quella di Nan-
tes, e nel i56i sotto Pio IV a
quella di Amiens, di cui ebbe
le bolle soltanto nel i564, poiché
il vicedomino di quella città pre-
sentò al Papa le sue lagnanze sulla
condotta di lui. In quell'anno in-
tervenne al concilio di Reims ; poi,
ad istanza di Carlo IX, di cui era
consigliere di stato, a' 12 marzo del
i565 fu da Pio IV creato Cardi-
nal prete di s. Trifone. Era gene-
roso coi poveri , specialmente colle
vergini, e colle vergognose, nonché
CRE
co'bisognosi letterati. Il suo patrimo-
nio fu da lui distribuito a diverse
chiese , e mori santamente in A-
mieas nel iS'j^ di quarantatre an-
ni, e nove di Cardinalato.
CRESCENTE, Cardinale. Cre
scente Cardinal prete di s. Lorenzo
in Lucina, viveva nel ^96 , sotto
il Pontificato di Gregorio I.
CRESCENZI Crescenzio, Cardi-
nale. Crescenzio Crescenzi , nobile
l'omano della famiglia di questo
nome, era Cardinal vescovo di s.
Sabina, sotto Urbano II. Fu prigione
con Pasquale II nell'anno i 1 1 1 ,
nel quale conchiusa la pace, otten-
ne la sua libertà. Sottoscrisse ad
una bolla, spedita da quel Papa al
vescovo di Fiesole, e mori durante
il Pontificato del medesimo Pa-
squale II.
CRESCENZI Rainerio, Cardina-
le. Rainerio Crescenzi era nobile
romano, e nella quarta promozione
fu fatto da Innocenzo li nel 11 38
prete Cardinale di s. Prisca. Morì
nel pontificato di Eugenio III, alla
cui elezione era intervenuto.
CRESCENZI Gregorio, Cardi-
nale. Gregorio Crescenzi di Caval-
dimarmo , fu creato Cardinal dia-
cono di s. Maria in Aquiro da Cle-
mente III a' 21 marzo del i 188.
Poi da Innocenzo III venne trasfe-
rito neir ordine presbiterale, ed al
titolo di s. Vitale. Essendo uomo
saggissimo, fu stabilito colle facoltà
di legato apostolico, rettore di Spo-
leti, e della contea di Assisi , re-
stituiti alla s. Sede dal duca Cor-
rado. Morì circa il 1208, venti an-
ni dacché era Cardinale , dopo di
essere intervenuto alle elezioni di
Celestino III, e d'Innocenzo III.
CRESCENZI Gregorio, Cardi-
nale. Gregorio Crescenzi, della no-
bile famiglia Crescenzi di Roma,
CRE
prima canonico regolare della con-
gregazione Renana, e poi canonico
di s. Pietro in Vaticano, nel di-
cembre del 1206, da Innocenzo III
venne creato Cardinal diacono di
s. Teodoro. Sotto Onorio III fu
governatore del Lazio, e della Cam-
pagna, donde fu mandato legato a
Intere a Federico II re di Sicilia,
ove conferì la chiesa di Palermo al-
l'arcivescovo di Bari. Sin dal 12 i5
da Innocenzo III era stato promos-
so alla chiesa di Pavia , poscia il
re di Danimarca Io richiese per le-
gato del Pontefice, che con lettere
apostoliche fece di lui grandi e-
lugi. In appresso lo stesso re con
quelli di Svezia, Polonia, e Boe-
mia, lo pregò a toglier le discor-
die delle chiese di quei regni , co-
me fece nel sinodo di Schelswyck,
ove stabilì agli ecclesiastici il celi-
bato. A mezzo di lui i domenicani
ottennero la chiesa ed il monistero
di s. Clemente a Praga , fondato
da Primislao Ottocaro re di Boe-
mia. Altro sinodo tenne nel 12 12
a Danzica in Polonia , per cui si
riformò quel clero , ed avendo qua-
si percorso tutto il settentrione mi-
gliorò gli affari della Chiesa. Ritor-
nato a Roma, Gregorio IX lo e-
lesse arciprete della basilica vaticana,
quando pieno di dottrina e pietà,
morì nel 1280, dopo ventiquattro
anni di Cardinalato. Intervenne al-
la elezione di Onorio III , non pe-
rò a quella di Gregorio IX, forse
perchè assente da Roma.
CRESCEjNZI Marcello, Cardina-
le. Marcello Crescenzi, di nobile pro-
.sapia romana, nacque nel i5oo.
Era assai versato nella legge, e per-
ciò ottenne gran credito nella curia
di Roma. Divenuto canonico di s.
Maria Maggiore, Clemente VII lo
ascrisse agli uditori di rota, poi
CRE iJ?5
nel i533 fatto vescovo di Marsico,
a'3i maggio del i542 Paolo III
lo creò Cardinale prete de' ss. Gio-
vanni e Paolo, e lo fece segretario
della segnatura dei brevi. Successi-
vamente divenne legato perpetuo
di R.avenna, e Bologna, nel 1 546
amministratore della chiesa di Con-
za , abbate commendatario del mo-
nistero di san Bartolommeo di Fer-
rara, protettore degli Ordini cistcr-
ciense, ed olivetano. Inoltre fu le-
gato al concilio di Trento nel pon-
tificato di Giulio III, cioè per quel
tratto di tempo che il concilio fu
trasferito a Bologna, con due es-
pertissimi vescovi presidenti , ove
esercitò la sua qualifica per sei con-
tinue sessioni. Era di mirabile me-
moria, poiché teneva sempre presen-
ti in mente cento sentenze di cento
padri date in quel concilio con tut-
te le circostanze, che le accompa-
gnavano, e le esponeva eloquente-
mente. Le sue decisioni di ruota pu-
re lo resero celebre , e Roma per-
dette in lui un valido sostegno
quando morì nel monistero degli
Olivetani a Verona nel i552, di
cinquantadue anni, e dieci di Car-
dinalato. La sua salma mortale tras-
portata in Roma, riposa nella ba-
silica liberiana presso la porta man-
ca laterale con elegante iscrizione.
CRESCENZI PiETROPAOLOj Car-
dinale . Pietropaolo Crescenzi , di
nobile famiglia romana, nacque nel
iS'ji. Studiò la legge nella univer-
sità di Perugia, e poscia occupato
in vari impieghi nella curia ro-
mana, divenne uditore della came-
ra, la quale carica non voleva ac-
cettare, ma dovendo ubbidire, la
disimpegnò con molto onore. Ai 17
agosto del 161 i. Paolo V lo creò
Cardinal prete dei ss. Nereo ed
Achilleo; e dipoi nel 16 12 gli conferì
it-G LìvE
il vescovnfo di Rieti, dal quale nel-
liìnno 1621 passò sotto Grego-
rio XV a quello di Orvieto, ove
tenne il sinodo nel 1624. Divotis-
simo alla b. Vergine, ne promos-
se la divozione. S. Filippo Neri die
gli era amico aveagli predella la
j>oipora. Nel 1641, sotto Urbano
VJII, andò al vescovato di Porto,
cui rinunziò nel i644' Accolse in
Orvieto i gesuiti, e loro accordò
la chiesa dei ss. Apostoli, avendone
trasferita la cura di anime del ìG-ìS
alla parrocchia di s. Lorenzo. Dopo
essere intervenuto ai conclavi te-
nuli per la elezione di Gregorio
X.V, Urbano Vili, ed Innocenzo
X, mori a Roma nel i64'J5 di
seltantatre anni, e trentaquattro di
cardinalato, e fu sepolto nella chie-
sa di s. Malia in Vallicella.
CRESCENZI Alessandro, Car-
diiiale. Alessandro Crescenzi di Ro-
ma, nato nel i6o3, vestì pi'ima Tabi-
Io religioso tra i cappuccini ; ma non
polendovi reggere, passò alla congre-
gazione somasca, fino a che Urbano
Vili nel 1643 lo destinò vescovo
a Tremoli, e l'anno seguente di
Ortona. Quindi fu inviato nunzio
alla corte di Torino, nella quale
molto operò in vantaggio della
Chiesa, contro i calvinisti di Sa-
v(jja; finché Innocenzo X nell'an-
no i652 lo promosse alla chiesa
di Bitonto, ove nel 1659 tenne il si-
nodo. Vi stabilì anche la fondazio-
ne del seminario, ristaurò il palazzo
episcopale, sovvenne generosamen-
te a' bisognosi, e fece sospendere il
culto, cui si prestava in Calabria al-
l' immaginario b. Giovanni Cala.
Dipoi Clemente X, che lo ama-
va assai, lo dichiarò patriarca di
Alessandria , suo maestro di ca-
mera, e a' 27 maggio dell'anno
1675 lo creò Cardinal prete di s.
GRE
Prisca^ protettore della congregazio-
ne di s. Bernardo, e vescovo di Reca-
nati e Loreto. Se non che per alcune
gare, ch'ebbe coi ministri del Car-
dinal Altieri, rinunziò a quelle dio-
cesi, e tornato a Roma riabbellì la
chiesa del suo titolo, e trasportò
l'aitar sotterraneo della confessione
in luogo migliore. Dopo esser con-
corso rdla elezione d'Innocenzo XI,
fu colto da un colpo di apoplessia,
mentre celebrava i divini misteri
a Roma nel 1688. Contava egli
allora ottantacinque anni, e tredici
di cardinalato. Fu sepolto nella
magnifica chiesa di santa Maria in
Vallicella con elegante iscrizione.
CRESCENZI kARCELio, Cardi-
nale. Marcello Crescenzi, di nobile
romana famiglia, nato nel i6()4,
fu ascritto da Innocenzo XIII tra
i canonici della basilica di s. Pie-
tio, ed i ponenti del buongoverno.
ISell'aiìno 1 724» da Benedetto XIII
Venne eletto presidente della came-
r;i, e nel 1726 uditore di rota,
donde nel 1789 Clemente XII lo
passò nunzio in Francia. Quindi,
a' 9 settembre del 1743, Benedet-
to XIV lo creò Cardinal prete ben-
ché assente. Recatosi in R.oma ebbe
per titolo la chiesa di s. Maria
della Traspontina, e fu annoverato
alle congregazioni dei vescovi e re-
golari, del concilio, dell'immunità,
e di propaganda. Fu promosso al-
la legazione di Ferrara, e nell'an-
no 1746 n'ebbe anche l'arcive-
scovato, cui resse da ottimo pa-
store. Ajutò i poveri, tenne nel 1751
il sinodo, cui diede alla luce, ri-
tliisse dalle fondamenta la chiesa di
s Matteo, e risarcì con grossa som-
ma il campanile della metropoli-
tana. Istituì esercizi spirituali per
ambi li sessi; la congregazione di
s. Malia della Misericordia, e Tot-
cr;E
tavario dei ss. Angeli. In s. Maria
di Trastevere alzò un decoroso mo-
numento al Cardinal Corradini suo
grande amico; intervenne alla ele-
zione di Clemente XIII, che lo fe-
ce di nuovo legato a Ferrara. Da
ultimo avea stabilito di visitar la
sua diocesi per la quarta volta, ma in
Ferrara morì per una febbre maligna,
nel 1768, di settantaquattro anni,
e venticinque di cardinalato. Fu
sepolto con magnifico elogio nella
sua metropolitana di Ferrara.
CRESCENZIA (s.). V. Modesto
(s.), e Vito (s.).
CRESCENZIO Cardinale. Cre-
scenzio, promosso al cardinalato col
titolo di s. Calisto da Giovanni
XIII , segnò la bolla emanata nel
concilio romano dallo stesso Ponte-
fice a favore della chiesa di lìene-
vento, e %isse perciò nel secolo de-
cimo.
CRESCENZIO, Cardinale. Cre-
scenzio, Cardinal vescovo di Selva-
candida, segnò un diploma spedito
nel 993 da Giovanni XV; il per-
chè viveva a quei tempi.
CRESCENZIO Crescenzio, Car-
dinale. Crescenzio Crescenzio, Car-
dinal diacono, viveva nel secolo
undecime, perchè si trova sottoscrit-
to a un privilegio accordato da
Giovanni XIX alla chiesa patriar-
cale di Grado.
CPiESCENZIO Crescenzio, Car-
dinale. Crescenzio Crescenzio Car-
dinal diacono di Benedetto IX, vi-
veva nel secolo undecimo alT in-
circa.
CRESCENZIO, Cardinale. Cre-
scenzio, Cardinal vescovo di s. Ruf-
fina, ebbe vigorosa diatriba col
vescovo di Porto nel concilio di s.
Leone IX in Laterano, circa il pos-
>c'>so della chiesa dei ss. Paolino e
\dalberto; ma la vinse il vescovo
CRE 187
di Porto. Mon, secondo Ughellio,
nel io5i.
CRESCENZIO Crescenzio, Car-
dinale. Crescenzio Crescenzio pro-
mosso al Cardinalato da s. Leone
IX, o, secondo altri, da s. Gregorio
VII, a titolo non si sa di qual
diaconia, viveva nel secolo unde-
cimo.
CRESCENZIO Crescenzio, Car-
dinale. Crescenzio Crescenzio fu
promosso a Cardinal diacono da s.
Gregorio VII, e visse nell' undeci-
mo secolo.
CRESCENZIO Romano, Cardi-
naie. Crescenzio Romano, detto ju-
niore. Cardinal vescovo di Sabina
ai tempi di Pasquale II , si trovò
al concilio di Laterano, tenuto nel
II 12, e favorì la elezione di Ge-
lasio II, Calisto II, ed Onorio II.
Segnò del suo nome alcune bolle
de'roentovati Pasquale II, Calisto li,
ed Onorio II, e viveva ancora nel
I 125.
CRESCENZIO DA Anagni, Car-
dinale. Crescenzio da Anagni, Car-
dinal diacono di s. Maria in Dom-
nica sotto Pasquale II, fu alla ele-
zione di Gelasio II ; ma, lasciato il
legittimo Innocenzo II, aderì allo
scismatico Anacleto II antipapa, che
lo fece prefetto di Benevento, come
lo ei'a sotto Calisto li nel 1122.
Volea pertanto tradire quella cit-
tà, consegnandola a Rogerio re di
Sicilia ; ma accorgendosene i citta»
dini, lo assediarono in essa: tutta-
via potè fuggir loro dalle mani, e ri-
covrarsi presso Rogerio, per far ai
beneventani ogni male possibile.
Però tornato a Benevento, un cer-
to Giacinto esiliato di là per causa
di Crescenzio colse il destro a ven-
dicarsene ; ed andato con altri suoi
aderenti al palazzo di lui, che sor-
presero all'impensata, lo trassero ai
i88 GRE
piedi d'Innocenzo II, nel pontificato
del quale terminò di inquietare la
Chiesa. Prima però di lasciare il le-
gittimo Pontefice, dalla sua diaco-
nia era passato al titolo dei ss.
Pietro, e Marcellino, la cui chiesa
ristorò fin dalle fondamenta, ed il
palazzo a quella contiguo. Il La-
derchi è di opinione, che in ap-
presso sia passato ad altro titolo.
CRESCENZIO Gregorio, Cardi-
nale. Gregorio Crescenzio creato
Cardinal diacono di s. Teodoro da
Onorio II nelle tempora di dicem-
bre 1127, -venne spedito legato a
latere nel 1 1 -28 nei regni di Da-
nimarca, Svezia, e Boemia, ove col-
1 autorità dei re di quei luoghi, ac-
compagnato da efficaci brevi del
Pontefice, si adoperò alla riforma
di quei popoli. Se non che, morì
in quelle parti mentre era ancor
Pontefice Onorio II.
CRESIMA. Sede vescovile del-
l'Africa, di cui era vescovo Donato,
che intervenne alla conferenza di
Cartagine.
CRESIMA (Chrismalio). Azione
d' imporre il sacro Crisma (Vedi),
cerimonia colla quale il ministro
della Chiesa applica il sacro crisma
a quelli che battezza , o che con-
ferma. La cresima non dicesi che
del Battesimo (Fedi), e della Con-
fermazione (Fedì) ; per 1' Ordine
[Fedi), e per Y Estrema Unzione
Ì^Fedi), diciamo unzione.
CRESSI. Luogo di Francia pres-
so Narbona. Nel 11 82 vi fu tenuto
un concilio da Arnaldo arcivescovo
di Narbona , e legato apostolico ,
per la solenne dedicazione della
chiesa di s. Martino. Vennero ivi
scomunicati coloro, che avessero ar-
dito violare l'asilo accordato a quel-
la chiesa dal concilio, secondo le
leggi ecclesiastiche. A tal effetto ne
CRI
fu determinata l'estensione, col pian-
tarsi croci nel suo circuito. Labbé
t. IX.
CRETA. Isola la più. considera-
bile di quelle della Grecia. F. Can-
DIA.
CRISANTO (s.). F. Daria (s.).
CRISIO (Crisien.). Città con re-
sidenza vescovile di rito greco unito
in Croazia. Questa città lihora , e
reale della Croazia civile, chiamata
anche Kreutz, Koros, Koeroes, e
Creutz, è capoluogo del comitato,
e della marca del suo nome , che
contiene piìi di settanta mila abi-
tanti. Giace in una pianura, presso
la riva destra della Glogovnicza. Il
sommo Pontefice Pio VI, ad istanza
dell' imperatrice Maria Teresa, co-
me regina di Ungheria, nell'anno
1777 v'istituì un vescovato di rito
greco-latino. Quindi, nel concistoro
de' 2 3 giugno di detto anno, il me-
desimo Pontefice vi dichiarò per
primo vescovo monsignor Basilio
Bosicsovich, traslatandolo dalla sede
di Dioclezianopoli in partibiis. Di-
poi lo stesso Pio VI gli diede in
successori , nel concistoro de' 3o
marzo 1789, Giosafat Bastassich
della stessa diocesi di Crisio, e nel
concistoro del primo giugno 179'!',
Silvestro Bubanovics , pure della
diocesi di Crisio. La sede fu di-
chiarata, ed è tuttora sufFraganea
della metropolitana di Strigonia.
La diocesi ha piìi di trecento
case, con circa due mila cattolici.
La cattedrale in buono stato, co-
strutta con disegno e forma greca,
è dedicata alla ss. Trinità. In essa
non evvi capitolo, né canonici, né
prebende teologale, e penitenziale,
ma solo tre dignità dopo quella
del vescovo, cioè il vicario genera-
le del distretto slavonico del Sir-
mio, e di quello di là dal Danu-
CRI
l)io Bacsienrense, ed i due arcidia-
coni Varasdinense, e di Carlosladio.
iNella cattedrale vi è il sagio fonte
battesimale, e la cura delle anime
è affidata ad un parioco , ed an-
nesso evvi r episcopio. Nella città
non vi sono altre parrocchie, e solo
esiste il seminario con dieci alunni,
per pia fondazione dei re d'Unghe-
ria e Croazia. Ogni nuovo vescovo
paga di tassa fiorini cinquecento-
cinquantasei, a seconda dei registri
della cancelleria apostolica.
CRISMA {Sacrum Chrisma). Vi
sono due sorta di crisma , V uno
che si fa con olio, e con balsamo,
che serve al sagramento del batte-
simo, della confermazione , e del-
l'ordine ; l'altro, che è l'olio solo,
il quale serve alla estrema unzione.
Il sagro crisma per antonomasia fu
detto anche Olio santo [f^edi)^ cioè
olio crismale, olio pei catecumeni,
e olio pegl' infermi. I santi padri
chiamano il crisma e l'unzione con
misteriosi vocaboli, che si leggono
nel Macri. S. Ambrogio lo chiamò
Signaculum spirituale, s. Clemente
Cofifirniationis confessio^ s. Cipria-
no Signaculum Domini, Papa s.
Cornelio Sigilluni Domita, Simeone
Tessalonicense Obsignatio, s. Dio-
nigio Areopagita Perfectio, e s. A-
gostino Manuum impositio. I greci
chiamano il santo crisma Myron,
cioè unguento, profumo. Al Pon-
tefice s. Fabiano, eletto l'anno 2 38,
si attribuisce la prescrizione, che
ogni anno nel giovedì santo si do-
vesse rinnovare il crisma, e bru-
ciarsi il vecchio. Così di s. Silvestro
I, Papa del 3i4, il libro pontifi-
cale dice di avere ordinato, che il
ci'isma fosse fatto, e consagrato so-
lamente dal vescovo, e che il capo
del battezzato fosse unto col crisma
dal sacerdote , come afferma 1* A-
CRI ,89
malario, de eccles. offìc. lib. I, cap.
17. Prima dei nominati Pontefici,
s. Urbano I, Papa del 226, avea
prescritto, che i battezzati riceves-
sero la confermazione soltanto dai
vescovi. I curati sono obbligati di
provvedersi ogni anno del nuovo
crisma, dovendo ardere il vecchio.
I canoni de' concilii proibiscono an-
che ai vescovi di nulla ricevere pel
santo crisma, che distribuiscono alle
chiese. La contribuzione , che un
tempo i vescovi esigevano dal clero
per fare il sagro crisma, chiama-
vasi : denarii chrismales. La Chie-
sa romana ha pel crisma sempre
abborrJto qualsivoglia pagamento ,
come pure si rileva da un decreto
del 6 settembi'e i6o4 per Gerace.
La materia del crisma è l'olio di
ulivo col balsamo, consagrato dal
vescovo solennemente, cioè nella
Chiesa latina , mentre in quella
greca, oltre all'olio e al balsamo,
vi si mescolano sino a trentacinque
specie di aromi, come si legge nel
greco eucologio. Michele d'Amato,
chiamato il poliglotta, per la vasta
sua cognizione nelle lingue sì mor-
te che vive, stampò in Napoli nel
1822 una dissertazione intitolata;
de Opobalsami specie ad sacrum
chrisma. Ivi dimostra, come hanno
ben rilevato il p. d' Afflitto , ne-
gli Scrittori del regno di Napoli
a p. 280, e contro il giornale dei
Lett. t. 34, p. 432 il Mazzucchelli
a pag. 397, ed altri, che quello
cui si deve procurar di usare, non
è il balsamo del Perù il quale è
liquido, e di color nero . e dicesi
volgarmente balsamo dell'India, né
quello di Capaiba, eh' è bianco, e
chiamasi del Brasile , ma bensì
quello di Tolù, o Tolutano del
colore dell' oro^ che appellasi bal-
samo secco di Spagna, e viene en-
190 CRI
tro gusci di noce inditma, essendo
questo l'ottimo [ia tutti, non alte-
rato e di soavissimo odore. Anche
il can. Pasquale Capeti, ne' Discorsi
liturgici, Roma 17663 trattando
dell'oblazione dell'olio e tlel balsa-
mo, dcH'anticliità di unirli insieme
per formare il crisma , e del vaso
per conservarlo, dice a p. 85, che
questo balsamo del Tolìi principal-
mente, o altro, quando che porli
cosi , deve cercarsi pel crisma, e
sempre il migliore. Su questo argo-
mento si possono inoltre consulta-
re il Goar, l'Albaspineo, il de Mar-
ca in can. 28, cono, claramont.,
Guglielmo Beyero, il Visconti, il
Morino, il Vitasse, il Doguet, Con-
ferences eccles. i i, Fortun. Scacchi,
Sacrar. Elaeochrism. Myrotheciaj
Amst. 1701. fol. 292, diss. 3i, e
Benedetto XIV Inslit. VI, e nel
libr. VII de Synodo dioec. e. 7.
8. IO, e nel XIII e. 29.
I maroniti, prima della loro riu-
nione colla Chiesa romana, adopra-
vano nella composizione del loro
crisma, l'olio, il balsamo, il muschio,
lo zafferano, la cannella, le rose, l'in-
censo bianco, ed altre droghe. Il
p. Dandini gesuita, spedito al mon-
te Libano in qualità di nunzio pon-
tifìcio nel i556, comandò in un
sinodo, che il santo crisma in av-
venire fosse composto di solo olio
e balsamo. Racconta il Sarnelli,
parlando della mescolanza del bal-
samo coir olio , che il balsamo
è materia essenziale , come de-
finì il concilio Tridentino, e sic-
come presso i maroniti difiìcilmen-
te si trovava il balsamo, Gregorio
XIII permise che si adoperasse il
vecchio crisma finché si provvedes-
se del balsamo per rinnovarlo. 11
vaso, poi nel quale si conserva il
crisma, fu chiamato Cresinude^ Cria-
CRI
marìum , e Crismalnrium. Dagli
antichi monaci fu detto cresimale
quel piccolo vasetto, nel quale por-
tavano r olio benedetto per un-
gere gl'infermi. Fu chiamato anche
cresimale, il velo, in cui involge-
vasi il vaso del crisma, ma più
propriamente si disse la tovaglia,
colla quale si fasciava la fronte dei
cresimati. Di questa cerimonia fa
menzione l'ordine romano, perchè
il capo de' nuovi battezzati unto col
crisma del sacerdote, ei"a ricoperto
con un candido velo chiamato da
Niceforo: arcana et mysdca ga-
lea.
Il vescovo nel gioved'ì santo, con
l'assistenza di dodici sacerdoti, set-
te diaconi , e sette suddiaconi, so-
lennemente fa la consagrazione del
crisma. Si fanno preghiere sul cris-
ma, che vuoisi benedire ; vi si fa
il segno della croce ; il vescovo
soffia sul crisma, ad esempio di
Gesù Cristo che soffiò sugli apo-
stoli, per mostrare che lo Spiiito
santo discendeva in loro. Il vesco-
vo, ed il clero salutano il crisma
piegando il ginocchio, e dicendo
Ave, sanctuni Chrisma, onore che
si riferisce a Dio. La benedizione,
o consagrazione del crisma, che ser-
ve di materia a molti sagramenti,
è testimonio della credenza della
Chiesa, e degli effetti, cui essa at-
tribuisce a queste auguste cerimo-
nie. Ciò si vede nel pontificale ro-
mano, dove si trova la formola, di
cui si serve il vescovo. Né si può
fare questa consagrazione in altri
tempi, secondo che determinarono
pure i sagri canoni. C. litteris de
consacr. d. 3, e. Quoniani de seni,
excom. in 6; i quali testi però
non parlano dell'olio de'catecumeni,
uè di quello degl'infermi. Isidoro,
Alenino, e Rabano affeimano, che
CRI
la consagrazione del crisma si pra-
tica nel giovedì santo, in memoria
dell'unzione de' piedi del Redentore
fatta da Maria Maddalena ne'primi
giorni di Pasqua. Roberto insegna,
che significhi l'unzione fatta col san-
gue dell'agnello sulle porte degli
ebrei nel giorno decimoquarto del-
la prima luna. I dodici sacerdoti
assistenti al vescovo denotano i do-
dici apostoli, e i sette diaconi sono
figura di que' sette ordinati dai
medesimi apostoli, mentre i sette
suddiaconi si aggiungono per egua-
gliarli ai diaconi. In quanto alla
mescolanza dell' olio col balsamo,
il primo significa la purità, e la
mondezza della coscienza, il secon-
do l'odore della buona fama. S.
Tommaso, par. 3, quest. 3, art. 4?
aggiunse che l'olio significa la pie-
nezza nella grazia , e che in uno
alla fragranza del balsamo è figura
degli effetti dei sagramento. Della
validità, e virtìi di questa materia
tratta pure il Cardinal de Luca,
nelle risposte morali. I sacerdoti
quando battezzano, ungono col cri-
sma il capo a dilferenza del vesco-
vo, che unge la fronte quando am-
ministra quel sagramento. Questa
unzione sul capo del battezzato
rappresenta lo Spirito santo, quan-
do in foima di colomba discese
sul capo di Gesù Cristo, allorché fu
battezzato nel Giordano. Si unge
nella confermazione la fronte del
cristiano, come sede della verecon-
dia, perchè da vero soldato di Cri-
sto, non si vergogni di confessar
la fede. Col crisma si consagra il
capo del vescovo, acciò resti im-
pinguato col nettare celeste; e si
ungono anche le mani di lui, come
esecutrici di mirabili ministeri. S.
Cipriano riconosce un altro signifi-
cato nella sagra unzione, con queste
CRI 191
parole: SìciU oleum Jlucluat el Ini'
Tìiìdis (juibuscumcjue superferlur .
ita excellenlia sacerdotalis regiac
dignìtatì. De wicl. Chrìsm. Anzi
nel medesimo trattato chiama i
fedeli cresimati , Ordinad a Deo
sanctìnwniae sacerdotes. In alcune
chiese si costumava inoltre di un-
gere le mani dei diaconi quando
ricevevano quell' ordine sagro, come
si raccoglie da un pontificale anti-
chissimo della chiesa rotomogense,
nel quale si legge: consecratio ma-
nuiini diaconi de oÌeo,atque Chris-
mate. Tale cerimonia praticavas?
nella chiesa gallicana, come abbiamo
dall'epistola scritta dal Pontefice s.
jNicolò l a Ridolfo arcivescovo Bitu-
ricense. Non va taciuto, che anti-
camente alcuni, per non confessare
in giudizio il loro delitto, bevevano
superstiziosamente il crisma, ciocci ir
fu proibito dalle costituzioni di
Carlo Magno, lib. 3, cap. 35. Di
questo abuso parla il concilio di
Magonza, al canone 27 : Nani
criminosos codem Chris/nate un-
ctos , aul potatos nequaqicam de-
prehendi posse a multis piita-
hantur. Gli egizii solevano ungere
con il sagro crisma i cadaveri dei
sacerdoti; abuso che fu condannato
da Balsamone, interrogato su cii»
dal patriarca alessandrino. Tolto
lai costume, usarono poi con una
spongia bagnata nell'olio puro, un-
gere i corpi de' sacerdoti defonti.
Come si è ci*eduto, che l'unzione
del santo crisma faccia parte delle
materie del sagramento della con-
fermazione, il solo vescovo ha la
podestà di farla, del pari di quel-
la che si adopera nella ordinazio-
ne, ma il sacerdote la fa nel bat-
tesimo, e nella estrema unzione.
Di quanto riguarda il sagro cris-
ma , e principaluiciite dcllf ceri-
192 CRI
ntionie che si ricercano di sostanza
nella consagrazione ec, tratta erudi-
tamente il Sarnelli nel tom. IV, p.
32, e seg. delle sue Lettere eccle-
siastiche. In quanto poi all'olio dei
catecumeni, e degl' infermi, sebbe-
ne, secondo il rito latino^ si bene-
dica solamente dal vescovo, in quan-
to al rito greco dice il Nicolio Fer-
ho oleum, che Papa Clemente Vili,
coiist. 34, Sanctissimus, §. Non sunt
cogendi, non riprova il rito dei
greci, secondo il quale i preti so-
gliono benedire questi olii nello
stesso tempo che amministrano i
sagramenti, anzi sembra che lo ap-
provi. Siccome gli olii si benedico-
no fra la messa, si deve notare che
r olio degl' infermi si benedice pri-
ma, ed appunto quando nel canone
si è giunto a quelle parole : Per quem
haec omnia, Domine, semper bona
creas (exclusive), mentre che Cristo
Signore Nostro sagramentato sta sul-
raltare,da cui il consacrante discende,
e va al piano del presbiterio per deno-
tare che il sagramento della estrema
unzione fu istituito da Cristo prima
della sua passione, come alìerma
s. Marco cap. 6, degli apostoli, che
vivente Cristo : Exeuntes praedica-
hant, ut poenitentiavi agerent, et dae-
vionia multa ej'iciebantj et ungebant
oleo multo/: aegrotos, et sanabant.
Onde poi s, Giacomo promulgò
la legge di questo sagramento, di-
cendo : Infirmalur quis in vobis? in-
ducat presbyteros Ecclesiae, et orent
super euni ungentes eum olco in
nomine Domini. Va notato, che la
orazione, colla quale si benedice
questo olio, non ha conclusione, se
non quella della messa: Per quem
haec omnia. Domine ec, essendo co-
me una giunta all' orazione : IVobis
quoque peccatoribus. E perchè gli
altri olii santi del crisma, e dei
CRI
catecumeni, accennati da Cristo nel-
r ultima cena, ed ordinati a farsi
nel giovedì santo, come si è detto,
per ordine del Papa s. Fabiano, fu-
rono istituiti dopo la risurrezione,
quando gli apostoli furono fatti pro-
priamente vescovi, perciò la consecra-
zione loro si fa dopo la santa co-
munione. Il citato Sarnelli nella let-
tera XVIII del medesimo tomo IV,
tratta questo argomento : Essendo
gli olii santi sagramentalì , come
V acqua santa , perche quelli si
tengono custoditi , e questa espo-
staci La soluzione, soggiunge, è
nel pontificale romano, dove fatta,
la benedizione degli olii, dice del
vescovo : Jubet presbyteros attente,
ut juxta canonuni traditionem Chri-
sma, et olea fìdeliter custodiant, et
nulli sub praetextu medicinae, vel
malejicii tradere praesumant, alio-
quin honore priventur. Perchè dun-
que i malefici abusano degli olii
sagramentali nei loro maleficii, si
tengono i delti olii ben custoditi. Ma
perchè V acqua benedetta è contra
ogni sorte di maleficio, si tiene e-
sposta per uso de' fedeli. S, Cle-
mente nelle sue costituzioni i, 8,
ne fa autore s. Matteo apostolo.
Oltre a ciò, ogni cosa, che si be-
nedice, si fa col segno della croce,
e coli' acqua benedetta, ancorché
fosse stata unta con gli olei santi,
come si vede nella consagrazione
del Calice, o della Patena (fedi),
e nella benedizione della Rosa d'oro,
e degli Agnus Dei di cera (P^edi).
Finalmente esalta i pregi del sa-
gro Crisma, s. Silvesti-o I nel con-
cilio romano del 324, dove dice :
quoniam Christus a Ckrismate i'oca-
tur j donde inferisce s. Cipriano, in
opus de unct. Chrism. : ut sìcut
Christus a Chrismate dicitur eo
quod singularis excellenliae oleo
CRI
iinxenl eum Deus, ila et partìcìpes
quotquot sunt consortes sint tam
iinctionis, quam nominis^ et dican-
tur a Christo chrìstiani. Ottato IMi-
levitano racconta, che un' ampolla
tli questo olio sagrosanto gittata dai
vescovi donatisti da una finestra,
sostenuta da mano angelica, rimase
illesa ad onta della durezza dei
sassi. E pur noto, che quando nel-
l'anno 49^ Clodoveo re di Fran-
cia ricevette il battesimo, s. Remi-
gio vescovo di Reims ebbe dal cie-
lo un' ampolla del santo crisma re-
catagli da una colomba , ed unse
il re; quindi col medesimo olio si
unsero re di Francia i successori di
Clodoveo, per mezzo degli arcive-
scovi di Reims.
Che il dare olii santi importi
giurisdizione y è V argomento, che il
Sarnelli discorre nella lettera LXIX
del tomo X delle sue Lctt. Eccl.
11 Nicolio nelle sue Lucubrazioni
canoniche, lib. I, tit. 1 5 , riporta
che i regolari, i quali sono esenti
dalla giurisdizione del vescovo, se in
ricevere gli olii degli infermi, si
protestano, che con ciò non pregiu-
dicano alle loro esenzioni, si lascino
protestare. I diocesani non possono
provvedersi degli olii santi da altri,
ma solo dal proprio vescovo, e se
la sede è vacante, la cattedrale
manderà al vescovo viciniore, per
far benedire i suoi olii , quindi li
dispenserà alle chiese parrocchiali
della diocesi. Il sommo Pontefice,
siccome capo supremo della Chiesa
universale, prima dello scisma dei
greci, mandava ogni anno il crisma
a Costantinopoli, e se la sede era
vacante, vi suppliva la Chiesa R.o-
mana. Il patriarca di Costantinopo-
li, dopo lo scisma, soleva mandare
il crisma da lui fatto, a tutte le
chiese di oriente di rito greco. In
VOI xvni.
CRI 193
Bourges chiamasi il crisma di Bour-
ges la giurisdizione spirituale di
queir arcivescovo, nel distretto della
quale ha diritto di distribuire il sa-
cro crisma ai curati . Sugli olii
santi, che si benedicono nel giovedì
santo nella basilica vaticana, e da
essa si distribuiscono alle chiese del-
la Città Leonina, si può consultare
il voi. XII del Dizionario, nelle
pag. 242, 243, 3o6, e 326. F".
Battesimo, Confermazione, Estbe-
MA Unzione, Ordine ec.
CRISOGOi\0 (s.) martire. Di
questo santo alti'e notizie non si
hanno, se non che, durante la per-
secuzione di Diocleziano , fu cattu-
rato in Roma, e decapitato in Aqui-
leja. Neil' antico calendario di Car-
tagine è ricordato nel quinto seco-
lo, e cos\ pure in tutti i martiro-
logi d'occidente posteriori a quel-
l'epoca. In un concilio tenuto dal
I^apa Simmaco, e nelle lettere di
s. Gregorio Magno, si fa menzione
della chiesa, di cui egli era titolare
in Roma. La stessa chiesa è titolo
cardinalizio dell'ordine dei preti
[fedi). Il suo capo viene conserva-
to in essa in una bella cassa , ed
il suo corpo riposa nella città di
Venezia. Li 24 novembre la chiesa
ne celebra la memoria.
CRISOLO (s.). Gli atti di que-
sto santo sono assai incerti, né si
può assicurare tutto quello, che
raccontasi nella sua vita. Tutti pe-
rò convengono, che il vangelo fu
da lui predicato sul terminare del
terzo secolo, in quel tempo che s.
Piatone e s. Euberto spargevano la
stessa divina semente nel territorio
di Tournay. Nella cittadella di Com-
raines sostenne egli con più calore
le sue apostoliche cure, e fu mar-
tirizzato in Verlenghem, e sepolto
a Commines. Le guerre, che suc-
i3
194 CRI
cessero di poi, privarono Commines
(li così prezioso deposito. Parte del-
le di lui spoglie si custodiscono in
oggi nella chiesa di Sens, dedicata
alla b. Vergine. L'anno 1611 i ca-
nonici di Bruges regalarono quelli
di Tournay di una costa di questo
santo. La chiesa ne celebi'a la festa
a' d\ 7 febbraio.
CRISOPOLI {Crisopolitan). Sede
vescovile in partibus della Arabia,
nella Celesiria, secondo Com man vil-
le, sotto il patriarcato di Gerusa-
lemme, ma prima lo era sotto quel-
lo d' Antiochia, perchè sulTraganea
della metropoli di Bostro. Giovan-
ni, uno de' suoi vescovi, intervenne
al concilio calcedonese, celebiato
nell'anno 4^'- ^h ultimi vescovi
in partibus furono monsignor Gae-
tano Giunta, traslalato alla chiesa
arcivescovile di Amida in partibus,
cui Pio Vili nel concistoro de' 18
marzo i83o diede in successore
monsignor Andrea Benedetto Rtou-
giewiez di Livonia, che il regnante
Pontefice Gregorio XVI, nel conci-
storo de' i4 dicembre i84o, preco-
nizzò in vescovo di Vilna nella
Polonia.
CRISPI Tiberio, Cardinale. Ti-
berio Crispi, romano, di origine cor-
netano, nato nel i4975 era molto
familiare al Cardinal Farnese, poi
Paolo HI, come fratello naturale
a Costanzo Farnese. Avendo progre-
dito assai negli studij il Papa si
valse di lui in parecchi affari, co-
me nel governo di Perugia, della
città nuova, ossia della fabbrica di
quella fortezza, in breve compi-
ta a suo mezzo, e della fabbrica
della chiesa di s. Maria del Popolo.
Poi fi-i fatto prefetto a Castel s.
Angelo ; canonico della basilica va-
ticana ; nel i 543 vescovo di Sessa ;
finché a' 1 9 dicembre del 1544} '^^^''
CRI
ne fregiato dallo stesso Pontefice Pao-
lo III della dignità di Cardinal dia-
cono di s. Agata. Nel i547j fu legato
in Umbria, ed arcivescovo di Amalfi;
quindi nel i565 sotto Pio IV ven-
ne fatto amministratore di Nepi, e
Sutri, ove, dopo di essere interve-
nuto ai conclavi di Giulio III, Mar-
cello li, Paolo IV, Pio IV, e s. Pio
V, morì nel i566 vescovo di Sa-
bina, chiesa, cui ottenne nel iSGI
da Pio IV. Egli contava allora ses-
santanove anni di età, e ventidue
di Cardinalato, e poscia morì, e
fu sepolto a Capranica, o, come di-
cemmo al voi. XVII, p. i54 de!
Dizionario, in Nepi. Ebbe fervida
immaginazione, spirito penetrante,
memoria tenace , e grande elo-
quenza.
CRISPINA (s). Nacque Crispina
da illustre famiglia in Tagara nel-
l'Africa, si congiunse in matrimo-
nio, ed ebbe vari figliuoli, e ben-
ché di complessione delicata, mo-
strò un coraggio assai forte, quan-
do trattossi dell'onore di Dio, né
le lagrime de' suoi figli poterono
piegarla a rinunziare a Gesù Cri-
sto, per evitare il martirio. Pre-
sentata in Tebasto al proconsole
Anulino, e da questo invitata a sa-
grificare agli dei, francamente ri-
spose, che non agli dei, ma a Ge-
sù Cristo soltanto avea consacrato
il suo cuore, e che a questo solo,
ed a' suoi comandamenti obbediva.
Quanto più insisteva Anulino per-
chè piegasse Crispina a' suoi invili,
tanto più di forza usava ella nel
mantenere il suo affetto a Gesù, per
modo che vedendo egli rendersi
inutili le dolcezze, e le minaccie
adoperate per sedurla, ordinò che
le fossero rasi i capelli, che fosse
esposta alla derisione del popolo, e
finalmente decapitata. Questo mar-
CRI
tirlo seguì il 5 dicembre dell'anno
3o4, ed in tal giorno è ricordata
nel martirologio romano.
CRISPINIAIVO (s.). Questo san-
to, unitamente a san Crispino, è
molto onorato in Francia. Sino dal
terzo secolo, in compagnia di san
Quintino, ed altri uomini apostolici,
da Roma pervenne in Francia a
predicare il vangelo , e fece di-
mora in Soissons. Il giorno si occu-
pavano essi ad annunziare le verità
della fede, e la notte la impiegava-
no nel lavorare per procacciarsi il
vitto. Molte furono le conversioni
da essi operate. Per diversi anni si
esercitarono in si importante mi-
nistero, fino a che giunse nella
Gallia Belgica Massimiliano Ercu-
leo. Questo principe fattili arresta-
re, li consegnò a Rizio Varo, in
allora governatore, perchè li ridu-
cesse a sacrificare agli idoli. Questi
magnanimi atleti della fede resi-
stettero alle più crudeli torture, ed
incontrarono per ultimo il martirio
con indicibil costanza. Furono essi
decapitati l'anno 287. N^l sesto se-
colo a Soissons si edificò una gran
chiesa alla loro memoria, e s. Eli-
gio ne onorò il sepolcro di ricchi
ornamenti. Il martirologio di san
Girolamo, di Reda ed altri ne fan-
no menzione.
CRISPINO (s). V. CRispmiANO (s.).
CRISPINO (b.) da Viterbo. Nac-
que in questa città il di i3 novem-
bre 1668. I suoi genitori, benché po-
veri, erano virtuosi, e lo educarono
con zelo veramente cristiano. Cri-
spino corrispose coll'avanzare degli
anni alle premure de' suoi, ed era
per lui di gran conforto, ancor ra-
gazzino, il servire alla messa, l*as-
sistere agli offici, ed alle cerimonie
della Chiesa. Di dodici anni fu ten-
tato da' suoi compagni ad arruo-
CRI 197
larsi nella milizia ; ma assistendo
ad una professione religiosa di due
novizi cappuccini, si senfi tanto in-
fiammato ad imitarli, che non po-
tè trattenersi dall'esclamare: « Que-
'» sta è l'armata a cui io voglio
M appartenere . Io sento la voce
» di san Francesco nel mio cuore,
>• e voglio tenerla sempre ". Do-
po qualche tempo, persistendo nel-
la sua vocazione, dimandò, ed ot-
tenne di essere ammesso come fi'a-
te laico nel convento de' cappucci-
ni di Viterbo. Il suo noviziato pie-
namente corrispose ai desideri dei
superiori, ed in età di ventisei anni
fece la sua solenne professione. A
tutte le diverse incombenze , alle
quali era chiamato, rispondeva esat-
tamente. Divotissimo alla b. Vergi-
ne, la invocava di spesso. Finché
egli visse, si conservò sempre caro
a tutti per la sua grande umiltà
ed ardente carità , e giunto agli
anni ottantadue, accortosi nel pri-
mo maggio 1750 di essere vicino
a morire, lo annunziò a' suoi fra-
telli, e cadde tosto ammalato. Ri-
cevuti i santissimi sacramenti col fer-
vore proprio di un'anima in Dio
tutta assorta, volò al cielo il gior-
no 19 dello stesso mese.
Il di 26 agosto 1806 Papa Pio
VII lo annoverò fra' beati, e così si
espresse nel decreto di beatificazio-
ne: » Egli era il padre dei pove-
>- ri, il consolator degli afflitti, pu-
" ro e semplice di cuore , divo-
« to verso la santa Vergine madre
M di Dio, illustre pel dono di pro-
« fezia, e per quello de' miracoli".
CRISTALDl Belisario, Cardi-
nale. Belisario Cristaldi nacque in
Roma agli ir luglio 1764 dalls
nobile famiglia dei baroni di No-
ha, discendente da quel Nicolò di
Noha, uno dei dodici capitani, che
196 CRI
nel XII secolo condussero in Lec-
ce i principi normanni, al quale,
siccome agli altri, donarono nobili
fèudi ; come quello di Noha poco
lungi da Lecce, alla cui sede epi-
scopale i Noha diedero due vescovi.
Educato Belisario co' riguardi do-
vuti alla sua nascita, si applicò agli
studi, prima delle lettere, e delle
scienze filosofiche nel collegio ro-
mano, sotto la disciplina allora dei
sacerdoti secolari , e poscia della
giurisprudenza, dove meritò ed ot-
tenne il grado di dottore nelluno,
e nell'altro diritto. Dedicatosi da
quel punto all'onorata carriera del
fòro, esercitò lungo tempo l' avvo-
catura, con riputazione d' ingegno,
di sapere^ e d'integrità singolare.
Occupata Roma nel declinar del
secolo decorso dalle truppe napo-
lilane, fu scelto al geloso incarico
di segretario delia suprema com-
missione di slato, ed in un coi
rispettabili soggetti che la compo-
nevano, recossi a Venezia per tri-
butare i dovuti omaggi al nuovo
Pontefice Pio VII. Ritornato a Ro-
ma, ed annoverato fra gli avvocati
concistoriali, fu poco appresso de-
stinato all' ofllcio di avvocato dei
poveri. Intanto Roma, e lo stato
Pontificio nuovamente vennero oc-
cupati dai francesi, e sebbene il
Cristaldi amasse menare in que' pe-
ricolosi tempi la vita ritirala, non
Tolle lasciare interamente nell'ozio
la sua carità. Fu allora che si ad-
dossò la cura dell' orfanotrofio dei
miserabili fanciulli , chiamati dal
loro istitutore di Tata-Giovanni ,
cui fu tutore, maestro e padre, e
non cessò di esserlo se non che
quando dal comandante francese fu
obbligato ad abbandonare Roma,
ed a trasferirsi a Bologna. Nel 1814,
ritornando Pio VII alla sua sede.
CRI
nominò il Cristaldi avvocato del fi-
sco e del popolo romano , indi lo
inviò a Milano per comporre gl'in-
teressi del debito pubblico, contrat-
to sotto il regno d'Italia, e di cui
si tenne parola all'articolo Con-
soli Pontifìcii (Fedi). La delicatez-
za, l'accorgimento, e la sollecitudi-
ne con cui eseguì la commissione
affidatagli, gli meritarono uffici, ed
onori maggiori. Indi venne pro-
mosso alla gelosa carica di uditore
del Papa, che esercitò con plau-
so, e poscia a quella importantis-
sima di tesoriere generale nell an-
no 1820, proseguendo nell'esercizio
di essa anche sotto Leone XII.
A tutti è noto con qual zelo ,
avvedutezza, ed animo generoso
fungesse la difficile carica di teso-
riere; il perchè Leone XII, in pre-
mio , nel concistoro de' ?. ottobre
1826, lo creò Cardinale, riserban-
dolo in petto. Quindi lo pubblicò
in quello de' i5 dicembre 1828, e
poscia gli conferì la diaconia di s.
Maria in Portico, confermandogli
la dignità di abbate commendata-
rio ed ordinario di s. Maria di Far-
fa, e di s. Salvatore maggiore, che
già aveagli conferita. Si dedicò egli
all'adempimento de'pastorali doveri,
malgrado delle abituali indisposizioni
di salute cui andava soggetto , ed
eseguì ad onta dell asprezza de' luo-
ghi la sagra visita di tulli i paesi
soggetti alla sua spirituale giurisdi-
zione. Né il suo caldo zelo per l'o-
nore di Dio, pel decoro del divin
culto, pel vantaggio spirituale delle
anime, per la cristiana educazione
della gioventù , per V ecclesiastica
istituzione de' chierici , andranno
mai senza elogio.
Sebbene si aumentassero i suoi
incomodi ( per cui diverse volte
fece temere di sé ) , intervenne ai
cni
due conclavi, dai quali uscirono e-
letti Papa Pio Vili, e il regnante
Gregorio XVI, che nella stessa mat-
tina della sua esaltazione, a cagio-
ne di onore e di stima, volle visi-
tare nella cella il nostro Cardinale
infermo. Finalmente chiamato da
Dio a ricevere il guiderdone delle
sue preclare virtù, e della sua ca-
rità, dopo aver sofferto con esem-
plare rassegnazione lunga e penosa
infermità, piamente mori a' i5 feb-
braio i83i assai compianto ed en-
comiato per le belle doti della men-
te, e del cuore, che lungo sarebbe
r enumerare. Nella chiesa di Gesù
gli furono celebrate le consuete e-
sequie, ed in quella di s. Cateri-
na da Siena a strada Giulia venne
tumulato il suo cadavere. Fu inol-
tre membro delle sagre congrega-
zioni del concilio , dell' immunità ,
dell' esame de' vescovi in sasrri ca-
noni, delle acque, e dell' economia,
e protettore del pio istituto di s.
Girolamo della carità, del moniste-
ro de' ss. Giacomo, e Maddalena
alla Lungara, della città di Ame-
lia, di s. Ginnesio, di Poggio Mir-
teto, e di Monte Piotondo,
CRISTIANA (la) prigioniera. Di
questa donna, di cui s'ignora il
nome, si sa che visse ai tempi di
Costantino . Condotta prigioniera
presso gì' iberi, posti all' oriente del
Ponto Bussino, colla sua santità, e
co' suoi miracoli invogliò quei po-
poli a conoscere la religione j che
professava. La regina, la quale per
!e orazioni di questa Cristiana, avea
ricuperata la salute, invitò il x"e
suo sposo a riconoscere Gesù Cri-
sto per vero Dio, ed indurre i suoi
sudditi a rinunziare alle loro su-
perstizioni. La grazia divina secon-
dò mirabilmente lo zelo della no-
stra Cristiana , che instiùi quale
CHI rgy
apostolo gì' iberi sulle verità della
fede, ed adoperossi perchè fosse
edificata una chiesa in onore del
vero Iddio. Il popolo istruito da
questa pia donna, ricercò anche dei
vescovi, e dei sacerdoti all' impera-
tore Costantino. Nel martirologio
romano viene ella onorata il di
i5 dicembre, sotto il nome di
serva, o di schiava.
CRISTIANESIMO. La dottrina
di Gesù Cristo, la fede, la religione
cristiana. Il cristianesimo riconosce
e adora Gesù Cristo come figliuo-
lo di Dio, e redentore degli uomini.
Cominciato già da mille ottocento
e più anni, il suo stabilimento pro-
dusse una grande e felice rivolu-
zione nella maggior parte dell'uni-
verso; laonde la Chiesa [Vedi) inco-
minciò col cristianesimo, e col suo fon-
datore Gesù Cristo. Egli predicò, ed
insegnò la sua dottrina, non soltan-
to pei tempi suoi, né perchè avesse
termine colla sua salita al cielo,
ma perchè sormontando il torrente
dell'età, illuminasse tutti gli uomini
sino al cadere dei secoli. Consegna-
tala alla custodia de'suoi apostoli ,
disse loro, che in quella guisa che
egli era mandato dal Padre suo ce-
leste, mandava loro col precetto di
evangehzzare a tutti i popoli. Lo spi-
rito, da cui erano animati i primi
apostoh delle nazioni, ci dà un'idea
AeX vero discepolo di Gesù Cri-
sto. Che era mai un cristiano dei
primi tempi? Era un uomo viva-
mente compreso dal sentimento del
suo nulla, coraggioso tuttavolta, e
magnanimo nella sua stessa umil-
tà; un uomo che staccato da tut-
te le cose create inualzavasi sopra
il mondo ; che teneva soggetti i
suoi sensi colla mortificazione, ed
era morto a se stesso, il quale non
avea altro interesse che la gloria
198 CRI
di Gesù Cristo; cli'era dolce, affa-
bile, paziente, pieno di tenero affet-
to pel prossimo, infocato di zelo
per la religione, sempre pronto a
"Volare nelle più rimote contrade
per recarvi la luce del vangelo, e
versare il sangue per la verità del
cristianesimo. Tali disposizioni sos-
tenute da una vita del tutto ad
esse conforme, sono qualche cosa
di più glande, e maraviglioso dei
miracoli esteriori ch'essi operavano.
E qual meraviglia adunque se uo-
mini di tal fatta hanno convertito
un mondo idolatra, sommesso al
giogo dell'evangelo dei cuori at-
taccati alla terra , immersi in o-
gni sorta di vizi ? s'eglino hanno
fatto amare e praticare una reli-
gione, da essi predicata più effi-
cacemente colle opere, che non coi
discorsi, e se piantarono la croce
sul romano Campidoglio riducendo
la stessa Roma il centro del cri-
stianesimo? V. Bergier, Diz. enci-
clopedico, al vocabolo Cristianesi-
mo j e M. D. Fi-ayssinous, Difesa
del crislianesimOj ovvero conferen-
ze sulla religione , versione dal
francese di d. Giuseppe Antonini
in otto volumi, Fuligno 1826 per
Gio. Tomassini. Inoltre si possono
consultare tutti i relativi articoli di
tjuesto Dizionario, non che quello
di Cristiani . Il celebre Bercastel
poi, senza parlare dei tanti altri dotti
antecessori a lui, ci ha dato l'interes-
sante Storia del Cristianesimo, da
altri continuata sino a'nosti'i giorni.
CRISTIANI, Christiani Cosi si
chiamano i fedeli, cioè quelli che
sono battezzati, e che fanno profes-
sione di credere in Gesù Cristo. Il
liergier avverte, che parlando di
persone, il nome di cristiano signi-
fica propriamente un uomo battez-
zalo, e che professa di seguire la
CRI
vera dottrina di Cristo; parlando
di cose, significa ciò eh' è conforme
a quella dottrina. Così dicesi: di-
scorso cristiano, vita cristiana, se-
condo che si parla, o si vive sui
dettami di Cristo ec. Quindi va
osservato, che già i santi padri dis-
sero, che quelli i quali vissero an-
che nella legge di natura, credendo
nel venturo Messia, sinonimo dell'
ebreo Cristo, erano se non di no-
me, almeno in sostanza cristiani.
Questa giusta e chiara sentenza non
ha bisogno di commento. Anzi altri
santi padri appellarono cristiani ,
que'gentih, i quali avevano un costu-
me simile a quello de' cristiani. S. Lu-
ca nel V. 26, e. 1 1 degli Atti apost.
dice, che questo nome fu dato per
la prima volta in iVntiochia ai di-
scepoli di Gesù Cristo, verso l'anno
44 dell' era cristiana. Il Sarnelli, nel
t. VI delle Leti. Eccl. p. 91, as-
serisce che i cristiani presero tal no-
me da Cristo, il quale significa ambe-
due le nature, cioè la divina, e l'uma-
na, perchè Cristo vuol dire unto. La
divina unge, l' umana è unta. I
cristiani, come disse s. Pietro, so-
no tanti sacerdoti spirituali ; V^os
estis genus electiim , regale sacer-
dotiunij e nell' Apocalisse 5, si
legge : Fecisti nos Dea nostro re-
gnum, et sacerdote-':. Il perchè i
fedeli sono detti cristiani da Cristo,
che fu re, sacerdote, e profeta, ed
unto dalla sua stessa divinità, oleo
exultationis . Tertulliano, mW Apolo-
getico contro i gentili, dice eh' essi
chiamavano i cristiani, Christiani^
cap. 3: « Christianus autem quan-
M tum intepretatio est de unctione
» deducitur, sed et cum perperani
« Christianus pronuntiatur a vo-
» bis (nam nominis est certa noti-
» tia apud vos) de suavitate, et
» benignitate compositum est," ed al-
CRI
Inde al uome greco, che significa
benigno e utile ; di che si fa men-
zione da Lattanzio Firmiano lib.
cap. 7. Scrissero eruditamente in
questa materia, i pp. Mamachi, do-
nif^nicano, Orig. et anliquit. Chri-
s/ianor., e Zaccaria gesuita nella sua
Storia lelt. d' Italia t. II, e VI. Vi
è ancora di Gio. Cristoforo Burg-
niann la Disquisìtio generalis de
nomine Christiana rum, hiijasque o-
rigine et notione, E.ostocliii lySg.
Pertanto, nel tomo I del citato
Blaraachi, si leggono erudite notizie
sui nomi, che si diedero anticamen-
te ai cristiani. Egli però li classifi-
ca di due sorta, gli uni onorevoli,
e gloriosi, ed erano quelli, che i
cristiani davano a sé ' stessi, per
distinguersi dai pagani. Gli altri
odiosi e vituperevoli, ed erano quelli
che i pagani, o coloro che erano
separati dalla Chiesa, davano ai veri
fedeli per renderli spregevoli, ed
odiosi . Riporteremo la principal
parte sì degli uni, che degli altri .
Dai nomi onorevoli, che i cristiani
davansi, si rileverà qual fosse la loro
fede, la loro temperanza, la loro
castità, pietà, purità, ed integrità
de' loro costumi ; mentre dai nomi
vitupei'osi ed odiosi, che i loro ne-
mici si compiacevano di prodiga-
lizzare, si conoscerà sino a qual
punto fossero attaccati alla loro re-
ligione, dappoiché preferivano di
soffrire ogni maniera di obbrobri,
piuttosto che abbandonarla.
I giudei, ed i pagani, che abbi'ac-
ciarono il cristianesimo, dapprima
furono chiamati discepoli, per de-
notare, eh' erano stati istruiti da
Gesù Cristo, essendo in uso tra i
giudei che coloro j i quali apprende-
vano le lezioni, e le discipline di un
maestro, si nominassero discepoli.
Dice il Macri, che gli apostoli in
CRI 199
Antiochia chiamarono cristiani i di-
scepoli, per distinguere i veri disce-
poli dagli eretici, che appellavansi
con questo nome, come nota s. A-
tanasio; perchè Dositeo, Giuda e
Giovanni, che prima erano stati
discepoli, ritrovarono dogrrii con-
tiarii alla religione cristiana, e così
diedero occasione agli apostoli di
stabilire, che i veri seguaci del Sal-
vatore fossero per 1' avvenire nomi-
nati cristiani, per distinguerli dagli
altri, che maliziosamente interpreta-
vano il vangelo. Adunque il nome
di discepoli era stato dato ai pri-
mi cristiani perché facevano pro-
fessione di seguire la dottrina di
Gesù Cristo loro maestro, e di cam-
minare sulle divine sue orme, uni-
formando i loro costumi alla sua
vita ed a' suoi precelti.
Si chiamarono pure fedeli o cre-
denti, perchè credevano in Gesìi
Cristo, ed ammettevano tutti i suoi
dogmij e tutti i suoi misteri. Os-
serva Pompeo Sarnelli, che siccome
il nome cristiano non era troppo
confacente al latino idioma, la Chie-
sa romana adottò piuttosto il nome
di fedele di Cristo, e lo attesta s.
Ambrogio de sacrameli, lib. I, e.
I. Si vede ancora nelle orazioni dei
divini uffizi, dove i cristiani si chia-
mano quasi sempre fedeli, perchè
\\ vero cristiano è colui, il quale
Fides per charitatem operatur. Gal.
5, 6. Di fatti è posto da Dio ogni
cristiano nella Chiesa come una
pianta eletta, che abbia le radici
della fede, ferme per sostenerla, pro-
fonde per alimentarla, feconde per
arricchirla di frutti. Infedeli poi si
chiamano i pagani, i giudei, e gli
eretici, secondo ne insegna s, Tom-
maso 2. 2. q. 10.
Si chiamavano eletti perchè era-
no stati divinamente scelli dai giù-
loo CRI
dei , e dai genlili per abbracciare
la religione cristiana, S. Pietro, nel-
la prima sua epistola, li chiamò e-
letli, electos ; e s. Paolo nel e. 8,
ver. 33 della sua epistola ai ro-
mani, cliìaraolli eletti di Dio , electos
Dei.
Inoltre vennero chiamati santi, e
fratelli, santi perchè erano stati
santificati nel sangue di Gesù Cri-
sto, ed erano chiamati alla santità;
ma dipoi santi furono detti coloro,
obesi distinsero per eminenti virtù, e
perfezione . Si dissero poi fratelli
perchè non avevano, siccome non
hanno ancora, che un medesimo pa-
dre che è Dio, una medesima madre
che è la Chiesa, un medesimo Spirito
Santo dal quale sono nati, un me-
desimo battesimo, nel quale sono
stali rigenerati. 11 citato Sarnelli
nel tomo Vili, p. 3i, n. 4 ^ 5»,
delle Lett. EccL, riporta alcune te-
stimonianze, per mostrare che gli
antichi si chiamavano fratelli. L'Ar-
noldi nell'anno i6g6 pubblicò in
Francfort, Comment. de fratnim et
sororum appellaiionc inter Cliri-
stianos usitata. Sul medesimo ar-
gomento abbiamo le dissertazioni
di Gio. Meishcr, stampate nell'an-
no 1670 in Wittemberga; e quella
di Gio. Andrea Quenstadio ivi pub-
blicata nel 1676. Da questo nome
di fratelli probabilmente ebbe ori-
gine quello di fraternità e confra-
ternità (P^edi), che si dà alle pie
società dei fedeli, denominandosi
quelli che le compongono, secondo
il sesso, fratelli, e sorelle. Final-
mente questo nome di fratelli usato
fra i cristiani, diede motivo ai pa-
gani di calunniarli, come se voles-
sero nascondere i delitti più enormi
sotto sì bel nome, perchè gli stessi
pagani se ne servivano per cuo-
prire le loro passioni.
CRI
I cristiani si denominarono co't-
servi, e conservìtori , perchè servi-
vano un medesimo Dio, nella stes-
sa religione. Apocalisse e. 6, v. 1,
Lattanzio Firmiano, Instiliit, divi/i.
lib. 5, e. i6.
I santi padri qualclie volta chia-
marono i cristiani col nome di pe-
scetti, pesciuolini, pisciculi, facendo
allusione alle acque battesimali, nel-
le quali i cristiani ricevono il loro
nascimento, e la loro vita spiritua-
le, siccome i pesci pigliano il loro
nascimento, e la loro vita naturale
nelle acque. A tal effetto gli antichi
cristiani facevano scolpire la figura
di un pesce sui loro anelli, sullo
loro lampade, sulle loro urne se-
polcrali, lo che servì a distinguere
i sepolcri de' cristiani da quelli dei
gentili, f^. il p. Menochio, Per
qual causa i ss. Padri chiamano
pesci li battezzali, Stuore Cent. I.
33. Il p. d. Anselmo Costadoni ca-
maldolese pubblicò un'eruditissima
dissertazione sopra il pesce come sim-
bolo di Gesù Cristo presso gli antichi
cristiani, che il p. Calogerà produs-
se nel CLI tomo de' suoi Opuscoli.
Abbiamo sullo stesso argomento,
una lettera dell' ab. conte Federico
Altan.
Alcuni santi padri talvolta chia-
marono i cristiani in generale col
nome di gnostici, perchè essi face-
vano professione di spregiare i beni
fragili e spregevoli, per non attac-
carsi che ai beni solidi, ed eterni.
Però questa denominazione fu data
più particolarmente agli ascetici^ e
ai cristiani perfetti. Tuttavolta il
nome di gnostici si prese, ed ancora
si prende in cattiva parte per indi-
care in generale diversi eretici dei
primi secoli della Chiesa, come i si-
moniaci, i nicolaiti, i carpocraziani
ec. , i successori de' quali, abban-
CRI
<ìonnto il nome degli autori della
loi'o setta, assunsero quello di gno-
slìci.
I cristiani eziandio furono detti
deiferi, e crìsliferì : deiferi , o porta-
Dio, Deiun ffientcs, essendo i tem-
pli di Dio, come dice l' Apostolo,
e perchè Dio abitando in particolar
modo nei templi, a buon titolo si
chiamano i cristiani deiferi, o por-
ta-Dìo. Per la stessa ragione ven-
nero appellati cristiferi, o porta Cri-
sto, dappoiché essendo cari a Gesù
Cristo, ed essendo uniti a lui per
la grazia, si reputa che lo portino
nel loro spirito, e nel loro cuore.
Si dissero anche spiriliferi, per de-
notare, eh' erano ripieni de'doni del
santo Spirito, e condotti dalle sue
ispirazioni, come si rileva dall'antico
uso di porre uno Spirito santo nelle
iscrizioni sepolcrali de' fedeli, morti
nella pace, e nella comunione della
Chiesa. I cristiani essendo i templi
viventi di Dio, hanno in sé il San-
to de' Sariti, eh' è Dio medesimo,
per cui vennero chiamati ancora
sanctìferi, anzi siccome Gesìi Cristo
è chiamato il tempio di Dio, ed i
cristiani portano Gesù Cristo e nel
loro spirito, e nel loi'o cuore, giu-
stamente vennero detti anche tem-
pliferi. V. il citato Zaccaria t. Il,
p. 368.
Fu dato a' cristiani il nome di
piccoli fanciulli, di giovinetti, di a-
gnellij di agnelletti, di vitelli di lat-
te, di colombe, donde ebbe origine
r uso, che il padre Mamachi illu-
strò assai bene, presso gli anti-
chi cristiani, di rappresentare nel-
le pitture, e nelle scolture sotto
il simbolo di colomba, non solo
gli apostoli, ma sé medesimi. Ta-
li nomi significano la semplicità,
e r innocenza de' primitivi cristia-
ni, come della colomba figura del
CRI 201
candore, della simplicità dei co-
stumi, della pace, della castità, del-
la dolcezza, della prudenza, della
innocenza ec. , per non riferire al-
tre belle spiegazioni. Furono egual-
mente detti, pulcini de' colombi, e
delle galline.
Di frequente i cristiani sono stati
chiamati figliuoli di Dio, figliuoli
dell'' altìssimo , figliuoli di Cristo,
perchè Dio é il loro padre in un
modo parficolare, e perchè Gesù Ci'i-
sto gli ha generati nel suo sangue,
onde si chiamarono anche Cristi. Fu-
rono inoltre detti figliuoli, stirpe di
.Abramo, veri israeliti, nuovo popo-
lo, e popolo nascente, perchè sono
succeduti ai giudei, i quali non ri-
conobbero, anzi rigettarono, e cro-
cifissero Gesù Cristo loro Messia.
Vennero i cristiani nominati cat-
tolicìj per indicare l'università del-
la vera Chiesa, e per distinguerli
dagli eretici, per cui la chiesa fu
delta cattolica. Paciano scrivendo
contro i Novaziani, ad Symbl. No-
vat. disse: Chris ti anus mihi nomen
est, Calholicus vero cognomen. li-
bici me nuncupat, istud ostendit:
hoc proborj inde significor. Aggiun-
giamo col Macri, che gloriandosi
gli ei'etici del nome cristiano, fu a-
dottato per distinzione quello di Cat-
tolico [Vedi). Si dissero altresì i cri-
stiani Ecclesiastici [Fedi), e sebbene
questo termine sia più proprio dei
chierici, ciò non pertanto si servi-
rono di esso per indicar in genera-
le tutti i cristiani ortodossi, essen-
dosi creduto opportuno per meglio
distinguerli dai pagani, dai giudei,
e dagli eretici. Vennero detti dog-
matici, giacché i veri fedeli sono
attaccati a tutti i dogmi della re-
ligione cristiana ; ed ortodossi, per-
chè pensano rettamente su tutti i
punti del òristianesimo, tanto per
101 CRI
ciò che riguarda la fede , che i
costumi. Nota il Macri poi, che la
voce benedictus presso alcuni antichi
autori non è nome proprio, ma si-
gnifica cristiano, cotue chiaramente
si raccoglie da s. Paolo epist. g ;
così appresso Sidonio lib. 7, epistol.
6. Teofilo antiocheno, Cirillo gero-
solimitano, e i padri del celebre
concilio illiberitano, fecero derivare il
nome di cristiani, dal crisma, con
che si ungono i battezzati.
Lasciando ad altri la cura di e-
saminare se i cristiani ebbero altri
nomi, passeremo piuttosto ad esa-
minare, se ne abbiamo due altri
avuti, che da alcuni vengono loro
attribuiti, di Jessei, e di TerapeuU,
S. Epifanio, liaeres. XXIX scrive,
essere stati i seguaci di Cristo, in-
jianzi che detti fossero cristiani ,
chiamati Jessei o da Jesse padre di
Davide, o da Gesù Jesus, ed aver
tgli veduto im libro di Filone in-
titolato de Jessais, i quali dai cri-
stiani non erano differenti. Vi è
stato chi ha data a s. Epifanio una
mentita, quasi eh' egli per aggiun-
gere alla sua opinione autorità, a-
"vesse capricciosamente fìnto di aver
letto un libro, che non mai fu.
Questo, e con ragione, par troppo
al p. Mamachi, ed egli perciò si
restringe a dire 1° Che i crisfiani
i)è mai furono detti Jessei, di che
il non trovarsi di questo nome in
altro antico autoi'c ricordanza, può
fssere bastevole prova, né potevano
così appellarsi, dappoiché né da
Jesse più antico, e meno celebre di
suo figliuolo Davide, uè da Jesus
scritto con una sola S potevasi tal
nome acconciamente derivare. 2."
Che il libro di Filone da s. E-
pifànio veduto, non è altro che
il libro de vita coiitenipladva, che
iù pure iutilolato de Jessaeis, per
CRI
errore de' copisti, i quali avevano
osservato , farsi degli Essei sul
principio menzione, né chi questi
fossero sapevano affatto, né ciò si os-
serva dal Fabrizio nella Biblioteca gre-
ca I.IV, e. 4- § Hj n. 37. Più grave è
la questione, se i Terapeuti dallo stes-
so Filone rammemorati fossero cri-
stiani, e quindi se gli antichi cri-
stiani avessero il nome di Terapeu-
ti. 11 p. Mamachi con altri moltis-
simi citati già dal Fabrizio nel li-
bro Salutaris lux Evangelìi, cap.
Ili, a' quali però egli aggiunge,
alcuni più recenti, si dichiara per la
negativa parte, e dice che non cri-
stiani fossero i Terapeuti, ma ebrei,
e più probabilmente della setta dei
Farisei, nel che ci sembra bene ri-
mettere i lettori al libro in cui tro-
veranno principalmente confutata la
lettera del p. Montfaucon su que-
sto argomento, al presidente Bou-
hier.
Quanto furono di onore ai cri-
stiani i nomi finora descritti, a'qua-
li altri potevano aggiungersi per
parità di ragione, come quello di s.
Paolo nella prima lettera a quei di
Tessalonica: Omnes autem vos fiUì
lucis, ignominiosi ed altrettanto vi-
tuperevoli furono quelli , con cui
gli etnici o pagani , e gli ebrei ,
e gli uni, e gli altri, e gli eretici
finalmente per odio, e per disprez-
zo ebbero costume di chiamarli. Ne
tratta diffusamente il più volte no-
minato p. Mamachi, nel lib, I, cap.
2. Tali erano tra gli altri il nome
di atei, non solo perchè ateismo fu
dai giudei chiamato il cristianesimo,
ma perchè i cristiani disprezzavano
gli dei dei pagani : di maghi, e di
stregoni, di prestigiatori, e di malc'
fìci, perchè i pagani attribuivano
alla magia i miracoli di Gesù Cri-
sto, e de' suoi discepoli; di greci.
CRI
e d'impostori; di greci per deri-
sione, e perchè i cristiani portavano
il mantello, o pallio nero sopra la
tonaca secondo il costume de' filo-
sofi greci, e non la veste dei roma-
ni; d'impostori, come se i cristiani
volessero ingannare gli uomini col-
la loro dottrina, e col loro tenore
di vita. Ed è perciò, che furoiK)
chiamati sofisti, seduttori, supersti-
ziosi, cattivi demoni ec. , autori di
una religione straniera, e barbara ;
e siccome i cristiani generalmente
disprezzavano la morte, e morivano
senza timore fra i più credeli tor-
menti, i pagani non dubitarono
punto di chiamarli disperati, be-
stiarij parabolarij perchè col nome
di bestiarii presso i ronoani, e di
parabolari presso i greci, faceva-
no allusione ai bestiarii, che com-
battevano contro le bestie, giacché
i cristiani avevano piìi caro d' esse-
re esposti alle bestie più feroci, che
di rinunziare alia loro religione.
Furono detti sarmentitii , semaxii,
hiathanati ; coi primi due, con la
lagione data da Tertulliano in a-
polog. cap. ult, si volle dire mezzi
abbrustoliti , dall' abbruciarsi che
facevano i cristiani attaccati ad un
piccolo legno , attorniato di sar-
menti, uno de' martiri! ordinari dei
cristiani; e biathanati come quelli
che morivano di morte violenta.
Oltre a ciò i pagani distingue-
vano i cristiani cogli epiteti d'igno-
ranti, d'idioti, di grossolani, d'in-
civili, d'inetti, d' imbecilli, di pazzi,
di ostinati, di faziosi ec. , li chia-
mavano nazione lucifuga, e muta
in publico, perchè cex'cavano un a-
silo ne' luoghi sotterranei al culto
religioso, e per involarsi alle perse-
cuzioni, e perchè venivano riputati
allatto inutili allo stato, evitando
cariche pubbliche. Quindi vennero
CRI au3
detti vili perone, o cerdones, ossia
sprezzabili, che procurano vivere col
loro lavoro, su di che va consulta-
to il citato Zaccaria a pag. 38o, e
seg. Si dissero ancora sibyllici, per-
chè si servivano degli oracoli delle
sibille, per provare, e confermare i
dogmi della fede, a convinzione dei
gentili, come osserva il Macri. E-
gualmente per beffa vennero ap-
pellati asìnarii perchè i pagani eoa
calunnia asserivano, che adornavano
la testa di un asino. Li chiamava-
no pure rei di lesa maestà divina,
e umana, sacrileghi e profani, em-
pii, omicidi , scellerati, nemici del
genere umano, e persino mercanti
di Cristo, forse a cagione de' tesori
celesti, che con viva fede ne aspet-
tavano . Si dissero galilei perchè
al dire di Giammaria GesnesOj sul
principio del cristanesimo i fedeli
furono cosi chiamati, ed il p. Zac-
caria, oltre diverse analoghe ed eru-
dite notizie, aggiunge, che tal nome
essendo andato in disuso, Giuliano
r apostata con legge lo ristabilì per
dispregio di Cristo, e de' suoi se-
guaci, chiamando il primo Galileo,
e i secondi Galilei. Il p. Menochio
t. I, pag. 576, tratta della Galilea
paese di Palestina, ove evvi la città
di Nazaret, in cui abitò Gesù Cri-
sto perciò chiamato Galileo, e Na-
zareno. Dice il Macri, che i cristia-
ni furono perciò chiamati anche
Nazareni, e che nell' oriente lo erano
appellata ancora con vocabolo arabo.
Gli eretici eziandio denominava-
no i cristiani con dispregio e deri-
sione. I montanisti li chiamarono
psicici o animali j i valentiniani,
mondani, secolari, e carnali, i mil-
lenarii, e i manichei, semplici, e i
loro vescovi li appellavano i mae-
stri da' semplici. I novaziaiii chia-
mavano i ciistiani col nome di cor-
2o4 CRI
nclianì, pcrchò riconoscevano il san-
to Pontefice Cornelio; apostati per-
chè avevano determinato in un si-
nodo, che si ricevessero alla comu-
nione quelli, che facessero penitenza
dopo caduti nell' idolatria; sinedria-
ni, perchè i novaziani per derisione
chiamavano quel sinodo sinedrio ; e.
capitolini, giacché la principal parte
de' penitenti caduti avevano sagri-
fjcalo nel Campidoglio romano. Gli
ariani chiamarono gli ortodossi eu-
staziani, paidiniani , e atanasiani, da
Eustazio, da Paulino, e da Atana-
sio loro flagello ; ed omusiani quai
sostenitori che il Figliuolo di Dio è
consustanziale al Padre. Gli aeziani
chiamavano i cattolici temporari o
croniti, lusingandosi che la religio-
ne cattolica durasse poco ; gli a-
puUinaristi li dicevano antropolatri,
o adoratori dell' uomo ; gli ori-
genisti chiamavano i cristiani fìlO'
sai chi, o amici della carne, e pelo-
sioli ossia gente di fango ec. , i ne-
storiani appellarono gli ortodossi
cirilliani^ da s. Cirillo d'Alessandria,
grande avversario di Nestorio, che
ammetteva due persone in Gesìi
Cristo : e gli cutichiani gli chia-
mavano nestoriani, perchè riconosce-
vano due nature in Gesù Cristo,
contro r errore degli cutichiani, o
monofisiti, che ne riconoscevano una
sola. I luciferani ebbero l' impu-
denza di chiamare la Chiesa catto-
lica, la sinagoga dell'anticristo, e
di satana; e i moderni eretici, fra
le tante qualifiche date ai cristiani,
li chiamarono papisti, idolatri, fi-
gliuoli ed abitatori della prostitui-
ta Babilonia ec. ec. Nel XV secolo
in vari luoghi della Sicilia, della
Puglia , ed in Benevento insorse
la setta dei nuovi Cristiani, che il
Pontefice Nicolò V procurò soppri-
mere con apostolico zelo.
CRI
Il condannare ad essere divorati
dalle bestie, fu costume dei roma-
ni, per castigo delle persone vih,
come nella legge 3. //^ ad leg. Cam.
desic. de'malfattori , e de' sicari;
ed essendo i cristiani con loro gio-
ja stimati la feccia delle città, e
rei di grave delitto per seguire
il vangelo, servirono di frequente
in trastullo del popolo, esponendo-
li negli anfiteatri a combattere, e
ad essere divorati dalle fiere, e per-
ciò era frequente negli spettatori il
barbaro grido : i cristiani ai lio-
ni, ì cristiani alle bestie. I santi
martiri interrogati del loro nome,
coraggiosamente rispondevano, chrì-
stianus sum. Così balbettando escla-
mò s. Quirico di soli tre anni, quan-
do vide martirizzare s. Giulitta sua
madre. Il nome cristiano era per-
tanto sostenuto con sì mirabile fior-
tezza e gloria de'santi martiri, che
da alcuni non altro ricavarono i
tiranni ed i carnefici, che di essere
cristiani, come di un santo chiamato
diacono racconta Eusebio nel lib. I,
il quale interrogato del nome, della
sua famiglia e patria, altro non rispo-
se, che: chrlstianus sum. S. Blandina,
presso il Surio a'3 di maggio, venen-
do tormentata dalla mattina alla se-
ra, disse che quante volte ripeteva,
Christiana sum, nuove forze e vigo-
re acquistava. Presso il medesimo
si legge di s. Sebastiano a'20 gen-
naio, che portava in petto come
preziosa gemma l'iscrizione chrlstia-
nus sum, per ricordarsi sempre di
sua vocazione, ed animarsi a sof-
frire per Cristo qualunque tormen-
to. Certamente, che grande e glo-
rioso nome è il potersi chiamare
cristiano, ma si deve però corri-
spondere degnamente a tanta di-
gnità, ed onore.
Sul prodigioso numero de' cri-
CRI
sliani de'primi secoli della Chiesa
contro l'opinione degli eterodossi,
tratta il p. Lupi, dissertazioni t. I.
pag. 53, e seg, mentre a pag. 28 1
e seg. discorre delle leggi di Co-
stantino il grande, promulgate a
favore de'cristiani, il quale procu-
rò alla Chiesa una pace generale e
solida, che propriamente fu la pi'i-
ma di cui i cristiani goderono do-
po il suo stabilimento. Il Zacca-
ria nel tomo VII, pag. 480, e seg.
della Storia letteraria^ parla delle
varie classi ed ordini degli antichi
cristiani , di cui riporteremo un
breve cenno. Tre classi di cristia-
ni distinse Eusebio, de'presidenti,
de'fedeli, e de'catecumeni: questi ul-
timi talvolta dicevansi cristiani, e
tal' altra fedeli. Tnttavolta il nome
di fedeli trovasi piìi comunemen-
te ristretto a coloro, i quali ave
vano di già col lavacro della ri-
generazione purgata ed abbellita
l'anima. Or de'fedeli in questo sen-
so, ossia de'battezzati, due classi si
distinguevano, una era detta degli
ecclesiastici e del clero, l'altra dei
laici. Per contrapposizione de'primi
trovansi questi chiamati dai padri
plebe, privati, secolari, mondani,
idioti ec, ma per riguardo ai ca-
tecumeni, avevano altri nomi, coi
quali da quelli si distinguevano, co-
me illuminati , iniziati, benedettij
nati da Dio, perfetti, cari di Dio, fi-
gUuoli di Dio, fratelli santi, servi
di Dio, rigenerati, neofiti ec. Ter-
mineremo col dire alcune parole
sui cristiani di s. Giovanni, e sui
cristiani di s. Tommaso.
Cristiani di s. Giovanni chiama-
ronsi quelli , che abitando lungo
il Giordano, presero tal nome dal
luogo, ove battezzava il santo pre-
cursore Giovanni. Dipoi passarono
a dimorare nella Mesopotamia, e
CRI 20^
nella Caldea: celebrano particolari
feste, hanno proprie usanze e credea-
ze, ed invece di libri canonici non
hanno che libri pieni di sortilegii.
11 p. Chardon, citando il viaggia-
tore Tavernier, nel t. I, p. 8. trat-
ta con qualche diffusione dei cri-
stiani di s. Giovanni, e monsignor
Assemani fa menzione di questi cri-
stiani in una dissertazione , che
egli pubblicò sopra i nestoriani
della Siria, nel tom. II. par. 2,
nella Bibliot. Orient. pag. 609 e
seg. Chlamansi poi cristiani di s.
Tommaso, o di Cranganor [Vedi)
gli antichi cristiani della penisola
dell'India, giacché si crede in quel
paese, che l'apostolo s. Tommaso
predicasse loro il vangelo; ed il
breviario de' preti di tali cristiani
dice pure, che s. Tommaso passas-
se nella Cina {Vedi): tuttavolta
alcuni autori ritengono essere stato
un altro , ed altri che fosse un
mercante nestoriano chiamato con
questo nome. Certo è, che sono ne-
storiani soggetti al patriarca dei ne-
storiani, per cui i sommi Ponte-
fici spedirono loro talvolta missio-
narii. V. la Relazione di Giuseppe
Indiano stampata in Parigi nel XVII
secolo; ed Alessio Meneses, nella
storia orientale dei progressi nella
riduzione dei cristiani di s. Tom-
maso, Brusselles i6og.
Finalmente, se vuoisi sapere che
cosa sieno stati i cristiani nei diversi
secoli, fa d'uopo leggere l'opera di
Fleury intitolata : Costumi dei cri-
stiani. Tutto ciò, ch'egli dice, è ap-
poggiato su buone prove: egli con
molta sagacità e destrezza sviluppa
le cause, che hanno influito sui co-
stutni dei popoli di Europa^ dopo
eh' ebbero la sorte di abbiacciare
il cristianesimo. Nondimeno, avver-
te il Rergier, è mestieri rammen-
9 0^) CRI
farsi che gli esempi citati dal Fleiiiy
non sono sempre una regola gene-
rale, dappoiché nei secoli più puri
vi furono cristiani viziosissimi, e
nelle più corrotte età, massimamen-
te nell'infelice secolo decimo, si vi-
dero sempre esempii di virtù e-
roica, e prodigiosamente diffuso il
nome cristiano. Anche negli ultimi
tempi a noi vicini, non ostante la
corruzione de' costumi, ovunque fio-
rirono anime veramente cristiane, i
cui costumi sono hen degni de'più
fortunati, e splendidi secoli della
Chiesa. Ad avere poi un' idea di
un vero cristiano, egli deve risguar-
dare sé stesso come straniero in sul-
la terra; in questo luogo di suo
pellegrinaggio breve, incerto, e fu-
gace, non iscorge che miseria, e
motivi di pentimenti, di dolore, di
timore, e di solenne disinganno,
massime se si trova fi-a le grandez-
ze, e le dignità del mondo ove
medita l'estremo delle umane de-
bolezze. Ma d' altra parte egli s' in-
nalza a Dio per mezzo della viva
sua fede , contempla la bellezza, e
la magnificenza del suo eterno ce-
leste regno, e sospirando ammira
le pure delizie, e la inalterabile
pace che quivi si gusta ; e allora
con un trasporto di amore esclama:
Signore Iddio, quando fìa mai che
io giunga a possedervi? infuocate il
mio petto dell'amor vostro^ fate
eh' io possa contemplarvi, ed eterna-
mente cantare le vostre lodi, col sem-
piterno, e innumerabile coro degli an-
geli, e dei santi. F. Cristianesimo.
CRISTIANIA o CHRISTIANA.
Città capitale del regno di Norve-
gia, capo luogo del baliaggio d' Ag-
gerus, o Aggershaus, in fondo al
golfo, che porta lo stesso nome a
piedi del monte Egeberg. Sebbene
la Norvegia non formi un regno
CRI
separato, ma unito colla Svezia, for-
ma ora il regno norvegio-svedese,
in forza del trattato d'alleanza, con-
cluso colla R^ussia nel iBi4; aven-
do per lo più innanzi appartenuto
la Norvegia al regno di Danimar-
ca. Vi risiede un vice-re, ed in essa
si adimano ogni tre anni gli stali,
e la dieta ossia lo Storthing, che
ha il potere legislativo, e il diritto
di stabilire col re le imposte. Que-
sta città è dominata dalla fortezza
di Agger, che cadde in rovina, e che
diede il suo nome alla diocesi. Il
porto è sicuro, e profondo, ed i
navigli possono ancorarsi a fianco
dei magazzini, e dei cantieri. Cri-
stiania ha belle contrade, ed alcuni
fabbricati degni di osservazione, come
sono la cattedrale, il palazzo munici-
pale, il teatro ec. Possiede una uni-
versità fondata nel i8i i, un museo
di storia naturale, e gabinetti di fisi-
ca, ed astronomia con osservatorio.
Ha una biblioteca pubblica, ospe-
dali, ospizi, casa di correzione, scuo-
la militare, ed altre scuole, una
banca ec. L'antica città di Opsala,
Opslo, non è oggi che un borgo di
Cristiania, che si va sempre più an-
pliando; la popolazione però non
oltrepassa i ventiseimila abitanti.
Cristiania, che alcuni dicono fab-
bricata neir area stessa di Opslo,
che fu preda delle fiamme, fu det-
ta anche Ando, Anseola ch'itas.
Fino dal decimoprimo secolo fu se-
de vescovile, secondo Commanville
e Labbé, suffraganea della metro-
politana di Drontheim. Vi si sup-
plì già alla vice reggenza con quat-
tro tribunali superiori, pei quattro
pi'i nei pali governi del regno Nor-
vegio, il quale è diviso in diciasset-
te baliaggi detti amt. Fu incendia-
ta nel 1567, e rifabbricata sotto
Cristiano IV re di Danimarca nel
CRI
ibi4j prese dal suo regio liedi-
fìcatore il nome di Cristiania, la-
sciando quello di Ansio, che, come
dicemmo, avea in origine, dalla ba-
ia così denominata sulla quale era
costruita. In Cristiania furono pom-
posamente celebrate le nozze di
Giacomo VI, re di Scozia, e poscia
anche re d' Inghilterra, ma col no-
me di Giacomo I, dopo la morte
della famosa regina Elisabetta, con
Anna figlia di Federico II, re di
Danimarca ai 2 3 novembre 1589.
Questa città fino del \^iZ abbrac-
ciò la così detta riforma religiosa,
quando Gustavo Wasa discendente
dagli antichi re di Svezia, avendo
disfatto il re Cristiano II, che per
le inaudite sue crudeltà fu chiama-
to il rserone del Nord, la riforma
luterana, e i suoi errori vennero
introdotti ne'tre regni di Danimar-
ca, Svezia, e Norvegia.
CRISTIANISSIMO, e CRISTI A-
NISSIMA. Titolo d'onore dei re
di Francia. Da una lettera, che il
sommo Pontefice Onorio I, eletto
nel 625, scrisse ai vescovi di Vene-
zia, e d' Italia, appresso il Labbé,
Concil. t. V col. 1682, e presso
r annalista Baronio ad an. 63o ,
num. i4, consta, che sino d'allora
la possente repubblica veneta go-
deva il titolo glorioso di Crislianis'
sima.
La prima volta, che i re di Fran-
cia ebbero dal romano Pontefice il
titolo di Cristianìssimo, e Maestà
Cristianìssima, fu l'anno 740, al-
lorquando Papa s. Gregorio III,
invocando da Carlo Martello (che
fu padre di Pipino re di Francia, ed
avo di Carlo magno, ed allora mag-
giordomo del regno di Francia) il
soccorso, e la difesa contro i lon-
gobardi, e il loro re Luitprando,
che invadevano le teire, e i domi-
CRI 20-
nii della Chiesa R.omana, gli diede
tal titolo nella lettera, cui gì' indi-
lizzò. V. il Mabillon, de re diplom.
lib. 5. cap. 3. n. 5. p. 70, et lib.
5. tab. 22. pag. 384; Papebro-
chio, in Conatii ad hunc Pontifi.
pag. 210. n. 6. Da essi rilevasi,
che mal si opposero Mariana, lib.
26, cap. 12, ed il R.inaldi all'an-
no 1496 §. 25, dicendo che Pio
II istituì di nuovo questo titolo di
Cristianissimo nella persona del re
Lodovico XI, per aver abrogato la
prammatica sanzione. In fatti il
Pontefice Pio II al re di Francia
Carlo VII riconobbe ereditario nei
re di Francia il titolo di Cristianis-
simo, locchè fecero i Papi successori,
in benemerenza delle segnalate im-
prese fatte da quei re a favore di
santa Chiesa, e de' Pontefici.
Alessandro VI voleva attribuire
al re di Spagna il titolo di Cristia-
nissimo, ma ne venne distolto, co-
me si di«se all' articolo Cattolico
[Vedi), titolo proprio del medesimo
re di Spagna. Narra il Macri, che
in appresso Giulio II privò del ti-
tolo Cristianissimo il re di Francia
Lodovico XII, e Io conferì al re d In-
ghilterra Enrico \ III per gli egregi
suoi meriti che aveva allora verso la
Chiesa romana, come riferisce il Car-
dinal Pallavicino neW Istoria del Con-
cilio di Trento, lib. 2. cap. i . In que-
sta ei racconta, che Massimiliano t
imperatore si era lagnato, perchè
il titolo di Cristianissimo fosse sfa-
to conferito al re di Francia, men-
tre era dato agl'imperatori nelle
preghiere pubbliche della Chiesa.
Ma successo a Giulio II il Papa
Leone X, chiamò Francesco I, re
di Francia, col titolo di Cristianis-
simo, locchè fu continuato costan-
temente dai suoi successori. Su
questo punto si legga la pagina
2o8 CRI
3o2 del volume 1 di questo Di-
zionario.
Il dottissimo monsignor Gaetano
INIarini nell' illustrare un passo del
papiro LXXXVII, 289, rileva, che
in un marmo africano di Giustino,
e Sofia si legge : Sah'is Domiiiis
Chnslianìssimis et im'ictissiinis impe-
vatoribus ; e spesso pure nelle an-
tiche versioni degli atti de' primi
concili, gli augusti si nominano Cri-
stianissimi, siccome nella formola
della lettera inserita nel diurno, col-
la quale viene paitecipata all'esar-
ca di Ravenna 1" elezione del no-
vello Papa, e in due lettere di A-
driano II, dell' 867, e di Giovanni
Vili, dell' 872, presso il Constant-
L'autore degli atti sinceri de'mar-
tiri, in quello di s. Pollione, dà a
Valentiniano il titolo di Cristianis-
simo; e gli atti de' ss. Gio. e Pao-
lo, presso i Bollandisti, jun. pi 169,
lo danno a Gioviano. Il Papa s.
Gregorio I lo concedette all'impe-
ratore Maurizio, come fecero altri
Pontefici cogl' imperatori, e coi re.
Ed è perciò, che Enrico Bobelio,
Dissenatìo apologetica qiiod iinpc-
ralor romanonim jiirc sit dicendus
Chrislianissiinus^ curn nolis Petri
Lanihccii in ejus Comniput. de Bill.
Vindobon. 1675, t. Ili, prese a
difendere 1' opinione, che l' impera-
tore avea diritto di godere il tito-
lo di Cristianissimo. Quantunque
poi il le Cointe, Des rais De Fran-
rcs , portanls le titre d'empereurs
dans Ics Ànnales, III, 12, abbia
dimostrato, che i re di Francia
ebbero il titolo d'imperatori anche
senza questo motivo, sembra però
ch'essi abbiano goduto della priva-
tiva di questo titolo cospicuo. F.
Da Gange in Cliristianilas ; Car-
pentier in Class. II, 9^; e gli al-
tri autori riportati dal Cancellieri
CRI
nelle sue Dissert. Epist. bibliogra-
Jìche alla pag. 197.
CRISTIANITÀ'. La società ge-
nerale di tutti gli uomini, che pro-
fessano la religione di Gesù Cristo,
senza riguardare alle diverse sette.
In tal guisa la cristianità non è
contenuta nella sola Chiesa cat-
tolica, dappoiché fuori di questa
vi sono uomini, e società che por-
tano nome di cristiane, e profes-
sano di credere in Gesìi Cristo. Pe-
rò nei primi secoli della Chiesa non
si accordava agli eretici il titolo di
cristiano. Tertulliano, s. Girolamo,
Atanasio, Lattanzio, due editti uno
di Costantino il grande, l'altro di
Teodosio imperatore, il concilio Sar-
dicense ec. , decidono che gli ereti-
ci non sono cristiani. F, Ringham,
Origin. eccl. 1. I, e. 3, §. 4} 1- I- p-
33. Però la parola cristianità al
presente ha un senso più esteso,
che non aveva per lo passato. Una
volta il clero si appellava Cristiani-
tà, e si disse corte della cristianità
la giurisdizione ecclesiastica , e il
luogo in cui si teneva. Id alcune
diocesi i decani rurali si chiamarono
decani della cristianità. V. Cristia-
ni, ED ERETICI.
CRISTIANOPOLI , Christiano-
polis, o Arcadia. Città vescovile
del Peloponneso nell'Arcadia, secon-
do Leone il saggio. Questa sede
arcivescovile della quarta provincia
d'Achea, nell'esarcato di Macedonia
sulla costa occidentale della ]Morea,
secondo Commanville, fu un arcive-
scovato onorario istituito nel nono
secolo, sotto la metropoli di Pa-
trasso. La città era capitale dell'Ar-
cadia.
CRISTO ( Christns ). Nome de-
rivante dal greco Chris tos, che si-
gnifica unto, e che corrisponde al-
l' ebraico Messia , o Mosciacìi.
CRI
In ogni tempo gli orientali fece-
ro grande uso dei profumi , ed
erano necessari, come si disse al-
l' articolo Cagno {^Vedi), quando
non si conosceva 1' uso di pannilini,
dovendosi portare sulla carne la la-
na. Il perchè a prevenire il cattivo
odore ungevansi il corpo con olio,
e con essenza profumata; anzi quan-
do volevasi onorare taluno, si spar-
geva sul capo, sulla barba, e sulle
vesti, quindi l' effusione degli olii
odoriferi divenne simbolo di con-
secrazione, e in tal modo furono
consecrati ed unti i re, i sacerdoti,
i profeti. JNello stile degli scrittori
dell'antico testamento, ungere una
persona per qualche cosa, vuol dire
destinarlo, o consecrarlo a quella tal
cosa. I giudei aspettavano il loro
liberatore sotto il nome di Unto o
di Messia per eccellenza, attestan-
do con ciò, che doveva riuniie emi-
nentemente nella sua persona ap-
punto le sublimi qualità di re, di
gran sacerdote, e di profeta. Gli
scrittori romani, che ignoravano il
significato del nome Cristo, e lo
prendevano per un nome proprio,
qualche volta hanno scritto Chreslus
in vece di Christiis. Così fra gli altri
scrisse Svetonio, ragionando dell'esilio
dato ai cristiani discacciati da Roma
per ordine dellimperatore Claudio, e
dai romani tenuti anco per giudei,
giacché s. Pietro nel recarsi in Ro-
ma fu albergato in Trastevere nel
luogo, che Augusto avea destinato
a' medesimi giudei: Judaeos impid-
sere Chresto assidue tumidtiiantcs
Roma expulit. e. 25. Sì aggiunge,
che Marziale nell'epigramma 28,
lib. c), scrivendo contro Chreslum,
si vuole che abbia detto male di
Cristo. Da questo rilevasi pure, che
in que' tempi i cristiani come giudei
erano tenuti dai gentili, per la si-
voL. xvni.
CRI 209
militudine della religione; che poi
fossero detti i fedeli Chresliani, lo
abbiamo altresì da Tertulliano nel-
r Apologetico contro i gentili, cap.
3 ; ed alludendo al vocabolo greco,
forse significa benigno, ed utile, se-
condo il medesimo autore. Dell'er-
rore de' gentili parla Lattanzio Fir-
miano hb. 4? cap. 7 : Ignari rerum
noslrarum Christum, Chreslum et
Christianos, Chrestianos vocabant.
Dalla sopraddetta etimologia, osserva
il ]Macri, deriva il nome Christolo-
gus, col quale gli antichi volevano
denotare una persona di belle pa-
role, e parlatore dolce e soave.
Gli antichi cristiani furono soliti
esprimere il nome sagratissimo di Cri-
sto signor nostro col monogramma,
il quale con gran pietà, e divozione
veniva da loro venerato, e forma-
vasi per lo più colle due prime
lettere greche X P del nome di
XPTIT02: , le quali erano collegate
insieme , nella guisa che diremo, e
ciò può ancora osservarsi in molti
sagri e antichi monumenti riportati
dal Bonarroti, dal Bosio, dall'Arri-
ghi, dal Boldetti, dai Boltari, dal
p. jMamachi, e da altri dottissimi
scrittori delle cose degli antichi cri-
stiani. Si costumò questo mono-
gramma non solo sotto l'imperio di
Diocleziano, ma anche prima di
lui, come a tempo degli Antonini,
e di Adriano, locchè osserva il p.
IVIamachi, Orig. et antiq. Christian.
t. III, lib. 3, §. III, n. 22, p. 54;
e non manca persino chi asserisce,
e con ragione, che sì pio e lodevole
uso avesse principio fino dai primi
anni della cristiana religione. H
detto Bonarroti, Osservaz. sopra
alcuni frammenti di vasi di vetro,
praef p. XIII, dice essere molto
probabile, che i cristiani comincias-
sero ad usare il monogramma sino,
14
2IO CRI
nella priiuiliva Chiesa, e quando
forse essa non era ancora uscita
dall' oriente. Sotto il regno poi di
Costantino il grande, si praticò il
monogramma con più frequenza. I
sommi Pontefici non di rado lo co-
stumarono per segnare i loro nomi
nelle bolle, nelle monete, e nei mo-
saici, che facevano fabbricare per
le basiliche : 1' usarono gì' impera-
tori, i re ed altri principi sovrani
nei loro diplomi, come si ha pine
dal Du Gange, Gloss. med. et in-
Jìm. latin, verbo Monogramma.
Il monogramma <\^ di Cri-
sto non solo rappresentava il suo
venerabilissimo nome, ma anche la
croce medesima (Confer. s. Paulin.
Natal XI . S. Felicis. v. 608, p. 48 f,
edit. Veron. an. 1736; Doniinic.
Georghini de Monogramma Cìirist.
e. JP^, n. X, p. i5 j Gorium Sym-
bol. Litler. voi. Ili, e. VI, p.
120 edit. Florent. 1749> ^•)^ po''
che la lettera X per sentimento di
quasi tutti gli scrittori sì antichi
che moderni delle cristiane cose in
qualche maniera la simboleggia.
Ad onta che il descritto monogram-
ma fosse il piìi comune, fu anche
formato in diverse maniere dagli an-
tichi. V. Gorio loc. cit. cap. VI;
Maraachi loc. cit p. 60 e seg. Av-
verte il p. Lupi nelle sue Disserta'
zioni, t. I, p. 255, che il monogram-
ma di Cristo trovasi spesso intagliato
nei sepolcri de' cristiani, specialmen-
te de' martiri, non già perchè si-
gnifichi Pro Christo, come crede il
volgo, ma perchè e martiri e non
martiri fra' cristiani tutte le cose
loro santificavano, come coli' invo-
cazione, così coli' immagine di que-
.sto nome salutare. I cristiani in
molte cose di loro uso misero que-
sto monogramma, e dall' annalista
CRI
Rinaldi, all' anno 57, n. 52, si ap-
prende, che neir anello nuziale i
cristiani solevano imprimerlo, qual
segno di vicendevole concordia, si-
gnificando le due lettere le destre
degli sposi congiunte. Oltre a ciò i
fedeli, in venerazione del nome di
Cristo, portarono impresso il mo-
nogramma, anche in altri anelli.
V. Gesù Cristo, e Crocefisso, che
alcuni chiamano Chrìslo, Christi cru-
ci fixi efjìgiesj imago. Il commen-
datore Vettori, Disserl. Philologica ,
1741, p. 27 28, riporta le iscrizio-
ni in Domino Jesu, in signo Chri-
sti Domini, in Deo Domino Cìui-
sto, cavate dagli scrittori della Bo-
ma sotterranea, e da altri.
CRISTINA (s.). Nel martirolo-
gio così detto di s. Girolamo, non
che in quello di Reda, trovasi il
nome di questa santa. Ebbe ella
a sostenere il martirio sotto l'im-
peratore Diocleziano, resistendo con
animo impavido a tutte le tortu-
re, cui fu sottoposta. La città di
Tiro, in Toscana, che non più esi-
ste, perchè inghiottita dalle acque,
fu il luogo del suo Siigrifizio. In
Palermo, città della Sicilia, vengono
custodite le sue spoglie. Presso i
latini, ed i greci questa santa è in
grande venerazione. La sua lista fu
fissata nel dì 24 luglio.
CRISTO. Ordine equestre, o ca-
valieri della milizia di Ge>ÌL Cri-
sto. Questo cospicuo Ordine rL-ligio-
so militare, e cavalleresco, il primo
e più distinto, che conferisce lu san-
ta Sede, venne istituito dal re Dio-
nisio di Portogallo, ed approvato
dal sommo Pontefice Giovanni XXII
in luogo dell' Ordine soppresso dei
templari , ad istanza non solo dello
stesso re Dionigio di Portogallo, ma
anche della regina s. Elisabetta di lui
moglie, per difendere, come faceva-
CRI
no i templari, le frontiere del loro
regno, dai possenti mori invasori
di gran parte della limitrofa Spa-
gna, e nemici del nome cristiano.
Lo eresse il re Dionisio, e lo con-
fermò il Papa, precisamente in o-
nore del venerabile nome di Gesù
Cristo, affinchè sotto i suoi onni-
possenti auspici, fosse dato ai ca-
valieri di riportare vittoiia sopra i
nemici della fede cattolica. Quindi
il re inviò ad Avignone in qualità
di suo ambasciatore, d. Giovanni
Lorenzo per ricevere l' autentica
istituzione apostolica dalle stesse ma-
ni di Papa Giovanni XXIJ, che la
emanò con bolla data a' i4 mar-
zo iSig. 11 Pontefice sottopose
l'Ordine alla regola di s. Benedetto,
ed alle costituzioni dei cistcrciensi
osservate dai cavalieri di Calatrava,
ed Avis, concedendo all'Ordine i
privilegi, che godevano i detti ca-
valieri, e i beni degli estinti tem-
plari, colle rispettive giurisdizioni,
essendo sì le prime che le seconde
restate a disposizione della santa
Sede. Ed ecco come si esprime nella
bolla : in perpeluum applicavit Ca-
struin Album, Langroviam, Thoma-
rnim, et Almourol , nec non omnia
alia castra, bona universa etc. jura,
jurisdictiones, imperium merum, et
mixtuni, honores, homines, et vassal-
los quoslibet etc, et quaecumque a-
lia, quae ardo quondam templi
Portugalliae, et Algarbii regnis ha-
bebat, et habere debebat etc. Oltre
a ciò Giovanni XXII vincolò i ca-
valieri coi sostanziali voti di ubbi-
dienza, castità, e povertà, e coman-
dò che r abbate prò tempore di
Alcobaca cistcrciense del monistero
posto nella diocesi di Lisbona, ri-
cevesse a nome dei sommi Pontefi-
ci e della Chiesa Romana, il giura-
mento di fedeltà dal gran maestro
CRI 21,
prò tempore dell'Ordine, il quale
doveva emetterlo nello spazio di
dodici giorni decorsi dalla sua ele-
zione, juxta formavi in Pontifìcia
bulla praescriptam, e quindi V ab-
bate doveva trasmetterlo alla Sede
apostolica, del seguente tenore:
>! Ego N. magister domus mili-
» tiae Jesu Christi, ab hac bora ia
« antea fidelis, et obediens ero bea-
" to Petro, sanctae apostolicae ec-
'• clesiae Romanae, et domino meo
« Pontifici , suisque successoribus
« canonice intrantibus ; nec ero in
" Consilio etc, ut vitam perdant
" etc. Papatum Romanum, et re-
» galia sancti Petri adjutor eis ero ad
" retinendum, et defendendum con-
» tra omnem hominem salvo meo or-
» dine. Legatura sedis apostolicae
" in eundo, et redeundo honorifice
« tractabo, et in suis necessitatibus
» adjuvabo. Vocatus ad synodum ,
« veniam , nisi praepeditus fuero
» canonica praepeditione. Apostolo-
» rum limina singulis trienniis vi-
« sitabo aut per me, aut per meum
^' nuntium, nisi apostolica absolvet
'• licentia. Possessiones vero ad do-
" mum meam, et ordinem praedi-
" ctum spectantes non vendam ,
'• nec douabo etc. , vel aliquo mo-
« do alienabo, inconsulto romano
« Pontifice".
La bolla di Giovanni XXII fu
pubblicata in Santarem, dove si tro-
vava il re, a'i5 maggio iBig. Il
primo gran maestro nominato da
Giovanni XXII, fu fr. Gii, o d.
Egidio Martinez, eh"" era gran mae-
stro dell'Ordine d'Avis, cui successe
il suddetto d. Giovanni Lorenzo,
già ambasciatore in Avignone pel
re Dionisio. Indi l'Ordine fu posto
in possesso de' beni de' templari,
venendo stabilita la loro residenza
principale in Castro Marino, nella
312 CRI
fliocesi di Faro degli AJgarvi, don-
de nel i336 furono traslocati in
Thoniar, villaggio, o castello sette
leghe lungi da Santarem, sotto il
governo di d. Nungo Rodriquez se-
sto gran maestro, laonde in seguito
in questo luogo si mantenne sem-
pre il primario convento dell' Or-
dine.
Il villaggio era slato il luogo,
capo dell' Ordine de' templari di
Portogallo; e quando accadde il
trasferimento regnava Ferdinando.
In progresso di tempo il patrimo-
nio dell' Ordine molto si aiunenlò,
e le sue commende divennero assai
numerose, colla giurisdizione su ven-
tuna terre, con quasi duecentomila
•scudi di rendite, oltre a tutte le
decime delle conquiste, che appar-
tenevano al gran maestro. Però
nessun cavaliere poteva oltenei-e al-
cuna commenda, prima che per tre
anni continui non avesse combattu-
to contro gl'infedeli. I re di Por-
togallo furono quelli, che principal-
mente concessero all'Ordine de' pin-
gui beni per mantenerne il lustro,
e pel suo ulteriore progrosso.
Per più di un secolo si sosten-
nero i suddetti regolamenti nella lo-
ro integrità in forza della Saviezza
delle prescrizioni, ma accrescendosi
appunto le commende, e dilatan-
dosi l'Ordine pev fino in Salerno,
Urbino, Assisi, Todi, Anagni ec, ove
si fondarono pingui commende, ven-
ne il bisogno di cambiamenti, e ri-
forme. In fatti verso l'anno i43o
cominciarono ad insorgere gravi
vertenze giurisdizionali , tanto fra
il gran maestro e i cavalieri gra-
duati, quanto fra quelli di egual
dignità, i quali erano in rapporto
per l'unione di costituzioni, e pri-
vilegi. Accrescendosi i dissapori, vi
accorse il Pontefice Eugenio IV a
CRT
reprimerli, essendo allora l'ottavo
gran maestro l'infante d. Enrico,
fratello di Edoardo III re di Por-
togallo. Il Papa con sua bolla li-
mitò la giurisdizione dei visitatori
della religione militare di Cristo
nelle persone degli abbati d'Alco-
baca, richiamando a sé, ed alla Se-
de apostolica non pochi dei rego-
lamenti per lo innanzi vigenti, au-
torizzando i cavalieri a' riscuo-
tere le decime nelle terre con-
quistate, e in quelle che in Aitu-
ro avrebbono preso a' maomettani
mori: e siccome il re Edoardo 111
nel 1433 avea doiiato all'Oidine
lo terre conquistale pel Portogallo
nell'Africa, con sovranità assoluta,
ciò volle confermare Eugenio IV.
Sotto il re Alfonso V, il Papa Ca-
listo III, nel 1455, decorò l'Or-
dine di alcuna parte della giuris-
dizione spirituale, e di molli pri-
vilegi, fra'quali allogasi la nomina
de'benefizi posti nelle terre spet-
tanti al medesimo. Indi il gran
maestro Emmanuello, poi re di Por-
togallo nel 149'* col nome di Emma-
nuello I, ampliò l'Ordine, dando ai
cavalieri molte commende , nelle
Provincie di oriente conquistate col-
l'aiuto del loro valore, e tre nelle
Indie portoghesi, le quali vennero
unite alla casa di commercio da
lui formata pel mantenimento dei
cavalieii. Radunò nel suo maeslra-
to molti capitoli generali, e per
tal modo tolse dall'Ordine non po-
chi abusi introdotti , e prevenne
quelli, che in seguito potessero in-
sorgere.
Dipoi il Pontefice Alessandio
VI, con bolla de'20 giugno del
1499 ridusse a voti semplici i sud-
detti voti sostanziali, da cui tutti i
cavalieri professi andavano vincolati,
li dispensò dalla religiosa povertà,
CRI
colla condizione, che dessero il terzo
delle rendite annuali d'ogni com-
menda, per la edificazione del con-
vento di Thomar, ed anche conce-
dette ad essi, che potessero ammo-
gliarsi. Giidio II approvò tali con-
cessioni, senza che l'Ordine cessasse
di essere una vera religione. In se-
guito Leone X, e di poi Paolo III
non solo confermarono la riduzio-
ne dei voti sostanziali a voti sem-
plici fatta dai loro predecessori, ma
prescrissero eziandio la riforma dei
primitivi statuti dell'Ordine. Tutto-
ciò per altro non sarebbe bastato
a produrre il bramato eifetto, se
la santa Sede non avesse preso il
partito di farsi nell'Ordine stesso
rappresentare, non più dal di lui
gran maestro pro-tempore^ ma ben-
sì da un amministratore, a tale ef-
fetto dai Papi espressamente depu-
tato. Questa scelta cominciò fin dal
principio a cadere o sopra i sovra-
ni stessi del Portogallo, o sopra
qualcuno de'loro figli. Adriano VI,
nel iSii, deputò il re Giovanni
IH, e Giulio III nel i55o lo con-
feimò in perpetuo amministratore
per la Sede apostolica, dell'Ordine,
sue possidenze e commende, col go-
verno spirituale della provincia di
Thomar, per mezzo di vm eccle-
siastico, il quale pretese il titolo di
prelato della giurisdizione quasi
vescovile di Thoviar^ e di tutti i
castelli, e terre aderenti all' Ordine
militare di Cristo.
I Pontefici s. Pio V, Gregorio
XIII ed altri osservarono lo stesso
metodo, essendo però il priore del
convento di Thomar prefetto ge-
nerale dell'Ordine, che aveva pure
due altri conventi ; né va taciuto,
che quando moriva il gran maestro,
se ne eleggeva il successore dai
tredici cavalieri più degni. Ciò eb-
CRI 2i3
be luogo finche i re di Portogallo
furono dichiarati amministratori
perpetui, ed investiti della suprema
dignità dell'Ordine. Tali pontificie
deputazioni sempre furono conferite
coir autorità di brevi apostolici, co-
me lo furono i due di s. Pio V,
ingiungendo con uno che niuno po-
tesse godere rendite dell'Ordine, se
non fosse cavaliere professo, e se
non portasse il suo distintivo ; pre-
scrivendo con l'altro il metodo da
tenersi nella formazione delle com-
mende. Si deve notare, che queste
deputazioni dei re di Portogallo in
amministratori perpetui per la Se-
de apostolica, furono sino dal prin-
cipio strettamente vincolate dall'ob-
bligo di im formale giuramento di
fedeltà ed ubbidienza al sommo
Pontefice ed alla B.omana Chiesa,
che ogni nuovo amministratore
prestar doveva come tale, e fir-
marlo di proprio pugno, prima di
esercitare la giurisdizione. La for-
mola del giuramento si trova negli
Statuti dell' Ordine militare, par-
te I, tit. 5, riportata dal Torel-
li, armentarium historico-legale sect.
4, del discorso i23: « Sicuti ma-
» gister obstringebatur pi'aestare ju-
M ramentum fidelitatis sanctae Se-
M di apostolicae ; ita pari modo
» tenentur reges, gubernatores. Cau-
" tum proinde est in statuto or-
» dinis, part. I, tit. 5, quod, vacan-
« te magisterio ordinis, in memo-
" riam revocetur novo gubernato-
» ri , et administratori perpetuo
" praedicta obligatio emittendi ju-
« ramentum fidelitatis summo
'•' Pontifici^ ac Ecclesiae romanae
» in manibus prioris conventus de
» Thomar, aut illius, qui locum
'> ejusdem tenuerit , praesentibus
« definitoribus oi'dinis etc, et sine
" tali praeccdente juramento ma-
ai4 CRI
gister, et gubernatores nullam
■) poterunt jurisdictionetn exercere.
» En formula jur amenti: Ego N.
' lex Portugalliae , et Algarbiae
etc, uti gubernator, et perpetuus
administi'atoi" equestris ordinis
mililaiis Domini Nostri Jesu Chii-
' sii, promitto obedientiam Domino
> Nostro Papae N. ejusque succes-
» soribus canonica electis, et obe-
dire promitto ejiis chartis, et
mandatis , uti filius obediens
sanctae matris Ecclesiae, atque
> etiam juro supei* sanctis evange-
> liis, quae meis manibus tango,
» me faclurum, et cooperaturum in
' quantum possum rebus subtus
» declaratis ".
Dal Dizionario storico degli or-
dini religiosi, militari ed equestri, ab-
biamo, che l'Ordine componesi di
commendatori, di gran croci, e di
semplici cavalieri, non che di sa-
cerdoti residenti nella casa o con-
vento di Thomar ; che portano l'a-
bito monacale nel reame di Por-
togallo, ma se il re li manda fuo-
ri de' suoi stati possono i sacerdoti
portare un abito clericale con isca-
pulare ; che in Thomar è il solo
convento in cui si possa fare la
professione , convento immediata-
mente soggetto al re; che in questa
casa , e nel collegio di Coimbra, che
serve di seminario, i sacerdoti del-
l'Ordine fanno vita comune; che vi
hanno in Italia de' cavalieri dell'Or-
dine di Cristo, i quali però non
possono aspirare alle commende del
Portogallo, né sono tenuti a far
prove di nobiltà, dichiarandosi per
breve pontificio. Secondo il Bonanni,
Catalogo degli Ordini equestri ec, p.
LVI, a questi cavalieri fu essegnata
per distintivo una croce rossa^ cir-
condata di oro, con altra bianca in
mezzo di essa incastrata. La veste
cni
da essi usata nelle funzioni capitola-
ri è un'ampia cappa di lana bian-
ca, legata al collo con due cordo-
ni bianchi, e la croce descritta pen-
de al loro petto. Dice il Giustiniani,
Hist. degli Ordini equestri, pag. 5 35,
che i sacerdoti e chierici dell'Ordi-
ne del convento di Thomar, in
Portogallo furono chiamati Frades
de Thomar ; e che nelle guerre,
portavano nello stendardo la cro-
ce dell'Ordine, e dall'altra parte,
l'arma di Portogallo. Qui però no-
teremo, che quando il re Giovan-
ni III, nel i53o, ridusse l'osser-
vanza della regola monastica nel
convento di Thomar, ivi erano i
Freires, cioè i frati, che vivevano
conventualmente. Il re si servì nel-
la riforma del p. fr. Antonio Mo-
niz da Silva, religioso dell'Oidine
di s. Girolamo. In quanto poi alla
bandiera dell' Ordine, è a sapeisi,
che ne' luoghi pubblici , e in tem-
po di guerra per maggior autorità
usavano la bandiera, o stendardo
bianco di forma quadra con croce
vermiglia, la quale conservasi in
Thomar nella chiesa dell'Ordine.
Ci siamo alquanto diffusi nelle
notizie di questo cospicuo, e nobi-
lissimo Ordine religioso ed eque-
stre, per togliere possibilmente l'er-
rore in cui caddero gravi autori
nel distinguere due Ordini di Cri-
sto : Ordine di Cristo di Portogal-
lo, ed Ordine di Cristo Pontificio.
Questi autori scrivono , che il
Papa Giovanni XXII ne istituì
due separati, uno pel Portogallo,
l'altro per l' Italia, e quest' ultimo
coir insegna di una croce rossa or-
lata d' oro, la cui forma è riporta-
ta dal Bonanni citato a pag. i52 ,
i cavalieri del quale non dovevano
provar la nobiltà come i portoghe-
si, eletti con breve pontificio ad
CRI
arlitrio del Papa, senza gran mae-
stro, e senza abito particolare. Il
Eonannr ci dà la figura a pag. LVII
di un cavaliere vestito con abito
nero da città. Quindi il nominato
Giustiniani, a pag. 347, oltre la
forma della croce de' cavalieri di
Cesh Cristo d'Italia, dice che l'Or-
dine venne istituito da Giovanni
XXII, e nel i6o5 restaurato da
Paolo V, con croce non molto dif-
ferente dalla portoghese, ma colla
regola di s. Agostino. I Pontefici so-
levano conferirlo anticamente a per-
sone benemerite, ed a qualche di-
stinto gentiluomo, o maestro di ca-
mera dei Cardinali. Al presente lo
conleriscono con molta riserva.
Da quanto abbiamo detto più
sopra, sembra potersi stalli li re, che
Dionisio re di Portogallo istituì
l' Ordine religioso ed equestre di
Cristo, che l'approvò il Pontefice
Giovanni XXII, e ch'egli non mai
fondò altro consimile Ordine. Per-
tanto l'Ordine di Cristo, che i ro-
mani Pontefici, come capi di tutti gli
Ordini religiosi, e pel diritto che su
di esso si sono riserbati per singolare
distinzione ed onorificenza, concedo-
no a particolai'i e benemeriti perso-
naggi, è quel medesimo istituito dal
re Dionisio, confermato da Giovanni
XXII, il quale ne assegnò la sede in
Portogallo per richiesta del re Dio-
nisio fondatore, e della sua consorte
la regina s. Elisabetta, come ampia-
mente rilevasi dai rispettivi brevi
apostolici di concessione. Da questi
comparisce non già comevm Ordine
volante, di mera o nuda apparen-
za, ma ben,sì la vera religione^ mi-
litare dell'Ordine di Cristo, locchè
fii prova inoltre dalle circostanze del-
la fondazione, ricordate anche nel-
le lettere apostoliche dirette dai
Papi ai re portoghesi amministratori
CRT 2i5
dell'Ordine. Risulta |K)Ì da diversi
decreti della congregazione dell'im-
munità, che gì' individui annove-
rati dai Papi nel numero dei ca-
valieri di Cristo, non abbisognano
dell'assenso dei re di Portogallo per
godere legittimamente i privilegi,
i quali tutti si partecipano emet-
tendo la professione. Ma di tutto
con forza di ragioni ed eguale eru-
dizione, tratta l'opuscolo pubblicato
a Bologna nel 1820 nella tipogra-
fia di Giacomo Marsigli, che porta
per titolo: Animadversioni siiW in.'
dito Ordine militare di Cristo, di
cui si crede autore il cavaliere del
medesimo, Giacomo Wan-Pvoy For-
micini. Questi anzi pretende di
confutare l' impropia denominazio-
ne di Ordine di Cristo di Porto-
gallo, e di Ordine di Cristo Pon-
tificio, e dice doveisi chiamare sol-
tanto Ordine di Cristo, o della mi-
lizia di Cristo. Le costituzioni del-
l'Ordine in lingua portoghese ven-
nero pubblicate da Damiano, prio-
re del convento di Thomar, e pre-
fetto generale dell'Ordine. Gli sta-
tuti portano per loro epigrafe :
Gloriari oportet in Cruce Domini
Nostri Jesu Christi.
Non si rileva né dalla bolla di
Giovanni XXII, né da altra me-
moria, qual fosse l'abito primitivo
dei cavalieri dell'Ordine ; siccome
però quel Pontefice volle, che si
servissero delle costituzioni dell'Or-
dine di Calatrava, è cosa naturale,
che anche in questo punto se ne
servissero. L' insegna essenziale di
quella religione era uno scapolare
bianco. In appresso, coU'esempio de-
gli Ordini antichi, usarono una cro-
ce rossa sojira bianco, fino dall'an-
no i33o, ed il re Emmanueie nel
capitolo, che fece celebrare a Tho-
mar nel 1 5o3, le ha dato la for-
2i(i CRI
ma, che in oggi si pratica, e clie
riporteremo per ultimo. Ho ve-
duto due figure di cavalieri del-
l'Ordine diligentemente rappresen-
tati, cioè un secolare, ed un eccle-
siastico ; il primo ha sotto-abito
turchino coi calzoni corti e ricami
d'oro sì a questi, che all'abito, spa-
da al fianco, cappello nero con
falda alzata nel davanti, con penne
bianche e nere, e coccarda, manto
bianco con croce sul lato sinistro,
mentre due altre croci una pen-
dente dal collo, e l'altra ferma dal-
la parte sinistra dell'abito formano
le sue insegne. L'ecclesiastico ha il
capo coperto cqn berretta nera cle-
ricale, sottana di color paonazzo,
pazienza o scapolare nero corto con
la croce, mentre un'altra ne pende
dal collo : il manto bianco ricopre
tutta la persona. Questi sono gli
abiti de' cavalieri professi, ecclesia-
stici, e secolari ; il seguente è quel-
lo usato dai cavalieri non professi
nominati dal Papa, abito di cui
non si ha legale, e pontificia con-
cessione.
L' uniforme di tal decorazione è
di scarlatto ponsò; le mostre del
petto, del collo, e de'paramani so-
no di panno bianco, con ricchi ri-
cami d'oro; e bianche pur sono le
mostrine delle falde, con quattro
slellelle ricamate in oro all'estre-
mità. Le spalline a granoni d'oro,
sono conformi a quelle che usa-
no i Camerieri segreti di spa-
da, e cappa del Papa (Fedi),
quando si vestono colf uniforme.
Il cappello è con piuma bianca at-
torno, guarnito di cappio a grano-
ni d'oro, e fiocchi pure di oro al-
l'estremità. I calzoni bianchi di
panno sono ornati di striscie d'o-
ro alle cuciture di fianco; e la spa-
da ha il manico d' oro con ma-
CIU
dreperla , guarnita con fiocc:o a
granoni d'oro. Al collo 8Ì por-
ta una fettuccia di seta ponsò,
da cui pende al mezzo la croce
dell'Ordine, ui forma meno piccola,
sopra la quale avvi la corona rea-
le d'oro, e se il decorato è milita-
re, è sovrastata da emblemi, e tro-
fei militari. La croce è smaltata
d'un rosso quasi sanguigno , nel
me7zo del quale tiionfa a smalto
bianco altra croce di forma più
piccola. Inoltre i cavalieri portano
una placca nella parie sinistra del
petto, avente nel mezzo ima croce
a smalto rosso, ed altra bianca in-
terna, come di sopra si è detto. 11
colore rosso si della decorazione,
che dell'uniforme, indica il pre-
zioso sangue sparso a nostra sal-
vezza da (iesìi Cristo, e il bianco
esprime l'innocenza dell'Agnello im-
macolato. In fatti, come si dice al-
l'aiticolo Croce (Fedi) , solevasi
nella primitiva Chiesa effigiare a
pie della croce un agnello giacente,
per cui s. Paolo vescovo di Nola,
nella let. 12, che scrisse a Sulpi-
zio Severo, dice : Sub cruce sangui-
nea, niveo stai Christus in /dgno.
Non riuscirà discaro, che qui ap-
presso riportiamo la modula del
diploma, il quale si spedisce con
breve apostolico dalla segreteria dei
brevi Pontificii per ordine del Pa-
pa in favore di quello, che viene
creato cavaliere deUOrdine di Cri-
sto, nel quale si descrivono l' abito,
la croce, e la solennità onde l'uno,
e l'altra gli vengono conferiti. Dopo
l'esordio, l'esposizione de' meriti, e
la consueta assoluzione dalle censu-
re, il breve apostolico è concepito
nel seguente tenore:
» Te militiae Jesu Christi Equi-
>j tem legimus , eique te ordini
w splendidissimo auctoritale aposto-
CRI
>j lica infeiimus. Proprium vero
» hominiim illius ordinis liabitura
" accipies a tuo episcopo, vel a quo
» libi libitum alio calholico aiili-
»3 stite sacrorum comunione cum
•' cathedra romana juncto ( in id
» enim facultatem illis opportunam
>i tribuimus ) accitis adstantibus-
" qua, prò libito pariter a te de-
" leclis, duobus, aut saltem uno ex
» eqviilibus militiae Christi , aut
» militiae altexnus, si nerao praesto
" esse poterit equitum ordinis in
« qucm adlegeris. Corani ilio au-
" tem antistite, a quo honorifìcam
■' Testem acceperis, statini, aut fa-
>' ciò temporis intervallo, conceptis
" verbis ea profltebere, quae conti-
" nentur formula profiteiitibus mi-
" litiam Jesu Christi praescripta.
-•' Quae postquam fueris exequiitus,
" te compotem fieri volumus ju-
" rium, privilegiorum , immunita-
" tum omnium ac singularum, quae-
» cumque datae ac tributae sunt
» militiae Jesu Christi aliis militi-
" bus, etiam qui illius vestes a Lusita-
" niae rege acceperint, cui perpeluam
>' ordinis administrationeni apo-
» stolica sedes indulsit. Haec libi
» concediraus, et inipertimur non
" obstantibus, ..." Qui seguita-
no le solite deroghe.
L' insegna de' cavalieri decorati
dal re di Portogallo, consiste in una
croce latina di colore rosso, e le
quattro punte terminano in forma
di trapezio. Una croce bianca più
stretta si sovrappone alla rossa sen-
za alcuna base nella sua estremità.
Questa insegna si deve portare al
collo pendente da un nastro di se-
ta rossa ponsò larga circa tre dita,
passando per un semplice anello
d'oro, il quale serve per infilare il
nastro, che sospende la croce. Sic-
come era necessario distinguere i
CPtI 217
semplici cavalieri dai cavalieri com-
mendatori, si diede a questi ultimi
in tempo della regina Maria I una
placca, che si porta nell'abito dalla
parte sinistra, aggiungendovi il sa-
cro cuore di Gesù con una corona
di spine , ed una crocetta nell'alto
della placca suddetta. Questi stessi
emblemi si mettono nella croce del
collo. Verso il fine del secolo pas-
sato s' istituì un nuovo grado di
cavalieri, cioè di gran croce, i quali
sono i più distinti, e porlano una
medaglia colla croce rossa, sospesa
a tracollo di una fascia rossa dalla
dritta alla sinistra. La placca di essi
è eguale a quella de'commendatori.
Tutti i cavalieri usano nelle fun-
zioni, in quella del sagro cuore di
Gesù (nella quale -però non hanno
posto i semplici cavalieri), e nella
processione del Corpus Domini, di
un manto di crespo bianco, lungo,
e legato al collo con fiocchi di seta
del medesimo colore, e di una plac-
ca ricamata nella parte sinistra
dello stesso manto di una grandez-
za più del doppio di quella, che
suole portare nell' abito. Questo
manto si avvolge intorno alla cin-
tura del cavaliere con altri fiocchi
pendenti da un lato. I semplici ca-
valieri, invece della placca ricamata,
devono avere una croce grande.
Dopo il gran maestro, 1' Ordine
in Portogallo ha per dignitarii, il
priore, il commendatore maggiore,
il claveiro ossia mazziere, il secre-
tario maggiore^ e gli alfieri. I gran
maestri avevano il privilegio di far-
si precedere negli atti pubblici dal
commendatore maggiore con uno
stocco in mano accostato agli ome-
ri, prendendolo per la punta, e con
le guainizioni verso le spalle. Il
priore nelle pubbliche adunanze,
funzioni; e luoghi pubblici ha il suo
ai8 CRI
posto a dritta, e gode privilegi ve-
scovili, rome si accennò di sopra ;
ora però la giurisdizione è più li-
mitata. 1 gran maestri, lìnchè que-
sto cospicuo Ordine fu unito alia
corona di l'ortogallo, furono i se-
guenti dodici personaggi. Quindi
investiti i re di tal dignità, si fece-
ro un pregio di vestirne le inse-
gne.
I. D. Gii, o Fgìdio Martmcs, il
quale incominciò a goveinare l'Or-
dine nel iSip, con ammirabile pie-
tà, corrispondendo alla stima che
ne avea concepita il re Dionisio.
Jliuni il capitolo generale, che fu il
primo di questo Ordine nella città
<li Lisbona, nelle case, le quali pri-
ma appartenevnno ai templari, e
chiamansi scuole generali. Morì ai
i3 novembre i32r, e fu sepolto
in Thomar nella chiesa di s. Maria
detta dos Olivaes.
II. D. Giovanni Lorenzo, uomo
<li molto merito, celebrò due volte
il capitolo generale , e determinò
cose assai utili per l'Ordine, che
governò cinque anni.
III. D. Martino Goncah'es, uo-
mo dotato di bontà, e di egregie
qualità. Egli procurò all'Ordine di
fà'isto la comunicazione dei privi-
legi dell'Ordine teutonico. Il re
Alfonso IV lo ebbe in singolare esti-
riazione, chiamandolo in un diplo-
ma, in cui concedeva un privde-
gio all'Ordine, vìagnijico, strenuo
e potente cavaliere. Governò anni
otto, e morì nel i335.
IV. D. Stefano Gonralvei, fra-
tello dell'antecedente, fu flagello dei
maomettani , aumentò le rendite
dell'Ordine, massime con ciò ch'era
dei templari, governò anni nove, e
morì nel i344-
V. Rodrigo Ànnes, gran cava-
liere valoroso stimato dal re AI-
CRI
fonso IV. Rinunziò dopo avere go-
vernato l'Ordine dodici anni.
VI. D. Nuno Rodriguez, uomo
di prosapia illustre. Sotto il suo
magistero l'Ordine da Castro ]Ma-
rin venne trasferito a Thomar, do-
v'egli celebrò il primo capitolo ge-
nerale di Thomar, cui presiedette
l'abbate di Alcobaca, allora visita-
tore perpetuo dell'Ordine. Governò
per anni quindici.
VII. D. Lopo Diax de Sottza^
nipote della regina Eleonora de
Meneses. Così è chiamata da fr.
Girolamo Roman, e dall'autore dello
Scudo degli Ordini militari. Il p.
d. Luigi da Lima nella Geograf.
storica t. I, p. 532, gli dà il nome
di d. Diego Lopez de Souza. Il
Pontefice Bonifacio IX però fioii
volle confermarlo, attesa la sua te-
nera età, e così ne vpime affidato
il governo per lo spazio di anni
tredici, ad un amministratore par-
ticolare. Poiché il detto d. Lopo
ebbe compiti gli anni 35, fu con-
fermato nella sua carica, governan-
do per anni venti con ri[)iitazione
di gran valore. Morì nella villa
Covilhoa nel i4i8, ed il suo ca-
davere fu trasportato nel convento
di Thomar, ed ivi sepolto.
VIII. Uinfante d. Jrrigo, figlio
del i-e Giovatnii 1. Le geste di lui
furono preclare, ed il suo nome
risuona glorioso presso l'inclita na-
zione portoghese. Gli successero nel
magistero i seguenti infanti, o figli
d'infanti di Portogallo.
IX. Uinfante d. Ferdinando, du-
ca di Viseu.
X. D. Emmamtele o Diego, figlio
del precedente infante.
XI. D. Emmamtele, in appresso
re di Portogallo.
XII. D. Giovanni ITf, re di Por-
togallo.
CRI
Elenco rJci dieci capitoli generali
dell' Ordine di Cristo.
I. Nel i32i, celebrato in Lisbona
sotto il magistero di d. Gii.
II. Nel i326, tenuto in Thotnar,
essendo gran maestro d. Gio.
Lorptizo.
Ilf. ÌNei i3i6, celebrato in Lis-
bona.
IV. Nel iSya, adunato in Tho-
mar da d. Nuno Rodriguez.
V. Tenuto in Thomar dall'infante
d. Arrigo.
VI. Nel 1492, celebralo dal re Em-
niannele.
VII. Nel iyo3, tenuto dal re so-
praddetto.
Vili. Nel \5i3, fu convocato dal
re Giovanni.
IX. Nel i538 adunossi in Lisbona
nell'ospedale d Ognissanti, gover-
nando l'Ordine il re Sebastia-
no: in qualità di presidente, se-
dette d. fr. Vincenzo priore di
Thomar.
X. Nel iSyS si tenne in Santarem
coll'intervento dello stesso re Se-
bastiano.
Oltre gli autori succitati, fa la
storia di questo Ordine il p. Gio.
Battista de Castro, beneficiato del-
la basilica patriarcale di Lisbona
nellci stia Mappa di Portogallo, nel
t. Ilj parte 3, e 4» della seconda
edizione, stampata in Lisbona nel
1763, dal quale autore si è trat-
to gran parte di questo articolo.
Nel Cocquelines poi si legge la bol-
la di Giovanni XXII, Bull. Rom.
CRISTO [Ordini equestri). Altri
Ordini equestri vi furono sotto que-
sta venerabile denominazione, oltre
il precedente i he sussiste. Questi so-
no : quello della Concezione, Ordine
militare ed equestre, o della milizia
CRT 219
cristiana (Vedi)j quello della Pas-
sione [Vedi), o cavalieri di Cristo
e della Passione; quello di Gesìi
[Fedi), o cavalieri della milizia
di Gesù in Alemagna j quelli di
Gesù Cristo [Vedi), o cavalieri di
Gesù Cristo, di s. Domenico e di
s. Pietro martire ec. Oltre a ciò
nella Livonia, nel i2o5, il vescovo
di Riga Alberto istituì l' Ordine
militare di Cristo per difendere i
novelli cristiani, che si convertiva-
no dal paganesimo, contro quelli
che li perseguitavano , come rile-
vasi da una lettera del sommo
Pontefice Innocenzo 111, il quale
ordinò ima crociata per reprimere
i pagani persecutori de'convertiti.
I cavalieri portavano per insegna
sopra i mantelli una spada, con
vma croce sovrapposta, il perchè
vennero appellati anche, frati della
spada, come narra Longino, nella
sua Hìsloria Polon. lib. 8.
CRISTOFORO (s.) de Avana.
Città con residenza vescovile nel-
r America , il cui vescovo è suf-
fraganeo della metropoli di s. Gia-
como de Cuba nelle Indie occiden-
tali di Spagna. Dopo l'ultimo ve-
scovo Gio. Giuseppe Diaz de Espa-
da, della diocesi di Calahorra, che
Pio VI! avea dato a questa sede
agli II agosto 1800, n'è ammini-
stratore apostolico r arcivescovo di
Guatimala, per disposizione del re-
gnante Gregorio XVI. V. Avana,
ove si parla di questa città, e seg-
gio episcopale.
CRISTOFORO (s.) de Laguna
nell'isola Tenerijfa ( S. Cristoplioii
de Laguna ). Città con residenza
vescovile nell' Africa , bella città
dell'isola di Teneriffa, che è la piti
vasta dell' isole Canarie , e viene
anche chiamatn S. Cristoval de La-
guna neir occMuo Atlantico. Sorge
2'jo CRI
questa città sulla costa nord-esl, e
sulla strada dell'Orotava, in mezzo
ad una estesa e fertile pianura, po-
sta sopra un'eminenza a sessanta-
quattro tese al di sopra del mare,
circondata tutto all'intorno da ame-
ni giardini, e dominata da ima
collina piantata di lauri, mirti ed
arboscelli. Le case sono antichissime,
e solidamente costrutte. Evvi an-
cora una bella piazza ben fabbri-
cata. Ha molte fontane, le cui acque
sono condotte dai dintorni col mez-
zo di sotterranei canali, fatti con
tronchi di alberi scavati, e soste-
nuli da pali piantati in terra. Sic-
come la città sta dappresso un la-
go di acqua dolce, chiamato in
ispagnuolo laguna, perciò ne pre-
se il nome. Questa città fu un
tempo la capitale dell'isola di Te-
neritra, ed il centro del commercio
delle Canarie, ma dopo che varie
eruzioni vulcaniche distrussero il
porto di Guarachico, perdette del-
la sua opulenza, e la sede del go-
verno fu trasferita a Santa Croce.
La sede vescovile fu fondata dal
Papa Pio VII, che la dismembrò
dalla diocesi di Canaria coU'auto-
rità della bolla. In cathedra illius
cui dixil Christus. data il primo
febbraio 1818, e la dichiarò suf-
fraganea della metropoli di Siviglia.
Quindi il successore di lui Leone
XII, nel concistoro de'27 settem-
bre 1824, ne dichiarò primo ve-
scovo monsignor Luigi Folgueras-
y-Sion della diocesi di Oviedo ,
che tuttora ne governa la diocesi.
La cattedrale è dedicata alla Nati-
vità di Maria vergine, volgarmente
detta dei rimedii, sotto l'invocazio-
ne eziandio dei ss. Ferdinando ed
Isabella^ ed è ini conveniente edi-
lizio, avente dappresso l'episcopio.
11 capitolo componesi di sei di-
CRI
gnità , la prima delle quali è il
decano, con quattordici canonici,
comprese le prebende del teologo,
e del penitenziere, con dieci por-
zionari , ed otto beneficiati, che
fruiscono la metà delle prebende.
La cura parrocchiale della cattedra-
le, eh' è anche fornita del battiste-
rio, è affidata al capitolo, che
la fa amministrare da un sacerdo-
te vicario. Nella città evvi un'al-
tra chiesa parrocchiale, dedicata al-
l'Immacolata Concezione di Maria
vergine, col fonte battesimale, come
ancora vi sono tre conventi di re-
ligiosi, e due monisteri di monache,
diverse confraternite, e l'ospedale.
Il seminario, e il monte di pietà
secondo la bolla di erezione dove-
vano istituirsi. La mensa ad ogni
nuovo vescovo è tassata ne' libri
della cancelleria apostolica in fiori-
ni cinquanta.
CRISTOFORO (s.) martire. Quan-
tunque non sieno concordi quelli,
che scrissero gli atti del martirio di
questo santo, nondimeno il suo nome
ed il culto sono molto celebri. In
oriente con gran venerazione si
solennizza la di lui festa li 9 mag-
gio, e in occidente li 25 luglio.
Sulle tele, e sui marmi viene egli
rappresentato di estrema grandezza,
ma questo non è in fatto che alle-
goria , per dinotare il grande a-
more che portava a Gesù Cristo.
Fu egli nella Licia assoggettato al
martirio, e le sue spoglie furono
venerate prima a Toledo, ed ora
si custodiscono nella badia di s.
Dionigi in Francia. In tempo di
pestilenza viene egli dai fedeli in-
vocato qual possente intercessore.
CRISTOFORO, Papa CXXII .
Era egli romano, figlio di Leone,
e di basso lignaggio. Fatto pre-
te Cardinale di s. Lorenzo in Da-
CRI
maso invase il pontificato ai 6
dicembre de! QoS, nel momento
della canonica elezione di Leone V.
Ria non occupò la sede che poco
più di sei mesi ; mentre avendogli
lesa la parìglia il suo successore
Sergio III, lo cosliinse ad entrare
in un monistero, e poscia in una
prigione, ove morì nel mese di giu-
gno 904, e fu sepolto nel Vaticano.
Sebbene questo Cristoforo, invaso-
re della cattedra apostolica, da al-
cuni venne tenuto per un vero an-
tipapa, tutlavolta gli storici lo pon-
gono nel novero de' Pontefici , per
le ragioni che diciamo all' artico-
lo Cronologia lìt Romani Pontefici
[Fedi), trattando di que' pseudo-
l'ontefìci, che prendono nella cro-
nologia luogo tra i legittimi, e ca-
nonicamente eletti. Di fatti , per
conto di Crisfofoio, qual Papa, per
altro invasore della Sede del pre-
decessore, lo descrivono, e ritengo-
no Novaes, Eleni, della vita de' Pon-
tefici, t. II, p. i58; Sandini Jltae
Ponti/, t. 11, p. 36 1 , e 754; Pia-
tina. Fife de' Ponte f ci, pag. 198.
Anche il diligentissimo storico degli
antipapi, Lodovico Agnello Anasta-
sio, ninna menzione fa di Cristoforo.
CRISTOFORO, Cardinale. Cri-
stoforo Cardinal prete di s. Vitale
fu al concilio tenuto da s. Paolo I
nel 761.
CRISTOFORO Romano, Cardi-
nale. Cristoforo Romano, primicerio
di S. R.. Chiesa, fu creato Cardina-
le prete da Sergio III.
CRISTOFORO Cristoforo, Car-
dinale. F. Cristoforo Papa.
CRISTOMACHI. Appellazione
data da s. Atanasio a tutti quegli
eretici, i quali errarono intorno
alle nature, o alla persona di Gesù
Cristo. F. s. Athanas. lib. De De-
rret. Synod. Nicenae.
CRI 221
CRISTOPOLl. Sede episcopale
della seconda provincia dell' esarca-
to di Macedonia, la cui erezione
rimonta al quarto secolo, sufliaga-
nea della metropoli di Filippi. Kel
secolo XIU si uni a Brama, e di-
venne arcivescovato. 11 Wadingo
dice, che sei vescovi latini vi ebbero
sede.
CRISTOPOLl, o CHYSOPOLL
Sede vescovile della Celesiria, nella
seconda provincia d'Arabia, sotto il
patriarcato Antiocheno, e la me-
tropolitana di Bostra.
CRIVELLI Uberto, Cardinale.
F\ Ureaso III Papa.
CR.n ELLI Alessaivdro, Cardi-
nale. Alessandro Crivelli dei conti
di Lomello, nobile milanese, nato
nel i5o8, si applicò al mestiere delle
armi, e senator della patria diven-
ne valoroso in parecchie prodi azio-
ni. Godeva il favore di Carlo V,
the lo fece capo di buon numero
di milizie , tra le quali dicesi che
contasse quattrocento uomini a sé
consanguinei. Senonchè , vedovato
della moglie, da cui ebbe tre figli, gli
cadde in pensiero di dare in vece il
suo nome alla milizia della Chiesa.
In appresso Pio IV lo chiamò a Ro-
ma, e lo promosse nel j56i al ve-
scovato di Gerenza, e Cariati in
Calabria ; lo spedì nunzio alla cor-
te di Madrid; poi a' 12 marzo
1 565 lo creò Cardinal prete assen-
te di s. Giovanni a Porta latina,
chiesa cui abbellì magnificamen-
te. Poscia fu destinato legato a Inte-
re presso il medesimo re cattolico,
ove dicesi che per la sua prudenza, e
talento, siasi acquistato molta estima-
zione. Reduce dalla Spagna, si trat-
tenne alquanto con s. Carlo Bono-
meo a Milano. Nel 1567. rinunziate
le sue chiese, stabih a Roma un col-
legio a bene istituire la gioventù del-
7.11 CKi
la nobile famiglia Crivelli. V. il vo-
lume XIV, p. 143 del Dizionario.
Solo qui si deve notare, che il le-
gato pel mantenimento dei discen-
denti in qualche collegio , ora è
amministrato e proletto da un Car-
dinale. Quindi dopo essere concorso
alla elezione di s. Pio V, e Grego-
rio XIII, mori a Roma nel iSyS, di
sessantacinque anni, e otto di Car-
dinalato. Fu sepolto nella sua chie-
sa litolare di s. Maria in Araceli.
Noteremo, che questo Cardinale ap-
partiene all'antica e illustre fami-
glia Crivelli, la quale diede alla s.
Sede Urbano III, a quella di Mi-
lano s. Ausano arcivescovo, e varii
altri personaggi distinti per pietà,
per prodezze militari, per scienza,
e per consiglio. I due seguenti Car-
dinali appartengono ad altra no-
bile famiglia non meno degna della
nominata, la quale fiori per uomi-
ni illustri.
CRIVELLI Ignazio, Cardinale.
Ignazio de' conti Crivelli nobile mi-
lanese, nacque in Cremona a' 3o
settembre 1698. Fu da Benedetto
XIII nel 1726 fallo protonotario
apostolico, poscia ne! 1728 vice le-
gato di Ferrara. Clemente XII lo
promosse alla nunziatura di Colo-
nia nel 1739, avendolo tre anni
prima fatto arcivescovo di Cesarea
in partibns. Nel 1 743 Benedelto
XIV lo trasferì alla nunziatura di
Bruxelles, quindi nel 1753 dichia-
vollo nunzio di Vienna, finché Cle-
mente XIII ai 24 settembre del
1759 lo creò Cardinale dell'ordine
de' preti , e gì' inviò la berretta
cardinalizia per mezzo del di lui
nipote monsignor Carlo Crivelli ab-
legato apostolico. Indi gli conferì,
allorquando si restituì a Roma, il
titolo di s. Bernardo alle Terme,
e poscia nel 1761 il dichiarò le-
CRI
gaio apostolico di Romagna , os-
sia Ravenna, dopo di averlo anno-
verato alle congregazioni cardinali-
zie di Propaganda fide, della sagra
consulta, dell'immunità ecclesiastica,
e delle acque. Morì d' anni settanta
non compiti, in Milano, ai 28 feb-
braio 1768, e fu sepolto nella chie-
sa di s. Maria della Porta , ove il
conte Stefano Gaetano Crivelli suo
congiunto, gli eresse un'onorevole
marmorea iscrizione.
CRIVELLI Carlo, Cardinale.
Carlo de' conti Crivelli nac(|ue da
nobile famiglia in Milano, a' 3 i mag-
gio 1736. Clemente XIII nel i75g
lo dichiarò suo cameriere d'onore,
ed ablcgato apostolico , a portare
la berretta rossa al Cardinal Igna-
zio suo zio. Quindi lo nominò pro-
tonotario apostolico, nel i 765 con-
sultore de' riti, e nel 1766 ponen-
te del buon governo. Fu decano
dei protonotari apostolici nel 1774?
dipoi nel concistoro degli i i set-
tembre 1775, Pio VI lo fece ar-
civescovo di Patrasso in partibns,
e nunzio apostolico di Firenze, don-
de lo trasferì in R.oma con un chie-
ricato di camera nel J 785 , colla
presidenza degli archivi, e nel 1794
il pioiTiOsse alla cospicua carica di
goveinatore di Roma, in tempi as-
sai scabrosi, per cui potè colla sua
pietà, singoiar benignità, e pruden-
za, guadagnarsi la benevolenza del
Papa e dei romani . Finalmente ,
composte le cose politiche de' tempi,
il nuovo Papa Pio VII nel concistoro
dei 2 3 febbraio 1801, lo creò Cardi-
nale, e poi lo pubblicò in quello dei
2 3 niiiggio 1802, dandogli in titolo
cardinalizio la chiesa di s. Susanna.
Indi lo annoveiò alle congregazioni
de' vescovi e regolari, dei sagri riti,
della disciplina regolare, e della
reveienda fabbrica di s. Pietro. Fu
CP.O CRO 223
piotettore del monisteio di s. Su- Sava, e la Kulpa la separano so-
sanna, della chiesa ed arciconfiater- pra una estensione considerabile; ed
nita di s. Rocco, e dell' arciconfra- iu fine il mar Adriatico. Questo
tercjta della ss. Concezione nella paese si trova naturalmente diviso
chiesa di s. Nicola degli Incoronati, in due parti dalla Sava, ed i suoi
Morì in Milano di anni ottanta uno abitanti ascendono circa a settecen-
a' ig gennaio 1818, e fu sepolto tornila, la maggior parte slavi, che
nella chiesa di s. Maria della Por- sono i primi abitatori della regio-
ta, ov' erangli state celebrate le e- ne, originarli della Russia, e perciò
sequie convenienti alla sua dignità, professano la religione cattolica, e
Il di lui nipote, conte Ferdinando, greca. 11 regno di Croazia si divide
ivi gli pose un' onorevole iscrizione in Croazia civile, e Croazia milita-
in marmo. Di alcune notizie di que- re ; la prima che si trova intera-
sto Cardinale tratta il Cancellieri mente al nord della Sava, com-
nel suo Mercato, massime alle pag. prende i comitati d' Agram , di
io4, e 238; anzi sulle diverse fa- Roroes, e di Warasdino ; la se-
miglie de' Visconti, e de' Crivelli, a conda situata in gran parte al
pag. i35 riportali proverbio, che sud della Sava, rinchiude i gene-
si dice iu Pillano, secondo l'Ami- ralati di Carlstadt, di Warasdin, e
denio. del Banato. Grauze, o Ban di Croa-
CROAZIA, Croatien. Liburnia. zia. I comitati sono divisi in mar-
Contrada che appartiene all'impero che o jaras, ed i generalati iu di-
d' Austria, ed alla Turchia. La Croa- stretti reggimentari. Agram n' è la
zia turca forma nel pascialitico di capitale, ossia Zagrabia.
Bosnia, una parte del sangiacato di La Croazia è la parte dell' anli-
Bagna-Luka. La Croazia austriaca, ca Illiria, che i romani chiamarono
eli' è molto più considerabile, si di- Liburnia, ed alla quale Valerio ^les-
vide essa pure iu due parti, l'una salo Corvino diede il nome di Cor-
delle quah, sotto il titolo di regno, vada. \ cvovaW derivanti dagli slavi
costituisce uno degli stati dell' im- nel 640 al tempo dell'imperatore
pero d' Austria, e 1" altra si trova Eraclio vennero ad abitar questa
compresa nel circolo di Carlstadt, contrada , scacciandone gli avari,
neir Illirio. Prima ebbero il nome di Hrwati,
Il regno di Croazia riguardata o Hrovati, dai greci cambiato in
come facente parte integrale della quello di chrobati. Il Rinaldi^ ai-
Ungheria , confina al nord con l' anno 886, num. 8 raccc.nla, che
questa, da cui è separata dalla sotto l'imperatore Basilio, // yl/<7fe-
Drava ; all'est colla Schiavonia, da done, i croati si diedero all' impe-
cui r Illova, la Lonya, e la Sava ro, e dappoiché le nazioni barba-
lo separano in parte; al sud il re degli sciti, detti croati, e servi,
suo limite è detcrminato dai monti mandarono ambasciatori, si sotto-
Valabitchi (divisione delle Alpi Giù- posero spontaneamente, ed ebbero
lie) dalla parte della Dalmazia, e dall'imperatore le proviucie, che
dall' Ounna, e da una linea mili- poi per loro si chiamarono Croa-
tare di frontiera dalla parte della zia, o Servia, per abitarle. Questa
Turchia; all'ovest ha il ducato di regione nel medio evo riunita alla
Sliria, il regno Illirico, da cui la Dalmazia {Vedi), ebbe i suoi prò-
s>24 Clio
pili sovrani col titolo di re di
Croazia, e Dalmazia, ma però sem-
pre soggetti all' impero d' Oriente,
quindi fu resa tributaria della santa
Sede. Il citato Rinaldi, Annoli Ec-
cles. ad an. 1076, nvim. Qì'ò ripor-
ta come il Papa s. Giegorio VII
creò re Demetrio duca della Croa-
zia, e della Dalmazia, e benché re
barbaro giurò fedeltà e di propria
volontà promise alla Chiesa romana
un tributo, facendosi da principe libe-
ro che era, suddito di s. Pietro. A tal
effetto inSalona città della Dalmazia,
convocò un sinodo, ed alla presen-
za del legato della Santa Sede, vi-
cario del Papa suddetto, fece la
formale promessa, e il legato in
nome di s. Gregorio VII conferì
al principe la dignità reale. Di lutto,
si fa memoria nel libro di Cencio
Camerario, r/e censibus nposlolicacSe-
dis, dove pure vi è parte della storia
del sinodo. Nel secolo decimo il re
d'Ungheria s. Stanislao I riunì questo
l'egno a quello di Ungheria di cui in
progresso sembra aver sempre forma-
to una parte integrante, quantunque
i croati abbiano piìi volte tentato
di sottrarsene. Finalmente, col trat-
tato di Vienna dell'anno i8og,
l'Austria cedette alla Francia tutto
il paese situato al sud della Sava,
o la Croazia militare, che fu annes-
sa allora alle provincie illiriche, a-
vendo Carlstadt per capoluogo, ma
dfipo il 1 8 1 5 rientrò sotto il domi-
nio austriaco.
I sommi Pontefici esei'citarono
tutto il loro zelo, ed apostolica
sollecitudine in varie epoche al
vantaggio spirituale della Croazia.
Fra i legati ivi da loro spedili,
merita menzione il Cardinal Aicolò
Boccasini, per commissione di Bo-
nifacio Vili, cui successe nel i3o3.
Col nome di Benedetto XI. INicolò
CRO
V nel 1447 "^'' spedì per legato ji
Tommaso vescovo Farense, e nel 'l
1449 ^' mandò pure Antonio dei
minori francescani. Zagrahia, e Cri-
sio sono vescovati della Croazia ,
così pure Tinia delta volgarmente
Kfiin.
CROCCIA. Veste, che i Cardinali
adoperano in conclave, particolar-
mente in tempo degli scrutinii, e ne-
gli altri tempi, e circostanze descrit-
te all' articolo Conclave (Vedi). Si
chiamò anche Crocea, Crocida, e
dal Burcardo viene detta Crocchia.
E un gran manto con istrascico
della forma simile al piviale perchè
dal collo pende sino a terra, aper-
ta nella parte anteriore: intorno al
collo è increspata, fermandosi con
un uncinello, e nella parte poste-
riore cade per terra. La coda si
rannoda, e solo si scioglie quando i
Cardinali nella cappella degli scruti-
nii, ricevono la santa Eucaristia
dalle mani del Cardinal decano, se
con tal veste la ricevono, e nel
rendeie la prima adorazione al no-
vello Pontefice. La materia della
croccia è di lana, saja, o mirinos,
di colore paonazzo pei Cardinali, che
vestono l'abito rosso; ma quei Car-
dinali, che debbono vestire del colo-
re dell'abito religioso a cui prima
appartenevano, usano la croccia di
egual colore. La croccia si assume
dai Cardinali in conclave, essendo in-
oltre vestiti di sottana, fascia, e
mozzetta, il cui cappuccio si ca-
va fuori dalla croccia, perchè que-
sta veste si sovrappone alle de-
scritte. Colla croccia i Cardinali
vanno coperti il capo di berretta
rossa. La forma della croccia viene
riportata dal Bonanni nella sua Ge-
rarchia Cardinalizia , a pag. 44^3
e la riprodusse il Capparoni nel t. I
della raccolta della Gerarchia cecie-
CRO
siaslica, e dal Falaschi fu pure ripro-
dotta a p. i8 della Gerarchia eccle-
siastica, rappresentando un Cardi-
nale in rocchetto, e croccia ma con
manifesto errore, dappoiché manca
la mezzetta, solendosi in conclave,
come dicemmo a quell'articolo, as-
sumere talvolta il rocchetto colla
croccia, ma sempre sotto alla mez-
zetta.
Nei commentarli del Cardinal
Papiense, si legge : Mane Patrcs
indiilis palliìs a summo deorsum,
qiiae croceas vocant, in cellam b.
Nicolai^ cjuae ad dextram primae
aulae est. Questo Cardinale fu crea-
to da Pio II, ed intervenne ai con-
clavi del i4^4j 6 f^^l ^47'' ^^^
primo fu eletto Paolo II, nell'altro
Sisto IV. Descrivendo egli l'elezio-
ne di Paolo II, fa chiara menzione
della croccia. Il citato Burcardo,
Conclavi de' Pontefici Romani, p.
123, raccontando l'elezione di Giu-
lio II avvenuta nel i5o3, dice:
w tutti i Cardinali si andarono a ral-
-•' legrare col nuovo Pontefice, che fu
" pubblicato col nome di Giulio II :
" io gli cavai la croccia da dosso ".
Nel conclave dell' elezione di Leone
X, ch'ebbe luogo nel i5i3, a p.
1 34, si parla delle croccie assun-
te e deposte dai Cardinali. Dipoi
Gregorio XV ne stabilì l'uso nella
sua bolla sul conclave ed elezione
del Papa: Croceis utantnr in ele-
ctione, et aliis actibus collcgialitcr
faciendis. Giulio Lavorio nel trat-
tato del conclave lib. I, cap. 5, num.
7 fa la seguente esatta descrizione
della croccia: » Est Crocea genus
» chlamydis longae usque ad terram,
" ab anteriore parte adaperta, la-
" nea a summo usque ad imum
•' violacei coloris, sed a parte po-
" sterioie habet caudam, et circa
M collare est ragusa, ad foimam
VOT-. XMII.
CRO 225
« capparura praelatorura dempto
» cuculio".
Il dotto vescovo di Vaison, mon-
signor Suarez, cercando l' etimolo-
gia del nome di questa veste, di-
chiarò essere detta Croccia a Cro-
co, idest infecta colore croceo, ben-
ché altri sieno di parere diverso.
Quindi aggiunge, che l' uso n' è an-
tichissimo, essendone derivata la for-
ma dalle cocolle monastiche, e si-
no dal tempo in cui dal mona-
chismo gli abbati, e monaci bene-
dettini furono assunti alla dignità
pontificia, o cardinalizia, i quali per
lungo tempo rimasero ad abitare,
ed a conversare ne' monisteri, to-
gliendo alla veste o cocolla le ma-
niche, ed aggiugnendovi la coda o
strascico, in segno di maestà, come
costumarono sempre i grandi, ov-
vero in segno di duolo, come si
praticò appresso diverse nazioni. Il
]Macri al vocabolo Crocea afferma,
che la veste croccia anticamente
era comune ai Cardinali fuori di
casa, come si rileva dalle proteste
fatte dall'imperatore Federico I, con-
tro il Pontefice Alessandro III, con
processo prodotto nel conciliabolo
di Pavia, in cui venne asserito, che
Alessandro III non era stato eletto
nei sagri comizii, e che non era
uscito cogli altri Cardinali vestito
come essi , asserendo molti esserne
uscito sine manto , idest Papali,
sine stola, sine albo equo, ma co-
perto con pelli nere, e con pallio
pure nero, cioè colla croccia allora
usata. Lo stesso Macri ci diede la
figura di fr. R.icciardo Caracciolo
gran maestro di Rodi, tolta dal di
lui sepolcro, ove fu posto nel ispò»
nella chiesa di s. Giovanni priora-
to della religione gerosolimitana, ed
è simile a quella, che il Rnnanni
ncir opera sunimentovata pose a
226 CRO
pag. 44^j ^^ c"' si vede la forma
della croccia usata in quel tempo,
ma nera.
Vuoisi poi significare nella forma
della croccia, come in quella della
Cocolla (Vedi), \^ figura della croce,
e nel colore di porpora scura o vio-
letta, la pubblica mestizia, e dolore
della Chiesa rimasta vedova del suo
sposo, e dei fedeli privi del loro co-
mune padre ed universal pastore. Si
vuol quindi spiegare la lunghezza del-
la croccia sino a terra, in un allo stra-
scico della coda, come un sagro, e me-
sto significato, in cui trovasi il senato
apostolico de' Cardinali nella sede
vacante. Di tal sorte di colore, e
forma d'abito, come si raccoglie dal
concilio di Braga, da Isidoro 1. 1 9
De orig. rer. sacr. , e dal dotto
Sirmondo ep. 3, 1. 1 3 , si vestiva-
no anticamente gli spagnuoli, chia-
mando essi tal veste Gramassa, don-
de derivò il nome di gramaglia alla
veste di duolo, di lutto, e di corruccio,
usata ne' tempi di pubblica e pri-
vata mestizia. Aggiungiamo col Sua-
reZj che questa veste o croccia di
color paonazzo, dimessa sino a terra
e con lo strascico, fu anticamente,
come osservò l'Aliciati, Comment.
ad tlt. P. R. docl., in uso presso
i gentili, anche prima dei monaci
benedettini, facendone menzione O-
mero, nel verso : Vereor Troas, ac
Troades vestinienta trnhentes, ed il
Satirico con questo altro : Longani
traxit per palpita vestem . V.
Jos. Maria Suaresius, De Crocea
veste S. R. C. Cardinalium in Con-
clavi, Romae 1670. Anche la veste
di saja paonazza, che i caudatari
de' Cardinali usano nelle cappelle
Pontifìcie, chiamasi croccia, la quale
descrivesi all'articolo Caudatario
(Tedi). L'abito dei Camerieri extra
viuros incorporati uell' odierno pou-
CRO
lillcato ai Bussolanti (Fedi), eia
della forma della croccia dei cau-
datari, ma la saja era di colore
rosso.
CROCE, Crux . Questa voce
presso gli antichi significava ogni
genere di supplizio, sia che fosse un
albero, ovvero un semplice palo cui
si attaccava, o s'inchiodava il de-
linquente. Si è generalmente con-
venuto di chiamare croce un hui-
go trave di legno, attraversato dal-
la parte più alta da un legno mol-
lo più corto, per fissarvi le braccia
del paziente , mentre che il suo
corpo slava applicalo sul trave. Tale
è lo strumento di siqiplizio, cui gli
ebrei sottoposero Gesù Cristo, e
che divenne poscia il segno più
santo, e venerabile del cristianesimo.
Presso gli ebrei principalmente era
in uso il supplizio della croce, dap-
poiché se ne fece menzione nel
Deuteronomio e. i\, 11, ma non
si sa se il paziente fosse appeso
alla croce con chiodi. Certo è che
il supplizio ordinario de'beslemmia-
tori era di essere lapidati, il perchè
secondo le loro leggi gli ebrei la-
pidarono s. Stefano, qual reo di be-
stemmie, com'essi stoltamente diceva-
no. Fu condannato a morte Gesù Cri-
sto dal consiglio degli ebrei come
avesse bestemmiato , avendo detto
di essere il figliuolo di Dio, Mail,
e. 26. V. 6^-66, laonde fu da loro
consegnato ai romani perchè fosse
fatto morire. Egli già aveva chia-
ramente predetto , che i giudei lo
avrebbero consegnato ai gentili
per essere flagellalo , e crocifisso,
Mail. e. 20, V. ig. Morendo Gesù
Cristo sulla croce ha redento, conver-
tito, e santificato il mondo, e l'i-
stromento della croce è divenuto
pei cristiani preziosissimo, e sicco-
me oggetto della nostra avventuro-
CRO
sa redenzione, sempre ha riscosso
tutta la nostra divozione, e culto.
V. Croce verì, o Reliquia della ss.
Croce.
Dopo la fondazione del cristia-
nesimo, il segno della croce ti'ova-
si su tutti i monumenti cristiani,
massime dopo la fortunata epoca
dell'imperatore Costantino /'/ Gran-
de, in cui per la prodigiosa appa-
rizione della medesima croce, or-
dinò di apporne il segno sul laba-
ro, insegna imperiale di cui par-
lammo all'articolo Bandiera (^Vedi),
perchè d'intorno all'apparsa croce
ei lesse l'iscrizione: vincerai con que-
sto segno, come di fatto avvenne.
Altre miracolose apparizioni accad-
dero ancora sotto l'impero di Co-
stanzo, e di Costantino Copronimo.
Sotto il primo, come abbiamo da
s. Cirillo patriarca di Gerusalemme,
in questa città alle ore nove de!
mattino apparve una gran luce in
forma di croce, che si stendeva
dalla montagna del Calvario, sino
a quella degli olivi, e brillò per
molte ore, accerchiata da un' iride
di luce. Alcuni moderni critici han-
no preteso, che le croci luminose
fossero corone naturali di luce, ma
per distruggere questa asserzione,
si legga il Buller, marzo, p. 222, e
seg. Costantino , dopo aver trion-
fato in virtù del sagro segno della
croce, giurò sulla precedente appa-
rizione. Per riguardo all'epoca di
Costantino Copronimo, il Bernini,
Storia delle eresie, p. 263, narra
che in Costantinopoli per tre anni
la peste fece strage si grande, che la
città fu quasi deserta apparendo al-
l'improvviso nelle vesti crocette di
color ceruleo , e questi cosi con-
trassegnati tosto morivano .
Fra le recenti apparizioni della cro-
ce, diremo solo di quella in Mignè.
CRO
227
Mentre in alcun luogo della Fran-
cia non si voleva l'erezione delle
croci, divoto costume de' missionari,
di piantarle nel sito ove predicano
per mantenere più viva la fede, e
per confermare i buoni proponi-
menti ne' cuori pentiti alla vista
dell'augusto seguale di nostra re-
denzione; nel dicembre del 1826
in Mignè villaggio poco distante
da Poitiers, mezz'ora circa dopo
il tramonto del sole, nell'atto che
erigevasi solennemente la croce fuo-
ri di chiesa alla presenza di cir-
ca cinquemila persone, nel compier-
si le missioni del santo giubileo,
con sorprendente prodigio si vide
in aria risplendere una croce di
mirabile grandezza, di perfetta re-
golarità, colorata quasi di vivido
argento, leggermente tinto in rosa,
la quale dalla fronte della chiesa
stendeasi orizzontalmente sul capo
degli adunati per circa centoqua-
ranta piedi di lunghezza, e le stel-
le, quasi a farle corona, scintillava-
no tutta la loro luce. Facile è l'im-
maginarsi qual fosse la sorpresa,
quale la commozione della molti-
tudine, che proruppe in dirotto
pianto, quante e quali le conver-
sioni d' indurati peccatori. T^. le
Mem. di relig. di Mar. di lett.
t. II. Venuto ciò a cognizione di
Papa Leone XII, ecco come si espres-
se col vescovo di Poitiers con breve
de' 18 api-ile 1827: •' Res est hujus-
" modi ut causis naturaiibus ti'ibui
» non posse videatur; itaque gra-
" tulamur fraternitati tuae, cujus
" in dioecesi misericordiara suam
-V tam luculenter ostenderit ". In
un altro breve de' 1 7 agosto, Leone
XII dichiarò » eh' Egli è persua-
" so che la appari/ione fosse un
'•• mii'acolo, avvertendo che questo
« è un suo privato giudizio , uo-
228 CRO
» bisque ipsis, privato judicio no-
» Siro ita sit persuasum. " Aggiun-
se a questo breve il dono di mia
croce d'oro, che racchiude una por-
zione della vei'a croce, accordando
indulgenza plenaria a quelli, i quali
nella terza domenica dell'avvento
visitassero la detta chiesa di IMi;;iiè.
Dopo la fondazione pertanto del-
la religione cristiana, e precipua-
mente, come dicemmo, dopo (;he
Costantino fece porre il segno fklia
croce sul labaro, questa si vede *.u
una grande quantità di medaglie,
e di altri antichi monumenti ; la
croce è collocata nelle mani del-
la vittoria, o in quelle dell'im-
peratore ; e posta ancora sul glo-
bo imperiale , che dopo Augusto
era divenuto il segno dell' imperio
del mondo, fu destinata poscia a
rappresentare l'immagine della vit-
toria. Se ne ornarono pure gli scu-
di, e le corazze, e si sovrappose
agli elmi e ai berretti. La croce
isolata divenne il tipo del rovescio
delle monete battute a Costantino-
poli, e di quelle battute sotto i re
franchi, sotto Clodoveo, e i suoi
successori. INon solamente la croce
divenne un segno proprio atto a
santificare le armi, gli ornamenti
imperiali, e tutto quello che serve
agli usi pubblici, ma i cristiani ne
adornarono ciò che serve agli usi
particolari, come le vesti sagre e
religiose, i piatti, i bicchieri, le
lampade, le porte delle loro case,
il pane medesimo , massime quel-
lo del sagrificio, o i pani per le
oblazioni, siccome si legge nel Ber-
lendi, Delle oblazioni pag. 12, ove
riporta la figura delle oblatae grae-
corum. Ne riparla a pag. 19, e
20, ove ci dà la figura àeWObla-
ta Eldeplionsi ciim cruce et nomi'
ne Chrislij e l' oliata cwn sola
CRO
cvitce. Dice il Macri, che l'effigiar
le cioci nelle sagie vesti, e l' e-
guale forma adottata in esse, e nel-
le religiose, è rito antichissimo tan-
to nella chiesa greca, come nella
latina, e per le vesti sagre fino dal
tempo di s. Marco Papa, come no-
ta il Baronio all'anno 336. Oggi
usano i latini mettere le croci nel
l'amitto, sul manipolo, sulla stola,
le quali croci si baciano dal cele-
brante mentre assume tali indu-
menti, e quando li depone. Il Ga-
ra ni pi neW //lustr. del sigillo della
Garjagnana, a p. 86, parla delle
croci sulle mitie, e triregni ponti-
ficii. A pag. 107, rende l'agione
della croce posta sul vessillo, o sten-
dardo di s. Pietro, riportando le
parole d' Innocenzo III. Questo Pa-
pa oltre le regie insegne spedi a
Calogiovanni, re de' bulgari, anche
il vessillo di s. Pietro, notando che
un tal vessillo praelendit non sine
mysterio crucem, et clai-es ; quia
b. Petrus apostolus, et crucem prò
Christo suslinuit, et claves a Chri-
sto suscepit. Reg. an. VII, ep. 1 2 ;
finalmente il Garampi a pag. 121
tratta delle croci nere sul Pallio
(f^edi). Le croci dei pallii sono sei,
prima erano rosse, ed ora sono di
piombo coperte di taffettano nero.
Sulla croce delle pianete de' sacer-
doti francesi dietro le spalle, e noa
dinanzi al petto, vedi il Cancellie-
ri, Di ss. epist. Bibliogr. p. 3 1 g.
Gli antichi cristiani incomincia-
rono a porre principalmente il sa-
lutare segno della croce sui sepol-
cri, e sui sarcofagi, e allora vi ag-
giunsero degli attributi: l'alfa e
l'omega collocati ai due Iati, indi-
cavano che Dio è il principio, e la
fine di ogni cosa, la croce posta tra
due agnelli, o portata da un agnel-
lo, indica il sagrificio che la bontà
CRO
di Gesù Cristo lo indusse a offeri-
re per tutti gli uomini. Il Bosio,
Roma sublerr. pag. Qi&, osserva
che r agnello colla croce, gero-
glifico di Gesù Cristo, fu usato
dai cristiani anche prima dei tem-
pi di Costantino. Il P. Mamachi,
De costumi de^ prìmilìvi cristiani,
tom. I, p. i8i, dice ch'essi ne' se-
polcri solevano scolpire l'albero di
Adamo, ed Eva, affine di rammen-
tar la croce, ed invitare i peccatori
alla penitenza, ed al ricupero della
grazia di Dio per cui furono creati :
quindi a pag. i86 soggiunge, che
solevano pure rappresentarvi la im-
magine del Piedentore con la croce
in mano, trofeo della salvezza del
genere umano, la qual croce in al-
cuni momenti è rappresentata con
ornamenti di gioje, per denotare il
prezzo, e il valore di lei. Per ve-
nerazione poi del nome di Cristo, i
medesimi cristiani colle lettere gre-
<;he X e P, che corrispondono alle
due prime della voce Cristo [P'edi),
vale a dire C e R, l' esprimevano
i:olle due lettere unite insieme in
modo che 1' X colle sue aste decus-
sasse il P, e formasse una figura
simile alla croce, e ciò per indicar
la vittoria riportata sul demonio,
pel salutifero segno della croce. Sul-
la croce posta in principio delle
iscrizioni sepolcrali, il p. Mar tene
ha osservato, De antiq. eccl. iisib.
tom. Ili, pag. 577, che il pio co-
stume di segnare la croce alla testa
del defonto è molto antico. Aggiun-
geremo col Durando, essersi ciò
praticato ad nolandum illum ho-
minem christianum fuisse, ciuia hoc
sìgnum diabolus i'alde veretur et
timet accedere ad locum crucis si-
l^naculo insignituni. Si trova per-
tanto nelle lapidi sepolcrali scolpito
rpiesto segno dell' umana redenzio-
CRO 229
ne talvolta in quattro luoghi, ov-
vero in tre, in due, ed ordinaria-
mente in uno, nel principio cioè
dell' epitaffio. Alcune volte si vede
congiunto alla croce uno o più can-
dellieri, come talora un sol candel-
liere senza la croce ; costumi, che
dopo il secolo XV si lasciarono di
praticare. Il seppellirsi con la croce,
o Crocefisso, dice il Piazza che è
costume antico. Gerarchia Card.
p. 552.
Questo segno è stato consagrato
eziandio per decorare il santuario
delle chiese, ove si ripone il vaso
delle ostie, sull' estremo punto delle
facciate esterne, in cima alle cupo-
le, ai campanili, ai battisteri ec. ,
e persino sugli obelischi, ed altri
edifizii. F. Giovanni Marangoni ,
Degli obelischi., e guglie consacrati
all' idolatria, poscia dedicati alla
croce, e convertiti in adornamento
del prospetto delle chiese, p. 359.
La croce sopra una elevazione, in-
dica il monte degli ulivi, santifica-
to dalla passione di Gesù Cristo.
La palma collocata presso la croce
addila il martirio sofferto per la reli-
gione : qualche volta questo segno sa-
gro era espresso col sangue slesso dei
martiri. Le mura delle chiese furo-
no decorate nei pilastri di croci un-
te col crisma e in numero di do-
dici, delle quali si parla all' arti-
colo Chiesa o tempio (Vedi), mas-
sime al § IV. L' uso di consagrare,
o di benedire le croci, è molto an-
tico, e vuoisi che sia avanti il VII
concilio generale celebrato nel 784,
sebbene alcuni ne attribuiscano la
origine al secondo secolo. La bene-
dizione delle croci appartiene ai ve-
scovi, o ai preti delegati da loro.
Quando un prete è autorizzato dal
suo vescovo di benedire qualche
croce particolare per le processioni,
2 3o CKO
per le chiese, per le cappelle, per
le case ec, la pone sull' altare dalla
parte dell'epistola, sopra un cuscino,
accende per lo meno un cereo, as-
sume la cotta, la stola, l'aspersorio
dell' acqua benedetta ec. , cpiindi si
pone in ginocchio, bacia la croce, e
la lascia baciare agli astanti. Pon-
tif. Romannin, e Rituale Romanum,
Benediclio novae crucis.
Clemente XI con decreto del
I 704 dichiarò, che le croci degli al-
tari, e per le processioni, potessero
anche benedirsi privatamente da
qualunque sacerdote. Narra il Macri
ne' vocab. eccl. p. 162, che è anti-
chissimo nella Chiesa il dipingere
la croce nel principio del canone.
Questa devesi tenere sull'altare men-
tre si celebra la messa, in memoria
della passione del Salvatore, seb-
bene non si pone ove è esposto il
ss. Sagramento. Avverte il Macri
che non era peccato il celebrare sen-
za la croce, per essere semplice ru-
brica, e non precetto di cosa gra-
ve; ma Benedetto XIV nel 1746»
colla costituzione Accepimus, ordinò,
che nel celebrarsi la messa suU'al-
tai'e fosse esposta la croce colla sa-
gra immagine del Crocefisso [F^edi).
Il Cardinal Bona, de rebus li'
turgicis cap. 1.5, lib. J, dice: ab
aspectu crucis sacerdoti celebranti
passio Christi in. memoriani revo-
cetur, cujus passionis viva imago,
et realis repraesentatio hoc sacri/i-
cium est. Che perciò s. Bonaventu-
ra, nel lib. de Missa, disse: Sancti
Patres statuerunt ne quisquani Mis-
sas agat, nisi in altari adsit ima-
go Crucifixi. Si osserva questo rito
come cosa imposta per tradizione
apostolica. Racconta il Metafraste,
presso il Surio ai 3 settembre, che
s. Gregorio, vescovo e martire ar-
meno, vide alcuni angeli tutti di
C R O
fuoco, e su di ciascuno piantata la
croce. Il Giacconi o, e il p. eresse-
ro riferiscono, che in Ispagna un
divoto sacerdote non ardiva cele-
brare perchè mancava l' altare di
croce, ma che mano angelica ne
portò una alla presenza del popolo,
e del principe, che attendeva la
inessa. Inoltre s. Ambrogio, cap. 9
de Spiritu sancto, notò che la cro-
ce è simbolo del sagriflzio sangui-
noso del Salvatore: perciò il ram-
menta a tutti i celebranti colle sue
stesse parole: quotiescwnque feceritis
in mei memoriam facietis ; laonde
con molta ragione la croce fu pre-
scritta sugli altari, ove celebrasi il
sagrifizio. Innocenzo III dice figurar
la croce tra i due candellieri, che
Cristo fu mediatore tra i gentili e
i giudei, unendoli insieme in una
stessa chiesa, come disse s. Paolo,
nella prima epistola a Timoteo,
cap. 1 : mediator Dei, et hominum
Christus Jesus. Si vela poi la cro-
ce nei primi vesperi della dome-
nica di passione, perchè Cristo, na-
scondendosi, non compariva in pub-
blico in quel sabato, quando fu ra-
dunato il consiglio dei sacerdoti
contro di lui. y. Ruperto lib. 5, e. i .
Nel venerdì santo poi si toglie il
velo, perchè in tal giorno Cristo com-
parve nudo sul monte Calvario, sve-
lando a noi fedeli i misteri nascosti
al popolo ebreo. V. Ruperto al citato
1. 6, e. 20. Il Cardinal Borgia, de
Cruce Vatic. pag. 12 3, dice che
presso alcune chiese si usava di
scoprire la croce, sebbene quaresi-
ma, ogni volta che sull' altare si
celebrava il sagrifizio. Non va ta-
ciuto, che i monaci cistcrciensi, se-
condo le loro rubriche, velano le
croci dalla prima domenica di qua-
resima, sino al giovedì santo nella
compieta ; ma però scuoprono la
CRO
noce ili occasione di processione,
cioè di quelle che hanno luogo in
quel tempo. Su questo punto ab-
biamo i seguenti decreti: Feria V
in Coena Domini ec. « Ad lotionem
" pedum crucis velura debet esse
«f coloris violacei. S. R. E. i6 no-
» vemb. 1649. ^''^' coloris debet es-
» se velum crucis altaris, in quo
« missa celebra tur : violacei vero
" crucis proccssionis, et altaris lo-
" tionis. Ita S. R. E. 20 decem-
>i bris i7<S3, e Caereni. Episcop.
» lib. 2, cap. ^3, n. io ". Su
questo punto va letto quanto si
disse al voi. Vili, p. 278, 291,
3o8 del Dizionario , e l' articolo
Altare.
Avanti d'incominciarsi alcun edi-
fjzio ecclesiastico, a seconda di
quanto prescrive 1' ordine Romano,
de divin. ofjlc. cap. de aedi fi e. Ecc.
pag. 107, si deve porre nel luogo
a ciò destinata la croce, per essere
essa chiamata titolo; ciò che fecero
i cristiani sino dalla primitiva Chie-
sa, per cui sebbene il sito fosse pro-
fano, diviene perciò venerabile, esa-
gio. La croce eretta da s. Agostino
e s. Cirillo si chiama simbolo del
luogo ove Giacobbe alzò una pietra
per memoria della visione della sca-
la celeste, considerandolo come luo-
go santo. Laonde le leggi cano-
niche e le civili hanno ordinato che
dove vuoisi fabbricare una chiesa,
si alzi prima una croce visibile, co-
me pure decretò il concilio aure-
lianense: Nemo Ecclesiani aedijicet
antequani episcopus civitalis i>eniat,
et ibi cniceni figat, et ante prae-
finiat. Cos'i pure ordinarono con
leggi imperiali Teodosio e Giusti-
niano. Questa croce anticamente
solevasi benedire con solenni ceri-
monie, come si fa nel porre la pri-
ma pietra, in cui il vescovo sup-
CRO 23.
plica Dio di benedire il luogo, e li-
berarlo da ogni insidia del demo-
nio, acciocché tutti quelli che ivi
invocheranno il suo santo nome,
possano poi eternamente glorificarlo
e benedirlo in cielo. Altri, con s.
Ambrogio e Teodoreto, rappresen-
tarono la croce per la verga di
Mosè. I greci chiamano Staurope-
giurn il sito ove si pianta una cro-
ce, e la cerimonia di piantarla, ciò
che importa giurisdizione. Quando
il patriarca di Costantinopoli voleva
fare esente qualche monistero, o
luogo ecclesiastico dalla giurisdizio-
ne dell'Ordinario, soleva piantarvi
una croce, per privilegio concesso-
gli da Michele Paleologo, come ri-
ferisce Pachi mere, hist. graec. hb.
6, cap. II. Così pure si costuma da al-
cuni magistrati di porre sopra alcu-
ne porte, case, o luoghi il nome o
r immagine del principe per signi-
ficare, che ciò è indipendente dalla
giurisdizione del regio fisco. Il Pon-
tefice Urbano II nel concilio di
Clermont ordinò, come apparisce
dal can. 29. che se alcuno essendo
perseguitato dai nemici, ricorresse
per istrada a qualche croce, fosse
considerato come stesse in chiesa.
Sulle croci erette innanzi alle
chiese, o d' intorno ad esse ne' Ci-
miteri (Fedi), per designazione di
luogo sacro, si legge in uno stro-
mento del ii32, che certi vescovi,
consagrando una chiesa ejus continen-
tiani circumeundo, cnicibus infixis,
terminarunt et designanint, etc. , ad
sahitateni della medesima chiesa.
Gali. Clirisi. t. VI, p. 36 Instr. E
in altro dell'anno 11 36, si legge;
ininmnitas et salvitas caunensis nio-
nasterii, siciit antiquilus constitiUa
est, et sicut criices, quae in circuì-
tu firniatae sunt , includunt. Ivi.
L'uso di piantar croci sulle strade
232 CRO
maeslre. derivò dall'avere a quelle
il diritto d'immunità, e di asilo
come alle chiese, ed agli altari.
Così prescrisse il concilio di Cler-
mont, tenuto l'anno 1096, col ci-
tato can. 29. Quando Benedetto XIII
nel 1729 si recò a visitare l'an-
tico suo arcivescovato di Bene-
vento , che riteneva ancora , al
confine della città discese dalla car-
rozza per baciare in ginocchio con
edificante tenerezza una gran croce
di legno ivi eretta, la quale dal po-
polo fu ridotta in minuti pezzi ,
e divisa per divozione. Però le leg-
gi ecclesiastiche proibiscono la ere-
zione delle croci in luoghi profani ;
ed un tempo non si potevano nem-
meno delincare sul pavimento del-
le chiese, affinchè il segno del-
la redenzione non fosse calpesta-
to. Ne' tempi piìi moderni non si
stette rigorosamente a tal divieto,
per cui nei pavimenti delle chiese
ve ne hanno molte, massime sulle
lastre di marmo, che ricoprono le
sepolture. Sulla venerazione della
ci'oce i piissimi imperatori Teodo-
sio, e Valentiniano nell'anno 4^7
fecero questa legge: « Cum sit uo-
-•3 biscum difigens per omnia su-
w perni Numinis religiouem tueri,
» signum Salvatoris Christi nemini
« licere vel in silice, vel in niar-
w moribus humi positis, insculpere
« vel pingere ; sed quodcumque
w reperitur toUi, gravissima poena
M mulctandum, eo quod contrarium
» statutis nostris tentaverit, impera-
» mus." Su questa legge, disse il
Saliceto ; « Signum crucis non de-
M bet pingi, vel sculpi in loco qui
» possit pedibus conculcari." L' e-
rudito p. Menochio, nel t. I, p.
624 delle Stuore, parlando della
^ran riverenza, che portano alla
santa croce i moscoviti, e gli abis-
CRO
sini, dice che essi non mai scolpi-
scono odipingono in terra sì venera-
bile segno, ed anzi che il czar di
Moscovia rilevò non convenire, che
il Papa porti sulle scarpe la croce,
cui rispose il p. Possevino a lui
mandato da Gregorio XIII, che vo-
lendo i fedeli baciare i piedi al
Pontefice, questi per modestia po-
sero sulle loro scarpe la croce, ac-
ciò quella, e non i piedi baciassero.
P'. Bacio del piede. Riferisce poi
il Gretsero de' cruce, tomo I, lib.
2, cap. 62, che s, Lodovico IX re
di Francia, Pio IV, e s. Carlo
Borromeo in un sinodo approvato
da Gregorio XIII, proibirono che
la figura della croce si dipingesse,
e scolpisse in terra.
Oltre quanto si dirà della croce
che precede le processioni, ove si
parlerà della croce astata, e della
croce pontificia, qui noteremo che
r uso di portar la croce nelle pro-
cessioni coi lumi accesi, da alcuni
fu attribuito a s. Gio. Grisostomo,
benché il Baronio affermi essere
stato molto prima incominciato que-
sto rito nella Chiesa. In Germania
viene chiamata Hehdoìiiada Cruci'.';,
la settimana delle rogazioni, che in
essa si fanno dai cattolici. Nella pri-
mitiva Chiesa non si dipingeva, o
scolpiva Gesti ciocifisso sulla cro-
ce, ma la sola croce per condiscen-
dere alle debolezze degl' infedeli, i
quali entrando alcuna volta nelle
chiese per udire la predicazione e-
vangelica, si sarebbero scandalizzati
in veder Cristo crocifisso come un
malfattore, servendo ancora in quei
tempi la croce per supplizio dei
delinquenti. Laonde per guadagnarli
dipingevano, e rappresentavano la
croce gemmala, e adornata di vari
lavori, ponendo a pie' di essa un
agnello svenato, figura di Cristo.
CRO
Dopo Costantino il grande, po-
tendo la croce essere portata pul>
blica mente, ricevette diversi orna-
iTienti ; allora s'incominciarono a
fare croci d'argento, e d oro arric-
chite di pietre preziose, e qualche
volta d'intagli, e di cammei. Gli
argomenti di quelle rappresentazio-
ni erano sovente pagani, né erano
vietati, perchè la loro nuova ap-
plicazione si riguardava senza dub-
bio come segno del trionfo del cri-
stianesimo. L' imperatore Costanti-
no, i Pontefici Ilario, Simmaco, Ser-
gio I, Leoiìe IV ed altri fecero
formare di quelle croci, e le do-
narono alle chiese, anzi si fece-
ro persino dei reliquiari della for-
ma di croce. Vari principi do-
narono ricche e preziose croci alle
basiliche di Roma ; quindi furono
anco illuminate con gran copia di
lumi. Adriano I fece porre nel
presbiterio della basilica vaticana,
un candelliere a forma di ci'oce
contenente i38o lumi; sino agli
ultimi tempi nella detta basilica, e
nelle sere del giovedì, e venerdì
santo, avanti la confessione si ap-
pendeva una croce grande foderata
di lastra d' ottone, alta palmi tren-
tatre, e larga diciassette, con 6i8
lumi.
La croce diventò nel medio evo
il segno della brama di combattere
gì' infedeli, e gli eretici, colle guer-
re chiamate perciò Crociate [f'edi) j
i combattenti per la croce di panno
rosso che posero sulla spalla dritta
furono detti Crocesignati, o Cro-
ciati. Ciò accadde per la prima
volta nel rogS. Alcuni religiosi
presero il nome di Crociferi [Ve-
di)^ dal portare in mano, o sul
petto la Croce, come Crocifero (Fe-
di) viene appellato il porlacroce.
Quindi istituiti gli Ordini equestri,
CRO 233
r insegna e la decorazione fu la
croce. V. Croce di decorazione, al
quale articolo, ed a quelli della
Croce Stazionale e Croce Astata si
parla delle diverse forme della cro-
ce. Il disegno delia maggior parte
de'templi cristiani offre la configu-
razione della croce greca, o della
croce latina ; la forma della croce
greca però differisce da quella del-
la latina, perch' essa ha quattro
braccia eguali, mentre la seconda
ne ha uno più allungato degli altri.
Per altre notizie sulla croce, V. gli
articoli, Croce segxo ; Croce vera
o reliquia, e sue feste ; Croce a-
stata; Croce pontificia; Croce
pettorale, ed altri relativi. Della
miracolosa croce di Caravacca, città
della Spagna del regno di IMurcia,
venuta prodigiosamente dal cielo
alla presenza di un re moro, che
si convertì al cristianesimo con tut-
ta la sua corte, tratta il p. Me-
nochio nel t. I, pag. 63 o, e seg.
delle sue Stuore. Il Cancellieri nella
sua Aria eli Roma ec, pag. iSy,
riporta, che il p. generale de' ge-
suiti presentò a Benedetto XIV va-
rie croci ci' argento di Caravacca,
con due sbarre; ed a pag. 3 17,
dice del segno di tal croce, che
avea in bocca un fanciullo. Le ci-o-
ci finalmente non sono meno degne
di culto religioso delle immagini
de' santi, giacché rappresentano la
vera croce di Gesù Cristo, e l' i-
stromento della nostra salvezza, per
cui la Chiesa le ha sempre onora-
te. Per ciò che riguarda le croci
benedette, che si tengono dai fede-
li in dosso, come al collo ec; e di
quelle che appendono alle corone,
vanno letti gli articoli, Benedizio.\e
e Corona Divrizin.-VALE. Osserva l'L'-
gonio, Hist. delle Stazioni, che Si-
sto V sull" altissima torre del (^am-
2 31
CUO
pidoglio Romano, eretta da Grego-
rio Xlll, fece porre nella mano de-
stra delia statua di Roma armata,
in vece dell'asta, il vessillo della
croce qual trofeo della cristiana re-
ligione, nel luogo il più nobile del-
l' antica dominatrice del monde, ed
ora avventurosa capitale del cri-
stianesimo, e sede del vicario di
Gesù Cristo.
CROCE VERA, o Reliquia, e
delle sue feste. La croce, dopo che
Gesù Cristo figliuolo di Dio umi-
liandosi sino a lasciarsi conficcare
sopra di essa, ne fece lo stromento
della vittoria che riportò sul pec-
cato, e suir inferno, divenne la glo-
ria del cristiano. Essa è il simbolo
della sua fede, il pegno della sua
speranza, e il più possente motivo
per lui della più fervida carità, es-
sa è insomma l'emblema, e il libro
di tutte le virtù. Quanto poi Dio
si è abbassato per noi mercè l'ob-
brobrio della sua croce, tanto più
dobbiamo onorarlo appunto nella
sua croce, coU'arma della quale
Gesù Cristo ha vinto il nemico
delle anime nostre, facendoci passa-
re dalle regioni delle tenebre nel
regno della sua luce. I protestanti
disprezzano come una superstizione
il culto religioso, che rendiamo al-
la croce; e Prassea, condannato dal
Pontefice s. Vittore I dell'anno ig4j
oltre l'essere caduto in altre enormi
eresie, giunse ad asserire, che il Pa-
dre non il Figliuolo sofferta avesse
la morte della croce. La Chiesa
romana celebra due feste in ono-
re della santa croce, la prima nel
terzo giorno di maggio sotto il
nome della lìwenzione , o della
scoperta della santa croce, la secon-
da è quella della di lei esaltazio-
ne nel d'i i4 settembre: questa fe-
sta è più antica della prima.
CUv>
La festa dunque della laveìizinne
(iella ss. Croce, e del suo ritro-
vamento, fu istituita in memoria
che s. Elena madre dell'imperatore
Costantino, nell'anno 826, fece cer-
care, e trovò sotto le rovine del
monte Calvario (J^edi), la vera
croce di legno in cui era stato ap-
peso Gesù Cristo, S. Cirillo di Gè*
rnsalemme, che fu elevato a questa
sede episcopale venticinque anni do-
po, inferisce questo fatto, parlando-
ne a' suoi uditori come testimonio
oculare, e ciò confermarono i prin-
cipali santi padri, i quali sono enu-
merati dal Trombi'lli, dal Zaccaria,
e da altri. Confrontando i loro lac-
conti si vede, che i pagani aveva-
no procurato di togliere ai ciistia-
ni la notizia del luogo della sepol-
tura di Gesù Cristo. Non solo ave-
vano ammassato moltissime pietre,
e macerie; ma vi avevano fabbrica-
to sopra un tempio a Venere, ed
eretta la statua di Giove sul luo-
go, ove si era compito il mistero
della risurrezione. S. Eleua, dopo
aver fatto demolire il tempio, flì-
ce scavare una paite del Calvario,
e vi scoprì finalmente il sepolcro
di Gesù Cristo, cogli stromenti del-
la passione di lui, col Titolo della
Croce, e coi Chiodi [f^edi). Sicco-
me trovaronsi tre croci, quella del
Salvatore venne riconosciuta per un
miracolo.
La pia imperatrice ne spedi
una parte a Costantinopoli, un'al-
tra parte a Roma afìinchè fosse
collocata nella Chiesa di s. Croce in
Gerusalemme [P^ediJ. hasóò la mag-
gior parte nella chiesa, che fece
fabbricare sul santo sepolcro, e che
venne appellata basilica della santa
Croce , la chiesa del sepolcro ,
o della risurrezione. Il vescovo di
Geiusalemme s. Macario propose
Clio
l'esperimento a riconoscere la vera
croce, il cui tatto restituì pionta-
niente la sanità ad una moribonda.
S. Elena su questa ricerca avea
consultato gli abitanti di Gerusalem-
me, i quali le avevano risposto, che
se avesse l'itrovato il sepolcro a-
vrebbe rinvenuto pure gii stromen-
ti del supplizio, essendo usanza de-
gli ebrei di poire in mia fossa
presso quella ove il delinquente
era stato sepolto, tutto ciò che
avea servito ad eseguire la condan-
na, siccome oggetto di orrore, e ri-
pugnante alla vishi. La festa del-
la invenzione della ss. croce è an-
tichissima, ed è celebrata nella chie-
.sa latina, fino dal quinto, o sesto
secolo. V. i Bollandisti sotto li 3
maggio. Altri dicono, che siasi in-
trodotta nell'ottavo secolo.
Dopo che s. Elena consegnò a
s. Macario, in astuccio d'argento, la
parte più considerabile del legno
della vera croce, da ogni parte si
mossero i cristiani per venerarla.
Se ne staccarono alcuna volta dei
pezzetti, i quali si davano alle per-
sone pie, senza però che il sagro
legno andasse scemando, come rac-
conta s. Paolino nella sua lettera
a Severo, epistol. 12. S. Cirillo nel-
le sue Catechesi, 4? 10 dice, che
questo legno tagliato in pezzi era
sparso per tutta la terra; e para-
gonava questo prodigio a quello,
che operò Gesù Cristo quando nu-
drì miracolosamente cinque mila
persone nel deserto. V^. il Gretsero,
de criice lib. I cap. (^Q, e il p.
jVIenochio, il quale nelle sue Stiio-
re, t. I. p. 626, al capo LXXII
tratta : Onde sia nato, che in tan-
ti luoghi .si trovino reliquie della s.
croce di Cristo. Urbano Vili nel
if)7.9 tolse dalla basilica di s. Cio-
ce in Gerusalemme, e dalla chiesa
CRO 23)
(li s. Anastasia di Roma, alcune
particelle di questa insigne reliquia,
le collocò in una croce di argento
ornata di pietre preziose, che donò
;dla basilica vaticana, ordinando
al capitolo, che fosse mostrata al
popolo, con la sagra lancia, ed il
sudario. Il reliqiuario colla vera
croce ancora si venera e conserva
nella basilica, colle dette insigni re-
liquie, ma adesso non se ne fa più
l'oslensione, perchè ihvece si mo-
stra quella, cui andiamo a descri-
vere. Dopo che il regnante Grego-
rio XVI, ai 18 gennaio i838, donò
alla basilica due preziosi reliquiari
col legno della s. croce, stabili che
il maggiore per la grossezza del
santo legno, e per la sua prove-
nienza, si mostrasse colle due al-
tre reliquie insigni della lancia, e
volto santo, ne'giorni consueti, come
si descrisse al volume XII, pag.
240 del Dizionario. Il medesimo
Pontefice Gregorio XVI, nel 1840,
affidò alla custodia del capitolo
vaticano il grosso pezzo di legno
della vera croce, che stava nella
sagrestia pontificia, sul quale si ve-
de mirabilmente incisa da una par-
te l'immagine del Crocefisso con
quattro chiodi trafitto, e con un-
dici figure di basso rilievo, e dal-
l'altra l'immagine della b. Vergine
con otto figure di basso rilievo,, e
con caratteri ruteni. Dispose poi
il Pontefice, che tal reliquia si e-
sponesse alla pubblica venerazione
nel venerdì santo nella pontificia
cappella Sistina del palazzo aposto-
lico valicano, e sull'altare papale
della basilica di s. Pietro in alcuni
giorni dell'anno, fra'quali nelle feste
della invenzione, e della esaltazio-
ne della ss. Croce, come si dice
al volume Vili pag. Sii, e 3i3
del Dizionario. Finalmente il lo-
236 CRO
dato Gregorio XVI, nel 184?, lia
donato al seminario Gregoriano di
Belluno sua patria, un bel reliquia-
rio di argento, con un ragguarde-
vole pezzo della vera croce, e del-
la forma di questa. Tra i fasti del-
l'odierno pontificato merita regi-
strarsi il rinvenimento de'suddescrit-
ti grossi pezzi della vera croce.
La seconda festa della santa cro-
ce è quella della di lei Esaltazione
nel d'i i4 settembre. L'istituzione
è più antica di quella della festa
precedente, perchè risale al regno
di Costantino. Vi è opinione, che
sia stata stabilita l'anno 335, in
memoria della croce miracolosa-
mente apparsa a questo imperatore,
o per celebrare la scoperta, che s.
Elena sua madre avea fatto della
vera croce di Gesù Cristo. Alme-
no è certo, che i greci, ed i latini
già la solennizzarono nel quinto, o
nei primi anni del sesto secolo, e
l'avevano fissata nel giorno della
dedicazione della chiesa, che s. Ele-
na avea fatto fabbricare sul Calva-
rio. Ogni ainio in questo giorno il
vescovo di Gerusalemme montava
sopra un'alta tribuna, ed esponeva
la santa croce alla venerazione del
popolo : quindi diedesi alla festa il
nome di Esaltazione. I greci chia-
mavano questa cerimonia i misteri
sacri di Dio, per quanto riferisce
Niceforo. F. A. Tommasiuo, Trat-
tato delle feste, pag. 479? ^^ il
Baillet, Storia dì questa festa. 11
riacquisto, che si fece sotto l'impe-
ro di Eraclio, di questo stromento
di nostra salute, cioè della parte
più considerabile, la quale si custo-
diva in Gerusalemme, diede nuovo
argomento a questa festa. Cosroe
II, re di Persia, verso l'anno 611,
dopo aver superato i romani nella
guerra, che fece loro col pretesto
CRO
di vendicare l' imperatore Maurizio
e i figli, cui Foca avea fatto tru-
cidare, prese questo, e lo mise a
morte coi figli, mentre Eraclio pre-
fetto dell'Africa assunse la porpora
imperiale . Insuperbito Cosroe li
dei successi delle sue armi, le im-
piegò per .satollare la sua ambizio-
ne, e l'odio, che avea contro i cri-
stiani e i romani. Si recò a depre-
dare la Mesopotamia, e la Siria, e
prese le principali città, in uno a
Gerusalemme. Non si potrebbe im-
maginare tutti gli orrori, che com-
mise in questa ultima città. Per
Jui si trucidarono un gran nu-
mero di chierici, di monaci, di
religiose, e di vergini. I persiani
bruciarono le chiese , insieme a
quella del santo sepolcro, e ne por-
tarono via tutte le ricchezze, che
consistevano massime in vasi pre-
ziosi, e in reliquie, tra le quali e-
ravi parte della vera croce, che s.
Elena avea lasciato a Gerusalem-
me. 11 patrizio Niceta fu fortunato
di salvare, per mezzo di un amico
di Sarbazara generale persiano, la
spunga colla quale era stato pre-
sentato l'aceto al Salvatore, e la
lancia, che gli avea ferito il fianco,
o costato: queste due reliquie fu-
rono mandate a Costantinopoli. Ai
i4 settembre 61 4, fu esposta la
santa spunga nella gran chiesa del-
la capitale dell' impero, ed ai 26
ottobre la lancia. I persiani, conti-
nuando le conquiste, mossero Era-
clio a domandar nuovamente la
pace, cui fece rispondere Cosroe II:
che i romani non dove^'ano aspet-
tare pace insino a che tenessero per
Dio un uomo crocefisso da altri
uomini, e ricusassero di adorare
il sole.
Eraclio pose tutta la sua fiducia
in Gesù Cristo, la cui gloria era sj
CRO CRO 2^7
indegnamente oltraggiata, e mise in didissima, ma tutto ad un tratto
piedi un'armata per difendersi, e si sentì arrestato in modo, che gli
per allontanare la guerra dal cen- fu impossibile andare innanzi. II
tro del suo impero, la portò nella patriarca Zaccaria gli rammentò il
Persia nell'anno 62-2. Mettendosi modo, con cui ivi Gesù avea por-
alla testa dell'esercito, prese un'im- tato la croce, ed allora l'impera-
magine di Gesvi Cristo, e promise tore deponendo la corona, e le in-
ai soldati di non abbandonarli sino segne imperiali, a piedi nudi pro-
alia morte. Rapida fu la sua mar- segui la processione, e la croce fu
eia, e i vantaggi, che riportò sui posta nel luogo ov'era prima, in-
persiani, gli posero nelle mani cin- teramente intatta, giacché i persia-
quanta mila prigionieri , ai quali ni avevano lasciato illesi i sigilli ;
per compassione fu resa la libertà, indi fu aperta la reliquia, ed il
Questo atto dispose a suo favore i santo legno venne mostrato al po-
nemici, che facevano voti pel buon polo. Questo avvenimento rese più
successo delle sue armi, affine di li- celebre la festa dell' Esaltazione
berare la Persia da un tiranno, da della Croce.
tutti tenuto pel flagello del genere Leggesi in Costantino Porfìroge-
umano. Intanto, proseguendo le vit- nito la descrizione del pio cerimo-
torie di Eraclio nel 626, Costanti- niale, cui l' imperatore, la corte,
popoli corse pericolo di essere pre- il clero , e il popolo osservava-
sa dai persiani, e dagli avari, e la no nella festa dell'Esaltazione della
liberazione venne riguardata come santa croce, e in altri giorni. Inol-
miracolo della ss. Vergine. La Per- tre la chiesa greca onora ai 7 mag-
sia, occupata in gran parte dai ro- gio la memoria dell'apparizione mi-
mani, si ribellò contro Cosroe II, racolosa avvenuta nella metà del
che venne imprigionato dal suo fi- quarto secolo sotto l'impero di Co-
gli© Siroe per averlo posposto al stanzo nella città di Gerusalemme,
trono , e per giudizio di Dio morì di cui si parlò all' articolo Croce
per le mani di un figlio barbaro e (/^ <?<//), dicendosi di alcune sue pro-
snaturato. Allora Siroe conchiuse la digiose apparizioni. Nel martirolo-
pace con Eracho, mise in libertà gio romano, ai 26 febbraio, viene
Zaccaria, patriarca di Gerusalemme, descritta una quarta festa della ss,
con tutti i prigionieri, restituì le croce, propria della nazione arme-
usurpate Provincie, e tra le altre na , eh' ebbe origine dall' appari-
spoglie la vera croce, che chiusa in zione del santo legno avvenuta nel
una cassa di argento da Sarbazara monte Varagh, nell'Armenia mag-
era stata trasportata in Persia quat- giore, nell'anno 653. In questo luo-
tordici anni prima. L' imperatore go era nascosto dentro una rupe,
portò seco questa preziosa reliquia un pezzo della vera croce, che Pa-
a Costantinopoli, e nel 629 s' im- tronica, moglie di Clodio Cesare,
barcò nella primavera per la Pa- da Gerusalemme avea portato a
lestina, affine di restituirla a Gè- Pioma, da dove poi la portò in det-
rusalemme, e rendere solenni già- to luogo la santa vergine Ripsima,
zie a Dio per le sue vittorie. Egli della famiglia di Clodio, allorché
volle portar la croce sulle spalle fuggendo da Roma la persecuzione
entrando in città, con pompa splt-n- di Diocleziano, ritirossi in Armenia,
238 CRO
in cui fu !TiarfiiÌ7.7ata. Ivi la santa
nascose la reliquia dentro la rupe,
per porla al sicuro dai pagani, e
solo per tradizione ciò era noto a
quegli abitanti. Dopo molto tempo,
mentre alcuni anacoreti stavano a
recitare l'ora di terza, in una chie-
sa presso la nominata montagna ,
videro all' improvviso uno splendo-
re, ed osservarono brillare la cro-
ce, ed in pari tempo la videro,
mutamente alla popolazione, entra-
re in chiesa, e posarsi sull'altare
principale. Il sagro tempio pertan-
to fu rischiarato da luce maravi-
gliosa, e da soave odore riempito,
locchè durò sino ai vesperi. In que-
sto modo prodigioso il legno della
vera croce dal monte passò sul-
l'altare, presso il quale subito re-
caronsi il patriarca JVarsete Seinog,
ed il principe Yard-Batrich, e po-
terono persuadersi, che quello era
il santo legno chiuso nella monta-
gna dalla santa vergine Ripsima.
Per la qual cosa venne stabilita
lannua festa, in memoria del pro-
digio.
Una quinta festa della croce
si celebrava dai greci nel primo
di agosto, e questa è notata nel
martirologio con queste parole: Pri-
mo die processio venerandonwi li-
giìorum pretiosae , et vii'ifìcae,
Crucis. Abbiamo anche feste par-
ziali della croce proprie di regni,
e città, come quella istituita nella
Spagna ai i6 luglio 12 12, detta il
Trionfo della Croce, per la vitto-
ria riportata da' cristiani contro i
mori, perchè l'arcivescovo di To-
ledo fece precedere l'esercito dalla
sua croce arcivescovile. Gregorio
XI 11 approvò tal festa, di cui trat-
ta il p. Ribadineira nel suo Flot
Sniicloruni ai 16 luglio. Venerala
fu la croce anche dagli eretici,
CRO
quando si oltraggiarono le sagro
immagini : anzi osserva il Bernini,
Storia delle eresie pag. 269, che
avendo Costantino Copronimo fat-
te bruciare in Costantinopoli tutte
le sagre immagini, i vescovi adu-
latori in tal occasione giurarono
sopra il santo legno della croce,
unitamente con l'Eucaristia, e con
gli evangeli! , con aperta cecità e
contraddizione, giacché mentre con-
dannavano in conciliabolo le im-
magini di Gesù Cristo, onoravano
poi una croce d'oro, o di argento,
per relazione al medesimo.
Alla croce nel venerd'i santo si fa la
genuflessione con ambe le ginocchia,
per riverenza al mistero operato in
essa; questa genuflessione però col-
le due ginocchia, si fa in tal gior-
no soltanto nella trina adorazione,
perchè la Chiesa in detto giorno
vuole venerata la santa croce con
culto in modo speciale. P^. il Bel-
larmino lib. II, de ininiag. cap.
XX, ed il p. Perrone t. IV, cap. VI,
de Cnice. L'adorazione della croce
si faceva in Costantinopoli per tre
giorni nella settimana santa , espo-
nendosi nel tempio di s. Sofia un
pezzo del santo legno. Nel primo
giorno era adorato dall'imperatore,
e da tutti i laici ; nel secondo gior-
no dall' imperatrice, e da tutte le
donne ; nel terzo dal patriarca, e
dal clero. IMentre stava in detti
giorni esposto il santo legno, la ba-
silica riempivasi di soavissimo odo-
re, anzi tramandava un prezioso
liquore, che guariva diverse infer-
mità, come narra il Baronio all'an-
no 633. Di tale liquore fa men-
zione il Papa s. Gregorio 1, 1. 7
ep., il quale ringraziò Leonzio, per
averglielo mandato, e lo chiamò
Oleum Crucis. Inoltre i greci nella
terza domenica di quaresima, con
CRO
moka solenuità fnnno l'adorazione
della croce, volendo, come dice
Triodio, colla vista di questa ani-
male i fedeli già lassi e stanchi, a
continuare l' incominciato digiuno
quaresimale . li Boccadoro però,
Homil. de venerai . chic, ne asse-
gna altra ragione. In Gerusalemme
tre volte ali anno si esponeva la
ss. croce alla pubblica adorazione,
mostrandola il vescovo dal sas-ra-
vio, nella terza domenica di quare-
sima, nel giorno di Pasqua, e nel-
la festa dell' esaltazione.
Ecco l'ordine della adorazione
della croce, nella cappella Ponti-
fìcia. Prima la fa il Papa, poi il
Cardinal decano avente a destra il
Cardinal celebrante, il Cardinal sot-
to decano, e gli altri Cardinali due
a due; i patriarchi, arcivescovi, e
vescovi assistenti al soglio. Questi
ultimi vanno in questo luogo, per-
chè il primo di essi funziona col
reggere al Papa il libro, altrimenti
non essendo essi in paramenti sa-
gri , dovrebbero incedere dopo il
prelato maggiordomo, come fanno
quando il Papa \'a dalla sagrestia
in cappella, sì nel palazzo aposto-
lico, che nelle chiese di Roma. Suc-
cedono a venerare la croce, il go-
vernatore di Roma, col principe as-
sistente al soglio, r uditore della
camera, il tesoriere, e il maesior-
domo, i vescovi non assistenti, i
protonotari apostolici, il commen-
datore di s. Spinto, e gli altri ab-
bati generali , il senatore, ed i con-
servatori di Roma , col priore dei
capo-rioni , il maestro del sagro
ospizio, gli uditori di rota, compre-
.<;o l'uditore ministro della mitra,
col p. maestro del sagro palazzo, i
chierici di camera, i votanti tli se-
gnatura, gli abbreviatori di parco
niaggioie, i ministri sagri, cioè il
CRO 2 3«)
prete assistente al celebrante, il dia-
cono, e il suddiacono della cappel-
la pontificia ; i maestri delle ceri-
monie pontificie, i camerieri segreti
partecipanti, quelli soprannumerai'i,
e di onore in abito paonazzo, gli av-
vocati concistoriali, i cappellani segre-
ti e d' onore, i chierici segreti, i cap-
pellani comuni, gli ajutanti di camera
(qui andavano! camerieri ex/reprima
che fossero nuniti coi bussolanti),
i bussolanti, i procuratoli genera-
li degli Ordini religiosi, il p. pre-
dicatore apostolico, col p. confesso-
re della famiglia pontificia, i pi'o-
curatori di collegio, i cantori della
cappella pontificia, il p. sotto sa-
grista , coi chierici della cappella
stessa, gli accoliti ceroferari cap-
pellani comuni (qui andavano gli
scudieri prima che fossero uniti ai
bussolanti), i caudatari dei Cardina-
li, e pel primo quello del Cardinal
celebi"ante, i maestri ostiarj virga
rubea, i cursori pontifici, i mazzie-
ri del Papa, e per ultimo, se si
ammettono, i forestieri distinti, i
quali entrano nel presbiterio per
r ingresso delle quadrature de'ban-
chi de'Cardinali.
Tutti i sopraddetti debbono re-
carsi ad adorare la croce, e ba-
ciarla , premesse tre genuflessio-
ni con ambedue le ginocchia, e
siccome il genuflettere avanti la
ss. croce in questo giorno utroque
gemi, è solo proprio dell' atto delle
adorazioni, dovendosi prima, o do-
po tal funzione passare innanzi la
ss. Croce, si genufletterà con un
solo ginocchio, tanto se la persona
abbia fatta l'adorazione, quanto se
non l'abbia fatta. In fatti, quando
il celebrante ha collocato nel mez-
zo del presbitcìio la croce, nel par-
tire deve genuflettere unico genu :
deposte quindi le scarpe, torna in
24o CRO
mezzo per la trina adorazione, ed
allora genuflette utroque genu. Si-
inilmentej terminata l'adorazione,
il diacono va a prendere la croce
per riportarla all'altare, ed in que-
sta circostanza gt-nuflette um'co ge-
nu. Di più dinante ancora l'adora-
zione della croce, il medesimo dia-
cono dalla credenza porta la borsa
all'altare, e passando innanzi la
croce genuflette non utroque, ma
unico genu j altrettanto fa l'aiutan-
te di camera del Papa, quando dal
cerimoniere è invitato a levare le
scarpe al Papa, che deve recarsi
all'adorazione della croce, nel pas-
sar avanti ad essa, come nel ripas-
sare ritornando al suo posto. Ma
delle cerimonie per l'adorazione del-
la croce , delle ofl'crte che ad essa
si fanno, e di altre analoghe eru-
dizioni, va letto quanto si dice alla
pag. 3o8 e seg. del volume Vili
del Dizionario. Noteremo, che ivi
dicemmo avere il regnante Ponte-
fice ristabilito l'uso antico dell'espo-
sizione della vera croce, rito che
l'annalista Pdnaldi all'an. 3f)7, nuni.
IO, dice originato da quella, che
in detto tempo csponevasi in Ge-
rusalemme. Lo stesso praticarono in
appresso le chiese, che possedevano
tali insigni reliquie, e le altre espo-
sero invece le immagini del Croce-
fisso.
In quanto alla forma della vera
croce, varie furono le opinioni, ma
la più abbracciata è quella della
forma comune, che consiste in due
pezzi di legno uniti, per traverso
l'uno all'altro, essendo uno di essi più
corto, e fermato vicino alla estremità
supeiiore. 11 ÌMacri parla di tre forme
di croce. La croce decussata era
(juella fatta con due legni eguali
posti a traverso in questa forma
X : la croce comniissa era compo-
CRO
sta di wxì legno traverso corto, pò- jd
sto sopra un legno più lungo, in "
questa maniera T : la croce inimis-
sa da ultimo era formata di un
legno lungo, che sovrapposto all'al-
tro più corto sopra vvanza va un
poco dalla parte di sopra con que-
sta figura -|- , la quale è la forma
ordinaria della croce per essere
stato in questo modo crocifisso il
Salvatore, secondo la più comune
opinione. Condannato l'apostolo s.
Pietro al supplicio della croceflssio-
no, per grazia de* manigoldi venne
crocifìsso colla testa all' ingiù, come
egli avea domandato, riputandosi
indegno di essere posto in croce,
come il suo divin maestro Gesù.
f^. s. Girolamo de vir. illustr. cap.
I ; e Origene appresso Eusebio lib.
3, cap. I. Abbiamo di s. Andrea
apostolo, che, dopo aver predicato
il vangelo nella Tracia, e nella
Scizia, fu messo in prigione, poi
crudelmente flagellato, e per ultimo
posto in croce fatta con due legni
a traveiso, crux decussata. V. Pom-
peo Sarnelli, Lett. Eccl. t. X, p.
4, lettera II, Della croce del glo-
rioso s. Andrea, e di altre diverse
forme di croci. La crocefissione col
capo all' ingiù, e co' piedi sollevati
in alto era la più ignominiosa, e
di maggior tormento, come osserva
il p. Mamachi, De' cosi, de' primi
cristiani, t. I, p. 264 e seg., ove
riporta la figura di diverse croci,
nelle quali furono fatti morire i
confessori della fede. Il p. Meno-
chio, nel t. II delle Sluore alla
pag. 667 e seg. , tratta di alcuni
gran personaggi, che finirono mise-
ramente la vita, con essere confitti
in croce; e del grande numero dei
giudei , che col medesimo supplicio
furono fatti morire dopo la morte
del Redentore.
CRO
Sulla qualità del legno della ve-
ra croce molte sono le opinioni.
Alcuni vogliono che fosse di cipres-
so, altii di cedro, altri di pino, ov-
veio di bosso, di nardo, di olivo,
di palina, o di quercia. Dicesi pure,
che fosse alta da quindici piedi, e
che le braccia fossero lunghe da
sette ad otto piedi : niente però
avvi di sicuro. Alcuni dissero, che
un legno spoigeva in fuori per
sostegno de' piedi , ed altri , che
un grosso cavicchio era piantato
alla metà dell' altezza della croce,
sul quale il paziente era come a
cavallo, aftinché il peso del corpo
non isvellesse le mani. Sulle altre
questioni del numero dei chiodi,
co'quali fu crocefisso in croce Gesù,
si può leggere 1' articolo Ciuodi
{^Pedi). Dei crocefissi aventi sotto
i piedi una testa di morto, inchio-
data sulla croce, è a vedersi l'ar-
ticolo Crocefisso {^P edi). Va no-
tato che non mancano autori, i
quali asseriscono , essere la vera
croce composta di tre, o di quat-
tro specie di legno. La Glossa
della Clementina prima de Summa
Trinitale, dice che la croce di Cri-
sto fu di quattro sorte di legno,
cioè che lo stipile era di cedro, il
tronco per lungo di palma, il le-
gno traverso di cipresso, la tavola
di sopra di ulivo. S. Gio. Grisostomo,
Orat. de ven. Crucis, Alessandro mo-
naco, e Beda nelle Collettan.ee, affer-
mano che la croce era di quattro
specie d' alberi, vale a dire di ci-
presso, cedro, pino, e bosso : che di
cipresso era quella parte, la quale
era nella terra fino alla tavola dei
piedi; di pino il rimanente della lun-
ghezza ; di cedro il legno traverso;
e di bosso quella tavoletta sopra
la testa, ov' era scritto il titolo. S.
Girolamo, in conferma di ciò, ri-
voL. xvni.
CRO ^. i I
porta le parole d'Isaia 60, i3. 11
Sarnelli, t. V, p. 76, e seg. nella
lett. XXXIX, Di qual legno fosse
quello della s. Croce di Cristo ^ o-
pina non essere pi'obabile che tante
fossero le sorte di legni, e che esse
piuttosto debbonsi prendere in senso
mistico. Il Ciacconio, de lignis ss.
Crucis, dice che, avendo confron-
tato le diverse specie de' legni, con
quello della vera croce, gli sembra
essere stato di quercia. Anche il p.
Menochio, Siuore, t. I, p. 623, cap.
LXX, Di qual sorte di legno fosse
fabbricata la croce di Cristo, dice
non essere probabile, che i croce-
fìssori cercassero, o adoperassero
tante varietà di legni per fare la
croce di Cristo, o degli altri, i qua-
li crocefiggevcuio ; riporta le diver-
se opinioni massime del Ciacconio,
e del Gretsero, 1. I de cruce, ca-
pit. 5 , et 7 , conchiudendo non
potersi affatto stabilire la qualità
del legno della vera croce. Innu-
merabili poi sono i miracoli operati
in virtù di s'i santo e venerabile
legno. P\ Carlo Bartolomeo Piazza,
Emerologio di Roma, pag. 582, e
seg. della venerazione del legno
della Ss. Croce ; e l' annalista R.i-
naldi, che negli annali ne riporta
parecchi esempli, dicendoci ali anno
566 num. 35, che in occasione dei
prodigi operati da quel pezzo, che
la regina di Francia s. Piadegonda
ottenne dall' imperatore Giustino II,
Venanzio Fortunato compose il bel-
lo e nobile inno, cui la Chiesa so-
vente canta :
Vexilla regis prodeunt,
Fulget crucis mysterium etc.
e r altro :
Pangc, lingua, gloriosi,
Praeliuni ccrtaniinis etc, con
altri ancora.
16
242 CRO
CROCE SEGNO. Questo è un
breve atto, o professione di fede
del cristiano, allorquando pronunzia
le parole In nome del Padre, e
del Figliuolo, e dello Spirito Santo,
parole che proferì Gesù Cristo
quando istituì il battesimo, di cui
i primi fedeli contrassero tosto la
consuetudine. Fra le cerimonie re-
ligiose , che furono tenute nella
Chiesa sino dal suo nascere, non
ve n'ebbe mai di più sacra, né di
più spesso usata, sia negli eserci-
zi della religione, sia nelle parti-
colari ordinarie azioni della vita,
quanto il segno della croce. Que-
sto si forma sopra di noi median-
te il movimento della mano de-
stra, che esprime la figura appunto
di una croce, recandocela alla fron-
te, poi al petto, alla spalla sinistra,
ed indi alla destra, per denotare
che mediante la croce siamo pas-
sati dalle miserie alla felicità, come
spiega il INIacri. Altre volte solevasi
toccare la spalla destra prima della
sinistra; e solo perchè la mano
destra, che serve a formare il segno
della croce, si porta prima, e più
naturalmente alla parte sinistra, vie-
ne essa oggidì toccala per la prima.
In fatti Innocenzo III insegnava do-
versi fare dalla destra alla sinistra,
per significare la predicazione del
Salvatore, che dal giudaismo pas-
sò al gentilesimo. I sacerdoti fan-
no spesso il segno della croce nella
celebrazione de'santi misteri, e nel-
l'amministrazione de'sagramenti. Si
dà la benedizione facendo il segno
della croce, e col ss. sagramento,
sia racchiuso nell'ostensorio, che
nella pisside , e si dà ancora con
qualche stromento benedetto, con
reliquia, o sagra immagine, o so-
lamente colla mano. 1^. Benedizio-
ne. I vescovi, e gli abbati mitrati
CRO
ne'pontìficali fanno il triplice segno
della croce; ma li semplici sacerdo-
ti dopo s. Pio V nelle sole messe
cantate benedicevano il popolo con
tre segni di croce, finche Clemente
VIII ne prescrisse un solo.
Prima di proseguire a parlare
del segno salutare della croce, ol-
tre quanto abbiamo detto al ci-
talo articolo. Benedizione, brevemen-
te qui accenneremo, che dapprima
la benedizione si diede coli attuai
imposizione delle mani, come scri-
ve il Cotelerio, nel cap. g, lib. 8
delle constitul. apostolic, e quindi
a cagione di dover benedire molli
cristiani, s'introdusse la sola esten-
sione della mano nell'atto di pro-
ferire le suddette parole della be-
nedizione, detta bene spesso saluto,
senza accompagnarla talora, secondo
l'opinione di Rainaudo t. i6 Hetero-
clit. pag. 2 11, col segno della croce,
la quale estensione di mano continuò
tuttavolta a chiamarsi presso dei
greci chirotonìa, cioè imposizione
delle mani. Quando i sacerdoti in
quella l'eligiosa azione incomincia-
rono a tenere ritti alcuni diti del-
la mano, per avviso del Bonarroti
ne'suoi Pietri antichi, tav. io, i i,
12, e i3 fig. I, essi pensarono di
imitare un certo gesto simile, che
presso i gentili, e presso il comune
degli altri uomini si praticava per
annunciarsi, salutandosi vicendevol-
mente, e facendosi lieti auguri di
felicità; e perciò con tal gesto si
vede nelle pitture de'cristiani non
solamente la mano significante Id-
dio, ma le mani di altre persone
ecclesiastiche. E che egli fosse comu-
ne di tutti, ben si ravvisa negli anti-
chi monumenti, ne' quali si osser-
vano spesso gli oratori, i filosofi, e
i poeti colla mano distesa, e colle
dita accomodale, nel modo slesso
4
CRO
che viene adoperato dai nostri sa-
cerdoti nel benedire. Essendo poi
questo il gesto di coloro che salu-
tavano, gli oratori se ne serviva-
no al principio delle loro orazio-
ni, come dice Apulcjo nel secon-
do delle Metamorfosi: » ac si ag-
« geratis in camulum strangulis, et
-•> effultus in cubi tu m 5 subrectusque
:■> in torum, porrigit dexteram, et
»j ad instar oratorum conformat arti-
» culum, duobusqueinfimis conclusis
'» digitis, ceteros eminentes porrigit,
« et infesto pollice clementer sub-
»> rigens infit ". Questo gesto fu
anche variato in parte, e ridotto
quasi all'uso della benedizione dei
greci, come si vede da Quintiliano,
Inslit. orat. lib, II cap. 3, Ma,
senza ricorrere al rito civile de'gen-
tili, sembra più agevole il credere
che intendessero i sacerdoti cristia-
ni d'imitare ciò, che si legge di
Gesù Cristo, il quale nell'atto di
ascendere al cielo, eltvnlis manibus
suis benedixit cis, s. Luca cap. 24
vers. 5o; e volendo simboleggiare
in quell'atto la ss. Trinità, dalla
quale ogni bene discende, costuma-
rono di tenere ritte tre dita. Quale
sia il significato delle dita presso
j greci nel benedire, veggasi nel
Hierolexicon del Macri, verbo Crux,
e nel citato articolo Benedizione.
SuH'egual uso de' certosini , nelle
loro costituzioni al capo i4 si leg-
ge: » Quoties autem signum Cru-
»> cis faci m US super nos, si ve alios,
" tribus digitis dexlerae manus, sci-
j' licet pollice, indice, et medio ex-
» tensis, et simul junctis, reliquis
»' duobus digitis contractis illud fa-
»» cimus ". F". il Fivizzani De ritu
ss. Crucis pag. 106, e 137.
L'uso del segno della croce è per-
tanto della prima antichità. Il Ri-
naldi all' anno 66 num. 6, dice ,
CRO 243
essere tradizione apostolica, che i
fedeli, sino dal nascere della Chie-
sa, facessero colla mano il segno
della croce, tanto sopra le cose sa-
gre, quanto sopra le altre che be-
nedicevano, e principalmente con-
tro i demoni . Quindi riporta i
mirabili, e prodigiosi effetti operati
con questo segno, e dice che i fe-
deli erano usati segnarsi la fronte
col segno della croce quando nel
simbolo pronunziavano le parole,
carnis resurreclionem. I cristiani
già nel secondo secolo avevano a-
dottato il pio costume in ogni sor-
te d'incontri di fare il segno della
croce per distinguersi tra loro, per
salutarsi, per santificarsi, mostrando
con ciò che non avevano vergogna
di essere seguaci di Gesù Cristo
crocefisso. Da allora in poi questo
segno salutare costantemente fu sem-
pre considerato il contrassegno di-
stintivo de' cristiani, il compendio
della loro fede, delle loro preghie-
re, e delle loro benedizioni, e prin-
cipalmente il terrore del demonio.
Che i primi cristiani si consagrasse-
ro a Dio, e ne implorassero l'as-
sistenza in tutte le ore facendosi
sulla fronte il segno della croce,
ovvero sul petto, e su tutto il cor-
po, ce ne fanno testimonianza i più
antichi scrittori della Chiesa. Tertul-
liano, che fra tutti i padri latini fu il
più vicino ai tempi degli apostoli. De
or adone, così si esprime: » Ad ogni
« passo che facciamo, cioè quando
» usciamo di casa, o vi entriamo;
" quando e' indossiamo le vesti , o
w ci calziamo i piedi ; quando ci le-
" viamo, o ci mettiamo a tavola
» (/^. Benedicite), quando accen-
" diamo il fuoco, e le nostre lam-
» padi, o andiamo a coricarci ; in
'• una parola in tutte le azioni, in
>, tutti gli intertenimcnti, noi co-
244 CRO
jj minciamo dal fnrci il segno della
» croce, che imprimiamo sulla no-
« stra bocca, sui nostri occhi, sul
« nostro cuore, sulla nostra fronte.
-•> Volete sapere chi ci abbia inse-
-■• gnato questa pratica, e parecchie
« altre somiglianti? Nulla troviamo
» ne' libri santi che vi ci obblighi ;
j> ma ella deve la sua origine alla
« tradizione, l'uso la confermò, la
'» pietà dei fedeli la mantenne si-
-•» no ai nostri giorni." Lo stesso
autore, De corona milit. e. 2, p.
102, pur ci dice: « che i cristiani
» pregano sovente colle braccia a-
» perte, e stese in forma di croce,
'» con voce bassa, come uomini che
» osano appena parlare, e cogli oc-
>» chi inchinati a terra."
Si è sempre mantenuta la stessa
divozione, e l'uso del segno della cro-
ce fu sempre dei paii frerpiente
presso i greci e i cristiani di orien-
te, quantunque lontani fossero dai
luoghi conosciuti, benché sembras-
sero selvaggi per lingua, per mas-
sime, e per costumi. Di ciò, e di
quanto si praticava nella chiesa gre-
ca, abbiamo a testimonio, e ce ne fa
fede s. Cirillo di Gerusalemme prima
catechista, poi arcivescovo di quella
città, che fioriva sotto i due primi
imperatori cristiani. Nella Catech. IV,
n. I o, in una istruzione ai catecumeni
per disporli al battesimo, egli diceva :
« Guardiamoci bene di vergognar-
" ci della croce del Salvatore del
" mondo. Se vi ha alcuno, che non
» osi onorarla in pubblico , non
» io imitate, ma formatevela, e
» portatela scolpita sulla vostra
'» fronte. Alla vista di questo ves-
'» siilo, fuggiranno lungi da voi
" que' demoni, percossi di terrore.
>y Usate di questo segno adorabile,
>'- sia che beviate, sia che mansria-
« te, o nel coricarvi a letto per
CRO
>» pigliare il suono, cai risveglinr-
" vi. o mettendovi in viaggio, u
» conversando, in una parola in
" tuttociò che vi mettete a fare''.
Altrettanto con una eloquenza pie-
na di fuoco, e con un cuore tutto
acceso di zelo parla del segno della
croce s. Efrem, il dottore più an-
tico, e più illustre della Siria : de.
Panoplia, seu annalura spintualì,
p. 3Ò9 edit. nov. vatic. Il Cardi-
nal Bona, De divina psalniod. cap.
16, dice : »> La croce è il sigillo
" del Signore; essa sulla fronte del
" cristiano è quanto la circoncisio-
« ne del giudeo ; essa è la .scala
» per la quale si sale diritto al
» paradiso; dà la vita, libera dalla
« morte, conduce alla virtù, impe-
" disce la corruzione del fedele,
>' estingue il fuoco delle passioni,
" apre il cielo, ec." Origene nei
trattati sopra Ezechiello t. I, cap.
X, parlando della lettera Tau, del-
la quale fa menzione il profeta,
dice ch'ella è figura della croce, e
vaticinio di quel segno, ch'è in uso
appresso i cristiani, e si forma nel-
la fronte, il che fanno tutti i fedeli
qualunque volta imprendono qual-
che opera o lavoro. Così il Mama-
chi, toni. II De'costunii de' primi
cristiani.
I cristiani opponevano questo ve-
nerabile segno a tutte le supersti-
zioni dei pagani: fu pur sempre
costumanza de' cristiani di comincia-
re, e finire le orazioni col segfio
della croce, e di ripeterlo spessissimo
nella celebrazione de' santi sagrificii.
Sulle croci, che il sacerdote fa nel-
la messa, massime dopo la consa-
grazione, V. il Sarneili, e l'articolo
Messa. Sempre pure vengono ripe-
tute nelle diverse consagrazioni, ne-
gli esorcismi, nei sagramenti, e in
tutte le sagre cerimonie, e funzioni
I
CRO
ecclesiastiche. Neil' insegnarci i pa-
dri, che r unzione del battesimo, e
quella della confermazione si fanno
in forma di croce sulla fronte del
battezzato, ci attestano altresì, che
col segno della santa croce si ope-
rarono innumerabili miracoli, per-
chè questo segno sempre è stato
eflìcacissimo per cacciare i demonii,
e tutti i prestigli nelle cerimonie
magiche de' pagani. V. Lattanzio,
1. 4j c. 27 Divin. Instit ; de Blor-
tìb. persec. e. io. Se la Chiesa re-
plica di continuo il segno della cro-
ce, nel santo sagriflcio delia messa,
neir amministrazione de'sagiamenti,
nelle benedizioni, in tutto in somma
il culto esteriore, è per insegnarci,
e convincerci, che nessuna pratica,
0 cerimonia può pnjdurre alcun
effetto, se non in virtù de' meriti,
e della morte di Gesù Cristo; che
tutte le grazie di Dio ci vengono
in contemplazione dei patimenti di
questo divino Salvatore, e del san-
gue che sparse per noi sulla croce.
1 greci in tutte le loro liturgie, i
maroniti in quelle che portano il
nome di caldaiche, e in generale
gli altri cristiani orientali ripetono il
segno della croce più sovente che i
latini : queste liturgie sono state
stese sui modelli fatti e lasciati per
regola dagli apostoli, a ciascuna
delle chiese da loro fondate ; e tut-
te malgrado i diversi fondatori ,
o gli autori, che le hanno dettate,
sono uniformi tra loro nell' uso
frequente del seguo della croce,
non altrimenti che sulle parti essen-
ziali del sagriflcio, il che piova e-
videntemente essere elleno d' istitu-
zione, e di diritto apostolico.
Le terme di Diocleziano in Ro-
ma furono fabbricate colle mani di
qiiiiranta mila cristiani, che poi sof-
iiuouo il martirio. Essi per tcsti-
C R O 245
monlo della loro fede, nei diversi
mattoni che cuocevano, e nelle pie-
tre che segnavano, scolpùono il se-
gno della croce, senza che i gentili
se ne accorgessero. Presso i cofti,
ed altri cristiani orientali, vi fu il
costume di imprimere con un fer-
ro caldo il segno della croce sulla
fronte de' fanciulli, o su altra parte
del volto, ed il Bernardi dice, che
ciò facevano, perchè i maomettani
rapivano ad essi di frequente i fi-
gli per farli schiavi, e per allevarli
ueir islamismo; ma essendo essi fie-
li nemici della croce, non volevano
fanciulli o schiavi che avessero im-
presso sulla fronte, o sul volto que-
sto segno, per cui li rilasciavano.
Tra i vari segni adoperati dagli
antichi, nel supplicare, o chiedere
perdono, fu molto in uso quello
della croce, come può vedersi nel
Du-Cange, verbo, Crucem hajulare.
Il Giuratori, t. 11, col. 33o, antuju.
ital. dice, che fu pur frequente il
supplicar colla fune o capestro al
collo. Sui pili àeW Acqua benedetta
(f^edij, presso le porte delle chie-
se, neir ingresso delle quali i cri-
stiani fanno il segno della croce
colla detta acqua, si vegga il p.
Lupi, Dissertazioni t. i . p. 486
seg.
Sulla croce, con cui il cristiano
segna sé stesso, e le altre cose,
si consulti il citato Sarnelli nella
lettera XVI del tomo \ I. Questo
dotto prelato parla del segno di
croce in luo"0 della sottoscrizio-
ne, nel tomo If, pag. 36, aven-
do scritto la lettera XIV, per que-
sto argomento : iSe quelli che nelle
scritture antiche sì trovano sotto-
scrìtti col segno della croce di loro
mano , sapevano scrivere, o no.
Quindi riporta varii esempii di sot-
toscrizioni : sigiiuni ^ factum per
246 CRO
vianiim supradicd Petri Cuanlien-
si episcopi : signiirn ^ factum per
manum LepaUli ahbatis : signiini
•tjf Milonìs archiepiscopi j come
ancora ne ripoi'ta di canonici, di
conti, ec. col segno della croce sot-
toscritti, notando essere tuttora in
uso, che i vescovi facciano prece-
dere il segno ■»|f avanti la loro sot-
toscrizione, ciò che praticano i Car-
dinali ancora quando sottoscrivono
le bolle, come quelle della Canoniz-
zazione {^J^eili). Conchiude il Sar-
nelli, che antichissimo è l' uso di
sottoscriversi col solo segno -i^ , e
ciò può aver avuto origine per da-
re maggior forza a quanto si do-
veva convenire colla sottoscrizione,
facendo di propria mano il santo
segno della croce. Talvolta solevasi
aggiugnere alla -tjf il proprio no-
me, e sebbene lo fosse senza, il nota-
re suppliva al difetto delle perso-
ne, che avevano segnata la croce,
nominandole nel rogito. Il Borgia,
Memorie storiche di Benevento t.
Ili, p. XXVIII, tratta del segno
della croce nelle sottoscrizioni. Usa-
no gì' illetterati, che debbono sot-
toscrivere alcuna carta od atto le-
gale, in presenza de'testimoiii, se-
gnare una linea a traverso di altra,
colla quale si forma il segno delia
croce, ciò che dicesi spaccare la
Croce, e con questo suppliscono al-
le sottoscrizioni, quando non sanno
scrivere. Tal ripiego probabilmente
venne adottato per la venerazione,
che devesi al salutare segno di no-
stra salute eterna, e per approvare
solennemente quanto eoa esso si
viene ad autenticare contenuto nel-
l' atto, o nella scrittura. Il conci-
lio di Chelchyt, tenuto ncH'SiS,
prescrive, che ogni giudizio, o atto
confermato col sogno della croce,
debba essere inviolabilmente osser-
CRO il
vato, e che questo sagro segno do-
vevasi riguardare come un giura-
mento. Il citato Berlendi, Delle obla-
zioni, p. 263, riporta alcuni esem-
pi di sottoscrizioni di croci in luo-
go del nome, ed uno composto di
sette croci, ed altri di persone illet-
terate del XII secolo, che per non
saper scrivere fecero il segno di
croce. All'articolo Cristo, ed all'ar-
ticolo Diploma, dicemmo del mono-
gramma di sì adorato nome usato
nelle sottoscrizioni.
Il prelato Marini, nella sua di-
plomatica pontificia 3 a pag. 4^'>
parlando del monogramma del
nome dice che sembra essere stato
riservato ai principi secolari o lai-
ci, e fu introdotto non a maggior
onore di chi sottoscriveva , ma
per supplire all' ignoranza di chi
non sapeva scrivere. Quindi raccon-
ta, che molli principi furono illet-
terati, che lo furono Clodoveo, e
Nantichilde sua madre, Giustino
imperatore di oriente, Teodorico
re degli ostrogoti, Witredo re di
Rent, Tassilone duca di Baviera,
e per un tempo lo stesso Carlo
Magno, nonché lauti altri gran si-
gnori, e principi de' bassi tempi,
ne' quali quasi può dirsi, che po-
chissimi sapessero scrivere. Anche
il clero allora non era tutto dotto,
come lo era stato, e lo fu dappoi,
meno qualcuno che fiorì ne' secoli
bai'barici. Stefano, e Zotico preti
e superiori di monisteri, nel quin-
to concilio generale di Costantino-
poli ne sottoscrissero gli atti, l'uno
colla mano di un diacono, l'altro
con quella d'un prete; e Quinzio
sottoscrisse per Paolino vescovo
Giurense literas nesciente ^n^Wn con-
ferenza dei cattolici coi duualisli.
Altri esempi di vescovi, che non
sapevano scrivere, si leggono in
CRO
Mabillon, Storia diplomai, llb. 2,
cap. 2r, p. 164, e nel Fonlanini,
nelle Findicie degli antichi diplo-
mi, Jib. 1, cnp. 3, Quindi anche
da ciò può essere derivato l'uso di
porre la croce per soscrizione, con-
tinuato dagl'illetterati, e dai vesco-
vi in venerazione del segno, e in
sequela dell'antica consuetudine.
CRO 247
sero i demoni dai luoghi che oc-
cnpavafio, sia che risanassero gli
infermi, sia che risuscitassero i
morti. S. Gio. Crisostomo, t. JI, p,
387, appellava il segno della croce,
nostra difesa contro tutti i pericoli,
e nostro rimedio in tutte le malat-
tie ; e queste espressioni si trovano
sovente negli altri padri. Nel pon-
Innumerabili poi sono le virtù tifìcato di s. Gregorio I Magno, pa
del segno della croce, che dalla recchi abitanti di Roma moriva-
Chiesa fu sempre praticato, come no nello sbadigliare, ma il Pontefice
un'eccellente preghiera per doman- avendo ordinato, che si facessero
dare le benedizioni del Padre ce- delle croci sulla bocca, subito ces-
Jeste, pei meriti di Gesìi Cristo snrono le morti subitanee. Da ciò
crocefisso , Questo segno venne ebbe principio l'uso di segnarsi colla
Sempre riguardato come una con- croce sulla labbra allorché si sba-
sagrazione, che noi facciamo a Dio diglia. L' Amalario tratta dell' an-
delle anime nostre, e come uno
strumento, che ci dà una forza di-
vina contro i nemici sì visibili, che
invisibili di esse. I martiri poneva-
no in esso tutta la loro fiducia,
e nel R.uinart, Ada sincera, se ne
leggono moltissimi esempli. In tutti
i tempi i santi opposero la croce
alle tentazioni del nemico di nostra
salute, con intiera fidanza in esso.
tico rito di segnarsi la fronte ,
la bocca, ed il petto, alla reci-
ta del vangelo. V. Martino Eisen-
greim. De crucis frequenti apud
veteres in se signandi usu, Ingolsta-
dii, 1572; Christ. Wilduogelius
de venerabil. signo crucis, Jenae
1690; et schediasmae de venerabi-
li signo crucis, Jenae i733; Nic.
Col li n. Traile da signe de la croix.
S. Atanasio, lib. Z>e //ectìtr/zaf. Verbi, fail de la niain, Paris l'j'jS; Let-
n. 47, p- 88, t. r, dice: » Tutti
'> gli artifizi, e tutte le scaltrezze
» del demonio ne sono svergogna-
»> te ; tutti i disegni eh' egli fa
" contro di noi vengono frastorna-
»> ti, tosto che noi gli opponiamo
" il segno della croce. " Egli inol-
tre racconta, nella vita di s. Anto-
nio, che con questo solo segno il
santo anacoreta bandiva tutti gli
spettri, e tutte le fantasme, cui il
demonio gli metteva davanti, per
tormentarlo e turbarlo. I santi, che
tre sur le signe de la croix, dans
le t. Qj du Journ. Eccl. de Dino-
vart, p. 23i; Theod. Bonamici, <fe
religione, et modo s. signum no-
strae religionis formandi, Bononiae
1620; Christ. Ludov. Scachter ,
cxercìtatio historico-antiquaria de
cruce, apudjudaeos, christianos, et
gentiles signo salutis, Halae, Magd.
1733; De Boucliè, Lettre sur le
sigile de la croix.
CR.OCE Pettorale. Questa è
una croce di oro, di argento, di
dopo Gesù Cristo ebbero il dono altro metallo, ornata talvolta di pie-
dei miracoli, non lo esercitavano tre preziose, che il Papa, i vescovi
pressoché mai senza far uso del se- Cardinali (quelli però dell'ordine
gno della croce,, sia che esorcizzas- de'preli solo l'assumono quando si
sero gì' indemoniati, sia che caccias- vestono de' sagri paramenti, ma se
248 CRO
sono insigniti (Iti carattere vescovi-
le r usano ortliuarianiente sotto la
mantelletta , mentre i Cardinali
vescovi suburbicari la portano pu-
re ordinariamente, o sulla man-
telletta, o sulla mozzetta ), i pa-
triarchi, gli arcivescovi, i vescovi,
gli abbati regolari, e mitrati, ed
anche le badesse portano appesa al
collo, ed è uno dei segni della lo-
ro dignità. Per privilegio pontificio
portano la croce pendente dal collo
anche alcuni canonici di parecchie
cattedrali, e chiese insigni, non che
qualche ecclesiastico costituito in
dignità. Di due specie sono le croci,
o crocette pettorali, una che si usa
nelle vesti ordinarie , e 1' altra
nella celebrazione de'pontifìcali. Del-
la prima non si parla nel ce-
rimoniale de' vescovi ristampato sot-
to Innocenzo X, nel iGTi ; la se-
conda viene enumerata tra le vesti,
od ornamenti pontificali. Sebbene a-
dunque nel detto cerimoniale non
si prescriva la croce pettorale sopra
le vesti ordinarie, tuttavia si assu-
me dai vescovi per distinguersi ,
particolarmente in Roma dagli altri
prelati; 11 qual uso adottarono anche
i vescovi di residenza, forse a mag-
gior decoro della loro rappresen-
tanza. In sostanza le due specie di
croci sono una cosa medesima, co-
me croce vescovile, e l' usarne una
più nobile nelle funzioni solenni, è
per riguardo all'azione. Nella croce
pettorale dei vescovi, abbati ec, si
racchiudono delle reliquie de' santi,
ed anche il vero segno della Croce.
Questa croce suole appendersi ad
una catenella d'oro, o ad un cor-
done di seta , di che si tratta, colle
debite distinzioni, all'articolo Col-
lana. (Vtdi).
L'uso di portare una croce so-
pra di sé, cioè indosso o sul petto
CRO
era altre volte comune a' fedeli:
11 santo martire Oreste fu scoper-
to per cristiano , dalla crocetta
d'oro che gli pendeva dal collo, e
fu causa del suo martirio, come
si lesrije nel Surio a' 1 3 dicembre.
Tuttora molti cristiani, massime
religiosi d'ambo i sessi, portano ap-
pesa al collo una crocetta sotto le
vesti, ed alcuni vi tengono racchiu-
se anche le sante reliquie , premes-
se le debite licenze. I sommi Pon-
tefici sino dalla piìi rimota anti'
chità si distinsero per la cura, che
ebbero di porre sul petto sì pio
contrassegno di nostra redenzione.
Veramente né s. Germano patriar-
ca di Costantinopoli che fiorì nel-
l'anno 720, né Albino Fiacco vis-
suto nell' 8oo, né tutti quelli che
hanno spiegato il significato miste-
rioso degli ornamenti, i quali servo-
no all'altare, sì in oriente, che in oc-
cidente, fanno menzione della croce
pettorale. Ciò prova, che un tem-
po non era legge, o costume rego-
lare ed uniforme di far uso di
questa croce. Si deve pertanto con-
cludere, che in origine fu una di-
vozione generale e libera de' fede-
li d'ambo i sessi, il portare croci
con reliquie: però in progresso di
tempo i Papi costituirono in orna-
mento sagro, quella che in princi-
pio era soltanto una divozione ar-
bitraria , ed i vescovi imitarono
successivamente quello che pratica-
vasi dai Pontefici nella prima chie-
sa del mondo. F. il p. Tom ma -
sini, della disciplina della Chiesa
cap. 2 5. Anche il Cardinal Bona
asserisce non trovarsi autore , o
decreto , da cui possa dedurli il
principio, e il motivo per cui fu
introdotta nella Chiesa la croce pet-
torale.
Giovanni diacono dice, che s.
CRO CRO 2ff)
Gitgorio I fu rappresentato in 11 Caitlinal Baronio fu di parc-
un mausoleo con un reliquiario re, che l' uso della croce pettorale
pendente dal collo, e chiama que- nei vesco\i incominciasse nell'an-
sto ornamento ///(7^fór?Vz, che lostes- no 8ir , raccontando che Nice-
so s. Gregorio 1, spiegando tal pa- foro patriarca di Costantinopoli
rola, dice essere una croce ornata mandò in dono al Papa s. Leone
di reliquie. IN'arra il Baronio all'an- IH, un reliquiario d'oro, in cui era
no 6o4, che pacificatosi quel Pon- inclusa una particola del legno del-
tefìce con Agilulfo re de'longobar- la vera croce, il qual donativo fu
di, in appresso questi ebbe dalla pia chiamato con paiola greca Encol-
Teodolinda un figlio maschio, cui pium, che significa cosa portata nel
la madre fece battezzare nella chic- seno. Conferma ciò il Baronio con
sa cattolica col nome di Adalualdo. altro racconto, in cui riferisce, che
S. Gregorio I con lettere se ne ral- recatisi in Costantinopoli i legati
legrò, ed inviò al bambino alcuni de'patriarchi orientali, fra' quali il
doni, ch'egli chiamò Jilattcri, phi- vicario di quello di Gerusalemme
lacteviì. Così appellavansi quegli or- per terminare il sinodo Vili, rife-
namenti, che anticamente si appcn- rirono, che l'imperatore Costanli-
devano al collo de' fanciulli roma- no super colla nostra encolpiuni
ni, e si chiamavano bolle. 1 detti suiim imposuit. Questa opinione ri-
filalteri contenevano una crocetta fiutasi dal Cardinal Bona nei ^ i i
col legno della vera croce, e il van- del capo 24, riflettendo che l' im-
gelo entro una borsa. Innocenzo peratore, il quale impose l'encolpio
III dice, che con questa croce i Pa- era secolare, e il legato Elia, che
pi vollero imitare la lamina doro, lo ricevette, era prete, e non ve-
portata sulla fronte dal sommo sa- scovo, né in tal racconto si ragio-
cerdote degli ebrei. Ruperto, che fio- na della croce pettorale usata dal
ri nel XII secolo in cui viveva In- vescovo. Però argomento piìi con-
nocenzo III, nel lib. I cap. sGj de vincente ne somministrò R.atoldo,
clivin. ojjiciis, è di opinione che vescovo svesionense, nel libro che
la croce pettorale fosse dai Papi scrisse al Pontefice Nicolò I nell'an-
adoltata per memoria della mento- no 858, cioè avanti l'AlII sinodo
vata lamina; prevenendo poi l'ob- celebrato ucll'8Gf), dicendo che
biezione, che la croce sopra il pet- comparì ad lociim transicns sacer-
to era comune a molte persone di doLalibus vestilus induineiids saii-
stato diverso, aggiunge: « ISec statim etani evangeliuni, et lignuni. s. Crii-
» quispiam occurrat, decus hoc non cis circa niea pectora gerens. Ciò
» ideo esse Ponliflcis proprium, quia per altro può sembrare un uso
'> cum ilio toti quoque conunune particolare, e straordinario, e non
w est plebi, nani illa dignitas (cioè praticato costantemente dai vescovi.
» del vescovo) habet in hoc aliquid Non si deve però tacere, leggersi
-5 quod nec inferioris ordinis sa- nel Surio ai 3 1 di luglio, che s.
» cerdotibus communc sit ", cioè Germano vescovo Altisiodorense , il
di poter segnare la fionte de'fede- quale visse nell'anno ^'ì'ì, era re-
li col sagro crisma. P^. s. Tomaia- diinitus loro seniper , et capsida
so nel supplcm. della 3. pai t. que- saiicloruni rclujnids continente : e
st. 4oj artic. 7 ad 6. Leonzio vescovo di iScq)oli riferisce,
i5o CRO
che Zaccaria scolaro di s, Giovanni
Elemosinario vissuto nel 620, non
avendo che dare ad un povero,
abstuUl a se cruciculam argenteani,
quatn gerebat, et dedit ei. Che il
sommo Pontefice la portasse nel
590 si ha dal citato Giovanni dia-
cono nel riferire come era vestito
s. Gregorio I, dicendo nel cap. 8
del lib. 4- della vita di lui ; pal-
liuni e/US, et philactcria, sed et bal-
theuiii ejus consuetudinaliler oscidan-
tur. Già più sopra abbiamo del-
lo, che la voce phìlacteria significa
la croce con reliquie incluse.
Il Durando, nel suo Rational. di-
vin. offic. lib. 3, cap. 4> i^e descri-
ve i misteri, e ce ne assegna le ra-
gioni, dicendo fra le altre cose :
*-• Quoniam, et legatis pontifex lami-
» nani auream gerel^at in fi-onte, prò
» qua Pontifex (cioè della legge e-
" vangelica) Crucera gerit in pecto-
" re , et sic ligno crucis aurea
»' lamina cessit. Nam mysterium,
»' quod in quatuor litteris auri la-
" mina continebat, in quatuor par-
•' libus forma crucis explicuit ".
11 p. Bonanni, la Gerarehia eccle-
siastica, capo LVI, Della croce
pettorale, dice, che per questa si ri-
corda al vescovo, siccome ai semplici
sacerdoti si rammenta per la stola
piegata sopra il petto in forma di
croce, il sagrifizio fatto da Cristo
sopra la croce medesima, al quale
è equivalente, e si rinnova con l'in-
tervento celebrato dal vescovo, e
dal sacerdote; nonché l'aiuto dato
al cristiano per l'osservanza della
legge divina, come fu prestato a
(pie' santi, le cui leliquie si racchiu-
<lijno nella medesima croce , posta
.sopra il petto. Il Sarnelli, nella let-
tera XXVIII del t. VI : Se Vaso
ile' vesco\'i {li portare la crocetta
pcndcnlc dal collo sia antico j dice
CRO
che il sacerdote, il quale deve ce-
lebrare la messa, mette la stola in
forma di croce, mentre il vescovo
la porta pendente, perchè prima
della stola si mette la croce petto-
rale, quani osculatur, et collo int-
positani sinit ante pectus cordulis
pendere: locchè apparisce dalla ru-
brica del messale.
Non è vero, che la croce petto-
rale si debba occultare dai vescovi
nell'altrui diocesi, come si rileverà
dalla seguente lettera scritta nel
1755 di proprio pugno da Bene-
detto XIV al Cardinal Acciajuolij
nunzio presso la corte di Portogal-
lo, ed a' nostri giorni riprodotta da
Leone Xil. In primo luogo è da
sapersi, che i patriarchi di Lisbona,
dopo avere ottenuto molti privilegi
dai due Clementi XI, e XII, allor-
ché quella sede fu eretta in patriar-
cato, colla protezione del re Gio-
vanni V, procurarono d' impedire
che la croce pettorale non solamen-
te si portasse dai vescovi del regno,
ma ancora dallo stesso nunzio apo-
stolico, come in fatti avvenne ai
monsignori Oddi, e Tempi. Sem-
brando ciò irregolare al nunzio Ac-
ciajuoli, che poi fu insignito della
porpora, ne volle consultare il Pon-
tefice Benedetto XIV, che lo avea
nominato a tal nunziatura, il quale
gli rispose nel modo seguente:
» Rapporto all' use, che ci avvi-
» sa essei'si costà introdotto, che i
» vescovi, ed il nunzio non portino
» né in città, né a corte la croce
>' pettorale, dirò assolutamente, che
» questo è un vero abuso. Il di-
w stintivo della dignità vescovile è
" la croce pettorale, né si trova
» nel corpo canonico legge, né vi
» ha de' Pontefici nostri predeces-
» sori costituzione veruna, per mez-
» zo della quale venga proibita la
CRO
>• delazione della croce pettorale ai
« vescovi, che si trovano nelle dio-
»j cesi dei patriarchi, arcivescovi, e
M primati. Cotesti maestri delle ce-
A> rimonie avranno appreso una tal
>t grazianata da questi nostri di
« Roma imperiti nelle leggi cano-
« niche, i quali hanno proibito di
») portare la croce ai vescovi. Noi
» però abbiamo sempre accolto o-
« gni vescovo, che siasi a noi pre-
*» senlato colla croce, come è più
» volte succeduto agli oltramouta-
w ni, che non hanno dato orecchio
» alle insinuazioni di costoro. Ella
M intanto procuri di comparire in
M città, ed a corte colla croce, co-
» me ancora all'occasione di far
»j visita al Cardinal patriarca, e se
» le venisse detto, che i suoi im-
» mediati antecessori non la por-
« tavano, risponda, che questo fu
« ed è un vero abuso, e che è
« mente nostra, eh' ella la porti, e
»> ci renda intesi di ciò che avver-
*> rà." la seguito di questa lettera,
il nunzio Acciajuoli comparve a cor-
te, e per la città colla croce, e non
gli venne fatta alcuna opposizione.
Lo stesso poi fecero monsignor ve-
scovo di Evora, ed alti'i prelati ec.
Sulla croce pettorale si possono
consultare i seguenti autori : A-
gostino Fivizzaui De ritu ss. Crucis,
ec. , cap. VII, pag. 53 ; De gesta-
tioiie Crucis pendentis a collo e-
piscopi j And. Saussay, De cruce
pectorali in Pauoplia Episcopali, 1.
IV, pag. 299; Georgius in t. I
Liturg. Rom. Pont. p. i5o ; Gae-
tano Bagali, Delle croci pettorali,
nelle memorie dì s. Celso, pag.
CR.OCE Stazio.vale. Anticamen-
te la croce, che ^i portava innanzi
al Papa, quando andava in qualche
chiesa a celebrale le sa;;rc lunziu-
CRO 25i
ni, era la croce stazionale. Il Dona-
ti, de' dittici degli antichi a pag.
190, dice, che dopo la prodigiosa
apparizione della croce all' impera-
tore Costantino il grande, il santo
segno si principiò ad esporre alla
pubblica venerazione, avendo ordi-
nato quel principe, che in avvenire
la croce non si adoperasse più per
dare il supplizio ai rei, ma bensì
si onorasse, e si portasse da chiun-
que scopertamente, senza alcun ti-
more di castigo. Pertanto le croci
gemmate si portarono poscia nelle
processioni, o litanie, ed adornaron-
si eziandio con medaglie istoriate
a basso rilievo. Le antiche croci
poi si dissero stazionali da una in-
timazione, la quale anticipatamente
facevasi al popolo, che cioè dovesse
ritrovarsi insieme unito in un gior-
no, e luogo determinato per dar
principio ad una si sagra funzione.
Quindi avvenne, che lo stesso loro
iutertenersi in quel luogo assegnato,
si appellò Stazione (Fedi), e così
il nome di Stazionali fu dato a
quelle croci, che usavansi in simili
circostanze. Aggiungiamo col Cre-
scimbeni, che il popolo in queste
funzioni si raccoglieva in una chie-
sa diversa da quella stazione^ loc-
chè chiama vasi Colletta. Dipoi pro-
cessionalmente, col Papa, e col cle-
ro, s'incamminava a quella, ove la
stazione era intimata. La croce a-
dunque che precedeva la processio-
ne, si disse perciò stazionaria.
Due di queste croci tuttora si
conservano nella patriarcale basilica
lateranense, e sono di argento di
molto peso, tutte intagliate di basso
rilievo, ed anche oggi sogliono por-
tarsi da quel clero nelle soleni.i
processioni. Si chiamavano Stazio-
nari il diacono, che portava tal
croce, e gli uccolili, che gli presta-
l'ii CRO
vjiiio assistenza. Ma a' nostri tempi
l'uso delle stazioni è molto diver-
so, non essendovi più né la colletta,
ne la processione. Soltanto è rima-
sta la visita della cliiesa, ov' è la
stazione, che i>er tutto il giorno si
può visitale dal popolo per l' ac-
quisto delle indulgenze. Anastasio
Bibliotecario, nella vita di s. Leone
111 racconta, che Carlo Magno re-
galò alla basilica lateranense una
croce arricchita di gemme, chiamata
stazionale, da doversi portare, o
dall' essersi portata nelle litanie, sic-
come egli ordinò. Un'altra simile
croce si diede alla basilica di s.
Pietro dal pio e generoso principe.
/^. Corn. Cursiiim agost. in traci,
de clavis Doininicis. Una croce sta-
zionale antichissima si conservava
nella basilica liberiana, come si
legge in Paolo de Angelis nella de-
scrizione di quella chiesa, al lib.
VII, ove dice: C/iix una magna
(le Ugno cooperta argento, qiiae
portaliir per litanias, cioè nelle
preghiere, processioni, e rogazioni.
Che queste croci stazionarie si por-
tassero nelle processioni, ricavasi an-
cora da un antico rituale di Bene-
detto, canonico della basilica di s.
Pietro nel secolo XII, ed ecco quan-
to di ciò si legge: Priniicerius cani
sellala, et subdiaconi regionarìi, et
acolythi cum cruce stationali s. Pe-
tri, levant inde cruceni cuni colle-
cta processionali usquc ad s. Ma-
nani Majoreni. V. il Mabillon. Mus.
Italie, t. II. Di questa croce sta-
zionale fa pur menzione Pietro Mo-
retti, Rilus dandi presbyteriuvi, p.
i3o. Questo dotto ecclesiastico a
pag. 3o5 dello stesso libro, Appen-
dix, ci dà un trattato, De velcri
schola Crucis : collegio recloruni
Roni. fraterni lalis : ulriusque vesti-
giisj di cui si può vedere il ceri-
CPlO
nioniale del Piccolomini, e gli an-
tichi Ordini Romani.
La scuola della croce era compo-
sta del sagrista, dei suddiaconi, e
dei maestri di cerimonie del Papa.
Si prova ciò coli' autorità di Cencio
Camerario, il quale così si esprime,
nel t. 1 3, de off. parasc. : E a sa-
persi, che, secondo l'antica consue-
tudine, tulio aio che si offre sulla
croce, ove fa le funzioni il Ponte-
fice, deve essere della scuola della
croce. Ora secondo il cerimoniale ,
tre parli si formano di tulio ciò
che si offre su la croce ; una di
queste la prende il sagrisla, l' al-
tra i suddiaconi, la terza i maestri
delle cerimonie. Forse la scuola del-
la croce una volta era composta
dei soli suddetti suddiaconi, i quali
però adempivano a tutti gli obbli-
ghi e doveri della sagristia, e dei
maestri delle cerimonie; ma questo
non fu pili praticato nei tempi po-
steriori. Al più i suddiaconi for-
mavano la parte pnncipale della
scuola della croce, come si l'ileva
dalla sottoscrizione alla lettera di
Innocenzo II, diretta nel i 1 38 a
Baldovino arcivescovo di Pisa: Ba-
ro scholae palatii subdiaconus, et
prior scholae crucis. Certo è, che
pochi erano ascritti alla scuola del-
la croce. Lo stesso Cencio dice, che
al più devono essere quattro : due
suddiaconi, il sagrista, ed il mae-
stro di cerimonie, che probabilmen-
te negli antichi tempi era un solo.
Dal celebre monsignor Ciampini, si
ha : De cruce stationali investigatio
historica, Romae i6c)4' I' Piazza
asserisce, che le croci stazionali per
lo più erano senza crocefisso, gem-
mate, e ricche di ornamenti.
CROCE ASTATA. L'uso, che
il clero porti avanti di sé la croce,
rimonta ai primi anni del cristiane-
CRO
simo. Oltre a quanto si riporta
all' ailicolo Croce. ( Fedi ) , ed a
Croce Pontifìcia [Fedi), diremo
con Simone Pietro l'esorcista, che
i primi fedeli portavano in mano
il segno della croce, massime quel-
li che patirono glorioso martirio
sotto Diocleziano. F. il Surio ai 2
giugno. All'articolo Croce stazionale
(^Fedi), si disse che la croce, la quale
precedeva il Papa nelle stazioni,
appellavasi stazionaria; ma quella
astata,, che si usa adesso, già chia-
mata Fexilàwi Doniinicae crucis,
precedevalo solamente, allorché gi-
rava per la città, invece del laba-
ro, e de' vessilli, che si portavano
anticamente innanzi agi' imperato-
ri, com'è di avviso Pietro de Mar-
ca : Traile des processions des chré -
tiens au quel est discours, pour
quoi la Croix y est elevée, et por-
lée, Paris 1089. Sulla ragione per
cui la croce astata precede le pro-
cessioni, si legga l'annalista Rinaldi
all'anno 898, num. 100, ed al-
1 anno 5i9 num. 35.
Il Macri, nella notìzia de\'Oca-
boli ecclesiastici, alla parola Crux
dice che nelle processioni [Fedi),
la croce deve portarsi in modo,
che il ciocefisso volga le spalle al
clero, mentre nella croce , che si
pratica portare innanzi al Papa,
ai patriarchi ed agli arcivescovi,
deve il crocefisso essere rivolto ver-
so la faccia del Papa, e dei prela-
ti, ancorché sieno intramezzati, e
precedano i nominati, i canonici
od altri. Il portatore della cro-
ce astata , chiamasi generalmen-
te Crocifero ( Tedi). Il capito-
lo della patriarcale basilica latera-
nense nelle processioni si fa pre-
cedere da due croci. Ciò vuoisi
derivato dal diritto, che i canoni-
ci secolari acquistarono sulla basi-
CRO 2 53
lica di s. Lorenzo ad Sancta San-
clorum, quando Paolo 11 ivi li col-
locò, per restituire alla lateranense
i canonici regolari di s. Agostino.
F. il Fleury, disc, populi Dei, t.
I. edita a Fran. Ant. Zaccaria, Ve-
netiis 1782, pag. lyS; non che
Mabillon, Mus. Italie, tom. II pag.
124, i3i. A pag. 146. Inoltre
il Mabillon riporta l' ordine Ro-
mano XII di Cencio Camerario ,
in cui si descrive l'ordine delle cro-
ci inalberate dalle basiliche pa-
triarcali, e quello della croce asta-
ta usuale del Papa: » ordine in-
verso cruce s. Laurentii foris
murum praecedente, et deinde
cruce s. Mariae JMajoris, quae de
consuetudine dici talis ad eccl.
later. debet afferri ; tertia fertur
crux ejusdem eccl. later., post
has vero crux. quotidiana Domi-
ni Papae memorato modo
incedit usque ad locum, qui Pà-
rion nuncupatur, cruce s. Petri,
quae de consuetudine ipsa die
apud s. Marcum debet afferri,
post ciucem s. Laurentii, et ante
crucem s. Mariae Majoris in ordi-
ne praecedente ".
Il Sarnelli, parlando delle croci
astate a due e a tre traverse, nel
t. IX, p. 86, dice essere invenzio-
ne delittori la croce a tre traver-
se, per denotare il Papa, giusta il
distico :
Cur tihi crux triplex, Urbane, tri-
plexque corona est?
An ne suani sequìtur quaeqtte coro-
na crucevi ?
Cosi lo stesso autore dice della
croce a due traverse , o duplicate,
per significare il patriarca, dappoi-
ché realmente si il Papa che il
patriarca non portano, che la sem-
jjlice croce aslala. An7Ì la croce n
(lue traverse o doppia, solo si usa
in oriente, e questo non per altro
che pel disegno di quelle chiese, le
quali come noi latini facciamo in
figura di croce semplice, dagli orien-
tali si fanno in vece in forma di
croce doppia, per rinchiudere den-
tro le piime braccia l'altare, ed al-
tri luoghi secondo il rito loro ne-
cessarie. Aggiungeremo, che il Papa
in luogo del pastorale, che indica
giurisdizione limitata, usa la croce
in asta, qualunque volta nelle fun-
zioni che celebra sia prescritto l'u-
so del pastorale negli altri vescovi.
Ciò si rileva dal pontificale roma-
no. La croce, di cui il Papa deve
far uso nelle consngrazioni de've-
scovi, di altari, di chiese ce. , nel-
l'apertura della porta santa ec. ,
è un'asta con sopra una croce sem-
plice, come si vede negli antichi
mosaici delle basiliche di Roma;
né si deve attendere ciò, che in
appresso hanno fatto capricciosa-
mente i pittori ed altri artisti, i
quali, forse per fare conoscere che
il funzionante era il Papa, gli po-
sero in mano la croce con tre sbar-
re, e in capo il triregno.
Il costume di portare la croce
era pure degl'imperatori d'oriente.
Ciò apparisce dalle loro monete e
medaglie, come da quella di Va-
lentiniano presso il Baronio all'anno
4^5 con un volume alla destra
che credesi l'evangelo, e nella si-
nistra una croce doppia, adornata
con perle, forse per significare che
Teodosio, il quale l'avea fatto au-
gusto, regnava ancora con lui giu-
sta il parere di alcuni. Costantino
il grande, dopo che ebbe col patro-
cinio della croce riportata la stre-
pitosa vittoria contro il competito-
re Massenzio, collocò la propria
CRO
statua nel mezzo di Roma, con li-
na croce in mano. Altri pensano,
che i patriarchi greci usino la cro-
ce anche doppia, ma non vi so-
no argomenti validi a provarlo,
se non fosse avvenuto per emu-
lare i latini. Così il Sarnelli. Egli
però aggiunge di non aver mai
veduto patriarca, o primate latino
che porti la croce doppia ; mentre
il Papa, e i suoi legati portano la
croce semplice avanti di loro ; e
nel capo ; antiqua de prwi/eg. è lo-
ro concesso ilominicae Crucis ve-
xillum, cioè la croce, che si fa
ordinariamente con una sola tra-
versa. Certo è, che i vescovi fan-
no uso della croce astata negli
stemmi gentilizi sotto il cappello
prelatizio, o cardinalizio, e se la
targa viene compresa nel manto so-
pra di questo, è perciò sempre sot-
to al cappello, che sovrasta tutto lo
scudo. Essi poi la rappresentano
con una sola traversa, e con due,
se da una chiesa patriairale o
arcivescovile, benché in parlilms,
sieno passati ad una semplice sede
vescovile. Lo stesso si pratica dai
Cardinali , quantunque vescovi di
chiese suburbicarie. Egli è perciò
che i patriarchi, e gli arcivescovi
ne' loro stemmi gentilizi usano la
croce astata doppia con due traver-
se, sebbene lo sieno di chiese in
parlihus, il qual distintivo conser-
vano nel passaggio di chiese vescovili.
I vescovi, che hanno l'uso del pallio,
per ispecial privilegio della santa
Sede, come quello di Arezzo, nei
loro stemmi pongono la croce con
due traverse. Nelle armi degli ar-
civescovi si pone la croce a due
sbarre , pei'chè dalle armi si cono-
scano e distinguano quelle degli ar-
civescovi, primati, e patriarchi, da
quelle dei vescovi. La croce, che usano
CRO
quelli, i quali da essa possono esse-
re preceduti , è eguale alla croce
papale con una semplice sbarra, e di
questa usano nelle funzioni, e quan-
do escono in forma pubblica a pie-
di, o a cavallo, e non mai quan-
do vanno in carrozza. Urbano V
volendo rimuovere Guglielmo di
Medun dall'arcivescovato di Sens
nel i362, per particolari motivi,
gli disse voglio all'opposto
elevarvi in dignità, f^oi non avete
che una semplice croce ^ ne avrete
fino dora due, perche vi fo pa-
triarca di Gerusalemme.
Sulla diversità delle croci , che
precedono i Papi, i primati, i pa-
triarchi , gli arcivescovi , va letto
l'articolo Croce Pontificia (Vedi),
verso la fine. Sull'uso, che i pa-
triarchi fanno della croce con due
traverse, una più breve dell'altra,
riporteremo quanto si legge nel
Molano de Picturis^ cap. 12: » Hoc
» autem prò rudioribus addo, quod
M baculus archiepiscopi non habet
» superius uncum sed crucem, pa-
" triarchae autem habet superius
» duplicem crucem: supremo anli-
" stiti,sciliceti'omano Pontifici, qui-
» dam dant pedum cum triplici cru-
« ce ad redarguendum eorum cac-
« cam, et diuturnam ambitionem,
» qui se contra Romanam Eccle-
»• siam omnium matrem erexe-
» runt ( e affermano ) patriar-
" cham Costantinopolis, quae tunc
" Pioma dicebatur nova, universa-
» lis patriarchae titulo insigniri, et
» ejusdem potestà tis esse cuni ve-
« teris Romae Pontifice. Cum enim
» crux sit insigne precipuum earum
>» quae in ecclesia Dei concipiun-
" tur dignitatum, proinde simplex,
-■' minoi'em indicat ordinis potesta-
» tem, multiplex vero majorem, et
■' praeslantiorem, cui sane propor-
CRO 2^1;
" tioni respondet veterum Roma-
" norum consuetudo illa , juxta
» quam supremum magistratum
» plures fasces, inferiorem paucio-
« res antecedebant, ut diximus. Et
» quidem hnjusmodi insti luto illa-
" rum ecclesiarum mos valde con-
« venire videtur, ut nobiliori clero
« cruces binae , minus vero insigni
» simplex ". Ma ciò, come riflette
il Bonanni, non milita nel sommo
Pontefice, benché usi la croce sem-
plice, e simile a quella del Salva-
tore, la cui immagine vi è affissa.
Finalmente da alcuni suole por-
tarsi anche la croce nuda, e di le-
gno, nelle processioni particolarmen-
te di penitenza, o in quelle, che si
fanno in memoria della passione
di Gesù Cristo, massime dai reli-
giosi francescani. I cappuccini, ed al-
tri erigono le croci pure innanzi ai lo-
ro conventi. Non senza mistero poi
Clemente Vili diede all'arciconfra-
ternita della dottrina cristiana di
Roma, per propria insegna la cro-
ce nuda, circondata dagli stromenli
della medesima passione, per dimo-
strare che il vero segno del cristia-
no , e lo stendardo proprio della
milizia cristiana è la santissima cro-
ce; cattedra della dottrina celeste
di Cristo divino maestro ; che la
vera prova della perfezione cristia-
na è il patire per Gesù Cristo , e
perciò sì espone in pubblico, ed in
pubblico sì porta elevata nelle pro-
cessioni. In quanto poi al significa-
to della croce astata, la quale pre-
cede il clero nelle processioni, e in
tutte le sagre funzioni coli' imma-
gine del Crocefisso, vuoisi assicura-
re, che questi tiene lontano chiun-
que voglia impedirgli la strada , e
siccome le processioni rappresenta-
no il pellegrinaggio , cui facciamo
verso la beata eternità, perciò si por-
?% CRO
fa innanzi la croce, perchè nel viag-
gio estremo Gcsìi Cristo deve es-
sere la nostra guida. Tale è la
spiegazione che ne danno i litur-
gici. La croce astata si copre con
velo violaceo, come quella degli al-
tari, ai vesperi delia domenica di
passione, e si discopre nella mat-
tina del venerdì santo.
CROCE PONTIFICIA, e de^ pa-
TRIARCIII, ARCIVESCOVI, LEGATI APOSTO-
LICI, ec. Non si può con certezza
stabilire il tempo preciso in cui i
sommi Pontellci si lasciassero ve-
dere in mezzo al popolo fedele pre-
cedtiti dalla croce in asta , o col-
r immagine del Crocefisso. Non ab-
biamo monumento, né memoria li-
turgica per poterlo stabilire, giusta
l'osservazione del Fivizzani, Den-
ta ss. Crucis romano Poiidflci prae-
ferciidae. Tuttavolta sembra pro-
babile, che questo rito avesse ori-
gine dopo il battesimo di Costan-
tino imperatore. Ciò per altro non
si argomenta dalle antichissime pit-
ture, che pervennero sino a noi,
nelle quali si rappresenta Costan-
tino, il Grande, che scende nel la-
vacro battesimale, ove si vede il
diacono apostolico avente fra le
mani inalberata la croce, che pure
potrebbe dirsi essere quella pittu-
ra l'espressione dell'antica tradizio-
ne, non rimontando sino a quella
prima epoca. Questa congettura il
Fivizzani la fonda sopra un fatto,
qual è quello, che essendosi già da
quel tempo, come si è dimostrato
all'articolo Croce [Vedi), incomin-
ciato a venerare pubblicamente il
segno di nostra redenzione, sino da
quel momento esso fu usato pub-
blicamente al cospetto di tutta la
Chiesa dal capo visibile della me-
desima. Dappoiché come per la pro-
digiosa apparizione della croce, che
CRO
ebbe quel primo imperatore cri-
stiano , fu a lui notificato il suo
trionfo sopra il tiranno Massenzio,
così per la comparsa , che faceva
la croce nell'atto in cui presenta-
vasi al pubblico il sommo Ponte-
fice, si proclamava al popolo cri-
stiano il trionfo, che appunto in
virtù della croce esso avrebbe ri-
portato sopra l'inferno.
Il p. Bonanni, la Gerarchia ec-
clesiastica, pag. 377, Della croce
che sempre si porla avanti il soni-
mo Pontefice, dice essere opinione
del Fivizzani, che s. Pietro e gli
apostoli, pel gran desiderio di mo-
rire per amore del loro maestro,
cominciassero a portare in mano
pubblicamente la croce. Siccome
però non ne adduce prove, rimane
il dubbio, se nello spazio di tre
secoli, quanti ne corrono dal detto
primo Papa al successore s. Silve-
stro I fiorito sotto Costantino, com-
parissero i sommi Pontefici, con
tarsi portare la croce avanti, in
Segno della loro spirituale, e pon-
tificia giurisdizione. Però abbiamo,
che r Oldoino nelle Addizioni al
Ciacconio, nel tomo I, col. 91, tra
i riti stabiliti da s. Clemente I e-
letto Papa nell'anno 98, dice, che
Sunirnus Pontifex ejasqne legatos
domo exire slne crucis i'exillo pro-
hihuit. Ma siccome l' Oldoino non
riferisce il fondamento di tal rac-
conto, non si può asserire se s. Cle-
mente I abbia incominciato pel
primo a farsi precedere dalla croce.
Che questo rito però fosse in uso
nel secolo nono , gravissimi argo-
menti il comprovano, mentre Ana-
stasio Bibliotecario, nella vita di s.
Leone IV, che regnò dall'anno 847
all' 855, dice: fecit idem benigais-
simus crucem aureatn noviter , et
ipsa crux, ut mos antiquitus est ,
suhdmconi manibus fcrehatur ante mandai.ti degli eserciti e fili stessi
eqimm pmcdecessomm Ponlifiaan. imperatori, per guisa che non in-
vaile quali parole chiaramente si traprendevano mai alcun atto delle
nleva, essere stata molto più anti- loro giurisdizioni, senza annunziar-
ca la pratica del rito di cui par- lo con alcuno di quei segni esterni,
hamo. ^on SI può per altro rivo- che si portavano innanzi a loro!
care in dubbio, che, resa la quiete Così il sommo Pontefice quasi in
alla Ch.esa per le leggi emanate a atto di mostrare quel potere so-
fovore di essa da Costantino il vraumano, di cui lo ha investito
Gm/^^e, potessero s. Silvestro I, e i Gesù Cristo, in tutti gh esercizi
successori di lui liberamente, e con della sua autorità è preceduto dal-
maggior magnificenza inalberare il la croce. La croce proclama chi
segno della santa croce, e per le egli sia; la croce annunzia il suo
pubbliche strade farne religiosa pom- impero spirituale per tutta la greg-
pa, come di trofeo riportato sul- già, ch'egli regge, ammaestra, e
1 mferno, e come contrassegno del- governa. Che anzi il segno visibile
1 impero conferito dal Salvatore ai della santa croce è così assoluta-
romani Pontefici vicari di lui, glo- mente proprio del supremo pastore,
riticato dopo lo spargimento del che eminentemente compete soltan-
suo prezioso sangue. Il Lenglet, nel- to a lui, ed è perciò ch'egli non
e sue lavoktte cronologiche, tom. pratica nessun atto del sublime suo
11, pag. 2 7b, ali anno ^G^ , men- ministero, che portato dalla croce,
tre era Papa Adriano II, dice es- la quale, come dicemmo, precede
sere opinione, che in questo tem- i suoi passi: Quindi unicamente il
pò SI cominciasse a portar la croce romano Pontefice, o apparisca in
innanzi al Papa. p,,bblico cogli ornamenti pontifica-
Se poi s. domandi per qual ra- li, o cammini per la città coperto
g.one la croce debba precedere il della sagra stola, o esca della me-
sommolontefice, risponderemo col desima, o si conduca per sua divo-
invizzam nel libro 3, essere fonda- zione in alcuna chiesa, o visiti al-
ta cotesta pratica sulla natura della cun convento, mouistero, casa reli-
sua rappresentanza, di vicario cioè giosa, ec, viene sempre preceduto
(li Oesu Cristo; dappoiché nessun dalla croce inalberata fra le mani
segno più proprio, più dignitoso, del così detto Crocifero (Fedi), un
più espressivo di questo potrebbe tempo chiamato diacono apostoli-
conven.re al capo visibile della re- co: che anzi nell'atto stesso, in cui
J.gione. Per esso infatti si annunzia dall'interno delle sue camere passa
primieramente la sua dignità, e la alla cappella palatina, la croce lo
autorità, eh egli acquista sopra tutto precede sempre quando porti la
.1 cristianesimo. Allorché i procon- stola; laonde non vi è luogo, sia
sol., , consoli, , dittatori, che ave- pubblico, sia privato, in cui egli
vano impero nella repubblica ro- o vestito degli abiti pontificali, ^o
niana, nella provincia di loro giù- con istola, non si presenti con que-
lisdizione SI mostravano nell' eser- sto sublime segno della sua auto-
cizio della propria autorità, erano rità, e del suo potere. Il Bonanni
p.eceduti dai segni esterni del loro citato assegna cinque ragioni, sulla
potere, come pure lo ciano i co- croce che precede il Papa: i." per
voL. xvni.
'7
xd8 CRO
mantenere la memoria della pas-
sione di Cristo dagli eretici impu-
gnata, e derisa con vari errori, e
bestemmie maltrattata; i." per in-
dizio dell'amore verso la passione
professalo dal sommo Pontefice;
3." acciocché tal segno sia difesa
del Pontefice, e de' suoi seguaci;
4.° perchè serva di sprone ai fe-
deli, alla imitazione del Salvatore;
e per ultimo, si porla come segno
della suprema dignità Pontificia,
fondata nei meriti del Salvatore,
di cui è Ticario in terra. Questa
ultima ragione confermò l'erudito
prelato Casali de Rit. e. 81, dicen-
do: »» Crucis enim praelatio quam-
;> dam dignitatera, et potestatem
» demonstrat, sicut in Romana
» rcpublica mos servabatur prae-
M ferendi sex fasces proconsulibus,
« consulibus duodecim , dictatori
.'5 vigintiquatuor ". Siccome anche,
come racconta il Gretsero de Crii-
ce, lib. 2, cap. 7, « eranttituli prin-
» cipum, et regum ahquando quae-
v dam vela, quae repraesentarent
» regiam potestatem, insignita in-
M signibus imperatorum, et prin-
M cipum, vel eorumdem nominibus
M inscripta, eo modo , quo hoc
-V tempore cum urbs vel recupe-
» ratur, vel jam primum obtine-
« tur, vexillum principis in editiori-
» bus locis statui, vel saltem insi-
-«) gnia in portis, portubus, et por-
-•» ticibus, aliisque locis pingi, et
« aftìgi solent, ut hac ratione tan-
« quam titulo quodam, urbis do-
.-5 minium sibi vendicenl, et talia
» vela nominantur in codice Jiisti-
« niani Vela Regìa, lege ne quis
M ut nemo privatiis". E s. Ambro-
gio le chiamò Reginx Coriinas ,
mentre scrisse a Marcellino di Va-
lentiniano imperatore, il quale ten-
tò d'impadronirsi della basilica,
CRO
con portarvi tali insegne, ma in-
darno, Corlinis a puerorwn turba
dìlnceratìs.
Perchè poi 1' immagine del Cro-
cefisso della croce pontificia , sia
sempre rivolta verso il sommo Pon-
tefice, lo dice il Fivizzani al ca-
po 2 3. Questa cerimonia sembra
essere quella, di cui fece parola s.
Agostino nel sermone 19, al t. X,
cioè, che essendo la croce , praesi-
dium amicis, ohstaculum ìnimicis,
il romano Pontefice, come capo di
tutta la Chiesa combattuta in tulli
i tempi dai nemici visibili, ed in-
visibili, tenendo come lo sguardo
costantemente rivolto all' immagine
del Crocefisso, mostra d' implorare
da lui tulli i lumi, tulli gli aiuti
a ben governarla, e tutta la forza,
tutto il coi'aggio per difenderla.
Inoltre questa croce coli' immagine
sempre rivolta verso del sommo
Pontefice, significa l'officio, che prin-
cipalmente egli sostiene di media-
tore Ira Dio, e gli uomini , e che
però non deve lasciare in nessun
momento di presentarsi al Ponte-
fice eterno , che è per essenza il
mediatore vci'o, come l' appella s.
Paolo, medlator Dei , et hominuni
Christus Jesus. Finalmente si deve
dire, che un'altra ragione, per la
quale il supremo gei-arca cammina
coir immagine del Crocefisso sem-
pre verso di sé rivolta, è quella stes-
sa per cui un tempo portavasi dal
medesimo nei viaggi la ss. Euca-
ristia [Fedi), cioè per confessare in-
trepidamente la fede di Gesù Cri-
sto; per manifestare l'amore ar-
dente verso di lui, dal quale niente
lo potrebbe separare; per esterna-
re la sua fiducia in lui solo difen-
sore, protettore, liberatore e del
pastore, e della greggia, che lo se-
gue; per far conoscere da ultimo
li
CRO
a tulli coloro, che lo accompagna-
no, il dovere di starsi lontani dal
peccalo, ed impegnarsi nella imi-
tazione del Crocefisso.
Osserva il Novaes, Dissert. i. II,
p. iio, che il Crocefisso si porta
voltato verso il Papa , per signifi-
care, che Dio lo assiste in maniera
particolare. Cosi pure si porta in-
nanzi agli altri colla faccia contro
di essi rivolta verso la parte dove
si va colla croce, per significare che
per la virtù di Gesù Cristo saran-
no rimossi tutti gli ostacoli , che
possono essere d' inciampo ai loro
pietosi e paterni disegni , tendenti
all' esercizio dell' apostolico ministe-
ro. Aggiungiamo col p. Bonanni ,
che quando si usa l'immagine del
Crocefisso nella croce portata avanti
il clero, ciò si pratica per mostra-
re, che da essa si tiene lontano
chiunque cerca impedirle la strada;
e quando la medesima si tiene vol-
tata verso il Pontefice, si dà ad
intendere la speciale protezione, che
di lui ha il divino Salvatore. Il
p. Bonanni tratta della croce pon-
tificia, anco neir opera Numismata
Pontificum, al tom. Il, p. 625 , e
674.
Inoltre il Fivizzani, nel suo bel
trattato de rìtu ss. Crucis , ci dà
ragione perchè alcuni prelati della
Chiesa sieno preceduti dalla croce.
Questa pratica dei legati della santa
Sede , dei patriarchi , dei primati ,
degli arcivescovi, di alcuni vescovi,
di farsi cioè precedere dalla croce
alla maniera stessa, che si pratica
dal supremo geraica, è fondata non
già sul diritto, ma sul privilegio ,
che accordò loro la Sede apostoli-
ca , di cui in seguito riporteremo
alcuni esempi. Infatti i padri del
concilio lateranense del 1 2 1 5, pre-
sieduto da Innocenzo III, dichiara-
CRO 259
rono, che la croce è l' insegna di-
stintiva della Chiesa Romana , e
però del romano Pontefice ; e quan-
do Nicolò V, in premio della ri-
nunzia dell'antipapa Felice V , gli
accordò alcune pontifìcie insegne ,
non vi comprese però la delazione
della croce. Quindi tutti quei pre-
lati, di qualunque gerarchia essi sie-
no , che godono questo privilegio,
non possono usarne, che dentro de-
terminati confini, ed in quella for-
ma , ed in quelle funzioni , come
loro ha permesso la santa Sede.
Laddove il romano Pontefice, qual
capo universale di tutta la Chiesa,
si presenta colla croce in tutti i
punti dell'orbe cattolico, perchè
tutto r orbe cattolico può dirsi es-
sere la diocesi, e la metropoli del
romano Pontefice, onde invalse quel
detto : Ubi Papa, ibi Roma. Per
non dire di altri, il Pontefice Gre-
gorio XI, che fu creato nel iSjo,
ordinò che i patriarchi, gli arcive-
scovi , e i vescovi non potessero
portare avanti la croce in presen-
za de' Cardinali, che fossero legati,
o nunzi della Sede apostolica.
Abbiamo però dal Sarnelli, nella
lettera Della Croce che precede gli
arcivescovi ec, tomo IX, pag. 84,
che tanto i legati, quanto i pa-
triarchi, e poi i primati, e metro-
politani, ebbero dai Pontefici la
facoltà di farsi portare avanti la
croce, ciò che anticamente facevano
essi soltanto, con questa differenza,
che i patriarchi possono farsi por-
tare la croce non solo nel proprio
patriarcato, ma in tutto il mondo
cristiano, eccettuata Roma, e quei
luoghi, ne' quali si trattiene o ri-
siede il Papa, o il suo legato a
latere j non perchè possano eserci-
tar giurisdizione fuori del loro pa-
ti'iarcato, ma per una certa pree-
26o CRO
minenza della dignilà patriarcale.
Inoltre soggiunge il medesimo au-
tore, che non è lecito ai patriarchi
farsi pollar la croce avanti a qual-
sivoglia Cardinale, come dichiarò
Gregorio XI mentovato, perchè, seb-
bene avanti ai Cardinali non legati
non si porti la croce, si deve però
questo atto riverenziale, perchè tutti
ì Cardinali in un certo modo rap-
presentano la pei"sona del sommo
l^ontefice, di cui sono membri con-
giuntissimi " propler quod Cardi-
>' nalium honori, qui personam no-
-•' stram repraesentant, derogatur,
" IVos igitur attcndentcs, quod Car-
>' dinales ipsa nobiscum indefessis
» laboribus universalia ecclesiastica
-•' onera sorliuntur ec." Con che
inostia avere avuto Gregorio XI in
considerazione quella somma pote-
stà de' Cardinali, con cui invigilano
sopra tutte le chiese ; onde tutte le
dignilà delle chiese debbono mo-
strarsi loro grate e riverenti. Que-
sti limiti si prescrivono tra gli ec-
clesiastici, de' quali uno è più pre-
eminente dell'altro, massime de'le-
ii;ati, che rappresentano il Papa, al
quale tutti i cattolici sono sudditi;
ma non fra gli ecclesiastici, e prin-
cipi secolari, i quali, sebl)enè hanno
suprema dignilà, e autorità nelle
cose temporali, nello spirituale sono
soggetti alla giurisdizione de'vescovi.
Questo privilegio di farsi portar la
croce avanti, particolarmente doj)0
il millesimo, si di (l'use a tutti gli
arcivescovi , ed i seguenti esempi
daranno un' idea delle particolari
concessioni pontifìcie, s\ prima che
dopo tale epoca.
Anastasio IH, romano Pontefice,
nell'anno 91 i, ad istanza di Beren-
gario re d' Italia, concesse al vesco-
vo di Pavia il privilegio di farsi
precedere nei viaggi dalla croce.
CBO
Silvestro II, nel 999, diede il
titolo di re apostolico a s. Stefano
I re d' Ungheria, permettendo sì a
lui che a' suoi successori, di finsi
precedere dalla croce allorché usci-
va in forma pubblica, e innanzi al
vescovo, locchè Clemente XIII con-
fermò a Maria Teresa regina di
Ungheria.
Alessandro II, nel 1061, dichiarò
il vescovo di Lucca primate, chiesa
da lui governata, e volle che praticas-
se r uso di farsi precedere dalla
croce. Dipoi Calisto II conferì al
vescovo di Lucca il pallio, e Bene-
detto XIII lo esaltò alla dignità ar-
civescovile.
Alessandro IH, nel 11 77, conces-
se r uso delia croce avanti, all' ar-
civescovo di Salerno, e dipoi anche
all'arcivescovo di Tessalonica, come
si legge nel Baronio, e nel lib. 3,
ep. I 8 : Domìnicae crucis vcxillum
defcrcndi per totani diocresim, ci
episcopatos tihi subditos, fralernilati
lune licenllam inipertinuir.
Gregorio IX colle stesse parole
largì il medesimo privilegio all'ar-
civescovo Ausciense, ne molto dopo
fece lo stesso beneficio al Burdega-
lense, e a quello di Messina. Ma
nella bolla, colla quale fece la me-
desima grazia all' arcivescovo di
Gnesna, espresse il mistero di farsi
precedere dalla croce con queste
parole : « Considerans diligenter,
" quod in cruce Domini Nostri
» Jesu Christi te oporteat gloriali,
» pie desideras salutiferae crucis
" vex.illum ante te facere de no-
» stra licentia bajulari , qui cru-
« cis morti ficationeni jugiter in tuo
» corpore debes prò divini nominis
« amore portare. Nos igitur atten-
j- dentes, quod non sunt tibi ar-
-•• maturae coelestis insignia dene-
" gauda, qui contra persecutores
CRO
» Ecclesiae certamino incess^uter
') laboras, praesent'mm libi auclo-
» ritate concedimus, ut per tiiam
>» provinciam ante te ferri facias
» crucis sigmim, nisi cum aposto-
55 licae sedis legatas in Polonia fue-
» rit constitutus ". y. Tomassino
de henef. t. I, lib. 12 cap. 5c^.
Benedetto XIV, nel 174^5 conces-
se ai vescovi di Varmia nella Po-
lonia l'uso del pallio, e di farsi
precedere dalla croce nella propria
diocesi, non però in presenza dei
loro legati, e nunzi apostolici. In-
di, nel 174^5 accordò egual privi-
legio ai vescovi di Eichstett in Ba-
viera, meno però avanti i nomina-
ti, e avanti il suo metropolitano,
eccetto che questi glielo permet-
tesse.
Parlando il Garampi, nel Sigillo
della Garfagnana^ del privilegio
della prelazione della croce per gli
arcivescovi, e vescovi, massime di
quello di Ravenna, e dell' atto di
benedire col pollice, indice, medio,
cioè' colle dita della mano destra,
ci dà queste erudite notizie. Dice
egli, che questa foggia di benedizio-
ne fu detta signare populum, poi-
ché siccome col nome di segno fu
inteso quello di croce ; non si cre-
dette in miglior modo benedir le
cose, e le persone, rito surrogato
all'antico dell'espansione, e impo-
sizione delle mani. Urbano II disse
Clini anice signare, e Onorio III
signare, et signando henedicere, co-
me si ha dalla bolla, colla quale
confermò agli arcivescovi di R.aven-
na r antica consuetudine di farsi
precedere dalla croce, e dal cam-
panello, come si disse al voi, V,
p. 68 del Dizionario. Sul suono
del campanello innanzi alla croce
dei cleri delle principali basiliche
di Roma, e sul significato riguar*
CRO i&i
dante la croce, si tratta al voi. VII,
pag. 116, di questo Dizionario.
Conchiude il Garampi, che il co-
stume di benedire negli arcivesco-
vi, era già talmente stabilito nel
i3i I, che Clemente V nel concilio
Viennese volle esfendere ad essi
questa facoltà, anche pei luoghi e-
senti della loro giurisdizione, pur-
ché fossero compresi ne'limiti della
medesima. V. V Extravag. Cleni.
V, lib. V, tit. VII De privileg. In
seguito, nel i3i4, in uu concilio
provinciale tenuto in Ravenna, ven-
ne disposto, che quando i vescovi
incedessero per la città, o fuori di
essa, si suonassero le campane del-
le chiese, per avvisare il popolo,
che passava il prelato in forma
pubblica, e colla croce alzata, ac-
ciò ognuno potesse genuilettere al-
la croce, e chiedere al vescovo la
benedizione.
Non si deve passar sotto silenzio
l'importante quesito, che nella suc-
cennata lettera fa il dotto Saruelli, se
gli arcivescovi debbano farsi prece-
dere dalla croce nelle assemblee di
senatori, o altri primari magistrati,
alla presenza di re, ed imperatori,
e ne' loro palazzi. Primieramente
egli racconta, che s. Tommaso, ar-
civescovo di Cantorbery, se la fa-
ceva portare avanti nel parlamento
d'Inghilterra, ove oltre il re si
trovavano principi e senatori. II
venerabile Bartolommeo de Martiri,
santo arcivescovo Bracarense, si re-
cò colla croce avanti nell'assemblea,
nella quale Filippo II fu da lui co-
ronato re di Portogallo. S. Carlo
Borromeo, arcivescovo di Milano, si
ritirò dalla carrozza di Eurico III
re di Francia, temendo che la cro-
ce non si potesse portare colla do-
vuta venerazione ; e quando il san-
to Cardinale nel visitare il duca di
262 CRO
Savoja, conobbe che l' arcivescovo
di Torino non si faceva precedere
dalla croce, 1' ammonì, ed invitò a
portarla sempre anche recandosi
nella stessa camera del nominato so-
vrano. D'altronde non si deve nep-
pur tacere che, nel 1480, Ludovico
XI re di Francia, ammise nel suo re-
gno il legato apostolico, con patio,
che non dovesse usare la croce alla
sua presenza, poiché era principe
cavilloso, e geloso di sua autorità.
Ma Carlo Vili, figlio e successore
di lui, ricevette con dimostrazioni
di onore il Cardinal Balve legato,
colla croce che portò in sua pre-
senza, e con tutta la pompa pro-
pria de' legati della santa Sede.
Piacconta inoltre Matteo Paris, che
un arcivescovo di Cantorberj' colla
propria croce fece uscire dalla re-
gia cappella quella dell'arcivescovo
di Yorck, per insegnargli cne un
metropolitano non doveva compa-
rire colla sua croce avanti al pri-
mate. JNIcrita elogio il Cardinal
Sangiorgi, il quale, essendo legato
di Roma, nell'assenza di Alessandro
VI e Giulio II, per l'ispetto alla
Sede pontifìcia non volle usare del
diritto legatizio di farsi precedere
dalla croce.
Talvolta ai Cardinali, che dai
Papi erano stati dichiarati legati a
Intere {Vedi), mentre erano fuori di
Roma, venne spedita la croce lega-
tizia. A citarne due casi, diremo
che Urbano VI, nel 1879, creò
Cardinale Giovanni Oczko, vescovo
di Praga, e gli mandò il cappello
rosso, e la croce di legato. Inno-
cenzo IX, nel 1591, fece Cardinale
Filippo Sega nunzio di Parigi, ove
gli rimise per un ablegato aposto-
lico, il cappello cardinalizio, e la
croce di legato a Intere. Il Papa
crea i Cardinali a Intere in conci-
CRO
storo segreto, e poi nel successivo
concistoro pubblico dà loro formal-
mente la croce di legato. Se ne
riportano due esempi al voi. XV,
pag. 2 1 3 , e 214 del Dizionario ,
ove pur dicesi, che talvolta la croce
legatizia venne data in concistoro
segreto. Quando poi il Papa cele-
bra messa solenne nella basilica va-
ticana, od altra chiesa, non dalla
croce dell'altare, ma dalla propria
che gli viene presentata dall' udito-
re di rota, qual suddiacono apo-
stolico, invoca la divina benedizio-
ne, che trina egli comparte agli
astanti. Altrettanto fa nelle cappel-
le cui assiste, o in quella palatina,
o in alcune chiese di Roma, dopo
la recita del discorso, e al fine del-
la messa, benché sull'altare, ove fu
celebrata, vi sia la consueta croce
col Crocefisso. Non si deve tacere,
che anche i patriarchi, i primati,
gli arcivescovi, e que' vescovi, che
hanno l' uso della croce in asta,
mentre danno la benedizior>e, ancor
essi hanno la croce avanti, ed ò
per questo, che allora restano sco-
perti di mitra.
Sulla difTerenza delle forme delle
croci, oltre il cenno riportato all'ar-
ticolo Croce astata [Fedi), il Fi-
vizzani ci avverte, che, siccome nel-
la Chiesa di Gesù Cripto vi sono
delle sedi, che dilTeriscono fra loro
neir ampiezza dell' onore e prero-
gative, e nella estensione dell' auto-
rità giurisdizionale, cos; fu da an-
tichissimo tempo adottata pegli stem-
mi ima differenza di forma nelle
croci, giacché la croce di uso ha un
asta sola, e due ne hanno le sole
croci, che precedono i patriarchi
nell'oriente. I patriarchi ed arcive-
scovi pongono sui loro stemmi (ciò
che pur fanno per privilegio alcuni
vescovi, come si disse all'articolo
CKO
Cuoce astata), la croce attraversala
da due linee disponi, chiamata cro-
ce doppia, per distinguersi dagli al-
tri vescovi. La linea inferiore è più
lunga e protratta della superiore.
La croce di Cara vacca, che venera-
si nella Spagna, e che vuoisi fatta
per mano degli angeli, ha tal for-
ma, e di essa si parla all' articolo
Croce.
Sebbene la croce, col Crocefisso,
che oggi suole adoperare il sommo
Pontefice, sia della forma comune
a tutte le altre, e di argento do-
rato (l'usuale fu fatta da Pio VI,
la nobile dal regnante Gregorio
XVI ; ambedue hanno i loro stem-
nii, e sono alte piìi di nove palmi
circa, compresa l'asta), conviene
sapere, che anticamente, come si
vede in pitture assai antiche, i Papi
per arbitrio dei pittori inalberava-
no una croce, attraversata da tre li-
nee dispari. Così fecero essi per depri-
mere, come credono spiegare alcuni,
la nota ambizione, ed orgoglio di
alcuni patriarchi di Costantinopoli, i
quali e coi titoli, e colla croce con
due traverse, pretendevano innalzar-
si o pareggiarsi alla dignità, ed au-
torità della Chiesa romana, madre
e maestra di tutte le chiese del
mondo.
Del rimanente i romani Pontefi-
ci usavano sempre, come oggidì,
la semplice croce ; e quantunque ,
come abbiamo detto, i patriarchi
abbiano una croce, che dilferisce
da quella degli arcivescovi, per mo-
strare la dignità del loro grado nel-
la ecclesiastica gerarchia, con tut-
tociò non era di mestieri, che i
sommi Pontefici ritenessero l'ideale
croce a tre linee, bastando la cro-
ce comune, dappoiché la suprema-
zia del capo di tutta la Chiesa, del
pastore universale, del patriarca dei
Clio 263
palriaiH:hi, si manifesta altresì con
altri amplissimi segni figurativi, co-
me sono le chiavi, la tiara orna-
ta di triplice corona gemmata,, e
vari indumenti , come le scarpe
crucigere, segni proprii uuicamentej,
ed assolutamente del Pontefice ro-
mano, sia che egli comparisca avan-
ti la chiesa, sia che risieda nelle
private sue stanze. Ed aggiungiamo
col Bonanni, che la croce dal Papa
si usa in ogni luogo; non così dai
legati, e patriarchi, i quali solamen-
te r usano ne'luoghi soggetti alla
loro limitata giurisdizione. E sicco-
me il pastorale è segno di limita-
ta giurisdizione, il Papa nelle fun-
zioni in cui l'usano i patinarchi,
primati, arcivescovi, e vescovi, inve-
ce adopera la croce astata, con una
sola sbarra, e senza crocefisso. Usa
pertanto il Papa tale croce nelle
consagrazioni di chiese, altari, ve-
scovi, ec. e nell'apertura della poi'-
ta santa ec. Della croce stazionale
[Vcdi)j che precedeva i Papi nel-
le stazioni, cui visitavano, si tratta
al detto articolo.
Sul modo, con cui si porta la
croce innanzi al Papa dall'uditore
di rota suddiacono apostolico , e
dal crocifero cappellano segreto pon-
tificio, si tratta all'articolo Croci-
fero; e del modo come si vela, e
ricuopi'e dalla domenica di passio-
ne al venerdì santo, si parla all'ar-
ticolo cappelle Pontifìcie [Vedi) ,
ove pur si dice della palma bene-
detta, che si pone sulla croce nella
domenica delle palme. Su questo
argomento si possono inoltre consul-
tare, monsignor Giorgi, De litur-
gia Romani Ponlijlcis _, Romae
1782, in t. I, cap. V, p. 4^J An^
drea Saussai, de sacro titu prae-
fcrcndi cnuem majoribiis praelatis
ecclcsiaCj Parisiis 1628; del Fiorino
264 CRO CRO
d'oro, pag. So-, Torrigio, Le grotte sinisha del pclto stes«o. Dflln ero
Vaticane^ pag. 40O3 ^ monsignor ce gemmala si paila
Agostino Fivizzani sagrisla di Cle-
mente Vili, Comnicnlariiis de ritu
sanclissimae crucis Romano Pontijici
praeferendne, V\.omac i5q-2.. All'ar-
ticolo poi Maestri ostiari Virga
rubea (Fedi), così detti della ver
air artìco-
lo Croce [Fedi), Alcuni peiò credo-
no, che le croci si principiassero ad
usare dopo Costantino il grande,
ad imitazione di quella , eh' egli
fece fare ricca d'oro, e di preziose
gemme, per rassomigliarla in qual-
ga o bastone che ricoperto di drap- che guisa alla croce, che apparve
dal cielo splendentissima di fulgi-
da luce , intorno a che può con-
sultarsi il Donati, De' sagri Dittici
pag. 189. Ad imitazione di sì an-
tichi esempi di adornare il salutare
segno della croce con gemme, for-
se poi si ornarono quelle delle de-
corazioni, e distintivi cavallereschi.
Delle diverse forme, specie, e cole-
ri di croci degli Ordini equestri,
che furono i primi a fondarsi, ci
dà erudite notizie il p. Menochio
nel toni. Ili delle sue Sluore a
pag. i47- Degli Ordini religiosi
militari, che in dii'ersi tempi sono
stati instituiti, e che nell'abito loro
portano la croce.
Nel Catalogo degli Ordini eque-
stri e militari, esposto in immagini
ec. dal p. Filippo Conanni gesui-
ta, a pag. 142, e seg., si riporta la
forma di ogni decorazione equestre,
e si enumerano sedici principali
croci, cioè: croce piana, patente,
biforcata, cortata, trifogliata, giglia-
ta, ancorata, potenziata, ricrociata ,
doppia, pomata, doppia biforcata,
patente diversa dall'altra, troncata,
fitta, e orlata. Ecco poi come Pom-
peo Sarnelli descrive le diverse cro-
ci, nel tom. X, p. 4> ^^^^- Eccl.^
secondo gli armeristi, e le leggi
araldiche. Oltre le croci decussata^
commissa, ed immissa, di cui si
parla al citato articolo Croce, le
altre sono : la croce semplice, e
croce piana, che è quella comune,
colla quale si rappresenta la cro-
po rosso anticamente portavano
in mano, si parla di questi custodi
della Pontificia croce.
CROCE DI DECORAZIOIVE RELIGIOSA,
ED EQUESTRE. Ai rispettivi articoli
degli Ordini religiosi ed equestri, al-
l'articolo Cai'aliere [Fedi), e ad
altri di questo Dizionario, si rende
ragione delle diverse croci di deco-
razioni, quali insegne distintive ed
onorevoli dei medesimi. La cro-
ce divenne un distintivo cavallere-
sco, al tempo alle Crociate ( Fe-
di), per quelle, che i crocesigna-
ti posero sul loro petto, o spalla,
affine di far riconoscere per qual
cagione andavano a combattere, e
versare il loro sangue. Talvolta i
sovrani, i gran maestri degli Ordi-
ni cavallereschi, ed il sommo Pon-
tefice, per distinguere e rimunera-
re qualche benemerito personaggio,
non solo lo annoverano ad un Or-
dine equestre, ma per ispeciale ono-
rificenza rendono preziosa e piìi
distinta la croce , insegna prin-
cipale del medesimo, con arric-
chirla di gemme e brillanti. '.Le
ci'oci di decorazione variano di for-
ma, e di ornati, sebbene di un
medesimo Ox-diuc, pei gradi, come
di cavaliere, di commendatore, di
gran croce. Alcune si appendono
al collo, altre ad un fianco stando
appese ad una fascia di seta messa
a traccoUo, a guisa di sciarpa, al-
tre al lato destro del petto , altre
e più comunemente dalla parte
CRO
ce di Gesù Cristo ; croce diago-
nale ; croce patente , eh' è la stes-
sa croce di Cristo a due fila;
croce ottangola biforcata , croce
decurtata , croce fiorata , o tri-
fogliata per l'estremità così fatte,
croce gigliata, croce unghiata , e
ancorata, croce potenziata, che ha
certi legnetti, i quali si appongono
agli estremi, croce fìtta, che ha il
pezzo di basso acuto, croce ricro-
ciata, che ha ogni estremità con
crocette, croce doppia, croce vuota
pomata.
Le croci di decorazioni soglionsi
porre negli stemmi gentilizii, cioè
all'estremità inferiore dello scudo,
ed alcuni, come la croce dell'Or-
dine gerosolimitano, sotto l'intiero
scudo medesimo, uscendo dai quat-
tro lati gli spicchi della croce, cioc-
ché usano anche i prelati, e Car-
dinali, che appartengono a sì illu-
stre Ordine militai-e, e religioso.
Clemente XI permise che si po-
nessero sugli stemmi le insegne di
decorazioni di Ordini religiosi e-
questri, dovendo però tutti rico-
prirne i cappelli prelatizi, e cardi-
nalizi; ed è perciò, che anche negli
stemmi de' Cardinali, e prelati si
vedono pendere dalle collane o fit-
tuccie gli Ordini, di cui sono fre-
giali. Si sogliono pure rappresen-
tare i ritratti de' Cardinali, colle
croci equestri, di cui sono insigniti,
I zelanti liturgici biasimano i pit-
tori, e quegli artisti, che abusiva-
mente, e capricciosamente rappre-
sentano sulla porpora cardinalizia
ogni specie di decorazione nei ri-
tratti dei Cardinali. I medesimi li-
turgici dicono potersi dipingere
sidla porpora le sole croci degli
Ordini religiosi equestri , come il
gerosolimitano. Alcuni Ordini ca-
vallereschi nel consegnare la croce,
CRO 265
impongono l'obbligo di restituirla
in morte all'Ordine, per lustro, e
dignità dell'insegna; e quindi so-
glionsi portare domesticamente cro-
ci piccole; e i Cardinali, e i prelati
le usano coU'abito corto nei-o detto
di abbate, attaccale alle asole, come
quelle degli Ordini gerosolimitano,
e de' ss. Maurizio e Lazzaro ec. Su-
gli spicchi della croce di s. Stefa-
no da porsi nelle armi cardinali-
zie , si vegga il voi. IX pag. 1 74
del Dizionario. Questa croce dagli
ecclesiastici si porta di pezza di se-
ta rossa, guarnita all'intorno di
spumino d'oro, sul ferraiuoletto di
seta, incedendo in abito di abbate,
e sul ferraiuolone andando in sol-
tana, I cavalieri cappellani la usano
allo stesso modo, ma senza guar-
nizione di oro, e solo di seta gial-
la. Si suole anche portare appesa
all'asola del vestito. Anche in altri
Ordini i decorati ecclesiastici porta-
no la croce sul ferraiuoletto, come
i cappellani professi dell'Ordine ge-
rosohmitano. F. Gerosohmitan o
Ordine.
11 Cardinal Porlocarrero, nel
1745, consultò il Pontefice Bene-
detto XIV, se potesse portare sulla
mozzetta dell'abito cardinalizio, co-
me professo dell' Ordine gerosoli-
mitano, la croce ottagona di tela
bianca, che è il vero abito, o princi-
eipale insegna dell'Ordine. Sembrò
giusta al Pontefice la domanda,
tuttavolfa volle esaminarla matu-
ramente. Nelle ricerche, che all'uo-
po egli fece, osservò diverse cose
relative, e confacenti al delicato
argomento: i." Che i monaci, e
frati professi promossi alla dignità
episcopale debbono continuare a
portare il colore, e la specie del
drappo, di cui formasi l'abito del
proprio Ordine, meno la forma
266 CRO
che dev'essere da vescovo. 3." Che
il vescovo di Riulta, città, dove al-
lora risiedeva il sovrano Ordine
f^erosoliniitano, per lo piìi cava-
liere di esso, portava la croce del-
l' Ordine sulla niozizclta, e però
volendosi in Ptoma a lui proibire
da un maestro di cerimonie, il ve-
scovo rispose essere quello l'abito
dell'Ordine cui professava. 3." Che
il Cardinal d'Aubiissou, j^ran mae-
.slro dell'Ordine gerosolimitano , la
portava sulla mozzetta, come si ve-
de da un ritratto fatto all'epoca di
sua esaltazione al cardinal ilo , la
€|uale rimontava al i4^r)> ^ ad
Innocenzo \ III, il perchè erasi nel
j587 terminata la controversia
mossa dai Cardinali, che volevano
impedirne l'uso, quando Sisto V
creò Cardinale il gran maestro Ugo
Verdala. 4-" Che una medaglia di
questo Cardinal Verdala lo rap-
presenta colla croce bianca sulla
mozzetta. Per queste ed altre ri-
llessioni, Benedetto XIV col tenore
del Breve, Bienniuin cani di/nìdiOj
dato a' i8 ottobre, e diretto al Car-
dinal Portocarrero, dichiarò che i
Cardinali di qualunque milizia pro-
lessi, possano portare la croce sulla
mozzetta cardinalizia, riguardandosi
come Icibito della loro religione.
Ili fotti il prelato Coinmeiulalore
di s. Spirito [T'cdi), oltre la cioce
«l'oro, e di smallo bianco che por-
ta appesa al collo, sulla parte si-
nistra della mozzetla porla la cro-
ce doppia biforcata di tela bianca.
Gli ecclesiastici addetti alla santa
Sede, i prelati, e i Cardinali, ve-
nendo aggiegati ad alciui Ordine
ti[uestre, debbono implorare dal
sommo Pontetice il permesso di
accettarne e poi-tarne le insegne.
CROCE (Figlie della). Donzelle che
vivono in coniuuilà, e che tengono
CRO
scuola cristiana per l'istruzione del-
le persone del loro sesso. Nell'anno
i6ji5 diede origine a questa isti-
tuzione il sacerdote Guerin, parro-
co di Roye nella Piccardia, insieme
a madama di Villeneuve. Maria
Luillier ne fu pure benemerita ,
per avergli procurato lo stabilimen-
to di Parigi. Siccome poi la con-
fondatriee volle prescrivere ad una
parte delle donzelle figlie della cro-
ce i tre semplici voti di povertà
di castità, e di ubbidienza, al che
l'altra non voleva acconsentire, esse
si separarono, e così formarono due
congregazioni, una di religiose che
emettono i detti voti, l'altra senza
«l'essi. Cos\ il p. Heliot nella Sto-
ria degli Ordini monastici ec. toni.
\11I pag. i8; Dizionario storico
degli Ordini relig. e niilit, pag.
2 IO.
CROCE (Ordine della vera),
ossia dame, a cavalieresse della
crociera. Nell'anno i668 in Vien-
na s'incendiò il palazzo imperiale^
ed arsero, e furono distrutti i gio-
jelli delTimperatrice Eleonora Gon-
zaga, vedova di Ferdinando III.
Una crocetta d'oro però, che essa
aveva con due pezzetti del vivifi-
co vero legno della croce, dopo
cinque giorni si rinvenne intatta,
ed illesa fra i carboni. Vuoisi che
l'incendio bruciasse la cappella im-
periale, dove appunto si venerava il
santo legno. Allora la pia impera-
trice in memoria di questo mira-
colo, e per mostrarsi grata a Dio
e divota della vera croce , istituì
questo cospicuo Ordine di cavalie-
resse, che chiamò delle Dame del-
la vera croce, o della crociera. Il
Pontefice Clemente IX, Rospigliosi,
che allora governava la Chiesa u-
niversalc, approvò l'Ordine, colla co-
stitLizlone hrdciìiptorisy che si legge
CRO
nel Bull. Roin. t. VI, par. VI, pag.
■277, data a'2 agosto dello stesso
anno 1668, arricchendolo inoltre di
molte indulgenze, cioè della plena-
ria a ciascuna dama nel giorno del
suo ingresso, purché si fosse con-
fessata, e comunicata, come ancora
nell'articolo, o punto di morte. La
medesima indulgenza si concedette
a quelle, che cinque volte all'anno
si comunicassero nella cappella im-
periale, e alle principesse della ca-
sa d'Austria una Tolta la settima-
na. A ciascuna delle crociere, o ca-
valieresse, accordò che quante vol-
te esercitassero un atto di carità,
altrettante potessero acquistare cen-
to giorni d' indulgenza, e a quelli
che confessati, e comunicati visitas-
sero la detta cappella nei giorni del-
le feste della invenzione, ed esalta-
zione della santa croce, accordò la
indulgenza plenaria.
Le obbligazioni di queste dame
sono di onorare in particolar modo
la ss. croce, a cui Gesù Cristo era
stato confitto pei nostri peccali, di
procurare la di lui gloria, e servi-
gio, e di travagliare alla propria
salvezza. L'insegna loro è una cro-
ce d'oro pendente da un nastro
di seta nera , cioè una medaglia
d'oi'o con in mezzo una crocetta
di smalto nero, in mezzo ad altra
croce di smalto turchino, avente
nelle quattro estremità quattro stelle,
e nei quattro angoli quattro aqui-
le, con questa epigiatè : salus et
gloria, per ricordare alla memoria
delle decorate, che la croce di Ge-
sli Cristo deve formare la loro glo-
ria. La beala Vergine, e s. Giusep-
pe furono eletti per protettori di
questo Ordine : la regola, e gli
statuti furono compilati did p. Gio,
Battista JMani della coaqiagnia di
Gesù. Dalle stelle poste nella dcco-
CRO 267
razione, l' Ordine si chiama pure
della croce stellata. L'abbate Giu-
stiniani, Hist. degli Ordini eque-
stri, a pag. ^17. cap. LXXIX, Ra-
dunanza nobile della crociera, ag-
giunge, che le dame, per essere ri-
cevute in questo nobilissimo Ordi-
ne, devono avere tre indispensabi-
li qualità, cioè devono essere nobili
e di famiglie illustri, tanto dal canto
paterno che materno, come del con-
sorte se maritate; di bontà d'animo
esperimentata, e di vita irreprensibile.
Intorno a ciò vi sono le opportune
istruzioni si pegli stati ereditari tede-
schi, che pel regno d'Ungheria, e per
le Provincie ad esso annesse, non che
per gli stati italiani. Per chi è fi-
gha di madre, od è sorella di da-
me , che furono insignite di que-
sto Ordine , o lo furono del teu-
tonico, del gerosolimitano ec, non
fa bisogno una nuova dimostra-
zione della sua nobile discenden-
za, essendo però necessaria quella
del marito.
Riguardo poi alla reliquia della
ss. croce, dice ch'essa apparteneva
all'imperatore INIassimiliano I, che
qual pegno di sicurezza , e difesa ,
soleva portarla in dosso nelle guer-
re, ed in quindici battaglie ; che
l'imperatore Fei-dinando III n'era
divotissimo, e perciò il successore
Leopoldo I l'aveva donala all' im-
peratrice Eleonora vedova di lui.
11 p. Bonanni, Catalogo degli Or-
dini equestri, a pag. i34, ci dà la
figura d'una dama dell'Ordine, la
quale, giusta il costume, porta nel-
la parte sinistra del petto, la crocu
di decorazione. Inoltre racconta, che
la vera croce dopo l' incendio venne
linvenuta da un cavalieie, il quidc
subito ne diede parte all'inconso-
labile imperatrice, che ne piangeva
lu perdita. La direzione dell' Ordì-
?m CRO
ne fu commessa dal Papa Clemen-
te IX al vescovo di Vienna, e n'è
capo, e presidente l'imperatrice.
L' imperatrice Maddalena Teresa
di Neoburgo , vedova del suddetto
imperatore Leopoldo I, essendo pre-
sidente di quest' Ordine, nel 1 709
a' 3 maggio, giorno sagro alla fe-
sta dell' Invenzione della ss. Croce,
ricevette in esso l'arciduchessa Ma-
ria Giuseppa, figliuola maggiore del-
l' imperatore Giuseppe I, e trenta-
due dame, nella chiesa della casa
professa dei gesuiti di Vienna, ove
era slata portata processionalmente
la reliquia della santa croce, tosto-
thè 8Ì rinvenne dopo l' incendio. Il
ut I mero 729 del Diario di Roma
del 1722, descrive la funzione fat-
ta nella chiesa di s. Maria d'Ara-
celi, in cui per incarico dell' impe-
ratrice presidente di questo Ordi-
ne, il p. Diez teologo imperiale, ne
conferì le insegne alla marchesa Ac-
coramboni del Drago.
CROCE S. DELLA Sierra [S. Cru-
cis de la Sierra). Città con resi-
denza vescovile ncU' America meri-
dionale, dell'alto Perù, dipartimen-
to di Cochabamba , provincia di
Santa Crux de la Sierra, nella re-
pubblica di Bolivia. Questa città è
pur conosciuta coi nomi di S. Lo-
renzo della Fronlera, o santa Criix
de la Sierra la Nueva. Sta in una
immensa pianura, ed è cinta di
belle case di campagna; è capoluo-
go del nominato dipartimento, o
provincia di s. Croce de la Sierra.
Venne fondata nel 1594. Ha le ca-
se assai male fabbricate, quantun-
que sieno tutte di pietra , e confa
piìi di seimila abitanti. Una città
chiamata pure Santa Crux de la
Sierra era stata edificata nel i558
a 60 leghe IV. da questa, ma s' i-
gnorano le ragioni per cui fu ab-
CRO
bandonata, affine di fondare questa
nuova città.
Commanville la chiama Fammi
sanctae Crucis o de Baranca, co-
me città del Perù della provincia
di Baranca, e dice che la sua sede
vescovile è suffraganea di Charcas,
ossia de la Piata , al qual arcive-
scovato e tuttora soggetta. Altri
storici però e geografi asseriscono,
che la sede vescovile vi venne eret-
ta nell'anno iGo5, ma il vescovo
risiede nella piccola vicina città di
Mizgue, o Mizca, sulla riva sinistra
del Guapey, già un tempo grande,
ricca, e capoluogo di una provincia.
Non si vedono che alcuni avanzi
del suo antico splendore. La catte-
drale è dedicata alla ss. croce del
nostro Signore Gesù Cristo. Il ca-
pitolo si compone di due dignità ,
la prima delle quali è il decano ,
di quattro canonici, compresi il teo-
logo, e il penitenziere, lutti porzio-
narii , nonché di preti , e chierici.
Nella cattedrale vi è il parroco, ed
il fonte battesimale. L' episcopio è
decente, e sta vicino alla cattedra-
le. Vi sono ancora due altre ciiiese
parrocchiali. Ogni nuovo vescovo è
tassato ne' libri della camera apo-
stolica di fiorini trenta tre.
CROCEFISSO, o CROCIFISSO.
Immagine di Gesù Cristo appeso
alla croce. I cattolici onorano , e
venerano il Crocefisso in memoria
del mistero della redenzione, e per
eccitare in se slessi la gratitudine ad
un tal benefizio. Qualunque sia sta-
to il modo dei romani, e dei giu-
dei di appendere alla croce chi era
condannato a morire con questo
supplizio, non si può dubitare del
modo, onde Gesù Cristo vi fu ap-
peso. Il racconto degli evangelisti
non lascia alcuna incertezza su que-
sto punto. Si legge, che Gesù Cri-
CRO
slo dopo la sua gloriosa risurrezio-
ue fece vedere e toccare all'aposto-
lo s. Tommaso le piaghe fatte dai
chiodi nelle sue mani, e ne' suoi
piedi. Quando la vera croce fu ri-
trovata da s. Elena , si trovò coi
foi'i dei chiodi, come si rinvennero
pure i medesimi chiodi. Tre ore Gesù
Cristo visse sulla croce, e morì più
presto dei tre ladroni. S. Agostino,
e i più dotti interpreti , credono
che Gesù Cristo fosse confitto in
croce, essendo questa già piantata,
ed eretta. Semhra più probabile,
che Gesù Cristo fosse appeso alla
croce affatto nudo, giacché tale ei'a
l'uso di crocefìggere i delinquenti,
dal qual uso di certo non si dispen-
sarono i carnefici per riguardo a
Gesù Cristo, contro il quale erano
i suoi persecutori più crudeli, che
non contro gli altri, e il quale per
altra parte volle soffrire questo ob-
brobrio per l'espiazione delle no-
stre colpe. Il costume di rappre-
sentare Gesù Cristo confitto alla
croce ora del tutto vestito, ora co-
perto fino alle reni , o solamente
nelle parti che il pudore vuole si
nascondano, seml)ra che non provi
che il doveroso, e profondo rispetto
dei cristiani per Gesù Cristo. T^.
Croce.
Il sentimento de' greci, che rap-
presentano sempre Gesù Cristo con-
fìtto sulla croce con quattro chiodi,
viene combattuto dall' uso più co-
mune massime della Chiesa latina,
che generalmente lo rappresenta
trafitto con tre, cioè uno alla ma-
no diitta, uno alla mano sinistra,
imo solo pei due piedi. Di questo
punto si tratta all' articolo Chiodi
{Fedi). Quelli, che dipingono, o
scolpiscono Gesìi Cristo morto in
croce con gli occhi chiusi, secondo
alcuni, non ben si appongono, dap-
CRO 269
poiché i morti restano cogli occhi
aperti. Si legga la rivelazione di
simta Brigida lib. I, cap. 9, do-
ve in persona della beata Veigine,
dice, Deinde deposilus est de crii-
ce: eie. Et clausit orulos^ et os
ejiiSy quac in morte fuevunt aper-
ta. Sul costume antico di chiudere
gli occhi ai morti, fa menzione l'an-
tichissimo s. Cipriano , Orat. de
Christi sepult. 3 dove dice: Nuni-
quid digitis tuis oculos Jesu , ut
viortuonun de more solente claudisi
11 Sarnelli, nel tom. V delle sue
Lett. Eccl. nella lettera XXVII ,
tratta : Perche nelle immagini di
Cristo Signore Nostro crocifìsso si
metta la testa di morto sotto i pie-
di. Dopo avere riportato colla soli-
ta sua erudizione i differenti pareri
dei padri e di gravi autori , con-
chiude col riflettere, che Giacomo
F.desseno, maestro di s. Efrem, O-
norio Augustodunense, Andrea Ma-
llo, ed altri dicono, che Noè portò
seco nell'arca il corpo di Adamo,
e cessato il diluvio, divise quelle
ossa a' suoi figliuoli, e che a Sem
più degli altri da lui amato diede
il capo come più nobile parte di
esso, assegnandogli anche quella par-
te di paese, che poi si chiamò Giu-
dea ; e vogliono che Sem lo col-
locasse nel monte Moria , cioè in
lino de' suoi colli appellato Calva-
rio, così detto come dalla calvaria
del primo nostro padre Adamo.
Così il Sarnelli crede ben si accor-
dino le opinioni di Origene, s. E-
pifanio, s. Cipriano, s. Ambrogio,
Teofilalto, Eutimio, e molti altri.
La lesta adunque di morto, che i
dipintori, e scultori pongono a pie
della croce di Gesù Cristo crocifis-
so, significa il capo del primo no-
stro padre Adamo, primo trasgres-
sore tra gli uomini del divino precet-
9.70 CKO
lo, per cui fu introdotta In morto, e il
peccato, cancellato poi col preziosissi-
mo sanj^iie sparso da Cristo; il quale
non solo volle corporalmenlo lavare
col suo divinosangueil cranio di Ada-
mo, ma morire nel sesto f,'iorno,e nel-
l' ora di sesta essere alllsso in croc(%
nel qual giorno appunto Adamo fu
creato, e nella quale ora peccò. Al-
trettanto dicono Teofilatto, e Beda
sopra il capo 5 di s. Matteo, e
Tertulliano nel lib. I conlr. Mnr-
cioìi. Gli artisti talvolta pongono
sotto la croce, la figura della beata
Vergine, o per divozione, o per
rammentare, ch'Essa stette a pie
flella croce, presente alla morte del
divin Figliuolo.
Ritornando al supplizio della cro-
cefissionc, il riinnldi, all'anno i^\,
n. 19, nel raccontare quella di s.
Pionio, dice, che spogliatosi si di-
stese sopra la croce, per essere con
chiodi confitto ; e che perciò si può
ricavare, che la crocifissione si so-
leva eseguire in piana terra, ergen-
dosi poscia in alto la croce col
crocefisso. Ai crocefissi solevansi rom-
pere le gambe: ciò fecero i soldati
coi due ladroni, non con Gesù
Cristo, che trovarono morto: quin-
di si facevano seppellire al tramon-
tare del sole. iSarra il medesimo
Piinaldi, all'anno 109, che s. Si-
meone vescovo di Gerusalemme,
chiamato fratello del Signore, come
figlio di Cleofa, venne spietatamen-
te crocifisso. All'anno 108 ripoita
il martirio dei diecimila soldati, che
Trajano fece crocifìggere in Arme-
nia, perchè essendo cristiani aveva-
no ricusato di sacrificare agl'idoli. Il
Pontefice s. Sisto II, a' 6 agosto
261, patì su di una croce, come
dice Prudenzio Hymno 2, ovvero,
secondo altri lasciò la testa in mano
al manigoldo, sotto la scure. An-
CRO
che il primo Pontefice s. Pietro era
stato crocifisso, ma per rispetto al
divin maestro volle esserlo col capo
all' ingiù. 11 supplizio pertanto della
crocifissione dinò sino a Costantino
imperatore, il quale del tutto l'aboh
convertito che fu al cristianesimo.
Da quel momento non solo passò,
come disse s. Agostino, la croce dal
luogo dei suppli/.ii sulla fronte degli
imperatori, ma inoltre pulthlicamen-
te sopra gli altari. Anche Lattanzio
fa menzione dell' immagine di Gesù
Cristo crocifisso, che dice essere sta-
ta pubblicamente esposta alla vene-
razione dei fedeli al tempo di Co-
stantino.
All' articolo Cpoce abbiamo ri-
portato l'opinione del INIacri, cioè
che nella primitiva Chiesa non si
dipingeva, o scolpiva Gesù Cristo
Crocifisso, ma la sola croce, perchè
i pagani e i gentili si sarebbero
.scandalezzati nel veder venerato un
delinquente sul supplizio , laonde
rappresentavano le croci ornate di
gemme, e a' piedi di esse un agnel-
lo, figura di Cristo. Però il Sarnel-
li opina, che ciò siasi praticato nel-
le sole chiese pubbliche, ma che
negli oratorii, e nelle catacombe si
tenesse l' immagine del Crocifisso.
Nelle pubbliche chiese così usavano
per le addotte ragioni, e per leva-
re dalla mente dei gentili T adora-
zione degl' idoli, imperocché avreb-
bero rinfacciato a' cristiani, che essi
ancora adoravano per idolo un mor-
to. E questo si praticò non solo nei
tre primi secoli della persecuzione,
ma anche dopo che Costantino proi-
bì la pena della croce, cioè in al-
cuni luoghi, dappoiché in generale
la croce pubblicamente si vide col
crocifisso. Nel concilio quinisesto del
692 venne ordinato che Cristo non
si dipingesse, o scolpisse più sotto
rno
figura di agnello, ma in fignrn ti-
inana. E Papa Adriano I, nella sua
epistola a Carlo Magno, a \aiitng-
gio del culto delle sagre immagini,
citò questo canone, non per conci-
liargli autorità, avendolo liprovato
il predecessore s. Sergio I ; ma per
confondere gì' iconoclasti colle loro
stesse dichiarazioni. Il canone è ri-
portato de Consecr. clist. Ili sextam.
La Glossa, Pro veterij dice : Hoc
credo reprohari, quia in criice tan-
tum agìius Dei depingehntur: nam
alias homine depicto ognuni depin-
gi non ohest in parte inferiori. Ag-
giunge il Sarnelli, che nell' anno
120, Gesù Cristo apparve crocifisso
a s. Eustachio, tra le corna di un
cervio, come abbiamo dal breviario
romano, e da altri monumenti. Il
p. Paolo Arrighi, nella Roma sot-
terranea, dice, vedersi nelle cata-
combe, ed altri luoghi sotterranei,
le immagini del Crocifìsso con quat-
tro chiodi trafitto, con un legno di
sostegno a' piedi, e vestite di un
panno dalla cintura sino al ginoc-
chio.
Per confermare che negli orato-
»ii, e nelle catacombe gli antichi
cristiani tenessero l' immagine del
Crocifisso, il Sarnelli racconta, che
fino da iSicodemo, il quale con
Giuseppe d' Arimatea levò dalla cro-
ce il Redentore, e poi il seppelh,
dopo la risurrezione, ed ascensione
al cielo del medesimo, s'incominciò
a rappresentare Gesìi Cristo croce-
fisso sulla croce, e dai primi cristia-
ni a venerarlo in tal modo. E
siccome Wicodemo visse sempre
immeiso nella dolorosa rimem-
branza della passione del Salvatore,
e perchè nell'arte di scultore era
assai perito, per sua divozione fece
r immagine elei Crocifisso che si ve-
nera nella città di Lucca, vestilo.
CRO 271
e coronato alla reale, f^. il Torri-
gio. Grotte f^atirane, p. 282 , e
l'articolo Lucca. Si dice ancora, che
il Crocifisso di Rerito in Soiia, sia
pure opera di ISicodemo. rsell' im-
pero di Costantino, e d' Irene verso
l'anno yTjj, avendo un cristiano
venduto in Rerito la sua casa ad
un ebreo, trascurò di portarsi via
il Crocefisso, che teneva al capo del
suo letto, laonde rilevasi che sino
d' allora era in uso tal pio costu-
me. L'ebreo egualmente non se ne
avvide subito, ma avendo invitato
a pranzo un suo vicino, e fissando
questi gli occhi nella santa imma-
gine, lo rimproverò perchè la tenes-
se presso di sé, e quindi andò su-
bito ad accusarlo alla sinagoga. I
capi di questa si recarono alla det-
ta abitazione, colmarono di rimpro-
veri l'ebreo, e poi orrendamente
maltrattarono il Crocefisso. Gli spu-
tarono nel volto, lo beffeggiarono,
gli posero alla bocca aceto e fiele,
dicendo così aver fatto i loro pa-
dri, e finalmente con una lancia ne
ferirono il costalo, ed allora gli u-
sci gran copia di sangue, ed acqua
con grande spavento degli ebrei, al-
cuni de' quali ricevettero il battesi-
mo. Tutte le chiese di oriente ed
occidente procurarono di avere di
questo sangue ed acqua, da cui si
ottennero molti prodigi. Tanto as-
seriscono diversi scrittori, fra' quali
sono a vedersi il Durando lib. cap.
6; il p. Calvi nel Propinomio e-
vangeli co, resol. XV ; e il martiro-
logio romano sotto il 9 novembre.
Il Piazza nel suo Santuario Roma-
no, dice, che in tal giorno si fa
particolare commemorazione del Cro-
cefisso di Rerito, nella patriarcale
basilica di s. Lorenzo fuori delle
mura, e nella basilica di s. Pietro
in Vincoli.
272 cno
Altri Crocefissi miracolosi sono
per tutto il mondo, e ne' rispettivi
articoli si fa menzione dei più cele-
bri. 11 Sarnelli, citando il p. Me-
iiocliio, fa menzione del Crocefisso,
che si venera in Vagliadolid, dona-
to nel XV secolo da un arcivesco-
vo di Toledo, detto il Crocefisso
della Cepa, perchè la tradizione
narra, che naturalmente venne for-
mato in modo ammirabile da mi
ceppo di vite. Del miracoloso Cro-
cefisso di Mompeo in Sabina, che
per opera del marchese Fabrizio
jVari a' 17 maggio 1674, fu posto
in maggior venerazione; del Cro-
cefisso, che a' i4 giugno 1687, ven-
ne collocato solennemente nella
chiesa della ss. Trinità di Marino,
pei gran prodigii che operava; del
Crocefisso della chiesa della ss. Tri-
nità al monte Pincio di Roma, che
il cavalier gerosolimitano Rome-
giasso teneva sempre in mano com-
battendo contro i turchi, tratta il
njcdesimo Piazza nella Gerarchia
Cardinalizia. In Roma molte mi-
racolose immasrini si venerano del
o
Crocefisso, come quella del carcere
IMamertino sotto la chiesa dell' ar-
ciconfraternita de' falegnami; quella
che venerasi nella basilica de' ss.
XII apostoli ; quella che sta in una
cappella delia chiesa di s. Marcello;
quella che si venera nella basilica
di s. Lorenzo in Damaso; quella
della chiesa di s. Maria in Traspon-
tina, che dicesi per tradizione ab-
bia parlato ai principi degli aposto-
li, ed altre miracolose immagini. 11
Crocefisso della basìlica vaticana vuoi-
si fatto dal pio, e valente scultore
Pietro Cavallini, e ne parla il Tor-
rigio citato a pag. i52. Del mede-
simo Cavallini è il celebre Croce-
fisso di legno, che venerasi nella
basilica di s. Paolo, e che piameu-
cno d
te si crede parlasse a s. Brigida, la
quale, secondo alcuni, dalla sua boc-
ca ascoltò le rivelazioni, che ci ha
lasciate. P^. V Ugonio , Hist. delle
Stazioni a pag. 237.
Lattanzio Firmiano racconta che
all'ingresso delle chiese, gli antichi
cristiani ponevano un Crocefisso.
Questo pio costume della chiesa oc-
cidentale si vede ancora praticato in
alcune chiese, come nella sontuosa
di s. Carlo al Corso di Roma, dove
nella prima cappella della nave de-
stra laterale, venerasi dai fedeli un
Crocifisso, opera lodata di France-
sco Cavallini di Carrara. Questo
antico rito di porre il Crocefisso
neir ingresso de' sagri templi, signi-
fica che siccome è Cristo il primo
autore di nostra salute, così si de-
ve venerare il primo entrando-
si nelle chiese . Ciò pure si vede
nelle basiliche lateranense, vatica-
na, ostiense, liberiana, di santa Ma-
ria in Trastevere, ed altre. La chie-
sa orientale, ed i greci ebbero co-
stume di porre il Crocifisso sull'ar-
chitrave dell'altare maggiore, perchè
appena entrati i fedeli ne'sagri tem-
pli, ponendosi ad orare, mirassero
con gratitudine, ed amore quello
in cui tutte dovevano fondare le
loro speranze. Inoltre i Crocifissi si
pongono all'ingresso del coro, e sul-
l' altare, massime per celebrarvi la
messa. Anticamente la sua immagi-
ne veniva rappresentata sul messa-
le al principio del canone; indi ven-
ne esposta alla vista del sacerdote
durante tutto il canone, sopra pic-
cola cortina di stoffa nera o vio-
letta, che a tal effetto gli si spiega-
va dinanzi. In seguito i sacerdoti
portavano eglino stessi il Crocefisso
all' altare per la celebrazione del
sagrifizio, e lo toglievano al termi-
ne del sagrificio medesimo, e final-
CRO
mente ve lo lasciarono sempre, co-
me praticasi da tutti. Vanno però
eccettuate alcune chiese, come le
cattedi'ali di Meaux, Laon , Senlis
ec. , le quali conservarono l' antico
uso, meno quando il vescovo offi-
cia, perchè allora fa uso de' suoi
arredi sagri, fra'quali evvi il Cro-
cefisso, che in conseguenza si espo-
ne sull'altare. Sul velare il Cro-
cefisso in quaresima , si parlò al-
l'articolo Croce. I liturgici avver-
tono, che la ragione per cui fu po-
sto permanentemente il Crocefisso
sull'altare, è perchè i sacerdoti alla
di lui presenza più vivamente si
penetrassero del sagrifìzio della cro-
ce, del quale quello dell'altare è la
continuazione [F. Altare). Da un
lato dei pulpiti nelle chiese sempre
evvi 1" immagine del Crocefisso.
Dei Crocefissi benedetti dal Papa
con indulgenze , si tratta agli ar-
ticoli Benedizione, e Corona. Del
Crocefisso della Croce Pontifìcia,
che sempre dal crocifero o suddia-
cono devesi tenere rivolto verso la
faccia del Papa, si fa parola al
detto articolo. Molti cattolici per
divozione sempre portano il Cro-
cefisso appeso al collo, massime
i religiosi, ed i missionarii, che il
portano di forma più grande. Nelle
anticamere dei Cardinali, dei vesco-
vi, e di altri prelati sempre su di
un tavolino si vede la venerabile
immagine del Crocefisso, di avorio,
di legno, di metallo, o di altra ma-
teria. Quasi tutte le camere della
residenza del Papa hanno il Croce-
fisso, come è generale costume dei
primari ecclesiastici, e di molti re-
ligiosi di tenerlo sul tavolino dello
scrittojo. Soglionsi anche seppellire
i morti colle mani piegate in for-
ma di croce, col Crocefisso nelle
mani. P^. l' articolo Ostie, ove si
vor tviii.
CRO 273
parla del Crocefisso in esse im-
presso.
Daremo termine a questo ar-
ticolo, col riportare il seguente
prodigioso avvenimento. Da lette-
re autentiche di monsignor Giu-
seppe Maria Pùzzolati, dell'Ordine
de' minori riformali, vescovo d' A-
rada in partibus, e vicario aposto-
lico nella Cina della provincia di
Hu-quang, in data de' i5 gennaio
1842, abbiamo la seguente prodi-
giosa apparizione d'una croce col
Redentore crocefisso. » Due volte,
» non è gran tempo allorché in-
>5 fieriva vieppiù la persecuzione,
» apparve qui nel cielo circa il
« meriggio una gran croce col Re-
» dentore crocefisso. Il cielo era il
« più sereno, e limpido; il crocefìs-
33 so nella più perfetta maniera de-
« lineato, ed a tutti visibile, con
>5 viva luce d' intorno sfolgoreg-
M giante; e l'apparizione non du-
» rò meno di due ore per ciascu-
'» na volta, col concorso, e con i-
M stupore non solo de' cattolici ,
!> ma ancora di una immensa mol-
>■> titudine di pagani. In altri luo-
-•3 ghi del vicariato accaddeio ancora
33 due consimili apparizioni porten-
53 tose con lo stesso concorso di
33 folta , e mista moltitudine di
33 spettatori ". Piaccia al Signore
che non sia lungi l'epoca annunzia-
ta da uno de' gloriosi cristiani atle-
ti martirizzati l'anno 1887 nel Ton-
Rino occidentale, il quale, nel por-
gere intrepidamente il collo al car-
nefice, profetò, che ben tosto avreb-
bero quelle contrade riconosciuta,
e confessata la cattolica fede, che
allora sì fieramente perseguitavano.
Siccome da ultimo alcune gazzette
estere pubblicarono , non esservi
stati fin qui nella Cina, e regni
adiacenti vescovi, e banditori della
iS
274 CRO
fede caltolìca, ai quali «licosi apii-
re l'adito il felice esito della guerra
mossa dall' Inghilterra all'impero
cinese, basta leggere l'articolo Cina
(^Fedi), di questo Dizionario, per
ravvisare, che oltre le sedi episco-
pali esistenti, vi sono numerosi vi-
cariati apostolici, presieduti e go-
vernati da altrettanti vescovi. In
varii di detti vicariati vi hanno
assai numerose fiorenti cristianità,
provvedute di seminari, scuole, e
di zelanti evangelici operai , come
ancora dicesi al citato articolo. E
notissimo a tutti, quanto remota
sia l'introduzione della vera fede
nella Cina, e quanti sieno i cam-
pioni, che col loro apostolico zelo,
e col loro sangue l'hanno illustrata.
CROCESIGNATI, o CROCIATI.
Sacram milìtiam professi. Così fu-
rono chiamati quelli, che appartene-
vano alle crociate, sia per combat-
tere gl'infedeli, che gli eretici, od
altri nemici del cattolicismo. I cro-
cesignati portavano sulle loro vesti,
e sui loro stendardi croci di diver-
si colori, a seconda delia nazione
cui appartenevano, o dell'ordine eque-
stre di cui erano membri. Per dir-
ne di alcuni, i francesi la porta-
vano rossa, gl'inglesi bianca, i fiam-
minghi verde, i tedeschi nera, gli
itaHani gialla etc. I sommi Ponte-
fici, incominciando da Ui'bano li,
per sostenere, ed eccitare il pio
ardore de' crociati e premiarne le
fatiche, accordarono loro esenzioni,
privilegi, ed indulgenze, che ptu'e
concedettero a quelli, che sommini-
stravano qualche somma per le cro-
ciate, come dicesi all'articolo Bolla
della crociata [Fedi).
La bolla delle crociate si spedi-
va ancora, e si spedisce dai Papi
per respingere con una sagra conli?-
derazione i corsari, i maomcltaui
CRO
ec. allorquando non bastano le
forze nazionali, e si pubblica dal
commissario generale delle crociate.
Tali crociate consistono nel con-
correre volontariamente, o coU'ope-
ra, o con un annuo sussidio, ad im-
pedire i progressi degl' infedeli a
danno del cristianesimo, al qual fi-
ne il sommo Pontefice comparte
il premio d'indulgenze ed indulti per
compensare in certo modo non la
tenue rata del sussidio che si con-
trìbuisce, ma l'atto di pietà che
deve accompagnarla.
La crociata non è una legge, es-
sa è piuttosto vm indulto, un privi-
legio, un beneficio legittimamente
ordinato al profitto spirituale di
chi vuole all'opera riferita contri-
buire. Una contribuzione di questa
fatta non è nella bolla altrimenti
disposta, che in forma di semplice
limosina, di un puro atto di bene-
ficenza. Il non farlo non s'imputa a
trasgressione che meriti tra gli uo-
mini pena di qualunque genere.
Chi manca nelle debite circostanze
di soccorrere al bisogno del suo
fratello, non avrà altro giudice che
Dio, né altro tribunale che la pro-
pria coscienza.
I privilegi e le indulgenze delle
bolle delle crociate consistono nella
dispensa i." dall'uso di latticini
nella quaresima; i." dai voti sem-
plici che si dovranno commutare
dal confessore in opere pie; 3.° nel
potere due volte nel corso della vita
e nel punto di morte eleggersi un
confessore approvato dell'Ordinario
del luogo, per farsi assolvere *\a
tutti i casi riservati alla Sede aposto-
lica, purché non vi sia abuso, 4- nella
partecipazione di tutte le indidgenze
concesse alle confraternite, ed a' pii
sodalizi coll'applicazione alle anime
del purgatorio; 5." nel poter visitare
cr.o
CRO
cinque volte le chiese, gli allari, o religiosi, che alla testa deiresercito
procedevano col Crocefisso inalbera-
lo; e talvolta dai legali della san-
ta Sede. Parlando il Bonanni, nel
Catalogo degli ordini militari, a
pag. XXXI, del cavaliere a sia sol-
dato della crociata, dice che la
croce insegna de'crocesignati non
fu propria di alcun Ordine equestre,
ma inarca militare con cui i roma-
un solo altare in luogo delle sta-
zioni di Roma, e lucrarne le indul-
genze, ec.
Le famiglie dei crocesignati, si
dai Papi, che dai principi sovrani,
furono protette e beneficale. Nel
I 122, nel concilio da Calisto II ce-
lebrato nel Laterano coli" intervento
di più di trecento vescovi, tra le
altre cose che fuiono decretate, fu
con pena di scomunica proibito,
che ninno vendesse, ovvero occu-
passe i beni di quelli, che s'impie-
gavano nell'impresa di Terra santa.
Di più si ordinò che quelli, i quali
avevano preso la croce, ed eransi
inviali verso Gerusalemme , dove
fossero tornati indietro per qualche
motivo, ripigliassero il cominciato
cammino tra il termine della vici-
na pasqua, e Taltra dell'anno se-
guente, altrimenti fossero esclusi
dall ingresso nella chiesa, e le loro
terre fossero sottoposte all'interdetto.
Da tale pena si licava, che questi
crociali avevano contratta obbliga-
zione per voto di non abbandonare
la sagra milizia. La tragressionc di
quella obbligazione li rendeva me-
ritevoli del rigore delle censure.
In fatti il Rercastel, voi. XIII p.
12, dice che Urbano II, nel procla-
mare la prima crociata, avverfi i
concorrenti, che chiunque prendeva
la croce era obbligato, sotto pena
di scomunica, a compiere il volo
che fallo avea implicitamente, en-
trando nel numero de'crociali.
Molti crocesignati, nelle guerre
pel conquisto di Terra santa, di-
"vennero principi sovrani di vari
stali, e l'impeio latino di Costantino-
poli (Vedi), ebbe origine appunto
dai crociati, che recavansi in Pale-
stina. V. Croctata. I crocesignati
talvolta furono condotti da zelanti
ni Pontefici vollero contrassegnare
quelli, i quali presero le armi per
la santa Sede; e terminata la spedi-
zione militare, cessava l'uso dell'in-
segna della croce, restando il pre-
mio delle indulgenze, indulti e pri-
vilegi a chi aveva combattuto. F'.
Eusebii Hamort, Hisloria indidgen-
tiarum, Venetiis i 788, pag. 46, 67;
e la biblioteca canonica del Ferra-
ri, in bulla cruciatae, ove sono in-
dicate le indulgenze accordate, e le
obbligazioni per acquistarle.
Psel rituale romano poi è espres-
sa la benedizione della croce pei
crociati, come il modo di darla ,
che era del seguente tenore. Il Pa-
pa, o quello che aveva la commis-
sione di distribuire le croci, dopo
di averle benedette, sedendo pai-a-
to pontificalmente, e colla mitra,
conferiva la croce dicendo: » Acci-
■• pe signum crucis, in nomine Pa-
" tris -t^f et Filii 4|f et Spiritus san-
'= cti, -^ in figuram crucis, pas-
-•' sionis, et mortis Christi ad lui
» corporis et animae defensionem,
» ut, div-inae bonitatis gratia, post
» iter e\plctum, salvus et emcn-
-•' datiis ad tuos valcas remeare.
»> Per Christum dominnm nostrum
eie. " Detto questo, si aspergeva il
crocesignato con l'acqua benedetta,
ed esso baciava la mano del pre-
lato, che gli aveva dato la croce, e
quindi partiva. Oltre la benedizione
(ielle croci, e delle persone ciio lo
.,76
CRO
pigliavano, si benedicevano ancora
le armi offensive, e difensive , e
l'arnese pel viaggio, o l'abito da
pellegrino , che s' indossava anche
dalle persone principali, come si
ricava da Rigordo , il quale così
scrisse di Filippo l re di Francia,
che avea presa la croce per an-
dare all'impresa di Terra santa:
.'5 Cum lacryniis ab oratione sur-
« gens sportam, et baculum pere-
•3 grinationis de manu Guillelmi
» Rhemensis archiepiscopi avunculi
« sui apostolicae sedis legali acce-
" pit. " E Roggero, negli annali di
Inghilterra, parlando del re Riccar-
do cuor di Leone, dice : " perre-
M xit rex Turonim et ibi recepii
'j peram, et baculum peregrinalio-
M nis suae de manibus Vuillielmi
» Turonensis archiepiscopi." E l'ab-
bate Uspergense parlando general-
mente di quelli, che andavano a
queste sagre guerre, accenna, che
si benedicevano i bastoni, o bor-
doni da pellegrino, e le sporte o
zaine, o tasche, che portavano per
riporvi i loro bagagli.
Deve inoltre notarsi, che non
solo andavano i cristiani in Terra
santa per ricuperarla dalle mani
degl'infedeli, ma eziandio faceva-
no questo viaggio per divozione
di visitare que'santi luoghi, ne'qua-
li nacque, visse, conversò, e mo-
rì il nostro Redentore. E que-
sto proponimento lo confermarono
con voto; che perciò scrisse Giaco-
mo di Vitriaco : « signo saluti-
« ferae crucis humeris suis afhxo,
5» sese volo peregrinalionis Domino
>i obligaverunt.
Iddio in più incontri si degnò
mostrare, che questo pellegrinaggio,
e il prendere la croce gli fossero
cose assai grate perchè, come scri-
ve Bertoldo Costanziense: signum
CRO
»> crucis quisbusdam in ipsa carne
» apparuit. j» E Roggero, di sopra
citato, aggiunge, che in quel punto
in cui il re di Francia Filippo I,
ed Enrico re d'Inghilterra presero
la croce, nel cielo apparve tal segno
su di essi.
Oltre gli uomini, che andavano
in questo sagro pellegrinaggio, vi
si recavano anche le donne, che
parimenti prendevano la croce, o
per seguire i loro mariti, o per di-
vozione di visitare il santo sepolcro,
o per sovvenire, se erano licche,
colle loro facoltà, i medesimi cro-
ciali. Tanto gli uomini quanto le
donne talvolta fecero il viaggio di
Terra santa per penitenza di qual
che grave peccalo, e per maggior
mortificazione, e disagio, viaggiaro
no anche a piedi. Innocenzo III
scrivendo ad Alessio imperatore di
oriente, gli disse, che i crociali, i
quali fossero morti nella sagra guer-
ra di Palestina, sarebbero martiri
della fede: >» Assuinpto salutifei'ae
" crucis signo, in defensione lerrae
" ipsius martyres coronentur, et
» inde Iriumphans Ecclesia laetelur,
» et augeatur in coelis, unde nii-
» iitans dolere, ac minorari vide-
" tur m terris. " Lo che è uni-
forme a quanto disse san Bernardo
ad tenipliarios. Urbano II nel con-
cilio di Clermont ecco come si espres-
se : » habituri post obitum felicis
» martyrii commercium." Conviene
però avvertire, che la parola ìiinr'
litio non si deve prendere nel pro-
prio significato, perchè al martirio
in questo senso si richiede che la
persona non muoja quasi ex coii-
■sequentì, e per accidente, lo che
accade quando alcuno pretendendo
qualche altra cosa ne segue la mor-
te; come avviene a'soldati che muo-
jono in una guerra, per difesa del-
CRO
la fede: questi non sono martiri.
Oltre a ciò va notato, che il mar-
tire non deve resistere a chi lo mar-
tirizza, mentre i ciocesignali non
solo resistevano agl'infedeli, ma li
assalivano, ed uccidevano, onde non
potevano essere martiri in battaglia.
E ben vero però, che di tanti, i
quali in diversi tempi andarono a
militare nelle parli degl'infedeli, o
si trasferirono in Palestina per vi-
sitarne i santi luoghi, molti sono
caduti nelle mani de'saraceni, e dei
turchi, e questi furono propriamen-
te martiri nel confessare, e profes-
sare costantemente la fede cristiana,
resistendo a qualunque tormento,
che gli avesse stimolati a giu-
rare l'alcorano, ed abbracciare l'i-
slamismo.
Oltre a quanto di sopra si disse
di Urbano 11, e di Calisto II, che
i crociati non dovessero essere mo-
lestati ed inquietati, è a sapersi aver
Eugenio III comandalo, che a quel-
li, i quali avessero preso la croce,
non si movesse lite sui beni, cui
pacificamente possedevano, e se si
l'ossero obbligati a pagare usure, ne
restassero dispensati. Aggiunse poi
Innocenzo 111, che i crociati non
fossero obbligati a collette, e pub-
bliche gravezze, e fulminò la sco-
munica contro quelli, che nell'an-
data, o nel ritorno li avessero mo-
lestati. Anche i re di Francia ed
Inghilterra concessero a' pellegrini
crocesignati molti privilegi, che dai
citati Rigordo, e Roggero sono ri-
feriti. In quanto poi alle spese ne-
cessarie pel mantenimento dei cro-
cesignati nelle guerre, furono presi
vari provvedimenti. I principi, e i
grandi signori militavano a proprie
■^pese, come anche quelli, che ave-
vano possibilità, e modo di farlo.
Non mancarono di quelli, che ven-
CRO 277
dettero i proprii beni rustici, e le
case per impiegarne il prezzo in
servigio di così santa impresa. Ma
siccome tuttavia eravi bisogno di
molto denaro, furono oldinate certe
esazioni e decime dal clero, dalle
quali non vollero essere esenti i
Cardinali, e gli stessi Papi; mentre
le comunità secolari si obbligarono
a mantenere un certo numero di
soldati, oltre le limosine, clie a que-
sto fine furono date in gran copia,
e sponlaneamente. y. il Gretsero,
che nel terzo tomo, de Cruce, e in
tutto il libro terzo per molti capi-
toli, ti'atta delle crociate, e de'cro-
cesi guati ; e il p. Bleado , Bullae
Cnuialae e/»czV/^f/o, Lugduni 1668.
CE.OCIA.TA", Sacrum helluin. Sa-
cra crucis militia. Si chiamarono
crociate le guerre, che i cristiani
intrapresero dal declinare del secolo
XI in poi, pel conquisto di Terra
santa, cioè dei luoghi di Palestina
santificati dal Signor nostro Gesù
Cristo, e massime del santo sepol-
cro. Presero un tal nome perchè i
cristiani, che si arruolarono sponta-
neamente in tali eserciti, portavano
una croce di stoffa sulla spalla de-
stra, o al cappuccio, e sui loro
stendardi o bandiere, per cui si dis-
sero Crocesignati [Pedi)j e Crocia-
ti. Queste crociate furono pubbli-
cate, e predicate nel cristianesimo
dai romani Pontefici con lettere, e
brevi apostolici. Talvolta da loro
stessi in persona, o per loro oi'dine
furono intimate e promulgate da
vescovi, Cardinali, e da predicatori
zelanti ed eloquenti, che si adope-
rarono a disporre i popoli a sì sa-
gra milizia. Prima fui'ono bandite
contro i saraceni e maomettani, che
occupavano la Terra santa; ma poi
anco si bandirono contro i mori
maomettani invasori della Spagna,
278 CRO
e di altre provincie. Il nome di
crociata successivamente pure si
diede alle guerre contro gli eretici ,
gì' invasori de' beni ecclesiastici, e i
ribelli, e i nemici della santa Sede.
JJi queste seconde crociate parlere-
mo per ultimo. Molto si scrisse con-
tro e in vantaggio delle crociate;
grandi furono le accuse e gli elogi
di silFatte guerre, e di quelli che le
componevano: cose tutte che si trat-
tarono appositamente da parecchi
scrittori. Uno di questi, G. Miche-
aud, dice, che la storia del medio
evo non presenta spettacolo ed
avvenimenti più importanti delle
guerre intraprese col più grande
ardore religioso, per la liberazione
di Terra santa dalle mani degl'in-
fedeli.
Dopo essere stato l' occidente più
volte minacciato dai fanatici e for-
midabili seguaci di Maometto, ed
anche bersaglio delle loro invasioni,
improvvisamente si scosse, e sembrò
svellersi, per così dire, dalle fonda-
menta per precipitarsi uell' Asia.
Quindi la maggior parte de' popoli
di Europa abbandonarono i loro
interessi, dimenticarono le recipro-
che rivalità, e non anelarono uni-
formi e concordi, che alla conquista
della Palestina (Fedi), e di Ge-
rusalemme, siccome luoghi, i quali
contenevano la tomba del Piedentore
del mondo. Perciò narrano gì' isto-
rici, che tutte le strade conducenti
alla città santa, si videro in un
momento ingombre di militari, e
di pellegrini d' ambo i sessi, senza
che i disastri, i disagi, ed infinite
privazioni, affievolissero e stancasse-
ro la loro eroica perseveranza, e
rassegnazione.
Generalmente si crede che le cro-
ciate abbiano avuto orisrine dal
o
Pontefice Urbano II, e dal concilio
c; R O
di Clermonl. Tutlavolta ne'primor-
dii, e in altre epoche anteriori del
medesimo secolo, abbiamo le pri-
marie traccie, e i preludii delle
future crociate. Di fatti il Pontefice
Silvestro II, siccome di animo gran-
de, e zelatore della fede, commosso
dalle replicate incursioni mussulma-
ne di Terra santa, accompagnate
da crudeltà, ed empietà indescrivi-
bili, scrisse la bella enciclica a lutti
i figli della Chiesa. Laonde furono
mossi i pisani, allora potenti in
mare, a spedire in Asia una fiotta.
Di frequente s. Gregorio VII
tentò d'indurre i cristiani alla sa-
gra guerra di Palestina, ma senza
effetto a cagione delle guerre, che
tenevano occupati vari principi, non
che della famosa vertenza, che te-
neva divisi il sacerdozio, e l'impero
per le investiture ecclesiastiche.
Contro i maomettani ottenne fa-
vorevoli successi il Papa Vittore
III, che ascese alla cattedra aposto-
lica nel 1086, per morte di s. Gre-
gorio VII. Avendo Vittore III adu-
nato da tutta l'Italia un poderoso
esercito, lo spedi in Africa, ove ri-
portò sui saraceni insigne vittoria ,
colla morte di cento mila infedeli,
e colla presa di Mahdia, città al-
l' oriente di Tunisi. Così pose al co-
perto i cristiani da ulteriori scorre-
rie de' nemici, e dalla più dura
schiavitù.
Non si deve tacere, che sul fini-
re del precedente secolo X, 1' impe-
ratore d' oriente Giovanni Zimisce,
che terminò di regnare l'anno 97?,
potrebbesi forse considerare come
l'autore della prima crociata, per-
chè avea fatto dipingere sulle pro-
prie bandiere l'immagine di IMaria
Vergine, dal cui valido patrocinio
ripeteva il buon esito d' ogni sua
impresa. Ma di questa specie di ero-
cno
ciata non si tenne conto, non aven-
dovi parte alcun principe europeo,,
sebbene 1' intenzione dell' imperato-
le greco fosse appunto quella di
togliere agi' infedeli il possesso di
Gerusalemme. Noi però, avanti di
parlare sulla prima crociata, e sulle
seguenti, non che su quelle contxo
gli eretici ed altri, faremo una bre-
ve menzione delle principali accuse
date alle crociate dai loro detratto-
ri, e delle difese degli apologisti del-
le medesime.
Molti censurarono le crociate con
ispirilo di partito, addossando alla
religione i mali reali o supposti, che
da esse voglionsi essere derivati.
Queste guerre, dicono essi, ispirate
da uno zelo di religione male inte-
so, costarono ali Europa due milio-
ni di uomini, trasportarono nell'A-
sia immense ricchezze, fecero ricchi
il clero e i monaci, impoverirono
Ja nobiltà, ed aumentarono la po-
tenza dei Papi. Dice il Bergier :
concediamo esservi periti due milio-
ni di uomini, ma questi risparmia-
rono venti milioni di schiavi. Se si
trasferirono uell' Asia immense ric-
chezze, s'imparò per altro il modo
di far entrare in Europa, a mezzo
del commercio, ricchezze piìi con-
siderabili. Il clero e i monaci riscat-
tarono i fondi già loro tolti, che
sarebbero stati incolti; la nobiltà si
impoverì, ma perdette 1' abitudine
all'assassinio, e alla indipendenza.
Se per qualche tempo crebbe la
potenza temporale dei Papi, fu re-
pressa quella dei maomettani più
lijrmidabile, che furono resi impoten-
ti di soverchiare l' Europa tutta, e
di sfogare l'odio loro contro il cri-
stianesimo. Altri dissero, che le cro-
ciate non furono tutto effetto di
religioso zelo, ma di una disordina-
ta passione per le armi; e per la
CPiO 279
necessità di una diversione affine
di sospendere le micidiali intestine
turbolenze, che da gran tempo du-
ravano, e che vennero troncate col
prendere la croce, e porsi sotto i
vessilli di queste spedizioni. Dicono
ancora, che se queste consumarono
neir Asia tutti i furori di zelo, e di
ambizione, di gelosia e di fanatismo,
che circolavano nelle vene degli eu-
ropei, portarono però fra questi il
gusto del lusso asiatico. Però è
certo, che gli europei riacquistarono
col commercio e colla industria il
sangue, e la popolazione che aveva-
no perduto ; e si prepararono per
le spedizioni di Terra santa la sco-
perta dell' America, e la navigazio-
ne dell' Indie. I gran vassaUi della
corona impoveriti per questi viaggi,
divennero meno turbolenti e meno
pronti a ribellarsi ; fu più facile a ri-
scuotere da essi le giurisdizioni alie-
nate. Colla potenza de' sovrani, si sta-
Jjilirono i governi. I signori, che a-
vevano bisogno di denaro, furono i
piimi a liberare i servi ; e così la
Europa deve riconoscere dalle cro-
ciale i principii di sua libertà. Da
quel momento si pensò a stabilir
manifatture, si popolarono le città,
si accrebbe il loro circuito, vi si
fecero scorrere pubbliche fontane, e
s'innalzarono que' tanti monumenti,
di cui ammiriamo la grandezza, e
l'armonia. L'Europa si riemp"i di
spedali, e di spedalieri, e da quel
tempo ebbero origine gli Ordini e-
questri e cavallereschi, che tanto
lustro e decoro, e tanto bene reca-
rono alla cristianità, alcuni de'qua-
li sono tuttora in fiore. Se le cro-
ciate produssero un mal passegge-
ro, cagionarono però beni dure-
voli, e felici conseguenze : giacché
in appresso le scienze, le arti, il
commercio, l' industria, e U pò-
28o Clio
litica fecero meravigliosi progres-
si.
Esercitandosi i crociati nella ma-
rina, si avvezzarono a tentar per
mare grandi imprese, e diedero oc-
casione a scuoprire la bussola ; si
conobbero lontane regioni, sulle qua-
li non si avevano che nozioni esa-
gerate, o favolose. Quindi s' intro-
dussero in Europa \arie specie di
piante utilissime sì per la medicina,
che pel nutrimento, a segno che,
mancando i {trodotti di una specie,
si hanno quelli delle altre ; dal che
provenne, che le posteriori carestie
non furono sì orrende come le an-
teriori. Non si ragiona bene, dicono
gli apologisti delle crociate, quando
si decide dai nemici di esse, ch'era
ingiusto andare ad attaccare una
nazione perchè era infedele : non si
trattava di punire la di lei infedel-
tà, ma di arrestarne l'ambizione,
la rapacità, e il ladroneccio, di levar-
le la brama di tentare delle con-
quiste nella Italia, e nella Francia,
e d' impedire di stabilirvisi, come
avea fatto nella Corsica, nella Sar-
degna, e nella Spagna. V. il p.
Costantino Battini servita, Apolo-
gia d^ secoli barbari, capitolo VI,
Dei i'antaggì, che recarono le cro-
ciate all' Europa, capitolo VII, Del-
le accuse date ai crocesignali, ed
alle imprese loro.
Otto furono le principali crociate
dei cristiani, che andarono a com-
battere gì' infedeli in oriente per
conquistare i santi luoghi, e toglier-
li dalle mani dei maomettani pro-
fanatori di essi, e sono le seguenti .
Prima Crociata 1095-1099.
I primi autori di questa grande
opera furono il Pontefice Urbano
II , da Chatillou sur Marne in
Clio
Francia, il cui nome si trova ir»
diversi martirologi col titolo di
beato, ed un semplice prete della
diocesi di Amiens, per nome Pie-
tro, e cognominato l'Eremita a ca-
gione della vita solitaria, che me-
nava con generale edificazione.
Questi, in occasione di un divoto
pellegrinaggio che fece in Gerusa-
lemme, fu sensibilmente afllitto nel
vedere una moschea fabbricata sui
fondamenti del tempio, ed alcune scu-
derie contigue alla chiesa del santo se-
polcro di Cristo, oltre l'aver vedu-
ta la maggior parte dei luoglii
ov'eransi operati i primi nostri mi-
steri, profanati in mille guise, ed il
modo com' erano ivi trattati i cri-
stiani. Quindi, avendo concepito il
vasto disegno di far togliere dalle
mani dei maomettani Gerusalem-
me, se ne andò dal patriarca di
essa, ch'era il virtuoso Simeone.
Gli dipinse alla presenza di altri
prelati,, e di diversi cristiani del
paese, la potenza e il valore dei
principi europei, lo zelo e la som-
ma autorità del Papa, ed invitolli
a scrivere a questo, ed a quelli cir-
costanziate lettere, nelle quali venis-
sero sollecitati a spezzare il giogo
sotto cui gemevano. I vescovi, e
tutti i fedeli resero a Pietro mol-
te grazie, e gli diedero le richieste
lettere. Confermò Pietro nel propo-
nimento, e gli accrebbe il coraggio,
una visione da lui avuta, secondo che
\iene narrato, nella chiesa del san-
to sepolcro, e colla quale il Signore
gli promise il suo divino aiuto, e
l'affrettò ad eseguire la sua com-
missione , vendicando così la santi-
tà dei luoghi. In questo tempo l'oc-
cidente trovavasi lacerato da guer-
re intestine; i grandi vassalli si fa-
cevano fra loro guerra, e spesso
contro gli stessi loro sovrani; e ban-
CRO
«lo di avvenlurieri ovunque porta-
vano la devastazione, e lo spavento.
In oriente l'ini pera loie Alessio
Conuieno, sbigottito dalle vittorie
Ue'turchi, già padroni di una par-
te de'suoi stati, supplicò il Papa
Urbano II perchè impegnasse i
principi d'occidente ad unirsi contro
gl'infedeli nemici del nome cristia-
no. Intanto nel ioqS si presentò
al Pontefice Pietro l'Eremita, gli
raccontò quanto aveva veduto, quan-
to l'osse necessario determinare una
spedizione per liberare i santi luo-
ghi di Palestina, cose tutte che furo-
no avvalorate dalla lettera presenta-
tagli del patriarca di Gerusalennne.
Il Pontefice, che era dispostissimo
a mandare ad effetto una spedi-
zione tante volte inutilmente pro-
gettata, godette di vederla prossi-
ma ad eseguirsi; incaricò il zelante
l'ietio a percorrere l'Italia, la Ger-
mania, e la Francia, e colle sue
predicazioni invitare i cristiani a
torre dall'oppressione la terra con-
sagrata dal sangue del Redentore.
L'energica voce di Pietro nelle an-
zidette regioni per tutto risuonò,
massime ne' palazzi de'principi, e dei
grandi signori, con felicissimi suc-
cessi. I cristiani commossi e intene-
riti dai suoi racconti tutti brama-
vano far parte di s\ santa guerra,
di cui si tenne parola nel concilio
celebrato dal Papa in Piacenza
nel loqj. In questo anno Urbano
Il in un secondo concilio determi-
nò di conchiudere la spedizione, e
lo volle celebrare presso i suoi con-
nazionali , certo di veder da essi
secondato il suo magnanimo pio-
getto. Convocollo in Clermont pel
mese di novembre 1095, ed ivi
recossi dalla stessa Francia, e dai
regni vicini, e d'altre parti, gran
numero di vescovi ed abbati, ed
CRO 281
infinità di altri ecclesiastici d' o"ni
o
ordine.
Giunto il Papa in Clermont in
compagnia di diversi Cardinali, die-
de incomiiiciamenlo al concilio, ove
trattaronsi quelle cose, massime di
disciplina ecclesiastica, che accen-
nammo all'articfjlo Clermont [f e di):
linalmente trattossi ancora dell'og-
getto principale del concilio, vale a
dire della lega progettata contro
i mussulmani. Quindi Urbano II
pontificalmente vestito, si recò in
compagnia di tutti i membri del
couciho, nella gran piazza di Cler-
mont, e dal suo trono alzando gli
occhi al cielo, e facendo segno cul-
la mano per imporre silenzio, in-
cominciò un grave e patetico di-
scorso sulla profanazione dei luoghi
di Terra santa, sull'oppressione che
ivi soffrivano i cristiani, e sulla fede
ch'era prossima a perire nel luogo stes-
so ove era nata; sulle conquiste fatte
dai turchi sui greci, sul fondato ti-
more, che a guisa di torrente gli a-
rabi avrebbono ben presto invasa
l'Europa ; ed alla presenza di Pie-
tro l'eremita, invitò i fedeli ad u-
iiirsi per la liberazione dei santi
luoghi, promettendo loro il premio
delle indulgenze, la protezione di
santa Chiesa^ e degli apostoli s. ^'ie-
tro e s. Paolo. Le zelanti esorta-
zioni del Papa commossero effica-
cemente gli animi già preparati, ed
un entusiasmo, che sembrò divino,
s'insignorì di tutta l'assemblea, on-
de in un medesimo istante con ispi-
razione tutti esclamarono: Deus
hi'oltj Dio lo vuole. Dio lo vuole.
Il sommo Pontefice, ripigliando la
parola, mostrò la sua ammirazione
per sì uniforme consenso, dicendo
che tale esclamazione sarebbe stalo
il loro grido di guerra, e di unio-
ne. Siccome l immensa mollitudiue
282 CilO
si aftifllava ad arruolarsi, e si pre-
senlavano tutti (lisordinalainciite a
truppe, si convenne di un segno, il
quale fu una cicce di panno rosso,
die ognuno potrebbe da sé slesso
attaccarsi sulla spalla destra. Laonde
tutti quelli, che si ascrissero alla
spedizione, ed assunsero la croce,
presero il nome di croce^ignati o
crociati, per cui crociate noinina-
ronsi siflattc guerre. Chiunque però
prendeva la croce, era obbligato
sotto pena di scomunica a couìpic-
re il voto fatto implicitamente, en-
trando nel numero dei crociati.
Il Papa ovviando, per quanto e-
ra possibile, a tutti i disordini, av-
verti i'assendjlea che i vecchi, gli
infermi, e generalmente tutti quel-
li, che non erano atti alle armi,
non intraprenderebbero il viaggio
di Gerusalemme, che le donne noi
fu'ebbono setiz.a i loro mariti, e
nessuna persona di tal sesso, senza
un fratello, o im altro uomo egual-
mente siciu'o, che potesse risponde-
re; di lei ; che gli ecclesiastici non
partirebbero .senza licenza del loro
vescovo, da cui i laici stessi dove-
vano prendere la benedizione. Ai-
maro o Ademaro di Monteil, ve-
scovo di Puy in Velai, fu il primo
a prendere la croce. E siccome era
in molla fama di prudenza, egual-
mente che di virtù, e di dottrina,
suo malgrado fu nominato primo
legato apostolico per l'armata dei
crociati. Urbano li parti da Clermont
ai 2 dicembre, e non ostante i dis-
agi della stagione, percorse molte
Provincie, facendo pubblicare e pre-
dicare per tutto la crociata, e di-
stribuendo egli stesso le croci. Al-
trettanto fecero i vescovi, ch'erano
intervenuti al concilio. Autorizzali
(Idlle lettere del Papa, accordarono
il premio dell'indulgenza plenaria,
CKO
e la remissione «le'peccati ai crocia-
ti, che morissero contro gì' infedeli,
e([uivalcnte a penitenza delle loro
colpe, dove veramente fossero pen-
titi di averle commesse, i quali be-
ne (lei i avrebbero goduto anche
quelli, che fossero morti in viaggio.
Inoltre Urbano II, per implorare
il patrocinio della beata Vergine,
ordinò ai preti la recita del di lei
nfllcio, e rilassò il peso de'digiuni.
li Morino però dice, che questo ge-
nere di penitenza abbia piti antica
origine.
Tutto fu in movimento: quasi
im milione di persone d'ogni con-
dizione, d'ogni età, d'ogni sesso pre-
sero con fervore la croce. I princi-
pali capi di questa milizia furono
Goffredo di Buglione, duca della
Bassa Lorena, co suoi fratelli Bal-
dovino, ed Eustachio ; Ugo il gran-
de fratello di Filippo re di Fran-
cia; Raimondo conte di Tolosa;
Roberta duca di Normandia, col
suo figlio Boemondo principe di
Taranto; Stefano conte di Blois;
Roberto II conte di Fiandra; Ala-
no figlio del re di Scozia Malcol-
mo III, ed altri. Pietro l'Eremita
venne incaricato di condurre la
prima divisione, capitanala da Gual-
tiero detto Senza terra, giacché
fu necessario dividere la moltitu-
dine de'crociati in diCferenti corpi,
che partirono in epoche diverse. Do-
po di avere sofferto per le strade
immensi disagi, e superati molti
pericoli, finalmente i crociati, a'i4
maggio 1097 , si riunirono sotto
ÌVicea, che aprì loro le porte, per
cui a'20 giugno vi entrarono cen-
tomila cavalieri , e seicento mila
fanti, dopo aver vinto il sultano
Solimano. Altri dissero, che i cro-
ciati, e propriamente i combatten-
ti in questa prima crociata, asceu-
Clio
dessero a trecento mila. Quindi
nel seguente anno^, a'3 giugno, pre-
sero di assalto Antiochia, coman-
dandone l'assedio Boemondo . In
appresso, dopo di aveie conqui-
stato Edessa, Tolemaide, ossia A-
cri, Lidda, ossia Diosopoli, Rama,
Aicopoli o l'antica Emmaus, ed altre
città fortificate della Palestina, do-
ve lasciarono delle guarnigioni, ar-
rivarono finalmente i crociati ai
7 giugno 1099 innanzi a Gerusa-
lemme in numero di venticinque
mila uomini a piedi, e cinque mila
a cavallo. Subito formarono l'asse-
dio, Goffiedo colle sue truppe da
ima parte, e Tancredi d'Altavilla
signore normanno , con altri capi,
dall'altra. Dopo cinque settimane di
assedio, in cui la vittoria venne
valorosamente disputata d'ambe le
parti, gli assediati dovettero cedere,
e fuggirono in disordine i corpi
degl'infedeli, ch'erano nei dintorni
sotto il comando di Musteale ca-
liffo saraceno di Egitto, signore del-
la Palestina. Gerusalemme , non
senza divina permissione, fu presa
a'25 luglio 1099 di venerdì a tre
ore pomeridiane, cioè nel medesi-
mo giorno, e nell'ora in cui ivi morì
in croce Gesù Cristo, nella qua!
circostanza Goffredo, ed Eustachio
fecero prodigi di valore. I combatten-
ti, e tutta la popolazione di Geru-
salemme si lifugiarono nelle mo-
schee ; ma i crociati gli passarono
tutti colla spada, non risparmiando
né il sesso né l'età. Allora i cro-
ciati tranquilli signori della città,
deposte le armi grondanti di san-
gue, a piedi nudi compunti, e rac-
colti cantando inni, e cantici di
ringraziamento al Signore, si avan-
zarono verso il santo sepolcro, co-
gli occhi bagnati di lagrime; tutti
si prostrarono alla tenera vista del
Clio 283
venerabile monumento, scopo prin-
cipale della loro lunga, e disastro-
b.a spedizione, e pieni di religiosa
gioia sciolsero il voto.
R.iunironsi quindi i principali capi
de' crociati, e considerando l'urgente
necessità di organizzare un governo
politico e religioso, dopo varie di-
scussioni fu risoluto di eleggere un
re di Gerusalemme. Venne pertanto
offerta la corona al conte di Tolosa
Raimondo, poi al duca di ìVormau-
dia Roberto, ed avendola ambedue
ricusata, fu data a Goffredo di Bu-
glione, o Bouillon, otto giorni dopo
la conquista di Gerusalemme. Que-
sti però neir accettare la dignità,
non acconsentì di porsi sul capo
la corona in un luogo ove il Sal-
vatore del mondo ne aveva porta-
ta una di spine. Non andò guari,
che il soldano di Babilonia, e quel-
lo di Egitto Abbas Giliberto si a-
vanzarono verso Gerusalemme con
poderosa armata, e Gofhedo a' 1 ì>
agosto gli oppose quella de'crociati,
che completamente sconfisse 1' ini-
mico. Immenso ne fu il bottino,
ma i crociati gelosi di conservarlo,
malgrado le istanze di Goffredo,
scjldati, e capitani partirono per l,i
Europa. Il pio Goffredo, il model-
lo de' cristiani eroi, partecipando a
Pasquale II, che nel pontificato era
successo ad Urbano II, la vittoria
riportata su tali forze riunite, gli
liisse che 1' armata degrinfedeli era
composta di quattrocento mila uo-
mini, e centomila di cavalleria. Indi
estese le sue conquiste della Pale-
stina, e fece tributari gli emiri, e
governatori di Tolemaide, di An-
tipatra , e di Ascalona. Goffre-
do , essendo pur signore di Ti-
beriade, e di una parte della Galilea,
si avvide ben presto di poter mal
conservare le sue novelle conquiste,
284 Clio
coi pochi soldati, eh' erangli rima-
sti, atti appena a di [elidere (icru-
salemme. In questa prima crociala
fransi federati altri stati, essendo i
più considcrahili quelli di Edessa,
di Antiochia, di Tripoli, di Tibe-
riade. Però i capi d'ognuno di essi
non pensavano che ad assicurarsene
il possedimento, ad onta che il loro
interesse rendesse indispensabile un
sistema comune di difesa/lutti con-
fidavano no' soccorsi, che attendeva-
no, e, sebbene in poco numero pel
fervore diminuito nell' occidente di
prendere la croce, arrivavano loro
alcune colonne di essi, ed Alessio
Comneno imperatore d' oriente, il
quale, dopo avere invocato aiuto ad
Urbano li, non aspettava che un
corpo di truppa pronta a marciare
sotto i suoi ordini, fu spaventato
nel vederne la mollitudme, per cui
Iradi i crociati, ed im[)ieg() ogni
mezzo per impedire il buon esilo
della loro impresa, e poscia fece di
lutto per contrariarli. Intanto il
buon Goffredo, d'animo grande, di
carattere dolce, virtuoso, intrepido,
di sagace ingegno, colto, vigoroso,
e sommamente di voto, morì a' i8
luglio del iioo, ed ebbe a succes-
sore nel regno Baldovino suo fra-
tello, conte di Edessa. Gofiredo non
volle mai prendere il titolo di re di
Gerusalemme, e non davasi che quel-
lo di duca, e difensore del santo
sepolcro. V. Guglielmo arcivescovo
di Tiro, storico esatto, e veridico,
Gtsla Dd per Franvos ; Piodolfo,
Gesta Tancredi in expeditione Hie-
ros. ap. Marlene, Aiialecl. tomo
III; Odorico Vitale, Fleury ec.
Torquato Tasso, il principe dell'e-
popea italiana, formò della conqui-
sta di Gerusalemme fatta da Gof-
fredo di Buglione, il soggetto del
suo meraviglioso, e tanto applaudi-
CRO
to poema, intitolato la Gerusalem-
me liberata.
Seconda Crociata, i \^5-i i48.
Era già passato un mezzo secolo
dalla partenza dall' oriente de'primi
crociati, quando i maomettani ri-
preso vigore, si accinsero a discac-
ciarne quelli, che vi erano rimasti.
Zengui, soldano di Aleppo, e di Ni-
ni ve, assediò Edessa, che, essendo
priva di soccorso, cadde dopo due
anni nel di del santo Natale nel
I i44- ^1' abitanti, tutti cristiani,
soggiacquero alla più crudele strage,
e l'arcivescovo, e le chiese prova-
rono orribili profanazioni, non ve-
nendo risparmiata neppur quella,
che conservava le reliquie di s.
Tommaso. Il Pontefice Lucio II,
venuto in cognizione di tal perdi-
ta, ne [)ianse di dolore. I turchi,
per tal conquista, si credettero piìi
che mai in islato di cacciare i cri-
stiani da tutto l'oriente, e spoglia-
rono della contea di Edessa Jossel-
lino il giovine. Zengui morì poco
dopo, ma Noradino, suo figliuolo e
successore era piìi prode, ed esper-
to del padre; mentre i cristiani non
avevano capitani proporzionati da
opporgli. Piaimondo, principe di An-
tiochia, era stato umiliato dai gre-
ci. A Gerusalemme Folco d' Angiò,
genero e successore di Baldovino
II, dopo di avere sostenuto colle
armi gli sforzi de' maomettani, mo-
rì cadendo da cavallo, e lasciò
due figli in età giovanile, il cui pri-
mogenito Baldovino III venne fatto
coronare dalla regina Melisenda
sua madre. Tutta la Palestina fu
quindi minacciata dagl'infedeli, in
im tempo che non avea altro re,
uè quasi altra speranza, che il del-
lo principe di quattordici anni. La
CRO
graiitlozza di un tal pericolo coster-
nò tutti i cristiani sino all' estremi-
tà dell'occidente, e risvegliò in ogni
luogo quel vivo zelo, eh' erasi ve-
duto nel concilio di Clermont per
la prima crociata. Il re Lodovico
VII, preso da un sentimento di
penitenza, per aver fatto bruciare
mille cinquecento persone in una
chiesa di Yitri, in tempo delle guer-
re col conte di Sciampagna, formò
il disegno di prendere la croce.
Tutto il mondo fece plauso ai voti
del francese monarca, e già la guer-
ra santa era sul punto di esseie
decisa, allorché s. Bernardo, che il
re aveva chiamato presso di se, rap-
presentò essere prima necessario di
consultare il Pontefice Eugenio III,
eh' era stalo suo discepolo.
Applaudi il Papa alle pie inten-
zioni di Lodovico VII, accordò le
indulgenze, che Libano II aveva
concesso per la prima crociata, e-
sortò con lettere tutti i cristiani a
prendere la croce, e le armi, e con-
fidò allo stesso s. Bernardo la pro-
mulgazione della crociata in Fran-
cia, ed in Germania. Quindi il re,
come avea fatto nel 1 1 433 in Bour-
ges, convocò nel i 146 un' assem-
blea a Yezelay nella Borgogna, ove
accorse un gran numero di signori,
di cavalieri, di prelati, e di uomini
di tutte le condizioni. S. Bernardo
lesse le pontifìcie lettere, raccontò
la presa di Edessa, il pericolo dei
luoghi santi, e le funeste conseguen-
ze della perdita di essi. La sua elo-
quenza, e r argomento eccitai'ono
neir assemblea il piìx ardente entu-
siasmo. Erano stati preparati alcuni
pacchetti di croci, ma prima che
il santo terminasse di parlare, tutte
furono prese dai fedeli, e siccome
non riuscirono sufficienti, egli fece
il proprio abito in minuti pezzi, per
GRÒ 28 >
soddisfare la religiosa brama, ed
allora da una voce si sentì escla-
mare : Dio lo vuole. Dio lo vuole.
Unitamente al re presero la croce
la regina Eleonora sua consorte,
Roberto conte di Dreux suo fratel-
lo, i conti di Tolosa, di Sciampa-
gna, di Soissons, di Nevers, ed un
infinito numero di signori. Fra i
prelati si nominano Goflfredo di
Langres, Simone di Noyon, e Ar-
naldo di Lisieux. S. Bernardo scris-
se all'imperatore Corrado 111, e a
tutti i principi del Nord, promet-
tendo col divino patrocinio vittorie,
e felici avvenimenti ; quindi percor-
se la Fiandra, e la Germania, e
lecossi a Chartres, ove Lodovico VII
tenne parlamento per regolare il
viaggio, e il governaraento del re-
gno, che venne affidato a Suggero,
abbate di s. Dionigio. Eugenio IH
recossi in Francia, e nelf abbazia
di s. Dionigio diede al re il bordone
da pellegrino, e l' orifiamma, che ivi
custodivasi.
S. Bernardo licusò di porsi alla
lesta della crociata; ma riuscì a fare
risolvere all' impresa l' imperatore
Corrado III, e i suoi fratelli Enri-
co duca di Svevia, ed Ottone vesco-
vo di Frisigna, Federico suo nipote,
e molti principi, e signori. Poco
dopo presero anche la croce il duca
di Boemia, il marchese di Stiria, e
il eonte di Carintia ; laonde Coria-
do III si vide alla testa di duecen-
tomila uomini, impazienti di com-
battere. L' imperatore parti da No-
rimberga coi crociati a' 29 agosto
1 147 ; e Luigi VII lasciò la Fran-
cia a' i4 giugno, avviandosi per
Costantinopoli, ove doveva raggi u-
gnere Corrado III. Una parte di
crociati tedeschi fu destinata per la
Spagna, da dove fecero vela pel
Portogallo, liberando Lisbona dal
9.8ti CRO
dominio de' mori. I crociati dell' o-
liente convennero di far la strada
per la Grecia, e siccome i due so-
riani si vedevano alla testa di quat-
trocento mila combattenti, non se-
guirono il consiglio di Ruggiero re
di Sicilia, che olTriva vascelli per
farla in mare, siccome conoscitore
della perfidia de' greci. Di fatti non
vi furono sevizie, cattivi trattamen-
ti, insidie e malignità che l' impe-
ratore greco IManuello non mettesse
in opera a danno de'crociati, come
narrano gli stessi storici greci, na-
scondendo tutto colla più fina, ed
esecrabile sinuilazione e politica. Ar-
rivò pel primo in Costantinopoli
Corrado III, da dove si recò nel-
l'Asia minore per la Palestina. Al-
cune guide infedeli dategli da Ma-
iiuello, lo deviarono dal buon cam-
mino, cacciandolo nelle più strette
gole di Cappadocia, ove i turchi
sconfìssero i crociati aflàticali, e lo
slesso imperatore venne ferito. Giun-
to a Costantinopoli, il re di Fran-
cia si avviò per INicea , nelle cui
vicinanze seppe le perdite di Corra-
do III, che si affrettò d'incontrare.
Appena si rividero, rinnovarono il
giuramento di andare insieme in
Palestina, ma all' improvviso l'impe-
ratore prese la risoluzione di recar-
.si per mare in Gerusalemme.
L'armata francese, continuando la
sua marcia, dopo aver traversato la
Frigia, riportò vittoria sui turchi
presso le sponde del Meandro, men-
tre il suo re che lo seguiva, corse
grave pericolo di perdere la vita, e
la libertà. Ma i frequenti attacchi
de' turchi, il freddo, la fame, e la
perfidia dei greci, estremamente ge-
losi de' latini, distrussero quasi in-
tieramente i crociati francesi, per
cui quando il re giunse in Antio-
chia a' 19 marzo 1148, erano in
CRO
poco numero. Quivi ricevette il re
l'invito del re di Gerusalemme Ealdo-
vino III di affrettar il suo cammino, e
per la Siria, e Fenicia vi giunse, tro-
vandovi Corrado HI. I due monarchi
piansero sui tanti disastri sofferti,
e nella chiesa della Risurrezione a-
dorarono insieme le imperscrutabili
disposizioni di Dio. Indi convennero
nell'assemblea di Tolemaidc, che
si sarebbe ricominciata la guerra di
Damasco. A tale elfetto i crociati
riunironsi in Galilea nella primave-
ra del I i/jO, e, preceduti dal pa-
triarca di Gerusalemme colla vera
croce, giunsero a Damasco. L' asse-
dio incominciato con vigore si sciol-
se dappoi, per la discordia che in-
valse tra i cristiani di Siria, e quel-
li di Europa, e pel tradimento dei
primi corrotti dal denaro dei mao-
mettani. Allora i due sovrani par-
tirono per fare ritorno ai loro sta-
ti, e Luigi VII, fatto prigioniero
dalla flotta de* greci, ebbe la ven-
tura di essere liberalo da quella del
re di Sicilia Ruggero, che aveva
preveduto l'infelice riuscita di que-
sta spedizione. S. Rernardo, qual
principale suo promotore, non an-
dò esente da rimproveri, ma egli
si difése con opportuna apologia, ed
analoghi eserapii, che prese dalla
sagra Scrittura. Tutti gii storici at-
tribuiscono il cattivo esito di que-
sta crociata alla perfìdia de' greci ;
ma vi si scorgono de' segni manife-
sti dell' ira di Dio, la quale puniva
i peccati de'cristiani.La maggior par-
te de'crociati non furono tirati iu
oriente che dalle speranze di bot-
tino, e di conquiste, ed indiscipli-
nati, nel viaggio commisero non po-
chi disordini. In quanto a quelli,
che furono mossi da verace spirito
religioso, le miserie, e le privazio-
ni, cui essi soggiacquero, non ser-
CRO
virono clie di esercÌ7Ìo alle loro
Tiitù. In somma Ealdovino 111, dopo
aver concepito le più belle speran-
ze, restò senza soccorso in balia de-
gl' infedeli, i quali spettatori dei
vani sforzi de' più possenti principi
dell'oriente, non posero più alcun
termine alla loro arroganza, edalle
mire loro di conquiste.
Terza Crociata 1187-1192.
Divenuto re di Gerusalemme nel
Il 85 Guido di Lusignnno , come
cognato del predecessore Baldovino
IV, Raimondo li, conte di Tripo-
li, ne fu preso da tanto sdegno,
che sacrilegamente fatta alleanza
co' maomettani , apostatò , ed ab-
bandonò Gerusalemme, la Palesti-
na, Guido di Lusignano, e la sua
famiglia al soldano di Egitto Sala-
dino, il quale per altio fece uso
del suo trionfo colla più grande
moderazione. 1 cristiani, dopo aver
perduto la battaglia di Tiberiade ,
non poterono impedire , che a' 2
ottobre 1187 Saladino s'impadro-
nisse della città santa , ed avesse
termine così il regno latino di Ge-
rusalemme, ottantotto anni dopo
la sua istituzione. Tale notizia po-
se in costernazione tutta l'Euro-
pa; il Pontefice Urbano III, che
erasi posto in viaggio per ^ enezia,
per mettere in ordine l'armata cbe
doveva portare soccorso al re Gui-
do, ricevendone in Ferrara la nuo-
va, si ammalò di dolore, e morì ai
19 ottobre 1187. A' 25 di detto
mese gli successe Gregorio Vili ,
il quale subito si applicò per ri-
conquistare Gerusalemme, e per ot-
tenere il divino aiuto, inlimò a' cri-
stiani per cinque anni il digiuno,
come nella quaresima, e l' astinen-
za dalla carne il mercoledì , ed il
CRO 287
sabbato, obbligandosi egli coi Car-
dinali, e colla corte di osservarla
ambe il hmccFi. Ordinò eziandio
pubbliche preghiere , ed esoitò i
fedeli a prendere la croce. Indi pas-
sò a Pisa per pacificar quella re-
pid)blica coH'altra di Genova, am-
bedue assai potenti, invitandole a
formare un'armata contro Saladi-
no: ma la morte il colse a' 17 di-
cembre 1187. Due giorni dopo fu
eletto Clemente III, il quale ani-
mato dallo zelo de' suoi predeces-
sori , spedì Guglielmo arcivescovo
di Tiro, e il Cardinal Enrico di
Castel Marsiaco, al re di Francia
Filippo II, e al re d' Inghilterra
Enrico li, non solo per pacificar-
li, ma per invitarli a prendere la
croce. L'esortazioni dei legati, fatte
energicamente in nome del comun
padre dei fedeli, produssero il de-
siderato effetto. Riccardo, figlio ed
erede d'Enrico li, i principi e signo-
ri della corte dei due re, molti ve-
scovi, ed arcivescovi francesi, ed in-
glesi, si arruolarono per la crocia-
la, nella quale ebbero origine i dif-
ferenti colori, che distinsero i Cro-
cesigìiad (Fedi) delle diverse na-
zioni, al modo che si disse in quel-
l'articolo. Per supplire alle spese
della spedizione, i due monarchi
stabilirono, che i loro sudditi laici
ed ecclesiastici, i quali non potesse-
ro prendere la croce, pagassero la
decima delle loro rendite, e del va-
loie dei loro mobili, per cui que-
sta contribuzione venne chiamata
decima saladina, per 1' oggetto ap-
punto che doveva servire. Disgra-
ziatamente essa fu impiegata per
la guerra, che di nuovo s' irruppe
tra la Francia, e 1' Inghilterra, con
molto scandalo della cristianità.
Clemente 111 fece uso di tutto
il suo zelo, ed autorità per tron
?.88 CRO
care un tale scandalo, e vi rin<;ci.
Iiircartlo, succeduto a suo padre
nel 1189, convenne con Fil'uìpo 11
di riunire le loro flotte a Messina,
ma salpata prima la francese , che
potè presentarsi avanti a Tolemai-
dc ai i3 aprile iiQf, limitossi al
blocco, per dividere con quella di
Piiccardo l' onore della conquista.
Questa arrivò nel giugno, dopo a-
ver conquistata l'isola di Cipro. I
crociati riuniti ascesero a duecento
mila. Intanto era riuscito a Gu-
glielmo arcivescovo di Tiro di far
prendere la croce a Federico I im-
peratore, al duca di Svevia suo fi-
glio, a Leopoldo duca di Austria,
a Jjertoldo duca di Moravia , e a
molti principali vescovi e baroni
alemanni , che alla testa di cento
mila combattenti erano parlili sino
dall'aprile ii8f) per Terra santa.
L' imperatore greco Isacco Angelo,
contro i precedenti accordi, fece at-
taccar questi crociati presso Costan-
tinopoli; ma l'esercito greco fu su-
perato da' tedeschi, per cui Isacco
dovette umiliarsi a Federico I, al-
lorché entrò vittorioso nella capi-
tale, e dovette cedergli tutti i va-
scelli della marina greca pel tras-
porto de' crociati in Asia. Giunti a
Laodicea, vinsero i turchi, indi pre-
selo Iconio, e s' avviarono per la
Siria nel principio della primavera
del 1190. Costeggiando il fiume
Selef, Federico I allettato dalle sue
limpide e fresche acque, volle in es-
se bagnarsi, ma colpito da un fred-
do mortale vi lasciò la vita. Altri
raccontano^ che conquistando la Ci-
licia, e dando la caccia a' nemici
i quali fuggivano, il cavallo lo gettò
nel fiume, e sebbene ne fosse estrat-
to, poco dopo morì fra il compian-
to di tutti. Scoraggiti i crociali, in
parte disertarono, altri seguirono la
CRO
marcia sotto il comando del duca
di Svevia ; ma bersagliati dai sa-
raceni, oppressi dalla fame, dalle
fatiche, e dalle malattie, arrivarono
in Siria in numero di circa sette-
cento cavalieri, e cinquemila fanti,
ispirando ai crociati di Tolemaide
piii terrore, che confidenza.
A' i3 luglio 1191, Tolemaide fu
presa, e i suoi quartieri furono di-
visi fra le nazioni componenti la
crociata. Riccardo fece trucidare cin-
quemila mussulmani, e ne furono
indignati gli stessi commilitoni suoi,
anche per l'oltraggio fatto al duca
d' Austria. Filippo II, disgustato del
contegno del re inglese , che avea
tentalo corrompergli le truppe la-
sciando diecimila fanti, e cinque-
cento cavalli sotto il comando del
duca di Borgogna, fece ritorno in
Francia. Riccardo II alla testa di
centomila crociati nell'anno seguen-
te presso Arsur riportò una segna-
lata vittoria, su trecento mila in-
f(,Hleli capitanati da Saladino ; per
cui prese molte piazze, e fatte di-
verse altre vantaggiose spedizioni ,
accingevasi a soddisfare i voti dei
crociati passando all'assedio di Ge-
rusalemme, dove Saladino erasi coi
suoi fortificalo. Ma, vedendosi ab-
bandonato da Leopoldo duca d'Au-
stria, e dal duca di Borgogna al-
tamente disgustati del" di lui orgo-
glioso contegno, pensò a ritornare
in Europa. A questa risoluzione
eziandio lo determinò il timore,
che il re di Francia meditasse in-
vadere la Normandia, e che i suoi
crociati fossero pochi in confronto
delle forze degl'infedeli; il perchè,
avendo conchiuso con Saladino una
tregua di tre anni ed otto mesi,
durante la quale Gerusalemme sa-
rebbe aperta alla divozione de' cri-
stiani però in piccoli drappelli , e
CRO
lasciati sarebbero essi tranquilli pos-
sessori della costa marittima da
Jaffa sino a Tiro insieme a Tole-
maide, e ad Ascaloua. Questo tiat-
tato fu sottoscritto da tutti i prin-
cipi cristiani, e mussulmani della
Siria, e poscia il re s' imbarcò a' 3
ottobre 1192 nel porto di Acri o
Tolemaide, e si restituì in Inghil-
terra, venendo però fatto prigionie-
ro per istrada dal suddetto duca
d'Austria allorché vestito da cava-
liere templare attraversò impruden-
temente i suoi stati, né gli accordò
la libertà, nel 1194? che mediante
grossa somma di denaro, li Papa
Celestino III scomunicò il duca, e
l'obbligò a restituire il denaro.
Oliarla Crociata iigD-iigS.
Dopo la partenza del re Riccar-
do Il dalla Palestina, gli affari dei
cristiani peggiorarono. Aveva il i"e
disposto del reame di Cipro da lui
conquistato in favore di Guido di
Lusignano , il quale invece cedette
i suoi diritti su quelli di Gerusa-
lemme al conte di Sciampagna En-
rico, o Almerico II, nipote del mo-
narca inglese. Questo giovine prin-
cipe aveva sposato da poco tempo,
la principessa Isabella, sorella della
regina di Gerusalemme Sibilla mo-
glie di Guido, restata vedova di
Corrado di Monferrato signore di
Tiro, assassinato dal Vecchio della
montagna, il quale incominciava a
lendersi famoso con questa sorte
di esecuzioni, e per le riforme sul-
l'islamismo, accordando ai maomet-
tani r inosservanza di molti punti
delia loro setta , e permettendo lo-
ro ogni specie di libertà. Tuttavol-
ta il re Enrico vedendosi circondato
di pericoli sospirava di fare ritorno
in Europa, formando la maggior sua
voL. XMn.
CRO 289
fiirza gì individui dei tre Ordini mili-
tali gerosolimitano, de' templari, e
de' teutonici, a cagione de' loro giu-
ramenti, poiché Roemondo III, si-
gnore di Antiochia, e di Tripoli ,
non pensava che al proprio ingran-
dimento. I cristiani di Palestina non
potevano invocar soccorsi dall'occi-
dente per la tregua conchiusa coi
mussulmani. In questo stato non
sapeasi pensare ad una nuova cro-
ciala, sebbene nell' Europa il nome
di (xerusalemme tenesse occupati gli
animi di tutti. Intanto nel i'qS
accadde nel governo di Egitto , e
della Siria un cambiamento che
rinvigorì le speranze de' cristiani
di Palestina, e ne ravvivò lo zelo
per tutto r occidente. Saladino morì
a' I 3 marzo in mezzo a' suoi trion-
fi, dopo aver diviso i suoi stati a
dodici figliuoli che lasciava, senza
darne parte al fratello Saladino,
comunque avesse egli valorosamente
contribuito a conquistarli. Amato
però dai soldati, non tardò costui
a far guerre ai fanciulli suoi nipoti,
per le quali divisioni cessò di essei'C
formidabile la loro potenza.
\ enuto in cognizione di ciò. Pa-
pa Celestino III scrisse a tutta la
cristianità, che il loro più terribile
nemico era morto. Promulgata fu
quindi la quarta crociata, per mez-
zo di tre Cardinali che quel Pon-
tefice inviò in Francia, e per mez-
zo de' vescovi inglesi, che inviò nel
regno loro, non che per altri pre-
lati. L'imperatore Enrico VI, nel-
la dieta di Worms, esortò i fedeli
alla crociata, cui egli stesso avrebbe
comandata. Quindi un gran nume-
ro di tedeschi presero la croce, re-
stando però egli in Germania. I
crociati si divisero in due corpi ,
uno comandato dai duchi di Sas-
souia^ e del Rrabante, l' altro dal-
'9
ago CRO
r arcivescovo di MagonZa, e da Va-
Jerano di Linibnri^f) , cui iinironsi
gli ungheresi colla loro regina AI ir-
gherita. Questo secondo corpo pel
primo ruppe i trattati coi mno-
metlani, incominciando le devasta-
zioni. Malch-Adcl-ScilTcddin secon-
dogenito di Saladino, non solo fece
massacrare tutti i cristiani ch'era-
no in suo potere, ma, presa Jalfi
d'assalto, passò a fil di spada venti
mila cristiani. Fu in questo punto,
che i crociati del secondo corpo
giunsero a Tolemaide rincorando i
confratelli, e venne immantini-nlc
deciso di marciare sulla Siria. Tra
Tiro e Sidone riportarono su INIa-
leh-Adel vittoria , e quindi molle
città, come Sidone, Laodicea, Gi-
lilct, Px'rito ec, caddero in potere
de'crociati, in uno ad immense ric-
cliezze.
Enrico VI non avendo più nul-
la a temere nell' occidente, siccome
supremo c.ipo della crociata, inviò
in oriente un terzo corpo di cro-
ciali di circa cinquantamila com-
hattenli, sotto il comando del can-
celliere dell'impero Corrado vesco-
vo di Hildesheim, col quale poten-
te rinforzo i cristiani di Palestina
raddoppiarono lo zelo, e l'entusia-
smo. INIa, avendo posto l'assedio al-
la fortezza di Thoron , posseduta
ancora dai mussulmani, per quindi
passare a Gerusalemme, la discor-
dia, e la diflidenza de' capi impe-
dirono non solo di porlo al termi-
ne, ma di recarsi alla città santa ,
prendendo invece il cammino per
Tiro, sbigottiti dalla foimidahile
armala, che Maleh-Adel avea for-
mato in Egitto. I cristiani si av-
■vilirono ; lo scompiglio divenne ge-
nerale, come si accrebbero le ani-
mosità de' capi. Profittando Maleh-
Adel di tali scissure, presentò pres-
rno
so Jadli battaglia, ove con immen-
se perdite restarono i cristiani vit-
toriosi. In questo tempo le notizie
della morte di Enrico VI dclertni-
narono i signori tedeschi di ritor-
nare in Europa, dove l'elezione del
nuovo imperatore ispirava timori,
e speranza, mentre il conte di Mon-
fort Simone, e molti cavalieri fran-
cesi arrivavano nella Palestina, pre-
gando i tedeschi a restarvi. Il Pa-
pa Celestino III, nello stesso anno
iic)7, scongiurò con lettere i cro-
ciali di non abbandonare la causa
di Gesìi Cristo, e terminar l' oprra
incominciata. Meno la regina d'Un-
gheria, tutti i tedeschi vollero ri-
tornare in occidente ad onta di
tante preghiere , ed esortazioni , e
ne fu la con^eguen7.a la perdita delle
conquiste fatte, onde è che ap[)ena
il conte di Monfort potè fare coi
saraceni una tregua di tre anni. La
crociata ai francesi era stata pre-
dicata da Folco di Nevilli , uomo
straordinario ed apostolico, in no-
me del Papa, per cui molti signori
francesi avevano preso la croce, fra
i quali oltre il INIonfort, vi fu Gof-
fredo di Ville Ardovin maresciallo
di Sciampagna, ed autore della sto-
ria di questa crociata.
Quinta Crociata 1198-1204.
Mentre la desolazione, e il dolo-
re tenevano afflitti i cristiani di Pa-
lestina, agli 8 gennaio i 198, in Ro-
ma fu eletto Papa Innocenzo HI
d'animo grande, e di sommo zelo.
Prima sua cura fu di rianimare
l'ardore per le crociate, ed è per-
ciò che inviò Cardinali alle repub-
bliche di Venezia, Pisa, e Genova
per impegnarle ad attaccare gì' in-
fedeli per mare, ed a fornire va-
scelli pel trasporto de' crociati. Seri*!-
CRO
se leltcre a molti principi, prelati,
e popolij perchè "vi accorressero, ed
egli, per darne l'esempio, fece fon-
<Iere il suo vasellame d'oro, e d'ar-
gento; tassò sé medesimo, e tutti i
Cardinali nella decima parte delle
rendite, ed il restante del clero
nella quarantesima. Folco di Ne-
villi continuò le sue predicazioni,
percorrendo anche la Germania ,
per cui divenne l'anima di questa
grande impi'esa. Da per tutto ecci-
tò il più vivo, e religioso entusia-
smo, per le patetiche descrizioni ,
che insieme ai cluniacensi , cistcr-
ciensi, e canonici regolari predicanti
la crociata, faceva della profana-
zione dei santi luoghi, de' mali che
soffrivano i cristiani in oriente, e
la schiaviti! in cui era ridotta Ge-
rusalemme. Ad onta dell'impegno
del Papa, e di Folco, i re di Fran-
cia, e d' Inghilterra non presero la
croce, per le guerre che si faceva-
no ; solo si potè da essi ottenere
una tregua di cinque anni. Tutta-
volta i francesi si arruolarono alla
sagra milizia in maggior numero
degl' inglesi, fra' qTiali furonvi i si-
gnori di Norwich , e il Northam-
pton ; mentre fra i primi figurano
Teohaldo IV conte di Sciampagna,
Luigi conte di Chartres, e di Blois;
i conti di Saint Paul , Gualtiero ,
e Giovanni di Brienne , Matteo
Montmorency, due conti d'Amiens,
Pienato di Boulogne ed altri. I ve-
scovi di Soissons, e di Langres se-
guirono i crociati, a' quali nel 1200
si aggiunsero Baldovino conte di
Fiandra, e di Hainaut, con Maria
sua consorte, co' fratelli del conte,
e la maggior parte de' signori di
Fiandra, e di ìlainaut. Molti gen-
tiluomini italiani presero la croce,
e Teobaldo fu dichiarato coman-
dante la spedizione, ma morì pri-
CPiO :»9T
ma di partire. Bonifacio II, conte
di Monferrato, ne fu dichiarato suc-
cessore, ricevendo la croce dalle
mani di Folco, il quale non potè
seguirlo, perchè cessò di vivere po-
co dopo nella sua cura parrocchia-
le di Nevilli.
Bonifacio II, tornato alle sue ter-
re, fece i preparativi pel viaggio ,
e poscia partì per la Francia affine
di porsi alla testa dell'esercito, e per
Venezia verso le Pentecoste del
1202. Quella repubblica, mediante
il compenso di ottantacinquemila
marche d'argento, si obbligò di for-
nire i mezzi di trasporto per re-
care i crociati nell' Egitto , perchè
volevasi colà incominciare la cam-
pagna, per non rompere i trattati
concordati. Innocenzo III aveva ap-
provato l'accordo tra i veneti e i
crociati, a condizione che questi se-
condi nulla intraprendessero contro
nazioni cristiane, ciocché alla re-
pubblica non piacque. Una parte
de'crociati, per esentarsi dal paga-
mento convenuto co' veneziani, s'im-
barcò a Marsiglia, e in diversi por-
ti d' Italia, e gli altri per coi'rispon-
dervi vendettero i loro vasellami
preziosi, e persino gh anelli. Man-
cavano però ancora quarantamila
marche circa: laonde, per agevolar
la partenza de' crociati, il doge
Dandolo promise di condonare tale
residuo a condizione che dai cro-
ciati venisse aiutato a riprendere
Zara in Dalmazia , ribellatasi alla
repubblica per darsi ad Andrea re
d' Ungheria. L' offerta venne accet-
tata, e Zara fu assediata, e presa.
Avendo perciò i crociati agito con-
tro le menzionate prescrizioni d'In-
nocenzo III, ne furono da lui rim-
proverati, e fecero penitenza, il che
però non fecero i veneziani. Questa
crociata fu altresì interrotta per la
292 CRO
spedlziorte contro Costanlinopoli. per
cui non vi la die un piccolo iiit-
niero di crociati, che anivasscro in
TeiTa santa, cioè quelli che eransi
imbarcati nei porti summentovati.
Alessio Angelo, imperatore d'o-
riente detronizzato, avendo invoca-
to contro i' usurpatore 1' appoggio
del Pontefice, e de' crociati, si ob-
bligò di pagare a questi duecento
mila marche d'argento, e di unirsi
loro con lui corpo di diecimila sol-
dati, lacendo altresì riconoscere al-
la chiesa greca il primato del ro-
mano Pontefice, e restituire a lui
l'ubbidienza dell'impero, oltre il
mantenere per tutta la sua vita
cinquecento cavalieri per la dilesa
de' luoghi santi. Ciò per altro era
contro le ingiunzioni d' Innocenzo
HI, che non permetteva rivolgere
le armi dei crociati contro i cri-
stiani. Questa spedi/ione in favore
di Alessio fu l'avvenimento il più
notabile della crociata. Le circo-
stanze , che precedettero, accompa-
gnarono e seguirono questa rivolu-
zione dell'impero greco, sono ri-
]inrtate all'articolo Cvsfand'riopoli
[f edi) , all'analogo paragrafo. In
sostanza entrati i crociati in Co-
slantinopoli nel i2o4 dichiararono
imperatore Baldovino suddetto conte
di Fiandra e di Ilainaut, fondan-
dosi cosi r impero latino. I signori
della ciociata divisero le città , e
Provincie del greco impero fra le
due nazioni francese , e veneziana.
La Bitinia, la Romania o la Tra-
cia, Tessalonica, tutta la Grecia dal-
le Termopoli fino al capo Sunio , e
le grandi isole dell'Arcipelago toc-
carono nella divisione ai francesi. I
Tcnezinni s'ebbero le Cicladi, e le
Sporadi nell'Arcipelago, le isole e
la costa orientale del golfo Adria-
tico j le coste della Proponlide , e
CRO
quelle del Ponto Eusino, le rive
dell' liXn'o, e del Varda, la cillà di
Cipseda, Didimalica, Andrinopoli, e
le contrade marittime della Tessa-
glia. Però tali divisioni per gelosia,
e per circostanze non prevedute,
col tempo subirono grandi cambia-
menti. Le terre di là del Bosforo
furono anch'esse erette in regno, e
date coir isola di Candia a Bonifa-
cio II conte di Monferrato, il fjuale
volle cambiarle colla provincia di
Tessalonica, vendendo l'isola di Can-
dia ai veneziani. Le provincie di
Asia furono lasciate al conte di Blois
che prese il titolo di duca di Ni-
cea, e di Bitinia. Fu presa altresì
dai crociali in Costanlinopoli una
prodigiosa quantità d' insigni reli-
quie, che tutti gì' imperatori dopo
il gran Costantino , si ei'ano com-
piaciuti di trasferire nella nuova
Roma, e che si sparsero poi per
tutto r occidente.
Mentre succedevano queste cose
a Costantinopoli, i crociati, ch'eran-
H divellamente recati in Terra
Santa, invano ne tentarono la con-
quista. I saraceni mollo piìi adlltti
della riduzione di Costanlinopoli
fatta dagli occidentali, che non lo
sarebbero stati della presa di Ge-
rusalemme, obbliarono i particolari
dissapori, e tentarono tutte le vie
per indebolire, e dividere i cristia-
ni. Quindi, essendo una parte dei
crociali perita dalla peste, l'altra
riprese il cammino pei* l'Europa,
giacché il sultano di Aleppo aveva
preparato un esercito, ch'essi non
potevano alfrontare, il perchè Si-
mone di IMonfort, il piìi pio dei
capi de' crociali, ad onta del suo
zelo per ricuperare Gerusalemme,
ancor egli dovette far ritorno in
Francia. Così finì una crociata, i
cui preparativi aveano costato tre
CRO
anni di tempo , e ad onta degli
sforzi, e dell'impegno del grand In-
nocenzo IH.
Sesta Crociata iiiZ-ii-\o.
Questa fu la più lunga e disa-
strosa di tutte; incominciò sotto
il Papa Innocenzo III, e continuò
sotto i pontificati di Onorio IH, e
Gregorio JX. Il primo non cessò
di far sentire la sua voce in tutto
il cristianesimo per la sagra guerra
di Palestina, ma i progressi degli
eretici alhigesi in Linguadoca, quel-
li de' mori saraceni nella Spagna,
e le guerre de' principi l'esero que-
sti, e i popoli indillerenti allo ener-
giche esortazioni del capo della Chie-
sa , che versò lagrime di dolore
nel vedere abbandonati i luoghi
santi di Palestina, e quei cristiani,
a cui non rimanevano che le due
città di Tiro e Tolemaide, sempre
timorosi di perderle. Avevano per
capo Giovanni di Brienne, che si-
no dall'anno laio avea ottenuto i
diritti sul regno di Gerusalemme.
Nell'anno 121 3 videsi ciò, che non
era mai accaduto in que' tempi sì
fecondi di prodigi, e di avvenimenti
btraordinarii. Circa cinquanta mila
fanciulli, di Francia, e di Germa-
nia, si radunarono tutti sotto il ves-
sillo della croce, per partire alla
volta di Terra santa. I parenti ne
arrestarono molti, altri fuggirono
e perirono nella via ; altri si smar-
rirono nelle foreste, e nelle mon-
tagne, ove perirono di stanchezza
e di miseria, altri furono fatti schia-
vi dai saraceni, ed alcuni con cri-
stiana fermezza patirono anche il
martirio. Vi furono altresì delle
donne, che presero la croce per an-
dar seco loro, come vi furono dei
ladroni, e degli scellerati, che si me-
CRO 293
scolarono fra queste truppe inno-
centi, e che le derubarono di quan-
to era stato loro donato.
Intanto, peggiorando gli affari di
Palestina, nel medesimo anno 12 i 3,
Innocenzo III con una bolla s'in-
dirizzò di nuovo a tutti i principi
cristiani , perchè si riunissero in
quell'impresa. Quindi nel 12 15
Innocenzo III celebrò il concilio
generale lateranense IV, ed ivi sta-
bih i mezzi per una nuova crocia-
ta, invitando con bolla i fedeli a
concorrere con sussidii alla spedi-
zione, col premio delle sante indul-
genze, ed altre grazie spirituali. I
predicatori posero in opera tutto
il loro zelo per proclamare nelle
chiese di occidente la crociata , e
per impegnare i fedeli a prender-
vi parte. Ma quando era sul punto
di vedere gli effetti di tanta solle-
citudine, Iimocenzo IH ritornando
dal viaggio fatto per pacificare i
genovesi co' pisani, ed esortarli a
rivoltare le loro forze contro gli in-
fedeli, mori a 16 luglio a Peru-
gia. Degnamente gli successe Ono-
rio III, il quale subito mandò le-
gati ai principi cristiani per deter-
minare la spedizione. Federico II
imperatore prese la croce, ed al-
trettanto fecero Andrea II re di
Ungheria, e migliaia di crociati. Il
primo differendo la sua partenza ,
venne il re dichiarato capo della cro-
ciata, e partì coi duchi di Baviera,
ed Austria, cui unironsi altri signori,
cioè Ugo i-e di Cipro co' suoi ba^^
roni. Tutti sbarcarono nel settem-
bre 12 17 a Tolemaide. 11 re di
Gerusalemme Giovanni di Brienne
comparve coi cavalieri gerosolimi-
tani, e teutonici, con truppe a pie-
di, ed a cavallo. Il patriarca della
santa città si pose a capo dell'ar-
mata col legno della vera croce.
294 CRO
per cui i maomettani, vedendo tre
re comandare i crociali, furono col-
piti di spavento. Presso il monte
Tabor posero i crociati in fuga il
nemico, ma presi quindi da panico
timore anch'essi precipitosamente si
ritirarono, e soggiacquero in ap-
presso a non poche disgrazie. Il
re di Cipro morì, quello d'Unghe-
ria ritornò in Europa, laonde il re
di Gerusalemme restò ai comando
de' crociati, ch'ebbero notabili rin-
forzi da altri crociati di fresco giunti
aTolemaide. Nell'aprile I2i8, l'e-
sercito cristiano incominciò l'assedio
di Dannata, ove Onorio III spedì
due Cardinali legati, Pelagio Gal-
vano, e Roberto Curson coi tesori
destinati per le spese della guerra.
11 supremo comando restò al l'e di
Gerusalen)me, ma i crociati roma-
ni, ed italiani riconoscevano i le-
gati come loro capi militari. Il Car-
tiinal Curson morì per una ferita,
gli successe il Cardinal Giovanni
Colonna, e Damiata fu presa a' i5
novembre 12 19, con sommo orro-
re de' mussulmani.
]\el II 20 nuovi rinforzi giunse-
ro ai crociati, accompagnati da si-
gnori, e prelati, e da molti di ]Mi-
lano, di Pisa,, e di Genova, i quali
presero la croce. Onorio ili rimise
al Cardinal Galvano altri tesori, che
in ])arte avea ricavati dalle pie o-
hlazioni de' fedeli. I maomettani coi
loro principi, e con Maledin sulta-
no di Egitto, sebbene avessero po-
sto in piedi una formidabile arma-
ta, intimoriti dal vedersi a fronte
.settantamila crociati, olfrirono loro
Gerusalemme, con -tutte le città di
Palestina conquistate da Saladino;
ma il Cardinal legato contro il pa-
rere di tutti, ricusò di accettare sif-
fatte condizioni. Intanto il Nilo u-
iici dal suu letto, i i^aruccui ne a-
cno
prirono le chiuse, e così fu loro
agevole in un punto di disperdere
la flotta de' cristiani, che trovatisi
circondati dall'acqua, e privi di vi-
veri, capitolarono con cedere Da-
miata, lo che sparse la costernazio-
ne nell'occidente. Allora Onorio HI
eccitò Federico II ad attenere il
giuramento di recarsi in Palestina,
trattò con lui prima in Anagni, e
poi in Verona per la sagra guerra,
ed in Ferentino si abboccarono con
il re di Gerusalemme, che erasi
condotto in Roma per domandare
soccorsi ; ma Federico II fece molte
promesse senza mantenerle, finché
Onorio IH morì nel 1237, e gli suc-
cesse Gregorio IX.
Appena incoronato Pontefice, or-
dinò a Federico II l' elfettuazione
de' suoi giuramenti, ciò che egli non
eseguendo, fu solennemente scomu-
nicato in Anagni e in Roma. Final-
mente nel 1 228 rim[)eratore partì per
la Palestina,e fu ricevuto a Tolemaide
come un liberatore. Ma quando i cro-
ciati seppero, ch'era stato fulqiinatu
dalle pontificie censure, al rispetto
successe la tliflldenza, e fu dimen-
ticato il conquisto di Gerusalemme.
Quando poi Federico II seppe che
il Papa avea proclamato una cro-
ciata contro di lui, alla cui testa
maixiava Giovanni di Brienne, pa-
dre di Jolante sua moglie, con-
chiuse un trattato di pace col sol-
danodi Egitto, ai 18 febbraio 1229,
e stabilì una tregua di dieci anni,
venendogli cedute Gerusalemme ,
Nazareth, Betlemme, e Thoron, col
patto che i turchi conserverebbero
nella città santa la moschea di O-
mar, ed il pubblico esercizio del loro
culto. Non comprendendosi nella tre-
gua il principato di Antiochia, e la
contea di Tripoli, il patto fu conside-
rato infame e sacrilego dai crociati, a
CRO
iM'gno, che il patriarca scagliò l'in-
terdetto ne' liioglii santi in tal mo-
do ricuperati, e ricusò a' pellegrini
il permesso di visitare il santo se-
polcro. Federico II entrò in Ge-
1 usalemme ai 1 7 marzo, in mezzo
al cupo silenzio de' fedeli, indi nel
seguente giorno si recò nella chie-
sa del santo Sepolcro, che trovò
deserta, per cui avvicinatosi all'al-
tare, da se slesso prese la corona, e
senza cerimonia religiosa se la pose
sul capo, proclamandosi re di Ge-
rusalemme. Vedendosi esecrato, par-
tì per Tolemaide, quindi passò in
Europa. Pucuperò le città tolte, sba-
ragliò 1' armata di Giovanni di
Biienne, e nel i23o si pacificò col
Papa, il quale i'assolvette dalle cen-
sure.
Gregorio IX condottosi in Spoleto,
delepninò alla presenza dell'impera-
tore, dei patriardii d' oriente, e di
idti'i una nuova crociata ad onta
della succennata tregua. I domeni-
cani, e i francescani la promulgarono,
e subito Tilaaldo conte di Sciampa-
gna e re di Na varrà, e con lui i
duchi di Brettagna, e di Borgogna
inalberarono la croce, e partirono
con un esercito per 1' oriente, che
era tutto in disordine, mentre il
Papa erasi di nuovo disgustato col-
r imperatore. I francesi, dopo qual-
che vicenda, conchiusero un tratta-
to col sultano di Egitto, e fecero
ritorno alle proprie case. Altrettanto
poi fece Riccardo conte di Cornova-
glia, e fratello di Enrico III re d'In-
ghilterra, ch'eravisi recato con un e-
sercito, vedendo i crociati discordi
fra loro. Doj)0 la morte di Gre-
gorio IX, successe il breve pontifi-
ciito di Celestino IV, ed una lunga
sede vacante, finché nel 1^4^ '*"^*""
ne eletto Innocenzo IV, che subilo
al trovò costretto di scomunica-
CRO 295
re Federico II, già suo inlimo a-
mico, perchè, oltre i mali che face-
va alla Chiesa Romana, inveiva con-
tro i promulgatori della crociata,
eh' ebbe pur troppo l' esito il più
infelice.
Settima Crociala 1 2 45- 1254.
Mentre i cristiani di Palestina,
pei trattati di Federico II, e Ric-
cardo conte di Cornovaglia, erano
ritornati in Gerusalemme pacifica-
mente, i principi loro allearonsi coi
mussulmani della Siria, contro l'E-
gitto. Il sultano di questo, per ven-
dicarsi chiamò i popoli carismiani,
abitatori delle frontiere di IMogol,
ad invadere la Palestina, che difat-
ti fu posta a soqquadro, occupando
i carismiani pure Gerusalemme ,
ove commisero ogni crudeltà, e scon-
fissero nel 1244 interamente i cri-
stiani a Gaza. Innocenzo IV, com-
mosso da tante sciagure,, convocò
il concilio generale di Lione, per
porvi un riparo , provvedere ai bi-
sogni dell'occidente, e reprimere le
sevizie di Federico II. Nel 1243,
incominciò la celebrazione del con-
cilio. Federico II fu deposto dal
regno di Sicilia, e dall'impero, e
venne determinata la crociata per
la Palestina, per la quale fu eletto
generale Luigi IX l'e di Francia,
che nel concilio fece il racconto dei
mali, che soffrivano i cristiani di
Oliente. Subito la crociata si noti-
ficò nel di lui reame, e per mag-
gior solennità Luigi IX convocò in
Parigi un parlamento, ed alla pre-
senza del Cardinal legato, de' primi
prelati^ e de' grandi della Francia,
ripetè r esortazioni il' Innocenzo IV,
e la descrizione, eh' egli slesso avea
fatta nel concilio sui mali di Tei'ra
santa. Immediatamente i suoi trn
296 CRO
fnilelli, Ruberto conte di Artols,
Alfonso duca di Poitiers, e Cario
duca d' Angiò, giurarono di com-
battere per la difesa de' luoghi san-
ti. La regina Margherita, e le mo-
gli di Roberto ed Alfonso presero
anch' esse la cioce, il che pur fe-
cero la maggior parte de' prelati,
vescovi, e de' grandi vassalli della
corona. Dopo tre anni, in un se-
condo parlamento, venne fissata la
partenza della crociata pel giugno
i?,.^''^; e indi s. Luigi IX si recò
all' abbazia di s. Dionigio per rice-
vervi finalmente dal Cardinal lega-
to il bordone, e lo stendardo famo-
so, chiamato l'orifiamma, già dai
.suoi predecessori mostrato altre due
volle ai popoli orientali.
La reggenza aOìdata venne alla
regina Bianca sua madre, ed acconì-
pagnato dai signori di Cipro ed altre
nazioni, il re di Francia giunse colla
ilotla avanti Damiata a' 4 gi"S*^o
1249. Superatigli ostacoli de' mao-
mettani, essendo stata la ci Uà da loro
abbandonata, vi fecero l' ingresso i
crociati proeessionalmente, precedu-
ti dal Cardinal legato, e dal pa-
triarca di Gerusalemme, e nella gran
ijioschea, che l'u convertita in chie-
sa, resero grazie a Dio pei vantag-
gi riportati. Quindi determinandosi,
come nella precedente crociata, l'inva-
.sione dell'Egitto, ad onta ch'erasi co-
nosciuto essere il teatro della guer-
ra stato troppo distante dai santi
luoghi, il cui aspetto sempre ave-
va colpito vivamente l'immagina-
zione de' primi crociati, con ses-
santamila combattenti, un terzo dei
quali erano cavalieri, riprese la mar-
cia pel Cairo, seguiti dalla flotta
colle provvigioni. Presso le città di
iMansourah i cristiani riportarono
iin compiuto trionfo, colla morte
di l'akcddin capo de'nuissulmani, e
GRÒ
rolla presa della città. Ma accorto«;i
r inimico del piccolo numero dei
crociati in suo conlionto, piombò
su Mansourah, mentre i cristiani
saccheggiavano il palazzo del sulta-
no. Allora divenne generale la car-
iiilìcina come il disordine, e la vitto-
ria non potè decidersi di chi fosse. I
crociati perdettero vari capi; Salis-
bury , Roberto de Vair, Rmlolfo
di Coucy, ed il conte d' Artois fu-
rono nccisi. Il gran maestio del-
l'Ordine gerosolimitano cadde pri-
gione, e quello de' templari fu co-
perto di tèrite. Tuttavolta i mussul-
mani si ritirarono, i cristiani ne
occiqiarono il campo, e poscia nel
primo venerdì di quaresima isTo
ebbero un altro vantaggioso incon-
tro, però con molte perdite, massi-
mamente di cavalli. A tanti mali
convien aggiungere il contagio, che
fece strage dell'armata cristiana,
per le esalazioni dei cadaveri degli
uccisi; e la perdita de' viveri presi
dai mussulmani.
Vedendo il re di Francia, che
quelli, i quali erano stati preservati
dal contagio, morivano di fame,
fece proposizioni di p;ice al sultano
di Egitto. Questi le accettò, ma col-
la garanzia della persona del re
per ostaggio, il perchè fu ricusato
con indignazione. Laonde il fran-
cese monarca, conservando il suo
coraggio e la trancjuillità d'animo,
.si occupò di salvare i deploral)ili
avanzi de' crociati, e risolvette di
passare sulla riva opposta dell'A-
schemoum. Passato il fiume, i cri-
stiani vennero attaccati dall'inimico.
e perciò costretti a ritornare in
Damiata, quando all'improvviso si
vide la piaiuu'a tutta coperta di
mussulmani, onde dopo mille sfor-
zi di valore i crociati dovettero
soccombere, e l' cmir Djeraal-eddiiìi,
CRO
nel l)orgo ili Minich, ehbe l'orgo-
glio di far prigione a' 5 aprile s.
Luigi IX, e caricatolo di Ferri lo
mandò a Mansourah. Non è descri-
vibile la desolazione de'crociati di
JMmiala per sì funesto avvenimen-
to, e solo a'5 maggio si potè con-
venire sulla libertà del re median-
te una tregua di dieci anni, la re-
stituzione di Damiata, e il paga-
mento di un milione di bisanti d'o-
ro pel riscatto dell'esercito. Indi il
re di Francia si diresse a Tolemai-
de, ed inviò in Francia i due super-
stili fratelli, perchè voleva fermarsi
in oriente, affine di porre in istato
di difesa le fortezze de'cristiani, e
visitare colla nota sua pietà i luo-
ghi santi. IMentre nel i253 il. re
stava in Jaffa, seppe che la regina
madre era morta il i dicembre
laSa. Allora non pensò che a ri-
tornare nel suo regno colla moglie, e
co'tre figli, cui aveva avuto in orien-
te, e giunse a s. Dionigio a'5 settem-
bre 1254, e nel seguente giorno
entrò in Parigi. Cos\ ebbe fine una
crociata, il cui principio aveva riem-
piuto di allegrezza il cristianesimo^
ed il progresso, e fine fu luttuoso,
siccome crociata memorabile per la
prigionia di un re diFrancia. Ma quan-
do i nemici entrarono nella tenda
per trucidarlo, se non giurava a mo-
do loro, il santo e prode monarca,
freddamente rispose : Che Dio li
aveva resi padroni del suo corpo,
via che la sua anima era nelle
mani di lui, e ch'essi non avevano
alcun potere sopra di essa. E quan-
do un barbaro colla spada nuda
gli si presentò, dicendogli : eleggi, o
di perire per mano mia, a di dar-
mi sul momento l'ordine cavalle-
resco, l'intrepido monarca rispose:
Fatti cristiano, ed io ti fari) cava-
liere. Noteremo, che, a' 7 dicembre
CRO 2.)7
11'')?), Alessandro IV aveva dichia-
rato legato nella terra santa, Jaco--
pò Pantaleone patriarca di Gerii-
saleinme, che poi a' 29 agosto 1261
ebbe a successore col nome di Ur^
banolV, sebbene non decoralo del-
la dignità cardinalizia.
Ottava Crociata 1 265- 1 29 1 .
Mentre che il santo l'e faticava
per la prosperità della Francia,
Bendochar o Bibars sultano di Egit-
to, profittando della discordia dei
cristiani di Palestina, a cui s. Lui-
gi IX tanto aveva inculcato l'ar-
monia e l'unione, siccome mezzo
il più opportuno per far fronte
ai nemici, tramava alla distruzione
dei medesimi, tutto spirando in lui
strage e sangue. Cominciò dallim-
padronirsi di varie città, ch'erano
in potere de'cristiani, assediò nel
1265 Tolemaide, e vi ritornò per
sodili orarla, devastando i territori
DO o '
di Tripoli, di Kurdi, e di Tiro,
che distrusse interamente. Nel 1266,
s' impadronì di Cesarea, ed altri
luoglii ; invase l'Armenia, prese Jaf-
fa, ed Antiochia. In sonnna ai
cristiani non restava che Tolemaide
considerata la capitale de'loro slati
in Palestina, e Tripoli. Non rispet-
tando né trattati, né capitolazioni,
Bendochar faceva trucidare tutti
quelli, che ricusavano di giuiare l'al-
corano, e di credere a JMaometto.
L'arcivescovo di Tiro, e i gran mae-
stri de'tempiari, e de'cavalieri ge-
rosolimitani si recarono in occiden-
te, a rappresentare i gemiti e le
sciaugure de'cristiani di oriente, ma
invano venne predicata la crocia-
ta, nella Germania, in Polonia e
nel nord. Però s. Luigi I>l, che
non avea mai lasciato la croce, né
mai aveva obbliato il deplorabile
loH
CRO
sialo dei cristiani di oiienle, non
potè frenare piìi a lungo la sua
sensibilità: consultò prima di lut-
to il Pontefice Clemente IV , il
«juale inviò a Parigi il Cardinal di
s. Cecilia , coi poteri di legato a
Intere. Allora il re ordinò ai gran-
di signori del suo regno di trovar-
si in detta capitale pei 25 marzo
del 1267 per ivi deliberare sopra
un affare di si grave importanza,
ed il pio monarca si presentò al-
l'assemblea tenendo nelle mani la
corona di spine, colla quale fu coro-
nato Gesù Cristo, e con quella dol-
ce, e maestosa eloquenza a lui s\
naturale, dipinse il misero stato
cui erano ridotti i cristiani di Pa-
lestina, e dichiarò di aver presa
la risoluzione di andare a soccor-
rere quegl'infelici. Pvicevette la cro-
ce dalle mani del Cardinal legato,
r ne seguirono l'esempio i suoi
tre figli, facendo altretlauto la no-
biltà accorsa in folla dalle città, e
dalle campagne per unirsi al suo re.
In Europa produsse ciò la più vi-
va sensazione, risvcgliaronsi le anti-
che propensioni, ed entusiasmo per
la sagra guerra, e tutti si fecero
ima gloria di combattere sotto s.
Luigi IX.
La crociata venne promulgata
nell'Europa, massime in Inghilterra,
nella Scozia , in Catalogna, nella
Castiglia, in Portogallo ec. co'più
felici successi. Il re di Francia, dopo
essersi preparato alla spedizione, le-
te testamento, e nominò reggente
Matteo abbate di s. Dionigio, e Si-
mone signore di Nesle, ed a'4 luglio
1270J partì per la crociata diri-
gendosi coU'esercito contro Tunisi,
per passare poi in Palestina. A' 20
luglio la flotta arrivò d'innanzi ci
Tunisi, e Cartagine^ mentre i- mus-
sulmani dell'Africa, accorrevano da
CRO
tulle le parli per difendersi. Bendo-
char sultano d'Egitto si mosse per
aiutare l'islamismo, e prevenire le
invasioni dei crociati. Disgraziata-
mente l'armata cristiana incominciò
a soffrire la mancanza di acqua,
di viveri, e la micidial pestilenza,
che mieteva infinite vittime. Mori-
rono a' 2 5 agosto il figlio del re
Tristano duca di Nevcrs, s. Luigi
IX, ed il Cardinal Ridolfo Che-
vries ossia Caprario, guardasigilli di
Francia, e legato apostolico, morì
a'24 ottobre 1270. Il re di Fran-
cia terminò di vivere colla più
edificante rassegnazione, dopo aver
fatto le sue ultime disposizioni, e
rimessa al suo primogenito Filippo
III, uno de'crociati, una istruzione
ch'è il più bel monumento del san-
to re. Questi diede pure istruzioni
alla principessa Isabella sua figlia,
l'egina di Navarra, che lo aveva
accompagnato in Africa col re Ti-
baldo II suo marito; e ricevette i
sagramenti della Chiesa con somma
divozione, e fra le lagrime di tutti.
Così m*jrì quest' ottimo re, per-
fetto rnodello, che ci oiTre la sto-
ria, di sovrani che vogliono regna-
re secondo Dio, e pel bene de'lo-
ro sudditi. Non è a dirsi quale
spettacolo sia stato pel fratello Carlo
I di Angiò re di Sicilia, quando arri-
vato co'suoi crociati alla tenda del
fratello, il trovò cadavere.
Dopo aver Filippo III, e il suo
zio Carlo I resi gli ultimi uffici a
s. Luigi IX, concordemente fu affi-
dato al secondo il comando della
armata. La novella di questa mor-
te ispirò coi'aggio ai saraceni, i qua-
li, avendo offerto battaglia ai cri-
stiani, ne vennero interamente
sconfitti. Vollero azzardare un se-
condo scontro; ma la perdita fu
maggiore della prcccdculu. Allora
i crociati risolvettero d' itupadionlrsi
tli Tunisi ; ma il principe iiil'edele
teineudo mali niaggioii, domandò la
jjace, che fu conchiusa a'3 1 ottobre.
Accettate le condizioni, si stabili
lina tregua per dieci anni, colle
seguenti clausole: che tutti i prigio-
ni cristiani fossero posti in iibei'-
tìi ; ch'essi avessero il libero esei'cizio
della loro i"cligione; che potessero
idv edificare delle chiese; che non
si ponesse verun ostacolo alla con-
versione dei mussulmani; che il re
di Tunisi dovesse pagare ogni an-
no al re di Sicilia un tributo di
cinquantamila scudi, altri dicono
quarantamila scudi d' oro ; e che
dovessero rimborsare il monarca, e
i signori francesi di tutte le spese,
che avevano fìtte sino dal principio
della guerra, le quali ascendevano
a duecentomila oacie d' oro, la cui
metà doveva essere pagata subito,
a l'altra fra due mesi. Dopo pochi
giorni di tal accordo, approdò sul-
le coste di Cartagine il principe O-
doardo primogenito del re di In-
ghilterra coi crociati di Scozia, e
d' Inghilterra, ricevuti con gioja dai
francesi, e dai siciliani. Impazienti
i crociati di ritornare alle loro case,
s'imbarcarono a' i8 novembre per
approdare nella Sicilia, ma in faccia
al porto di Trapani la tempesta
sommerse diciotto grosse navi, e
quattro mila crociati, mentre gli
altri perdettero armi, equipaggi, ca-
valli, e il denaro pagato dal prin-
cipe Tunisino. Tale fu la fine della
ottava, e dell' ultima crociata, la
quale non fu che una serie di dis-
j^razie, senza aver potuto soccorrere
i cristiani di Palestina.
Notizie su di altre crociate co/Uro
gì' infedeli.
Il principe Odoqrdo ve J' lu^hd-
CllO 299
terra si partì co' suoi alla volta di
Palestina. Intanto mori il sultano di
Egitto Bendochar, cui successe il
figlio Seraf, o Sait. In questo tem-
po era legato in Soria Teol^aldo
Visconti di Piacenza, il quale dai
Cardinali, eh' erausi riimili in A i-
terbo per dare un successore a Cle-
mente IV (benché non fregiato del-
la dignità cardinalizia) fu eletto Pa-
pa il primo settembre 1271. I de-
putati de' Cardinali trovarono Teo-
baldo ad Acri, ove gli presentarono
il decreto di sua elezione, ed egli
prese il nome di Gregorio X. E
passando con Odoardo, primogenito
di Enrico III re d' Inghilterra, u
Gerusalemme, si recò poscia in I-
talia, ed Odoardo ritornò in Inghil-
terra. Dopo la partenza di questo
pi incipe, il sultano Seraf prese, e tolse
ai cristiani quasi tutte le città che
rimanevano loro in Palestina. Af-
flitto oltremodo il Pontefice Grego-
rio X per siffatti avvenimenti, nel
concilio generale, che celebrò iii
Lione nel 12745 fece stabilire i soc-
corsi per i cristiani di Terra san-
ta, per la quale nutriva la più viva
S(jllecitudine. Egual zelo ed impe-
gno ebbe Giovanni XXI creato nel
1276. Ma il sultano di Egitto Ke-
laoun Malek compi la rovina de'cri-
stiani di oriente. Dopo lungo e
micidiale assedio, a'5 giugno 1284.
tolse agli spedalieri 1' importante for-
tezza di Margat, e ai i5 aprile 128S
prese d' assalto Tripoli, che diede in
preda alle fiamme. Papa ÌNicolò IV
esortò allora tutti i principi cristia-
ni a fare una numerosa crociata
per arrestare i vittoriosi progressi
del sultano; ma non essendo man-
dato soccorso in tempo, Kclaoun,
avendo definito d'impadronirsi di
'iolemaide o Acri, mori di veleno
propinatogli da un suo emiro; lui-
Suo Clio
tavolili la cillù 111 piesu tli assalto
ai 1 1> uiarzo i2i)i dal suo liylio
Kalil-SeraF. I cavalieri templari fe-
ccio qualche resistenza, ma poscia
luiono passali a 111 tli spada, o fat-
ti prigionieri. Sentendo Nicolò IV,
clic 1' unica citlà che i cristiani ave-
vano in Paleslina, era stata occu-
pala dai maomettani, poscia incen-
diata, e i cristiani perseguitati, o
banditi dalla Palestina, ne morì di
cordoglio ai 4 api'le 1292 nel
giorno di venerdì santo. Il suo
predecessore Onorio IV noli' idea di
convertire al cristianesimo i saraceni
e gli scismatici deli' oriente, conlbr-
nie alle intenzioni dei Papi che lo
precedettero, ordinò l' insegnamento
delle lingue orientali, massime l'a-
raba.
vSuccessivamente i romani Pon-
tefici tentarono di nuovo di ri-
chiamare l'attenzione dei principi
cristiani d' Europa su quella terra
santificata dal Redentore, e bagnata
col sudore e col sangue di tanti
crociali; ma i tentativi che fecero
non ebbero il bramato intento. Fra
i Papi che ciò zelarono in peculiar
modo, meritano menzione: Benedet-
to XI, nel 1 304, che molto si af-
faticò per tale oggetto ; Clemente
V nel 1 3 1 I nel concilio generale
di Vienna ; Giovanni XXII nel i334
c<jn un poderoso accordo che avea
combinato con parecchi sovrani;
Clemente VI nel 1 345 , e Innocen-
zo VI nel i356.
Urbano V nel i363 procurò una
crociata contro i turchi , e i sa-
r;iceni. Ne fece capo Giovanni lì
le di Francia, a cui diede la cro-
ce , e nominò legato il Cardinal
Talleyrand vescovo di Albano ;
ma poscia ciò non ebbe effetto. Di-
poi Urbano V nel i365 ricevette
iu Avignone vari sovrani per com-
CRO
binare la crociata, essendone prò-'
motore Pietro Lusignano re di
Cipro. Nel secolo seguente gran-
di furono gli sforzi che fece Pio II
dopo che Maometto li prese Co-
stantinopoli, ad esempio del prede-
cessore Calisto III. Per tale oggetto
celebrò in Mantova un general con-
gresso di tutte le nazioni, impose
a molte le decime, e si collegò colla
repubblica di Venezia ; ma mentre
era per salpare dal porto di Anco-
na, dando lo spettacolo d' un Papa
alla testa della crociata, fu ivi col-
pilo dalla morte nel i464- Gli
successe Paolo II, che molto fece per
invitare i principi alla crociata, e
Sisto IV, eletto dopo di lui, nel
1479 i"^iò diversi legati ai sovra-
ni cattolici per indurli alla sagra
guerra, e muovere i popoli a pren-
dere la croce. A Napoli mandò per
legato il Cardinal Rangoni per la
presa di Otranto fatta da Maomet-
to II, perchè segnasse i fedeli colla
croce con pienissima indulgenza. In-
nocenzo vili nel i4<^^ hi bandi
contro i turchi, e i tartari; ed A-
Icssandro VI pubblicò la crociata
ctjntro Bajazzetto II, protestandosi
di recarsi egli stesso in persona, se
i re di Francia, e di Spagna fosse-
ro stati capi, e condottieri dei cro-
cesignati.
Estesero la storia delle crociate
contro gl'infedeli molti scrittori, fra
i quali i seguenti : Storia delle Cro-
ciate per la liberazione di Terra
santa, del p. Luigi nlaimhurgo
della compagnia di Gesù, traspor-
tata dal francese all' italiano da d.
Gabriele d' Emiliane, sacerdote pa-
rigino dottore e teologo, Piazzola
1 684 ; U esprit des Croisades, cu
histoire politique, et militaire des
guerres, pour le recouvrenient de
la Terre salate par le sieur 3Ialù\
CRO
Paris i'^4o; Gio. Francesco Negli,
Istoria della prima Crociata, Bo-
logna i658; Des Croisades par Ni-
cole le Huen carme, dans ses pé-
regrinations de outrcmer cn Terre
sainte, Lyon i4^4> ^t Paris t5i4,
1 52 I ; Dts Croisades par Etienne
Paxquier , dans ses récherches de
la France eh. XXVIT; Francesco
Gusta, Saggio critico sulle Crociate
se sia giusta V idea invalsa comu-
nemente, e se sieno adattabili alle
circostanze presenti, fattovi qualche
cambiamento; Ferrara 1 7q5, Dis-
cours sur les Croisades, par M.
1 abbé Fleui-y, nel toni. XVIII de
r flist. de l'Eglise. Degli autori i
quali hanno ragionato delle guerre-
sche spedizioni nella Terra santa, e
dell' ordine de' Templari (f^edi), fan-
no un lungo catalogo il p. Marna-
chi nelle sue Orig. et antiquit.
Chris t. tona. II, p. 60, e 61 ; e pri-
ma di lui il Fabiicio nel libro Sa-
hitaris lux Evangelii p. 52 2 e seg.
e pag. 546. Fra questi autori, si
reputa curioso, e scritto assai bene
in quattro libri, il trattato di be-
nedetto degli Accolti col titolo : De
hello a Chìislianis conlra barbar os
gesto prò Christi sepulchro, et Ju-
daea recuperandis, del quale la nii-
glioie edizione è quella di Gronin-
ga del I '>3 [ . Ai nostri giorni, e in
Milano nel 1 82 f- 1822 si è pub-
blicata in sei volumi La storia Clel-
ia le Crociate di G. Michaud, tra-
dotta dal fianccse da Francesco Am-
bros«ili. P'. gli articoli (ìerusalkm-
ME, Palestina, GEBOsoriMiTAivo or-
JjINE EQUESTBE, C TeUTOMCO ORDINE
!l EQUESTRE.
,1 Notizie su di alcune Crociate contro
' gli eretici, gli scismatici, ed i ne-
mici, e ribelli della santa Sede.
Le crociate, come si accennò su-
CRO
00 r
periormente, furono anco predicate
e promulgale contro gli eretici, e
sembra che la prima sia quella in-
timata contro gli albigesi di Fran-
cia, e poi ve ne furono contro gli
ussiti di Boemia ed altri, non che
conti-o i perturbatori della pace, e
della libertà ecclesiastica. Il segno di
appartenere ed essere ascritto a que-
sta milizia era la croce, che pub-
blicamente portavasi sulla spalla
dritta, ovvero talvolta fu portata
nella parte davanti del cappello,
Queste croci erano di color diverso,
secondo le nazioni, e i religiosi clic
promulgavano la crociata. Nel con-
cilio generale lateranense III, cele-
brato dal sommo Pontefice Alessan-
dro III nel 1179, i padri invitaro-
no i principi a punire colle armi e
colla confisca de' beni, e persino a
ridurre in servitìx le persone infette
di eresia, massime gli albigesi, in-
giungendo a' vescovi di concedere la
indulgenza plenaria a chiunque im-
pugnasse le armi per tali imprese.
Delle crociate contro gli albigesi si
tratta al volume III, pag. 161, e
seg.. e in altri articoli del Dizio-
nario, la quelle crociate furono le-
gati a Intere i Cardinali Jacopo
Guala Bicchieri, che distrusse dodi-
ci mila albigesi, Roberto Curson
the ne sconfìsse moWi, e Simone di
Tally con l'esercito capitanato dal
prode Simone conte di IMonfort,
per non dire di altri Cardinali. Al
conte nel concilio generale Latera-
nrnse IV, tenuto \u'\ i22q da Gre-
gorio IX, furono date in premio
Tolosa, e le terre conquistate al con-
te Raimondo tenace sostenitore de-
gli eretici. Così alcune provincie di
Raimondo si aggiudicarono al reame
di Francia, e la contea Venai'^siua
fu data in perpetuo alla santa
Sede.
3 UT- e no
Nel icto.S Gregorio TX pei gron-
di torli fatti dall' imperatore Fede-
rico II alla santa Sede, fece pro-
mulgare contro di lui la crociata,
per togliergli la Puglia, dominio della
Chiesa Romana, e vi pose alla testa
Giovanni di Brienne ultimo re di
Gerusalemme, cui il predecessore
Onorio III, pel mantenimento di
sua persona avea concesso il go-
verno di tutto il patrimorvio, che
aveva la Sede apostolica da Radi-
cofani sino a Roma.
Alessandro IV nel i?.56 scomu-
nicfj, e colle armi de' crociati rin-
tuzzò Ezzelino IH da Romano ,
chiamato da alciuii nemico del ge-
nere umano. Ezzelino capitano di
Federico II in Lomhardia, solo
lasciò in pace la Chiesa e l'Italia,
morendo nel I25f) prigioniero dei
cremonesi.
Urbano IV nel 19.65 per oppor-
si a Manfredi usurpatore del regno
di Sicilia, che vessava l' Italia, e le
terre delia Chiesa, bandì nelle città
cattoliche la sagra guerra, onde mol-
li presero la croce; e sotto la con-
dotta di Guido vescovo d' Auxerre,
e di Roberto figlio del conte di
Fiandra i crociati disfecero le trup-
pe nemiche.
Martino IV nel 1282 scomunicò
Pietro III d'Aragona perchè s'era
impadronito del reame di Sicilia,
nella famosa congiura de' vesperi si-
ciliani, concedendo le indulgenze del-
la crociata a quelli che contro di
lui combattessero.
Bonifacio Vili spedì il Cardinal
Matteo di Acquasparta legato apo-
stolico nella Romagna, con ordine
di richiamare all'ubbidienza e di-
vozione della Chiesa Romana le cit-
tà ribelli ; e propose il premio del-
le indulgenze a coloro, che avesse-
ro pi'esa la croce, contro i nemi-
CRO
«"i. e persecutori del sommo Pon-
tefice.
Innocenzo VI, dimorando in A-
vignone, nel i359, ^''*^** Ludovico I
re d' Ungheria capo dell' esercito
crociato, contro i nemici della san(:i
Sede, specialmente contro Ordeluf-
fo signore di Forlì, usurpatore di
molte città.
Urbano V nel i3G3 intimò in
Avignone una crociata, colle solile
indulgenze, contro Bernabò Viscon-
ti, predatore di molte terre della
Chiesa ; e la rinnovò nel i368 con-
tro i perugini come ribelli, punen-
do così le loi'o insolenze.
Urbano VI nel iSB?, bandì la
crociata contro Ludovico d' Angiò ,
perchè veniva in Italia con scssan-
tamila francesi per deporlo, e con-
quistare il regno di Napoli. La
stessa crociata pubblicò contro Gio-
vanni re di Castiglia, e di Leone,
fautore dell' antipapa Clemente VII,
concedendo indulgenza a quelli che
prendessero le armi : lo dichiarò
decaduto dai suoi dominii, ed invi-
tò il duca di Lancaslro ad impos-
sessarsene.
Bonifacio IX nel i3c)0 pubblicò
la crociata contro i sostenitori del-
l'antipapa Clemente VII; e poscia
la fece promulgare contro Ludovico
d' Angiò, e contro il conte di Fondi
Onoralo Caetani.
Giovanni XXIII nel i3ii pub-
blicò in quasi tutti i regni d' Eu-
ropa la crociata contro Ladislao re
di jVapoli, e di Gerusalemme.
INIartino V nel 1422 indusse
r imperatore Sigismondo, e gli elet-
tori dell' impero, a promulgare la
crociata contro gli eretici ussiti, ca-
po de' quali era Giovanni Zisca cie-
co da un occhio, pei gravi danni
che co' suoi seguaci cagionavano
alla popolazione boema. Avendo
C.V.C)
Zisca pordiito I allif) ocrliio noli as-
sedio del castello di Eal/i, combat-
tè anche dipoi con tanto valore
contro ì crocesignati, che colla sola
presenza li metteva in fuga. Vicino
a morire ordinò che le sue carni
fossero date in cibo agli uccelli, e
della sua pelle si facesse un tam-
buro, essendo certo che al di lui
suono sarebbero fuggiti i cattolici.
Dopo questa epoca le crociate
contro gli eretici, i ribelli, gli scisma-
ticij gl'invasori dei dominii della
Chiesa, e dei diritti della santa Sede,
di rado furono pubblicate dai ro-
mani Pontefici. Tnttavolta per casi,
e motivi simili, alcune continuaro-
no ad essere pubblicate dai vescovi.
CROCIFERI, Crudferi. Sono ec-
clesiastici che portano la croce in-
nanzi al patriarca, al primate, al-
l' arcivescovo ec. , nelle sagre fun-
zioni, e cerimonie. Il Crocifero del
Papa (Vedi) è un cappellano se-
greto cubiculario pontificio. Cnici-
fera dicesi quella colonna cui so-
vrasta la croce. 1 Cliristiferi erano
lo stesso che i Vexìlliferi, secondo
il Du Cenge, perchè il nome di
Ciisto era nelle bandiere, e nei la-
bari, da cui Io tolse Giuliano l'a-
postata perciò rimproverato da s.
Gregorio Nazianzeno. Gioviano peiò
Te lo ristabilì. I Crociferi si disse-
ro anche Criicr'geri, su di che van-
no consultati il Fivizzani De ritu
ss. Crucis praeferendae ; e Saussay,
de sacro rifu praeferendi cruceni
majorihus praelalis Eccl. Questo uf-
fizio di portale la croce, dal IMorino,
De sacr. Ordinai.-^. igS, viene qua-
lificato nella chiesa greca maximae
dìgnitatis, perchè il crocifero sedeva
immediatamente dopo i vescovi. IMa
il Macri, nella Nat. de'vocab. eccl.
alla parola Crucigenis, dice signi-
ficare Crucesignaius : e che il Cru-
CRO Z(r,
cìgcro eia una dignità ecclesiastica
tra i greci, che portava nel cap-
pello una cioce di velluto, la quale
si stendeva da una punta della falda
sino all'altra estremità con vari
colori, secontlo i gradi. JNella chiesa
poi gerosolimitana, lo Staurophylax
era una dignità ecclesiastica, cIk;
custodiva il ss. legno della vera
croce. Antichissimo è l' uffizio del
Crocifero, ed il Rinaldi ne porla
l'esempio all'anno ii36, dei suoi
Annali.
CROCIFERI. F. MimsTEi dkgi i
INFERMI, congregazione di chierici
regolari.
CR^OCIFERI ORDINI BF.LIGIOST. Yi
furono varii Ordini regolari, che eb-
bero il nome di Crociferi, de'quali i
più conosciuti sono, i Crociferi d'I-
talia, i Crociferi di Siria, i Croci-
feri di Boemia, i Crociferi di Fian-
dra, i Crociferi di Francia, e i Cro-
ciferi di Portogallo. Di tutti questi
Ordini religiosi Crociferi riportere-
mo i seguenti cenni.
Crociferi cV Italia.
I religiosi crociferi d' Italia, così
chiamati dal portare sempre una
croce di legno, di argento, o di
ferro in mano, da alcuni scrittori si
fecero derivare da s. Cleto, terzo
Pontefice romano, creato nell' anno
80. Ciò viene negato dai critici,
che assegnano la loro origine sotto
il pontificato di Alessandro III nel
XII secolo. F. perciò il Papebro-
chio, in Conatii Chron.j hist. ad
Catal. Rom. Pontif de s. Cleto n,
4, et in Respons. ad exhibit error.
in act. ss. Bollnndianis vindicati?
§ IO, num. 97, 5 I I n. 24, nou
che il padre Zaccaria ne' suoi Exc.
Literarii cap. 4? ^ il P- Heliot, nel-
V Histoire des Ordres nionasliques re-
,104 ^Tìo
ligicìix eie. Va pino letto il p. Ijo-
iianni Ciilalngn degli Ordini religiosi
p. 70, che ne tratta, e ce ne dà
la figura. Urbano III confermò le
loro costituzioni nel 1187, stando
in Verona, colla bolla Ciun anlc-
cessor. Bull. Rotn. t. HIj par. I, pag.
"5 il, diretta al priore de' crociferi
dell' ospedale di Bologna, giacché
erano canonici regolari ed ospitalie-
ri segnaci della regola di s. Agosti-
no. Altrettanto fece Innocenzo III,
il rpiale ad essi concesse grazie e pri-
vilegi. Il Covmno, Eccl.venet. decad.
11 p. 173, riporta una carta del
I F70, in cui la loro chiesa di Vene-
zia viene chiamata, B. ìllariae de
Criiriariis honae mcmoriac Cle-
ti. 11 Garampi dice che fra le car-
te dell'archivio Belmonle una ve
ne ha del 11 64, da cui si ricava
che furono introdotti in Rimini si-
no dalla loro origine, ed Innocen-
zo 111, nel 1204, diresse loro una
lettera. Innocenzo IV in mi privi-
legio spedilo a' 18 dicembre i243
confermò all'ospedale di s. Maria
de crociferi di Bologna, che fu ca-
po di tutto l'Ordine, Hospìtale .<;.
Marine Magdalcnae de A ri mino.
Questi frati erano divino et jjaiipe^
rum ohsequio mancipati , come di-
chiarò lo slesso Innocenzo lY. I
crociferi d'Italia ebbero cinque pro-
"vincie, cioè Bologna, Venezia, Ro-
ma, IMilano, e Napoli.
Il Pontefice Pio II nel i4^o nel
concilio di ^lanlova prescrisse a
tpiesti crociferi di vestire con veste
di colore ceruleo, mentre per l'ad-
dietro 1' avevano usala di colo-
re cinerino, o di altro colore a
loro arbitrio, e comandò loro inol-
tre che sempre portassero in mano
tuia croce di argento. Qual fosse
il loro abito può vedersi nel Bian-
colmi, Notizie isteriche della chie-
r.BO
sa di T'eroucu t. HI p. ^1 . S. Pio
\ li riforuìò verso l'anno 1 568 c(j1-
la bolla Nihil in Ecclesia j data a'^j
aprile, diesi legge nel citato Bull.
nel tomo IV par. Ili pag. 11; e
Gregorio XIV nel i5qi confermò
i loro piivilegi agli i i luglio, me-
diante il disposto della bolla Ro-
manus Pontifex presso il Bidl. t.
V, part. II pag. 284. Ma Alessan-
dro VII, trovando che questi frati
erano stati ridotti da Innocenzo X
in soli quattro monisteri, eh erano
abitati da pochi religiosi, e questi
avevano tralignato dal loro primi-
tivo spirito, ed osservanza religio-
sa, deliberò di sopprimere ed aboli-
re l'Ordine, ciò ch'esegui coll'auto-
rità dell'apostolico breve: f incanì
/)omiiii, d.ito a' 28 aprile i (V)6 ,
Bull. Boni. tom. VI, par. IV p.
lor, riserbando a sé l'applicazione
de loro beni in opere pie, coU'as-
scgnare quaranta scudi romani an-
nui a ciascuno de' sacerdoti, che
restassero al secolo sotto la "iu-
o
risdizione del rispettivo Ordinario,
e donando al capitolo di Siena il
priorato di s. INIaria del 3Iurello
fuori della città. Quindi alla re-
pubblica di Venezia, ch'era in guer-
ra coi turchi, assegnò que'beni che
i crociferi avevano ne'suoi dominii,
e che alienò il nunzio Carlo Caraf-
fa per ottocentomila ducati, com-
preso però il ritratto da' beni dei
canonici di s. Spiiito pur soppres-
si. Dei crociferi d'Italia scrissero
le notizie Silvestro iNIaurolico, Gi-
rolamo Piatti, Pietro Morigia, Azo-
rio e Sabellico.
Crocìferi di Siria.
Gl'istorici che parlarono dell'Or-
dine de' crociferi fioriti nella Siria
sembrano adottare l' opinione di
CRO CKO 3o"
quelli, i quali asserirono, avere avu- nisfcri svil Meuze, sul Reno, in
lo origine i crociferi dal patriarca Francia, e in Ingliijterra. La casa
di Gerusalemme Macario, o Ciriaco, principale fu quella di Huy nel
il quale dopo avere scoperto a s. paese di Liegi, residenza del gene-
Elena il luogo ove nel monte Cai- rale, il quale usava mitra, pasto-
vario era sotterrata la vera croce in rale, rocchetto, croce pettorale, ec.
cui morì Gesù Cristo, istituì que- conferiva gli ordini minori a' suoi
sti religiosi , portanti sempre in religiosi, e godeva altre prerogati-
mano una croce, alle cui tre estre- ve. I religiosi vestivano di bianco
mitìi superiori , eranvi altrettan- con cappuccio, mezzetta, e scapo-
le piccole croci . Diversificavano lare nero: sulla mezzetta porta-
questi crociferi da quelli d' Ita- vano la croce bianca, e rossa, e
lia anche per l'abito che portava- quella assumevano sempre in coro,
no di color nero, con il cappuc- seguendo la regola di s. Agostino,
ciò simile a quello de'monaci. Le cui nel 1248 diede loro l'arcive-
nianiche della tonaca erano angu- scovo di Liegi Enrico per ordine
ste, né più lunghe del polso. Però del Pontefice Innocenzo IV. Il loro
questa congregazione poco a poco abito provò molte variazioni anche
si disciolse. Dice il p. Bonanni, il per volere di Clemente Vili. Fe-
quale nel suo Crtto/og'o parla di questi ce menzione di questi crociferi Re-
religiosi dandocene la figura, che nato Chioppino, lib. 1 tit. 3, par.
però nell'oriente rimangono alcuni iG, e di essi pur scrisse Gabriele
eremiti, i quali derivarono dai ero- Pennotto nel lilu'o 2 i\e\V Istoria
ciferi di Siria, e portano in ma- Tripartita. V. la bolla di Benedetto
no, o appesa al petto una croce, Xll In qua concedit priori generali
cui fanno baciare ai divoti per ri- dicti ordinis, uli possit corrigere
cevere qualche limosina. Essi vivo- canonicoSj et converso^. Abbiamo
no senza regola, e sono soggetti ai da Pietro Verdue, Vita del padre
vescovi. Teodoro di Celles, Perigueux 1 68 r .
Il p. Bonanni ne scrisse le notizie.
Crociferi del Belgio, di Fiandra^ e ne riportò la figura a pag. 72
e di Francia. del suo catalogo degli ordini re-
ligiosi.
Questi crociferi, o canonici rego-
lari della santa croce, furono isti- Crociferi di Boemia, e di Polonia.
tuiti nei Paesi bassi dal beato Teo-
doro di Celles, discendente dai du- I crociferi, o porta croce colla
chi di Bretagna, e figlio del baro- stella nel regno di Boemia, fm-ono
ne di Celles, e canonico di Liegi, fondati nel i234 in Praga dalla
nel 121 1, dopo il suo ritorno da beata Agnese, figlia di Primislao o
Terra santa, ove era andato ero- Ottocario I re di Boemia, che si fe-
ciato nel 1 1 88, ed ove aveva ve- ce monaca francescana dopo aver
duto i crociferi. Fece egli pel pri- fondato in detta città un ospedale,
mo la professione nelle mani del che diede a questi religiosi. Essi
vescovo, a' r 4 settembre, giorno sa- ebbero due generali, uno in Praga
ero alla esaltazione della santa croce, cui obbediva una parte dei crocr-
Egli col suo zelo stabilì vari mo- feri, l'altro in Breslavia, cui era-
voi. xvui. 20
3o6 CRO
no soggetti in parte i crociferi di
Boemia, e tutti i crociferi di Po-
Ionia, e Lituania. V. Benedetto
Leoni, Origine e fondazione dell'or-
dine de' crocìferi, Venezia i Spg.
Il Fontano parla de' religiosi croci-
feri della nave stabiliti in Boemia
nel i4oo, i quali portavano il se-
gno della nave sul fianco sinistro,
come si legge nella sua Boheniia
sacra.
Crociferi di Portogallo.
Erano religiosi, che nel regno di
Portogallo, e principalmente in E-
vora avevano un celebre moniste-
ro. La veste nel colore non diffe-
riva da quella degli altri crociferi,
meno qualche diversità nel cappuc-
cio, ch'era tondo ed angusto, ed
unito alla mozzetta: fuori del mo-
nistero usavano mantello lunijo.
Fiorirono in questa congregazione
uomini insigni per santità e dottri-
na, avendo molti di essi sparso il
sangue per la fede cristiana. Odoar-
do Fialetti espresse il loro abito
nel suo Catalogo, come si trova
anche disegnato nel libro delle Re-
ligioni, stampato nel 1688 in Am-
sterdam al num. 64- Anche il p.
Bonanni ne parla, e ci diede la
loro figura a pag. 7 3 del suo Ca-
talogo. V. Herman, Storia dello
siahilimcnto degli ordini religiosi,
tom. II, cap. 4o.
CROCIFERO DEL Papa. Cubi-
culario pontificio, ossia intimo fa-
migliare del Papa, come secondo
cappellano segreto, che il precede
colla croce. Sulle sue prerogative,
abito, onorario, e su quanto riguar-
da questo cubiculario, che veste
l'abito di mantcllone paonazzo, ed
ha il titolo di monsignore, e resi-
denza nel palazzo apostolico, si leg-
CRO
ga l'articolo Cappellani segreti.
massime le pag. 106, 107, 109,
Ilo del voi. Vili del Dizionario.
ove pur si dice dell'esercizio di s"i
onorevole uffizio . Supplisce egli
neir assenza, o impotenza di mon-
signor cappellano segreto caudata-
rio. V. Croce pontificia e Croci-
feri. Dei sette suddiaconi basilica-
ri, o palatini, che anticamente por-
tavano la croce avanti al Papa, si
tratta all'articolo Diaconie Cardi-
nalizie [Vedi), cioè al paragrafo se-
condo. Anticamente il crocifero del
Papa era un suddiacono, ed anco
un diacono apostolico. Quando il
Papa assume gli abiti sagri per ce-
lebrare il solenne pontificale, l'ulti-
mo uditore di rota, come suddia-
cono apostolico, porta la croce, ve-
stito de' sagri paramenti. Nicolò V
nel 144? fece suo segretario, e
suddiacono apostolico Enea Silvio
Piccolomini, e nella sua coronazio-
ne ordinò, che gli portasse la croce
avanti. Calisto III, suo successore,
creò il Piccolomini Cardinale, che in
sua morte divenne Pontefice col
nome di Pio II. Va notato, che
quando il Papa in mozzetta e sto-
la, segue o va alla testa del sagro
collegio de' Cardinali, allora il pre-
lato uditore di rota in rocchetto
e mantelletta porta innanzi la cro-
ce papale. Quando poi il Pontefice
assume la mitra e il piviale per
compartire in qualche chiesa la
benedizione col ss. Sacramento ,
monsignor crocifero sulla sottana
paonazza assume la cotta, e porta
la croce.
Avverte il Moretti, De ritti dan-
di preshyterium, pag. 807, che gli
stauroferi o crociferi non apparte-
nevano alla pontificia scuola della
croce, della quale si parlò all'arti-
colo Croce vera 0 reliquia {Fedi),
CRO
e riporta un analogo esempio, cioè
come fu incontrato l'imperatore
Enrico V, quando ne'primi del se-
colo XII si recò in Roma. Anti-
camente la croce che si portava in-
nanzi al Papa, quando andava in
qualche chiesa a celebrare le sagre
funzioni, era la croce stazionale.
Nelle cavalcate dei possessi del Papa,
il crocifero incedeva nella cavalcata,
avente a fianco due maestri ostia-
ri virga rubta, i quali ancora in-
cedevano a cavallo. Tali sono le
testimonianze, che riporta il Cancel-
lieri nei possessi di Gregorio XIV
nel logo, in cui il crocifero mon-
signor Taddei era in mezzo di due
offìciali virga rubea, vestiti di pao-
nazzo ; in quello di Leone XI nel
i6o5 incedeva il crocifero dopo il
governatore di Roma, fra le virgae
riibeae, e i mazzieri; e in quello di
Innocenzo X nel i644 il medesi-
mo crocifero portò la croce in asta.
Sebbene ora non vi sieno più le
cavalcate , quando il Pontefice
procede in qualche luogo in forma
pubblica, e col treno nobile, sem-
pre il crocifero porta la croce
pontificia a cavallo della mula bian-
ca, la quale gli viene addestrata
dal cavallerizzo d' opera che cam-
mina al suo fianco, coU'uniforme
propria del suo uffizio. Ma di tut-
tociò che riguarda quanto spetta
al crocifero nelle funzioni^ cui ce-
lebra, od assiste il sommo Ponte-
fice, ai rispettivi luoghi se ne tratta
all'articolo Cappelle Pordijicie ( Vedi).
Ecco quanto in proposito si leg-
ge nel Bonanni, Gerarchia eccle-
siastica pag. 377: " Si porta dun-
" que la croce pontificia elevata
» sopra un' asta di circa palmi die-
» ci alta, con l' immagine del Cro-
» ce fisso {Vedi) sempre rivolta ver-
" «o il Papa, da un cappellano pon-
CRO 3o7
'» tificio con capo scoperto qualun-
« que volta il Pontefice cammina
« in pubblico, ovvero è portata
" sopra le spalle da' parafrenieri
" (ciò che ora non si fa). Quando
" però il Papa è portato per le
" pubbliche strade in carrozza, ov-
*♦ vero in sedia (come si costuma-
« va prima), si porta la croce dal
» cappellano a cavallo con la ma-
ss no destra, e con il capo coperto,
« mentre con la sinistra governa
« le redini del cavallo, che lo sos-
M tiene ".
« Nelle sagre e pubbliche fun-
» zioni, quando il Pontefice com-
" parisce vestito degli abiti sagri ,
" la croce si porta da un uditore
» di rota, cioè 1' ultimo di essi ve-
» stito con mantellone, e col cap-
" puccio paonazzo. La porta egli
« a cavallo nelle pubbliche, e so-
« lenni cavalcate del medesimo Pon-
» tefice. Devono però eccettuarsi li
" tre giorni della settimana santa,
« quando si trasferisce alla cappel-
-V la palatina per assistere agli of-
« fici divini con il collegio de'Car-
5' dinali, poiché in tal tempo ve-
« stlto in abito di duolo, e mesti-
w zia, non è preceduto dalla croce ".
CRO DEG ANCO (s.), vescovo di
Metz. Di nobile e ricca famiglia
nel Bi'abante trasse i natali il no-
stro santo, e così seppe addestrarsi
sin da fanciullo neh' esercizio delle
cristiane virtù , che fatto adulto,
comechè per ragione di ufficio do-
vesse vivere continuamente alla cor-
te, era da tutti riverito siccome
uomo di eminente santità. Morto
Carlo Martello, di cui era primo
ministro, fu creato vescovo di Metz,
ma Pipino, figlio e successore a
Carlo, non acconsentì che abban-
donasse per questo la carica di mi-
nistro di fitato, e qui fu dove Cro-
3o8 CRO
degango si mostrò mirabile al som-
mo, acco[)piando con rara bravura
i doveri, che gì' imponeva la Chie-
sa, con quelli ch'erano voluti dallo
sfato. Né le moltiplici occupazioni
valsero a toglierlo dalle sue prati-
che di pietà, che anzi gran parte
del giorno e della notte egli spen-
deva nella meditazione delle cose
divine, e nella asprezza del corpo.
Fu onorato dal re Pipino di dop-
pia legazione; la prima volta a Pa-
pa Stefano II detto III invitandolo
a trasferirsi in Francia per liberar-
si dalla oppressione dei longobardi,
e la seconda, nel 754, ad Astolfo,
re dei longobardi, afllnchè finisse
dal più conturbare la pace della
santa Chiesa.
Restituito alla sua diocesi, fu tutto
zelante nel ristabilirvi la disciplina
da lunghi anni scaduta, ed ebbe la
consolazione di vedere in quella fra
poco rifiorita la pietà. L'anno 7,55,
del suo capitolo canonicale fece una
comunità di regolari, instituendo
egli stesso una regola di molta sa-
viezza in trenta quattro articoli, nel
che fu da parecchie altre chiese
imitato. Per cura di lui furono
fabbricati e dotati li monisteri di
s. Pietro, di Gorze, e di Lorsh, o
Laurishan, questo ultimo nella dio-
cesi di Worms. Una santa morte
avvenuta a' d'i 6 di marzo del 766,
coronò tante opere e tanti meriti:
ebbe sepoltura nel monistero di
Gorze, da lui beneficato anche per
testamento, e la sua memoria è
onorata nei martirologi di Francia,
di Alemagna e dei Paesi-Rassi.
CROIS o CROY Guglielmo, Car-
dinale. Guglielmo Crois, nato nelle
Fiandre nel 1498 da nobili genitori,
nel 1 5 1 6 sotto Leone X divenne arci-
vescovo di Cambray, chiesa cui ri-
nunziò al fratello Roberto, perchè
CRO
Carlo V lo fece canee!! 'ere di Ca-
stiglia; quindi nel primo aprile i5i7
lo stesso Leone X lo creò Cardinal
diacono di s. Maria in Aquiro, e
amministratore della chiesa di To-
ledo con la sola metà delle ren-
dite della stessa. Mentre era al-
la dieta di Vorraazia, andato alla
caccia, una precipitosa caduta da
cavallo lo condusse alla tomba in
detta città nel 1 52 i di ventitre an-
ni e quattro di cardinalato ; le sue
ossa portate nelle Fiandre, riposa-
no a Lovanio nel monistex'o dei
celestini, detto di Haredo, ove a
memoria di lui sorge uno splendi-
do monumento.
CROIA, o Croya. Città vescovi-
le della Turchia europea, capoluo-
go di sangiacato, sorge sopra una
collina, e fu già capitale dell'Alba-
nia, sull'Issana. Venne chiamata
Antigonia, ed Eribea, ed era città
fortissima. Ha un castello fortifica-
to, ed il celebre Giorgio Castriota,
conosciuto sotto il nome di Scan-
derberg, vi ebbe i natali. Fu capi-
tale de' suoi stati, e battè presso le
mura più volte i turchi. Maomet-
to II, imperatore de' turchi, la pre-
se nel i477 dopo la morte dell'e-
roe Scanderberg, e d'allora in poi
restò sotto il dominio della Porta
ottomana. Non è lontana che ven-
ticinque miglia dal mare Adriatico,
e trentacinque da Durazzo. Ha più
di sei mila abitanti. V. Albania.
Nel nono secolo vi fu istituita la
sede vescovile, sotto la metropoli
di Durazzo, e nell' esarcato di Ma-
cedonia ; ma cessò di esser seggio
vescovile, quando i turchi s'impa-
dronirono della città. La sua dio-
cesi è divisa fra quelle di Durazzo,
ed Alessio {Vedi). I turchi la chia-
mano Ak-Hissar.
CROMAZIO (s.). Sotto il regno
CRO
di Carino, e nei piinii cinque an-
ni di Diocleziano, Agrestio Croma-
zio sostenne la carica di vicario ilei
prefetto di Piotua. Accusato s. Tran-
quillino di essere cristiano, fu con-
dotto dinanzi a lui che lo rimpro-
verò di aver seguito una lai reli-
gione. Fra le cose, che Tranquilli-
no rispose, assicurò il giudice, che
essendo egli stato soggetto alla got-
ta per molto tempo, era stato, per
lo battesimo ricevuto, in fino allo-
ra perfettamente guarito. La Prov-
videnza, che volea salvo Cromazio,
fece sì, che non molto appresso fosse
colpito lo stesso con la medesima
malattia, e ricordevole di quanto
avea inteso da Tranquillino, man-
dò in cerca del sacerdote Policarpo,
che avea amministrato il battesimo
a Tranquillino, pregandolo di con-
ferirgli il medesimo sacramento.
Appena Cromazio fu battezzato,
che si sentì sufi' istante guarito.
D' allora in poi la casa sua diven-
ne l'asilo dei cristiani, che ripara-
vano dal furore degli idolatri. Ri-
nunziò all' incarico, che sosteneva
prima della sua conversione, e mo-
rì in campagna, ove erasi ritirato,
nella pratica di tutte le cristiane
virtù. I martirologi più antichi ne
fanno menzione, assegnando la sua
festa a' dì 1 1 agosto.
CROiSTCA , o Cronaca ( Chro-
nica). Storia secondo l'ordine dei
tempi , nella quale si descrivono
gli avvenimenti in un modo suc-
cinto , a seconda delle epoche in
cui accaddero , o si riferiscono.
Si dà il nome di Croniche ai due
libri dei Paralipomeni, e gli ebrei
hanno sette croniche , o libri sto-
rici {chronìci libri), poco corretti,
e forse moderni. Vuoisi che Giulio
Africano sia stalo il primo scritto-
re tristiauo, che abbia compilato
CRO 3o9
una cronica. Dopo di lui abbiamo
quelle di Eusebio, e degli altri ero-
nicisti. Gli annali furono pure ap-
pellati croniche.
E qui non dee tacersi essere noi
grandemente debitori ai monaci dei
bassi tempi, i quali colle loro cro-
nache ci conservarono i più bei
frammenti della storia de' loro tem-
pi sì sacra che profana, senza i
quali la storia del medio evo pre-
senterebbe delle lagune. Né deve
poi credersi a C F. Volney , il
quale fra tanti suoi errori sparsi
nella storia di Samuele, vorrebbe
detrarre ai libri di Mosè tutta l'au-
torità dicendoli un' opera tardiva ,
line compGsition tardii'e appunto
perchè non hanno la forma di cro-
naca. Imperocché la cronaca, quan-
tunque sia usata dagli antichi, non
é però il primo metodo adottato
dagli uomini per tramandale ai po-
steri la notizia dei fatti, essendo il
primo metodo la tradizione da pa-
dre in figlio, e così successivamen-
te, per cui dopo le più sincere tra-
dizioni potevasi però scrivere una
storia senza che avesse la forma di
cronaca.
CRONIONE (s.). L'imperatore
Decio con un suo spaventevole e-
ditto ebbe a riempiere di timore i
cristiani, che vivevano in Alessan-
dria, ed a cagione di questo non
tutti si mantennero fedeli al loro
dovere di cristiani. Cronione però
costante nella fede che professava ,
non si curò delle minaccie, e corag-
gioso si offerse al sacrifizio. Lega-
to egli sopra un cammello in com-
pagnia di altro generoso atleta, si
lasciò condurre per le contrade di
Alessandria , esponendosi alle risa
del popolo: poscia battuto crudel-
mente, fu alla fine gittato nel fuo-
co, nel quale consumò il suo sa-
3io CRO
grifizio. Il martirologio romano ri-
porta la sua memoria nel di 27
febbraio.
CRONOLOGI A, Chronologia. De-
scrìplio temporum, rationarum lein-
porum. Questa parola viene dal
greco, tempo e discorso. La crono-
logia è propriamente la storia, la
scienza, o la dottrina dei tempi
passati, e delle epoche. JL suo par-
ticolare studio di ordinare la serie
dei tempi, e delle epoche, e nota
i giorni, e gli anni in cui sono suc-
ceduti gli avvenimenti principali s\
sacri che profani. La cronologia ha
le sue dilìlcoltà, e le sue incertez-
ze, ma ha pure le sue regole e i
suoi fondamenti. Sulla cronologia
della storia sagra, veggasi il Bergier,
e sulla storia universale sagra e
profana , ecclesiastica, e civile, il
discorso preliminare sopra la ma-
niera di studiare compendiosamen-
te, nelle tavolelle cronologiche del-
l'abbate Lenglet Dufresnoy. Questo
insigne scrittore ci dice che la ma-
niera piìi antica di scrivere, e per
conseguenza, di studiare la storia è
stata la compilazione degli annali,
ne'quali si registravano le cose sem-
plicemente coli' ordine del tempo
in cui erano accadute ( V. la
osservazione posta nell'antecedente
articolo, contro C. F. Volney ), e
bastava allora per distinguere un
qualche fatto di fissarlo alle circo-
stanze del luogo, o del tempo, che lo
avevano accompagnato. Questa ma-
niera semplice di comporre le sto-
rie corrispondente al carattere di
que'primi scrittori ci ha conservati
i più antichi tempi di tutte le
storie generali, e particolari, come
ancora le origini della maggior
parte de'popoli. Aggiunge lo stesso
Lenglet, che i più celebri cronolo-
gisti antichi sono Giulio Africa-
CRO
no, Eusebio di Cesarea, Giorgio
Sincello, e Giovanni Antiocheno;
e fra i moderni i più rinomati so-
no Nicolò Yignier, il p. Dionisio
Petavio, Giovanni Cluvier, Set Cal-
visio, Iacopo Usserio, Edoardo Sim-
son, Giovanni Marsham, e i pp.
Filippo Labbé, e Briet. Da ultimo
nel 17,50 si pubblicò in Parigi Vart
de verijìer les dates des faits histo-
riques des charteSj des chroniques^
et autres anciens momimens depuis
la naissance de Notre Seigneur ec,
opera che quantunque sia a nome
dei benedettini detti Mauriiii, ha
per autore d. Mauro d'Antine, e
per continuatori d. Orsino Durand,
e Carlo Clemencet, tutti benedettini
della congregazione di s. Mauro.
In Venezia poi nel iBig s'incomin-
ciò a pubblicarne in italiano la
traduzione sotto il titolo : L' arte
di verificare le date dei fatti sto-
rici, iscrizioni^ cronache ed altri
antichi monumenti innanzi V era
volgare.
CRONOLOGIA de'Romani Po?!-
tefici. Con somma diligenza, fatica
ed accuratezza, moltissimi valenti
scrittori trattarono la cronologia dei
sommi Pontefici col numerarli dot-
tamente dal principio della Chiesa
fino a' nostri giorni. Meritano su di
ciò particolar lode l'annalista Baro-
nio, il Bianchini, il Ciacconio, il
Constant, il Dodwello, l'Enschenio
i due fratelli Pagi, il Papebrochio, il
Pearson, l'annalista Rinaldi, il San-
dini, lo Schelstrate, il Tillemont, il
Burio, il IMarangoni, il Novaes, ed
altri storici. Ad onta però dell'im-
proba fatica di questi celebri e be-
nemeriti scrittori, veri luminari di
siffatto interessante argomento, non
che di altri dotti cronologisti, non
vi è fra loro uniformità nella cri-
tica, e nella storia, tanto intorno
CRO
all'epoca ed anno dell'esaltazione
alla cattedra apostolica di ciascun
Pontefice (massime de'primi secoli^,
quanto riguardo al numero dei Pa-
pi medesimi, per cui con ragione
forse potrà dirsi, die la cronologia
della successione dei primi vicari di
Gesù Cristo fondatore della Chiesa,
è divenuta uno scoglio tale pei cro-
nologisti i più istruiti, che appena
due se ne possono trovare, i quali
sieno del medesimo parere, o nel col-
locarli col loro giusto ordine, o nel
fissare il tempo, in cui essi hanno
occupato le santa sede. Per questa
ragione appunto trovo giusto quan-
to opinarono diversi cronologisti,cioè
che il voler dilucidare distintamen-
te l'epoca de' Romani Pontefici, è
di più molesta intrapresa che di
utilità, per la mancanza che vi è
de'necessari documenti.
A dilucidazione di questo delica-
to argomento, vero scoglio, e pun-
to scabroso, aggiungerò alcune mie
osservazioni e confronti fatti sulle
cronologie sì dei Papi, che degli
/antipapi (Fedi), al qual articolo
tutti sono cronologicamente ripor-
tati; osservazioni che feci sul fa-
migerato Platina nelle vite dei
Pontefici, sul dotto Panvinio nel-
la Cronologia ecclesiastica , e sul-
l'erudito Novaes negli elementi del'
la storia dei sommi Pontefici a
confronto della cronologia, o serie
cronologÌ2a di tutti i sommi Roma-
ni Pontefici, che in ogni anno in
Roma si pubblica nelle Notizie an-
nuali di Roma , nella stamperia
Cracas presso gli Ajani; serie cro-
nologica, che nel i8i4 meglio di-
spose e corresse il dotto sacerdote
romano Pietro Caprano, professore
di storia ecclesiastica, poscia amplis-
simo Cardinale. In queste osserva-
zioni per contraddistinguere quanto
CRO 3ti
si pubblica nella serie cronologica
delle Notizie annuali di Roma, la
denominerò Cracas dal nome del
benemerito compilatore e tipografo,
cui dobbiamo sino dal 1 7 1 6 i Dia-
ri di Roma, e le sopraddette noti-
zie annuali di Roma, essendo gli
uni, e le altre per lui denominate
volgarmente Cracas.
11 Papa s. Anacleto viene dal
Cracas così indicato : " s. Anacleto,
" che sembi-a essere lo stesso che
» Cleto ( sebbene alcuni scrittori
» sostengano essere diversi ) mar-
» tire, nativo di Atene, creato l'an-
» no 78, governò la Chiesa circa
» dodici anni. " Riserbandoci di
riparlare di s. Anacleto, e di s. Cle-
to nella serie cronologica, che qui
appresso riporteremo de' Romani
Pontefici, noteremo che il Platina,
il Panvinio, e il JVovaes fanno di
6. Anacleto, e di s. Cleto due sog-
getti distinti, anzi pongono s. Cle-
mente I prima di s. Anacleto.
Di s. Felice II vanno d'accordo
Novaes ed il Cracas, non così Pla-
tina, che lo riconosce senza nu-
merarlo. Il Panvinio lo tiene per
scismatico, ed altri non lo contano
fra i Papi.
Leone, Pontefice finto, viene ri-
portato dal solo Novaes, collocan-
dolo dopo s. Felice II, senza però
numerarlo fi-a i Papi.
Teofilatto antipapa enumerato
da Platina dopo s. Paolo I cogli
antipapi Costantino, e Filippo, i
quali due ultimi antipapi sono co-
nosciuti da Novaes, che di Teo-
filatto non parla.
Leone Vili dal Platina è con-
tato fra i Pontefici, come da Novaes,
ma questi lo tiene per antipapa;
il Cracas non lo conta, e però lo
riconosce per antipapa.
Benedetto V viene riconosciuto
3 12 CKO
da Novaes e dal Cracas, e quindi
annoverato con numero d'ordine
fra i Pontefici; ma il Platina sostie-
ne che fu intruso, non \enendo in
ciò seguito dal Panvinio, che lo ri-
conosce , ed enumera per legitti-
mo.
Bonifacio VII è conosciuto dal
Cracas come antipapa, senza però
numerarlo : Novaes lo novera seb-
bene lo tenga per tale; il Platina
lo conta come intruso.
Giovanni XVII viene enumerato
come antipapa da Novaes. Il Cra-
cas, ed il Platina lo conoscono,
senza contarlo; perciò tanto Cracas,
che Novaes, ad esempio di altri
autori, a Giovanni XVII danno il
titolo di XVIIl; non così il Pla-
tina, che il chiama Giovanni XVII,
detto XVIII.
Silvestro III antipapa, contato
dal Novaes per antipapa, mentre
Platina lo conosce senza numerar-
lo, ed il Cracas non lo conta.
Benedetto X dal Novaes è con-
tato nel numero d'ordine, ma lo dice
antipapa, e per tale lo tiene anche il
Platina ; ma il Cracas uniforman-
dosi ad alcuni lo conta ed enu-
mera.
Celestino II, riconosciuto per an-
tipapa contro Papa Onorio II, tan-
to da Platina, che da Novaes, no-
minato viene però dal primo col
nome di Clemente, né viene da es-
si enumerato, come non lo è dal
Cracas.
Anacleto II, Vittore III, e Vit-
tore IV antipapi, per tali sono ri-
conosciuti sì dal Platina, che da
Novaes.
Dopo Alessandro HI dice il Pia-
lina che vi furono tre antipapi, ma
Novaes ne aggiunge lui quarto col
nome d'Innocenzo III.
. Barlolommeo, antipapa dopo il
CRO
legittimo Onorio III, è riportato
solamente da Novaes.
Gregorio XI, del l'zyG, dal so-
lo Novaes viene registrato nel ca-
talogo de' Pontefici, e dopo Adria-
no V.
Queste sono le varianti tra il
Platina, il Panvinio, il Novaes, ed
il Cracas sulla serie cronologica
de' romani Pontefici, il perchè evvi
differenza tra il Novaes ed il Cra-
cas di sei Pontefici, essendo il re-
gnante Gregorio XVI secondo il
Cracas il Pontefice CCLVIII, e se-
condo la cronologia di Novaes sa-
rebbe il Papa CCLXIV.
In mezzo dunque a tanta varie-
tà di sentimenti fra gli scrittori
sulla pontificia cronologia, vi fu il
Maniacuzio, canonico regolare la-
teranense, che la compilò in versi,
ed arriva sino al Pontefice Ales-
sandro III eletto nel iiSg, even-
ne pubblicata dal Panvinio, e poi
dal Papebrochio nel suo Propileo
di maggio. Quindi Guglielmo Burio,
canonico della cattedrale di Malines,
compose in versi la cronologia dei
Papi, che da lui venne inserita nel-
la sua Brevis notìtia Romanorum
Pontificunij e che pubblicò in det-
ta città nel iGyS. Il Novaes con-
tinuolla pure in versi, sino ed in-
clusivamente al Pontefice Pio VII,
perchè trovò la composizione, e il
complesso migliore e naturalmente
piìi esteso di quello di Maniacuzio.
Quindi l'ha riportata nel primo to-
mo de' suoi Elementi ec. summen-
tovati, dopo la sua prefazione. Av-
verte però il Novaes, che, secondo
il calcolo del Burio da lui adotta-
lo, il novero de' Papi da s. Pie-
tro fino a Pio VII sarebbe di
duecento sessantuno, laddove egli in
tal periodo non ne conta piti di
duecento ciuquanlalre, perchè il
CRO
Biirio annoverò fra i legittimi Pa-
pi, alcuni che dal JNovaes sono a-
scritti Ira gli antipapi, siccome no-
tò a' suoi luoghij sebbene, come
dicemmo, adottasse il calcolo fatto
dal Burio, che porta nel numero
(|uella discrepanza di pareri che
abbiamo notato. Ed è perciò che,
a seconda di quanto si protestò
nell'avvertenza premessa al primo
volume di questo Dizionario, che
per la cronologia de' Papi si sareb-
be proceduto con quella del Burio
adottata e proseguita dal Novaes
negli Elementi, o P^iie de' Pontefi-
ci, tal sistema viene etfettuato in
tutte le biografie de' Pontefici del
medesimo DizìonariOj e qui ap-
presso per ordine cronologico vie-
ne brevemente ripetuto. Laonde
giova l'adottare anche quanto dice
sulla cronologia Pontificia, l'erudi-
to e prelodato Novaes, patrizio por-
toghese, canonico della metropoli-
tana di Siena, già membro dell'in-
clita compagnia di Gesù.
Il Novaes pertanto, per riguardo
agli anni della elezione de' sommi
Pontefici, a quelli del loro governo
o pontificato, e della loro morte,
fra le tante divergenze di opinioni
dei cronologisti, ed altri scrittori ,
segui quelli che stimò più esatti, e
più critici. Ed è perciò, che impor-
tando primieramente alla cronolo-
gia de' Papi il conoscere quando in-
cominciarono a contare gli anni del
pontificato, se dalla loro Elezione
J^Vcdi), ovvero dalla loro Corona-
zione {^Vedi), e Consagrazionc [Ve-
di) , oltre quanto a questo ulti-
mo articolo dicemmo su si grave
e importante argomento, è qui da
notarsi, che dopo la ripristinazione
dell' impero occidentale fatta nel-
J' 800 da s. Leone HI, gli anni del
pontificato vanno direttamente co-
CRO 3i3
minciati dal giorno dell' elezione ,
non da quello della consagra/ione,
come eiasi praticato ne' secoli an-
teriori. Quindi è che nei secoli po-
steriori diversi atti di piena pote-
stà si esercitarono dagli eletti Pon-
tefici , sebbene non ordinati, dap-
poiché in quelli più rimoti non cre-
de vasi da taluni l'elezione compita
senza l'abusivo consenso degl' im-
peratori ; mentre in quelli poste-
riori si riconobbe veramente eletto
il nuovo Papa, senza che gl'impe-
ratori vi avessero parte. Gli autori
de' cataloghi cronologici de' Ponte-
fici ne' secoli posteriori proseguiro-
no il metodo che tennero ne' pri-
mi ; ma con errore manifesto, nato
dal vero fatto de' primi secoli, ma-
le applicato a quelli più moderni,
e dal non distinguere il diverso va-
lore, che aveva nelle elezioni del
Papa , r influenza degl' imperatori
greci, e quello che dai Papi stessi
fu conceduto per le circostanze dei
tempi agi' imperatori latini di oc-
cidente.
Con questo esposto sistema si tol-
gono tutte le difficoltà, insorte dal
non distinguere le indicate due e-
poche, con pregiudizio della verità
storica delle serie cronologiche pon-
tificie. Avvegnaché, quelli che ge-
neralmente vogliono non essersi mai
avuto riguardo agli eletti Pontefici,
se non dopo eh' erano consagrati ,
sono convinti dalle dottiine seguite
dal Bellarmino, dal IMarangoni , e
dal Tomassino , De nov. , et vet.
Eccl. Discipl. t. I, in respons. ad
not. in I e 2 part. not. 3 ; e dai
manifesti atti di giinisdizione, che
i Papi non per anco ordinati han-
no esercitato. Gli altri poi che vo-
gliono sempie essere state le ele-
zioni del Papi considerate come
priucipli del loro pojitillcato, Irò-
3 4 ORO
vansi stretti dalle ragioni addotte
dal Zaccaria Stor. letter. d'Ital. t.
V, lib. II, cap. 5, le quali distrug-
gono interamente questo sentimen-
to. Per iscansare dunque 1' uno, e
l'altro scoglio, gioverà appigliarsi al
proposto sistema, che perfettamen-
te accorda, e concilia le due oppo-
ste sentenze sali' autorità de' Pon-
tefici , prima della loro consagra-
zione; dovendo cioè considerarsi i
tempi ne' quali la pontificia elezio-
ne non credevasi da taluni compila,
finché non era giunto il consenso im-
periale, ma si ritenne condizionale
soltanto, vale a dire, fatta con la
condizione, che poi fosse approvata
dall' imperatore regnante ; e quei
tempi altresì debbono considerarsi,
ne' quali silFatta elezione era com-
pita senza tal consenso, giacché
niun dubbio moveasi sulla vera
elezione, eh' è appunto quanto si
de%'e tenere presente nell'esposto si-
stema.
Per conoscere esattamente, ovve-
ro nel modo il più critico, la cro-
nologia de' sommi Pontefici , spe-
cialmente de' pili antichi, fa d'uo-
po di esaminare i relativi monu-
menti. Questi monumenti possono
ridursi a due classi, e sono gli an-
tichi padri, ove trattano della suc-
cessione della Chiesa romana, e gli
antichi cataloghi, a' quali riferir si
possono ancora le antiche pitture.
Tra' primi si contano s. Iieneo, nel
lib. Ili, cap. 3; s. Ottato Mileve-
tano, il catalogo del quale lib. Il,
§ 3 termina nel Papa s. Siricio,
che morì nell' anno SgS ; s. Ago-
stino, di cui il catalogo fatto nel-
r ep. 53 al. i65 termina in s. A-
nastasio I successore immediato di
s. Siricio ; Eusebio, s. Epifanio, e
s. Prosppi'o.
In quanto ai secondi di questi
CRO
monumenti, cioè gli anticlii catalo-
ghi, il Pagi al principio del primo
tomo della sua Critica Hìstor. Chro-
nolog. in Annales Baroniij riporta
dieci di questi cataloghi , che sono
del IX, deirXI, e del XIII secolo.
Il Mabillon nel fine del tomo I dei
suoi Annal. Ord. s. Benedici., e
nel toni. HI de' suoi Velerà Ann-
leda, ci dà tre di questi cataloghi,
de' quali il primo sembra scritto
prima della metà del secolo sesto,
il secondo circa la fine del mede-
simo, ed il terzo sull'entrare del-
l' ottavo. Giannalberto Fabrizio ne
jicorda anch' egli alcuni nella sua
Biblioth. Graeca, t. XI, p. 744- I^
più celebre e più antico di questi
cataloghi è quello, che Liberiano si
chiama, per credersi scritto sotto il
pontificato di s. Liberio, il quale eb-
be principio nell'anno 352, e Bu-
cheriano, dal suo primo editore E-
gidio Bucherio de doctrin. lenipor.
p. 269. Due altri cataloghi pur
essi antichissimi abbiamo ancora il-
lustrati dai Bollandisti, al principio
del primo tomo di aprile della lo-
ro opera immortale dell'Ada San-
cloruni. Fra i cataloghi può anche
numerarsi, il celebre Libro pontifi-
cale, in cui i nomi ed i fatti dei
Pontefici tro vansi per ordine regi-
strati. Alcuni attribuiscono questo
Pontijìcale a s, Damaso I, Papa del
367, almeno per la prima parte
sino a s. Liberio. Altri dicono più
probabilmente col Papebrochio, es-
sere esso tratto dai cataloghi anti-
chi di autori a noi ignoti, sino al
quinto e sesto secolo , e pel resto
lo fanno opera di Anastasio mo-
naco, e bibliotecario di s. Chiesa
fiorito nel nono secolo, sotto il cui
nome passa volgarmente simil Li-
bro Pontificale, che fu eruditamen-
te illustrato da insigni scrittori, fra
Clio
i quali, da Carlo Antonio Fabretti,
che lo pubblicò a Parigi nel 1649;
da Luca Holstenio, la qual edizio-
ne si vede presso lo Schelstrate ,
nelle sue Antiquit. Ecclesiast. ìlluslr.
toin. I, Roinae 1692; da Antonio
Dondino Altasena nel 1680; da
Giovanni Ciampini nel suo Exameii
Libri Pontificali s, Pvomae 1688 j da
Lodovico Antonio Muratori, nella
sua raccolta iScriplov. rer. Italicar.
tom. Ili, par. I, Mediolani 1728;
da Giovanni Yignoli nel suo Ana-
stasii Bihliothec. Liber Ponlifìca-
lisj ec. Piomae 1784, voi. Ili, e,
per non dire di tutti gli altri, da
monsignor Francesco Bianchini, che,
dal 1718 al 1735, fece in Ro-
ma la più bella, e la più erudita
edizione di questo libro Pontijì-
cale.
Resta oi'a a parlare delle anti-
che pitture, le quali sono parte dei
monumenti vantaggiosi per la cro-
nologia de' sommi Pontefici. E per
riguardo a queste, otteneva il pri-
mo luogo la serie de' romani Pon-
tefici da s. Pietro sino a s. Leone
I Magno del ^^.o, dipinta nella pa-
triarcale basilica di s. Paolo nella
via ostiense , fuori delle mura di
Roma, lo quali pitture si perdette-
ro nell'orrendo incendio che nel
1823 distrusse quel tempio, ora per
altro risorgente più splendido , e
più augusto. Bisogna però ram-
mentarsi, che tre ordini di pitture
de' Pontefici si trovavano in quella
basilica. Una serie dipinta in tanti
ovati, o scudetti sopra il cornicione
opposto dalla parte australe del
tempio ; 1' altra sul cornicione oppo-
sto dalla parte boreale; la terza
sotto il cornicione Ira i capitelli del-
le colonne, sulle quali si appoggia-
va r una, e l'altra muraglia, austra-
le, e boreale. Di questa terza serio
CKO 3i5
di pitture noto è il tempo in cui
fu fatta. Nicolò III, che già era sta-
to abbate dell' insigne contiguo mo-
nistero, essendo eletto Pontefice nel
1277, oltre gli altri ornamenti che
aggiunse alla basilica, fece dipingere
quella serie di Papi in numero di
quarantotto. La seconda s' ignora
quando fosse dipinta, ma vuoisi di
certo, che sia stata eseguita nei bassi
tempi, e che ni un conto si debba fa-
re di essa siccome lavoro d'imperilo
artista , il quale turbò, ed alterò
l'ordine della cronologia de'romani
Pontefici, due volte ripetè il Papa
s. Eusebio del 309, vi frammischiò
antipapi, e Pontefici si sognò, che
mai avevano esistito, come fu di
un certo Paolino. Restava la prima,
la quale terminava in s. Innocenzo
I che mori l'anno ^if, ma conti-
nua vasi ancora, per altri otto, o
dieci scudetti sopra de' quali altri
nuovi furono dipinti dal medesimo
rozzo artefice ignoto. In questa co-
me neir altra, presso allo scudetto,
nel quale si vede l' immagine del
Papa, era aggiunta l'epoca del pon-
tificato.
Gli autori, che ci hanno date
le immagini dei Papi, come il Pla-
tina, il Papebrochio, ed altri, non
ci hanno rappresentato se non la
seconda serie di Nicolò III, sicco-
me la più vicina. Delle altre due,
ninno ne fece parola. Il primo a
copiarle, e a farne uso, fu monsi-
gnor Bianchini nel secondo tomo
del suo Anastasio, rammentato di
sopra, ma egli non ebbe tutto l' a-
gio di ben consitlerare le lettere che
ci danno l' epoche dei Papi, onde
non pochi errori sono corr>i nella
lodata edizione. Al dottissimo cano-
nico Giovanni Marangoni toccò la
ventura di polerle esattamente leg-
gere, e ricopiare nel pontificato di
3iG GRÒ
CencJelto XIV, zelantissimo ilol
ninnteiiimcnlo dei preziosi nionii-
iiienti della ciistiana antichità. Dap-
poiché quel Papa volle che le pit-
ture fossero restaurate, e che sopra
i migliori fonti della pontificia cro-
nologia, se ne continuasse la serie
sino a lui. 11 Marangoni dunque
dà, sino da s. Innocenzo I, le pit-
tuie, e le epoche notate tali quali
.sono nella prima serie, ch'egli reputa
Lconiana ; appresso ci rappresenta
le pitture de' seguenti Pontefici, co-
me allora furono nuovamente di-
pinte , alle quali premise erudi-
tissime animadversioni nell' opera
che pubblicò in Roma nel I75i,
con questo titolo: Chronologia Ro-
tiianorurn Pontjficuni superstes in
pariele australi hasilicae s. Paidi
apo'iloli viae osliensis, della quale
il dotto Zaccaria fece un interessan-
te estratto, nella sua storia Lette-
raria d'Italia, t. V, lib. ii, cap.
9. Dei rami incisi su questa serie
il Novaes si servì pei ritratti dei
Papi, ch'egli premise nella prima
edizione della Storia de Pontefici,
avanti la vita di ognuno. Nel l'j'J^,
in Cassano si pubblicarono in due
tomi r Ef/ìgies ronianoruin Pontiji-
ciini a s. Petra ad Piani VI, prae-
niissa chronotaxi ex Gravesonio
aliisqiie auctoribuXj con i loro ra-
mi. Inoltre dalla calcografia came-
rale abbiamo, Cronologiae siunnio-
rii/n Pontifìciini inimagines. V. l'ar-
ticolo Pontificato , ove si ti-atta
di diverse epoche cronologiche dei
Papi, non che Anno del Pontifica-
to. Nel 1641 in Roma si pubblicò
colle stampe, Cronologia de' sommi
Pontefici cominciando da s. Pietro
iino ad Urbano Vili, la quale
compilata dal Cardinal Pio, ordi-
nata dal Cardinal Spada, e pub-
blicata, e ripurgata da Cristoforo
CRO
Gemma, meritò che se ne facessero
diverse edizioni.
Serie cronologica de' sommi Pon-
tefici romani, degli antipapi, e di
quelli supposti. I primi numerati
come lo sono alle rispettive loro
biografie di questo Dizionario, cioè
secondo l' ordine cronologico del
Novaes ; gli altri secondo il tempo
che insorsero. Riporteremo ad ognu-
no r epoca della elezione, e quella
della morte, con qualche avvertenza
su punti cronologici, massime di
quelli, su cui i cronologisti, ed altri
scrittori disputarono per conto del-
le epoche. E qui riconoscendosi da
noi, come si notò superiormente, le
dilferenze di cronologia, se si de-
siderasse conoscere le varie sentenze
sugli anni del pontificato di ciascun
Papa, si possono leggere le note del
p. ab. d. Vincenzo Tizzani, alla Sto-
ria Eccleii astica del p. ah. Del Si-
gnore. Nella nostra serie cronologi-
ca si conosceranno pure i Pontefici
santi se furono martiri o confessori,
quelli che sono registrati in alcuni
martirologi , il tempo in cui vacò
la sede romana dalla morte di un
Papa all' elezione di un altro, e ser-
virà a provare, che la santa Sede
apostolica non è mai stata priva di
pastore, per una continuata, e non
interrotta successione, e che a Prin-
cipe apostolornni successionem suani
manifcslain jugemque relinet, come
osserva un erudito nelle note a s.
Ireneo dell'edizione Maurina.
I. S. Pietro, principe degli aposto-
li, primo sommo Pontefice dei cri-
stiani, che da pescatore fu da Ge-
sti Cristo fatto suo vicario. 11 pri-
mo atto, ch'egli fece di sua giuris-
dizione, fu nel concilio che cele-
brò iu Gerusalemme dopo l'ascen-
sione di Gesìi Cristo in Cielo. Nel-
l'anno 38 stabilì la sua sede in
CRO
Antiochia ( Vedi), che governò per
sette anni ; quindi si recò in Roma
capitale dell'impero romano nell'an-
no 44j ^ ^^^ seguente a' i8 gen-
naio vi stabilì la sua sede, ed ivi
ai 29 giugno dell'anno 69 patì
glorioso martirio. Intorno all'anno
della morte di s. Pietro non si ac-
cordano gli scrittori, molti de'qua-
li sono impugnati dal Foggini de
Roin. d. Petri itinere, Exercitat. 1 6,
il quale assegna l'anno 66. Il Ra-
ronio, il Novaes, e il p. Sangallo,
Gesta de^ Pont. t. Ili, art. 12, la
riferiscono all'anno 69.
II. S. Lino fu eletto Papa a'3o
giugno dell'anno 69, e patì il mar-
tirio a'i3 settembre dell'anno 80. Il
Burlo nei suoi versi, con frase riferita
ancor dalla chiosa al can. I caus. 8, q.
I, ricorda la disputa fra gli eruditi
sopra chi abbia avuto il secondo
luogo nel Pontificato dopo s. Pie-
tro, trovandosi molti antichi scrit-
tori, che assegnano il posto a s.
Lino, ed altri che l'assegnano a s.
Clemente I, per cui stettero i pa-
dri latini sino al fine del IV seco-
lo. Il Novaes però, applicandosi alla
strada di mezzo, stimò più sicuro il
dire, che s. Clemente I in verità
fu eletto da s. Pietro per suo suc-
cessore, ma che ricusò la digni-
tà, e perciò dopo la morte di s.
Pietro, s. Lino, e s. Cleto furono
eletti Pontefici l'uno dopo l'altro
dal clero e popolo romano, e do-
po essi in quarto luogo fu eletto
s. Clemente I. Così il Raronio al-
l'anno 69 num. 4^5 appoggiato al-
l'autorità di s. Epifanio, haeres.
2 1 par, 6, la qual sentenza è se-
guita dal Cotelerio, dal Rollando,
dal Tillemont, da Natale Alessan-
dro, e da mille altri. JN'iuna (e.i\(ì
però merita Gianfilippo Raraterio,
dove nella Disquisizione cionolog'ca,
CRO 3i7
de successione antiqnissima episro-
poruni ronianoruni, stampata ad
Utrecht nel 1 740, pretende soste-
nere che i ss. Lino, e Cleto sieno
stati insieme, e ad un tempo stesso
sommi Pontefici, f^. il p. Con-
stant nella Disscrt. de proxi/nis
h. Petri successoribiis , ch'è nelle sue
epistole Rom. Pont. t. I pag. i, e
il gesuita Dande nel t. I. Hist. u-
?m'. Reflex. YIl in cap. 2 lib. I,
ove tratta, an. s. Clemens aut. s.
Linus Petra in Pontificata succes-
serit? pag. 34 1 e seg.
III. S. Cleto fu creato Pontefice
a'24 settembre dell'anno 80, e pa-
tì il martirio a'26 aprile dell'anno
93. V. quanto si disse sulle que-
stioni cronologiche, se s. Cleto sia
lo stesso che s. Anacleto, il voi. II,
pag. 26 e il voi. XIV pag. loi e
102 del Dizionario.
IV. S. Clemente I fu fatto Papa
a' 17 maggio dell'anno 93, e sof-
frì il martirio a'23 novembre del-
l'anno 102.
V. S. Anacleto venne creato Pa-
pa ai 3 aprile dell'anno io3, e pa-
tì il martirio nell'anno 112 a' 1 3
luglio. V. quanto dicemmo di so-
pra per s. Cleto. Tuttavolta non si
deve tacere, che s. Ireneo, seguito
da molti padri orientali, ed africa-
ni, è del parere di quelli che sos-
tengono, che Cleto ed Anacleto sia
un solo Pontefice. Perciò scrivono,
che a Pieti'o successe Lino, a Lino
Anacleto, ad Anacleto Evaristo. L'au-
torità di s. Ireneo è di molto pre-
gio, dappoiché, sebbene greco di
nascita, fu egli discepolo di s. Po-
licarpo, e di Papia, e fu inviato
da s. Policarpo nelle Gallie al ve-
scovo di Lione; quindi nell' anno
178, fu mandato in Roma a por-
tar lettere al Pontefice s. lileutero
per parte dei Lionesi contro la set-
3;8 CRO
la dei montanisti. Egli asseri-^ce die
a Lino fu successore Anacleto, e
che a questo succedette Clemente,
quindi Evaristo. Questa sentenza è
conf'eimata da s. Ignazio, che nella
sua lettera dice, che Clemente suc-
cesse ad Anacleto, e da Eusebio,
Hixl. Eccl. 1. V. p. 2 17, e dalla cro-
naca lib. 3 e. 1 3. Tutte testimo-
nianze del secondo , e terzo se-
colo.
VI. S. Evarisfo fu eletto a'27
luglio dell'anno i 12, e patì il mar-
tirio a'26 ottobre dell'anno 121.
VII. S. Alessandro I venne crea-
to a' f 3 novembre dell'anno 121, e
patì il martirio a'3 maggio dell'an-
no l32.
Vili, S. Sisto I, a' 29 maggio
dell'anno i32, fu eletto, e fu mar-
tirizzato a'6 aprile dell'anno 142.
IX. S. Telesforo agli 8 aprile
dell'anno i/p divenne Papa, e pa-
tì il martirio a'5 gennaio dell'anno
•54.
X. S. Igino, eletto a' 16 gennaio
del i54, patì il martirio, secondo
alcuni, agli 11 gennaio del 1 58.
XI. S. Pio I fu eletto a'i5 genna-
io del i58, e patì agli 11 luglio
del 167. Altri dicono che morì glo-
rioso confessore di Cristo, non già
martire ; e se la Chiesa l' onora col
rito di martire, lo fece per acco-
modarsi alla pietà, e divozione dei
fedeli, di che ne abbiamo altri e-
.sempli.
XII. S. Aniceto, creato a'25 lu-
glio del iB", patì a' 7 aprile del
175. Il IVlaniacuzio varia qui la
cronologia, dicendo : Additar Ani-
cetiis, seu Pra esiti ordine Piiis. Ma
la lezione del Burio sembra dover-
si preferire a questa, perchè s. Ot-
tato Milevitano, confr. Parmen. I.
II, cap. 3; s. Agostino Epist. 53
al. i55, e s. Girolamo de srripto-
CRO
rlb. in Egesippo, mettono dopo s.
Igino il Pontefice Aniceto, e non
Pio. Tuttavia Egesippo, appresso Eu-
sebio lib. 4} cap. 2 1 ; s. Ireneo I.
2, cap. 3, e Tertulliano contr. Mar-
cion. lib. Ili, tutti e tre gravissimi
autori, che vivevano in que' tempi,
oltre a tutti i recenti scrittori gre-
ci, e latini, fanno Pio successore ad
Igino, e predecessore ad Aniceto.
Ma il Papebrocliio, volendo, come
egli dice, indovinar la cagione di
questa trasposizione nel catalogo
da lui illustralo. In Canata Chron.
Hist. ad Catal. Pont. Roni. par I,
pag. 124, suppone che il catalogo,
il quale è bipartito, in tal guisa
fosse fatto, che chiunque alla prima
parte fino a Ponziano soggiimse la
prima divisione della seconda par-
te fino ad Eutichiano, per negli-
genza del libraro avesse ritrovato
mutati i due pontificati di Pio, e
di Aniceto, e persuaso che veramente
ad Aniceto succedesse Pio, li lasciò
con quest'ordine, mutando però la
nota de' consoli, che all'uno, e al-
l' altro aveva trovato, i quali ve-
deva, che non corrispondevano ve-
ramente alla serie dei due Pontefi-
ci, per la cagione suddetta cambia-
ti. Così la pensa il Papebrochio, di-
sposto a seguire chi meglio di lui
conciliasse queste due opposte sen-
tenze. V. inoltre i Bollandisti ad
diem II julii pag. 1 79, Schelstrate
Antìqait- illastr. tom. I, Dlss. 2,
cap. 4) 6 Fontanini Hist. Letter.
Aqail. lib. II, cap. 3 § I.
XIII. S. Solerò, eletto a' 4 viag-
gio dell'anno 175, morì ai 22 a-
prile del 179: se egli debba chia-
marsi martire o confessore, veggansi
i Bollandisti ai 22 aprile p. 6, § 5.
XIV. S. Eleutero, eletto ai i3
maggio del 179, patì ai 26 maggio
del 194.
CRO
XV. S. Vittore I divenne Papa
il primo giugno del 194, e patì ai
28 luglio 2o3.
XVI. S. Zeferino fu creato agli
8 agosto del 2o3, e pafi ai 26 a-
gosto del 221.
XVII. S. Calisto I, eletto ai 1
settembre del 221, patì il martirio
ai i4 oltobre del 226.
XVIII. S. Urbano I, creato Pon-
tefice ai 21 oltobre 226, pati ai
25 maggio del 233.
XIX. S. Ponziano, eletto ai 24
giugno del 2 33, fu martirizzato ai
19 novembre del 237.
Ciriaco, Papa finto, sul quale è
a vedersi il suo articolo.
XX. S. Antero, creato ai 3 dicem-
bre del 23'-, patì ai 3 gennaio
del 238.
XXI. S. Fabiano, eletto a' 6 gen-
naio del 238, patì ai 20 gennaio
del 253.
IVovaziano, primo antipapa. V.
Antipapa I.
XXII. S. Cornelio, eletto nel me-
se di aprile del 254, P^tì ai i4
settembre del 2 55.
XXIII. S. Lucio, creato a' 20
ottobre del 255, morì ai 4 naarzo
del 257. Il Pagi, Breviar. .Rom.
Pont, in Lucio, lo annoverò tra i
confessori, perchè nel piccolo indice
della deposizione de' martiri, presso
il Bucherio, non si ritrova, bensì in
quello della deposizione de' vesco-
vi ; e però quando s. Cipriano lo
dice martire, ciò debbe intendersi,
per aver egli sofferto l'esilio per
Gesù Cristo, ma non la morte. V.
\ articolo Confessore.
XXIV. S. Stefano I, eletto agli i i
marzo del 257, patì ai 2 agosto
del 260.
XXV. S. Sisto II, creato ai 2 5
agosto del 260, patì a' dì 6 agosto
261.
CRO 3i9
XXVI. S. Dionisio divenne Papa
ai 12 settembre del 261, e morì
a' 26 dicembre del 272.
XXVII. S. Felice I, creato a' 3 i
dicembre del 272, patì a' 3o mag-
gio del 275.
XXVIII. S. Eutichiano, eletto ai
4 giugno del 275, morì agli 8 di-
cembre del 283. Il Baronio lo chia-
ma martire, ma il p. Sangallo non
gli dà questo titolo, perchè non lo
trovò annoverato ncU' Indicolo del-
la deposizione de' martiri, ma ben-
sì lo rinvenne in quello de' ve-
scovi.
XXIX. S. Cajo. creato ai 16 di-
cembre del 283, morì ai 22 aprile
del 296. Alcuni gli danno il titolo
di martire, ma non si trova il suo
nome nell' Indicelo della deposizio-
ne de' martiri, bensì in quello dei
vescovi ; e il catalogo del Papebro-
chio dice, che morì nascosto nei
cimiteri. Il p. Berti però nel tom.
II Dissert. Hìstoriar. saec. III, Dis-
sert. I, difende il martirio di que-
sto Pontefice, del quale non vi è
più dubbio fino dai 21 aprile
1622, in cui fu trovato il suo se-
polcro col nome, col monogi'amma,
e colla palma, nel cimiterio di Ca-
listo, come ce ne assicurano Cesare
Berillo, negli atti da lui stampati
a Roma, e Paolo Arrighi nella
sua Roma sotterranea, lib. Ili, e.
II.
XXX. S. Marcellino, creato ai 3
maggio del 296, patì ai 26 aprile
del 3o4. Il libro Pontificale, Teo-
doreto, lib. II. Histor. cap. 3, e
dietro a questi buona parte de'mo-
derni, lo fanno martire, ma il Pa-
gi, Breviar. Rom. Pont, in vita, ve-
dendolo annoverato nell'Indicolo di
Bucherio tra i confessori , dubita
del martirio, come dubitano molti
altri.
39.() CRO
XXXI. S. IMarccllo I fu eletto
ai 2 I iiovetubie del 3o4, ed otten-
ne la palma del martirio ai 1 6 gen-
naio del 309. Quelli, che con Pagi
assegnano 1' elezione di questo Papa
a' -27 giugno dell'anno 3o8, dicono
che la sede romana ora allora va-
cante per lo spazio di tre anni e
otto mesi , perchè la persecuzione
di Diocleziano non dava luogo ai
preti della romana Chiesa di con-
vocarsi per l'elezione del nuovo
Pontefice. Il Novaes però non ci
conviene.
XXXII. S. Eusebio fu eletto ai
5 febbraio del 309, e pati ai 26
settembre del 3 i i.
XXXIII. S. IMelchiade venne crea-
to ai 3 ottobre del 3i i, e mori ai
10 dicembre del 3t3.
XXXIV. S. Silvestro I, eletto
ai 3i gennaio del 3i4) morì a'3 1
dicembre dell' ainio 335.
XXXV. S. Marco divenne Papa
ai 18 gennaio del 336, e morì- a' 7
ottobre del medesimo anno.
XXXVI. S. Giulio I, creato a'26
ottobre del 336, cessò di vivere ai
12 aprile del 352.
XXXVII. S. Liberio fu eletto agli
8 maggio del 352, e morì ai 9
settembre del 367.
XXXVIII. S. Felice II fu sosti-
tuito a s. Liberio quando andò in
esilio, cioè nel 355, e fu martiriz-
zato ai 22 novembre del 365; ma
SVI questo punto, vanno letti gli ar-
ticoli, s. Liberio Papa, e s. Felice
11 Papa.
Leone, Pontefice fìnto [Vedi).
XXXIX. S. Damaso I, eletto ai
i5 settembre del 367, morì agli i i
dicembre del 384- Papebrochio in
Propylaeo, par. I, pag. 59, stabili-
sce il pontificato di s. Damaso I
dal primo giorno di ottobre del-
l'anno 366, sino ai io diccoibre
CRO
del 384, e sopia alcune epistole
attribuite al Pontefice, fa una bella
dissertazione a pag. 58.
Orsicino, Antipapa II {Vedi).
XL. S. Siricio fu creato ai 12
gennaio del 385, e morì ai 2^
tisbbraio del 398. Benché Siricio
fosse messo tra i santi da Pietro
de Natalibus, in Calai, ss. lib. I,
cap. 3, da Genebrardo in Cliron.
pag. 288, e in Chronogrnph. lib. 2,
an. 398, da Luitprando in J'ita
siiiìimornm Ponlifiriiin, fol. 44j tl''"c)
Spondano all'anno 398, num. i,
e da altri, e sebbene il suo nome
fosse nel martirologio di Beda, e in
quello del monistero di s. Ciriaco
di Roma, tuttavia il Cardinal Ba-
ronio non volle metterlo nel mar-
tirologio romano da sé corretto, per
tre motivi : i .° perchè s. Siricio,
diceva egli , ad esempio di san
Damaso 1, non aveva usalo dell'o-
pera di s. Girolamo nello scrivere
le lettere pontificie, e non aveva
favorito com'era giusto questo san-
to dottore : 2.° perchè era stato po-
co giusto con s. Paolino di Nola :
3.° per la connivenza nel frenare la
eresia degli origenisti, e le eretiche
astuz.4^ di Rufino, e di Melania.
Tutti questi delitti apposti a s. Si-
ricio, furono egregiamente dilegua-
ti dal Fiorentini, dal Noris, e dal
Pagi in Vit. s. Sin'ciij t. I, n. i4>
laonde Benedetto XIV ne inserì il no-
me nel martirologio da sé corretto.
XLI. S. Anastasio I, eletto ai i4
marzo del 398, morì ai 27 aprile
del 4o'2-
XLII. S. Innocenzo I, creato ai
18 maggio del J^oi, morì ai 28
luglio del 417 ■ altri dicono ai 12
marzo.
XLIII. S. Zosimo, eletto ai 19
agosto del 4'7> «toi' f^» 26 dicem-
bre del /\iS.
CRO
XLIV. S. Bonifacio I fu creato
ai 28 dicembre del 4 18, e morì ai
25 ottobre del 4^3.
Eulalio, Antipapa III (Vedi).
XLV. S. Celestino I, eletto ai 3
novembre del 4'^ 3, cessò di vivere
ai 6 aprile del ^"òi.
XLYI. S. Sisto III, creato alli 26
aprile del 432, morì alli 28 mar-
zo del 440'
XLVII. S. Leone I il Magno fu
creato ai 9 maggio del 440, e mo-
rì alli I I aprile del 461. H p- San-
gallo, Gest. de Pont. t. IV, p. 4i6,
dice, che la più probabile opinione
è, che morisse a' io novembre. V.
il Mabillon nel tomo III, Vetera
Analect. p. 4^0, Pax'isiis, 1682.
XLVIII. S. Ilaro, eletto a' 12 no-
vembre del 46 1> morì a' io settem-
bre del 467.
XLIX. S. Simplicio, creato a' 20
settembre del 4^7) morì il primo
marzo del 483.
L. S. Felice II, detto III da
quelli, che non mettono nel nume-
ro de' legittimi Pontefici il II, fu
creato agli 8 marzo del 483, e
morì ai 26 febbraio del 49^-
LI. S. Gelasio I, eletto a'2 mar-
zo del 49^) terminò di vivere a'21
novembre del 496.
LII. S. Anastasio II, eletto a' 28
novembre del 49^^ morì ai 16 no-
vembre 498'
LUI. S. Simmaco, creato ai 22
novembre del 498» morì ai 19 lu-
glio del 5x4-
Lorenzo, Antipapa IV {Vedi).
LIV. S. Ormisda ai 26 luglio
del 5i4 fu assunto al pontificato,
e morì ai 6 agosto del 52 3.
LV. S. Giovanni I, eletto ai 1 3
agosto del 52 3, morì consumato
dai travagli a' 27 maggio del 526.
Il p. Giacobbe nella sua Biblioth.
Pont. p. 128, dice che s. Giovan-
VOL xvui.
CRO 321
ni I morì ai 21 maggio, e che ai
27 lo mettono i martirologi per
essere il giorno della traslazione da
Ravenna a Roma ; altri poi lo di-
cono morto ai 18 maggio.
LVI. S. Felice III, detto IV, fu
eletto ai 24 luglio del 526, e morì
a' 12 ottobre del 53o.
LVII. S. Bonifacio II, creato ai
16 ottobre del 53 o , morì ai 16
ottobre del 532.
Dioscoro, Antipapa V [Vedi).
LVI lì. S. Giovanni II fu creato
a'3i dicembre del 532, e cessò di
vivere a' 27 maggio del 535.
LIX. S. Agapito I, eletto ai 3
giugno del 535, morì ai 22 aprile
del 536.
LX. S. Silverio fu elevato al pon-
tificato agli 8 giugno del 536, e
morì a'20 giugno del 54o.
LXI. Vigilio, creato a'27 giugno
del 540, morì a' io gennaio del
LXII. Pelagio I divenne Papa
agii 1 1 aprile del 555, e morì ai
2 marzo del 56o. Dalla sua iscri-
zione sepolcrale si scorge essere egli
morto l'ultima notte di febbraio, e
sepolto ai 4 <^i marzo.
LXIII. Giovanni III, creato a' 1 8
luglio del 56o, terminò i suoi giorni
a'i3 luglio del 573.
LXIV. Benedetto I fu eletto ai
3 giugno del 574, e morì ai 3o
luglio del 578.
LXV. Pelagio II, eletto a'3o no-
vembre del 578, morì agli 8 feb-
braio del 590.
LXVI. S. Gregorio I Magno, e-
letto nel 5go , e consagrato a'3
settembre , morì ai 1 2 marzo dei
6Ó5.
LXVII. Sabiniano, creato a' 1 3
settembre del 6o4 o del 6o5, mo-
rì a' 2 2 febbraio del 606.
LXVIII. Bonifacio III, eletto ai
ai
322 CPtO
19 febbraio del 607, morì a' io
novembre di detto anno.
LXIX. S. Bonifacio IV fu elet-
to a'25 agosto del 608, e morì a'7
maggio del 61 5. Il IVIartirologio
Uomano, e quello di Maurolico, ne
fanno memoria a'2 5 maggio.
LXX. S. Adeodato, o Deusdedit,
eletto a' 19 ottobre del 61 5, morì
a'9 novembre del 618.
LXXI. Bonifacio V fu creato
a*23 dicembre del 619, e morì
prima de' 22 ottobre dell' anno
tì25.
LXXII. Onorio I, eletto a'27
ottobre del 62^, morì a' 12 otto-
bre del 638. Parlando il Maniacu-
zio ne'suoi versi di questo Papa,
dice : Inter pvaedictos coelestex
scrihimus omnes. ]Ma il Papebrocbio,
commentando questo verso nel suo
Propylaeo, par. II. p. 28, dice di
non avere ritrovato chi dia luogo
fra i santi ad Onorio I, comechè
per tale sia annoverato da INIania-
cuzio; anzi fra i ventiquattro Pon-
tefici, che occuparono la santa Sede
tra i ss. Gelasio I, e ÌMarlino I,
cito solamente, dic'egli, si trovano
col titolo di santi, nel qual numero
non trovasi Onorio I. Lo ti'o\ò
bensì col detto titolo il p. Sollier, suc-
cessore dello stesso Papebrocbio nel-
r immortal' opera àeWacta sancto-
runi^ e cita un martirologio nel suo
Usuardo, in cui Onorio I è regi-
strato per sauto, come vedesi an-
cora in un calendario del XII se-
colo, presso il p. ab. Trombelli, co-
municalo da questo al gesuita Zac-
caria, per pubblicarlo nella sua
raccolta d'inediti monumenti. Avver-
tasi per altro, che maggior numero
di otto Pontefici santi trovasi pres-
so ad altri scrittori, fra i due no-
minati Papi s. Gelasio I, e s. Mar-
tino I, dal Papebrochio mcutovati.
CRO
LXXIII. Severino, eletto a' 28
maggio del 640, morì il primo ago-
sto del medesimo anno.
LXXIV. Giovanni IV, creato ai
24 dicembre 640, finì i suoi gior-
ni agli I I ottobre 642.
LXXV. Teodoro I, eletto a'24
novembre del 64^ , morì a 1 3
maggio del 649- In alcuni marti-
rologi si trova sotto il i4 maggio
col titolo di santo ; ma nel roma-
no non gli si dà tal titolo per
mancanza di necessari documenti.
V. Benedetto XIV in epist. ad
Ioan. V regeni Lusìt. praeniissa
Martyrol. Romano § 4*^' Teodoro
in greco significa dono di Dio, o
sia Adeodato j e Deusdedit, nome
che pur ebbero altri Pontefici.
LXXVI. S. Martino I fu eletto
a'5 luglio 649, e morì a' 16 set-
tembre del 655; ma siccome il
suo corpo fu riposto in Roma nel-
la sua chiesa nel rione Monti ai
12 novembre, in tal giorno se ne
celebra la festa, mentre i greci la
celebrano il giorno della sua mor-
te, e più solennemente a' i3 a-
prile.
LXXVIl. S. Eugenio I fu creato
agh 8 settembre del 654, mentile
Blartino I vivea nell'esilio , e ne
approvò l'elezione: morì a'2 giugno
del 607.
LXXVIIl. S. Vitaliano, eletto
agli 1 1 agosto del Gjy, morì a'27
gennaio del 672.
LXXIX. Adeodato II fu elevato
alla cattedra apostolica a'2 2 aprile
del 672, e morì a'26 giugno del
676.
LXXX. Dono I, che altri chia-
mano Domno, Domnioue, Cono, o
Conone , venne creato il primo
novembre del 676, e morì agU 1 1
aprile del 678.
LXXXl. S. Agatone, eletto a'27
CRO
giugno del 678, inori a' io genna-
io del 682, col titolo di Tauma-
turgo.
LXXXII. S. Leone II, creato ai
16 agosto del 682, mori a'4 luglio
del 683.
LXXXIII. S. Benedetto II, elet-
to a' 26 giugno del 684, termi-
nò di -vivere a'7 maggio del 685.
LXXXIV. Giovanni V, esaltato
a'23 luglio del 685, morì il primo
agosto del 686.
LXXXV. ('onone, creato a'2 1
ottobre del 686, cessò di vivere ai
2 1 settembre del 687.
Pietro, Antipapa VI {Vedi).
Teodoro, Antipapa VII (Vedi).
LXXXVI. S. Sergio I, eletto ai
1 5 dicembre del 687, morì a'7
settembre del 701.
Teodoro, Antipapa Vili (Vedi).
Pasquale, Antipapa IX (Vedi).
LXXX\II. Giovanni VI, creato
a'28 ottobre del 701, cessò di vive-
re a'9 gennaio del 7o5.
LXXXVIII. Giovanni VII, elet-
to il primo marzo del 7o5, morì
a' 17 ottobre del 707.
LXXXIX. Sisionio fu creato ai
18 gennaio del 708, e morì ai
7 febbraio dell'istesso anno.
XC. Costantino, eletto a'2 5 mar-
zo del 708, morì agli 8 aprile del
71 5.
XCI. S. Gregorio II, eletto aig
maggio del 71 5, morì a' io febbra-
io 781.
XCII. S. Gregorio III, creato
cinque giorni dopo la morte del
predecessore, terminò i suoi giorni
327 novembre del 74 '•
xeni. S. Zaccaria, eletto a'3o
novembre del 741, morì a'i4 mar-
zo del 752.
XCIV. Stefano II, eletto a 27
marzo del 752, dopo due giorni
nioiì, e però non è contalo dai
CRO Z>1
moderni critici fra i Pontefici, ciò
che fece il Burio nella sua crono-
logia in versi. Non così fece nei
suoi il Panvinio. sebbene fosse e"li
... ' , o
il primo a contarlo tra i Papi nel-
la sua Cron. eccl. ad ann. 700 p.
66, e TìeW Epitoni. PP. RR. pao-.
37, dappoiché non essendo Stefano
II stato consagrato, gli avea man-
cato quella funzione, da cui deriva-
va il pieno pontificato ne'primi XII
secoli. Ma tal ragione non ammet-
tendo monsignor Eorgia, e il com-
mendator Vettori, stimano non do-
versi Stefano II escludere dal cata-
logo de'Pontefici. Pure il Maniacu-
zio non lo conta. V. il Pasn, Cri-
tic. in Baron. ad an. 886 n. 7. Da
questo Stefano II dunque è prove-
nuta la differenza del numero de-
gli Stefani, e sebbene né l'Anasta-
sio, né il Flodoardo, né alcun altro
scrittore antico, come attesta il Pa-
gi, non lo pongano nella serie dei
Romani Pontefici, il JN'ovaes ve lo
registrò per seguire il Burio.
XCV. Stefano II, detto III, per
le precedenti ragioni, fu eletto a'26
maggio del 752, e morì a' 24 a-
prile del 757.
XCVI. S. Paolo I, dopo trenta-
cinque giorni dalla morte del pre-
decessore , gli successe, e mori ai
28 giugno del 767.
Costantino, Antipapa X [Vedi),
che il ÌManiacuzio annoverò tra i
Pontefici.
Filippo, Antipapa XI (Vedi).
XCV li. Stefano III, detto IV,
venne eletto a' 5 agosto del 768, e
morì il primo febbraio 772. Il suo
nome si trova in alcuni martiro-
logi col titolo di santo, col quale lo
tratta Bollando al primo febbraio.
XCVIII. Adriano I, eletto a'9
febbraio del 772, cessò di vivere ai
2 5 dicembre del 795.
324 CRO
XCIX. S. Leone III fu promosso
al pontificato a'26 dicembre del
795, e morì agli ii giugno del-
r8i6.
e. Stefano IV, detto V, eletto
•venne a'22 giugno dell'SiG, e morì
illustre in miracoli, come osserva il
Tegano inter scrìptores Hìst. Frati-
cor, appresso Duchesne t. II, pag.
278, a' 24 gennaio deir8i7.
CI Pasquale I fu eletto a'25
gennaio dell'S 17,6 morì a' io febbra-
io deir824.
CU. Eugenio II, crealo a 16
febbraio deir824, morì a'27 agosto
deir827.
Zinzinio, Anlipctpa XII (Fedi).
CHI. Valentino, eletto il primo
settembre 827, cessò di vivere ai
IO ottobre di detto anno.
CIV. Gregorio IV fu sollevato
al pontificato a' i4 settembre 827,
e morì a'26 gennaio 844-
CV. Sergio II, eletto a* io feb-
braio dell' 844 > morì a' 27 gen-
naio 847-
evi. S. Leone IV, creato appe-
na morto il predecessore, e prima
che fosse sepolto, morì a' 1 7 luglio
855.
Giovanna, fìnla Papessa (Fedi).
Oltre a ciò si vegga la confutazio-
ne di questa ridicola favola , nel
Sarnelli, Leti. eccl. tom. IX, lette-
ra XIII, Perche il sesso femminile
impedisce il ricevimento del sacra-
mento dell'ordine. Questa scredita-
ta favola della Papessa Giovanna
sostenuta dai protestanti special-
mente, viene maestrevolmente con-
futata dal dottissimo Cardinal Ga-
rampi nella sua dissertazione De
nummo argenteo Benedicti III, Ro-
mae 1749? ove si dimostra che fra
s. Leone IV , e Benedetto III non
v'era tempo per collocare un altro
Papa.
CRO
CVII. Benedetto III, eletto a' 17
luglio dell' 855, morì agli 8 aprile
858.
Anastasio, Antipapa XIII i^Vedi).
CVIII. S. Nicolò I il Magno fu
creato a' 24 aprile 858 , e morì
a' i3 novembre 867.
CIX. Adriano II, eletto a' i4 di-
cembre 867, morì a' 26 novembre
dell' 872. Sebbene ninno antico
scrittore registri il giorno di sua
morte, dal calcolo di quanto egli
visse nel pontificato , si può asse-
gnare la detta epoca.
ex. Giovanni Vili fu creato ai
i4 dicembre 872, e terminò di vi-
vere a' i5 dicembre dell' 882.
CXI. Marino I, o Martino II,
fu eletto a' 23 dicembre 882, e
morì a' 22 febbraio 884- Si do-
vrebbe chiamare Marino I ; ma la
somiglianza del nome con quello
di IMartino diede luogo a confon-
dersi un coU'altro, laonde pei Mar-
tini IV^ e V lo chiameremo col No-
vaes Martino II. F. il Papebrochio
in PropylaeOj pag. 142, n. 5, ed il
Pagi ad ann. 882, n. i.
Agapito, Pontefice finto {Vedi).
CXII. Adriano III, eletto il pri-
mo marzo 884, morì a' 6 luglio
885.
CXIII. Stefano V, detto VI, fu
creato a' i5 luglio 885, e morì ai
7 agosto, o verso il fine di settem-
bre deirSgi.
CXIV. Formoso fu eletto forse
a' 19 settembre 891, e morì a' 4
aprile dell' 896.
CXV. Bonifacio VI , eletto agli
I r aprile 896 , che da molti non
è contato tra i legittimi Pontefici,
morì a' 26 aprile del medesimo
anno.
CXVI. Stefano VI, detto VII,
creato a' 22 maggio 896 , morì
dopo tredici mesi neir897.
CRO
CXVII. Romano, eletto a' i 7 set-
tembre 897 , mori agli 8 febbraio
898.
CXVIII. Teodoro II divenne Pa-
pa ai 12 febbraio 898, e mori a' 3
marzo di detto anno.
CXIX. Giovanni IX, eletto a' 1 2
marzo 898, mori a' 26 marzo, o
sul principio di agosto dell' anno
900.
CXX. Benedetto IV, eletto forse
a' 6 aprile del 900, morì a' 20 ot-
tobre 903.
CXXI. Leone V fu creato a' 28
ottobre goS, e morì dopo un mese
e nove giorni.
CXXII. Cristoforo invase il pon-
tificato a' 6 dicembre del 903 , vi
rimase poco più di sei mesi, e mo-
rì miseramente nel giugno 904.
CXXIII. Sergio III, che s' intru-
se nella romana Sede dopo la mor-
te di Teodoro II , fu espulso da
Roma, quindi, passati sette anni, vi
ritornò, e fu consagrato a' 9 giu-
gno 904 ; morì nel fine di agosto
911.
CXXIV. Anastasio III venne e-
letto uno, o due giorni dopo la
morte di Sergio III , e morì dopo
la metà di ottobre 91 3.
CXXV. Landò _, o Landone, e-
letto verso li 1 6 ottobre 9 1 3, mo-
rì circa li 26 aprile 9i4-
CXX\ I. Giovanni X, a' 3o apri-
le 914? divenne Papa, e morì a' 2
luglio 928.
CXX VII. Leone VI, eletto nel
fine di giugno, o sul principio di
luglio del 928 , morì verso il 3
lebbraio 929.
CXXVlIl. Stefano VII, detto
Vili, fu creato verso il i3 febbraio
929, e morì circa i i5 di marzo
93 1. Luitprando, lib. 2 , e. ij, e
lib. 3, cap. 12, appresso il Muia-
tori, Sci iptor. rerum Lai l. II. p.
CRO 323
4oo, e \^o, ommesso Stefano VII,
e il predecessore di lui Leone VI,
sostituisce a Giovanni X, Giovanni
XI. Crede il Sandini, Vitae Pont.
t. I, p. 37 adnot. I, che il moti-
vo di questa ommissione sia stato,
perchè nel loro pontificato nulla
accadesse di memorabile in quell'in-
felicissimo secolo. Contano però l'u-
no, e r altro Flodoardo , scrittore
contemporaneo, Ermanno Contrat-
to, appresso Canisio t. Ili, par. I,
pag. 267 e seg., JMariano Scoto, e
Sigeberto, appi-esso Pistorio, p. 645,
e 811.
CXXIX. Giovanni XI divenne
Papa circa i i5 marzo 93 i, e mo-
rì nel principio di gennaio 936.
CXXX. Leone VII, eletto a' 9
gennaio del 936, morì verso i 18
luglio del 939.
CXXXI. Stefano Vili, detto IX,
fu creato circa a' 18 luglio del 93g,
e morì nel principio di dicembre
942.
CXXXn. Martino III, ovvero
Marino per le ragioni dette di so-
pra, fu assunto al pontificato pri-
ma de' 4 febbraio, e forse a' 22
gennaio del 943 ; e morì nel mese
di giugno 946.
CXXXIII. Agapito II, eletto nel
mese di giugno del 946, due o tre
giorni dopo la morte di Marino II,
morì dopo i 20, e forse a' 28 a-
gosto del 906.
CXXXIV. Giovanni XII diven-
ne Papa dopo i 28 agosto del 956,
e morì a' 6, o forse a' i4 maggio
del 964.
CXXXV. Benedetto V a' 1 9 mag-
gio del 964 fu deposto nel con-
ciliabolo di Leone VIII antipapa
a' 23 giugno di detto anno, e morì
a' 4 luglio del 965.
CXXXVI. Leone VIII antipapa
fu intruso la prima volta nel puu-
326 CRO
tificalo sotto Giovanni XII, e con-
sagrato a' 6 dicembre 963. Fu cac-
ciato dalla sede a' 25 febbraio 9^4;
ma di nuovo l'usurpò a' 24 giu-
gno, e mori nell'aprile del 96?.
Sebbene non sia stato legittimo Pon-
tefice , pure dagli antichi , e mo-
derni scrittori è annoverato l' otta-
vo fra i Leoni, e molto più per-
chè si chiamò nono ilPapaCLVIII.
Dice il Borgia, nell' Apologia del
ponlificato di Benedetto X, che for-
se s. Leone IX essendo tedesco , e
parente dell'imperatore Enrico III,
per non sembrare di opporsi al fat-
to di Ottone I, che vivente Gio-
vanni XII legittimo Papa, fece in-
trodurre nella sede pontificia Leo-
ne Vili, volle seguir l'avviso di sua
nazione , la quale, per compiacere
l'imperatore tedesco, spacciava Leo-
ne YIII per legittimo Pontefice.
CXXXVII. Giovanni XUI fu con-
sagrato Pontefice il primo ottobre
96.5, e morì a'6 settembre del 972.
CXXXVIII. Dono II, eletto a' 20
settembre 972, mori a' 19 dicem-
bre del medesimo anno. Noteremo,
che in Bonifacio VII si farà men-
zione di diversa cronologia.
CXXXIX. Benedetto VI fu crea-
to a* 20 dicembre 972 , e morì nel
974-^
CXL. Bonifacio VII antipapa nel
974 usurpò il pontificato, indi fu
cacciato dopo un mese , ma l' in-
vase di nuovo nel 985, nel qual
anno morì. Il Novaes colla prece-
dente cronologia seguì quella in ver-
si del Burlo, cioè in Giovanni XIII,
Dono II, e Benedetto VI, perchè
il Burlo adottò quella di parecchi
scrittori, come del Baronio, del Pan-
vinio in Chron. eccL pag. 82, e di
altri. Tultavolta al Novaes non
piacque perchè digerente da quella,
che ci diede il Maniacuzio ne' suoi
CRO
versi , e da quella ancora de' pii'i
rinomati critici, tra* quali i due
Pagi, che descrivono la serie, e la
cronologia de' sopraddetti Pontefici
nel seguente modo. Dopo Giovanni
XIII, seguì non già Dono II , ma
bensì Benedetto VI, il quale venne
consagrato dopo li 28 novembre
del 972. Fu strangolato l'anno 974,
ed ebbe per successore Dono II,
cui successe Benedetto VII, prima
de' 2 5 marzo del 975; il quale
dopo nove anni, ed alcuni mesi di
governo, morì a' i o luglio del 984,
ed ebbe per successore Giovanni
XIV, dopo i IO luglio del 984. Fu
carcerato da Bonifacio nel marzo
del 9811, e morto forse a' 20 ago-
sto. Indi Bonifìcio VII invase pei"
la seconda volta la santa Sede.
CXLI. Benedetto VII venne elet-
to prima de' 21 marzo 975, e
morì a' io luglio 984.
CXLII. Giovanni XIV, creato ai
IO luglio 984, morì nel giugno
985.^
CXLIII. Giovanni XV, eletto nel
dicembre 985, morì nello stesso
mese, ed anno, benché il Burlo gli
dia luogo fra i Pontefici, ed il No-
vaes co' più critici non lo conti per
tale. F. il Papebrochio in Propy-
laeo, p. 169; Antonio Pagi Critic.
in Baronio ad an, 986 n. ^, e
Francesco Breviar. Gest. RR. PP.
t. I, p. 468.
CXLIV. Giovanni XV, secondo
il Novaes, detto XVI secondo il Bu-
rlo. L' Ughelli, Italia sacra, t. I,
p. i34, dice che questo Pontefice
ne' diplomi apparisce col numero
di XV. Fu eletto nel dicembre 985,
e morì a' 3o aprile 996.
CXLV. Gregorio V venne crea-
lo Papa prima dell' ultimo giorno
di maggio del 996, e mori a l8
febbraio del 999.
CRO
CXLVI. Giovanni XVI, delto
XVII, antipapa, fu intruso nella
cattedra di s. Pietro, circa il prin-
cipio di maggio 997, contro il le-
gittimo Gregorio V, quindi morì
miseramente nel marzo del 998.
Siccome fece alcune costituzioni,
perchè queste non venissero con-
fuse con Giovanni veramente XVII
tia i veri Papi di questo nome,
costrinsero questo ultimo ad adot-
tarlo, acciocché, come osserva il Pa-
pebrochio, le bolle del pseudo Pa-
pa Giovanni XVI, non si con-
fondessero con quelle del vero Pa-
pa Giovanni XVI, se questo an-
cora da alcuno si denominasse Gio-
vanni XVI. Aggiungeremo che Sil-
vestro II, legittimo successore di Gre-
gorio V, al dire del Novaes tom.
II, p. 202 , con saggio e prudente
consiglio ordinò che l' antipapa Gio-
vanni XVI si annoverasse tra i ro-
mani Pontefici, e così il seguente
Papa di tal nome avrebbe pre>o il
numero di XVII. Altri dicono che
Giovanni XVI, detto XVII, così
venisse chiamato secondo il costu-
me introdotto, che alcuni pseudo-
Pontefici facciano numero tra i Pa-
pi veri.
CXLYII. Silvestro II fu eletto
a' 28 febbraio del 999, e terminò
i suoi giorni a' 1 2 maggio 100 3.
CXLVIII. Giovanni XVI, delto
per le premesse avvertenze XVII,
fu eletto a' 9 giugno ioo3, e morì
a' 7 dicembre del medesimo anno,
CXLIX. Giovanni XVIII, detto
XIX, creato a' 6 dicembre ioo3,
cessò di vivere circa la fine di
maggio 1009.
CL. Sergio IV venne consagrato
vescovo a' 1 7 giugno del 1 009, e
moli agli I I ottobre dello stesso
anno. La sua memoria si trova nel
menologio benedettino sulto li 18
CTtO
3-7
agosto, come avverte il Mabillon in
Indice ss. praelermissorum saecul.
V. Benedici, par. I.
GLI. Benedetto VIII venne elet-
to dopo i 17 giugno del 1012, in-
di fu discacciato da Giegorio, e tor-
nato in E.oma. Ivi morì nel 1024,
forse a' 12 luglio.
Gregorio, Antipapa XIX [Vedi.).
CLII. Giovanni XIX, detto XX,
divenne Papa a' 6 giugno 1024, e
terminò sua vita nel io33.
GLI II. Benedetto IX fu eletto
nel io33 a' 9 dicembre, come af-
ferma il Papebrochio nel Conat.
Chronìco histor. L' autore della vita
di questo Pontefice presso il Lab-
bé, nel t. II, de' concil. col. 1277,
Edit. Yenet., dice agli 8 novembre.
Antonio Pagi ad an. io33, n. V,
opina, che fosse consagrato prima
de' 1 7 novembre, e Francesco Pagi
nella vita del medesimo Benedetto
IX dice essere incerto in qual gior-
no, e in qual mese fosse ordinato.
JXel io37, fu deposto a' 29 giu-
gno, indi restituito alla dignità nel
io38; ma essendo stato cacciato il
primo maggio 1044? ^ reintegrato
di nuovo dopo quattro mesi, li-
nunziò per interesse il pontificato
a Gregorio VI, come narra Er-
manno Gontratto in Chron. ad an.
1044? appresso Canisio , Antiq.
lect. t. Ili, p. 267. Dopo Clemente
II occupò Benedetto IX per la ter-
za volta la sede, e poscia dicono ,
che rinunziando definitivamente il
pontificato, facesse penitenza, e mo-
risse nell'abbazia di Grottaferrata.
CLIV. Silvestro III antipapa si
intruse nel 1 044» nas dopo tre gior-
ni fu scacciato, e ritornò alla sede
Benedetto IX. In questo tempo i Ire
Pontefici Benedetto IX, l'antipapa Sil-
vestro III, e Gregorio VI, ottennero
simoniacamcute il pontificato, come
328
COR
lo attestano gli scrittori contempora-
nei. Tuttavolta osserva il Pagi nella
critica al Baronie, che Benedetto
IX, e Gregorio VI furono legittimi
Pontefici, perchè per tali li riconob-
be la Chiesa universale, benché sa-
crilegamente avessero ottenuto il
pontificato. Il solo Silvestro III fu
da tutti riputato antipapa, ed in-
vasore della cattedra di s. Pietro,
giacché come tale lo riconobbe la
Chiesa.
CLV. Gregorio VI ebbe per
danaro da Benedetto IX il pontifi-
cato nel io44> come afferma Leo-
ne Ostiense, lib. 2 Chronic. Casin.
e. 79 ; e Vittore III lib. 3 Dialo-
gor. in Bihliotheca Palriim, tom.
XVIII, p. 853. Rinunziò sponta-
neamente nel 1046, e morì in con-
cetto di virtù. Nondimeno venne ri-
conosciuto, e contato fra i Pontefi-
ci, anche perchè s. Gregorio VII
suo discepolo col chiamarsi VII, e
non VI, approvò in certo modo il
pontificato di lui, che il Papebro-
chioj e il Becchetti riconoscono per
legittimo.
CLVI. Clemente II, eletto a' 2 i
dicembre 1 046, morì a' 9 ottobre
dell' anno seguente.
CLVII. Damaso II, creato a' 17
luglio 1048, finì di vivere agli 8
agosto del medesimo anno.
CLVIII. S. Leone IX, eletto ai
1 febbraio io49, morì a' 19 aprile
io54-
CLIX. Vittore II, eletto ai i3
aprile io55, morì a' 28 luglio
io5i7.
CLX. Stefano IX, detto X, crea-
to a' 2 agosto io57, morì ai 29
marzo io58. Il suo nome si trova
in molti martirologi col titolo di
santo.
CLXI. Benedetto X, antipapa, u-
surpò il pontificato a' 3o marzo
COR
io58; quindi fu deposto nel genna-
io io5g. Con una bellissima dis-
sertazione, corredata di vasta eru-
dizione, e intitolata Apologia del
pontificato di Benedetto X, la quale
fu inserita dal p. Zaccaria nella
sua Letteratura stranieraj t. I, p.
161, e seg., procurò monsignor Bor-
gia poi Cardinale di mostrare le-
gittimo il pontificato di Benedetto
X. Il Novaes non sembra essere di
tale opinione, benché il Burio pon-
ga Benedetto X nella serie de' le-
gittimi Pontefici, essendo sentimento
comune di tutti i critici di riputar-
lo vero antipapa. Non ostante gli
si dà il nome di Benedetto X, per-
chè il Benedetto, che, nel i3o3, fu
canonicamente eletto, volle chiamar-
si Benedetto IX, e perciò sono in
pieno errore coloro, che credono
Leone VIII suddetto legittimo Pon-
tefice, perchè s. Leone IX, il quale
poi ascese al pontificato, volle chia-
marsi Leone IX, e non VIII. Un
simile caso superiormente si osservò
parlandosi di Giovanni XVI anti-
papa.
CLXII, Nicolò II, eletto ai 28
dicembre, non a' 3, del io58, mo-
rì a' 22 luglio 1061. J^. il Pape-
brochio in Propylaeo pag. igS.
CLXI II. Alessandro II venne
creato il primo ottobre 1061 , e
morì a' 21 api'ile loyS. Il Pagi, in
Fit. Alex. Brev. RR. tom. I, nel
descrivere i miracoli che fece in
virtù di Dio, si meraviglia come il
suo nome non sia registrato nel
martirologio. Però la immagine di
lui, dipinta nell' oratorio di s. Ni-
colò dell'antico patriarchio latera-
nense, edificato da Calisto II, e re-
staurato da Anastasio IV, avea in-
torno alla testa il diadema o co-
rona rotonda, argomento della san-
tità, e culto ecclesiastico, come di-
CRO
mostra il Lambeilini, De Can. ss.
lib. I, cap. 4^5 ^- ^2 > ove tratta
della santità di questo Pontefice.
Onorio II, Antipapa XXII (Ve-
di).
CLXIV. S. Gregorio VII, eletto
a' 22 aprile 107 3, mori a' 25 mag-
gio io85.
Clemente III^ Antipapa XXIII
{Fedi).
CLXV. Vittore III, eletto ai 24
maggio 1 086, termino di vivere ai
16 settembre 1087. Il suo nome
si legge nel menologio benedettino
sotto i 16 settembre col titolo di
beato, e Benedetto XII accordò ai
monaci di Montecassino 1' uffizio di
rito doppio in tal giorno.
CLXVI. Urbano II, creato e
cousagrato a' 12 marzo 1088, cessò
di vivere a' 29 luglio 1099. Il no-
me di lui trovasi in parecchi mar-
tirologi col titolo di beato, come
osserva il Lambertini, De serv. Dei
Beat. lib. I, cap. ^i, n. i5.
CLXVII. Pasquale;]!, a' 1 3 ago-
sto 1099, fu sublimato alla catte-
dia apostolica, e morì ai 2 1 gen-
naio II 18. Il Bucellino gli dà il
titolo di beato nel menologio be-
nedettino a' 18 gennaio, e nel sud-
detto oratorio di s. Nicolò la sua
immagine avea la corona.
Alberto, Antipapa XXI V [Fedi).
Teodorico, Antipapa XXV (Ve-
di).
IMaignulfo, Antipapa XXVI (Ve-
di).
CLXVIII. Gelasio II, eletto ai
25 gennaio 11 18, morì a' 29 gen-
naio II 19. Il suo nome trovasi in
diversi martirologi col titolo di san-
to. V. Bollando 29 januar. p. 916.
La sua effigie venne dipinta nel so-
praddetto oratorio di s. Nicolò, e
nella chiesa di Monte Cassino col
diadema rotondo.
CRO 329
Gregorio VIII, Antipapa XXVII
{Vedi).
CLXIX. Calisto II, eletto il pri-
mo febbraio 1 1 1 9, mori ai 1 3 di-
cembre I 1 24; ed il suo nome è re-
gistrato nel martirologio di Saussay.
CLXX. Onorio II, creato ai 2 1
dicembre 11 24, lasciò di vivere ai
i4 febbraio i i3o.
CLXXI. Innocenzo II, eletto ai 1 5
febbraio 1 i3o, mori a' 24 settembre
1143.
Anacleto II, Antipapa XXVIII
{Vedi).
Vittore III, detto IV, Antipapa
XXIX {Vedi).
CLXXII. Celestino II fu eletto,
e consagrato a' 26 settembre 1 143,
e morì a' 9 marzo ii44-
CLXXII I. Lucio II, creato a' 12
marzo 11 44? naorì a' 25 febbraio
1 1 45.
CLXXIV. Eugenio IH, eletto ai
26 o 27 febbraio 11 4^5 morì nel-
la notte tra li 7 e li 8 luglio
1x53. Pei miracoli, che Dio operò
al suo sepolcro, il suo nome si tro-
va ne' calendarii cistcrciensi, come
dice il Papebrochio iu Propylaeo,
pag. 22, n. 7.
CLXXV Anastasio IV, eletto ai 9
luglio 1 1 53, morì a'2 dicembrei i54.
CLXXVI. Adriano IV, ai 3 di-
cembre Il 54, salì sul trono ponti-
ficio, e terminò i suoi giorni il pri-
mo settembre 1 1 59.
CLXXVII. Alessandro III, ai 4
settembre 1 159, fu creato, e morì
a 3o agosto 1 18 i.
Vittore IV, detto V, Antipapa
XXX (Vedi).
Pasquale III, Antipapa XXXI
{Vedi).
Calisto 111, Antipapa XXXII
(Vedi).
Nichinla, Antipapa. V. tale ar-
ticolo.
33o CRO
Innocenzo III, Antipapa XXXIII
{Vedi).
CLXXVIII. Lucio III, eletto il
di primo ottobre 1181, morì a'^i
novembre dell'anno 11 85. Il Pa-
pebrochio però in Propylaeo, par. 2,
pag. -28, dice che fu creato a' 29
agosto.
CLXXIX. Urbano III, creato ai
25 novembre 11 85, mori ai 19
ottobre 1187, Il Papebrochio loc.
cit. pospone vm giorno all' elezione
e alla morte, dicendo che fu eletto
a' 26 novembre, è morto a' 20 ot-
tobre.
CLXXX. Gregorio VIII venne
elevato alla cattedra apostolica, ai
20, o 21 ottobre 1187, e mori
a' 17 dicembre del medesimo aa-
DO.
CLXXXI. Clemente III, creato
a' 19 dicembre 1187, a' 29 marzo
1191 morì. Il Papebrochio però di-
ce, che la sua morte avvenne a' 5
aprile.
CLXXXII. Celestino III, eletto
a' 3o marzo 1191, morì agli 8
gennaio 1 198. Il Papebrochio lo di-
ce crealo a' 1 2 aprile.
CLXXXIII. Innocenzo III, eletto
agli 8 gennaio 1 1 98, morì ai 1 6
luglio 12 16.
CLXXXIV. Onorio III venne
creato a' 18 luglio 1216, e morì
a' 18 marzo 1227.
Bartolommeo Antipapa. V. tale
articolo.
CLXXX V. Gregorio IX venne
eletto a' 19 marzo 1227, e termi-
nò i suoi giorni a' 21 agosto dell'an-
no 1241.
CLXXXVI. Celestino IV, crealo
a' 22 settembre 1241, morì agli 8
ottobre di detto anno.
CLXXXVII. Innocenzo IV, crea-
lo a' 24 giugno 1243, morì a' 7
CRO
dicembre 1254. Neil' Iscrizione se-
polcrale si legge, che sia morto ai
i3 giorno di s. Lucia, sebbene il
giorno 7 debba ritenersi per più
vero, perchè detto dal suo succes-
sore Alessandro IV, presso il Ri-
naldi all'anno i254, num. 69.
CLXXX VIII. Alessandro IV, crea-
to ai 12 dicembre 12 54, morì ai
25 maggio 1261.
CLXXXIX. Urbano IV, eletto ai
29 agosto 126 1, morì a' 2 ottobre
1264.
CXC. Clemente IV, creato ai 5
febbraio i265, morì a' 29 novem-
bre 1 268.
CXCI. B. Gregorio X fu eletto
il primo settembre 1271,6 terminò
i suoi giorni a' io gennaio dell'an-
no 1276.
CXCII. Innocenzo V, eletto ai 2 t
gennaio 1276, morì a' 22 giugno di
detto anno.
CXCIII. Adriano V fu creato ai
IO luglio 1276, e morì nel mede-
simo anno ai 18 agosto.
CXCIV. Gregorio XI, secondo
alcuni, fu eletto a'5 settembre 1276,
e morì nel giorno seguente. I cri-
tici non lo contano tra i Pontefici,
né gli scrittori francescani ne fecero
menzione prima del 1628.
CXCV. Giovanni XX, detto XXI,
fu eletto a' i5 settembre 1276, ed
è morto a' 16 maggio, sebbene al-
cuni dicano ai i5 maggio del
1277.
CXC VI. Nicolò III, creato ai 2 5
novembre 1277, morì a' 22 agosto
1280.
CXCVII. Martino IV, eletto ai
21 febbraio 1281, morì ai 28
venendo i 29 marzo i285.
CXCVIII. Onorio IV fu creato
ai 2 aprile i285, e morì a' 3 a-
prile 1287.
CRO
CXCIX. Nicolò IV, elevato al
pontificato a' 2 1 febbraio 1288,
cessò di \ivere ai 4 ap'ile 1292.
ce. S. Celestino V, eletto ai 5
luglio 1294, solennemente rinun-
ziò il pontificato a' 1 3 dicembre del
medesimo anno, e mori a' 19 mag-
gio 1296.
CCI. Bonifacio Vili, elevato al-
la cattedra di s. Pietro a' 24 di-
cembre 1294, morì agli 11 otto-
bre i3o3.
CCII. B. Benedetto XI, eletto
a' 22 ottobre i3o3, mori a' 5 lu-
glio 1 804.
ceni. Clemente V, creato a' 5
giugno i3o5, terminò di vivere ai
20 aprile i3i4-
CCIV. Giovanni XXI, detto XXII,
eletto a' 7 agosto i3i6, mori a' 4
dicembre i334.
iVicolò V, Antipapa XXXIf
{Fedi).
CCV. B. Benedetto XII, eletto
a' 20 dicembre i334, morì a' 25
aprile i 342.
ce VI. Clemente VI fu creato
a' 7 maggio i342, e lasciò di vi-
vere a' 6 dicembre i352.
CCVII. Iimoceuzo VI, eletto ai
18 dicembre i352, morì a' i 2 set-
tembre i362.
CGVIII. Urbano V, creato ai
28 ottobre i362, morì a' 1 9 di-
cembre 1370, o forse ai 19 venen-
do il 20.
CCIX. Gregorio XI, sublimato
al pontificato a' 3o dicembre 1370,
morì 8*27 venendo i 28 marzo
1378.
CCX. Urbano VI, eletto agli 8
ovvero a' 9 aprile 1378, passò agli
eterni l'iposi a' i5 ottobre dell'aimo
1389.
Clemente VII, Antipapa AAAT^
Fedi,
CRO 33x
CCXI. Bonifacio IX, eletto a' 2
novembre iSSg, morì nel primo
ottobre i4'^4-
Benedetto XIII, Anlip. XXXVI
[Fedi).
CCXII. Innocenzo VII, eletto
a' 17 ottobre i4o4> morì a' 6 no-
vembre i4o6.
CCXIII. Gregorio XII fu creato
il primo dicembre i4o6. Antonio
di Pietro, citato nel Diario Cae-
remonìar. par. I, tit. Ili, p. 366,
dice che venne eletto a' 3o novem-
bre, e così afferma Teodorico di
ÌNiemo, che vi era presente; e nel
giorno seguente fu pubblicato. Ai
5 di giugno 14095 nella sessione
XV del concilio, o conciliabolo di
Pisa, venne deposto; a' i4 luglio
i\\5 nella sessione XIV del con-
cilio di Costanza, spontaneamente
rinunziò il pontificato, e morì ai
4 luglio 1417- Altri dicono a' 1 7
giugno , altri a' 7 settembre, ed al-
tri a' 1 8 ottobre.
CCXIV. Alessandro V, eletto
nel detto concilio a' 26 giugno
1409, morì la notte de' 3, venen-
do i 4 J^^oS'O i4io.
CCXV. Giovanni XXII, detto
XXIII, eletto a' 17 maggio i4io,
fu deposto nella sessione XII del
concilio di Costanza, a' 29 maggio
i4i5, e morì a' 22 dicembre del-
l'anno i4'9-
CCXVl. Martino V, eletto nella
XLI sessione del concilio di To-
stanza ( T edi) agli 1 1 novembre
1417? morì a' 19 venendo i 20
febbraio i43i.
Clemente Vili, Antipapa XXXFII
{Fedi).
Benedetto XIV, Antip. XXXFJII
{Fedi).
CCXVII. Eugenio IV venne
crealo a' 3 marz-o i4^'> e ^^^ ^^
333 CRO
spirito al Creatore a' 2 3 febbraio
1447.
Felice V , Antipapa XXXIX
[Vedi).
CCXVIIT. Nicolò V, eletto a 26
marzo i447j ^^ovi a' 24, o nella
notte di tal giorno del mese di
maiTio I ^'^5.
CCXIX. Calisto III, eletto agli 8
aprile 1455, morìa' 6 agosto i458.
CCXX. Pio II fu creato a' 19,
o ai 20 agosto del i458, e finì di
vivere a' i4 agosto i464- Non sono
per altro esatte intorno a ciò le
date riportate dal Platina, e dal
Ciacconio.
CCXXI. Paolo II fu eletto a'3o
agosto i4^4) 6 morì la notte del
25 venendo il 26 luglio i^Ji.
CCXXII. Sisto IV venne creato
a' 9 agosto u'i-?'? '^o^ a' io; morì
a' i3 agosto i484- Non è vero,
che morisse ai 12, come vuole il
Panvinio.
CCXXIII. Innocenzo VIII, eletto
a' 29 agosto 1484? terminò di vi-
vere la notte dei 25, venendo i 26
luglio 1492-
CCXXIV. Alessandro VI, creato
agli II agosto 1492, morì a' 18
agosto i5o3. Il Venuti dice, che
Alessandro VI fu eletto a' 9 ago-
sto, e morì a' 1 9 di tal mese. Mol-
ti dicono , che venne eletto a' 3o
luglio.
CXXV. Pio III, eletto a' 2 2 set-
tembre i5o3, lasciò di vivere a' 18
ottobre dello stesso anno.
CCXXVI. Giulio II, creato nella
notte dell'ultimo di ottobre, ve-
nendo il primo novembre i5o3,
moi'ì nella notte dei 20 , venendo
il 21 febbraio i5i3.
CCXXVir. Leone X, eletto agli
II marzo i5i3, morì nella notte
del primo al 2 dicembre i52i.
CRO
CCXXVIII. Adriano VI saPi sul
pontificio soglio a' 9 gennaio i522,
e passò a miglior vita a' i4 set-
tembre i52 3.
CCXXIX. Clemente VII, eletto
a' 18 novembre i523, e pubblica-
to nel dì seguente, rese il suo spi-
rito a Dio a' 25 settembre i534.
Neil' iscrizione sepolcrale si legge ,
cioè in quella riportata nelle aggiun-
te al Ciacconio, che morisse a' 26
settembre. Il Costanzi, nelle note
alla vita del Sadoleto, scrive che
Clemente VII morì a' 2 ottobre.
Ma Biagio di Cesena, maestro delle
cerimonie, dice a' 25 settembre.
CCXXX. Paolo III, eletto a'i3
ottobre i534, morì a' io novem-
bre 1 549.
CCXXXI. Giulio III fu creato
a' 7 febbraio 1 55o, ad ore tre di
notte, come dicono gli atti concisto-
riali, e rese il suo spirito al Crea-
tore a' 2 3 marzo i555.
CCXXXII. Marcello II, a' 9 a-
prile 1 555, venne creato; e morì
il primo maggio di detto anno.
CCXXXIII. Paolo IV, a' 23 mag-
gio i555, fu innalzato al pontifica-
lo, e morì a' 18 agosto 1559. Nel-
l'iscrizione però sepolcrale, ripor-
tata dall' Oldoini nelle giunte del
Ciacconio, t. Ili, col. 834, si legge
essere morto a' 1 5 agosto , di ve-
nerdì, e ad ore vcntuna.
CCXXXIV. Pio IV, eletto a sette
ore della notte del 26 dicembre
1 559 , moi'ì la notte de' 9 venen-
do i io dicembre i565.
CCXXXV. S. Pio V fu creato
a' 7 gennaio 1 5^Qt , e passò a go-
dere il paradiso il primo di mag-
gio 1572.
CCXXXVI. Gregorio XIII, a' 1 3
maggio 1572, venne elevato al pon-
tificato, e morì a' io aprile i585.
CRO
CCXXXVII. Sisto V fu eletto
a' 24 aprile i585jemon a'27 ago-
sto i5go, secondo la maggior paia-
te degli scrittori. A' 24 però dice
il p. Tempesti nella Vita di Sisto
F, t. II, lib. XX, p. 317, appog-
giato ad una relazione scritta il
primo settembre, esistente nel co-
dice Vallicellano 1. n. Sg, f. 92.
CCXXXVIII. Urbano VII, elet-
to a' i5 settembre 1590, morì ai
27 di detto mese ed anno.
CCXXXIX. Gregorio XIV, crea-
to a' 5 dicembre iSgo, morì nella
notte precedente ai i5 ottobre del-
l'anno i5gi.
CCXL. Innocenzo IX , eletto ai
29 ottobre 1591, morì ai 3o di-
cembre 1591. Nel Bollano Vatic,
t. III, p. 181 si legge, a' 29 di-
cembre , e così dicono molti altri
scrittori : 1' una e 1' altra opinione
può sostenersi, essendo egli morto
nella notte avanzata dei 29, venen-
do i So.
CCXLl. Clemente Vili, subli-
mato alla cattedra di s. Pietro ad
ore 19 del So gennaio i5^92, mo-
rì ai 3 marzo i6o5 a cinque ore
di notte.
CCXLII. Leone XI, eletto il pri-
mo di aprile i6o5, morì a' 27 di
detto mese ed anno.
CCXLIII. Paolo V fu creato
nella sera de' 1 6 maggio 1 6o5 , e
rese il suo spirito al Creatore ai
28 gennaio 1621.
CCXLIV. Gregorio XV venne
eletto ai 9 febbraio 1621, o, se-
condo una relazione mss. del Ma-
scardi, la sera dei 6, e fu confer-
mato nella seguente mattina : morì
agli 8 luglio 1623.
CCXLV. Urbano Vili, eletto ai
6 agosto 1623^ morì ai 29 luglio
1644.
CRO 333
CCXLVI. Innocenzo X fu crea-
to ai 16 settembi-e i644> e mori
ai 7 gennaio i655.
CCXLVII. Alessandro VII, in-
nalzato al pontificato ai 7 aprile
i655, morì ai 1 maggio dell'anno
1667.
CCXLVIII. Clemente IX, eletto
ai 20 giugno 1667, passò agli eter-
ni riposi nella notte de' 9 dicem-
bre 1 669.
CCXLIX. Clemente X^ creato ai
29 api'ile 1670, terminò i suoi gior-
ni ai 22 luglio 1676.
CCL. Innocenzo XI, eletto ai 2 1
settembre 1676, morì santamente
ai 12 agosto 1689.
CCLI. Alessandro VIII, creato
ai 6 ottobre 1689, morì il primo
febbraio 1 69 1 .
CCLIl. Innocenzo XII, eletto ai
12 luglio 1691, cessò di vivere ai
27 settembre 1700.
CCLIII. Clemente XI, creato ai
23 novembre 1700, morì ai 19
marzo 1721.
CCLIV. Innocenzo XIII , eletto
agli 8 maggio 1721, terminò di
vivere ai 7 marzo 1724.
CCLV. Benedetto XIII fu crea-
to ai 29 maggio 1724, e morì ai
21 febbraio 1730.
CCLVI. Clemente XII, eletto ai
12 luglio lySo, finì di vivere ai
6 febbraio 1740-
CCLVII. Benedetto XIV, ai 17
agosto 1740 fu sublimato alla cat-
tedra apostolica, e morì ai 3 mag-
gio 1758.
CCLVIII. Clemente XIII, ai 6
luglio 1758 fu eletto, e morì nel-
la notte venendo li i3 febbraio
1769.
CCLIX. Clemente XIV, eletto
ai 19 maggio 1769, morì ai 22
settembre 1774-
<:_ w v^ vj (
334 CRO
CCLX. Pio VI, eletto ai \5 feb-
braio 1775, terminò di vivere nel-
la notte de' 28 venendo il 29 ago-
sto i7q9.
CCLXI. Pio VII, creato ai i4
marzo 1800, ovvero ai i3, morì
ai 20 agosto 1823.
CCLXII. Leone XII, eletto ai
CRO
28 settembre 1823, terminò di vi-
vere ai IO febbraio 1829.
CCLXIII. Pio Vili, creato ai
3i marzo 1829, rese lo spirito a
Dio ai 3o novembre i83o.
CCLXIV. Gregorio XVI fu e-
saltato al pontificato ai 2 febbraio
i83i, ed è felicemente regnante.
UNE DEL VOLUME DECIIMOITAVO (J
BX 841 .n67 1840
sncR
Moroni , Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecclesiastica
AFK-9455 (awsk)